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Itinerario Liberty a Torino

Itinerario Liberty a Torino

Punto di partenza è piazza Castello. Percorriamo via Pietro Micca, che porta il nome dell’eroe della Battaglia di Torino del 1706 e unisce piazza Castello a piazza Solferino. È fiancheggiata da portici sul lato destro e quando fu progettata, alla fine dell’Ottocento, fu chiamata la Diagonale, perché era la prima strada del centro antico a interrompere l’impianto ortogonale dovuto alle origini romane della città. A destra possiamo vedere le viuzze del centro storico, con antichi palazzi e cortili, Casa Bellia di Carlo Ceppi, ornata da bovindi e da torrette e palazzi con decorazioni liberty ed eclettiche.

mappa torino liberty

A sinistra ci sono le vie XX Settembre e Arsenale, dove molte banche hanno la loro sede, la Chiesa di San Tommaso, fra le più antiche della città, che fu ridimensionata al momento della costruzione della Diagonale, affinché questa avesse un tracciato perfettamente diritto.

Ecco ora piazza Solferino, che porta il nome della battaglia vinta da Napoleone III durante la seconda guerra d’Indipendenza. Qui un tempo si teneva il mercato della legna. Vi si trovano la fontana delle quattro stagioni, detta anche l’Angelica, costruita da Giovanni Riva nel 1930, il Teatro Alfieri del Panizza, costruito nel 1857, usato all’inizio per spettacoli a cavallo, il monumento equestre del Balzico che rappresenta Ferdinando Duca di Genova, figlio di Carlo Alberto (1887). Il cavallo è rappresentato molto realisticamente mentre stramazza al suolo per la fatica, durante la battaglia della Bicocca presso Novara, al termine della prima, disastrosa guerra d’Indipendenza. In uno degli edifici che si affacciano sulla piazza fu fondato il quotidiano “La Stampa”.

Proseguiamo lungo via Cernaia, il cui nome ricorda un fiume della penisola di Crimea. A destra, nei Giardini Lamarmora c’è la statua del generale Lamarmora (Cassano, 1867), fondatore del Corpo dei Bersaglieri.

Poco dopo, a sinistra, ecco il Mastio della Cittadella. Dopo il suo arrivo a Torino Emanuele Filiberto fece costruire qui dall’ingegnere militare Francesco Paciotto da Urbino una grande fortezza a forma di stella, considerata un mirabile esempio di sistema difensivo in Europa, con chilometri di gallerie di mina sotterranee. La cittadella ebbe un ruolo importantissimo nella difesa della città. Oggi rimangono il Mastio, sede del Museo di Artiglieria e lunghi tratti di gallerie sotterranee (Museo Pietro Micca). Davanti alla Cittadella c’è un cannone, forse proveniente dalla battaglia di Lepanto e la statua di Pietro Micca, l’eroe che, durante l’assedio di Torino del 1706, impedì all’esercito francese del Re Sole di invadere la città passando per le gallerie sotterranee.

Dopo la Caserma Cernaia, sede della Scuola Allievi Carabinieri, raggiungiamo la stazione di Porta Susa, il cui nome ricorda quello della Porta Segusina, una porta romana che si trovava non lontano di qui, al termine del Decumanus Maximus. Sulla piazza antistante un piccolo monumento del Ceragioli e Biscarra ricorda Ascanio Sobrero, inventore della nitroglicerina.

Svoltiamo a destra in corso San Martino e raggiungiamo piazza Statuto, il cui nome ricorda la concessione dello Statuto da parte di Carlo Alberto il 4 marzo 1848; con esso il Piemonte ebbe, primo in Italia, un Parlamento. La progettò il Bollati, con portici su tre lati.

Il monumento al centro della piazza ricorda il traforo del tunnel ferroviario del Fréjus tra Francia e Italia, realizzato al tempo di Cavour e di Napoleone III. Fu eseguito con la collaborazione dagli allievi dell’Accademia Albertina; il Genio alato posto sulla cima è opera del Belli.

Un piccolo obelisco, seminascosto dagli alberi, indica un estremo della base geodetica per la misurazione della latitudine di Torino che il matematico Cesare Beccaria individuò in questo punto; a Rivoli sorge un obelisco che indica l’estremo opposto.

Da piazza Statuto inizia corso Francia, grande arteria che termina in Valle di Susa, progettata dal Garove per Vittorio Amedeo II nel 1711 per collegare Rivoli al Palazzo Reale, ma realizzata soltanto al tempo di Vittorio Emanuele II.

Nel primo tratto che attraversa il quartiere Cit Turin si trovano numerose case liberty, stile dominante all’inizio di questo secolo, epoca delle costruzioni di questa zona. Vi si trovano ville familiari e case “da reddito”.

Tra i più begli esempi di Liberty in corso Francia 8 c’è il Villino Raby, cosi chiamato dal nome dei proprietari, mentre all’angolo con via Principi d’Acaja sorge Casa La Fleur, che porta il nome della moglie di Piero Fenoglio, che l’aveva costruita per sé e per i suoi familiari.

In corso Francia 23 l’attenzione è attratta dal Palazzo della Vittoria, costruito dal Carrera nel 1925: lo caratterizza un grande portone goticheggiante, fiancheggiato da due draghi alati.

Molte altre case liberty si possono ammirare nelle strade adiacenti (in via Beaumont, via Piffetti, via Bagetti) nel quadrilatero via Bossi, via Le Chiuse, via Goffredo Casalis, via Cibrario, come pure in altre zone della città. All’inizio del secolo, infatti, Torino era considerata la “capitale del liberty”.

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Fonte: http://www.comune.torino.it/canaleturismo/it/itiner6/pages/5_liberty.htm

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