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Itinerario Liberty a Savona

Itinerario Liberty a Savona

  • Autore: andrea speziali
  • Date Posted: ago 17, 2015
  • Categoria:
  • Address: Via Giuria, savona

Ci sembra doveroso dedicare alla Savona Liberty, dopo adeguata documentazione, uno spazio serio e approfondito. Infatti, Savona è, insieme a Torino, Milano, Viareggio e poche altre città, uno dei principali centri italiani in cui si è sviluppato lo stile liberty. Al contrario di quanto accade nelle località citate, l’architettura liberty savonese è però arte sovente dimenticata. Sull’argomento ci risultano esistere solo articoli su riviste locali, trascrizioni di conferenze, brevi commenti all’interno di testi a carattere più generale e due tesi di laurea incentrate ciascuna su un singolo edificio, per l’esattezza il Palazzo dei Pavoni e Villa Zanelli, gli unici reperibili pure su internet, a parte poche altre immagini fotografiche. Non ci risulta invece (ma saremmo lieti di essere smentiti) che sia mai stato pubblicato un volume dedicato per intero al Liberty cittadino. Avrà forse contribuito a questo oscuramento la cronica incapacità dell’ambiente politico e culturale locale a valorizzare le proprie ricchezze. È dunque nostra (e mia) ambizione rimediare a tale mancanza, sperando che faccia da stimolo per ulteriori ricerche.
Ci spingono poi due aspirazioni. In primo luogo far sì che i savonesi scoprano quanto di bello c’è a casa loro: spesso si ammirano opere d’arte di tutto il mondo e si cammina per le strade della propria città senza mai guardarsi intorno. In secondo luogo fungere da guida turistica a chi, villeggiante o crocerista, giunge per la prima volta a Savona e desidera visitarla. A tale scopo abbiamo suddiviso la visita in tre brevi percorsi ideali, forniti ciascuno di relativa mappa stradale e descritti in altrettante puntate settimanali. Per comodità espositiva abbiamo frazionato il cammino in modo da presentare 9 o 10 edifici per volta, con tragitti tra loro collegabili. Ciascun percorso partirà dalla darsena, dove approdano le navi da crociera Costa, e permetterà ai croceristi di trascorrere alcune delle ore di sosta svolgendo un interessante turismo d’arte che spazi oltre le vestigia medioevali presenti nei dintorni del porto. Precisazione d’obbligo: l’autore degli articoli non è né storico dell’arte né tanto meno architetto, è solo persona curiosa e attenta a quanto lo circonda.

Prima di approfondire l’argomento occorre però una spiegazione sul tema trattato. Cos’è dunque il cosiddetto stile Liberty (dal nome dei magazzini londinesi di Sir Arthur Liberty) o stile Floreale, noto in Spagna come Modernismo, in Francia come Art Nouveau, in Germania come Jugendstil e in Austria come Secessione? In base a quanto sostengono trattati specialistici di arte e architettura: nell’ambiente spersonalizzato e cupo della città industriale, esso si contrappone all’imitazione stilistica degli stili passati, privilegiando nuovi elementi figurativi come la linea curva e i motivi fitoformi. Lo stile liberty cerca di restituire una dignità estetica allo spazio urbano, una natura artificiale che si arrampica sugli edifici e smorza la piatta uniformità della muratura circostante.
Gli esterni e gli interni non hanno contorni rettilinei, le pareti risultano stondate e finestre e balconi hanno forme variegate, dando agli edifici un aspetto bizzarro e favoloso.

Foto 2

Le decorazioni si avvalgono di materiali e tecniche disparate, dal ferro battuto, al mosaico in ceramica, allo stucco scolpito. Gli assunti su cui questo stile si basa sono dunque il rifiuto degli elementi modulari prodotti in serie e l’uso di una linea libera e sinuosa, con forme floreali o animali e colori vivaci. Questo stile si è sviluppato all’incirca tra il 1890 e il 1914, data d’inizio della prima guerra mondiale, ma in alcuni luoghi, tra cui Savona, si è protratto anche negli anni successivi.

Iniziamo dunque il viaggio nel Liberty savonese con il primo percorso. Partendo dalla darsena attraverseremo parte del centro cittadino e ci dirigeremo verso Villapiana, il popolare quartiere settentrionale di Savona. Tempo stimato: 90 minuti circa cartina alla mano.

Foto 3

Partiamo dunque da Via Giuria, che si scorge in basso a destra sulla mappa stampata. Percorriamola attraversando Piazza Giulio II e sfociando in Via Luigi Corsi, che percorreremo a sua volta per 100 – 150 metri. Ebbene, qui sulla sinistra, al civico 5, all’angolo con via Guidobono troviamo uno dei più fascinosi e interessanti edifici liberty cittadini, il “Palazzo Viglienzoni”, detto “Casa dei Gatti”, opera di Alessandro Martinengo.

Casa dei Gatti

Casa dei Gatti

Palazzo Viglienzoni fu costruito nel 1910 dopo la demolizione di un edificio preesistente. Come spiega Giovanni Gallotti in un articolo pubblicato sulla rivista “A Campanassa” nel 2003:
<< Interessante è il trattamento del bovindo d’angolo. Dalle finestre rettangolari del primo piano, si sale con motivi sempre più elaborati fino alle foglie in alto, dalle quali sorge l’ultima finestra ricurva.>>
Fascinosi e appariscenti risultano i graffiti della facciata raffiguranti, in orizzontale all’altezza del primo piano, i noti felini domestici che danno il nome all’edificio e, su linee verticali e in orizzontale sotto il cornicione del tetto, più consueti motivi floreali. Purtroppo molti di tali graffiti sono in cattivo stato di conservazione e richiederebbero accurati restauri.

Casa dei Gatti.(Particolare)

Casa dei Gatti.(Particolare)

Li avete apprezzati i gatti? Beh, pare incredibile, ma qualsiasi savonese da noi interpellato finora in proposito, dopo essere rimasto ammirato ha ammesso di non essersi mai accorto prima della loro esistenza. Sarà anche il vostro caso? cittadini, guardate dove vivete!
Svoltando poi a destra sulla stessa via Guidobono e risalendola, si sfocia in Pz. Del Popolo e da lì in Piazza Mameli, interamente circondata da portici ottocenteschi, al cui centro sorge il monumento ai caduti che ogni giorno, alle 18 esatte, suona ventuno rintocchi in commemorazione dei caduti in guerra, evento che per antica tradizione porta il traffico pedonale e automobilistico a fermarsi in raccoglimento. Nella piazza merita almeno un’occhiata accurata, perché denota la presenza di alcuni elementi liberty, l’edificio all’angolo con Via Nazario Sauro che qui riproduciamo:

Palazzo Pz. Mameli con bovindi e guglie.

Palazzo Pz. Mameli con bovindi e guglie.

Da notare la facciata decorata (non ben conservata), i balconi tondeggianti del secondo e terzo piano e i bovindi culminanti con le guglie sul tetto.
Proseguendo lungo Via Boselli incontriamo il magnifico ed elegante “Palazzo Maffiotti”, eretto nel 1908 all’angolo tra Via Boselli e Via Dei Sormano, è però uno dei massimi trionfi cittadini del Liberty. Si tratta di un edificio in origine destinato, come altri consimili, alla ricca borghesia cittadina, l’unica che all’epoca poteva permettersi di assumere artefici di fama per seguire le mode correnti in architettura. L’autore dell’elegantissimo Palazzo Maffiotti è di nuovo Alessandro Martinengo, nome che ritroveremo spesso nel corso della nostra visita e su cui per motivi di spazio ci soffermeremo meglio la prossima settimana.

Palazzo Maffiotti di Martinengo.

Palazzo Maffiotti di Martinengo.

Interessanti il bovindo d’angolo curvilineo, i fregi aggettanti, le colonnine sotto il tetto, i balconi lavorati sia in muratura sia in ferro battuto, con motivi diversi nei tre piani in cui sono presenti.
Proseguiamo verso Piazza Saffi, dove gli elementi di chiara ispirazione liberty, non mancano

Palazzo angolo Piazza Saffi Via Brignoni

Palazzo angolo Piazza Saffi Via Brignoni

ed entriamo nel quartiere di Villapiana passando da Via Cavour. Villapiana era un quartiere popolare che non poteva permettersi la progettazione di edifici pregiati. Svolgendo tuttavia attenta ricerca, vi si possono trovare vari singoli elementi appartenenti al liberty. Ecco ad esempio apparirne alcuni nell’edificio sito all’angolo tra Via Cavour e Via (dei)Martinengo (non quel Martinengo e, considerata, come vedremo in seguito, la frequenza di suoi edifici in città, non se ne capisce il perché).

Palazzo di via Cavour.

Palazzo di via Cavour.

In effetti questo palazzo, se osservato con sguardo attento, offre numerose ornamenti della facciata. Si veda ad esempio, nella foto qui sopra, l’accurata lavorazione del balcone e la ghirlanda di frutta soprastante la finestra.
Si svolti a questo punto per Via Martinengo e si entri in via Piave, percorrendola verso Via Torino. Arriverete infine al civico 27, dove sorge quello che a personalissimo parere di chi scrive è l’edificio più spettacolare del quartiere e uno dei più notevoli di Savona, anche se qualcuno potrà forse giudicare pacchiana l’incredibile decorazione della facciata. In proposito le immagini probabilmente non rendono l’idea, perché le elaborate ghirlande di frutta(?) in altorilievo sui balconi non sono perfettamente distinguibili. Occorre davvero vedere di persona e allora non potrete che restare ammirati. “Una natura artificiale che si arrampica sugli edifici e smorza la piatta uniformità della muratura circostante”, si diceva nell’introduzione, e quale esempio migliore di questo potremmo mostrarvi?

Palazzo Via Piave civico 27.

Palazzo Via Piave civico 27.

Soffermatevi sul posto a contemplare il portone d’ingresso arabeggiante, gli spericolati balconi a balaustra, fitti di complessi motivi floreali aggettanti, gli alberi da frutta scolpiti (che come potete vedere qui sotto hanno convinto anche un piccione!),

Palazzo Via Piave civico 27, (particolare).

Palazzo Via Piave civico 27, (particolare).

le protomi in bassorilievo raffiguranti teste femminili e teste maschili inghirlandate di frutta … Quanti tra coloro che passano tutti i giorni da decenni davanti a questa o altre palazzine hanno mai alzato gli occhi accorgendosi della loro attraenza? Troppo pochi, si può scommettere. Oggi purtroppo questo edificio ci risulta disabitato e in stato di abbandono.
Ma andiamo avanti, perché tirando dritti lungo Via Torino, svoltando in Via Milano e proseguendo fino alla confluenza con Via Verdi, s’incontra un edificio recante sotto il tetto, lungo tutta la facciata, una serie di affreschi dedicati al grande musicista Giuseppe Verdi e realizzati nel 1913 in occasione del centenario della sua nascita. Qui potete ammirarne alcuni esempi:

D’accordo, a parte l’epoca di realizzazione, non sono forse collocabili appieno nello stil liberty, meritano però di essere visti, anche perché si trovano in pessimo stato di conservazione e rischiano di sparire per sempre. Il corrente articolo funga dunque anche da avviso all’amministrazione pubblica: si cerchi d’intervenire al più presto per restaurare questo e altri edifici (come La Casa dei Gatti) prima che sia troppo tardi. Gli splendidi affreschi qui presenti non forse saranno dei capolavori, tuttavia non meritano di finire nell’oblio. E poi una valida committenza statale è utile contro la crisi economica. Prima di proseguire ci pare opportuno precisare che girando per il quartiere si possono trovare numerose tracce minori del Floreale, ad esempio nella vicina Via San Lorenzo, di cui vi abbiamo presentato un’immagine due settimane fa nella succitata anteprima.
Stiamo giungendo alla fine di questo primo percorso. Per concluderlo c’è ancora da arrampicarsi lungo Via Firenze, partendo da Via Verdi e dalla vicina Piazza Brennero, passando per Via Istria e, all’incrocio con l’arteria in questione, salendo su. Potremo così trovare alcune ville, magari inferiori a quelle che presenteremo nella prossima puntata ma comunque meritevoli di segnalazione.
La prima che s’incontra, a metà di Via Firenze, massiccia e immersa nel verde, è la Palazzina Adami, peraltro realizzata in epoca già tarda, nel 1925.

Palazzina Adami. Via Firenze.

Palazzina Adami. Via Firenze.

Arrivando in cima alla strada s’incontrano invece Villa Delle Piane, purtroppo invisibile dalla strada, e Villa Luparia, realizzazioni del 1914 dell’onnipresente Martinengo.
Gli edifici riprendono la tipologia di costruzione con inserimento di una torretta, scelta tipica appunto delle estrose ville di epoca Liberty e assai frequente a Savona.

Villa Luparia di Martinengo.

Villa Luparia di Martinengo.

Iniziamo ora il secondo percorso del nostro viaggio architettonico nello stile Liberty o Floreale, dove incontreremo un’altra selezione dei più significativi edifici in tutto o in parte Liberty. Partenza sempre dalla darsena, da dove saliremo al quartiere de La Villetta per poi ridiscendere in centro e più precisamente in Piazza Diaz. Cartina alla mano in tutto l’escursione non dovrebbe richiedere più di una novantina di minuti, ma il dato è solo indicativo.

Foto 16

Partiamo dunque da Via Gramsci, che potete intravedere nella mappa riprodotta in basso al centro. Da lì risaliamo fino alla piazzetta Leon Pancaldo, riconoscibile per la presenza della medioevale torre omonima nota ai savonesi come la Torretta, simbolo cittadino e ultima vestigia delle mura che nel trecento circondavano la città. Orbene, proprio laddove sfocia l’elegante e porticata Via Paleocapa, strada iniziata a partire dall’estremo opposto nel 1882, con l’ambizione di farla diventare la principale arteria cittadina, e che doveva collegare la stazione ferroviaria, oggi trasferita, con la darsena, sorge un bell’edificio (terminato nel 1903 o nel 1894? Abbiamo trovato dati contrastanti), che mostriamo qui sotto.

Bovindo Liberty in piazza Leon Pancaldo.

Bovindo Liberty in piazza Leon Pancaldo.

Il suo caratteristico e fascinoso bovindo sormontato da una cupola denota evidenti connotati liberty, anche se il palazzo in sé stesso non appartiene al genere. Era del resto tipico di Savona sbizzarrirsi con i bovindi per spezzare la monotonia delle facciate tradizionali. Il gioco è stato infatti spesso ripetuto.
Entrando quindi nella Via Paleocapa, a fianco del citato fabbricato possiamo trovare uno dei più pregevoli e studiati edifici cittadini in puro stile Floreale. Stiamo parlando dell’enorme e magnifico “Palazzo dei Pavoni” riprodotto qui sotto.

Palazzo dei Pavoni di Martinengo.

Palazzo dei Pavoni di Martinengo.

Si tratta di un edificio ispirato a una delle correnti del Liberty, la cosiddetta “Secessione” viennese. In base alle informazioni ufficiali diponibili, il Palazzo dei Pavoni fu costruito nel 1912 (data peraltro contestata da G. Gallotti, il quale lo fa invece risalire al 1906, e in effetti pare strano che quel tratto sia rimasto vuoto per così tanti anni). È caratterizzato da una facciata quasi protorazionalista impostata su ben sei moduli scanditi da lesene, da cui sporgono i balconi a gruppi di quattro e inserti circolari (in maiolica?) posti sopra le numerose finestre. È inoltre contraddistinto dalla presenza di nove falsi camini, i quali s’innalzano sia lateralmente sia al di sopra delle lesene che suddividono la facciata, dall’estrosa alternanza di cornicioni diritti e ricurvi e, soprattutto, dalla presenza di magnifiche decorazioni ceramiche che dovrebbero essere state realizzate da una ditta fiorentina, la “Begucci Ferroni”. Nella fascia in basso, subito sopra il porticato, le ceramiche raffigurano cigni sull’acqua, cicogne, fenicotteri, piante fiorite e soprattutto i numerosi magnifici pavoni che danno il nome al palazzo. Nella fascia sotto il tetto raffigurano invece girasoli, alberi e altri motivi prettamente floreali.

Palazzo dei Pavoni.

Palazzo dei Pavoni.

In proposito riportiamo quanto ha scritto Giovanni Gallotti nello stesso articolo della rivista A Campanassa, datato 2003, di cui abbiamo già riportato un passo:
<<I savonesi nel 1906 protestarono con l’ingegner Martinengo. Stava costruendo un prolungamento di Via Paleocapa, tra Via Pia e la Torretta, il Palazzo dei Pavoni, colmando l’ultimo vuoto rimasto sulla strada porticata. Si “mugugnava” contro i cornicioni ricurvi che interrompevano la regolarità della via. I falsi camini che si allungavano oltre il tetto si sarebbero adattati più ad un castello che ad una casa della ricca borghesia.>>
Purtroppo i savonesi erano troppo tradizionalisti per lasciare del tutto mano libera ai creativi, per cui impedirono ad esempio che lo stile Liberty venisse messo in pratica anche all’interno degli edifici, come invece accadeva altrove, in particolare negli spettacolari palazzi catalani progettati da Gaudì.
Torniamo a questo punto in Piazza Pancaldo e prendiamo Via Santa Lucia, per poi confluire insieme ad essa in Via Famagosta e giungere a Salita (Via) degli Incisa, che prosegue poi come Via Beato Ottaviano. Proprio laddove Salita degli Incisa salita muta il proprio nome, troveremo una traversa, un vicoletto dall’apparenza insignificante, che si chiama Via Mattiauda e corre di fianco a un palazzone meritevole a sua volta di uno sguardo. Ebbene, il vicolo sfocia imprevedibilmente di fianco a una imponente residenza del tutto invisibile dalla strada (sporge peraltro sulla sottostante Via Famagosta, in un tratto che però mai nessuno percorre a piedi) e di cui la quasi totalità dei savonesi ignora perfino l’esistenza. Si tratta di “Casa Piccardo”, sorta nel 1911-1912 per mano di Alessandro Martinengo. È uno splendido edificio, caratterizzato dalla facciata con decorazioni a stucco fitoformi e due balconcini con ringhiere in muratura e ferro battuto. È caratterizzato inoltre dagli angoli smussati e curvilinei, su cui si appoggiano tre coppie di spaziosi ed eleganti balconi. Inoltre ciascuno dei due angoli è sovrastato, sul terrazzo del tetto lavorato lungo l’intero perimetro, da un’elegante struttura, presenza tipica peraltro dei suoi edifici, che ripropone in parte il disegno dei balconi e da cui si affaccia, con il muso e gli artigli, un grande animale fantastico. Si tratta di un edificio assai elegante che meriterebbe maggior notorietà. Chi avesse già visto le altre opere dell’artista non faticherà, crediamo, a riconoscerne la firma, nonostante l’eterogeneità dell’autore.

Casa Piccardo di Martinengo.

Casa Piccardo di Martinengo.

Come si può notare Martinengo appare di continuo nella nostra disamina. la “Casa dei Gatti”, “Palazzo Maffiotti”, “Villa Luparia”, il “Palazzo dei Pavoni” e “Casa Piccardo”, A cui aggiungeremo altri due edifici firmati da questo brillante artista, il “Palazzo delle Piane” e il “Palazzo dei fratelli Rosso” per un totale di 7 sue realizzazioni o progetti, a cui se ne potrebebro aggiungono altri, ad esempio l’ex “Hotel Miramare” sito in Via Famagosta nei pressi di Casa Piccardo, abbandonato però da decenni e ridotto ormai a un rudere poco fotografabile. Se non si interviene subito con energici restauri sarà irrecuperabile, ammesso che non sia già troppo tardi. Professionista assai attivo, si possono inoltre trovare sue opere anche altrove, ad esempio ad Altare, paese dell’entroterra a pochi chilometri da Savona. Ingegnere e architetto, Alessandro Martinengo, nato nel 1856 e morto nel 1933, per la sua estrosità e per la sua pregnante attività locale in ambito Liberty, a personalissimo parere di chi scrive può essere a buon diritto considerato il Gaudì savonese. Tuttavia egli, da autore assai eclettico, al contrario dell’artista spagnolo attivo a Barcellona, più che inventare uno stile tutto suo preferiva in genere ispirarsi a espressioni preesistenti. Sarebbe comunque a nostro parere interessante svolgere studi o tesi dedicate specificatamente alla sua opera.
Via Mattiauda si trova all’inizio del quartiere collinare della Villetta. Per continuare il percorso dobbiamo a questo punto salire verso la cima del quartiere stesso. Il modo migliore per farlo è inerpicarsi lungo Via Beato Ottaviano e poi svoltare per Via Della Tagliata, la quale sbuca in Via San Francesco, proprio davanti alla nostra prossima meta, il “Villino Margherita”, così chiamato per la presenza degli omonimi fiori scolpiti sulla torretta.

Villino Margherita in Via De Mari.

Villino Margherita in Via De Mari.

Villino Margherita è un edificio di piccole dimensioni e graziosissimo, all’incirca coevo delle due successive costruzioni che ci prepariamo a presentare e, secondo gli intenditori, ispirato alla “Secessione”. Ci sembrano tra l’altro magnifiche e particolarmente degne di nota le quattro sfere sovrastanti il cancello d’ingresso e il muro di cinta del giardino. Riccamente lavorate a tutto tondo in classici motivi floreali, raffigurano anch’esse delle margherite. Per permettervi di ammirarle meglio ne evidenziamo una qua sotto:

Villino Margherita. Particolare del cancello.

Villino Margherita. Particolare del cancello.

In effetti quassù, sulla sommità del colle, ci si viene a trovare nell’angolo cittadino forse più caratteristico per l’ambito di cui ci stiamo occupando, perché vi si trovano raggruppati ben quattro edifici riconducibili ad esso. Purtroppo ignoriamo come si chiamassero gli architetti che progettarono i quattro edifici e saremmo assai lieti se qualcuno fosse in grado di segnalarcene i nomi tramite e-mail.
Tant’è che, a pochi metri di distanza, sull’altro lato della strada, esattamente nel punto d’incrocio tra Via San Francesco, Via De Mari, Via Torteroli e Via Montegrappa, sorge una delle più belle ville Liberty savonesi del tipo tipico con torretta, di cui abbiamo già presentato anche un paio di esempi meno notevoli lo scorso numero e di cui mostreremo il capolavoro la settimana prossima. Stiamo parlando di “Villa Vigo Ciarlo Massa”, datata 1907. Si tratta di un fulgido edificio, suddiviso in due ali unite dalla sezione centrale, caratterizzata quest’ultima dalla presenza di splendidi balconi sorretti da colonne e sormontata appunto dall’elegantissima torretta. Il tutto è riccamente adornato da tipici motivi naturalistici, come margherite e valve di conchiglia.

Villa Vigo Ciarlo Massa, 1907.

Villa Vigo Ciarlo Massa, 1907.

Villa Vigo Ciarlo Massa è uno dei rarissimi, non più di quattro o cinque in tutto, edifici cittadini di cui abbiamo espressamente trovato citazione in ambito Liberty su testi d’arte regionali e per giunta con relativa raffigurazione. Si tratta di un indicazione che l’estensore di questo pezzo ovviamente abbraccia, non essendo egli, è doveroso precisarlo, un esperto in materia.
Andiamo avanti con la nostra disamina. Al di là della palazzina, sul medesimo lato ma oltre via Torteroli, saltando il moderno fabbricato di fianco, subito all’inizio della discesa di Via Montegrappa, incontriamo un altro stabile con connotati Liberty, la “Casa Gaibissi”, realizzata tra il 1907 e il 1908, dall’aspetto magari più popolaresco, soprattutto sul retro e sui lati, ma che presenta comunque una facciata principale riccamente decorata e balconi accuratamente elaborati.

Casa Gaibissi.

Casa Gaibissi.

Infine, di fianco alla casa precedente, dunque sempre nella discesa di Via Montegrappa, sorge “Palazzo Migliardi”, edificio dall’aspetto esteriore assai signorile, diciamo pure nobiliare, del 1910 – 1911. Esso, come scrive Gallotti (ibid.), “si raccorda arditamente con Via Ponzone”. Da notare il fronte dell’edificio, “curvilineo” come i sovrastanti ed eleganti balconi a balaustra che l’accompagnano. Meritevoli di menzione poi le decorazioni floreali, sia sul fronte sia sulle due facciate semi laterali, presenti in particolare con due fasce che corrono parallele all’altezza del secondo e del quarto piano, e i raffinati balconcini laterali aggettanti. Si tratta con ogni evidenza di un esempio tipico di Liberty.

Palazzo Migliardi, fronte.

Palazzo Migliardi, fronte.

Palazzo Migliardi

Palazzo Migliardi

Dopo aver visto quest’ultima costruzione si può iniziare a scendere, seguendo però Via De Mari, strada peraltro colma di ville e case eleganti di ogni genere, perché quella zona era tradizionalmente abitata dalla ricca borghesia cittadina. Giunti a metà scarsa della discesa, sulla destra, subito prima dell’incrocio con Via Formica e le sue eleganti palazzine in stile composito, troviamo un’altra costruzione con torre, stavolta laterale, che è Liberty in maniera abbastanza significativa, la sotto riprodotta Villa Magnano. In proposito occorre specificare che a Savona il L’Art Nouveau non si è esaurita con lo scoppio della prima guerra mondiale, come è il più delle volte accaduto altrove, ma è in qualche modo proseguita negli anni successivi. E, infatti, questa casa, pur rientrando nel gettonatissimo schema liberty di edifici con torretta, appartiene a un periodo assai tardo, risale, infatti, addirittura al 1930. Epoca protratta che, tra parentesi, può spiegare l’evidente eterogeneità della costruzione.

Villa Magnano

Villa Magnano

Da notare le eleganti trifore con colonnine corinzie e vetrate presenti sulla torretta e il bovindo centrale, entrambe con sottostanti drappeggi graziosi ma di carattere soprattutto geometrico e che invero ricordano, se permettete l’accostamento un tantino azzardato, la tipica tappezzeria da salotto. Sono presenti inoltre, poco visibili nella foto, più minute decorazioni a stucco, ad esempio racchiuse in riquadri sopra le finestre del bovindo.
Continuando quindi la discesa di Via De Mari fino all’ultima svolta verso sinistra, si sbuca alle spalle del neoclassico Teatro Gabriello Chiabrera, che si apre su Piazza Diaz, dove termina il nostro secondo percorso. (Se però sbagliate e scendete giù lungo Via Poggi, poco male, vi ritroverete in Via Dei Mille, da dove svoltando a sinistra si arriva comunque subito in Piazza Diaz). Qui troviamo due edifici che vorremmo farvi notare. L’uno, dando le spalle al teatro, sorge sull’angolo a destra, all’incrocio con Via dei Mille e, come molti altri edifici savonesi è costruzione eclettica con solo qualche connotato floreale. Si osservino in proposito nella foto sottostante i “festoni”, inquadrettati su misura sotto ciascuna finestra del bovindo. È a ogni modo palazzo tra i più eleganti del capoluogo.

Savona palazzo piazza Diaz. Particolare.

Savona palazzo piazza Diaz. Particolare.

In fondo, sul lato opposto della piazza rispetto al teatro, in bel raccordo tra Piazza Diaz, Via Pertinace e Corso Italia, sorge invece Palazzo Molinari, costruzione risalente agli anni ‘20, di assai notevoli dimensioni e, come si può costatare dall’immagine sottostante, con le sue ampie linee curve dall’aspetto decisamente Liberty, in effetti più della precedente.

Palazzo Molinari visto da Piazza Diaz.

Palazzo Molinari visto da Piazza Diaz.

Percorrendo l’edificio lateralmente lungo Via Elvio Pertinace e sbucando in Corso Italia, diventa più chiaramente visibile la spettacolare cupola del fabbricato, per dimensioni ampiamente la più grande tra gli edifici civili cittadini e non solo.

Palazzo Molinari. La cupola vista da Corso Italia.

Palazzo Molinari. La cupola vista da Corso Italia.

Da qui, tra parentesi, ci si può facilmente dirigere in Via Luigi Corsi da dove, con la “Casa dei Gatti” iniziammo il percorso nella prima puntata, collegandosi così ad esso.

Concludiamo infine la disamina del Liberty savonese con il terzo percorso, in cui ci proponiamo di farvi percorrere il lungomare cittadino dalla vecchia Darsena, punto fisso di partenza delle nostre passeggiate, fino alle porte di Zinola, quartiere dell’estrema periferia cittadina, dove sorge quello ritenuto da molti l’imperdibile massimo capolavoro Liberty dell’intera provincia e cioè Villa Zanelli. Tempo stimato 120 minuti circa, compreso il viaggio di ritorno in autobus. Ecco dunque la mappa del percorso che vi permetterà come sempre di seguire le nostre indicazioni con estrema facilità:

Foto 31

Cominciamo subito con uno dei pezzi forti del Liberty Savonese, in effetti uno dei suoi massimi vertici artistici, il prestigioso e pregevole Palazzo Delle Piane, di cui abbiamo già mostrato un particoalre in testa all’articolo. Partendo dalla darsena, per arrivarci vi basterà aggirare l’area della possente fortezza del Priamar. Lo troverete subito, all’inizio di Corso Mazzini angolo Corso Italia e, ne siamo certi, lo riconoscerete al volo.

Il fiabesco “Palazzo Delle Piane” è noto anche come “Palazzo delle Palle” per via delle sei grandi sfere di rame poste sul tetto e sostenute da una struttura a forma di braciere. È un altro capolavoro dell’ingegnere e architetto Alessandro Martinengo ed è stato realizzato, con la collaborazione di Adolfo Ravignetti, tra il 1910 e il 1911. Per l’occasione Martinengo s’ispirò a una corrente del Floreale diffusa a Milano dal caposcuola Somaruga. Per le spiegazione del caso ecco ancora una volta presentarsi a noi provvidenziale il commento del già citato specialista Giovanni Gallotti:

<<Le ricche decorazioni, sono trattate in modo sommario, come un non finito. I motivi bizzarri, quasi barocchi, accrescono l’unicità della costruzione. Tra questi le api con cellette, che segnano la fascia sopra i negozi, o le figure femminili del basamento>>

Resta da aggiungere che la fantasiosa e quasi organica decorazione plastica, tra cui in particolare la policroma presenza di maioliche raffiguranti anemoni in campo azzurro, è probabilmente debitrice per qualcosa anche alla Secessione viennese e all’opera dell’architetto torinese Pietro Fenoglio.
Prima di terminare questa imperdibile prima tappa, di cui offriamo anche la magnifica visione delle classicheggianti finte cariatidi che corrono lungo l’intero perimetro dell’edificio, vale la pena di rivolgere uno sguardo all’edificio addossato al Palazzo delle Palle dal lato di corso Italia, perché immeritatamente oscurato da cotanta presenza. Esso è, infatti, fabbricato pure assai elegante e che denota attributi Liberty.
Proseguiamo quindi il percorso scendendo in Corso Colombo. E a questo punto l’estensore dell’articolo non resiste alla tentazione di segnalare l’edificio posto verso la fine di Via Montenotte, civico 37, poco prima che la Via stessa sfoci appunto in Corso Colombo. La facciata in effetti pare per ispirata più al classicismo e all’epoca rinascimentale che al liberty, ma rientra d’altronde in un ideale di libertà ispirativa tipico di quei giorni. Interessanti i magnifici balconi del secondo piano, con quelle fiere teste di leone, alternati agli altri a balaustra e i numerosi fregi che ne arricchiscono la facciata, tra cui i musici e le altre figurine di gusto classicheggiante presenti al di sotto del cornicione.
Tiriamo ora dritto lungo Corso Colombo, ricco di testimonianze Liberty presenti anche in edifici non propriamente appartenenti al genere. In proposito di spunti interessanti se ne possono trovare vari. Giungiamo dunque all’incrocio successivo e soffermiamoci ad osservare l’edificio al civico 38 di Via Guidobono con cui esso fa angolo e il palazzo successivo e addossato all’altro e cioè il civico 10 di Corso Colombo. Ammiriamone allora gli attraenti bovindi e gli eleganti balconi, ora dalle ringhiere in stucco ora dalle ringhiere lavorate in ferro.

Palazzo C. Colombo angolo Guidobono.

Palazzo C. Colombo angolo Guidobono.

A proposito, nel caso vi sia sfuggito, si tratta di quella stessa Via Guidobono al cui incrocio con Via L.Corsi c’è la “Casa dei Gatti” e che si può dunque eventualmente seguire per collegare i percorsi della prima e della terza puntata.

Palazzo C. Colombo, civico 10.

Palazzo C. Colombo, civico 10.

Proseguendo il cammino si supera il ponte sul torrente e si entra in Corso Vittorio Veneto. Da un lato, dopo il primo isolato, in origine una centrale elettrica anch’essa costruita in stile Liberty ma oggi in fase di totale ristrutturazione, si aprono spiagge frequentate fin dall’inizio del XX secolo, tra cui alcune i cui ingressi si rifanno con evidenza al floreale, dall’altra scorre una lunga serie di edifici civili. Superiamo anche il primo incrocio sulla destra, con la via che corre sul lungo torrente (o lungo fiume, peccando d’immodestia), e cioè Corso Viglienzoni. L’incrocio successivo, con la brevissima Via Catalani, è quello che ci interessa. Qui, al civico 2, sorge un altro edificio, datato 1915, di cui purtroppo ignoriamo il nome del progettista, riconducibile allo stile oggetto della nostra ricerca, i cui elementi distintivi appaiono con evidenza. Esso è, infatti, caratterizzato dalla presenza di un bovindo che smussa l’angolo principale della facciata e si slancia verso l’alto per mezzo della piccola ma raffinata cupola, terminante a sua volta in un guglia che sfida il cielo. L’intera facciata è inoltre ricca di fregi, in basso e sul bovindo di stampo per lo più geometrico, mentre in alto, da ambo i lati sotto tutto il cornicione, prevalgono decorazioni di tipo squisitamente fitoforme.

Palazzo C. Vittorio Veneto angolo Catalani.

Palazzo C. Vittorio Veneto angolo Catalani.

Percorrendo il corso, lungo il lato destro dello stesso potrete osservare altri palazzi che denotano caratteri Liberty, tra cui l’edificio civico 12 di cui abbiamo mostrato il portone nella soprastante foto di presentazione allo stile Floreale. Continuando a camminare si raggiungerà infine l’incrocio con Via Doberti (civico 20), dove troviamo l’ennesimo fabbricato progettato da Martinengo, il “Palazzo dei fratelli Rosso”, con i suoi bei balconi a balaustra al secondo e terzo piano o dalle ringhiere in ferro al quarto e quinto e quelli graziosissimi e piccini, che ricordano un po’ un’ostrica, siti invece al primo piano. Si tratta di un edificio di assai vaste dimensioni, di cui per chiarezza espositiva abbiamo qui riprodotto solo una parte minore.

Palazzo in C.V. Veneto “Dei Fratelli Rosso”.

Palazzo in C.V. Veneto “Dei Fratelli Rosso”.

Realizzato tra il 1915 e il 1916, è caratterizzato, in omaggio al vicino mar Mediterraneo, da fastose decorazioni in stucco di ordine gigantesco raffiguranti conchiglie circondate da foglie e frutti,
Altri ornamenti di dimensione inferiore sono poi presenti sull’intera facciata. Spicca poi l’elegante ed elaborata struttura sopraelevata posta all’altezza del bovindo e culminante in una guglia svettante verso il cielo. Vale infine la pena di notare la presenza di un’autocitazione da parte di Martinengo. Ci riferiamo elle grandi sfere, bianche e dunque stavolta non di rame, presenti sul terrazzo sotto al tetto e che corrono lungo l’intero perimetro dell’edificio, di cui potete scorgere nella foto due esemplari. Sia questo edificio sia quello, descritto in precedenza con la sua elegante cupola, sito al civico 2, trovano una loro ispirazione nei coevi palazzi e alberghi della Riviera ligure e della non lontana Costa Azzurra, nati per la villeggiatura delle classi agiate, come l’Hotel Negresco di Nizza, situato sulla Promenade des Anglais o l’Hotel Carlton di Cannes.
Proseguendo ancora si giunge all’angolo con Via Saredo, dove sorge il “Palazzo delle Margherite”.

Palazzo delle Margherite.

Palazzo delle Margherite.

Esso è caratterizzato dagli appariscenti fiori, posti sopra una parte delle finestre, che gli danno il nome, dagli eleganti balconi “Secessione” Viennese, stile a Savona assai gettonato, e da due basse torrette laterali, una delle quali si può intravedere nella foto in alto a destra.
Con questo incrocio termina Corso Vittorio Veneto e inizia Via Nizza. L’ultima tappa del nostro viaggio è Villa Zanelli e si trova appunto lungo Via Nizza, a circa un chilometro e mezzo di distanza dal Palazzo delle Margherite. Il tratto è senz’altro percorribile a piedi, non è però necessario farlo, perché lungo la trafficatissima strada passano le corriere della linea no 6, le cui numerose fermate vi permetteranno di salire a bordo nei pressi del punto di partenza e di giungere esattamente di fronte alla vostra destinazione. E quest’ultima è una meta che non va assolutamente saltata perché si tratta, a detta di molti, del capolavoro assoluto del Liberty savonese, provincia compresa.

Villa Zanelli. Facciata principale.

Villa Zanelli. Facciata principale.

Circondata da un lussureggiante giardino, Villa Zanelli è una costruzione magnifica, riccamente decorata e con un incredibile aria da castello delle favole, ma purtroppo è abbandonata da oltre due decennii e versa in pessimo stato di conservazione. La sua situazione può essere ritenuta emblematica dell’inerzia burocratica in cui vivono le amministrazioni pubbliche. La Villa è vittima di polemiche sui diritti di proprietà che ne impediscono di fatto interventi conservativi. I danni sono ormai facilmente visibili anche a colpo d’occhio. Sarebbe dunque opportuno rinunciare a controversie e pretese e intervenire immediatamente per salvarla dalla rovina prima che sia troppo tardi, perché quello che andrebbe altrimenti perduto sarebbe un patrimonio dell’umanità di inestimabile valore.
Villa Zanelli, costruita nel 1907 – 1908, è attribuita a Gottardo Gussoni, allievo del torinese Pietro Fenoglio, uno dei più importanti architetti Liberty italiani. Essa sarebbe ispirata alla Villa Scott di Torino.
La Villa è caratterizzata da una spettacolare torre laterale, slanciata e possente a un tempo e dalla presenza sulla facciata di eleganti maioliche bianco azzurre (i colori tradizionali della ceramica savonese). Ci sono inoltre ricchi fregi, figure prospicienti di genere naturalistico, balconi, terrazzi e guglie a forma di conchiglia, distribuite con armonia e che le donano un aspetto davvero fiabesco. La villa meriterebbe di esser visitata anche al suo interno essendovi presenti notevoli affreschi.
Ribadiamo il concetto: Villa Zanelli è un capolavoro assoluto e va salvata con la massima urgenza!

Villa Zanelli

Villa Zanelli

Siamo qui giunti all’estremo ponentino della nostra visita, ad alcuni chilometro dal centro. Quanto al ritorno, segnalaimo che questo tratto di strada, compreso tra Corso Vittorio Veneto e Via Nizza e che altri non è poi che la Via Aurelia, è ben collegato al centro e al quartiere Villapiana dalla linea urbana di autobus no 6.
Con Villa Zanelli si chiude dunque in bellezza il nostro viaggio nel Liberty savonese, ultima stagione vitale per l’architettura non soltanto locale. Come chiunque può costatare, a parte rarissime eccezioni in seguito sono stati edificati solo stabili anonimi e privi di qualsivoglia valore artistico, figli della speculazione edilizia.
La nostra speranza è che abbiate gradito questo servizio e che possa costituire un incentivo ad effettuare il percorso di persona e non solo tramite navigazione virtuale. E allora: saluti a tutti da chi, Virgilio dell’occasione, con la sua immagine in testa al servizio e le sue spiegazioni e illustrazioni, vi ha virtualmente accompagnato lungo il percorso. Buona visita a Savona e alla sua Art Nouveau.

Testo e immagini di Massimo Bianco

 

    2 Commenti

  1. Grazie!Sono di Milano e ho conosciuto il Vostro sito grazie alla visita di palazzo Castiglioni al gala CAV 2016. La famiglia di mio marito è di Genova ma nella mia vita la sorrte mi ha fatto incontrare anche diversi amici savonesi, intellettualmente vivaci e più anticonformisti dei genovesi. Questo servizio è veramente interessante e le foto molto belle. Pare che Savona sia talvolta “eclissata” da Genova, ma a mio avviso sono due città talmente diverse che non si può pensare in questi termini. Negli ultimi tempi a Savona è aumentato il passaggio sia perchè il porto è diventato più importante sia perchè i valichi alle sue spalle la rendono più facilmente collegabile con il nord. Dunque perchè non incentivare il meritato turismo ? Grazie davvero e non vedo l’ora di ripercorrere le strade di Savona (che avevo già notato spontaneamente) con la Vostr guida!

    • Il 21 febbraio di ogni anno in tutto il mondo si celebra la Giornata Internazionale della Guida Turistica, istituita nel 1990 dalla World Federation of Tourist Guide Associations e promossa in Italia dall’Associazione Nazionale Guide Turistiche e in Liguria dall’ Associazione Guide Turistiche Ligurie.
      L’itinerario della sezione di Savona sarà:

      “SAVONA CITTA’ DEL LIBERTY”
      Ritrovo alle 15 in Piazza Sisto IV
      di fronte al municipio
      Informazioni 3470882407 – guide.savona@libero.it
      https://www.facebook.com/agtlsavona/

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