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Itinerario Liberty “Dal Liberty al Novecento” a Torino

Itinerario Liberty “Dal Liberty al Novecento” a Torino

  • Autore: andrea speziali
  • Date Posted: dic 6, 2018
  • Categoria:
  • Address: Torino, CORSO VITTORIO EMANUELE II, 52

Innovativo, leggero, ricco ma effimero, è il liberty torinese. Nella capitale sabauda questo stile è presente, all’incirca, dal 1902, anno in cui giunge con la grande esposizione Internazionale. Si esaurisce in seguito, gradualmente, a partire dal 1911, anno di un’altra importante esposizione, lasciando nuovamente spazio al conosciuto eclettismo.
Il liberty torinese assume caratteri quasi anomali, strettamente caratterizzanti che lo rendono unico rispetto alle altre mondiali manifestazioni. È in parte mescolato con lo stile umbertino, ricco di colonne tipiche e timpani, all’epoca molto apprezzato e largamente diffuso, ma è anche influenzato pesantemente dal barocco, di limpida e consolidata memoria; la commistione di tali annoverate presenze renderà il liberty della nostra città sempre molto materico, ricco di decori in stucco o litocemento, quasi pesante ma allo stesso tempo peculiare e gradevole.

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CORSO VITTORIO EMANUELE II 52, Palazzo Priotti
Questo itinerario inizia da Palazzo Priotti, edificio che si trova al confine del centro storico, vicinissimo alla Crocetta. E’ stato progettato nel 1901, da Carlo Ceppi (Torino, 1829; Torino, 1921) subentrato all’architetto Camillo Riccio, al quale la famiglia Priotti si era dapprima rivolta. L’edificio presenta un prospetto ricco di fastose decorazioni in litocemento, a cavallo tra il precedente gusto barocco, tanto caro al Ceppi, e il nascente liberty. La facciata è caratterizzata da grandi conchiglie juvarriane che sorreggono bovindi e balconi, con splendide ringhiere a sbuffo in ferro battuto, il tutto incorniciato da un ricchissimo apparato decorativo.
Sull’asse centrale del palazzo, si nota la cimasa, cifra stilistica tipica del Ceppi, sormontata da un ampio lucernario tripartito da colonne a torciglione, fregi, pinnacoli e abbondanti decori, sempre in litocemento.
In questa casa si intravede perfettamente il mutare dello stile tipico della Torino di inizio Novecento, che dal barocco, muove all’eclettismo e al nascente liberty, in seguito, gradualmente libero dagli altri stili, concentrato, invece, su decori plastici, ugualmenmte snelli e innovativi, caratterizzanti lo stile di questa città.

CORSO VITTORIO EMANUELE II 58, stazione di Porta Nuova
Anche se non è in stile liberty, dal momento che si passa esattamente davanti, non si può fare a meno di ammirare la stazione principale di Torino, ovvero Porta Nuova, i cui lavori per la costruzione dell’edificio principale, caratterizzato dalla tipica volta centrale e le ampie vetrate, iniziarono nel dicembre 1861, sotto la direzione di Alessandro Mazzucchetti e la collaborazione del giovane architetto Carlo Ceppi. I dipinti della sala d’aspetto del Re, furono invece opera di Francesco Gonin, da cui questa prende il nome. La stazione appartiene stilisticamente a una precisa corrente dell’eclettismo, molto diffusa all’epoca che utilizza in modo quasi esagerato, l’arco a tutto sesto, unendo a volte quello moresco e romanico.

VIA PAOLO SACCHI 42, Palazzo Debernardi
In via Sacchi, si’incontrano inizialmente edifici ancora di matrice ottocentesca progettati da Carlo Promis; proseguendo gli splendidi portici si giunge a edifici in stile liberty Art nouveau. Il più famoso, è lo stabile al numero 42, denominato Palazzo Debernardi.
Questo edificio porticato è stato realizzato da Pietro Fenoglio nel 1904. Si può infatti leggere nella facciata il suo stile, caratterizzato da decori baroccheggianti, in litocemento, capitelli con volute molto materiche, doppio bow windows, sorretto da mensole disposte come petali di margherita, e balconcini del mezzanino riccamente decorati da fiori, volute e prestigiose ringhiere a sbuffo, in ferro battuto. Nello stesso stabile, al numero 42, è presente Pfatisch, una cioccolateria storica, perfettamente conservata, con vetrina e interni in stile art decò.

CORSO GERMANO SOMEILLER 23, Palazzo Lattes
Proseguendo per Via Sacchi, si giunge in corso Someiller. Esattamente in corrispondenza della fine dei portici si può notare la Casa Lattes. Questo palazzo, in stile neogotico, ricorda il Caffè Pedrocchi di Padova, e testimonia il ritorno all’eclettismo causato dalla seconda esposizione internazionale. Edificato su progetto di Giorgio Lattes, nel 1911 come segnato ai lati dei portali d’ingresso, presenta un massiccio basamento con bugnato in litocemento. Man mano che si sale, il bugnato si attenua in spessore e granulomentria, per aumentare la naturalezza della costruzione, come se fosse sorta spontaneamente dalla terra (tettonicità dell’edificio). Al primo piano le finestre hanno forma rettangolare, o trapezia (forma ungherese derivante dalla stilizzazione delle finestre tradizionali con quadratura in legno) per non stonare con i tagli netti del bugnato, mentre ai piani successivi sono presenti finestre con arco acuto, segnate da una quadratura tipicamente veneziana, applicata su uno sfondo di mattoni a vista. A dividere le due parti, un ramo di rovo, che funge da linea marcapiano, come se si fosse arrampicato sui massi delle bugne (rimanescenza liberty). Si possono notare in facciata, tre bow window, di cui due angolari e uno centrale, perfettamente simmetrici, che svettano verso l’alto coronati da una cupoletta arabeggiante, a dare l’idea di velocità e dinamismo verso il cielo, tipica di quel periodo (inizio del futurismo).
Interessante è anche cogliere come l’ingenegnere risolve la forma irregolare del lotto, inserendo un quarto bow window nell’angolo tra via Gaetano Filangeri e via San Secondo, che lavora da nodo attorno al quale si diramano le strade, attirando verso di sé lo sguardo del passanti, eliminando la vista dell’angolo acuto della facciata, architettonicamente sgradevole, sia negli interni che negli esterni. In questo edificio non si evidenziano solamente innovazioni compositive, ma emergono anche quelle strutturali, in quanto alcuni orizzontamenti sono già in calcestruzzo, come si vede dalle scale delle cantine, se si rivolge lo sguardo ai solai del pianerottolo del piano terra (gli altri solai non sono visibili in quanto coperti dall’apparato decorativo in stucchi veneziani).

VIA ANDREA MASSENA 70, oggi Boston Art Hotel
L’edificio è di gusto liberty sezession, è stato edificato nel 1911 come si può notare dal doppio cartiglio in facciata. Il basamento presenta un’accentuata tettonicità, dovuta al bugnato molto massivo e ben definito, come se volesse comunicare una forte stabilità strutturale.
La facciata è simmetrica, e presenta due grandi box window, solo al piano nobile, quasi a delimitare l’edificio da quelli adiacenti.
Presenta decorazioni molto spigolose, composte da volumi netti, tipiche di un gusto più vicino alla Secessione Viennese. I bovindi sono coronati dalla balaustra in cemento prefabbricato, tipica dell’epoca, e al piano superiore si aprono due grandi archi finestrati, ognuno sorretto da una coppia di colonne tozze doriche, caratteristiche del gusto secessionista tedesco. Le greche che vi sono sotto al cornicione, le decorazioni composte da piccoli quadrati in rilievo sotto i balconi dell’ultimo piano, la coppia di ghirlande e i pendagli, che scendono sempre dall’ultimo piano, fanno tutti parte dello stesso gusto liberty viennese; si ritrovano infatti ad esempio, costruite con altri materiali, ma con forme analoghe, nella Majolikahaus di Wagner, a Vienna.

VIA ANDREA MASSENA 81, Casa Bologna
Svoltando in via Massena, incontriamo la Casa Bologna, anche nota come casa Pozzo, progettata dall’ing. Ludovico Peracchio nel 1913. Presenta un enome box-window angolare, alto due piani, con quattro grandi aperture frontali e due laterali per ogni lato, ad arco, finestrate con serramenti in ferrovetro, colorati, tipicamente liberty. A segnare la simmetria delle aperture del bovindo interviene una colonna ionica, sorretta dal volto di una figura femminile, che a sua volta è sormontata da un vaso di rose. Il bovindo è sorretto da un insieme di mensole disposte come petali, poggianti su due colonnine tortili che incorniciano una nichhia a forma di conchiglia. In tutto l’apparato decorativo è molto presente il tema del mare: sotto le finestre del piano terra compaiono le valve di conchiglie, rappresentanti la prosperità, simbolo juvarriano, presenti anche nello Scalone a Forbice barocco del Palazzo Reale di Torino, e qui riprese incorniciate da delfini che nuotano. Altre ghirlande, festoni, mazzi di rose disegnate con linee curve, tipicamente liberty, impreziosiscono e segnano l’ingresso e le parti sotto le aperture.

VIA GIAMBATTISTA VICO 2, Casa Avezzano
L’edificio, denominato Casa Avezzano, è stato progettato nel 1912 da Pietro Betta. Nasce con l’illuminazione a gas, prevista in tutta la scala. Le teste di toro in litocemento segnano ed evidenziano lʼingresso di questo palazzo, disassato rispetto alle quattro colonne di ordine gigante che rendono monumentale la facciata: grandi bay-window (forma a semicerchio spezzato); balconcini semicircolari, tra i primi accenni della dialettica tra linea curva con la linea spezzata, tipica del periodo espressionista, ormai alle porte; fregi, colonne sormontate da capitelli corinzi, che inizialmente nel progetto dovevano sorreggere grandi vasi ricolmi di fiori e frutta in litocemento, furono eliminati in seguito, in corso d’opera, perchè troppo pericolosi. Si definisce stile “Liberty-hoffmaniano”.
Interessanti, nell’androne, le quattro rappresentazioni della Torino dell’epoca: la Mole, il Duomo, la Gran Madre di Dio, affiancata da fabbrichette che sfruttavano la vicinanza del fiume Po per usufruire dell’acqua e dalla forza da essa prodotta e, infine, la Casaforte degli Acaja, (retro di Palazzo Madama), con le rotaie del tram che fuoriescono dal portone principale, che superano il fossato e si collegano alla rete cittadina, per permettere al corpo dei vigili del fuoco, all’ecopa chiamato dalla popolazione “La Madama” a causa del luogo in cui aveva la sede, di uscire e muoversi in tram e a cavalli, per raggiungere il luogo dell’incendio velocemente, trasportando acqua a sufficienza.

CORSO RE UMBERTO 71, Casa Mussino
Lo stabile si chiama Casa Mussino. Anche questo palazzo presenta un apparato decorativo di gusto Sezession. Il grande portone d’ingresso è circondato da un morbido nastro stilizzato che scende sul bugnato a blocchi, quasi avvolgendolo, andando a sfumare verso l’alto, come nella Casa Lattes. Le decorazioni sono fatte da nastri e pendagli che evidenziano le finestre e accentuano la verticalità. Sulla copertura, come coronamento, appaiono due abbaini verticali, fiancheggiati da elementi ad arco che assomigliano vagamente a archetti rampanti, di gusto sezession, molto piccoli e stilizzati, ma allo stesso tempo curati. Le due grandi finestre in corrispondenza dell’ingresso accentuano la perfetta simmetria della facciata e conferiscono movimento, mentre i balconi ritmano il tutto omogeneamente. Interessanti le mensole binate dei balconi del secondo piano.

CORSO RE UMBERTO 65, Casa Crescent
Proseguendo verso Corso Someiller, all’angolo con corso Re umberto, si incontra la Casa Crescent (dal francese, crescent, mezzaluna), progettata nel 1911 da Genesio Vivarelli, così chiamata per la conformazione del lotto a semicerchio. La decorazione è ancora tipicamente liberty torinese, piuttosto fitta e quasi pesante. A dare leggerezza, inserendo due nodi di svolta, intervengono però i bow window laterali, con la loro torretta cava all’estemità superiore, e le colonne dall’entasi pronunciata. Da notare il fondo dei bovindi a “cul de lamp” con delle interessanti anse cave che si staccano dalla superficie cementizia, come foglie piegate dalla pioggia.

CORSO LUIGI EINAUDI 78, Casa Gamna
Giungendo, all’incrocio successivo, si trova La Casa Gamna, non a caso in posizione speculare rispetto alla casa mezzaluna, a cui infatti, fa da contraltare. Costruita su progetto di Michele Frapolli nel 1905, presenta una planimetria con fronte concavo, accentuato dai due bovindi angolari, quasi medievaleggianti che segnano ai vertici il semicerchio. Interessanti sono i movimenti ottenuti sfalsando i mattoni tra loro in modo attento, per ottenere parte dei decori (gioco ripreso dalle torri medievali). In questa casa si può intravedere molto bene lo spirito travagliato del liberty torinese. Da un lato le quadrature delle finestre con splendidi panneggi e decori floreali in litocemento, dall’altro dei cenni al medievale, e ancora, ben visibili nella loggia, cinque colonne, panciute alla base, paiono denunciare la loro deformazione dovuta allo sforzo di sorreggere il tetto. Probabilmente tale rigonfiamento è ripreso dallo stile umbertino; la colonna “panciuta” era infatti molto utilizzata in questo stile, nelle balaustre dei balconi.
Apprezzabile anche il numero civico, scritto in caratteri art nouveau, o il doppio scalone specchiato interno, con atrio centrale, ancora impreziosito dalle colonne “panciute”.
Esattamente di fronte, inizia l’area più prestigiosa del quartiere crocetta: l’isola pedonale, ricchissima di edifici di notevole pregio.

CORSO GALILEO FERRARIS 86, Casa Quadri
L’ultimo palazzo interessante che incontriamo, ancora prima della zona pedonale, è la Casa Quadri. Il prospetto principale presenta una anomala e al tempo stesso innovativa asimmetria, molto all’avanguardia per l’epoca. Il tutto è però mitigato da un impianto decorativo, in alcuni punti marcatamente liberty, come nelle balaustre e nelle quadrature delle finestre, ed in altri ancora di stampo eclettico, come, nel decoro a fascia, stilizzato e geometrico, dipinto al di sotto del cornicione.
Interessanti sono i giochi di geometrie di pieni e vuoti, ottenute inserendo le logge, che alleggeriscono il fronte.

CORSO GALILEO FERRARIS 70, Palazzina Belmondo
La prima villa che si incontra è la Frassati, originariamente chiamata Palazzina Belmondo, progettata da Giuseppe Morna nel 1914. È di gusto eclettico neobarocco, per la facciata concavo-convessa, ripresa dal famoso Palazzo Carignano ma con rimandi liberty nell’impianto decorativo. Quest’area, ricca di ville di gran pregio, liberty, neoclassiche, eclettiche, invita ad una passeggiata. Le residenze furono pianificate nel 1912, e lottizzate nel decennio 1920-1930, con progetto di G. Chevalley sulla preesistente piazza d’armi.

CORSO TRENTO 6, Palazzina Chiuminatto
Successivamente, proseguendo, incontriamo la Palazzina Chiuminatto, progettata da Gottardo Gussoni nel 1923. Si presenta come una splendida villa, probabilmente unifamiliare, in travertino, con superfici esterne segnate da un bugnato orizzontale semplice, con cenni neoclassici mescolati a decorazioni di stampo liberty e barocco.
Il villino ha un ricchissimo apparato decorativo, che vede la massima esaltazione nella fascia sotto al cornicione, in cui compaiono bassorilievi con puttini in pietra, che sorreggono sfarzose ghirlande, suonano violoncelli e danzano, quasi incorniciati dalle colonnine corinzie a tutto tondo che uscendo a sbalzo, ritmano la composizione. In corrispondenza del cancello d’angolo, sporge dal volume principale dell’abitazione un bay window esagono, anche questo riccamente decorato, poggiante direttamente al suolo; di questo, gli unici elementi non vetrati sono le colonne corinzie e gli archi che reggono la copertura coronata dalle colonnine che sorreggono la balaustra della terrazza sovrastante. Il tetto è nascosto da balaustre, come in Palazzo Madama. Nell’angolo è presente la casa del custode con una grande terrazza sorretta, anche questa, dalle stesse colonne corinzie che ritornano in tutto il progetto; la composizione si presenta nello stesso stile del villino, in armonia con una visione d’insieme in cui si integrano funzione e stile.

CORSO TRENTO 11, Villino Turbiglio
Subito dopo la palazzina Chiuminatto si incontra il Villino Turbiglio, progettato nel 1914 dall’ingegner Ferdinando Cocito, e realizzato dall’impresa di costruzioni Gandolla, come visibile sul cartiglio di facciata. Esso presenta decori stilizzati art nouveau e torrette con cupolini eclettici arabeggianti, impreziositi da una maglia di stucco come a voler portare in luce, all’esterno della copertura, una sorta di struttura portante. Danno armonia al tutto le terrazze, la non completa simmetria dell’edificio, l’abbaino e i decori in stucco sulla facciata, leggeri e molto stilizzati, in stile Art Nouveau, con fregi di stampo barocco piemontese. La torretta sormontata da cupola, funge da perno, luogo su cui ruotano le vie dell’incrocio dove sorge l’abitazione.

CORSO TRIESTE 27, abitazione civile
Villino in stile liberty asciutto, con poche decorazioni, depurato dai decori tipici del barocco, ripresi solitamente dal liberty a Torino; superfici pulite, forme nette e ben definite. Terrazzi e bovindi realizzano interessanti giochi di volumi e movimentano le superfici della residenza.

CORSO TRIESTE 29, abitazione civile
Casa del primo novecento, dallo stile asciutto, con superfici omogenee, in cui la stessa pietra color canna di fucile, di cui è realizzata, diviene elemento decorativo. Sono presenti accenni al medievale nelle finestre, nelle decorazioni dei portali di ingresso e nel balcone dell’ultimo piano. Da notare i bassorilievi nella pietra, come quello rappresentante un pavone e le ceramiche decorative della loggia che si coniugano perfettamente alla pittura muraria quattrocentesca degli edifici fiorentini, rivista però in una nuova chiave art nouveau, e in un nuovo materiale: la maiolica.

VIA LEGNANO 45, Villino Mazzucchelli
Il Palazzotto ideato da Giovanni Chevalley, nel 1913, è denominato “Villino Mazzucchelli”. Risale al primo novecento. Si compone di accenni medievaleggianti e veneto rinascimentali, nelle finestrature ad archetti a tutto sesto, forse riprese dal romanico, e nella serliana, nella quale vi è l’ingresso aulico. Interessante è il gioco creato dai camini veneziani, e l’ampia grata liberty semicircolare che illumina lo scalone, quasi monumentale, e che attinge luce anche da grandi finestre architravate.

CORSO GENERALE GOVONE 4, Villino Maschiò
Giungiamo ora davanti a un edificio che ci ricorda molto un castelletto medievale. Questa residenza, denominata “Villino Maschiò”, è realizzata in proprio dagli ingegneri Peverelli, Buffa e Maschiò, con il gusto di un semplificato stile toscaneggiante sono pure autori di alcune tra le ultime palazzine della piazza. La superficie della facciata è lasciata a mattone a vista e denuncia il materiale con cui è costruita. Sull’angolo è presente un balcone angolare a semicerchio con bassorilievi, tipico della Secessione. Lo spigolo in corrispondenza del balconcino è segnato da una mezza colonna che sembra sorreggere (anche se evidentemente è soltanto decorativa) la piccola copertura semicircolare del terrazzino, che senza questa semicolonna, risulterebbe appesa nel vuoto, e stonerebbe. Le decorazioni dei soffitti interni sono un insieme di liberty, barocco, e neo-roccocò, con stucchi dorati, e dipinti.

CORSO RODOLFO MONTEVECCHIO 38, Casa Pellegrini
La Casa Pellegrini è un palazzo ad angolo, progettato da Giacomo di Salvadori di Wiesenhof, nel 1905, in stile liberty, con un ricchissimo apparato decorativo in litocemento, su entrambe le facciate. Presenta evidenti richiami al barocco, come i balconcini a sbuffo, le numerosissime volute che vanno a inquadrare le aperture del piano rialzato, però interrotte, al piano nobile, da decorazioni di matrice liberty, caratterizzate da leggeri panneggi, con fiori e foglie. I fronti su strada sono ritmati dalla presenza di cinque bow window, che donano verticalità e simmetria. La casa è infatti di soli tre piani, ma giocando sull’altezza dei solai, sulle enormi finestre e sugli slanci dei bovindi verso il cielo, diviene apparentemente molto più alta. Dominano, e fungono da coronamento, perfettamente integrato nello stile complessivo, dei cupolotti che mescolano l’art Nouveau, dei fiori della punta, lo stile bizantino, che spesso corona gli edifici di questi elementi, coperti in piombo, e i richiami al barocco. I cupolotti, sulla cui superficie vi sono nervature e rigonfiamenti, sembrano gonfiarsi, e danno l’idea di movimento.

CORSO RODOLFO MONTEVECCHIO 50, Casa Maffei
Proseguendo infine, incontriamo la casa Maffei. Commissionata da Giovanni Maffei, uno dei più importanti agenti di cambio della città, venne edificata fra il 1904 e il 1906 su progetto dell’ingegnere Antonio Vandone di Cortemiglia (1863-1937). Sebbene connotato da un impianto architettonico tradizionale, l’edificio si differenzia per l’organizzazione tridimensionale della facciata scandita da un bugnato su cui gli elementi in aggetto scandiscono un ritmo diverso, sono infatti collocati simmetricamente intorno al box-window che evidenzia l’ingresso, come a voler creare un punto di riferimento. Il tessuto ornamentale della facciata è arricchito da morbidi ferri battuti che legano i balconi, opera del maestro ferraio Alessandro Mazzuccotelli (1865-1938), al quale si deve anche il cancelletto interno al portone, mentre lo scultore Giovanni Battista Alloati (1878-1864) modellò parte del coronamento con bassorilievi rappresentanti l’allegoria dello svolgersi della vita attraverso la giornata, raffinata testimonianza della cultura simbolista che permeò largamente la poetica liberty. Sia i gradini che i pianerottoli dello scalone monumentale del palazzo sono in blocchi di marmo di Carrara autoportanti con le ringhiere stilisticamente identiche a quelle esterne dei balconi e del cancelletto di ingresso, forgiate dal noto mastro ferraio. Da notarsi, nell’androne, la pavimentazione originale in blocchetti di legno per rendere meno rumoroso il passaggio delle carrozze.

 

Itinerario scritto da Esteve Dutto
Fotografie di Elena Gambino

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