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Itinerario Liberty a Milano

Itinerario Liberty a Milano

MIlano

  • Autore: andrea speziali
  • Date Posted: mag 21, 2013
  • Categoria:
  • Address: Milano

Conoscere e scoprire una città vuol dire andare alla ricerca della sua identità più autentica e profonda. Un’identità che si racconta anche attraverso le linee sinuose e complesse dei palazzi di fine ’800. Dimore imponenti e suggestive ornate da stucchi, mascheroni in pietra e ferri battuti che traggono ispirazione dalle forme più ardite e complesse della natura. Case vestite con i colori sgargianti delle maioliche o dai mille riflessi di delicate vetrate, questo è il fascino immutato del Liberty a Milano: palazzi, strade e monumenti che meritano di essere raccontati e riscoperti.

Una città diversa vissuta attraverso l’estro e la creatività degli architetti e degli artisti-artigiani che per primi seppero delineare una precisa evoluzione stilistica e architettonica traducendo in forme, volumi e decori i cambiamenti sociali ed economici della Milano dei primi del ’900. Tra i tanti artefici di questo cambiamento spiccano i nomi di Giuseppe Sommaruga e Alessandro Mazzucotelli, che grazie all’utilizzo di materiali innovativi per l’epoca come il ferro, il cemento armato e il vetro tratteggiarono una nuova dimensione della/ città in equilibrio tra modernità e innovazione, tratti che da lì a poco sarebbero diventati l’essenza di Milano. Partendo da questo presupposto, sono molto orgoglioso di proporvi un percorso, fuori e dentro l’antica cerchia dei Bastioni che passando da Casa Galimberti, superbo esempio di utilizzo della maiolica decorativa, giunge all’ex Kursaal Diana oggi Hotel Diana Majestic o all’imponente e unico Palazzo Castiglioni conosciuto anche dai milanesi come la “Ca’ di ciapp” per le sculture che un tempo ornavano la facciata, per proseguire lungo le belle architetture di Via Mozart e Via Cappuccini tra cui scorgere le famose case Berri Meregalli veri e propri prototipi architettonici di inizio secolo, per proseguire poi sino all’Acquario Civico o al Cimitero Monumentale vero museo all’aria aperta. Questi sono solo alcuni suggerimenti del Liberty a Milano, a voi scoprire il resto alzando semplicemente lo sguardo mentre passeggiate in città.

La Milano del Liberty è un itinerario capace di offrire una visione insolita per chiunque abbia voglia e tempo di uscire e ricercare queste curiosità. Un viaggio per confrontarsi in maniera nuova e curiosa con la storia, la letteratura e la memoria di Milano, apprezzando l’identità, l’arte e l’architettura attraverso la conoscenza dei luoghi e delle loro origini per comprendere al meglio chi siamo e da dove veniamo.

LA SCULTURA LIBERTY: CIMITERO MONUMENTALE
Piazzale Cimitero Monumentale

SONY DSCIl Cimitero Monumentale, realizzato da Carlo Maciachini a partire dal 1863, può essere annoverato tra le strutture della città moderna e quando, nel 1895, viene riservato alle sepolture perpetue, i ricchi borghesi desiderosi di consolidare il proprio prestigio non possono che dare una spinta notevole alla produzione degli arredi funebri e incrementarne lo sviluppo. Le scuole d’arte e di architettura d’altro canto sono preparate, l’arte funeraria costituisce in quegli anni materia frequente di esercitazione. Forse è azzardato definire Liberty il prodotto di questo fervore, meglio parlare di simbolismo o verismo scapigliato, tuttavia le connessioni tra architettura e decoro, alcune soluzioni plastiche e scelte iconografiche, possono essere ricondotte direttamente all’esperienza del nuovo stile.
KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERATra tutte, l’edicola Giudici, progettata da Paolo Mezzanotte e realizzata nel 1905, è un vero paradigma del Liberty a Milano. La struttura non è particolarmente innovativa: un parallelepipedo ingentilito dalla sporgenza dello zoccolo e dell’attico nella parte alta, mentre la decorazione è esuberante; rose e rami appassiti si intrecciano come la vita e la morte nella lunetta centrale a mosaico e abbondanti rami di alloro in bronzo si propagano sui lati.
Il contrasto cromatico, enfatizzato anche dai marmi policromi lucidi e opachi, è l’elemento chiave della composizione, tra le più citate nelle pubblicazioni d’inizio secolo dedicate all’ architettura.
6299389827_a933551632_oEspressione di un Liberty più fantasioso ed evocativo è l’edicola Origgi, del 1909, risultato del lavoro comune dell’architetto Boni e dello scultore Grossoni; un monumento pesante che termina a cupola, rinserrato dall’incrociarsi sui lati delle linee rette e curve. Gli elementi scultorei sembrano incastonati nella griglia architettonica e raffigurano foglie di palma e semi di papavero, che raccontano la morte come sogno. Sulla porta bronzea una figura femminile accede all’interno della sepoltura tra foglie di alloro e corolle di girasoli simbolo di gloria e luce divina. Va citata infine l’edicola Toscanini, realizzata dallo scultore Bistolfi nel 1911, che propone una versione ancora differente dello stile.
La struttura, costituita da un semplice parallelepipedo in marmo bianco era destinata ad accogliere le spoglie del figlio del direttore d’orchestra, morto a soli 4 anni. Il decoro, che si limita ad un bassorilievo piatto e stilizzato, racconta le fasi della breve vita del bimbo: la nascita, i giochi dell’infanzia, il dolore e il viaggio.
Schermata 2013-05-22 a 14.05.20Il risultato è fortemente evocativo e i temi simbolisti si legano ai modi stilizzati e astratti della decorazione levigata di questo Liberty, derivato direttamente dalla Secessione Viennese. Una passeggiata per i viali del Cimitero Monumentale permette di scoprire molto di più e di cogliere tutte le contaminazioni che, in vario modo, intrecciano il modernismo con le altre espressioni artistiche contemporanee, a volte con risultati al limite della bizzarria; un esempio? La sepoltura Pierd’Houy, del 1901, in cui architettura e scultura si intersecano nel modo più fantasioso tra volute fuori scala, angeli di bronzo, echi assiro-babilonesi e draghi dalle fauci spalancate…Liberty? Anche.

 

RESTAURARE IL LIBERTY
Largo Marinai d’Italia

Schermata 2013-05-22 a 14.13.08La modernità che avanza e la rapidissima crescita demografica a Milano comportano la definizione di leggi sanitarie a tutela delle condizioni di vita comunitaria. Non sono necessarie solo le abitazioni popolari, ma anche nuove infrastrutture, spazi pubblici e di servizio. In quest’ottica il vecchio Verziere, attivo dal 1780 nella zona dell’attuale via Larga, viene sostituito da un moderno mercato ortofrutticolo. Siamo nel 1911 e la zona prescelta è quella di Porta Vittoria. Il nuovo mercato occupa 70.000 metri quadrati. La struttura è a ferro di cavallo ed è dotata di tettoie, pavimentata e asfaltata; viene pulita e disinfettata quotidianamente e nelle vicinanze si trovano posta, telegrafo, pesa e ambulanza: insomma, tutto quello che alla modernità si può domandare. Non manca un caffè ristorante: non un locale di lusso, semplicemente il luogo di ritrovo dei grossisti che funziona anche da borsa merci. Proprio questo ristorante, che oggi chiamiamo Palazzina Liberty, è l’unica sopravvivenza dell’intero mercato, chiuso nel 1965 e abbattuto per far posto al parco che tutt’oggi la circonda. È una struttura semplice, di pianta rettangolare, le cui estremità sui lati corti hanno forma semicircolare. Ha un aspetto leggero e arioso, dovuto alle vetrate che quasi sostituiscono il muro, correndo lungo tutto il perimetro dell’edificio, ritmate da pilastri in cemento. Progettista fu l’allora architetto comunale Migliorini, che sperimentò per l’occasione le nuove tecniche della prefabbricazione. Certamente Liberty è la scelta della ceramica per il fregio decorativo che fa da coronamento nella parte alta dell’edificio. Vi sono raffigurate figure femminili e frutta; tuttavia il disegno si ispira poco alle silhouette curvilinee dell’Art Nouveau e risulta invece più classicheggiante, così come le decorazioni in cemento dei pilastri e delle modanature in genere. Circondata dal verde curato dei giardini pubblici, oggi la Palazzina appare in splendida forma ed è difficile immaginare che abbia invece alle spalle una storia complicata di abbandono e incuria dovuta alla mancata ridestinazione dell’edificio dopo la chiusura del mercato. Un restauro faticoso cominciato nel 1989 è stato portato a termine dall’impresa Fantin nel 1991. La struttura è stata consolidata in tutte le sue parti, sono stati rifatti i serramenti e le inferiate in ferro battuto. L’architetto Piero De Amicis ha inoltre ricavato spazi per l’adeguamento tecnologico dell’edificio negli interrati, un ascensore e due vani scale. Oggi è spazio per iniziative culturali e sede stabile della Civica Orchestra di Fiati.

L’EDILIZIA POPOLARE: QUARTIERE UMANITARIA
Via Solari, 40

Schermata 2013-05-22 a 14.14.21L’Acquario Civico non è la sola struttura rimasta a ricordo dell’Esposizione Universale del 1906. In contemporanea con l’Expo viene inaugurato anche il quartiere operaio Umanitaria in via Solari 40, primo e incontrastato esperimento di housing sociale milanese e vera dimostrazione dello sforzo modernizzatore compiuto dalla città. Il luogo scelto è già caratterizzato dalla presenza di edifici industriali, sorti in seguito alla realizzazione della Stazione di Porta Genova nel 1865. Il progetto è dell’architetto Giovanni Broglio e, per quanto concentrato sulle necessità pratiche, non trascura quelle estetiche, lasciando una testimonianza interessante dell’edilizia popolare legata ai modi liberty. Accanto agli eleganti progetti per le abitazioni private, espressione del potere e del gusto della borghesia industriale e commerciale, il modernismo mostra infatti risvolti sorprendentemente interessanti nelle rare occasioni in cui è applicato alle costruzioni di servizio, fabbriche, uffici, case popolari. In quest’ambito non gli si può rimproverare l’assenza di ricerca strutturale che spesso si riscontra nell’edilizia colta. Il quartiere di via Solari è realizzato in un anno e conta 11 edifici di 4 piani suddivisi in 240 appartamenti e alcuni spazi sociali. Tutti gli appartamenti sono dotati di latrina privata, condotto per le immondizie, acquaio e acqua potabile. Sotto il davanzale delle finestre una bocca d’aria regolabile, che trovava corrispondenza in un’analoga apertura nella parete opposta, favoriva il ricambio d’aria evitando inutile dispersione di calore. Decisamente in linea con i propositi modernisti, il progetto è pensato come un’insieme coerente di architettura, arredo e decorazione. Per il mobilio viene indetto un concorso il cui bando invita all’abbandono dell’imitazione stilistica (storicista) e richiede semplicità, qualità e funzionalità: è la genesi del concetto moderno di design. L’artigiano del ferro battuto Mazzucotelli, l’ebanista Quarti, l’architetto Moretti fanno parte della giuria e il bilocale arredato premiato dal concorso viene riprodotto ed esposto all’Expo nel padiglione dell’Umanitaria dove riscuote elogi, mentre per i visitatori dell’Esposizione vengono organizzate numerose visite guidate in via Solari. Il quartiere Umanitaria non è isolato, l’intera via Solari può essere definita liberty. Si tratta tuttavia di un Liberty minore, dove gli architetti lavorano con budget e finalità differenti rispetto alle dimore più centrali. I prospetti sono piuttosto omogenei, li distingue la scelta delle decorazioni applicate alle facciate, prodotte in serie grazie all’uso di calchi. Oltre alle case d’abitazione, i tratti dello stile si ritrovano anche negli edifici industriali sopravvissuti e trasformati e convivono in armonia con l’attuale vocazione della zona, convertita al design e alla moda.

 

L’EXPO E IL LIBERTY: ACQUARIO CIVICO
Viale Gadio, 2

0116_Acq_BrunettiLe grandi Esposizioni Internazionali sono, dalla metà dell’Ottocento, un momento importante di confronto tra i Paesi; un’occasione per rendere visibile il proprio progresso, oltre che un’opportunità di aggiornamento sul gusto, l’arte e l’artigianato. Ecco perché non si può parlare di Liberty senza citare il ruolo delle Esposizioni Internazionali, a cominciare da quella londinese del 1851 in cui compaiono per la prima volta in architettura ferro e vetro combinati insieme: due materiali che diventeranno fondamentali per il nuovo stile. Le esposizioni parigine che seguono propongono attrazioni sempre più spettacolari: giardini esotici, acquari, spettacoli con animali selvaggi e non per ultima, nel 1889, la Tour Eiffel. Per il nostro Paese costituisce l’opportunità di una presa di coscienza soprattutto l’Esposizione del 1900, che ci scopre arretrati e poco propositivi sul fronte artistico rispetto alle altre nazioni. Con grande sforzo, nel 1902, con l’Esposizione torinese delle arti decorative dimostriamo di esserci aggiornati grazie agli allestimenti riuscitissimi dell’architetto Guido d’Aronco e possiamo sancire ufficialmente la nascita del Liberty nel nostro Paese. Nel 1906 è la volta di Milano che si prepara con cura e con un grande impiego di mezzi, decisa a dimostrare la sua modernità. L’architetto che se ne aggiudica la progettazione è Sebastiano Locati (per quanto sia incredibile che, dato il suo prestigio, non sia Sommaruga ad occuparsene) che ne diviene direttore artistico. L’Esposizione ha come tema quello dei trasporti e celebra l’apertura del Traforo del Sempione. I tanti padiglioni che vengono eretti nel centro della città, tra il Castello Sforzesco e il parco Sempione, sono ormai perfettamente aggiornati sui modi del Liberty, che non è più considerato la scelta stravagante di architetti in cerca di novità, bensì è accettato come uno dei possibili linguaggi dell’architettura ufficiale e comincia anzi a presentare i primi segni di involuzione. Lo stesso architetto Locati è considerato piuttosto indifferente alle reali problematiche dello stile e più legato all’eclettismo, tuttavia è lui a progettare il padiglione più riuscito, nonché l’unico sopravvissuto allo smantellamento: quello dedicato alla piscicoltura, oggi Acquario Civico milanese. Le ragioni di un acquario all’Expo erano almeno due, la prima era l’interesse verso il mondo sottomarino, all’apice dopo l’uscita de “L’origine delle specie” di Charles Darwin nel 1859 e del romanzo di Verne “Ventimila leghe sotto i mari” nel 1870; la seconda era il richiamo per il pubblico costituito da un’attrazione scientifica innovativa: l’acquario milanese è infatti uno dei primi al mondo. Per quanto riguarda l’architettura, il mondo marino, fluido e colorato, si presta particolarmente bene ad un’interpretazione liberty. Sono infatti bellissimi i fregi in ceramica che corrono attorno all’edificio, così come gli inserti in cemento a rilievo della ditta Chini che raffigurano animali acquatici. I decori costituiscono la componente più interessante e riuscita della struttura, il cui impianto architettonico è forse un po’ rigido, e concorrono, con le sculture a tutto tondo, a rendere l’insieme vivace e grazioso. Non manca poi qualche dettaglio particolarmente estroso, per esempio l’esotica testa d’ippopotamo della fontana al centro della facciata che contribuiva ad attrarre pubblico curioso di novità e che conferma allo stesso tempo l’apertura dell’Art Nouveau verso tutti gli elementi naturali, senza esclusione.


L’ORNAMENTO: CASA MONETA

Via Ausonio, 3

0937_ 003L’Art Nouveau nasce come stile “ornamentale”, ciò significa che sottintende, come suo scopo, l’essere testimonianza di benessere, perché i termini “ornamentale” e “decorativo” indicano la ricerca del gusto e dell’eleganza al di là dell’utilizzo e ciò è possibile solo in assenza di ostacoli pratici, quindi prevalentemente per le classi agiate. L’aggettivo ornamentale significa però anche contrapposizione e superamento del naturalismo. L’elemento naturale che è spesso alla base delle creazioni liberty è infatti sempre un punto di partenza, mai di arrivo. Foglie, fiori e animali subiscono un’elaborazione che ne sintetizza le forme in silhouette attraverso un uso sapiente della linea. La natura si trasforma in decorazione subendo insomma un processo di astrazione. In via Ausonio 3, la casa voluta e progettata dall’ingegner Moneta nel 1904, piuttosto semplice nell’insieme, offre un esempio di grande effetto delle potenzialità dell’ornamento: il magnifico cancello in ferro battuto dell’ingresso detto “delle farfalle”. Tra i soggetti offerti dal mondo animale i più interessanti agli occhi dei modernisti sono spesso gli insetti, o i rettili, non per tutti gradevoli in natura, ma irresistibilmente eleganti nelle stilizzazioni liberty.
milano liberty casa monetaIn questo caso le farfalle costituiscono lo spunto creativo per Alessandro Mazzucotelli, il più talentuoso artigiano del ferro battuto in Italia che riesce a tradurre nella pesantezza del metallo la leggerezza delle loro ali. Il cancello delle Farfalle è uno degli episodi più felici del Liberty milanese, non sempre così coerente con i suoi propositi teorici. L’equilibrio tra natura, architettura e decorazione è fragile ed è facile scadere nella stucchevolezza o appesantire i prospetti degli edifici con decori inutili, talora privi di sintonia con le superfici che sono chiamati a decorare. È il caso di Casa Frisia, in via Guido d’Arezzo 5, esempio bizzarro ma piacevole di giustapposizione ingiustificata degli inserti ornamentali in facciata. L’edificio, un po’ cupo e caratterizzato dallo slancio verticale dei bow-window triangolari e poligonali, già curiosi di per sé, è decorato da buffi inserti a rilievo che raffigurano gamberoni e conchiglie. Tuttavia va detto che, costruita nel 1920, questa palazzina non può essere considerata un esempio precipuo della ricerca modernista, quanto una testimonianza della penetrazione e della resistenza del formulario liberty ben oltre i suoi limiti estremi.

 

LA VOCAZIONE COMMERCIALE: CASA LAUGIER
Corso Magenta, 96

Casa_laugier-_milano-_20-09-2011L’Art Nouveau non è un movimento stilisticamente uniforme, ogni Paese lo declina in modi diversi e utilizza termini differenti per definirlo. Per indicarne gli sviluppi in Italia oggi si preferisce il termine Modernismo, che ne mette da subito in luce una caratteristica fondamentale: la spinta al superamento dello storicismo e dell’accademismo che tanto avevano influito sull’architettura e sul gusto in genere dalla metà dell’Ottocento. Il termine Liberty rimane tuttavia quello più diffuso e forse più simpatico. È curioso che le definizioni Art Nouveau e Liberty derivino entrambe dai nomi di due negozi, il primo parigino, “L’Art Nouveau Bing” specializzato in arte e arredi orientali, il secondo inglese, ancora una volta di tessuti e arredi, aperto nel 1875 a Londra e poi anche a Milano in Galleria Vittorio Emanuele II, cui si deve il merito di aver contribuito ad aggiornarci sulle novità internazionali. La vocazione commerciale del Liberty si esprime nell’architettura e nell’arredo. Molti edifici in stile prevedono negozi al piano terreno e nasce l’idea dell’insegna come nuovo elemento decorativo. Un esempio straordinariamente conservato di negozio liberty è la Farmacia S. Teresa, all’angolo tra corso Magenta e via Boccaccia, i cui arredi originali, disegnati e prodotti dalla ditta specializzata Bottigelli all’inizio del Novecento, sono ancora in uso. Si tratta di arredi in legno in cui il motivo vegetale è stilizzato e tradotto in un decoro sinuoso di forte grafismo. Lo stesso gusto per la grafica si riscontra nel prospetto della palazzina che ospita la farmacia: casa Laugier, costruita dall’architetto Antonio Tagliaferri per una famiglia di origini valdostane. Casa Laugier, del 1905, risolve le facciate esterne nel contrasto cromatico tra il mattone rosso, i cementi decorativi dei fratelli Chini e le ceramiche dipinte a motivi floreali della ditta Bertoni. La plasticità è relegata al gioco di intrecci dei ferri battuti dei balconi e alle teste leonine in cemento poste lungo la fascia marcapiano, che enfatizzano dall’esterno il piano nobile dell’abitazione. La linearità dell’estetica è conseguenza dell’influenza dei modi dell’Art Nouveau viennese a Milano, che recuperano l’importanza del segno grafico e della simmetria. Interessante è anche come l’architetto evidenzia lo spigolo tra le facciate, rinserrato nella successione verticale delle finestre binate; le nuove soluzioni urbanistiche con tagli in diagonale spesso fanno sì che l’attenzione degli architetti modernisti si concentri sull’angolo, perno attorno al quale focalizzare le soluzioni decorative. Casa Laugier, misurata nel decoro e costruita con materiali di qualità, rappresenta bene la penetrazione dello stile in quest’area della città, elegante e signorile, dove i ricchi committenti borghesi restano legati al gusto classico e i modi liberty figurano spesso più che altro come inserti ornamentali.

 

CASA CAMPANINI
Via Bellini, 11

Foto di Roberto Conte - Milano LibertyA Milano la linea plastica e decorativa di Palazzo Castiglioni prevale sui cromatismi bidimensionali di casa Galimberti e l’architetto Alfredo Campanini, normalmente più interessato all’eclettismo storicista che alla modernità del nuovo stile, ne resta sedotto; per questo, quando nel 1906 progetta un’abitazione per sé, crea un piccolo capolavoro liberty tutto milanese. Casa Campanini combina vetri policromi, fasce affrescate, ferri battuti e cementi modellati, creando un insieme morbido e equilibrato in cui tutti i materiali cari al modernismo concorrono senza prevaricazioni e le arti applicate giocano con la struttura architettonica alla ricerca di quella sintesi tra ruoli che è il più alto proposito dell’Art Nouveau.
Foto di Roberto Conte - Milano Liberty - casa campanini milanoLa monumentalità di Palazzo Castiglioni qui è assente, sia per le dimensioni più contenute che per la scelta della rilassante tonalità verdina dell’intonaco, ma il forte risalto chiaroscurale delle decorazioni e la plasticità dell’insieme lo richiamano nettamente. Le due figure femminili che giganteggiano ai lati dell’ingresso sono un chiaro omaggio al Sommaruga; tuttavia, rispetto alle sculture di Bazzaro per il portale di Palazzo Castiglioni, queste sono meno sensuali e più vaporose, e non fanno scandalo.
Le realizza lo scultore Michele Vedani e costituiscono una vera e propria lezione sull’uso decorativo del cemento, di per sé poco prezioso, ma molto amato dal Liberty italiano. Il suo utilizzo rappresenta allo stesso tempo una continuazione con la tradizione dello stucco, una delle eccellenze del nostro Paese, e la volontà di modernizzazione: diversamente dalle sculture in pietra, le decorazioni in cemento possono infatti essere prodotte in serie.
Foto di Roberto Conte - Milano LibertyIl gioco di pieni e vuoti delle pareti sulle quali sono applicati inserti floreali in cemento conferisce ritmo all’insieme, mentre i ferri battuti di Mazzucotelli, che intrecciano grosse foglie piatte in un disegno in cui prevale la linearità, smorzano l’intensa plasticità dei cementi modellati dei balconi e alleggeriscono la composizione. Campanini qui progetta per sé e non tralascia alcun particolare; il tempo però ha fatto danni: dalla fine degli anni Trenta manca la cancellata in ferro che svoltava su via Livorno e, nel 1943, uno spezzone incendiario manda in fumo la copertura del vano scala e gli arredamenti originali in legno. Restano però la decorazione a stucco e i ferri battuti dell’ingresso e delle scale, semplicemente bellissimi.

IL COLORE E LA LINEA: CASA GALIMBERTI
Via Malpighi, 3

3516133454_4fc323468c_oL’area di Porta Venezia, non lontana da Palazzo Castiglioni, è quella più intensamente Liberty della città. Tra le vie Malpighi, Sirtori e Frisi, fino a viale Piave e poco oltre, brulicano ferri intrecciati, fregi floreali, decorazioni a nastro e maioliche colorate. L’angolo più suggestivo è sicuramente quello occupato da Casa Galimberti, costruita in via Malpighi 3 tra il 1902 e il 1905, capolavoro dell’architetto Giovan Battista Bossi. Dei tanti mezzi espressivi che l’Art Nouveau utilizza per definire la propria estetica, per casa Galimberti propone i ferri battuti intrecciati e bellissimi dell’artigiano Mazzucotelli, ma soprattutto la maiolica: il risultato è un edificio in cui il colore e il segno grafico sono i tratti più significativi. La superficie esterna della costruzione è rivestita quasi interamente di piastrelle dipinte che, come in un mosaico, tratteggiano figure femminili e maschili in un intreccio di piante rampicanti e rigogliose. Lo scopo delle piastrelle, tutto moderno e pratico, è quello di collaborare al mantenimento della pulizia della facciata, come negli edifici di Lavirotte e Klein a Parigi; il massimo ideale dell’Art Nouveau è proprio quello di ottenere che la funzione si risolva nella decorazione e viceversa. Ma si può sostenere che sia proprio ciò che avviene in questo caso? Probabilmente no: le maioliche di casa Galimberti costituiscono allo stesso tempo il pregio e il limite dell’edificio in cui l’apparato decorativo è superlativo, ma non altrettanto originale è la struttura. L’abbondanza di spunti vegetali, sia nei decori delle maioliche che nei ferri battuti e nei cementi modellati, risponde, in linea teorica, all’idea che la libertà della natura possa guidare la composizione liberandola dall’accademismo, ma nella pratica, se si osservare la disposizione regolare e ritmata delle finestre, tutte uguali, allineate sui due lati della facciata, si intuisce che l’impianto strutturale è banale, l’innovazione non c’è.
Schermata 2013-05-21 a 19.14.52Va detto però che la costruzione nasceva come casa “da reddito”, ovvero edificio di appartamenti da affittare: la praticità era quindi requisito fondamentale. Sempre tradizionale nella struttura, ma completamente diversa dal punto di vista decorativo, è casa Guazzoni, costruita anch’essa dal Bossi solo pochi metri più in là, al civico 12, che tralascia completamente il colore e punta sulla plasticità, sostituendo alle maioliche un ricco apparato di cementi modellati in forme di putti, teste femminili e racemi vegetali, dimostrando così la versatilità dell’architetto e, per estensione, dello stile stesso. L’ex Cinema Dumont, in via Frisi 2, chiude e completa la prospettiva di via Malpighi offrendoci un esempio ancora diverso di architettura e decorazione. Del poco che sopravvive dell’enorme struttura nata nel 1905 per ospitare una sala cinematografica da 500 posti, possiamo ancora godere la raffinata facciata. Qui mancano i colori di casa Galimberti e gli alti rilievi di casa Guazzoni, ma i decori eleganti e quasi piatti che la disegnano con delicatezza sono altrettanto riusciti.

 


IL LIBERTY MILANESE: PALAZZO CASTIGLIONI

Corso Venezia 47/49

Foto di Roberto Conte - Milano LibertyAlla fine dell’Ottocento Milano è una città in crescita demografica ed economica. È abitata da una borghesia ricca che ha l’esigenza di potersi affermare socialmente e allo stesso tempo di alimentare il suo già acquisito benessere con fabbriche e stabilimenti industriali al passo con il progresso. I contadini arrivano in città trasformati in operai e le infrastrutture devono adeguarsi all’aumento di popolazione. I binari ferroviari accorciano i tempi del commercio con il resto del Paese e, soprattutto, con la più progredita Europa. Il nuovo piano regolatore dell’ingegner Beruto, approvato nel 1889, indica gli spazi per costruire il nuovo. Committenti agiati, necessità di rinnovamento e voglia di modernità: alla nascita del Liberty, Milano si fa trovare pronta. Tutta la città è toccata dal passaggio del nuovo stile, in particolare l’area tra corso Venezia e corso Monforte, quella tra corso Magenta e il parco Sempione, gli anelli periferici (allora) tra Corso XXII Marzo e il Ticinese e naturalmente qualche ritaglio del centro storico. 8538236409_6d335bc371_oPalazzo Castiglioni, progettato da Giuseppe Sommaruga e inaugurato nel maggio del 1903 è il primo edificio propriamente liberty in città anche se, curiosamente o forse per provocazione, sorge proprio nel bel mezzo di corso Venezia, via della nobiltà già nel Settecento, connotata dalle sobrie linee del Neoclassicismo: l’effetto è quindi dirompente, per più di una ragione. Dimensioni monumentali, facciata severa e un ammiccamento a nostalgie michelangiolesche nell’uso del bugnato e nella profusione di putti ad alto rilievo ne costituiscono i tratti più evidenti, ma anche più superficiali.
Più interessante è la massa nel suo complesso, dove ogni materiale concorre a dare senso del movimento e un’impressione generale di potenza, soprattutto negli originali oblò del piano terreno caratterizzati dall’intreccio libero dei ferri battuti disegnati dallo stesso architetto. 8482025347_0a7a6e9362_oInnovative anche alcune scelte compositive, in realtà criticate dai contemporanei, come le finestre strette e alte la cui tradizionale cornice è sostituita da putti reggi cartigli e l’asimmetria della facciata, che ha un unico balcone in alto, sul lato destro. Interessante è anche l’organizzazione interna degli spazi la cui leggibilità, dopo i restauri degli anni Settanta, è purtroppo compromessa; resta tuttavia il meraviglioso scalone intrecciato dai nastri metallici di una ringhiera floreale e affiancato dalle lucide, e un po’ funeree, colonne nere di labradorite.
Alle spalle di Palazzo Castiglioni, su via Marina, si affaccia un elegante prospetto in mattoni rossi, con molte finestre disposte regolarmente, grandi logge vetrate, ringhiere gentili in ferro battuto: si tratta della facciata posteriore del palazzo stesso, dove Sommaruga dimentica la monumentalità a favore della misura e della leggerezza. Palazzo Castiglioni è il simbolo vero del Liberty milanese, con il quale ogni altro edificio in stile ha dovuto giocoforza misurarsi; forse anche a causa della enorme risonanza dovuta al curioso episodio del portale centrale dove si imponevano due morbidi nudi femminili dello scultore Ernesto Bazzaro. 3514865633_9960154239_oCollocate ai lati dell’ingresso ed intente a curiosare all’interno voltando le spalle ai passanti, le due figure, che rappresentavano la Pace e l’Industria, guadagnarono all’edificio il soprannome di Ca’ di ciapp, riportato insistentemente dai giornali locali fino a far decidere a Castiglioni la rimozione delle stesse (oggi decorano Villa Romeo Faccanoni in via Buonarroti, sempre di Sommaruga).

 

VERSO UNA CONCLUSIONE: CASA BERRI MEREGALLI
Via Capuccini, 8

Casa_Berri-Meregalli,_milano_14-8-2011Casa Berri Meregalli, in via Cappuccini 8, è considerata l’ultimo esempio coerentemente liberty dell’architettura milanese. Commissionata nel 1911 ha una gestazione particolarmente lunga ed è compiuta solo nel 1915. Il progetto di Giulio Ulisse Arata è ambizioso e conferma come la democratica volontà modernista di creare un’arte alla portata di tutti, grazie alla produzione in serie, resti confinata tra le buone intenzioni: il lusso costa molto ed è per pochi. Arata mescola il laterizio rosso, la pietra naturale e artificiale, i mosaici dorati, i bassi e alti rilievi in cemento. I migliori artisti e artigiani vengono chiamati a realizzare le idee dell’architetto: Prendoni e Calegari per le sculture esterne, Rimoldi per le figure dipinte, D’Andrea per i mosaici, Mazzucotelli per i ferri battuti. Nella decorazione il tema animale prevale su quello vegetale, che è accantonato senza esitazioni, e ci regala un bestiario sorprendentemente ricco che comprende arieti, pesci, rane, gufi, cani e leoni. Nella parte alta si impongono gli enormi putti a tutto tondo aggrappati ai pluviali, eseguiti con gusto verista e scapigliato, emblematici del Liberty milanese. Nell’atmosfera cupa e un po’ misteriosa dell’insieme, tuttavia, si nota anche altro: i muri massicci e gli archi ribassati che rimandano all’architettura romana, le bugne ruvide e la verticalità gotica e i mosaici il cui oro ricorda Ravenna. Tutti elementi che, per quanto siano mescolati senza gerarchia con risultato del tutto anti-classico, erano cari già al gusto storicista. E proprio il ritorno dello storicismo segna la fine della brevissima stagione liberty che a Milano coincide appunto, secondo la critica contemporanea, con questa creazione di Arata. È però curioso ricordare che i contemporanei dell’architetto vedevano in casa Berri Meregalli non un esempio di modernismo, ma il suo esatto contrario e che Arata stesso si dichiarasse acerrimo nemico del Liberty rivendicando di aver contribuito al suo superamento.

 

 

* Foto di Roberto Conte: http://www.flickr.com/photos/conte/
Fonte: http://www.100milano.com/liberty

    4 Commenti

  1. Buon giorno,
    ho un medaglione di bronzo di D’Annunzio a firma Frantagni (Milano).
    Il periodo dovrebbe essere liberty.
    Tuttavia non trovo notizie in rete tranne di una sua opera quotata su Cambiaste.com
    Sapreste dirmi il periodo in cui questo artista ha operato o qualsiasi altra notizia utile a farmelo conoscere meglio?
    Grazie
    Giuseppe

  2. bellissimo articolo

  3. Complimenti, un articolo decisamente valido.
    guido molineris – cuneo

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