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Itinerario Liberty a Catania

Itinerario Liberty a Catania

Catania

  • Autore: andrea speziali
  • Date Posted: mag 21, 2013
  • Categoria:
  • Address: Catania

Una Catania meno conosciuta è quella Liberty, che si scopre percorrendo via Umberto, Corso Italia e Viale XX Settembre. L’altra grande espressione artistica a Catania dopo il Settecento si ebbe, infatti con la stagione Liberty, che racchiuse diverse sensibilità artistiche tra fine Ottocento e primo Novecento (eccletismo, stile floreale, decò).
Antiaccademico, guardato con forte sospetto, si diffuse in Sicilia sopratutto a Palermo, promosso da una committenza proveniente dalla classe borghese e imprenditoriale.

Francesco Fichera (1881-1950), allievo del palermitano Ernesto Basile (1857-1932, anch’egli lavorò a Catania e dintorni, sopratutto per i principi Manganelli), Lanzerotti, Malerba, De Gregorio, tra i maggiori autori del nuovo stile.
Nella foto un particolare del Negozio Frigeri (via Manzoni 95, Catania) dietro la Collegiata realizzato da Malerba.

liberty

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE RAFFINERIE DI ZOLFO

Il Liberty in Italia e in Sicilia, benché legato sempre all’industria, si diffuse in una fase successiva rispetto a quella del movimento europeo. A Catania, seconda città d’Italia all’inizio del secolo, i primi edifici di stile industriale furono le raffinerie dello zolfo. Nella città tantissimi furono i decoratori e gli artigiani e il Liberty catanese fu influenzato dall’architetto Ernesto Basile.

PALAZZO MANGANELLI

Palazzo in stile Liberty progettato da Ernesto Basile in cui furono girate alcune scene del Gattopardo di Luchino Visconti.

TEATRO SANGIORGI

Schermata 2013-05-21 a 14.35.26Fu l’imprenditore Mario Sangiorgi a diffondere lo stile Liberty nella città di Catania realizzando un complesso costituito da un teatro, un café, un albergo e un ristorante. Alla realizzazione dell’edificio lavorarono l’arch. Giuffrida, il decoratore Florio e il pittore decoratore Salvatore De Gregorio.
Il Teatro Sangiorgi viene inaugurato il 7 luglio del 1900, con la Bohème di Puccini, direttore il maestro Filippo Tarallo, protagonista il soprano Bice Adami. È all’aperto, sarà ricoperto nel 1907, ristrutturato nel 1938. A cavallo fra Ottocento e Novecento Catania dispone di altre undici sale teatrali, nelle quali la fa da padrone il teatro di tradizione, con Grasso, Musco e Martoglio in grande attività, ma dove arrivano ogni tanto ospiti del calibro di Eleonora Duse o di Leopoldo Fregoli, persino Sarah Bernhardt.

decorazioni liberty teatro sangiorgi cataniaE appena dieci anni prima, nel 1890, s’è aperto l’atteso teatro lirico, il Massimo. La grande novità proposta da Mario Sangiorgi sta nel fatto che la struttura offre, con il teatro estivo dove si rappresentano opere, operette e spettacoli di prosa, un salone interno di caffè concerto, un ristorante, una sala da pattinaggio, vari spazi di ritrovo e di ristorazione (fra gli anni Quaranta e Cinquanta si doterà di altri servizi, tra cui un kursaal e un “diurno”, l’unico mai realizzato a Catania, per accogliere quanti arrivano dalle province vicine per acquisti e affari), e un albergo. Fin dal primo momento l’idea del cavaliere Sangiorgi si rivela vincente: un luogo posto nel centro della città, per giunta reso accogliente da architetture moderne, in uno stile Liberty al passo coi tempi – il progetto è dell’ingegnere Salvatore Giuffrida, gli stucchi e le decorazioni del pittore napoletano Salvatore Di Gregorio -, non può che essere la meta di tanti. Se poi la proposta artistica, pur adatta alle aspettative dei gaudenti in vena di emozioni proibite, non esclude “signore e signorine”, come puntualizza una pubblicità d’epoca, nè l’intero nucleo familiare che può passarvi un rilassante pomeriggio o una piacevole serata, fra uno spettacolo, una pattinata e un buon gelato, il gioco è fatto.

Schermata 2013-05-21 a 14.38.06E non sono escluse le sorprese: capita di assistere ad un avvenimento sportivo oppure a una proiezione cinematografica. La novella arte arriva al Sangiorgi nell’autunno del 1900 – vi si proietta Quadri dell’esposizione di Parigi -, esattamente dieci anni prima che a Catania si inauguri il primo cinema, l’Eliseo.
Fino al 1916, anno della sua prematura scomparsa, è lo stesso Mario Sangiorgi a curare gli interessi dei suoi Esercizi, con l’aiuto di impresari ed organizzatori. Poi la palla passerà al fratello Concetto, cui si affianca uno dei figli di Mario, Guglielmo Sangiorgi, che, dal 1938, assumerà in prima persona l’intera gestione, dandovi una personale impronta.

PALAZZO MORANO E ALTRI EDIFICI

Palazzo Morano, progettato dall’architetto Tommaso Malerba, è decorato nella facciatacon maschere femminili e motivi floreali. Dello stesso architetto: il Palazzo di Piazza Duca di Camastra, il Palazzotto di Via Carmelo Abate e il Negozio Filangeri. È invece di Carmelo Malerba Villa Ardizzone , sicuramente una delle costruzioni più belle del Liberty catanese. Da non dimenticare Palazzo Rosa, voluto dall’ingegner Fabio Maiorana, padre del fisico Ettore. Si caratterizza per il colore roseo della facciata esaltato dal sole in alcuni momenti della giornata.

OFFICINE ELETTRONICHE A CALTAGIRONE

Situato nell’area dell’antico monastero di Santa Chiara, questo edificio fu edificato nel 1907 su progetto di Ernesto Basile ed è uno degli esempi più interessanti del Liberty regionale.


PALAZZO MUNICIPALE E ALTRI EDIFICI A CALTAGIRONE

Il Palazzo Municipale è un edificio costruito nel XIX sec. L’esterno è a tre ordini e la parte posteriore è in stile Liberty. Sempre in stile Liberty il Palazzo Poste e telegrafi, Casa Amico,


PALAZZO MAGNOLIA E CASA QUATTRO STAGIONI DI S. FRAGAPANE

IMG_3037bisChiesa di S. Giuliano a Caltagirone
Di epoca normanna, distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita, presenta il prospetto, progettato dall’architetto Fragapane, in stile Liberty.
Casa Saleri, nota col nome “Palazzo della Magnolia”, è ubicata in via Luigi Sturzo, nel cuore del centro storico di Caltagirone. La posizione in cui si trova, costipata tra due anonimi edifici in una via piuttosto stretta, ne sacrifica notevolmente la visuale. Percorrendo la via Luigi Sturzo infatti, quasi non ci si accorge di questo esemplare edificio e risulta difficile apprezzarne pienamente l’intera facciata, se non di scorcio. La realizzazione della facciata in terracotta monumentale risale ai primi anni del ‘900 e costituisce un esempio emblematico in quanto gli stili liberty, neogotico e barocco qui si innestano felicemete dando origine allo stile eclettico noto localmente come “stile floreale”. Gli inserti in terracotta sono di manifattura della fabbrica di terrecotte Vella, realizzati in seguito ad un attento progetto eseguito appositamente per la casa Saleri dallo stesso artigiano e imprenditore locale Enrico Vella. Aspetto che rende unico questo edificio è l’importanza strutturale, oltre che ornamentale, della terracotta. Infatti non si tratta solamente di applicazioni puramente decorative, ma intere parti come le mensole, i balconi e i mattoni del piano terra contribuiscono, con giochi di forze, a dare sostegno alla struttura. L’incantevole intreccio di magnolie e fogliame, quasi a rendere la facciata un giardino verticale, si sviluppa esclusivamente in un unico prospetto, che chiaramente corrisponde a quello lasciato a vista dalla edificazione, suddiviso in quattro livelli.

LA MAPPA DEL LIBERTY

di Sergio Troisi

Da quando – era il 1971 – Leonardo Sciascia rievocò il suo ricordo di una Palermo «piccola capitale dell’ art nouveau» in una definizione tanto celebre quanto inflazionata, il liberty siciliano è stato oggetto di una rivalutazione storiografica e di una divulgazione talmente diffuse e capillari da poter diventare, esse stesse, tema per una indagine di sociologia del gusto. Aldilà dei fuorvianti toni celebrativi in chiave locale che ancora talvolta echeggiano (Palermo come Barcellona, Basile come Gaudì o Horta) il fenomeno ebbe tuttavia nell’ isola caratteri ampi ed estesi non soltanto ai centri maggiori (lo stesso Basile all’ apice della sua fama firmò d’ altronde progetti per Licata e Ispica), e la sua penetrazione in contesti sino a poco tempo prima identificati senz’ altro da una dimensione agricolae feudale- mentre il liberty era sigla dichiarata della modernità urbana – accompagna un processo di trasformazione della Sicilia evidente nei decenni posteriori all’ Unità. Una fase irta di contraddizioni anche stridenti, come dimostra la feroce repressione seguita alla costituzione dei Fasci che di quel processo di mutamenti era una componente fondamentale. Il merito principale di una pubblicazione come “Arte e architettura liberty in Sicilia” (a cura di Carla Quartarone, Ettore Sessa ed Eliana Mauro, Grafill, 614 pagine accompagnate da 14 fascicoli di itinerari di visita) è quello di avere adottato uno sguardo orizzontale: senza fare perno su nomi ed emergenze ampiamente indagate e pubblicizzate e ricostruendo attraverso una ricca serie di contributi che esplorano tutti gli aspetti della cultura isolana del tempo un contesto affollato di episodi architettonici e decorativi certamente minorie tuttavia indicativi di un clima e di un gusto.
4608028015_0d71ce7735_oVa da sé che il termine liberty in quest’ ottica è adoperato in chiave estensiva: sia cronologicamente, assorbendo cioè al suo interno da un latoi momenti della tradizione eclettica ottocentesca che ebbe un ruolo cruciale nella nascita del modernismo e dall’ altro la lunga fase epigonale e la successiva articolazione déco; sia qualitativamente, riconoscendo cioè come liberty edifici che del modernismo art nouveau presentano soltanto pochi stilemi (l’ arricciarsi di un elemento a nastro per una finestra o un balcone, l’ eleganza di una decorazione a stucco) sovrapposti a una concezione costruttiva saldamente tradizionale. In un simile contesto di indagine, questo conta tuttavia relativamente, perché l’ accento cade invece su altri fattori: la diffusione dei nuovi codici formali attraverso le riviste, la loro adozione da parte degli architetti, la committenza degli istituti bancari, l’ importanza degli edifici pubblici (uffici postali, scuole, municipi), le rinnovate tipologie abitative delle ville unifamiliari dei ceti emergenti della borghesia imprenditoriale o delle cariche amministrative, e ancora alberghi, stabilimenti balneari, stazioni ferroviarie, cinema, caffè e teatri, arredi urbani, monumenti commemorativi e funerari. Una geografia talmente fitta che è impossibile riassumere se non citando alla rinfusa oltre gli esempi più acclarati: gli edifici della Dogana progettati da Lo Cascio per la Messina del dopo terremoto nel 1914, i motivi floreali della abitazione progettata da Salvatore Battaglia a Vittoria del 1913, il prospetto dell’ Oreficeria Restivo a Enna (1926), le decorazioni di Casa Verderame a Licata affrescata da Salvatore Gregorietti nel 1903 con motivi alla Mucha simili a quelli adottati da De Maria Bergler per il salone di Villa Igiea, il Palazzo delle Poste di Catania, una delle architetture più rappresentative di Francesco Fichera (1919); e ancora il Teatro Sangiorgi sempre a Catania (1900, Giuffrida, Florio e De Gregorio) in particolare nella tesa linearità dell’ ambiente del foyer, le mensole in ferro battuto della pensilina delle stazione ferroviaria di Caltanissetta (1921) e, già con presentimenti di déco, la Galleria Vittorio Emanuele di Messina di Puglisi Allegra (1919) e la sala del cinema teatro Massimo di Palermo di Giovanbattista Santangelo (1921). Se non altro attraverso il littering di targhe e insegne, non c’ è quasi centro urbano della Sicilia che tra il 1890 e il 1930 non recepisca le sinuosità nervose e l’ eleganza stilizzata di matrice modernista, magari innestandole su una più antica pratica decorativa genericamente ottocentesca che talvolta – è il caso di molte cittadine della parte orientale – senza fratture rimodula motivi addirittura tardobarocchi. In questa ricezione del moderno, la Sicilia dello zolfo si intreccia con quella della grande aristocrazia e della mondanità internazionale, quella del vino con quella della piccola nobiltà di provincia, quella delle città in espansione con le terre d’ emigrazione. L’ epopea della modernizzazione nonostante tutto (nonostante l’ incompiutezza e la marginalizzazione economica evidente già allo scoccare del primo decennio del Novecento) ha insomma nella grammatica liberty il suo codice visivo anche in tempi sincroni e non ritardati rispetto alle altre esperienze europee ma prolungati anche quando, in tutta Europa, le tensioni storiche e sociali hanno da tempo altri e più appropriati interpreti. Questo tessuto connettivo di piccoli maestri e di maestranze artigiane – ebanisti, stuccatori, tipografi, intagliatori, scalpellini, mosaicisti – che rivedono il loro repertorio abituale sulla base delle indicazioni progettuali e del motivo della integrazione tra le arti che è l’ ideologia di fondo dell’ art nouveau, ma non di rado semplicemente attraverso le fonti di giornali e riviste, è probabilmente l’ aspetto più interessante del libro, e spiega indirettamente perché non poche opere di quei decenni ci siano giunte anonime a dispetto della loro flagranza modernista, come – altro esempio famoso – l’ insegna musiva del Panificio Morello al Capo (che peraltro, a dispetto della sua notorietà, continua a perdere tessere). Riletta attraverso questo filtro, quella stagione perde così il suo carattere di mitologia consolatoria per diventare un territorio di analisi che investe in primo luogo l’ ambito del gusto. Il fatto che quei formulari abbiano avuto nell’ isola una lunga coda spesso in traduzione vernacolare denuncia semmai la stagnazione economica in cui la società siciliana intorpidisce per gran parte del periodo tra le due guerre, affidando a quel che rimane del liberty la rappresentazione esteriore di una modernità frustrata.

Fonti: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/23/la-mappa-del-liberty.html
http://www.teatromassimobellini.it/storia.asp?id=21
Edifici Liberty a Catania

Corso Italia (Catania), Villa D’Ayala e Villino Simili Foto Anni ’30

Corso Italia (Catania), Villa D’Ayala e Villino Simili
Foto Anni ’30

Siti da visitare per la provincia di Catania:
www.turismo.catania.it
www.apt.catania.it
www.comune.caltagirone.ct.it
www.cormorano.net/catania/arte/liberty

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