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Itinerario Liberty a Napoli

Itinerario Liberty a Napoli

  • Autore: andrea speziali
  • Date Posted: ago 3, 2015
  • Categoria:
  • Address: napoli, via Carducci 18

Doveva essere bella Napoli all’inizio dello scorso secolo, prima che il ‘900 – con tutte le sue contraddizioni anche in architettura – sconvolgesse irrimediabilmente il territorio. Eppure, un importante indicatore della perduta bellezza della città è proprio la presenza di un quartiere, Chiaia, edificato quasi interamente nel novecento. Nelle sue strade, tra i suoi palazzi, è imprigionato il fossile del gusto, dell’eleganza, della modernità della Napoli inizio secolo: un fantasma bellissimo.

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OLYMPUS DIGITAL CAMERALa genesi urbanistica del quartiere Chaia è complessa e lunga. Il progetto iniziale fu redatto nel 1859 da un gruppo di architetti del tempo, ma la costruzione del primo lotto cominciò solo quindici anni dopo passando per offerte, gare, concorsi e un mare di intrighi legati agli ingenti capitali necessari per le opere. Molti progetti furono redatti per urbanizzare il quartiere: il più divertente – osservandolo dall’alto del contemporaneo assolutismo paesaggista – era quello di Giorgio Fiocca che ampliava enormemente l’area d’intervento disegnando un quartiere per 80 mila abitanti, edificando palazzi al posto della Villa Comunale e spingendosi con la costruzione qualche centinaia di metri verso il mare.

SONY DSCOggi è sempre più evidente che la città costruita agli inizi del secolo ventesimo era bella ed elegante così come doveva essere colta e moderna la società borghese napoletana di allora, al contrario della società odierna di Chiaia, forse altrettanto colta e altrettanto moderna, ma priva di potere economico e forza culturale in grado di rinnovare davvero la città. La società di allora volle un quartiere disegnato nello stile nuovo, l’Art Nouveau, che – pur se non libero, innovativo ed espressivo come il corrispondente parigino o viennese – è stato capace di generare un carattere e un decoro che ancora oggi permane, rendendo Chiaia tra i più rappresentativi rioni della città, certamente il più chic.
SONY DSCA Chiaia è dedicato il secondo appuntamento sulla città del novecento per riscoprire i quartieri moderni napoletani e per imparare a riconoscere, tra i tanti edifici “in cemento”, quelli che meritano maggior consapevolezza da parte dei cittadini. Il viaggio è reso possibile dalla pubblicazione di “Napoli Guida e dintorni, itinerari di architettura moderna” curato da Sergio Stenti con Vito Cappiello, ed edito da Clean, che suddivide la città in itinerario di architettura moderna da riscoprire (e che verrà presentato oggi alle ore 16.00 a Palazzo Reale).

SONY DSCA Chiaia sono 18 le opera che vale la pena conoscere, soprattutto Liberty. Proviamo a ricordarne solo alcune, come Palazzina Velardi (numero 14 sulla mappa), costruita nel 1906 da Francesco De Simone, i cui decori sono andati in parte perduti, ma che resta uno dei più caratteristici esempi napoletani di liberty soprattutto grazie alla torre visibile dalle Rampe Brancaccio, edificata nel tentativo di smuovere la compattezza del blocco principale dell’edificio.
Oppure la Palazzina Paradisiello (numero 2), completata nel 1909 da Giulio Ulisse Arata, che contiene raffinate citazioni barocche soprattutto nelle cornici e nelle lesene della facciata su Parco Margherita, anche se lo stile è già proteso verso l’Art Nouveau europeo con i suoi espliciti legami alla natura.
51416366Palazzo Mannajuolo (numero 15), completato da Arata nel 1911, che rappresenta uno degli esiti qualitativamente più alti del liberty cittadino, non solo per il suo corpo d’angolo, costituisce un elegante soluzione urbanistica fondale monumentale per via dei Mille mediante un complesso gioco di volumi, ma anche per la bella scala principale, ad andamento ellittico con esili gradini in marmo.
Da citare ancora l’Edificio Residenziale in via Carducci 18 (numero 9), completato da Paolo Platania nel 1939, che con coraggio abbandona definitivamente la strada liberty per lanciarsi verso il razionalismo moderno e verso innovazioni tipologiche come il prospetto sul Liceo Umberto aperto da bucature costituite da balconate coperte che lasciano intravedere il cortile interno.
11.-progetto-fiocca-thumb-300x222Infine l’Edificio Commerciale di via Filangieri 53 (numero 16), completato da Arata nel 1912, nel quale l’utilizzo del cemento armato nel prospetto, composto da sette eleganti campate, consente di ottenere una facciata dove i vuoti sono predominanti sui pieni.
“La novità del quartiere”, come ci racconta Sergio Stenti, “è rappresentata dalla presenza degli edifici commerciali: una nuova tipologia urbana di cui quello di Giulio Arata rappresenta una “moderna” soluzione architettonica, risolta con ridotte strutture murarie e grandi pareti vetrate, in linea con i migliori esempi di edifici commerciali europei”

Di Diego Lama
(Corriere della Sera)

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