Menu Navigazione
Itinerario Liberty a Luino

Itinerario Liberty a Luino

  • Autore: andrea speziali
  • Date Posted: gen 15, 2017
  • Categoria:
  • Address: Piazza Garibaldi, Luino,

Proponiamo un itinerario Liberty nella città di Luino. Era il 1882 in cui la costruzione della linea ferroviaria del Gottardo, da Milano e da Genova unificò le sorti del territorio dell’alto Verbano lombardo: l’intera costa fu percorsa dalla strada ferrata per la cui costruzione si perforarono montagne, si troncarono precari percorsi a mezza costa, si superarono torrenti e valli causa di secolari divisioni amministrative tra piccoli paesini confinanti.

A6_Cartolina viaggiata 1904

Nonostante qualche timido tentativo alla metà dell’800 per un collegamento unico sulla costa, e nonostante il servizio di navigazione (1826-1858), nulla aveva reso in un sol colpo così vicini i paesi del lago; e, allo stesso tempo, in rapido collegamento con mete lontane: il Mediterraneo e il nord Europa. Imposta nel tracciato e nella localizzazione delle stazioni (alcuni centri ebbero una propria stazione solo in anni recenti), secondo una logica che, prediligendo la velocità del tracciato all’effettiva importanza dei paesi attraversati, si dimostrò fallimentare (prevalsero gli interessi della linea di Chiasso), la ferrovia concretizzò comunque le aspirazioni del territorio verso uno sviluppo turistico e industriale già in atto nei decenni precedenti.
Queste le premesse della stagione liberty locale: vocazione turistica e importante sviluppo economico supportato dalle notevoli imprese infrastrutturali di fine ‘800 (la ferrovia, una fitta rete tranviaria e nuove strade); inoltre, una classe imprenditoriale particolarmente impegnata, soprattutto a Luino, nelle sorti progressive del territorio e quindi incline a tradurle in uno stile appropriato e nuovo; e, non ultimo, una schiera di tecnici, ingegneri, architetti e capimastri che, secondo una secolare tradizione di emigrazione, furono pronti a riportare nelle terre natali gli echi delle più avanzate tendenze, distribuendo nel paesaggio una qualità edilizia diffusa e, a volte, anche qualche esempio di pregio.
La stagione liberty a Luino conferma il ruolo propulsivo della cittadina, capace, grazie alla costruzione della stazione principale lungo la linea del Gottardo, di trovare tra le proprie forze tutte le energie per sostenere e rilanciare le opportunità offerte della nuova infrastruttura: nel 1884 il paese completò un ampio piano urbanistico per allacciare il nucleo antico sul colle con la stazione lontana nella piana alluvionale del fiume Tresa; nel 1884 fu lo stesso comune a finanziare con 11000 lire la costruzione dello scalo della ferrovia a scartamento ridotto per Ponte Tresa (e Lugano), scegliendo anche la localizzazione più opportuna per la stazione capolinea; nel 1885 fu fondata la Banca Popolare; nel 1884 si costruì il primo Grand Hotel e di conseguenza si rinnovarono con nuovi confort gli alberghi già esistenti; gli impianti industriali di metà ’800 raddoppiarono la loro superficie e rinnovarono il loro volto. Luino, si può dire, si fece da sé, con garbo e con grazia e con una larghezza di vedute: ne sono il simbolo le due guide turistiche stampate nel 1903 e nel 1910. Eleganti nella veste grafica ricca di fluenti linee e aggraziate figure femminili e curate nel contenuto, preciso e attento alle diverse sfumature di un’area secolarmente in bilico tra lago e montagna, tra villeggiatura e cultura agreste, riassumono le aspirazioni dei luoghi a presentarsi con un volto nuovo e aggiornato.

1. Il Kursaal (poi Palazzo Verbania). Piazza Garibaldi
La figura dell’ingegnere e architetto Giuseppe Petrolo (Luino, 1872-1953) spicca nel panorama locale e il Kursaal, la sua opera meglio riuscita, avrebbe costituito se sopravvissuto un notevole esempio per un’area come quella luinese marginale rispetto ai centri nevralgici di rielaborazione del nuovo stile. Non mancavano, tuttavia, nella Luino di allora buoni spunti perché un giovane progettista potesse avere sott’occhio quanto altrove stava nascendo in architettura. Già altrove si è ricordato che la presenza di industriali provenienti dalla svizzera tedesca, la famiglia Hussy con cui l’architetto Petrolo collaborò fin dagli esordi, potrebbe essere riconosciuta come il motivo per cui il Kursaal, ma ancora prima la villa Guerrini (1902), le industrie Battaglia (1903) e poi gli stabilimenti Bodmer (1908), presentassero tali richiami all’architettura viennese scaturita dalla Wagnerschule. A partire dal 1885 circa e fino al 1909, alcuni studi di Lucerna erano, infatti, impegnati a progettare le ville ancora eclettiche di cui l’ingegnere Petrolo seguiva probabilmente la fase realizzativa; nel 1904 soggiornò a Luino l’architetto Somazzi, prima di progettare a Brissago il celebre Hotel e di recarsi a Rimini; ancora nel 1910 il giornale locale annunciava il ritorno in Luino per soggiorno dell’«egregio architetto» Alfredo Campanini, progettista liberty di fama in Milano. Sono queste le premesse culturali da cui scaturì la stagione liberty locale e, nel 1904, il progetto per il Kursaal: una data che segna un primato tutto luinese rispetto alla stagione liberty del capoluogo Varese. L’iniziativa fu promossa grazie all’impegno della classe industriale locale che, in contemporanea con la costruzione della ferrovia elettrica Varese-Luino, asse portante di un turismo tra i colli e i laghi, fondava la Società anonima per il Kursaal. L’architetto disegnò per il padiglione sul lungolago dedicato a «concerti, feste da ballo, riunioni, conferenze, caffè, ristorante», come ricorda la cronaca d’allora, un parallelepipedo bianco la cui facciate erano percorse da lesene unite alla base da una zoccolatura a raccordo curvilineo; nei bianchi muri, le finestre erano sormontate da un attico circolare, scuro. Il tetto era terrazzato; il fastigio di coronamento, dove i vasi di cemento continuavano lo slancio delle lesene, si incurvava sulla facciata principale per ospitare le scritte pubblicitarie. L’edificio rivolgeva al lago un salone rettangolare ad un solo piano di 22 metri di lunghezza dove il susseguirsi di ampie finestre a profilo mistilineo sovvertiva i tradizionali rapporti tra vuoti e pieni, offrendo tutta la vista possibile sulle acque del lago in uno dei punti più belli della costa. Una terrazza sopra il salone richiamava quella sopra il padiglione e l’altra che, con accesso dal salone, si protendeva sopra l’acqua. Ne risultò una sorta di cascata di terrazze digradanti verso il lago che, nonostante le trasformazioni subite dall’edificio, conservano ancora intatto il fascino di un dialogo con il paesaggio immortalato nei versi di Vittorio Sereni: Improvvisa ci coglie la sera. / Più non sai/dove il lago finisca; / un murmure soltanto / sfiora la nostra vita / sotto una pensile terrazza […] (V. Sereni, Terrazza, 1938, in Frontiera). La fonte di ispirazione è viennese: lo denuncia l’impianto che, nonostante l’assenza di corposità dei muri bianchi dove ‘galleggiano’ le finestre e gli elementi decorativi, presenta un disegno monumentale; lo dimostra la ripresa letterale di alcuni dettagli come la fascia a scacchi di alterno colore che correva su tutte le fronti (per il Kursaal/Palazzo Verbania vedi anche: Palazzo Verbania).

2 . Villa Guerrini. Via Lugano
I precedenti per la buona riuscita del Kursaal vanno ricercati nelle prime opere progettate dall’architetto Giuseppe Petrolo a Luino. Tra quelle meglio riuscite è villa Guerrini, risalente al 1902 e caratterizzata da un ampio e sicuro impiego di muri lisci (ossia privi di decorazioni in rilievo, come la tradizione accademica imponeva), da motivi decorativi a onda graffiti nell’intonaco e, come poi nel Kursaal, dalla terminazione dei volumi con tetti a terrazza.

3 . Padiglione delle ex officine Battaglia. Via Don Folli
L’architetto Giuseppe Petrolo aveva la sua prima prova di adesione allo stile liberty nel piano di ampliamento, purtroppo non eseguito completamente, per le industrie Battaglia. Per queste, Giovanni Battaglia, in termini meno grandiosi di quanto si stava allestendo nel cantiere della celebre birreria Poretti di Induno Olona (prezzo Varese), aveva commissionato all’architetto non un semplice ampliamento spaziale, ma anche il rinnovamento dell’immagine della ditta tramite un’opera dichiaratamente collegata alle esperienze più avanzate. Giovanni Battaglia con Teofilo Hussy aveva fondato la società per il Kursaal: le nuove ditte e il nuovo padiglione erano destinati a rappresentare i moderni capisaldi della nuova stagione turistica e industriale di Luino. Del grandioso piano rimane solo un padiglione in fregio alla via pubblica; scomparsa, invece, tutta la grande fabbrica (denominata Viscontea) che si estendeva alle spalle, demolita dopo il fallimento dell’azienda nel 1950 ca. Il solo padiglione, tuttavia, è in grado di mostrare notevole sicurezza compositiva e decorativa pur nell’impiego di calibrati e sobri elementi decorativi di aulica derivazione, come la grande finestra centrale ‘termale’ (ossia ripresa da un modello proprio della tarda antichità latina).

4 . Villino Marchesi. Loc. Poppino
La carriera di Giuseppe Petrolo proseguì oscillando tra ripensamenti storicisti, una nuova rielaborazione delle tendenze liberty, con facciate plasticamente mosse dall’introduzione della pietra artificiale, e le prime avvisaglie di quel ‘ritorno all’ordine’ poi proprio dell’architettura del terzo decennio del ‘900. Mentre nel 1910 costruiva a Poppino di Luino l’elegante villino Marchesi, ancora debitore, persino nella veste grafica di progetto, delle esperienze austriache. Il villino, ben visibile dalla strada pubblica, si inserisce con raffinatezza nello scenario di ville di grandi dimensioni costruite sui colli circostanti a dominio del golfo di Luino. Tra queste, l’una (villa Barozzi), la cui cancellata si intravede di fronte all’ingresso del villino Marchesi, è opera dello stesso Petrolo di qualche anno precedente (1907).

5 . Villa Petrolo (ora Filippi). Via S. Pietro
A conclusione dell’itinerario dedicato alla figura dell’architetto Petrolo, è da menzionare la grande villa costruita per se stesso in fregio alla silenziosa stradina che dal centro antico di Luino giunge alla chiesa medievale di San Pietro. Fu innalzata nel 1908 e ben documenta quel ‘ritorno all’ordine’ che, negli stessi anni stesso architetto, a Milano, l’architetto Petrolo sperimentava in un vasto piano di completamento in fregio a Viale Majno, con palazzi in stile barocchetto, rinascimentale e romanico. Del ‘ritorno all’ordine’, anticipato nella sua opera dal progetto per la villa Petrolo di Luino (1908), fece le spese proprio il Kursaal, intorno alla metà degli Anni Venti. Chiesto all’architetto un ampliamento del fabbricato, ora Albergo Verbania, questi ne cancellava la sciolta veste sotto più irrigiditi e banali volumi, pur avendo tentato in alcuni studi di mantenere i motivi decorativi principali dell’edificio precedente. Quanto alla villa, buen retiro luinese dell’architetto, questa riuscì grandiosa, poderosamente innalzata sopra un basamento in finta pietra a dominio del panorama e al centro di un vasto e bel parco. Attualmente proprietà Filippi, conserva interni e soffitti affrescati secondo il gusto dell’epoca.

6 . Villino Luini-Carletti. Rotatoria ‘La Rotonda’/Viale Dante/Viale Amendola
A Luino, nel solo decennio 1876-1886 si contarono nuove 60 case. La spinta edilizia continuò ininterrotta fino alle soglie della Prima Guerra Mondiale: si colmarono i vuoti lungo i vialoni verso la stazione e costituenti, di fatto, una vera e propria città nuova contrapposta all’antico nucleo abitato. Il lungolago di viale Dante, sistemato dal 1898 completando un doppio filare di platani che col tempo ha assunto forme monumentali, si configurava come palcoscenico ideale dove sfoggiare sulle facciate di ville e palazzine uno stile adeguato al rango di una borghesia desiderosa di accaparrarsi una delle più amena località del paese: fu così naturale il passaggio dallo sfoggio d’un eclettismo a volte raffinato (seconda villa Hussy, ora albergo Camin, 1898; villa Riccardi-Gobbi, arch. Febo Bottini, 1897) al nuovo stile. Villa Luini-Carletti (v.le Amendola 2/a) è un complesso di edifici cresciuti a poca distanza temporale e fisica l’uno dall’altro. Dopo il primo villino del 1908 e un modesto villino di servizio, nel 1912 fu costruita la villa principale. Autore di tutte le opere fu l’ingegnere nob. Federico Luini, le cui origini locali sono tutte da dimostrare, con studio in Milano nel palazzo di famiglia in via Sforza, 4. Non sono note altre opere dell’ingegnere, a meno di non associarvi anche la figura dell’architetto milanese Antonio Luini; questi però aveva studio autonomo e apparteneva ad un ramo della famiglia non insignito di titoli nobiliari. La villa di Luino presenta particolari raffinati. Costruita su un lotto in angolo tra viale Dante e la strada di accesso alla stazione, perpendicolare alla litoranea, la villa si innalza con una torretta affacciata verso il lago e aperta dalla consueta finestra tripartita. I profili della trifora sono rastremati da sporgenze sinuose delle modanature. Tutto il sottogronda è arricchito da un ricercato gioco di pendenti in legno, retaggio ancora eclettico; ma le cornici delle finestre presentano tra i particolari meno scontati di tutto il Luinese, per l’elegante commistione di motivi geometrici e floreali. Gli spigoli dell’edificio sono caratterizzati dalla presenza di un mattonella cementizia sovraccarica di fiori; ricordo del classico elemento del cantonale, il particolare sembra già preludere a più moderni sistemi decorativi, non più razionalmente disposti sulle facciate, ma liberi nello spazio da rigide regole compositive.

7 . ‘La Rotonda’. Rotatoria ‘La Rotonda’/Viale Dante/Viale Amendola
Di fronte a villa Luini, nello stesso 1912, si stava costruendo un rondò, ovvero una piattaforma semicircolare protesa nelle acque del lago a conclusione del filare alberato di viale Dante e, come tratta da un manuale di urbanistica ottocentesca, quale sfondo prospettico del viale che giungeva dalla stazione. Il rondò, o popolarmente La Rotonda, destinato a diventare parte integrante della memoria collettiva della città e luogo ricco di ricordi letterari, fu arricchito nel 1913 da una balaustrata con muretti di cemento e parapetti in ferro unificati da un unico fluente disegno tra i più belli ed eleganti delle sponde del lago. Gli artigiani locali (ditta Pozzi per il cemento e fabbri Pozzi per i ferri) seppero con maestria eseguire il disegno fornito dal segretario comunale Morozio.

8 . Casa Barozzi. Via Vittorio Veneto/Piazza Garibaldi
All’imbocco di via Veneto, casa Barozzi (sede del Caffè Centrale) fu costruita intorno al 1918 forse dall’architetto Petrolo o dall’ing. Giuseppe Negri, suo collaboratore. Interessante le cancellate che si allineano a chiudere il porticato con movimentati ferri dalla caratteristica forma ‘a colpo di frusta’, forgiati dalla ditta Orsenigo di Milano. Sui balconi dominano mezzi busti in cemento dei principali autori d’opera italiani (Verdi, Rossini, etc.), singolare forma di pubblicità ideata dal primo proprietario che qui teneva un negozio di strumenti musicali. Sotto il portico del caffè, altri due busti in cemento e di recupero tramandano la memoria di due differenti glorie locali: il pittore loenardesco Bernardino Luini (ai primi del ’900 lo si credeva ancora originario di Luino) e il geometra che più contribuì alla crescita della città tra la fine dell’800 e il ’900: Luigi Sbarra.

9 . Villino De Albertis. C.so XXV Aprile
Lungo corso xxv Aprile si susseguono dignitose palazzine: tra queste spicca il villino De Albertis al n. 66, costruito nel 1908 su progetto dall’architetto Giovanni Terragninj di Milano dall’impresa locale Barassi e Bini. La famiglia De Albertis era originaria di Milano e aveva un’impresa edile. La villa presenta il consueto schema a torretta con trifora e forme piuttosto irrigidite: interessanti i ferri, con acroterii ai lati del balcone della torretta, e la cancellata, decisamente più sinuosa nei decori a cerchi. Di fronte (civv. 83-87) è da segnalare la casa Vannella, edificata in forme autenticamente parigine nel 1910, con tanto di abbaini bohémienne, dall’architetto Locher con studio nella capitale francese: i Vanella, fatta fortuna in Francia, tornarono in patria, portando con sé un progetto già pronto in cui l’impianto francesizzante soffoca i pochi richiami liberty.

10 . Villa Solera. Colmegna (Loc. Sabbioncella; viale Dante)
Villa Solera fu costruita nel 1907 in località Sabbioncella per l’allora sindaco di Luino Giuseppe. Ne fu autore l’architetto Vincenzo Morandi, nativo di Buenos Aires, ma originario dei luoghi (la famiglia era emigrata in Sud America dalla Val Veddasca, comune di Maccagno con Pino e Veddasca). La villa sorge su un costone di roccia digradante verso il lago: l’architetto vi appoggiò un parallelepipedo rivolto a sud a sostegno della torretta; questa sorge alla quota superiore per cogliere la vista sul lago anche oltre la collina che, verso nord, parzialmente nasconde il corpo principale. Il giardino si articola in forte pendenza: terrapieni, balaustre in pietra, vasi in cemento e arcate di sostegno ancora oggi caratterizzano il tratto della costa. A Colmegna, inoltre, si raccomanda uno sguardo alla bella villa Carissimi, da attribuire al medesimo architetto (vedi itinerario: Le grandi ville di Luino).

Per approfondire il tema…
Federico Crimi, Liberty e dintorni. L’architetto Vincenzo Morandi (1871-1917), «il Rondò», 13-2001, pp. 133-146.
Federico Crimi, Francesca Petrolo, Per Giuseppe Petrolo architetto, «Verbanus», 22-2001, pp. 207-247.
Federico Crimi, Ville della sponda orientale del lago Maggiore: note per un catalogo, «Loci Travaliae» (Biblioteca di Porto Valtravaglia, Va), n. XVI, a. 2007.

CONTENUTO TRATTO DAL SITO DEL COMUNE DI LUINO

Scrivi Risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>