Menu Navigazione
Itinerari Liberty

Itinerari Liberty

Di on lug 16, 2012 in Regione Sicilia | 0 commenti

Nel vario e complesso clima culturale della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento fu soprattutto una corrente artistica, nota in Italia con il nome di “Liberty”, che determinò il carattere dell’epoca.
Il Liberty, o “Art Nouveau”, pur rappresentando una rivolta contro le convenzionali imitazioni decorative dei vecchi stili, non propose nuovi valori, né si basò su una organica teoria estetica; suo principio fondamentale fu l’aderenza allo spirito e ai costumi del tempo, fatti di mondanità e raffinata eleganza, ma anche di decadentismo e formalismo.

Ispirandosi ad un vago concetto di naturalismo gli artisti dell’arte nuova, per dare vivacità e movimento alle loro opere, sfruttarono tutto ciò che di più contorto e sottile la natura può offrire: stami di fiori, frutta, foglie, rami, viticci, animali ecc., furono colti e raffigurati nei loro segmenti più flessibili e sinuosi; ghirigori chiamarono in Germania, il libero gioco della linea “in questo singolare stile che alleggerisce e ingentilisce gli oggetti rendendoli più fragili, più preziosi, più delicati”.

Qualunque sia il giudizio che si può esprimere sul Liberty, ossia se considerarlo valida espressione d’arte oppure manifestazione effimera di una moda, una cosa è certa: esso costituì l’indirizzo dominante del gusto del tempo fino a diventare “l’espressione tipica dello spirito modernista”; ne accolsero la sua azione benefica e rinnovatrice l’architettura, la scultura, la pittura, la cristalleria, la ceramica, le gioiellerie, l’arte grafica. Perfino l’abbigliamento ne fu influenzato: gli uomini portarono i pantaloni a tubo e le donne le spolverine, i veli e le piume di struzzo. Uno stile fine ed aristocratico che volle significare un rifugio in un mondo intimo, popolato di sogni e di immaginazioni, tipico di un epoca vaporosa “fin de siècle” che l’Europa visse come uno dei momenti più gentili e civili.

Se il Liberty, come è noto, nacque e si diffuse rapidamente nelle più progredite città europee, fu però “nei piccoli centri, nelle costruzioni di piccole e medie dimensioni quali ville e abitazioni unifamiliari, e nelle arti applicate che riuscì a sviluppare più compiutamente la sua intima vocazione di fenomeno estetico di natura squisitamente artigianale minore”.
L’artigianato locale, raggiunto dallo stile nuovo dalle riviste d’arte di moda, nello spirito di un rinnovamento artistico, si propose di rispondere alle esigenze di decoro e di raffinatezza che venivano dalle classi borghesi ma anche dai ceti popolari. Mobili, ferri, argenti, quadri, oggetti vari si animarono di temi naturalistici, soprattutto di animali e di fiori le cui forme curvilinee si prestavano ad essere sfruttate dagli artisti impegnati a raggiungere effetti ondulati e sinuosi.
Bisogna tuttavia tener presente che gli artigiani, pur attenendosi a certi caratteri costanti e tipici del Liberty, attinsero “non soltanto ai temi presi dal vivo, ma al vivo delle culture reginali e delle tradizioni locali”, nonché alle conoscenze e alle esperienze personali; ed è proprio l’elemento locale a dare spesso la nota distintiva e originale a quest’arte per lo più omogenea e uniforme.

In questo saggio, necessariamente sintetico, si danno brevi notizie su alcuni artigiani, “gli scalpellini”, che operarono a Canicattini, dove lasciarono esempi significativi del loro gusto artistico, lungo un arco di tempo che arriva fino agli anni Cinquanta del nostro secolo quando la diffusione del cemento, di marmi e di travertini decretò la fine della loro gloriosa e prestigiosa attività.
I primi segni del risveglio edilizio a Canicattini risalgono alla seconda metà dell’ottocento quando si hanno costruzioni di una certa importanza come il palazzo D’Amico in via dei Vespri (Farmacia Firrincieli),il Palazzo Cassarino e il Palazzo Carpinteri Lombardo di via XX Settembre. Per mancanza di documenti ne ignoriamo i costruttori e i decoratori; è logico però supporre che siano stati canicattinesi, ma non possiamo escludere la presenza di maestranze forestiere; infatti sappiamo che l’autore del prospetto del palazzo Carpinteri (Palazzo Comunale) e dell’altare di San Michele fu il palazzolese Antonio Gibilisco e che il casotto dell’orologio della Chiesa Madre fu opera dell’ing. Salvatore Rizza, grande protagonista dell’edilizia pubbica di Avola, sua città natale. D’altra parte anche molti artigiani canicattinesi, per motivi di lavoro, si spostarono nei centri vicini dove portarono le loro esperienze, ma dove anche ne acqisivano.

Il numero degli artigiani nell’ottocento dovette essere consistente, ma oggi si ha memoria soltanto di quelli che furono i protagonisti del rinnovamento edilizio. Essi corrispondono ai nomi di Bonaiuto Antonino, Vasquez Paolo, Vasquez Sebastiano, Bonaiuto Salvatore, Bonaiuto Vincenzo, tutti nati tra il 1824 e il 1843. Alcuni di costoro, probabilmente i Bonaiuto, lavorarono al completamento della Chiesa Madre la cui costruzione iniziata dopo il 1860 si protrasse per oltre un ventennio per mancanza di finanziamenti. Questi pionieri dell’edilizia canicattinese erano per lo più analfabeti o quasi perché in quel tempo non si curava molto l’istruzione; di conseguenza apprendevano empiricamente le tecniche e i segreti del mestiere.

Chi si rese conto delle limitate conoscenze di tanti artigiani, che tuttavia possedevano delle notevoli capacità potenziali, fu un giovane insegnante, Giovanni Privitera di Catania, che nell’anno scolastico 1884-85 ottenne l’incarico di insegnamento nelle scuole elementari di Canicattini. Nelle sue memorie autobiografiche, scritte in tarda età, il can.Sebastiano Ajello, così lo ricorda: “Il maestro Privitera non si contentò di esercitare noi alunni nell’arte del disegno, perché pieno di santo ardore di comunicareanche al popolo operaio l’arte del disegno chiestane e ottenutane la licenza dalle autorità locali, apriva una scuola serale di disegno alla quale accorrevano col più grande entusiasmo tutti i giovani operai muratori di Canicattini e formò così una eletta pleiade di disegnatori”. A lode di questo insegnante aggiungiamo che egli offrì gratuitamente la sua opera. Il Comune si accollò solamente la spesa dell’illuminazione della sede della scuola come risulta dalla relativa delibera della Giunta comunale di quell’anno. Da questa scuola vennero fuori i primi scalpellini destinati a lasciare tracce apprezzabili nell’architettura locale.
Già dagli inizi del nuovo secolo cominciarono a comparire i primi palazzi di un certo interesse artistico ma fu soprattutto dopo la prima guerra mondiale che Canicattini conobbe un grande fervore di opere sul piano edilizio grazie alle rimesse di tanti emigrati negli Stati Uniti la cui aspirazione era, dopo aver fatto fortuna, ritornare al paese e abitare una comoda casa abbellita da intagli floreali; e di “Liberty degli emigrati” ha parlato per l’appunto Antonino Uccello che fu uno dei primi studiosi ad interessarsi di queste “case di americani”.
Per oltre un trentennio la veste urbanistica del paese si abbellì di decorosi edifici; vennero abbattute vecchie dimore fatiscenti e al loro posto edificate case ricche di decorazioni floreali; sorse così “un’intera città di Liberty”, che costituisce un fenomeno interessante nel panorama del Liberty minore siciliano.
I prospetti del centro storico e quelli che, sparsi un pò ovunque in tutto il paese, sono scampati alla demolizione esprimono bene, a tutt’ oggi, il gusto artistico del tempo, che trovò qui un fortunato approdo grazie alla presenza di molti artigiani locali ben disposti ad assimilarne i canoni fondamentali. Uno studio dettagliato sull’attività di questi intagliatori e scalpellini (anche dei fabbri e dei falegnami), veri e propri creatori di fiori di pietra, consentirebbe di valorizzare tante opere nelle quali essi diedero libero sfogo al loro estro per raggiungere quell’ideale artistico al quale aspiravano e che talvolta felicemente conseguirono. Non furono pochi quelli che si distinsero per serietà di impegno, dedizione al lavoro e disposizione naturale all’arte. Ne ricordiamo alcuni: Gozzo Salvatore, Boncoraggio Pasquale, Formica Sebastiano, Romano Salvatore, Bonaiuto Mario, Cultrera Nicola, Cassarino Giuseppe, Cultrera Antonino, Cultrera Salvatore. Furono costoro che diffusero l’ “Art Nouveau”, ottenendo molte volte meritata notorietà anche fuori dall’ambito locale come accadde a Santo Aiello (1899-1967), uno dei nostri migliori scalpellini, il quale giovanissimo lavorò ad Avola alla decorazione della casa di via Rattazzi 4 e della Villa Mimma. Il soggiorno in questa città fu decisivo per la sua formazione, in quanto gli permise di entrare in contatto con Michele Urso, Giuseppe Motta e Gaetano Ristuccia che andavano elaborando un tipo di decorazione eclettica. Ritornato a Canicattini potè esprimere al meglio le sue buone qualità nella decorazione di una serie di prospetti che suscitarono vivi apprezzamenti fra i suoi contemporanei e che ancora oggi sono molto ammirati: intendiamo riferirci ai prospetti della chiesa del Purgatorio di via Regina Elena n.25, n.37,n.73,n.90,n.107; di via Vittorio Emanuele n. 328 ; di via Principessa Jolanda n.134, n177; di via Umberto n.222 e relativo particolare ; di via Dante Alighieri n. 42;di via S. Pellico 81 e relativo particolare. Sono lavori nei quali emerge chiaramente il suo senso artistico e innovativo accompagnato da un codice di segni e di simboli, un codice ricco di fiori i quali oltre ad essere un motivo ornamentale, rappresentano un modo di vivere e di pensare: espressione di gentilezza d’animo ma anche simboli della fugacità della bellezza e della vita.
Il miglior prospetto dell’Ajello è quello di via Vitt. Emanuele n. 251: nella sua piccolezza la costruzione è un gioiello architettonico. Le difficoltà che l’Ajello dovette affrontare, gli erano imposte dalla ristrettezza del prospetto (appena quattro metri) e dalle esigenze del committente il quale voleva che la funzionalità della casa coesistesse con la ricca decorazione. Per conciliare queste due esigenze l’Ajello con sapiente intuito artistico fece sì che la cornice sinuosa di un lato della finestra fosse la continuazione dell’architrave della porta; in tal modo riuscì ad ottenere che il disegno costruttivo conferisse al prospetto l’effetto di un movimento armonico tra il portoncino d’ingresso e l’ampia finestra che lo affianca. Un risultato in verità tutto moderno e in armonia con l’arte nuova proiettata ad identificare la funzionalità (l’utile) con l’ornamento (il bello). L’innovazione del piano terra viene però temperata dalla parte superiore dove i due archi a tutto sesto hanno una movenza classicheggiante. I due piani, pur nella diversità degli stili, si armonizzano in una felice sintesi; snellezza, leggerezza e squisita eleganza sono i pregi dell’intera costruzione. Questo prospetto fu scelto per realizzare il poster-manifesto del Convegno Internazionale di studi sul Liberty che si tenne ad Ispica nel 1981.
Un altro “scalpellino” degno di essere ricordato è Sebastiano Bonaiuto (1864-1932). I suoi lavori più significativi si trovano nel cimitero e riguardano decorazioni di prospetti di cappelle gentilizie; di lui si ricordano anche: il fonte battesimale della Chiesa Madre, i prospetti di via Vitt. Emanuele n. 264 e n. 98; della Villa Comunale; di via Umberto n. 118 e n. 120; della Chiesa Maria Ausiliatrice; della via XX Settembre n. 36 (ex caserma dei carabinieri). Il più importante è però quello di via Vittorio Emanuele n. 152. Esso si presenta imponente e ricco di decorazioni. Nella parte inferiore spiccano quattro teste di leoni al di sopra e al di sotto delle quali sono scolpite frutta, foglie e conchiglie. Ghirlande di fiori ornano gli angoli della porta dove un volto di donna è la chiave di volta dell’arco. Nella parte superiore la ringhiera del balcone centrale, a differenza delle due laterali, è formata da una balaustra ai margini della quale, nei due riquadri, vi sono scolpite a guisa di cammei, figure di donne che hanno un profilo delicatamente fine, ornate di motivi floreali.
L’accoppiamento donna-fiore, motivo ricorrente nello stile floreale di Canicattini, era allora un luogo comune dato che il movimento artistico del Liberty, sostenendo la lotta per l’emancipazione femminile, poneva la donna al centro della rivoluzione sociale. Per gli stilisti, disegnatori, artisti e sarti crearono abbigliamenti sofisticati. Ne venne fuori una donna avvolta in veli svolazzanti o sommersa in una cascata di fiori che le davano grazia e lievitò ma che allo stesso tempo la trasportavano in un’atmosfera rarefatta: una donna sognata più che reale. Così idealizzata divenne un elemento comune dell’arte nuova; o piuttosto un oggetto magari affascinante e prezioso, ma sempre un oggetto. Nel Liberty di Canicattini non si arrivò a tanto; gli scalpellini la ritrassero sobria perchè semplice era il loro mondo spirituale. Per lo più scolpirono testine di donne ben pettinate, ornate di nastri e di fiori, e le posero come chiave di volta dei portoncini d’ingresso; così raffigurate esse danno l’impressione, anche della loro espressione rassicurante, di accogliere con gentilezza l’ospite che sta per entrarvi.

Furono molti gli scalpellini canicattinesi che si cimentarono nella scultura di volti femminili che colsero in espressioni ora dolci ora corrucciate. Se selezionati e attentamente studiati, questi volti potrebbero farci conoscere lo stato d’animo dei vari autori nel momento della creazione, se è vero, come è vero, che il volto nell’essere umano è simbolo dell’irradiazione della vita spirituale. Fra i tanti volti scolpiti ne vogliamo segnalare uno che ci sembra tra i più riusciti per quel sentimento indefinito e misterioso che ognuno può cogliervi. Ne è autore Sebastiano Bonaiuto (1907-1977) e si trova scolpito nell’abitazione di via Garibaldi n. 173. E’ il volto di una fragile figura femminile che sembra eprimere la rassegnazione di una sconfitta, o forse la malinconia di un’incompresa che si protende verso cose lontane invano inseguite. A ben guardare, la sua sofferenza e bontà in virtù della pacata dolcezza che affiora dai suoi lineamenti sereni. Ma sono sentimenti appena suggeriti. In questa indeterminatezza si viene a realizzare l’unione del bello e del triste che è la strada voluta e perseguita dall’artista; e giustamente, perchè, come dice Baudelaire, la malinconia è sempre inseparabile dal sentimento del bello. A questo rilievo il Bonaiuto, ancora nel fiore della sua vita (aveva appena compiuto 18 anni quando lo scolpì), ha dato un’anima che è l’anima della sua ispirazione: un’attitudine pensosa sul destino dell’uomo. Lo stile Liberty a Canicattini ebbe una stagione lunga e ricca di opere perchè trovò quì un ambiente favorevole ad accoglierlo, cosa di cui non si può dire oggi alla luce delle selvagge e sconsiderate demolizioni di tanti bei prospetti in stile fiorito. Eppure sarebbe un atto di grande sensibilità culturale e civile se le autorità e gli stessi cittadini rivolgessero maggiore attenzione a questo patrimonio artistico. Il progetto che il Liceo Scientifico ha voluto realizzare si muove appunto nell’ottica di salvataggio e di recupero di un’arte che rappresenta la nostra più genuina memoria storica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: http://www.comunedicanicattinibagni.it/web/itinerari-liberty.html


Condividi!

Scrivi Risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>