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I luoghi dell’immaginario globale: Il Liberty in Romagna

I luoghi dell’immaginario globale: Il Liberty in Romagna

­­­­­Sospinta da una corrente di ondivago revival, questa mostra: “ Romagna Liberty”, inaugurata all’insegna della levitas vacanziera all’ “Hotel de la Ville” di Riccione nel 2011, ha proseguito e proseguirà il suo cammino, fino ad approdare nell’austerità istituzionale dell’Archivio di Stato di Cesena (11-05/30-06-2013). Si realizza, in questo modo, anche nell’apparato di comunicazione, di allestimento e di collocazione, la scioltezza delle forme unite, indissolubilmente, alla concretezza dei materiali, sigla precipua di una poetica artistica che, per oltre mezzo secolo, ha attraversato l’Europa, assumendo – via via – differenti etichette. La diversità di quest’ultime è dovuta allo stravolgimento sociale e culturale che ha caratterizzato un periodo storico coevo. Inoltre, com’è noto, Liberty, Floreale, Art Nouveau, Modernismo, ha trascinato con sé, anche i tentacoli del revivalismo Neo-gotico, Neo- rinascimentale, Rococò ecc. Del resto queste tematiche sono chiaramente sintetizzate nel capitolo di Maria Cristina Sirchia: ”Verso il nuovo stile”, pubblicato nell’accurato catalogo per i tipi della casa editrice Maggioli. Il giovanissimo curatore Andrea Speziali (classe 1988!) di questa bella mostra itinerante (prossimo appuntamento a Massa Lombarda, Centro Culturale Carlo Venturini, 13 ottobre 2012) è un testardo, provocatorio e delizioso giovane, dotato di una non comune capacità di fotografo, artista, incisore, nonché appassionato studioso di un fenomeno che, almeno d’acchito, sembrerebbe lontanissimo dalla sensibilità della sua generazione. In realtà, in un grave contesto sociale caratterizzato da un’ economia sclerotizzata e popolato di vecchi-bambini e di bambini- vecchi, dove nessuno è responsabile di niente e di nessuno e la cultura deve restare nel chiuso delle accademie, bisogna plaudire a questi avvenimenti, lontani dalle manie cultural-turistiche e sperare che vengano compresi dai più attenti e dai meno paludati esponenti della nostra sgangherata società. E’ proprio adesso che l’approfondimento dell’arte Liberty rivela il suo forte legame con la tradizione, robusta fonte di moralità, che accolse il nuovo, restando ben attenta all’eleganza unita ai nuovi mezzi di artigianato seriale (cfr. neo-industrializzazione meccanomorfa). In architettura ha utilizzato il ferro, la ghisa e il cemento armato, in pittura ha sperimentato il sistema ottico-percettivo di matrice gestaltica, per non parlare della grafica e delle arti minori, che aderirono all’utopia morrissiana, per cui, la maggioranza delle popolazioni, deve circondarsi di oggetti di facile accesso economico, ma anche raffinati. Infine lo stilema naturalistico e fitomorfico avrebbe dovuto insegnare alle nuove classi dirigenti (d’allora e di oggi), che bisogna rispettare la natura e la terra pur sviluppando e sfruttando le innovazioni scientifiche e tecnologiche. Dagli interessanti saggi in catalogo emergono chiaramente tutte queste argomentazioni; del resto con abilità Andrea Speziali è riuscito a costituire un comitato scientifico “con i fiocchi”, coadiuvato da un gruppo di specialisti e studiosi di gran livello. Vittorio Sgarbi e Fabio Benzi hanno scritto la presentazione e l’introduzione, il primo con la focosità che gli è propria, si scaglia contro l’ignavia, l’incuria e la speculazione che hanno cancellato opere architettoniche, affreschi, manifatture ecc., anche il secondo, pur con maggiori delucidazioni filologiche sulla natura della poetica Liberty, rimpiange le bellezze distrutte. Il cuore di Speziali batte sull’amata Romagna, della quale offre un dettagliato panorama, rivolgendo l’attenzione alla coeva urbanizzazione ai fini balneari, con la conseguente costruzione di ville e villette, alcune rimaste intatte altre distrutte. Speziali si occupa anche del capitolo su “Riccione Liberty”, mostrando una grande abilità e una puntuale precisione nell’arricchire la mostra e il catalogo con preziosi ed inediti materiali d’archivio. Si tratta di reperti ornamentali di affreschi, insegne, manifesti, progetti, ma anche foto d’epoca o recenti. Interessante è il repêchage della figura dell’architetto, di origini dalmate, Mario Mirko Vucetich, la cui villa Antolini è un gioiello cittadino, ancora esistente. Sulla sua attività, Speziali ha curato una mostra che è tuttora aperta, a Marostica. Il saggio di Vincenzo Vandelli si estende anche all’Emilia e tocca, fra le altre, Bologna, Ferrara, Modena e persino Sassuolo, dove riassume la situazione delle fortunata innovazione urbana, citando, fra l’altro, le indagini di Anna Gualdi sul villino Lonardi, che hanno definito il ruolo, non solo di arredatore e decoratore, ma anche di progettista, del famoso artista centese Aroldo Bonzagni. Così, anche in Romagna, si scandaglia la provincia, dapprima quella di Rimini. E’ chiaro che, nel contesto della mostra, Romagna Liberty, campeggia Rimini, con i suoi fasti balneari e il grandioso progetto e realizzazione del Grand Hotel dei fratelli Somazzi, ma l’attenzione è catturata – non di meno – dalla poco conosciuta attività di Addo Cupi. Spaziando ancora, le sorprese non mancano, chi avrebbe mai detto che la bizantina Ravenna nascondesse tanti episodi e particolari Liberty? Primo, fra tutti, il Marcato Coperto, seppur di stile tardo. Infine l’indagine si allarga ancora alle decorazioni, alla grafica e alle arti minori. Ogni capitolo è dedicato alle piccole cittadine: Santarcangelo, Lugo, Massa Lombarda, Forlì, Cesena e persino alle campagne circostanti. Non si può trascurare di concludere, quindi- non ostante i problemi di spazio- con Faenza ed Imola. Per quanto riguarda Faenza, la ricerca è molto accurata. Data la grande rinomanza, nel suo saggio, Franco Bertoni si sofferma, al volo, sul sodalizio fondato da Baccarini (spiace solamente che non vengano citati gli studi di Orsola Ghetti Baldi). Non ostante la proclamata “ibernazione architettonica” del clima culturale faentino, l’autore cita Giulio Casanova e la realizzazione di casa Albonetti, scrive sull’ingegnere Vincenzo Ferniani, realizzatore del Grand Hotel Vittoria e attribuisce la figura di méntore del rinnovamento stilistico faentino ad Achille Calzi, di cui ha, in corso di pubblicazione, una attesa monografia. Imola vanta la sua esperienza nelle arti e nei mestieri del cotto e della ceramica, con la Fornace Galotti, che si avvale della collaborazione dell’estroso ingegnere Remigio Mirri e della Fornace Berti Gardelli. In conclusione sono molte le altre piacevoli sorprese che ci riserva questa mostra itinerante. Spero di aver solleticato la curiosità di tutti, affinché tanti si rechino a visitare, almeno una, delle numerose offerte d’esposizione.

PAOLA BARBARA SEGA
Membro del comitato tecnico-scientifico del progetto ”Italian Liberty”
www.romagnaliberty.it

Foto a lato:
Andrea Speziali e il libro ”Romagna Liberty”
Foto di Kino, Riccione

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