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Gustavo Zagni nel centro storico e nella periferia di Modena

Gustavo Zagni nel centro storico e nella periferia di Modena

Modena, villino Giberti in via Emilia ovest 248 e Casa Parenti, via Belle Arti 39/41

 

La villa Giberti fu costruita sul progetto del modenese Gustavo Zagni (1868-1958) per volontà del proprietario Guglielmo Giberti sui terreni Solmi, fratelli proprietari dell’Impresa edile Giardino  e di ampi lotti edificabili nelle aree di espansione a sud e ad est della città. I Solmi affidarono a Gustavo Zagni  anche la costruzione di alcune case a schiera collocate in via Emilia e in via Bondigli nel 1910-11, probabilmente lo stesso giro di anni in cui fu costruita villa Giberti che rimane una delle poche testimonianze dello sviluppo edilizio avvenuto fuori il centro storico, lungo la via Emilia ovest, nel primo ventennio del XX secolo dopo che la zona fu fortemente trasformata nel secondo dopoguerra.

La villa è uno degli edifici che meglio rappresenta lo stile dello Zagni, stile che Rossana Bossaglia aveva definito un liberty rococò descrivendo gli elaborati motivi decorativi utilizzati dall’architetto. Questi ultimi sono caratteristici dell’architetto modenese e sono gli unici elementi che lo possono collegare all’Art Nouveau, un’arte che non influenzò mai del tutto lo Zagni che prediligeva progetti sobri e funzionali,  impostati su di una volumetria tradizionale. L’architettura è stata considerata il migliore campo di lavoro dello Zagni che, dopo aver frequentato il Regio Istituto di Belle Arti di Modena, nel 1887 ottenne la licenza del corso di scultura e nel 1895 la cattedra di disegno architettonico. Fu pittore e blasonista della consulta araldica, ritrattista e nel 1906 la Giunta Municipale elogiò la storia grafica della vita di San Gemignano, patrono della città, eseguita in occasione dell’ottavo centenario della traslazione del Santo Patrono della città nella cripta del nuovo Duomo, costruito da Lanfranco a partire dal 1106.

Il villino Giberti rientra tra quegli edifici (ben 95) che furono costruiti dallo Zagni tra il 1895 e il 1926.

Un leggero bugnato circonda la parte bassa del paramento murario dove perfino le piccole aperture mistilinee presentano degli elementi decorativi floreali in cemento al centro della chiave di volta, preannuncianti quelli ben più importanti del resto della villa.

Si accede alla villa tramite una scala a due rampe curvilinee con ringhiera in ferro battuto caratterizzata da ampi ed eleganti motivi decorativi circolari e dalla porta centrale circondata da una elaborata cornice di motivi floreali in cemento che ricorre anche in tutte le finestre dell’edificio, seppur con qualche lieve differenza tra piano terra e primo piano. La cornice presenta listelli, imitanti gli steli dei fiori, di colore bianco, in rilievo sul sottofondo rosa tenue e si restringe nella parte centrale per poi espandersi e lasciare spazio ad elaborati e plastici fiori che si raggruppano sugli angoli smussati.

La porta d’ingresso è sormontata da un balcone con ringhiera in ferro battuto dove la simmetria del gioco di volute e motivi floreali non immobilizza l’insieme, ma lo anima proprio in virtù dei movimenti ampi e curvilinei della ringhiera. Quest’ultima è affiancata da pilastri in cemento sinusoidali caratterizzati da un motivo perlinato sulla faccia anteriore che culmina con un fiore centrale e dai listelli-steli sulle facce laterali.  Sono soprattutto le mensole che sorreggono il balcone a caratterizzare in senso ‘rococò’ il liberty con il groviglio degli steli, tra i quali si inseriscono i fiori e il motivo perlinato, come pure l’elaborato motivo fitomorfo posto come decorazione del capitello delle lesene angolari del primo piano.

Una cornice marcapiano bianca che ricorda la decorazione tipica dell’architrave dei templi dorici, caratterizzata dall’alternanza di triglifi e metope, circonda tutto l’edificio ed è sovrastata dalle finestre del primo piano che presentano una specchiatura sottostante con una raffinata decorazione a motivi curvilinei bianchi, in rilievo rispetto al fondo rosa. La stessa bicromia che si ritrova sulle cornici della porta e delle finestre, sulle lesene angolari del primo piano dove un motivo a doppia ghirlanda concentrica si scioglie in nastri che cadono perpendicolarmente sullo sfondo rosa della lesena e nel sottotetto.

Quest’ultimo, sormontato da una cornice dentellata, presenta un’alternanza di mensole curvilinee, specchiature  con motivi decorativi bianchi in cemento, in rilievo  e piccole aperture rettangolari circondati da una cornice floreale, simile a quelle già incontrate nelle finestre.

La predilezione per i motivi floreali e plastici e per l’abbondante decorazione caratterizzata da movimenti tortuosi  si ritrova anche in un palazzo del centro storico, via Belle Arti n. 39/40, di proprietà di Teresa Parenti che fu ristrutturato dallo Zagni nel 1910. La ristrutturazione previde l’innalzamento del terzo piano, in modo da creare una successione di finestre di uguale altezza rispetto a quelle dei piani sottostanti (prospetto e pianta pubblicati in Bertuzzi 1995, p. 205) e una ridecorazione della facciata la cui abbondanza di elementi floreali aumenta in proporzione all’altezza dell’edificio.

Un intreccio di rami di mirto posti in modo speculare rispetto all’elemento curvilineo centrale, in cui ricorre il filo perlinato già incontrato nella villa Giberti, sormonta la cornice grecizzante (con alternanza di triglifi e metope) della porta con cui sono incorniciate anche le finestre del primo piano. La cornice delle finestre del secondo piano culmina invece con un ‘ricordo’ del timpano semicircolare, di cui rimane solo la parte superiore concava, che ha al centro un plastico girasole i cui rami e foglie riempiono lo spazio sottostante e lo collegano specularmente ai due girasoli angolari. Conclude il secondo piano il balcone centrale sorretto da mensole di motivi fitomorfi con ringhiera in ferro battuto decorata con motivi curvilinei disposti in maniera simmetrica. Il sottotetto è invece costituito da una fascia che corre sopra le finestre, andando a inglobare la loro parte più alta, in cui si rincorrono foglie di mirto sistemate specularmente rispetto alle finestre.

 

 di Elena Profeti

 

Bibliografia di riferimento
Alberto Barbieri, Arte ed artisti a Modena, Mucchi editore, Modena, 1977
Duomo di Modena. Itinerario romanico, editrice Coptip, Modena , 1984
Rossana Bossaglia, Archivi del Liberty italiano, 1987
Massimo De Carolis, Elementi di architettura liberty a Modena, a.a. 1987-88
Liberty in Emilia, Artioli, Modena, 1988
Giordano Bertuzzi, Modena nuova. L’espansione urbana dalla fine dell’ottocento ai primi decenni del novecento. Lineamenti, Aedes Muratoriana, Modena , 1995

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