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Gustavo Zagni

Gustavo Zagni

GUSTAVO ZAGNI

(1868 – 1958)

 

Al momento non vi è una biografia sull’autore. Puoi contribuire al progetto scientifico contattandoci via mail all’indirizzo info@italialiberty.it – Tuttavia vi segnaliamo in seguito qualche opera architettonica.

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Il cinema-teatro “Vittorio Emanuele”, poi “Metropol”, edificato fra il 1913 e il 1915 su progetto di Gustavo Zagni (autore tra l’altro anche del villino Solmi in via Crespellani 16 del 1911), presenta il fronte d’ingresso su via Gherarda. Il disegno del prospetto dal linguaggio eclettico riprende, nella tripartizione scandita da lesene, lo schema di facciata della preesistente chiesa di San Carlino Rotondo. La navata e la crociera di questo piccolo oratorio verranno occupate dalla sala estesa lungo via Modonella e terminante in una piccola torre scenica. Un altro pregevole esempio di sala cinematografica di prima generazione è il cinema “Scala”. Si tratta in questo caso di un edificio collocato in un’area d’espansione poco fuori le mura. Non è l’unico caso: dalla parte opposta della città, esisteva già in questi anni su via Malmusi il cinema “Olympia”, cui si sostituirà nel 1954 l’edificio attuale di Vecchi e Pucci. Il progetto dello “Scala” è di un giovane Cesare Bertoni, che negli anni successivi abbraccerà i nuovi linguaggi “modernisti” e diverrà uno dei più prolifici professionisti modenesi. Anch’esso impostato sullo schema classico platea-galleria, lo “Scala” è un edificio ancora caratterizzato da linguaggi tardo eclettici. Il fronte asimmetrico si sviluppa lungo il lato della sala, cui si affianca l’atrio d’ingresso, marcato da un arco termale culminante con un fastigio piuttosto elaborato.
Il resto del fronte, aperto da una serie di finestre arcuate ritmate da lesene a tutt’altezza, è caratterizzato da diversi elementi decorativi tardo liberty. Sia il “Metropol” che lo “Scala” hanno visto negli anni susseguirsi diversi interventi di ristrutturazione: il primo ha subito nel 1965 un radicale rifacimento degli interni a opera di Vinicio Vecchi, per poi essere trasformato, sempre su suo progetto, in multisala fra il 1991 e il 1993. Oggi, cessata l’attività, ospita aule giudiziarie. Anche lo “Scala”, la cui attività è cessata nel 2009, era stato trasformato nel 1993 in multisala sempre su progetto di Vecchi.

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Villino Ragazzi, 1910 – Massa Finalese, via Firenze 10.

Progettata nel 1908 dal prof . Gustavo Zagni secondo uno schema a lui consueto di moderata adesione allo “stile nuovo” innestato su un cinquecentismo classicheggiante, la villa venne portata a compimento nel 1910. La pianta è rigorosamente rettangolare e simmetrica . La facciata, squadrata da paraste e marcapiano , con loggetta d’ingresso e serliana superiore, è vivacizzata dalla presenza di balconcini e della ricca ed elegante ringhiera in ferro battuto, realizzati dal fabbro Castellani di Massa Finalese.
Si devono al Perez, artista veneziano, le decorazioni che ornano pareti e soffitti di qua­ si tutti gli ambienti della villa, secondo un gusto svariante da motivi ottocenteschi a recuperi neorococò, fino ad aperture timidamente liberty, come nelle fasce ornamenta­ li che corrono lungo la scala o incorniciano piccoli paesaggi (sala da pranzo del primo piano) o anfore ricolme di fiori (stanza da letto al secondo piano) : quasi una trascrizio­ ne addomesticata e provinciale dell’innovante motivo a colpo di frusta. Singolare la soluzione a trompe-l’oeil realizzata nello studio: fregio e soff itto fingono una boiserie di gusto ottocentesco; alle pareti una più rustica palizzata, che apre su un cielo azzurro e un esile boschetto, sotto l’occhio di un pavone in posa.

Alcune decorazioni dell’artista Perez (Venezia ?).

 

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Case dell’Impresa Giardino, 1910/11.

I fratelli Salmi impresari edili proprietari di ampi lotti edificabili nelle aree di nuova espansione poste a sud e ad est e previste dal Piano Regolatore del 1904, attraverso la propria ditta, la “Giardino”, affidarono l’incarico al professor Zagni per la proget­ tazione di due blocchi di case a schiera. Secondo le definizioni dello stesso Piano Rego­ latore, i Salmi richiesero dei “villini ad ammortamento” (per via Emilia) e “Case d’af ­ fitto per impiegati” (per via Bondigli) nel pieno rispetto dei principi gerarchici su cui si fondava la società dell’epoca . Le prime si distinguevano dalle seconde per un “giar­ dino chiuso da cancello” antistante il fabbricato. Solo il progetto per la lottizzazione di fuori Porta S. Francesco non venne ultimato, come si evince anche dalla stessa prati­ ca edilizia. Il decoro che contraddistingue i “villini” su via Emilia è riassunto dal bel motivo della testa femminile reclinata da una parte e da quelle dei puttini emergenti tra i motivi dei sovraporta dei tre accessi principali realizzati su modelli dello stesso Zagni, che fu anche plastico e scultore. L’eclettismo, che mai abbandona questo pro­ gettista, disegna il motivo della mensola di sottogronda di gusto rinascimentale. Ma è pure ilbarocchetto art nouveau che contraddistingue i blocchi di via Bondigli, men­ tre lo jugenstil fa presa sul vaporoso motivo del sovraporta e nella fascia in cemento del piiJ.nO rialzato. Lo scandito diff erenziarsi dei materiali nello sviluppo in verticale di quei blocchi, attesta l’attenzione dello Zagni per il dettaglio, per le soluzioni senza continuità , che in questo affollato prospetto toccano il vertice del graficismo.

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Casa Parenti , 1910 -Mo­ dena, via Belle Arti 39-41.

Al professor Zagni venne affidato anche l’incarico di ristrutturare un antico fabbricato rinserrato nella compatta cortina edilizia compresa ·tra via Belle Arti e Ganaceto. Il progetto approvato il 19 dicembre 1910 (Modena, Archivio Storico Comunale, Orna­ to, città 1910, pratica 239) previde l’ammodernamento dei tre piani della palazzina attraverso sontuose escrescenze neo rococò che impreziosiscono le cornici, in parte ar­ cuate, delle finestre e della gola del sottogronda da cui emergono rami di mirto e bac­ che. L’arabesco si fa poi più fitto nella porta d’ingresso e nelle mensole dell’unico bal­ cone della facciata. Lo Zagni dimostra in tal modo di avere assecondato la lezione of ­ ferta dalle opere del torinese Pietro Fenoglio al tempo diff usissime, a cui aggiunge il proprio gusto per l’eclettico piacere dell’assemblaggio fitto, non pausato. Effetti tor­ tuosi, ma piacevoli, accentuati anche dal diff uso corrugamento del vecchio intonaco .

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Villino già Giberti, 1911 – Modena, via Emilia Ovest 248.

Costruita ai lati della via Emilia a ponente e nella stessa lottizzazione di suburbio dove nel 1913 venne poi costruito il Salone Ferrati oggi cinema Nuova Scala, la villa è la più celebre opera del professionista modenese. Sull’impianto tradizionale della pianta quadrangolare dal piano rialzato ad androne centrale comune, s’innesta il tipico ed ac­ cattivante motivo neorococò dello Zagni. La palazzina Giberti ricerca ilsuo particola­ rismo proprio nei ricchi dettagli in cemento e in ferro battuto, ammiccanti igusti ba­ rocchi dell art nouveau.

Scansione 065

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