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Guido Marussig

Guido Marussig

GUIDO MARUSSIG
(1885 – 1972)

È con Salice piangente (cat. 218) che il nome dell’artista triestino guadagna il favore del­la critica contemporanea alla Biennale del 1907; “esordiente che fa assai bene sperare del suo avvenire artistico”, lo definiva allora Vittorio Pica (Pica 1907, p. 298). Solo qualche anno prima, nel 1900, lasciava Trieste, dopo una breve formazione presso la scuola indu­striale, per iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Venezia e frequentare i corsi di Augu­sto Sezanne, pittore-decoratore in contatto con gli artisti della Secessione monacense, e di Ettore Tito, allora insegnante presso la cattedra di Figura. Marussig partecipa alla sua seconda Biennale, dopo quella del 1905, con altre tre opere Not­turno, Case a San Stae e Parco Vendramin, ma solo la tela qui in mostra viene accolta nell’indimenticabile “Sala del Sogno”. Qui, an­cora giovane, ha la possibilità di confrontarsi con artisti italiani come Plinio Nomellini, Mario de Maria, Alberto Martini e Gaetano Previati, e stranieri, tra cui Franz von Stuck e Maurice Denis. L’artista assimila la cultura del Simbo­lismo tedesco, influenzata in particolare da Arnold Böcklin, ma attraverso un decorativi­smo più smorzato nella resa del paesaggio da cui elimina ogni figura umana. Protagonista è il salice che malinconico e “quasi in atto di benedire” sembra emergere da un’atmosfe­ra sepolcrale “sinfonia di bei grigi in minore” (Marangoni 1913, p. 530). Diverse le sugge­stioni recepite da Marussig: la linea spezzata del tronco dell’albero richiama la grafica giap­ponese, mentre la cascata dei sinuosi rami evoca moduli whistleriani. L’opera, acquistata il giorno stesso dell’apertura della mostra dal gallerista Ferruccio Stefani per 500 lire, pas­sa con ogni probabilità nel mercato spagnolo attraverso l’artista attivo a Cordoba Romero De Torres, il cui nome è riportato sul telaio, prima di entrare a far parte della collezione Foglia di Parma, quindi della Galleria Coperci­ni e Giuseppin di Arquà Petrarca. Legata a Salice piangente è la tela Laghet­to dei salici (1909) dove Marussig, partendo da un’interpretazione simbolista, riscopre il valore autonomo della materia pittorica in chiave decorativa. Da qui si muoverà in dire­zione di un interesse sempre più consapevo­le per il design, la scenografia e la grafica. Nel 1910 organizza e cura l’allestimento espositi­vo e l’arredo della sala della città di Trieste alla Biennale di Venezia. Nel 1916 si trasfe­risce a Milano, dove assume la cattedra di Decorazione alla Scuola del Libro. Nella città lombarda frequenta D’Annunzio per il quale cura l’allestimento de La Nave al Teatro alla Scala, prima di ricevere la commissione della decorazione del Vittoriale a Gardone Riviera (1921). Numerosi sono i bozzetti firmati per la decorazione di teatri, palazzi ed edifici re­ligiosi, tra cui l’abside di San Giusto a Trieste (1928). Risulta attivo anche in campo grafico sia nel settore dalla cartellonistica, sia per importanti periodici nazionali, collaborando come illustratore, tra gli altri, con Ugo Ojetti. Numerosi sono gli impegni espositivi seguiti dall’artista quasi fino alla morte, nel dicem­bre del 1972; oltre che alla Biennale di Vene­zia, a cui partecipa in modo non continuativo dal 1905 al 1950, il suo nome rimane legato a varie mostre collettive e personali, dalle Triennali di Milano alle Quadriennali di Roma.

BIBLIOGRAFIA: V. Pica, L’arte mondiale alla VII Esposizione di Venezia, Bergamo 1907, p. 298; Marangoni, Profili di artisti. Guido Marussig, in “Roma Letteraria”, 3 ottobre 1913, XXI, p. 530; C.F. Carli, Guido Marussig 1885-1972: tra simbolismo e decò, Nuova Galleria Campo dei Fiori, Roma 2003; Guido Marussig. Il mestiere delle arti, a cura di V. Struckelj, G. Sgubbi, catalogo della mostra (Trieste, Civico Museo Revoltella), Trieste 2004; M.F. Giubilei, in Il Simbolismo in Italia, a cura di M.V. Marini Clarelli, F. Mazzocca, C. Sisi, catalogo della mostra (Padova, Palazzo Zabarella, 2011­2012), Marsilio, Venezia 2011, p. 267, n. 83. Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Isabella Collavizza

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