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Guido Fiorini

Guido Fiorini

GUIDO FIORINI

(1879 – 1960)

 

Nacque a Bologna il 1° luglio 1891 da Vittorio e Carolina Pagani. Conseguì la laurea a Roma presso la Scuola di applicazione degli ingegneri nel 1918 e la specializzazione in architettura nel 1919. Iniziò l’attività didattica come assistente di topografia e costruzioni stradali presso la Scuola superiore di architettura negli anni 1920-1924, mentre nel 1922 insegnò topografia presso l’Istituto coloniale italiano. Il F. all’inizio della sua carriera prese parte a numerosi concorsi di architettura ottenendo anche qualche riconoscimento (A. Cecchelli, Concorso per il monumento ai caduti della R. Guardia di finanza in Roma, in Architettura e arti decorative, VII [1927], I, pp. 86-90). Nello scorcio degli anni Venti fu spesso a Parigi dove conobbe Le Corbusier, con cui stabilì un rapporto di amicizia e collaborazione, e dove espose al Salon d’automne (1928-29) una serie di progetti architettonici (G. Fiorini, Visioni architettoniche, Roma 1929, in cui sono presentati progetti elaborati tra il 1926 e il 1929). In quegli stessi anni, partecipando al dibattito sul rinnovamento della produzione edilizia il F. iniziò gli studi sull’utilizzazione delle strutture metalliche, che lo condurranno all’invenzione della tensistruttura (1928-1935), una tipologia di edificio alto in cui i piani sospesi sono collegati mediante strutture di acciaio al nucleo centrale. Le intuizioni del F. vennero tradotte in progetto esecutivo dall’ufficio progetti della Società nazionale delle officine di Savigliano, industria specializzata in costruzioni metalliche, con la quale il F. iniziò una singolare collaborazione (Tensistruttura, in Boll. tecnico Savigliano, VI [1932] 1-2, pp. 494-512; A. Sartoris, Gli elementi dell’architettura funzionale, Milano 1935, p. 342).

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Tale collaborazione, resa possibile dall’avanzato livello dell’ufficio tecnico della società, si articolò intorno ad uno dei maggiori temi allora dibattuti, quello della connessione tra produzione edilizia e cultura architettonica. La tensistruttura subì una serie di modiflche anche in seguito ai suggerimenti di Le Corbusier che adottò tale tipologia nel piano per Algeri, attratto soprattutto dal carattere di flessibilità che gli edifici in tensistruttura erano in grado di introdurre nella organizzazione urbana. (G. Fiorini, L’inventore Le Corbusier poetaarchitetto della presente civiltà macchinista, in Architettura, XII [1933], 6, pp. 357-372; Id., Discorso sulla tensistruttura, in Quadrante, [1933], 6, pp. 16-19; Id., Mano regolatore d’Algeri, ibid., II [1934], 7, pp. 30 s.). In particolare, della versione della tensistruttura elaborata nel 1934 venne realizzato un plastico di cui P.M. Bardi curò l’esposizione in numerose mostre internazionali (G. Fiorini, Tensistruttura 1934, in Casabella, VII [1934], 74, pp. 4-7). I rapporti tra il F. e Le Corbusier sono testimoniati dal carteggio conservato presso gli archivi della “Fondation Le Corbusier” a Parigi (pubblicato in M.M. Lamberti, Le Corbusier e l’Italia, in Annali della Scuola normale superiore di Pisa, III [1972], 2, pp. 817-871); il F. curò inoltre la voce italiana del regesto La position de Le Corbusier et Jeanneret dans l’évolution architecturale d’aujourd’hui, nel numero speciale di L’Architecture d’aujourd’hui (1933), dedicato all’architetto franco-svizzero, e la pubblicazione sulla rivista Quadrante (II [1934], 13, pp. 6-17) delle due conferenze che Le Corbusier tenne a Roma (G. Ciucci, A Roma con Bottai, in Rassegna, II [1980], 3, pp. 66-71 e passim).

Il rapporto tra il F. e le officine di Savigliano si approfondì quando la società lo scelse quale proprio collaboratore per il progetto, commissionato dal ministero dell’Aeronautica e non realizzato, della più grande aviorimessa del mondo per l’aeroporto di Milano Linate (1933-35) e per il progetto di una costruzione ad ossatura metallica saldata, primo esperimento del genere in Italia (G. Fiorini, Progetto di aeroporto civile, in Casabella, XII [1934], 80, pp. 310-313; rubrica Venti anni fa, in L’Architettura. Cronache e storia, V [1960], 54, p. 844; Progetto di grattacielo a struttura metallica saldata, in Bollettino tecnico Savigliano, VIII [1934], I, pp. 662-675). Le sue ricerche strutturali, volte a dimostrare i vantaggi della costruzione metallica in serie nel settore edile, lo condussero all’elaborazione di alcuni progetti di edifici per civile abitazione, che comunque rimasero sulla carta (G. Fiorini, A proposito dell’architettura vivente, in La Tribuna, 7 apr. 1933; Progetto di case di abitazione in serie, in Quadrante, II [1934], 9, pp. 17-41; Progetto di villa con ossatura metallica, in Edilizia moderna, 1934, 13, pp. 10-17).

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La tensistruttura, malgrado fosse stata brevettata, non ebbe alcuna applicazione pratica, ma gli affascinanti disegni in cui il F. esalta il simbolismo dell’architettura meccanica, proprio del futurismo, furono esposti in mostre tenute a Kassel e Valencia (Italiens Moderne – Vanguardia italiana de entreguerre [catal.], a cura di E. Crispolti – V. Laecs, Milano 1990), a Tokyo (Futurism 1909-1944 [catal.], Tokyo 1992) e a Parigi (La Ville (1870-1990) [catal.], Paris 1994). Al movimento futurista il F. aveva aderito ufficialmente nel gennaio 1933, come testimonia il suo articolo apparso nello stesso anno su Futurismo (La “tensistruttura”, grande invenzione futurista…, poi in Patetta, 1972; V. inoltre L’influenza mondiale di Antonio Sant’Elia, in Stile futurista, I [1934], 4, pp. 18-23) e la stampa futurista contribuì ad una rapida diffusione delle sue idee. Già dal 1931 il F. era entrato a far parte del gruppo laziale del MIAR (Movimento italiano per l’architettura razionale) partecipando alla seconda esposizione di architettura razionale, presso la galleria di P.M. Bardi a Roma (Fillia, La nuova architettura, Torino 1931; Gli ambienti della nuova architettura, ibid. 1935, con il saggio del F. Gli interni di un’architettura sono l’architettura). Nello stesso anno aveva realizzato, in occasione dell’Esposizione coloniale internazionale di Parigi e su commissione del ministero delle Colonie, il “Ristoratore Italia” padiglione-manifesto delle tematiche del futurismo, decorato all’interno da E. Prampolini.

Nel 1934 fu anche nel comitato scientifico della rivista La Città nuova, diretta da Fillia (L. Colombo), ma, nonostante l’interesse condiviso con i futuristi. per una “architettura meccanica”, proseguì nella elaborazione coerente di un linguaggio personale sempre interessato alla fattibilità costruttiva del progetto. Nei suoi primi lavori in campo professionale il F. sperimentò la semplificazione del repertorio classico che, nell’ambiente romano, caratterizzava il passaggio al moderno; e a Roma realizzò due palazzine di Città Giardino (1929) su incarico dell’Istituto per le case popolari e una casa in cooperativa in via N. Tartaglia (1931). Fu autore dell’edificio per la Banca d’Italia di Bari e di Agrigento (1929) e della nuova sede della Società Acquamarcia a Roma (1929-30); progettò molte ville a Roma e sulla riviera ligure. Tra il 1945 e il 1946, in qualità di cavaliere di gran croce magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta e conservatore della casa e della chiesa dei cavalieri di Rodi, curò il restauro della casa dei Cavalieri di Rodi a Roma e realizzò tra il 1949 e il 1950 il museo che vi era annesso (Restauri architettonici a Roma, in CostruzioniCasabella, XVI [1943], 182, pp. 14-20; La casa dei Cavalieri di Rodi al Foro Augusto, Roma 1951).

Già dal 1932 il F. aveva iniziato ad occuparsi di allestimenti scenografici per il cinema partecipando alla prima mostra di scenotecnica cinematografica organizzata a Roma da E. Prampolini (M. Verdone, Cinema e letteratura del futurismo, Trento 1990, p. 116 e passim). Il suo primo lavoro fu per il film Oggi sposi del 1933 (per l’attività del F. negli anni Trenta, v. Masi, 1989, pp. 29 s.). Nel 1941 vinse il premio nazionale della scenografia con il film Melodie eterne (Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Archivio del Dizionario biografico degli Italiani, Misc. XX, 224); dello stesso anno è un articolo del F. dal titolo Scenografia cinematografica (in Bianco e nero, V [1941], 7, pp. 49-56). Nei primi anni Quaranta realizzò scenografie per film diretti da noti registi quali L. Chiarini e A. Blasetti e nel dopoguerra lavorò per A. Lattuada alle scene del Delitto di Giovanni Episcopo (1947) e per V. De Sica a quelle di Miracolo a Milano (1951); con quest’ultimo lavoro vinse il premio nastro d’argento per la migliore scenografia (Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Archivio del Dizionario biografico degli Italiani, Misc. XX, 224; per un elenco delle scenografie realizzate dal F., e relativa bibliografia si veda Film Index international, 1993-95).

Dal 1938 fu professore incaricato di scenografia cinematografica presso il Centro sperimentale di cinematografia e dal 1947 presso la Scuola di architettura di Roma. Nel 1955 ottenne la libera docenza in questa disciplina. Nel 1958 pubblicò i risultati di una ricerca teorica dal titolo Saggio sui trattati armonici (Roma 1958, con prefazione di Le Corbusier) in cui analizzava l’importanza degli schemi geometrici in architettura in rapporto alle conoscenze esoteriche degli antichi.

Il F. morì a Parigi il 28 dic. 1965.

 

TESTO PRESO DA TRECCANI | Fonti e Bibl.: Dodi, Tensistruttura, in Rassegna di architettura, V (1933), 3, pp. 137 ss.; F.T. Marinetti, L’architetto futurista F., in Stile futurista, I (1934), 3, p. 15; C.E. Rava, L’architettura scenica nella Mostra del Cinema alla Settima Diennale, in Rassegna di architettura, XII (1940), 9, pp. 257-264; A. Pica, Architettura moderna in Italia, Milano 1941, pp. 92, 503; Filmlexikon degli autori e delle opere, Roma 1959, pp. 714 ss.; F.T. Marinetti – A. Mazzoni – M. Somenzi, Manifesto futurista dell’architettura aerea 1934, in Controspazio, III (1970), p. 25; L. Patetta, L’architettura in Italia, 191943. Le polemiche, Milano 1972, pp. 263-266; Ricostruzione futurista dell’universo (catal.), a cura di E. Crispolti, Torino 1980, pp. 470 s., 603; E. Crispolti, Svolgimento del futurismo, in Annitrenta. Arte e cultura in Italia (catal.), Milano 1982, p. 511 e ad Indicem; E. Godoli, Il futurismo. Guide all’architettura moderna, Roma-Bari 1983, ad Indicem; E. Crispolti, Attraverso l’architettura futurista, Modena 1984, pp. 212 s. e passim; G.L. R., Cultura e gusto di G. F., in Il Tempo, 28 dic. 1985; E. Crispolti, Storia e critica del futurismo, Roma-Bari 1986, ad Indicem; P. O. Rossi, Il villino e la palazzina nel panorama architettonico di Roma degli anni Venti, in Metamorfosi, 1987, n. 8, p. 20; F. – Le Corbusier. 1931-35 (catal.), a cura di A.M. Zorgno, Torino 1988; A.M. Zorgno, G. F. e le officine di Savigliano, in Casabella, LII (1988), 549, pp. 42-53; International Federation of Film Archives (FIAF), International Directory of cinematographers set and costume designers in film, München 1988, pp. 147 ss.; S. Masi, Costumisti e scenografi del cinema italiano, I, L’Aquila 1989, pp. 29 ss.; F. Brunetti, Architetti e fascismo, Firenze 1993, ad Indicem; Film Index international, London 1993-1995, s. v. (con bibl. relativa ai singoli film); Encic. dello spettacolo, V, coll. 370 s.

 

Ai disegni per ricami, questo giovane collaboratore della Aemilia Ars affiancò anche l’attività di decoratore . Non essendosi a tutt’oggi rinvenuta alcuna sua realizzazione, ne costituiscono testimo­ nianza fogli come questo, che colla sua datazione ancora dentro al primo decennio del Novecento mostra un riassestamento rispetto ai motivi di più ortodossa matrice Aemi­ lia Ars.

 

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