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Precisazioni sugli interventi in stile liberty dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese

Precisazioni sugli interventi in stile liberty dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese

Di on lug 29, 2017 in Regione Lombardia | 0 commenti

 

In memoria del Prof. Avv. Luigi Zanzi (1938-2015) cui Varese deve molti studi, di carattere metodologico, o di approfondimento sulla storia cittadina.

di Piero Mondini – Responsabile dell’Archivio Storico Comunale

 

È indubbio come l’architetto Giuseppe Sommaruga, apparso nel 1894 a Varese per la progettazione della edicola funeraria di Adone Aletti divenga ben presto il principale protagonista di tre tipologie progettuali: esegue i due principali siti a carattere ricettivo-turistico della città di Varese e delle sue montagne, di altre due edicole funerarie nel cimitero monumentale di Giubiano e di un intervento aggiuntivo su un fabbricato preesistente nelle località di Bosto,[1]
Tutti questi interventi, con straordinari progetti stesi con grande abilità di redazione come deducibile dalle planimetrie presentate, sono in chiaro quanto indiscutibile stile liberty.
Giuseppe Sommaruga seppe essere interprete della profonda trasformazione dell’architettura attuata grazie all’Art Nouveau, ma soprattutto divenire, grazie a progettazioni difficilmente soggette a ripetizioni od imitazioni, uno dei maestri dell’arte Liberty più significativi ed importanti.[2]

Il tutto tenendo conto che l’arch, Giuseppe Sommaruga nel 1908, dopo progettazione dell’edicola Comi presso il cimitero di Giubiano, forse grazie all’intervento dello stesso Antonio Comi, stringe intensa collaborazione con l’ing. Giulio Macchi aprendo con lui uno studio professionale in Varese.

In Varese, sia nelle edificazioni del Colle Campigli (Palace Hotel e Kursaal), sia del Campo dei Fiori (Gran Hotel Campo dei Fiori) fu in grado di effettuare un nuovo ed evolutivo carattere urbanistico architettonico lasciando al nostro territorio due complessi, uno dei quali, quello sul colle Campigli assai diminuito per i danni subiti nei bombardamenti della seconda Guerra Mondiale e dalla decisione di abbattimento degli anni Cinquanta del secolo scorso, tuttora facilmente riconoscibili e delineabili a grande distanza data la loro monumentale struttura, ma sicuramente in grado di modificare l’assetto ambientale in maniera assai pesante; spiace dovere affermare che il Gran Hotel del Campo dei Fiori, da molti ritenuto come logicamente inserito nel territorio, appaia in realtà come una enorme struttura posizionata in modo da essere in grado di potere visionare il territorio sottostante, sino alle lontane quanto splendide visioni alpine nelle giornate più limpide: con le stesse maestose visioni di un’aquila dominante, piuttosto che di un albergo ben inserito nelle forme montane prealpine.

Hotel Paradiso, Archivio Storico Comunale di Varese, Fondo Immagini Vecchia Varese

Hotel Paradiso, Archivio Storico Comunale di Varese, Fondo Immagini Vecchia Varese

La colossale struttura liberty del fabbricato aveva preso il posto del minuscolo, quanto primitivo nelle sue strutture, dell’albergo Paradico, attivato sullo steso crinale montano dal Ciotti; la planimetria di tale piccolo sito alberghiero, certamente pensato per godere degli stessi splendidi panorami, è rilevabile nella planimetria generale della dependance, ristorante e stazione d’arrivo della funicolare.

Certo difficile sarebbe dimenticare come, proprio tra ladine del XIC secolo e l’inizio del XX secolo fiorì in Varese una nuova civiltà di ville che seguiva quella del periodo teresiano e che tale innovazione non toccò solamente abitazioni private di grande levatura, purtroppo in parte assurdamente nel tempo demolite, ma anche complessi industriale: il più famoso dei quali è sicuramente la fabbrica di birra della Poretti ad Induno Olona, la cui costruzione fu realizzata tra 1887 e il 1907, con progetto curato da Alfred e Richard Bihl; a tale struttura produttiva si unì in seguito un villino progettato, dopo la morte del Poretti da Ulisse Stacchini.[3]

Sono rimasto alquanto colpito dall’intervento di Luca Rinadi pubblicato su La Prealpina di sabato 27 maggio 2017 intitolato Ma Sommaruga non fu mai “liberty”; prescindendo da quanto organizzato in Varese e Milano da Italia liberty, il sovrintendete per i beni archeologici, Belle Arti e Paesaggio di Milano riesce già a contraddirsi nel suo pur breve intervento, ma segnato da qualche asprezza sia su quanto organizzato, sia sugli attori d tale manifestazione culturale e, con una strana affermazione che annulla la sua strana definizione “Sommaruga un grande architetto modernista e non liberty” è alquanto strana e contraddittoria; i modernisti sono pure gli architetti che progettarono con stilemi utilizzati dall’art-nouveau, ma anche dallo jugendstil in Germania, dall’arte secessionista in Austria e dall’Art and Craft in America e Gran Bretagna e si ritiene che derivi da Arthur Liberty il nome utilizzato in Italia. per definire questa bella corrente stilistica.[4]

Alla fine della orma guerra mondiale terminò di fatto il periodo naturalistico del Liberty e si fece poi largo. con utilizzo di linee più rigide e geometriche lo stile Art-Decò.

In merito alla scalea di Santa Maria Monte riterrei più opportuna una probabile attribuzione al Sommaruga, stante che ciò che particolarmente la distingue è l’utilizzo delle piantane e delle balaustre in ferro, tipiche di tutti gli interventi varesini dello stesso architetto, ma purtroppo mai segnalate nelle varie pratiche edilizie conservate, specie per quanto concerne i nominativi dei vari progettisti ed esecutori che sarebbero state persistenza nella memoria delle varie edificazioni.[5]

Possono ora essere analizzati di seguito i progetti di Giuseppe Sommaruga conservati presso l’Archivio Storico Comunale, suddivisi per tipologia di intervento:

Edilizia cimiteriale

Edicola funerariadella famiglia Adone Aletti

 

Cimitero Monumentale di Giubiano

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga Progetto (sezione trasversale, facciata principale, fianco e pianta), mm 369x273Istanza amministrativa

 

Comune VareseFondo Edilizia Privata ante 1920,

cart. 1001

 

Pratica edilizia

Prot 2084/1897

 

Edicola funerariadella famiglia Comi

 

Cimitero

Monumentale di

Giubiano

 

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga – Fronte principale anteriore:sezione sull’asse delle porte,

mm 585×1070

– Fronte posteriore:

sezione trasversale, mm. 592×1015

– Fronte laterale, progetto II,

mm.530×1060

– Sezione longitudinale, progetto II,

mm. 590×1085

– Piante. progetto II, mm. 602×1066

– Fronte principale, progetto II,

mm.530×893

– Fronte principale:progetto II

(non firmato), mm 530×880

– Istanza amministrativa

 

Comune Varese,Categoria IV,

cart. 155, fasc. 1

 

Pratica edilizia

Prot 378/1908

Edicola funerariadella famiglia Macchi

 

Cimitero Monumentale di

Giubiano

 

Progettoarchitetto Giuseppe Sommaruga,

firmato Ingegnere Giulio Macchi

– Facciata principale A,mm. 550×945

– Facciata B, mm. 550×945

– Sezione A-B, mm. 550×845

– Pianta terrena, mm. 520×660

– Istanza amministrativa

 

(N.B.: tutti i disegni e l’istanza recano la firma unicamente dell’ing. Giulio Macchi, per conto dello studio tecnico arch. Sommaruga & Ing. Macchi Varese)

 

Comune Varese,Edilizia privata,

ante 1920,

cart. 1024

 

Pratica edilizia

Prot 1418/1912

Complessi a carattere ricettivo-turistico

Società AnonimaGrandi Alberghi Varesini

 

Hotel Campo dei Fiori

 

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga – planimetria generaleHotel, dependance e stazione di

arrivo funicolare, mm.600×673

– dependance: prospetto facciata

principale, mm 1200×843

– dependance: pianta del piano

terreno, mm.772×865

– fotografia stazione arrivo della

funicolare

– istanza amministrativa

Ex Comune Santa Maria del Monte, 

Edilizia privata, categ. X, cart. 27

 

Pratica edilizia

Prot. 78/1910

Società AnonimaGrandi Alberghi Varesini

 

Kursaalle

al colle Campigli

 

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga ed

ingegnere Giulio Macchi

– Secondo ingrandimento Teatro,pianta piano platea,

mm.620×1250.

– Secondo ingrandimento Teatro,

sezione   trasversale, mm. 600×450

– Facciata generale Kursaal,

mm. 290×658

Comune Varese,Edilizia Privata,

ante 1920

cart. 1022

 

Pratica edilizia

Prot. 445/1911

 

Società AnonimaGrandi Alberghi Varesini

 

Palace Hotel al colle Campigli

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga ed

ingegnere Giulio Macchi

– Planimetria, prospetti e pianta,mm. 1350×2850 Comune Varese,Edilizia Privata,

ante 1920,

cart. 1022

 

Pratica edilizia

Prot. 239/1912

 

 

Riguardo ai complessi sopra specificati si debbono annotare alcune questioni inerenti la loro conservazione e la totale mancanza di altri.

Il grande complesso edificato al Campo dei Fiori si deve purtroppo annotare al totale mancanza degli atti inerenti il Grande Hotel che fu edificato entro la circoscrizione amministrativa del Comune di Velate. aggregato a Varese nel 1927; scarso è infatti l’insieme delle pratiche edilizie pervenute ed ora parte dell’archivio dell’ex Comune di Velate, ma purtroppo completamente mancate qualsiasi atto progettuale della splendida costruzione del Sommaruga.[6]

Non resta che rifarsi alla bibliografia più conosciuta oppure per avere qualche riproduzione dei disegni originali consultare gli articoli pubblicati da una rivista specializzata edita in quel periodo, raccolta con estrema fatica dall’Archivio Storico Comunale evitando improvvisi siddetti riordini degli armadi dell’Ufficio Tecnico, evitando in tal modo fossero eliminate perché ormai, al solito ritenute troppo antiche ed inviate al macero.

Anche il complesso edificato sul colle Campigli presenta alcune stranezze.

Prima che la Società dei Grandi Alberghi Varesini si rivolgesse all’architetto Sommaruga, ormai in stretto connubio con l’ingegnere Giulio Macchi, sul colle Campigli sorse il Kursaal inizailemnete progettato dall’ing. Gaetano Moretti: purtroppo del complesso da lui ideato e denominato “Eliso”, che prevedeva ristirante, teatro, chioschi di ristoro , sale da gioco, impianti sportivi (tiro a volo e tennis) nulla risulta pervenuto al Comune di Varese; l’unico modo per conoscere tale originale ideazione è rifarsi alla pubblicazione di una assonometria su un quotidiano locale.

Il progetto Sommaruga-Macchi sopra presentato certamente modificò il primigenio intento di Moretti ed oggi risulta unicamente conservato per quanto concerne il Palace Hotel, oggi ancora meta di soggiorni alberghieri d’alta elite.

Il Kursaal colpito dai bombardamenti anglo-americani fu completamente abbattuto, con la grave perdita di un teatro che poteva contenere sino a 750 persone, proprio mentre nel centro cittadino fu abbattuto anche l’antico Teatro Sociale.

Veduta generale del Kursaal di Varese sul Colle Campigli; Schizzo dell’ing, Gaetano Moretti. in “La Prealpina Illustrata”del 30 aprile 1906. Lo schizzo è anche riportato nello splendido volume Varese Liberty: Momenti di storia del liberty varesino, fotografie di P Zanzi, testi di S. Colombo, Varese 1976.

Edilizia Privata

Antonio Comi 

Costruzione di

veranda edificio

già esistente in località Bosto

 

Progetto firmatoarch. Giuseppe

Sommaruga

– Progetto veranda, mm. 648×447- Istanza amministrativa Comune Varese,Edilizia privata

ante 1920,

cart. 1012

 

Pratica edilizia

Prot. 549/1910

Antonio Comi 

Cancellata in ferro della villa

Progettoattribuibile

arch. Giuseppe

Sommaruga

Agli atti, allegata all’istanza amministrativa di concessione, non si conserva alcun elaborato tecnico.N.B.: istanza non autografata e nemmeno attribuita ad ideazione dell’Arch. Sommaruga

 

Comune Varese,Edilizia privata

ante 1920,

cart. 1012

 

Pratica edilizia

Prot. 2330/1914

 

Ritengo opportuno allegare un mio articolo pubblicato nel volume di P. Macchione, Varese, Kursaal e Palace Hotel, Varese 2014, ove sono annotate, con estrema precisione gli interventi di restauro conservativo effettuati sulla documentazione dell’Architetto Sommaruga, oltre ad approfondimenti che non ho ritenuto inutile ripetere

Palace Hotel e Kursaal al Colle Campigli.
Note sulla documentazione conservata dall’Archivio storico comunale.

Resta indubbia l’importanza dello sviluppo dell’industria e del turismo come momento di grande valorizzazione per il territorio varesino ed alcune delle realizzazioni effettuate agli inizi del XX secolo hanno tuttora grande rilevanza all’interno del contesto urbani, sia pure ampiamente modificatosi, per la loro rilevanza architettonica, per l’importanza dei progettisti e delle ditte costruttrici che operano a Varese nel periodo liberty.

Varese rinnovava una sua vocazione di ospitalità che l’aveva fatta celebre a metà del Settecento, nell’età di Maria Teresa d’Austria, a ridosso dell’antico borgo mercantile, assai piccolo e come delimitato dal passaggio del torrente Vellone, divenne come una città di ville sorte ad occupare le aree migliori dei colli di Biumo; questa realtà obbligò Francesco III, divenuto feudatario di Varese, a ristrutturare ed ampliare, come propria sede di rappresentanza, il già esistente palazzo Orrigoni, adattando l’area circostante a suo giardino di palazzo, con abbassamento del colle sul quale esistevano resti di una antica costellazione abbandonata e creando in tal modo gli attuali giardini estensi, punto verde centrale della città.

Tali giardini si ampliarono nel secondo dopo guerra grazie all’oculato e saggio acquisto della villa Mirabello già proprietà dei marchesi Litta Modignani da parte della prima giunta cittadina, succeduta a quella nominata dal CLN al termine della seconda Guerra Mondiale, con chiara intenzione di renderla sede museale; ciò avvenne e tale importante edificio divenne prima sede del Museo Patrio, ove furono riunite documentazioni sulla storia cittadina, per diventare in seguito sede del museo archeologico ed esposizione di opere d’arte, sino alle ulteriori recenti modifiche[7].

Tra fine Ottocento ed inizio Novecento Varese riuscì grazie allo sviluppo turistico-industriale a permettere una sorta di rinascita dei passati splendori edilizi grazie all’edificazione in zone assai più periferiche ed addirittura allocando sul Campo dei Fiori strutture edilizie in stile liberty, oggi sono divenute paradigmi di eccellenza architettonica in grado di segnare in maniera indelebile l’immagine nel nostro territorio.

La stagione del Liberty è stata un momento nel quale hanno trovato realizzazione forme di nuova capacità espressiva, tuttora in parte ancora visibili e ben rintracciabili pur nel successivi mutare della realtà architettonico-urbanistica della città di Varese, nel quale si resero ancora preminenti alcuni parametri tipici della realtà socio economica del territorio varesino; rinacque insomma una vocazione turistico residenziale che distingue in modo peculiare Varese dalle altre località prealpine lombarde.

A Varese grande ed unico interprete di tale piccola rivoluzione nell’edilizia residenziale e di quella poi marcatamente nata per valorizzare le potenzialità turistiche locali, quali le valli prealpine, allora ancora encomiabili per l’assetto del territorio, importanti monumenti (Badia di Ganna, Eremo di Santa Caterina, Castelseprio, Isole Borromee) ed unici luoghi di culto resi unici dall’edificazione seicentesca (Via Sacra verso il santuario si Santa Maria del Monte), fu l’architetto Giuseppe Sommaruga.

L’architetto G. Sommaruga giunge a Varese incaricato da Adone Aletti, figlio di imprenditori locali che producevano mattoni, ma fattosi conoscere per suoi interventi di ingegneria ferroviaria in Campagna ed in Calabria, ove operò con i fratelli Giuseppe e Cesare[8], di erigere nel cimitero di Giubiano una cappella per la propria famiglia.[9]

Potrebbe affermarsi che dopo tale intervento non abbandonò più il territorio varesino distinguendosi soprattutto in colossali edificazioni di complessi alberghieri e turistici, ma lasciando segno anche in altre edificazioni di carattere cimiteriale, o di completamenti di altri edifici in Varese tutte sotto il segno di una personalissima, quanto elevata natura liberty, riuscendo ad inserire ovunque ampia collaborazione con locali manifatture in metallo (particolarmente utilizzato il Mazzucotelli), ed abili quanto modernissime soluzioni per la movimentazione di tapparelle in legno completamente invisibili perché splendidamente mascherati dagli ornamenti tipici dell’arte floreale (veranda casa Antonio Comi).

La sua continuativa presenza in Varese è senza dubbio legata alla nascita della Società dei Grandi Alberghi Varesini[10], fondata da abili imprenditori varesini che seppero rendersi conto della mancanza di alberghi di primissimo ordine, in grado di attirare ed accogliere, in luoghi sino ad allora impensati, una ricca clientela facente parte della borghesia e nobiltà milanese e grazie alla quale la città di Varese divenne luogo di turismo e villeggiatura lussuosi.

I due esempi più marcatamente legati a tale ideale di trasformazione della residenzialità in Varese sono i complessi significativamente d’elite del Grand Hotel Campo dei Fiori, eretto sul monte Tre Croci nel territorio di Velate, con dependance ed arrivo della funicolare nel confinante comune di Santa Maria del Monte (oggi completamente dismesso e diventato, tra notevoli polemiche, sito di allocazione di antenne e ripetitori) ed il Palace Grand Hotel, tuttora tra gli alberghi più lussuosi ed impareggiabilmente irraggiungibile dal punto di vista architettonico della città, posto sul Colle Campigli, zona un poco più lontana dal centro dell’antico borgo, poi città di Varese parte dell’ampia cerchia collinare che geologicamente forma il locale territorio; ambedue le costruzioni furono definitivamente progettate da G. Sommaruga. e dall’ing. Giulio Macchi, con il quale l’architetto “sovrano” dello stile liberty aprì uno studio proprio nella nostra città.

Sul Colle Campigli sorse il Kursaal progettato inizialmente dall’ing. Gaetano Moretti che denominò con il nome di “Eliso” un complesso composto da un ristorante, un teatro, un albero, chioschi di ristoro, sale da gioco, impianti sportivi, quali il tiro a volo ed il tennis.

Questo geniale progetto non risulta comunque essere mai pervenuto al comune di Varese per l’approvazione edilizia, ma è conosciuto perché fu edita nel 1906 su “La Prealpina Illustrata” di Varese “veduta generale del Kursaal sul colle Campigli”[11].

Tale idea progettuale sarà pochi anni dopo radicalmente variata proprio grazie all’intervento dell’arch. G: Sommaruga, congiuntamente all’ing. G. Macchi, al quale è affidata la realizzazione del Teatro[12] e del Palace Grand Hotel[13] che diviene il cuore di tutto l’intervento; con regolare presentazione degli atti progettuali al comune di Varese; da sottolineare che l’intero colle venne strutturato ed ornati con edifici di notevolissima fattura, specie per gli ornamenti tipici del liberty, pensando ad un luogo con funzione turistica di lunghi e ricchi soggiorni; per raggiungere tale piccolo “paradiso” si collegò la collina con una breve funicolare dalla quale si partiva da una apposita stazione, posizionata lungo la tramvia proveniente dalla stazione di Varese e diretta alla vicina località di Masnago.

Ai giorni nostri sul Colle Campigli si è conservato solo il Palace Grand Hotel, in tutto il suo splendore architettonico in stile liberty; purtroppo il complesso del Kursaal, entro il quale era compreso l’enorme teatro fu demolito[14] nel secondo dopo guerra perché ripetutamente colpito da bombardamenti alleati volti a colpire l’Aermacchi, famosa e preziosa industria che costruiva aeroplani, ritenuta certamente bersaglio necessariamente da ridurre all’inattività.

Con la demolizione del Kursaal fu abbattuto anche il passaggio coperto che lo collegava alla stazione di arrivo della funicolare ormai dimessa perché Varese aveva abbandonati il complesso sistema di tramvie interne ed esterne, grazie alle quali si era tentato non solo il trasporto urbano, ma anche il collegamento con località esterne (Luino, Angera, ecc) quando Varese era oramai terminale di ferrovie secondarie

 

Se il Kursaal era un enorme edificio in cemento armato che al centro enucleava la torre del teatro, con differenti destinazioni d’usi interne, fabbricato colossale di indubbia eleganza e farcitura costruttiva, come oggi possiamo intendere, purtroppo solamente dalle immagine che ci sono pervenute, tutte particolarmente pervase dell’eleganza forbita tipica dell’epoca e di cui Varese troppo presto ha dimenticato la perdita del teatro, capace si ospitare più di 750 persone, opera di particolare eleganza soprattutto per la volta e per la tipica caratteristica dei fabbricati del periodo liberty sorti in ambito termale con altrettanta splendida risoluzione dei volumi, quasi sempre risolti con maggiore lusso.

 

Di particolarissima entità il palazzo adibito a Palace Gran Hotel; è un imponente parallelepipedo con una torretta a cupola sull’angolo sud-ovest che Sommaruga riuscì a render particolare in molte diverse soluzioni, dai colonnati a doppia colonna (che visti in prospettiva possono evocare ove le colonne sono legate alla base da un fascio a dado, ma hanno capitelli originali con indubbi riferimento al mondo classico, alla forme delle finestre che si differenziano nella loro soluzione sui quattro lati, a seconda del loro utilizzo.

 

Al pianterreno creò una loggia belvedere, aperta nella direzione del lago di Varese, in questo perpetuando il concetto di “Eliso” espresso dall’ing. Moretti: dal Colle Campigli,

pur restando in una situazione “urbanistica cittadina” è possibile dominare con immenso piacere la visione dei laghi ed all’orizzonte potere dominare, a seconda delle stagioni, differenziate vedute panoramiche dei contrafforti alpini, dominati soprattutto dal gruppo del Monte Rosa.

 

L’insieme documentale delle pratiche edilizie commissionate dalla Società Grandi Alberghi Varesini e progettate dall’arch. G. Sommaruga, spesso in collaborazione con l’ing. G. Macchi sono tutte conservate in diversi fondi dell’Archivio Storico Comunale, primaria fonte di conservazione, e studio per tali importanti edificazioni.

 

IL complesso turistico-alberghiero sorto sul Monte Tre Croci si conserva nell’Archivio dell’ex comune di Santa Maria del Monte (aggregato a Varese nel 1927) per quanto concerne la dependance[15], la stazione di arrivo della funicolare ed una planimetria generale del complesso, mentre nell’Archivio dell’ex Comune di Velate, ove sorse l’immenso fabbricato dell’Hotel Campo dei Fiori non risulta conservato alcun atto[16]; questa tragica mancanza documentale è certamente dovuta ai molteplici spostamenti che tale archivio subì in locali di fortuna prima di giungere al deposito presso il locale Archivio di Stato di tutti gli atti comunali nel 1968, grazie anche alla decisi0one e volontà di preservazione di importanti atti per la storia cittadina dell’allora direttore dott. Giuseppe Scarazzini.

 

Regolarmente pervenuta invece la documentazione inerente le fabbricazioni studiate sul Colle Campigli, parte della parte più antica della serie Edilizia Privata conservata nell’Archivio Storico Comunale che dal 1986 (delibera Consiglio Comunale n. 510 del 5 dicembre 1986), a seguito della revoca del deposito volontario di tutti gli atti del Comune di Varese, riunì in una unica idonea sede conservativa l’intero patrimonio archivistico cittadino nella certezza e con l’auspicio che tale decisione potesse divenire un riferimento utile alla formazione ed all’educazione dell’intera comunità.

 

Queste mancanze della totalità delle progettazioni dell’arch. G. Sommaruga hanno chiaramente indotto nell’ottica di una perfetta ed ideale conservazione di tali splendidi, quanto importantissimi documenti di carattere progettuale ad esaminare quali di esse necessitassero di eventuali interventi di restauro conservativo.

 

Tutti gli atti planimetrici allegati alle pratiche edilizie tendono, con il tempo a subire piccoli danni dovuti, per la massima parte al ripiegamento, spesso errato o talvolta anche troppo rapido per assicurare una certa durata del disegno; molte volte poi per riparare piccoli tagli chi lo consulta, particolarmente negli uffici tecnici, tende a raffermare il disegno con l’apposizione di tratti di carta gommata che se per lo meno lascano una parvenza di integrità on il tempo portano danni di peggiore natura, a seguito della penetrazione nelle tavole dei disegni delle colle degli adesivi.

 

Ciò è capitato in quasi tutte del tavole del Sommaruga, con evidenti tagli di rottura lungo le pieghe dei disegni, molte volte peggiorate da nuove e diverse metodiche delle piegature e conseguenti maggiori danni.

 

Gia nel 1999 si è intervenuti sul progetto commissionato dai Grandi Alberghi Varesini per l’Hotel Campo dei Fiori e solo sulle tavole a noi perverte un quanto conservate nell’’archivio dell’ex Comune di Santa Maria del Monte intervenendo con operazione di pulizia e ricollaggio dei tagli alla “planimetria generale” di, mm. 600×673; alla “facciata principale dependance” mm. 1200×843 ed all’istanza amministrativa; i restauri sono stati eseguiti dalla ditta Carlo Valli di Calcinate, scelta tra quelle indicate dalla Regione Lombardia.

 

Pochi anni dopo il Comune di Varese accettò la mia proposta di intervenire sugli altri disegni di G. Sommaruga riguardanti il complesso degli edifici edificati sul colle Campigli.

 

Di particolare difficoltà il ripristino della “planimetria, prospetti e pianta” dello splendido Palace Hotel, tutti contenuti in una immensa tavola da disegno avente le misure di mm. 1350X2850, che proprio per la sua colossale dimensione, per l’indubbio interesse di potere visionare un così preciso e splendido disegno opera del Sommaruga aveva subito notevole strappi e rotture sulle diverse piegature, con apposizione di diverse tipologie di nastri adesivi.

 

L’intervento di restauro effettuato dal Centro Conservazione e Restauro Il Borgo di Foligno, regolare aggiudicataria di apposita gara d’appalto, è riuscito in modo egregio, riunendo tutti gli strappi, ma soprattutto intervenendo per asportare tutti i residui delle diverse tipologie di colla provenenti dai diversi nastri adesivi utilizzati negli anni.

 

Assieme alla tavola del Palace Hotel sono stati restaurati anche due disegni inerenti il Kursaal: la pianta del “piano platea del teatro” (mm. 620X1250) ed una “sezione trasversale del Teatro” (mm. 600X450) e l’istanza amministrativa di tali interventi.

 

Oltre agli splendidi disegni dell’arch. G. Sommaruga l’archivio comunale conserva altre documentazioni inerenti il colle Campigli: la domanda per ottenere l’apertura del Kursaall del 1914,[17] una raccolta di giornali con notizie sul Casinò dal 1921 al 1922 Kursaall. Convenzione Beltramini – Kursaall, [18]

 

Purtroppo mancanti documenti che attestino spettacoli, conferenze od altre manifestazioni tenutesi presso il teatro; non può escludersi che tali atti siano pervenuti al Comune di Varese solamente con richiesta di affissione e siano pertanto in seguito essere state scartate, con notevole perdita della memoria storiografica di quanto avvenuto.

 

Nella lunga, ma proficua ricerca tra gli atti delle varia mostre effettuatesi in Varese si è potuto reperire un fascicolo pubblicitario “Varese Mostre Riunite 1913″, tenutasi da luglio a settembre presso il colle del Kursaal, edito dalle Arti grafiche Varesine di Varese[19]; in tale purtroppo non perfettamente conservato documento si è potuto reperire un’immagine del kursaal davvero splendida, sia perché presenta in modo forse sono ad ora non conosciuto il complesso architettonico, davvero splendido e monumentale, sia perchè tale immagine, grazie all’ambientazione generale, offre l’ambiente davvero elegante e d’elite che doveva essere in questi anni il Colle Campigli.

 

 

Un colpo fortunato che permette certamente di capire a pieno perché sin dall’inizio della sua progettazione il Colle Campigli era definito “Eliso”.

 

 

 

 

 

 

[1] Di questo inizio delle progettazioni dell’arch. Sommaruga Varese, mi interessai, con un articolo volto a presentare un progetto ritenuto smarrito quando nel riordino degli atti comunali inerenti il cimitero Monumentale di Giubiano lo reperii inserito nella domanda di occupazione dei viali del cimitero; P. Mondini, Un progetto inedito progetto di Giuseppe Sommaruga: l’edicola funeraria Aletti al cimitero di Giubiano, in Tracce, Anno XII, Numero 1, 1991, pp. 27-39.

[2] Cfr. L. Zanzi, L’architettura “Liberty”di G. Sommaruga a Varese: un approccia in chiave di storia ambientale, in Varese provincia Liberty, Gavirate 2000, ove l’autore, oltre ad offrire un puntuale riscontro delle edificazioni cittadine stile liberty, offre spunti d’approccio metodologico per la loro corretta analisi.

[3] Cfr. L. Zanzi, Varese e dintorni nelle terre dell’Alta-Insubria, Problematiche di metodo in prospettiva eco-storica, Insubria University Press, 2013, pp. 550-551

[4] A poco ritengo possa valere la citazione di un suo intervento , con foto e disegni, nel quale attribuiva la “scalea della fermata della funicolare a Santa Maria del Monte come opera certa del Sommaruga; in realtà il progetto definito come originale del Sommaruga da lui edito non può essere assolutamente riferito alla tipologia di redazione di una mano così esperta; trattasi di una copia, tra l’altro presentata a seguito di richiesta del Comune di Santa Maria del Monte per fare modificare la scalinata che invadeva la sede di via del Ceppo; in vero nel breve testo si parla di copia conforme, ma nell’illustrazione è presentata come opera originale del Sommaruga. Cfr L. Rinaldi, Giuseppe Sommaruga a Varese: una testimonianza inedita (e una dolorosa perdita) in Tracce, n.2/1989, pp.139-146.

 

[5] Ritengo opportuno segnalare, riguardo alla famosa scalea di Santa Maria del Monte che un ritardo nella definitiva stesura del mio contributo è dovuto all’analisi dei fondi d’Archivio Storico Comunale di Varese e della bibliografia cad essi connessa. Della scale stranamente non di interessa nemmeno Alba Bernard, studiosa locale, ritenuta in molti approfondimenti da me condotti con l’amico Luigi Zanzi come ancora da identificare quale la più attenta nel ricostruire le vicende del turismo varesino, specie perché in grado di accedere a molti archivi privati; cfr. A. Bernard, Funicolari a Varese, Varese 1991.

Mi pare degno segnalare anche l’intervento di G.Gentile, Grand Hotel, casa nostra, pubblicato il 02/06/2017 sulla rivista on-line di Radio Maria Francescana (www.RMFonline/Cultura), con attente precisazioni sulla vicenda della scalea, ma anche sulla necessità che la città di Varese possa presto ritrovare la passione “di divulgare, di conoscere ciò che la città possiede, Affinché possa diventare bella da vivere”.

[6] Dalla documentazione conservata agli atti comunali si ritiene che l’archivio dell’ex Comune di Velate sia stato traslocato almeno quattro/cinque volte prima di terminare nell’ultima cantina di una scuola comunale presso il palazzo comunale; da quella sede fu trasferita, a titolo di deposito presso il locale Archivio di Stato; allora ero dipendente di tale struttura e ricordo l’immediata ricerca dell’allora direttore Giuseppe Scarazzini , senza risultato alcuno.

[7] La documentazione di acquisizione della villa Mirabello dalla famiglia Litta Modignani , con gli atti di proprietà precedenti si conservano nell’Archivio Storico Comunale di Varese (d’ora in poi A.S.C. Va) nella cart. 5, fasc. 9 della categoria V; nella cart. 256, fasc. 1 della categoria X si conservano invece gli atti relativi ala sistemazione dei locali della stessa villa da adibire a Museo Civico, unitamente a quelli di riordino delle scuderie e portinerie per adibirle a magazzini comunali.

Nel tempo si ampliarono gli spazi dedicati alla sede del museo, che divenne sede espositiva delle quadreria comunale almeno sino a quando non fu attivata una nuova sede espositiva presso il castello di Masnago; nelle stesse sale furono altresì attivate una esposizione di documenti ed oggetti in un mostra dedicata al Risorgimento e successivamente una mostra documentale sulla Resistenza; tali esposizioni furono smantellate negli anni novanta del Novecento ed il materiale documentario trasferito in appositi fondo documentari presso l’Archivio Storico Comunale.

Recentemente è stato riattivato il Museo del Risorgimento, con esposizione di documenti, oggettistica e del prezioso quadro del Pagliano dedicato allo sbarco di Garibaldi a Sesto Calende.

[8] L’archivio della famigli Aletti è in gran parte conservato, a seguito di donazione, presso l’Università degli Studi della Calabria; le carte inerenti i lavori ferroviari (linee Termoli-Campobasso-Benevento; Battipaglia-Reggio Calabria; Cosenza.Pietrafitta; Rocchetta-Melfi-Potenza e altri opere minori su rami collaterali si conservano, a titolo di deposito, presso il Museo Ferroviario di Pietrarsa (Napoli); per una puntuale cronologia di tali lavi si rimanda a R. Guarasci – S, Carrera, Aletti e C. La storia, l’archivio e le immagini di una famiglia di imprenditori, Cosenza 1989.

[9] Il progetto per la tomba Aletti fu la prima progettazione dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese; tale progetto per molti anni fu considerato come perso nel corpus documentario appartenente al Comune di Varese. In realtà fu reperito del riordino di materiale d’archivio accantonato e non ancora definitivamente fascicolato allegato ad una richiesta di occupazione di spazio adibito a viale cimiteriale effettuata dal capomastro incaricato della costruzione dell’edicola funeraria. Il documento è ora conservato presso l’A.S.C. Va, Edilizia Privata, cart. 1001, pratica prot. 2084/1897. Cfr. P.Mondini, Un progetto inedito di Giuseppe Sommaruga: l’edicola funeraria Aletti al Cimitero di Giubiano, in Tracce, n. 1/1991, pagg. 27-40.

[10] La Società Anonima dei Grandi Alberghi Varesini fu costituita con atto del notaio Guglielmo Piatti in data 20 marzo 1907; tale atto sarà certamente reperibile nel Fondo notarile ora presente anche presso il locale Archivio di Stato.

[11] Veduta generale del Kursaal di Varese sul Colle Campigli; Schizzo dell’ing, Gaetano Moretti. in “La Prealpina Illustrata”del 30 aprile 1906. Tale schizzo è riportato nello splendido volume Varese Libery.t:Momenti di storia del liberty varesino, forografie di P Zanzi, testi di S. Colombo, Varese 1976.

[12] A.S.C. Va, Comune di Varese, Edilizia Privata ante 1920, cartella, 1022, pratica prot. 445/1911

[13] A.S.C. Va, Comune di Varese, Edilizia Privata ante 1920, cartella 1022, pratica prot 239/1912

[14] A.S.C. Va, Fondo demolizioni, cartella 2,1, pratica prot. 10671/32 e cartella 4, pratica prot. 29056/1962.

[15] A.S.C. Va, ex Comune di Santa Maria del Monte, Edilizia Privata, cart, 27

[16] Gli unici atti progettuali dello splendido fabbricato sorto sul monte Tre Croci sono oggi reperibili in alcuni articoli tecnici riportati sulla rivista Il Monitore Tecnico, anch’essi reperibili presso l’Archivio Storico Comunale; sono utili fonti secondarie, che offrono alcune delle planimetrie, prospetti e sezioni tratte dagli originali purtroppo perduti.

[17] A.S.C. Va, cart. 66, fasc.1, categoria XV

[18] A.S.C. Va, cart. 113, fasc. 2, categoria XV

[19] A.S.C. Va, Fondo Biblioteca Civica, cart. 9, fasc, 20,4

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