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Giovanni Segantini

Giovanni Segantini

GIOVANNI SEGANTINI
(1858 – 1899)

Dopo un’infanzia irregolare e segnata dal­la perdita dei genitori, Segantini si forma all’Accademia di Brera a Milano (1875-1879), dove esordisce nel 1879. A quell’anno risale la conoscenza con Vittore Grubicy de Dra­gon, mercante, gallerista, pittore e teorico del divisionismo, che lo finanzierà e sosterrà nei primi anni, aggiornandolo sul realismo internazionale, grazie anche ai suoi rap­porti con l’ambiente olandese. Stabilitosi in Brianza, dove risiede dal 1880 al 1886, si de­dica soprattutto a temi pastorali, influenzati dall’opera di Millet, che portano al pittore i primi successi in ambito internazionale: me­daglie d’oro all’Esposizione internazionale di Amsterdam del 1886 e a quella di Parigi del 1889. In corrispondenza con il trasferimento in montagna (prima a Savognino, poi in En­gadina), a partire dalla rielaborazione di Ave Maria a trasbordo del 1886 inizia a sperimen­tare la tecnica divisionista, incoraggiata da Vittore Grubicy, tramite culturale con il poin­tillisme francese. Con l’inizio dell’ultimo decennio del secolo diventano preponderanti le influenze sim­boliste: Segantini si orienta verso una pit­tura ideista e sempre meno naturalistica, vi­cina al clima delle secessioni. Emblematico è l’Angelo della Vita (cat. 212), datato 1894, giunto alla Galleria d’Arte Moderna di Milano nel 1918, tramite il legato di Leopoldo Albini, che aveva commissionato il dipinto insieme alla Dea dell’amore, a comporre un dittico dedicato all’amor sacro e all’amor profa­no (cfr. S. Regonelli, in La Galleria 2007, p. 197 n. 6). Abbandonato il naturalismo de Le due madri, esposto alla prima Triennale di Milano nel 1891, il tema della maternità, centrale nella poetica segantiniana, non è più un evento solo terreno, ma è sviluppa­to in chiave mistica, come un onirico con­nubio con la natura e reso attraverso uno stile astraente e rarefatto. Se l’albero su cui la figura semplicemente panneggiata siede come una madonna in trono riscopre un’i­conografia arcaica, recuperata dalla pittura fiamminga, l’andamento grafico e nervoso dei rami, dei capelli e delle vesti e la tavoloz­za fredda, intrisa di filamenti d’oro, mostra­no l’influenza della raffinata cultura simbo­lista mitteleuropea, che troverà espressione nella doppia versione delle Cattive madri e del Castigo delle lussuriose, in cui il tema viene ribaltato nella negazione della dimen­sione vivificatrice della maternità.

Giovanni Segantini liberty

BIBLIOGRAFIA: A.-P. Quinsac, Segantini. Cata­logo generale, Electa, Milano 1982; Giovanni Se­gantini. Luce e simbolo 1884-1899, a cura di A.­P- Quinsac, catalogo della mostra (Varese, Villa Panza, 2000-2001; Venezia, Fondazione Peggy Guggenheim, 2001), Skira, Milano 2000; S. Rego­nelli, in F. Mazzocca (a cura di), La Galleria d’Arte Moderna e la Villa Reale di Milano, Silvana Edito­riale, Cinisello Balsamo 2007, p. 197 n. 6. Testo tratto dalla monografia: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Omar Cucciniello

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