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Giovanni Michelazzi

Giovanni Michelazzi

GIOVANNI MICHELAZZI
(1879 – 1920)

 

Nacque a Roma nel 1879. La famiglia si trasferì poi in Toscana e M. seguì corsi di architettura a Firenze, diplomandosi nel 1901.

Il suo esordio professionale risale al 1902-03, quando fu incaricato della ristrutturazione di una villa tradizionale in viale del Poggio Imperiale, alla periferia della città. L’architetto aggiunse all’edificio esistente una veranda laterale e una pensilina d’ingresso dove ferro, vetro e pietra artificiale andavano a sostituirsi a un’impostazione classicheggiante. Le forme fluide, di ispirazione vegetale e zoomorfa tradivano esplicitamente l’influsso dell’Art Nouveau franco-belga. La villa fu il punto di riferimento per tutta la produzione successiva di M., il cui stile si riconosce proprio nella modellazione di originali apparati decorativi applicati alla superficie muraria.

Nel primo decennio del Novecento, M. ripeté la formula in numerosi altri progetti per ville private nella zona di Firenze: il villino in viale Michelangelo (1904), villa Ventilari (viale Mazzini, 1905), il villino per Ettore Ravazzani (via Scipione Ammirato, 1906), il villino del Beccaro (detto “La Prora”, via Guerrazzi, 1907), i villini Lampredi (via G. della Bella, 1907-09), la casa-emporio Vichi (via Borgo Ognissanti, 1910). Si avvalse spesso della collaborazione di altri artisti tra cui Galileo Chini e Angiolo Vannetti; i loro affreschi, bassorilievi e ceramiche si integrano armoniosamente alle superfici degli edifici e sono valorizzati dalla sapiente direzione di M. nel gestire e coordinare gli apparati decorativi. Tutti gli edifici inoltre presentano almeno un dettaglio in forma di drago, una sorta di firma da parte dell’architetto.

Nel 1911 M. realizzò villa Broggi-Caraceni ( via Scipione Ammirato, Firenze), considerata il suo capolavoro. Pur riprendendo gli elementi formali e stilistici già sviluppati negli anni precedenti, l’architetto diede prova di una nuova sensibilità nel coordinare apparati decorativi e scelte architettoniche. Sebbene nessuna delle creazioni di M. presenti un rapporto diretto tra struttura e decorazione – i suoi interventi sono perlopiù modellazioni che non interferiscono con la struttura portante di tipo tradizionale –, in villa Broggi le scelte ornamentali sono in grado di dialogare e valorizzare gli spazi progettati.

Il 1911 rappresentò il culmine della carriera di M. Il declino del Liberty lo portò poi ad allontanarsi dalle sperimentazioni degli anni precedenti e a prediligere modelli tradizionali, in linea con il mutato clima culturale. Negli anni prima della guerra realizzò il villino Marzi (viale Michelangiolo, 1912-13), la palazzina Bini (viale Maconi 25), il villino Galeotti Flori (via XX Settembre, 1914) e una palazzina in via G. Prati (1915). Predilesse riferimenti romanici e rinascimentali, concedendosi qualche ultimo, vago riferimento Liberty nella decorazione.

Al ritorno dalla guerra realizzò il villino Baroncelli (via Duprè, 1919) in forme quattrocentesche. Morì suicida nel 1920.

Ignorato dalla stampa dell’epoca, M. venne riscoperto col revival dell’Art Nouveau negli anni Sessanta e Settanta. Risalgono ad allora i primi studi sulla sua opera. Il rinnovato interesse non bastò tuttavia a salvare alcune delle sue opere, andate distrutte con la speculazione edilizia degli anni Cinquanta e Sessanta.

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

 

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