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Giovanni Guerrini

Giovanni Guerrini

GIOVANNI GUERRINI
(1887-1972)

 

Compì i suoi primi studi artistici a Faenza, tra il 1902 e il 1905, nella Scuola d’arti e mestieri diretta dal pittore macchiaiolo A. Berti. Qui entrò in contatto con il gruppo di pittori e scultori che si riunivano intorno a D. Baccarini aprendosi – insieme con F. Nonni, G. Ugonia, D. Rambelli, E. Drei, P. Melandri, O. Toschi, componenti del cosiddetto cenacolo baccariniano – alle suggestioni dei preraffaelliti, dell’Art Nouveau e della Secessione viennese. Perfezionò la sua formazione all’Accademia di belle arti di Bologna e a quella di Firenze, dove seguì con A. Spadini il corso libero del nudo tra il 1909 e il 1910. Debuttò, nel 1908, all’Esposizione di Faenza disegnando la copertina del catalogo ed esponendo disegni, incisioni e litografie di gusto simbolista, molto apprezzati per la qualità del segno. A una sua prima produzione di opere ancora legate a un naturalismo descrittivo (Specchio d’acqua: Sapori, 1922), seguirono lavori ricchi di richiami letterari, che trovarono un efficace mezzo espressivo nella tecnica incisoria, praticata dal G. con grande gusto e perizia (L’attesa, Confidenze: Roma, collezione privata). Nel 1909, sempre a Faenza, decorò ad affresco i soffitti dell’albergo Vittoria in corso Garibaldi, la farmacia Zanotti in corso Saffi e, negli anni successivi, casa Sirotti, con nastri e motivi geometrici e vegetali che risentivano del clima della Secessione viennese. Risale agli anni 1910-12 la decorazione ad affresco della sala da pranzo di villa Emaldi a Errano, presso Faenza. Tre anni dopo sposò Alba Poletti, conosciuta nel periodo degli studi fiorentini.

Dopo aver insegnato disegno costruttivo e architettonico applicato all’industria presso la Scuola d’arti e mestieri T. Minardi di Faenza, nel 1915 vinse il concorso di titolare della cattedra di architettura e pittura decorativa all’Accademia di belle arti di Ravenna, incarico che mantenne fino al 1929. A Ravenna ebbe l’incarico, nel 1919, di decorare la sede della Federazione delle cooperative agricoltori in una sala di palazzo Byron. Iniziò il lavoro l’anno seguente e su due pareti della sala, ripartite in nove riquadri, raffigurò il lavoro dell’uomo nelle terre rese fertili dalle bonifiche e i lavoratori del mare, mentre sul soffitto, tra foglie, rami di pino e uccelli, dipinse quattro lunette e un ovale al centro con figure femminili e allegorie. Della decorazione, distrutta da un incendio poco prima della sua completa realizzazione, rimangono soltanto la descrizione che ne fece F. Sapori (1928) in uno scritto monografico sull’artista e alcune fotografie d’epoca (G. G., 1990, pp. 61, 65 s.).

Trasferitosi a Roma, il G. entrò in contatto con P. Gaudenzi, artista noto per la sua attività di pittore decoratore e mosaicista, e partecipò, nel 1913, con due acqueforti, alla I Mostra della Secessione romana. Negli anni 1918 e 1928 prese parte alla Mostra degli amatori e cultori di belle arti. Presente con continuità alle maggiori occasioni espositive italiane, tra il 1912 e il 1936 partecipò alle numerosissime edizioni della Biennale veneziana , alla Mostra degli incisori e acquafortisti di Londra (1916), all’Esposizione nazionale di belle arti di Torino (1919), alla I Biennale romana (1921), alle mostre del Sindacato di belle arti del Lazio (1929, 1932), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935, 1939, 1943), alla Triennale di Milano (dove nel 1936 ottenne il gran premio) e alla I Mostra del Novecento italiano al palazzo della Permanente a Milano (1926).

Dal 1924 il G. diresse l’Accademia di belle arti di Perugia; mentre all’Accademia di Ravenna, dal 1926, anno in cui fu nominato segretario regionale del Sindacato di belle arti dell’Emilia Romagna e membro del direttorio nazionale del Sindacato artisti (carica ricoperta fino al 1932), istituì e diresse un corso per l’insegnamento del mosaico.

Attivissimo oltre che come pittore, anche nell’ambito delle arti applicate e dell’architettura, il G. fu cartellonista, illustratore e progettista di oggetti, mobili (grande interesse ottennero i suoi arredi in palissandro proposti alla Biennale monzese del 1925, realizzati dall’ebanisteria Casalini di Faenza, lodati per la felice sintesi tra la funzionale semplicità della struttura e la decorazione) e tenace sostenitore della rinascita dei prodotti dell’artigianato artistico italiano. Tra i suoi cartelloni più celebri, oltre al manifesto ideato per la I Mostra internazionale delle arti decorative di Monza del 1923 (dove espose tra gli “adornatori del libro”) contrassegnato da un marcato gusto déco, si ricordano le affiches di notevole impatto comunicativo, commissionate dal Municipio di Cesenatico e dall’ENIT (Ente nazionale italiano per il turismo) per il rilancio della riviera adriatica (1923, 1933) e quelle per le caramelle Unica (1925). Nel campo grafico, tra l’altro, realizzò illustrazioni per libri di favole (La piccola fonte di G. Andalò, 1912; Il libro degli snobs di W.M. Thackeray, 1924) e copertine per le riviste L’Eroica ed Emporium.

Il suo interesse per tutte le possibili applicazioni dell’arte e il suo gusto per la sperimentazione nelle diverse discipline lo spinsero, nel 1922, a partecipare al concorso per il restauro decorativo del palazzo della Permanente di Milano di L. Beltrami, per il quale fu premiato; nel 1925 al concorso Piatti per la decorazione degli scialli prodotti dalla ditta comense e, nel 1931, in occasione della Mostra d’arte sacra di Padova, al concorso per il progetto di una piccola chiesa, dove vinse il premio assegnato dall’Accademia d’Italia.

Nel 1928 all’Esposizione di Torino progettò e disegnò gli arredi e allestì il padiglione dell’ENAPI (Ente nazionale artigianato e piccole industrie). Come direttore artistico dell’ente, carica assunta nel 1927, anno in cui si trasferì a Roma, promosse e organizzò mostre e concorsi per rinnovare la produzione artigianale, anche attraverso l’uso inedito dei materiali tradizionali, coinvolgendo artisti e architetti affinché fornissero progetti e modelli alle piccole industrie italiane e ricoprendo inoltre l’incarico di caporedattore della rivista Cellini, pubblicazione dell’ENAPI. Nel 1925, alla II Mostra internazionale delle arti decorative di Monza, presentò in una personale stampe e disegni e ottenne il primo premio all’unanimità al concorso per il manifesto ufficiale dell’esposizione. Nella veste di segretario regionale del Sindacato fascista degli artisti dell’Emilia Romagna diede vita ad alcune mostre sindacali. Per l’Esposizione internazionale di Barcellona del 1929 curò l’allestimento e l’organizzazione del padiglione dell’ENAPI.

Nel 1930, in rappresentanza del Sindacato nazionale degli artisti, fece parte della giuria di accettazione della I Mostra internazionale d’arte sacra a Valle Giulia: in tale occasione disegnò le vetrine, realizzate ancora da Casalini, per gli oggetti presentati dall’ENAPI. Per il palazzo delle Esposizioni, in occasione della I Quadriennale d’arte nazionale (catal., p. 26), disegnò, nel 1931, tappeti e poltrone avvalendosi, per l’esecuzione, delle ditte Pugi di Prato e Bulleri di Cascina. Lo stesso anno ad Atene, partecipò alla Mostra della settimana italiana, dove, oltre a proporre alcuni dipinti disegnò anche la copertina del catalogo. Fu inoltre membro della giuria di accettazione e collocamento della I Mostra internazionale d’arte coloniale.

Nel 1933, anno in cui si iscrisse all’albo degli architetti di Bologna, nell’ambito della V Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali di Milano, curò l’ordinamento della sala dell’ENAPI e disegnò modelli per vasi in vetro e in ceramica, ricami e tessuti realizzati da artisti, artigiani e da manifatture italiane. Nello stesso anno partecipò al concorso per il piano regolatore di Terni. In campo urbanistico, all’inizio degli anni Venti, il G. aveva già vinto il concorso per la sistemazione del centro di Salsomaggiore. Progettò inoltre la sede della Cassa di risparmio di Modena (in collaborazione con E. Puppo), la casa dell’artigianato di Sarsina (1950) e l’edicola funeraria della famiglia di Peppino De Filippo al cimitero del Verano di Roma (1960). Nel 1934, nominato accademico d’Italia, fu premiato, dalla Confederazione dell’agricoltura, per l’opera La terra già esposta alla Biennale di Venezia del 1930. L’Esposizione internazionale di Bruxelles e quella delle arti decorative di Parigi del 1935 lo videro ancora curare la partecipazione dell’ENAPI, per il quale allestì una sezione alla Mostra mercato dell’artigianato di Firenze. Tra le grandi realizzazioni musive del G. si ricordano i sei grandi mosaici pavimentali per la fontana luminosa nel piazzale d’ingresso al pubblico per il palazzo degli Uffici dell’E42.

Per il ministero della Pubblica Istruzione progettò con E.B. La Padula e M. Romano la grande Mostra dell’istruzione tecnica che si svolse al palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1936. Sull’area del circo Massimo, nell’ambito delle mostre promosse dal Partito nazionale fascista (PNF), nel 1937 organizzò, con A. Libera e M. De Renzi, membri insieme con lui dell’ufficio tecnico, la Mostra delle colonie estive e dell’Assistenza all’infanzia, progettando il grande padiglione delle colonie del PNF, quello della merceologia e la sala dei congressi e dei concorsi. Con gli stessi architetti curò anche l’allestimento della Mostra del tessile nazionale, per la quale in particolare con De Renzi progettò il giardino d’inverno, il padiglione delle massaie rurali e, per la Confindustria, quello del cotone. Nell’ottobre di quello stesso anno A. Maraini, segretario generale della Biennale veneziana lo invitò a partecipare a una mostra itinerante, attraverso alcune città dell’Europa settentrionale, sul paesaggio e sulle città italiane. Nel 1938 prese parte all’Esposizione internazionale dell’artigianato e, con A. Sensini e R. Lolli Ghetti, costituì un nuovo ufficio tecnico per l’organizzazione della I Mostra nazionale del dopolavoro. La sua partecipazione alle mostre del circo Massimo, in qualità di organizzatore, allestitore e progettista, si concluse nel 1939 con la Mostra nazionale del dopolavoro, la Mostra autarchica del minerale italiano e la Mostra della bonifica integrale. In occasione di queste manifestazioni, seppure nella dimensione effimera di edifici destinati alla trasformazione o alla demolizione, il G. ebbe modo di sperimentare i modi del linguaggio razionalista, superando il solenne monumentalismo espresso nel progetto vincitore del concorso del 1937 per il palazzo della Civiltà romana all’EUR, vinto con La Padula e Romano. Con gli stessi architetti vincerà, tre anni dopo, anche il concorso nazionale per la casa littoria di Verona che non sarà mai realizzata.

Il 1939 fu un anno denso di avvenimenti: per l’Esposizione universale di New York, all’interno del padiglione italiano, progettato da M. Busiri Vici, allestì il salone di rappresentanza e le sezioni dell’arte e dell’artigianato curando inoltre l’apparato decorativo, del quale si ricordano i due mosaici affrontati raffiguranti le maggiori realizzazioni architettoniche romane promosse dal regime e la rappresentazione dell’Italia e del genio italico. Con l’architetto La Padula, sempre nel padiglione italiano, ordinò l’esposizione dedicata alle mostre svoltesi all’interno del circo Massimo. Nel grande cantiere dell’E42, oltre all’attività di architetto, il G. poté mettere in pratica anche quella di decoratore: con A. Capizzano, F. Gentilini e G. Quaroni nel 1940 fu tra i selezionati nel concorso per la decorazione parietale in mosaico; e l’anno seguente vinse, con gli stessi artisti, quello per la decorazione in mosaico del salone centrale del palazzo dei Congressi, che a causa degli eventi bellici non fu mai eseguita. I temi trattati, una celebrazione delle realizzazioni architettoniche mussoliniane, si materializzava in un linguaggio desunto da fonti antiche, tardoromane e bizantine che fondeva iconografie e simboli di immediata comprensione. Nel campo della vetrata artistica, si segnala la sua partecipazione al concorso internazionale per le vetrate della chiesa di S. Nicola della Flue presso Lugano, indetto dall’Istituto internazionale di arte liturgica (G. G., 1990, p. 246).

Nel corso degli anni Cinquanta il G. ricoprì incarichi di prestigio e ricevette cariche onorarie: dal 1951, per circa un ventennio, fu consulente delle manifestazioni artistiche della Romagna e presidente delle giurie delle Biennali romagnole d’arte; dal 1952 al 1958 presiedette le giurie delle Biennali nazionali del disegno e dell’incisione. Tra il 1951 e il 1957 allestì le mostre degli istituti tessili (Lilla, 1951), delle scuole agrarie e del folklore (Roma, 1953) per il ministero della Pubblica Istruzione; delle bonifiche per l’Associazione nazionale bonifiche; del tessile e dell’abbigliamento (Roma, 1953); dei vetri d’arte di Murano (Parigi, Museo del Louvre, 1956); degli accessori d’alta moda per la Camera di commercio (Roma, 1956-57); dell’artigianato per l’ENAPI e per l’Istituto per il Commercio con l’estero (Monaco di Baviera, 1957).

Alla fine del decennio, attraverso interventi in congressi, continuò incessantemente a promuovere le arti applicate; e nel 1960, il governo tunisino gli affidò un incarico di consulenza per incentivare il rinnovamento dell’artigianato locale. L’anno seguente, incaricato dal ministero della Pubblica Istruzione, organizzò il nuovo Istituto statale d’arte per il mosaico di Ravenna, che diresse fino al 1966.

Il G. morì a Roma il 20 marzo 1972.

Sue opere sono conservate presso collezioni di musei pubblici italiani e stranieri (Roma, Galleria nazionale d’arte moderna, Galleria comunale d’arte moderna e contemporanea, Museo di Roma, Provincia, Camera dei deputati; Torino; Firenze; Milano; Cremona; Faenza; Ravenna; Atene; Lima) e raccolte private.

 

 

Fonti e Bibl.: Roma, Archivio Guerrini e Arch. stor. della Galleria nazionale d’arte moderna; A. Lancellotti, La Prima Biennale romana d’arte, Roma 1921, pp. 52, 61; La Piè, marzo 1921, pp. 32-37; ibid., luglio 1922, p. 108; F. Sapori, G. G. e la sua scuola, in Rassegna d’arte antica e moderna, IX (1922), pp. 357-362; Il manifesto per la Esposizione di arti decorative di Monza, in Emporium, LVI (1922), 332, p. 125; A. Spallacci, La Romagna alla mostra di Monza, in La Piè, settembre 1925, p. 200; G. Marangoni, La Seconda Mostra internazionale delle arti decorative. Notizie, rilievi, risultati, Milano 1925, ad indicem; F. Sapori, Artisti di Romagna: Domenico Baccarini e il suo cenacolo, Faenza 1928, pp. 49 s.; R. Papini, Arte e piccole industrie all’Esposizione di Torino, in L’Illustrazione italiana, LV (1928), 42, pp. 314 s.; Artifex, L’Ente nazionale per le piccole industrie e le arti applicate in Italia, in Rassegna dell’istruzione artistica, gennaio 1930, pp. 85 fig. 87; La Mostra del mobile a Cascina, ibid., novembre 1930, p. 436; R. Papini, Bilancio dell’Esposizione di Monza, in L’Illustrazione italiana, LVII (1930), 45, pp. 638-640; Le due prossime mostre di Forlì, in Corriere della sera, 12 ott. 1932; R. Papini, La Triennale milanese delle arti, in L’Illustrazione italiana, LX (1933), 23, pp. 850-876; Mostra dell’Ente nazionale per l’artigianato e le piccole industrie, in La Rivista illustrata del popolo d’Italia, agosto 1933 (numero speciale), pp. 79 s.; B. Solieri Bondi, “La personale” di G., in Il Resto del carlino, 1° dic. 1959; Artisti faentini che scompaiono, in Il Piccolo, 1° apr. 1972; O. Ghetti, G. G., in Il liberty a Bologna e nell’Emilia Romagna (catal., Modena), Bologna 1977, p. 278; VI Biennale internazionale della grafica d’arte. La xilografia in Europa tra Ottocento e Novecento, Firenze 1978, p. 71; M.F. Giubilei, G. G., in Il liberty italiano e ticinese (catal., Lugano-Campione d’Italia), Roma 1981; P. Soleri, G. Lo stile degli anni Trenta, in Secolo d’Italia, 16 sett. 1982; I. de Guttry – M.P. Maino – M. Quesada, Le arti minori d’autore in Italia dal 1900 al 1930, Roma-Bari 1985, pp. 216-219; M.C. Tonelli Michail, Il design in Italia 1925-1943, Roma-Bari 1987, p. 135 e passim; A. Greco, America amara: lettere di C.E. Oppo dall’Esposizione universale di New York, in E 42. Utopia e scenario del regime (catal.), Venezia 1987, p. 239; Palazzo dei Congressi, a cura di G. Muratore – S. Lux, Roma 1990, pp. 151 s., 162 s., tav. II; G. G. 1887-1972 (catal.), a cura di F. Bertoni – O. Ghetti Baldi, Faenza 1990 (con bibl.); E. Gaudenzi, Faenza riscopre G., in L’Unità, 19 maggio 1990; P.O. Rossi, Roma. Guida all’architettura moderna 1909-1991, Bari 1991, pp. 125 s.; F. Farina, L’estate della grafica, manifesti e pubblicità della riviera di Romagna 1893-1943, Milano 1988, ad indicem; Id., Le sirene dell’Adriatico. Riti e miti balneari nei manifesti pubblicitari, Milano 1995, ad indicem; G. G. 1887-1972. Dal liberty al Novecento (catal.), a cura di C.F. Carli – L. Djokic, Roma 1997; S. Bignami, G. G., in Muri ai pittori. Pittura murale e decorazione in Italia 1930-1950 (catal.), Milano 2000, p. 219 ill. nn. 64-72; A.M. Comanducci, I pittori italiani dell’Ottocento. Diz. critico e documentario, Milano 1934, p. 318; Lessico universale italiano, IX, p. 518; E. Colombo Guerrini, Giovanni Guerrini poeta dell’immagine, Roma 2010.

 

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