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Giovanni Battista Bossi

Giovanni Battista Bossi

GIOVANNI BATTISTA BOSSI
(1864-1924)

 

Originario di Novara, B. nacque nel 1864 da Francesco Bossi e Teresa Arena. Il padre, architetto, loavviò a studi ingegneristici iscrivendolo al Politecnico di Pavia, ma B. rinunciò dopo solo un anno in favore di un indirizzo di pittura presso l’Accademia di Brera. Qui studiò con Eugenio Gignous, pittore paesaggista vicino all’ambiente della Scapigliatura milanese. Successivamente, B. si iscrisse a un corso speciale di architettura – nel quale si distinse con diversi premi e menzioni – per poi avviarsi definitivamente alla pratica professionale a partire dal 1894.

La sua attività fu legata inizialmente allo zio, G. Mengoni, del quale rilevò in seguito lo studio e al suocero, l’imprenditore edile Pietro Gadda, con cui collaborò nella realizzazione di numerosi progetti a Milano e in altre città contingue del nord Italia.

Nel 1905, B. ebbe occasione di lavorare in stretto contatto con alcune personalità di spicco del Liberty italiano; divenne membro della redazione de L’Architettura Italiana, rivista fondata dal torinese Pietro Fenoglio dove venivano pubblicati numerosi contributi relativi ai contemporanei sviluppi architettonici. Poi, in qualità di esaminatore per la facoltà di architettura del Politecnico di Milano, B. si trovò fianco a fianco con personalità come Giuseppe Sommaruga e Ulisse Stacchini.

Non sorprende dunque il forte orientamento di B. verso il nuovo stile floreale, del quale divenne uno dei principali interpreti a Milano grazie a numerose commissioni nel settore dell’edilizia residenziale. Questo era allora particolarmente florido grazie all’incredibile sviluppo economico e industriale della città, che attirava un crescente numero di residenti e richiedeva di conseguenza nuove sistemazioni sia per il nuovo ceto imprenditoriale, sia per i ceti popolari. Lo stile Liberty divenne segno distintivo di questi nuovi sviluppi edilizi e urbani e l’attività di B. trovò proprio in questo contesto i suoi sbocchi più originali e creativi.

L’architetto raggiunse l’apice della sua carriera negli anni tra il 1904 e il 1905, che corrispondono infatti al momento di massimo vigore del Liberty a Milano; di questi anni sono i progetti per casa Galimberti e casa Guazzoni (entrambe in via Malpighi a Milano) identificate dai critici come le sue opere più mature e riuscite. Casa Guazzoni presenta una decorazione particolarmente sofisticata, che arriva ad investire elementi strutturali in ferro e cemento; un recente restauro ne ha svelato ulteriori dettagli decorativi rendendo l’edificio uno degli esempi meglio conservati del Liberty milanese.

Rispetto ai contemporanei, l’approccio di B. si distingue per la sua speciale attenzione per gli aspetti decorativi: entrambi i progetti infatti sono arricchiti da vistosi dettagli in pietra artificiale, ferro battuto, maiolica, affreschi, per i quali B. si affidò ad artigiani locali, tra cui Paolo Sala e Alessandro Mazzucotelli. Rossana Bossaglia denuncia tuttavia l’incapacità dell’architetto di integrare tali apparati decorativi con scelte costruttive all’avanguardia, dal momento che la decorazione rimane fondamentalmente un fatto epidermico svincolato dalla struttura dell’edificio, che riprende tecniche e materiali tipiche dell’edilizia milanese dell’Ottocento. La decorazione tuttavia coesiste armoniosamente con soluzioni tecniche quali sistemi di aerazione e illuminazione e vani tecnici; per esempio l’abbondante uso di vetro nell’androne di casa Guazzoni, svolge la doppia funzione di elemento estetico e funzionale, garantendo grande luminosità all’ambiente interno. A tali soluzioni si accompagna una sapiente organizzazione planimetrica in grado di interpretare al meglio la morfologia dei lotti secondo moderni criteri di economia spaziale. Nel 1906, B. partecipò all’Esposizione Internazionale del Sempione (Milano, 1906) progettando il Padiglione per la Pace: la rigida simmetria della facciata e le colonne ioniche marcano un cambiamento di direzione verso un linguaggio classicheggiante reminescente dell’esperienza viennese di Olbrich. Negli anni successivi la moda del Liberty si avviò verso il declino e anche le commissioni iniziarono a scarseggiare. Nel 1908, B. fu incaricato della realizzazione di una nuova sede per la Conti & C. in corso Magenta 84 a Milano; terminato nel 1913, questo è edificio è privo del vivace immaginario Liberty tipico delle precedenti creazioni. Sarà l’ultima opera di B., che con la prima guerra mondiale, si ritirò definitivamente dall’attività professionale. Morì a Milano il 26 Luglio 1924.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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