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Giorgio Kienerk

Giorgio Kienerk

GIRGIO KIENERK (1869 – 1948)

 

kienerkNacque a Firenze il 5 maggio 1869 da Marco e Stéfanie Gallyot. Nel 1882, conclusi gli studi al regio ginnasio Galilei, fu posto dal padre, impiegato al ministero della Pubblica Istruzione, sotto la guida dell’amico A. Cecioni per apprendere i primi rudimenti artistici.

In quegli anni di alunnato il K. si rivelò un allievo di talento, che si esercitava sia nella scultura sia nella pittura (per il catalogo completo delle opere si rimanda a Querci, 2001). Del 1886 sono un disegno di nudo maschile, che fa ipotizzare già a questa data la frequentazione delle lezioni alla libera scuola di nudo all’Accademia di belle arti di Firenze, e un piccolo dipinto a olio su tavola, Ritratto del padre, sempre rimasto in casa dell’artista.

Debuttò nel 1886 alla Promotrice di belle arti di Firenze con due sculture (Ritratto e Ragazzo) e, ancora grazie al padre, divenne allievo prediletto e affezionato amico di T. Signorini.

Poche sono le testimonianze pittoriche di questo primo periodo, ma la pratica dovette essere intensa, come dimostrano i dieci taccuini dei disegni del K., conservati presso gli eredi, datati dal 1887 al 1919 (Querci, 2001, pp. 84-90). Alle esercitazioni con Signorini – che avrebbe recensito positivamente Colli Fiesolani (collezione privata), presentato dal K. nel 1888 all’esposizione fiorentina della Promotrice – si affiancarono spesso altri giovani artisti, tra cui P. Nomellini, con il quale il K. strinse amicizia; ne sono testimonianza due piccoli dipinti a olio (entrambi in collezione privata): Campagna toscana, firmato dal K. e dedicato “all’amico Nomellini”, e Nomellini che dipinge, firmato e datato 1888. Con Nomellini cominciò a frequentare il caffè Volturno in via S. Gallo, dove si riunivano gli artisti vicini alla cerchia di S. Lega avversati da G. Fattori (A. Müller, A. Torchi, F. Pagni, F. Fanelli e L. Tommasi). Con loro realizzò le decorazioni parietali del Circolo degli artisti: al K. si deve L’estate, posta sopra la porta della sala delle stagioni, nota solo attraverso un’incisione pubblicata da Matini. La pittura del K. di questi anni assorbe gli insegnamenti di Signorini, ravvisabili per i paesaggi nel frequente ricorso al punto di vista rialzato, e medita la lezione macchiaiola attraverso una tecnica che procede per filamenti e tocchi di colore, talvolta quasi monocromatici.

Nel 1889 prese parte per la prima volta al concorso Baruzzi di Bologna, classificandosi secondo, con un piccolo gesso che ritrae un’esile figura di bimbo in piedi intitolata Al sole (collezione privata), presentato anche alla Promotrice fiorentina di quello stesso anno insieme con quattro dipinti, tutti in collezione privata: Fra gli sparagi, Via Frusa, Ricamando, L’addipanatrice (la nonna).

Sarebbe stato presente ancora ad altre edizioni del medesimo concorso bolognese: nel 1892 con la statuetta in gesso L’anguilla (la versione in marmo, conservata nei Musei civici di Bologna, fu realizzata appositamente in seguito alla vincita del primo premio); e nel 1896 con due bozzetti, Il satiro e Dopo il peccato (il secondo gli valse il terzo posto) entrambi perduti, che lo stesso K. definì “di maniera, salvo pochi appunti dal vero” (Querci, 2001, p. 117), in quanto la sua ricerca prendeva allora le distanze dall’arte francese per avvicinarsi ai temi simbolisti dell’area centroeuropea.

Nel 1890, con l’amico Torchi si recò, dal giugno all’agosto, in Mugello dove dipinse, tra i molti paesaggi e ritratti di amici, San Piero a Sieve (collezione privata). Nel febbraio dello stesso anno D. Martelli aveva pubblicato sulle pagine del Fieramosca una prima recensione positiva sull’artista.

In questi anni comincia la svolta postimpressionista del K.: al caffè Volturno gli artisti, aggiornati periodicamente con entusiasmo da Müller che, pur vivendo stabilmente a Parigi, tornava spesso a Firenze, discutevano sull’arte francese e sul rinnovamento della tradizione figurativa toscana. L’esito di tali frequentazioni da parte del K. ci è però solo parzialmente noto, in quanto le opere presentate alla Promotrice del 1890-91 – Presso le Mozzette (mattino), Nebbia, Calma, L’Arno alla Zecca (scirocco) e Giugno – furono acquistate dal pubblico e non ci sono pervenute.

La sua notorietà era destinata ad aumentare e il suo interesse per la pittura en plein air, alla quale si dedicò con Torchi e Nomellini, portò Martelli (1891) a individuare il K. come “l’anello vero, per cui dalla Macchia resasi sempre più blanda e luminosa, si passa all’Impressione“. Nel maggio del 1891 ricevette l’invito a esporre un piccolo paesaggio alla Münchener Jahresausstellung. Nell’agosto dell’anno successivo la piccola scultura Vanità, presentata all’Esposizione di belle arti di Livorno, venne acquistata da P. Mascagni.

Intorno ai primi anni Novanta iniziò a eseguire pastelli (Ritratto del padre, Ritratto di bambina: collezione privata), tecnica che, nel consentirgli effetti di immediatezza e rapidità, ben si adattava alla nuova attività di illustratore, cui si sarebbe a lungo dedicato.

Nel 1893 il K. cominciò un rapporto di lavoro con l’editore Bemporad, protratto fino al 1905, per illustrare libri per bambini e testi scolastici, cimentandosi con la tecnica litografica. Nel maggio del 1896 avviò una collaborazione con il Fiammetta, settimanale che registrò interventi di scrittori come U. Ojetti e G. Pascoli commentati dalle illustrazioni di artisti affermati (Signorini e Fattori) e meno noti (A. Micheli e G. Chini). Al Fiammetta il K. diede una personale impronta grafica, rimeditando soluzioni che rinviano allo Jugendstil. Nel corso del tempo collaborò con molte riviste italiane (Genova la Superba, La Riviera, Milano elegante e Il Cavalier cortese dal 1899; l’Italia ride con la serie Sorrisi del 1900; Novissima e Riviera ligure dal 1901; l’Avanti della domenica dal 1904) e straniere (la francese Cocorico nel 1900), e partecipò a importanti concorsi nazionali (concorso Alinari per l’illustrazione della Divina Commedia nel 1899; concorso dell’Esposizione nazionale di affissi artistici e di ex libris a Venezia nel dicembre del 1904, dove vinse la medaglia di bronzo e il premio acquisto di un suo ex libris per la Biblioteca municipale).

Nel 1895 venne nominato, in qualità di scultore, socio onorario della Regia Accademia di Brera e, a Firenze, fu membro della giuria della Promotrice, incaricata del conferimento dei premi.

In quell’anno lavorò a due gruppi scultorei: Scena di salvataggio e Orazio che uccide la sorella (dei quali solo il secondo noto attraverso una riproduzione di Matini). Invitato alla “Festa dell’arte e dei fiori” del 1896, espose alcuni disegni di fauni e satiri ripresi dalla fontana del Nettuno di Firenze e alcuni ritratti a pastello: il Ritratto (la sorella Teresa) venne particolarmente apprezzato dal pubblico. In quello stesso anno realizzò il monumento funerario in marmo per la famiglia Comi (Bologna, certosa, sala di S. Paolo), e alla Promotrice fiorentina espose Calma autunnale (lago di Monate) in collezione privata e Sera (Firenze, Palazzo Pitti).

Nel 1898 la fama del K. si consolidò all’estero (Zimmern), e per la prima volta l’artista partecipò all’Esposizione d’arte di Torino, presentando due dipinti pienamente simbolisti: Dolore e Sorge la Luna (entrambi realizzati tra il 1895 e il 1897, noti attraverso riproduzioni d’epoca: Querci, 2001, p. 334). A partire dal 1899 fu con continuità presente anche alle edizioni della Biennale di Venezia: nel 1899, con il pastello La vergognosa (collezione privata); nel 1901, con Il silenzio, parte del trittico L’enigma umano: il dolore, il silenzio, il piacere, realizzato l’anno precedente (Pavia, Musei civici), ma i cui pannelli non vennero mai esposti insieme; nel 1903, con il ritratto di Irma Gramatica (collezione privata); nel 1905, con il pastello La sera, acquistato dal Municipio e ora a Ca’ Pesaro.

Nel 1899 inviò al concorso internazionale di Torino, intitolato “Per una testa di Cristo”, il disegno Ecce Homo (collezione privata) e il dipinto a olio Apparizione (ubicazione sconosciuta), recensito in toni entusiastici da E. Thovez. L’anno successivo presentò all’École des beaux-arts di Lione il Ritratto di Ludovico Tommasi (collezione privata); inviò Apparizione al palazzo di Cristallo di Monaco; fu eletto membro della Società di belle arti di Verviers. Nel 1901 fu invitato da O. Maus all’Exposition de la libre esthétique di Bruxelles. L’anno successivo la sua opera fu richiesta alla Grande Esposizione di belle arti di Berlino; partecipò alla I Quadriennale organizzata a Torino, città dove, alla I Esposizione d’arte internazionale, vinse la medaglia d’argento con illustrazioni, disegni per le copertine di Italia ride, vetri smerigliati con figure a macchia, spille e fermagli realizzati per il gioielliere fiorentino Masetti-Fedi.

Nel 1903 si stabilì per alcuni mesi a Parigi, dove venne premiato a un concorso per manifesti artistici.

Al Salon de la Société des amis des arts di Angers espose Le printemps de la vie, spedito l’anno seguente, su invito, al palazzo di Cristallo di Monaco (collezione privata). Nel 1905 partecipò alle Promotrici di Firenze, di Torino e alla mostra della Società di amatori e cultori di Roma.

Nel novembre del 1905, avendo vinto il concorso per il posto di direttore della Civica Scuola di pittura, si trasferì a Pavia. L’anno successivo, pur presente alle esposizioni di Milano, Firenze e Torino, si dedicò all’acquisto di gessi riproducenti opere antiche e rinascimentali per arricchire il patrimonio della gipsoteca della scuola.

In questo periodo il K. curò particolarmente l’attività scultorea (monumenti funebri, targhette in metallo sbalzato e bassorilievi in gesso spesso dedicati a professori dell’ateneo pavese; si deve citare la medaglia con l’effigie del patologo Camillo Golgi, premio Nobel per la medicina: Pavia, Museo per la storia dell’università). Negli anni seguenti l’insegnamento prevalse sull’attività artistica (nel 1911 fu approvato il suo progetto di riunire la Scuola di pittura e la Scuola serale d’arte industriale) e, pur continuando a partecipare agli eventi espositivi italiani ed esteri, il suo linguaggio pittorico non propose nuovi sviluppi. Nel 1918 la rivista Numero pubblicò il suo ritratto del generale Armando Diaz eseguito “a macchia”.

A Pavia il K. condusse una vita riservata, ma strinse selezionate amicizie con professori e professionisti pavesi e toscani, tra cui A. Marcacci, fisiologo all’Università, collega e amico di Golgi, nonché suo futuro suocero. Infatti, il 3 apr. 1919, a Firenze, il K. sposò Margherita Marcacci dalla quale l’anno successivo nacque Vittoria. S’iniziarono allora i soggiorni estivi nella villa di Poggio alla Farnia a Fauglia, presso Pisa, proprietà della moglie, dove l’artista ricominciò con slancio a dipingere all’aria aperta recuperando, su registri tonali luminosi, la propria discendenza macchiaiola.

Nel 1923 partecipò con Intorno casa (Pavia, Musei civici) all’Esposizione italiana di belle arti a Buenos Aires. L’anno successivo alcune opere presentate a Parigi all’Exposition de la Société des beaux-arts de Florence ottennero una buona recensione nella Revue moderne illustrée. Il K. partecipò inoltre alla XXX Esposizione di palazzo Pitti e alla I Mostra provinciale di belle arti di Pavia. Nel 1930 fece parte di un comitato per giudicare una scultura per il foro Mussolini a Roma. Nel 1932 tenne la sua prima personale allestita nelle sale del Club alpino italiano di Pavia, seguita l’anno successivo da una seconda al caffè Demetrio.

Nel 1934 andò in pensione dalla Civica Scuola di pittura, ma continuò ad abitare nella città lombarda. Nel 1936 dipinse il proprio Autoritratto (dal 1939 alla Galleria degli Uffizi) e tenne l’ultima personale a Pavia prima di tornare a Firenze. Dal 1941 espose in collettive e importanti personali a Firenze, Lucca, Livorno, Milano e Pavia. Nel 1944 la sua casa di Firenze venne bombardata e andarono distrutti e dispersi dipinti, documenti e disegni, alcuni dei quali successivamente individuati dagli amici nei mercatini del capoluogo toscano.

Alla galleria del Bramante di Milano, nel 1947, si tenne una sua personale di 40 dipinti.

Il K. morì il 15 febbr. 1948 nella casa di Poggio alla Farnia a Fauglia, dove si era stabilito con la famiglia dal 1943.

 

Fonti e Bibl.: T. Signorini, Promotrice di belle arti, in La Domenica fiorentina, 6 genn. 1889; D. Martelli, Arte e artisti. L’Esposizione nelle sale della Società Promotrice di belle arti in Firenze, III, in Fieramosca, 31 gennaio – 1° febbr. 1890; Id., L’Esposizione nelle sale della Società Promotrice di belle arti, in Il Corriere italiano, 12 marzo 1891; A. De Gubernatis, Diz. degli artisti italiani viventi, Firenze 1892, pp. 601 s.; H. Zimmern, G. K., in Die Kunsthalle, 1° ott. 1898; U. Matini, G. K., in Natura e arte, XIV (1898-99), 2, pp. 101-106; E. Thovez, Arte contemporanea. Per una testa di Cristo. Il concorso internazionale di Torino, in Emporium, X (1899), 60, pp. 421, 425-427; A. Franchi, Arte e artisti toscani dal 1850 ad oggi, Firenze 1902, pp. 187-192; C. Morro, Peintres et graveurs vus aux récentes expositions, in Revue moderne illustrée, XXVII (1927), 14, pp. 13 s.; A. Franchi, I macchiaioli toscani, Milano 1945, p. 245; G. K. (1869-1948) (catal.), Firenze 1970; P. Pacini, G. K., in Pittori toscani del Novecento, a cura di U. Baldini, Firenze 1978, pp. 97-100; S. Zatti, in Ottocento e Novecento nelle collezioni d’arte dei Civici Musei di Pavia (catal.), a cura di S. Barani – R. Manfreda – M. Ranussi, Pavia 1984, p. 131; P. Pacini, G. K. Tra simbolismo e liberty, Firenze 1989; M. Winspeare, in La pittura in Italia. L’Ottocento, II, Milano 1991, p. 875; A. Giannotti, in La pittura in Italia. Il Novecento/1, II, Milano 1992, p. 925; P. Pacini, Fotografia, grafica e pittura: dalle creazioni alle icone consumistiche, in Antichità viva, XXXIV (1996), 1, pp. 41-56; Id., G. K. e Telemaco Signorini: un sodalizio esemplare, ibid., XXXV (1997), 5-6, pp. 58-76; K. (catal., Pavia), Milano 1997; E. Querci, G. K., in Caffè Michelangiolo, V (2000), 1, pp. 50-59; Id., G. K. 1869-1948, Torino 2001 (con bibl.); F. Corradi, Gli esordi di K. scultore, in Viva Barga, abbasso Parigi. Artisti in Toscana fra Otto e Novecento, a cura di V. Farinella, Roma 2002, pp. 67-75; U. Thieme – F. Becker, Künstlerlexikon, XX, pp. 268 s.; A. Panzetta, Diz. degli scultori italiani dell’Ottocento e del primo Novecento, I, Torino 1994, p. 160.

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