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Giacomo Grosso

Giacomo Grosso

GIACOMO GROSSO
(1860 – 1938)

Di famiglia modesta, frequenta l’Accademia Albertina tra il 1873 e 1879 grazie a un sussi­dio comunale, ottenuto per interessamento di Andrea Gastaldi; interrompe gli studi al termine della concessione del sussidio nel 1879, riprendendoli tra il 1881 e il 1883, anno del diploma; lavora presso lo studio di un fo­tografo dove colora ingrandimenti di ritrat­ti fotografici; sia avvia per guadagno a una attività di ritrattista cui nel tempo arriderà grande successo grazie alla tecnica virtuosa, genere distintivo di tutta la sua produzio­ne. Dopo un esordio nella pittura di costu­me, sulla scia di Viotti, ha la sua prima af­fermazione alla Mostra Nazionale di Torino del 1884 ove presenta La cella delle pazze, ispirato alla novella di Giovanni Verga Storia di una capinera, in cui sbalordisce – come afferma Stella – per le doti di “potente co­lorista”, per la “franchezza dell’esecuzione, e una pratica d’impasti rara in un giovane” (Stella 1893, p. 565). In occasione della stessa esposizione prende parte alla decorazione degli ambienti della ditta di mobili Martinotti, mostrando un’attitudine per la decorazio­ne che caratterizzerà diversi interventi nel tempo, dalla partecipazione all’allestimento dell’Esposizione Nazionale di Torino nel 1898, alla cura di quello per le sale del gioielliere Musy alla Prima Mostra Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino – anno di una sua personale alla Quadriennale, nel 1902 – a quello realizzato per le sale del Piemonte alla V Biennale veneziana nel 1903. Abile interprete della tecnica pittorica antica e moderna, attento alla pittura francese con­temporanea, Giacomo Grosso si esprime in tutti i generi di una pittura elegante e mon­dana, interessato alla mediazione optata da De Nittis tra tradizione e novità impressio­niste francesi, adottandovi sin dalla metà degli anni novanta “sobrie citazioni floreali” (Giubilei); e a Parigi esporrà nel 1895, nel 1896 e nel 1900 ottenendo importanti rico­noscimenti. Egli, “nato pittore, specialmente per l’acuità dell’occhio nel veder dentro a quanto il colore ha di più intimo e misterioso” (Stella 1893, p. 567), nel 1889 vince il concor­so per l’insegnamento alla scuola di disegno all’Accademia Albertina, e dal 1906 ottiene la cattedra di pittura, che rimane sua per più di quaranta anni. La Femme, del 1895 (cat. 244) è una com­posizione grandiosamente decorativa, una “sinfonia” in grigio e oro in cui la donna è idealizzata “in una sorta di idoleggiamento da pala d’altare” (Bossaglia). Inguainata in un vestito di raso, ella è il centro di un turbine floreale tra tappezzerie e ricami, le rose au­tentiche sparse al suolo e le fioriture dipinte o vibranti nelle trame delle stoffe, che come emanazioni della presenza femminile perva­dono l’intero ambiente.

 

BIBLIOGRAFIA: A. Stella, Pittura e Scultura in Piemonte 1841-1891. Catalogo Cronografico Illu­strato della Esposizione Retrospettiva del 1892, Ditta G. Paravia e Comp., Torino-Roma-Milano-Fi­renze-Napoli 1893, pp. 564-571; Giacomo Grosso. Il pittore a Torino fra Ottocento e Novecento, a cura di G.L. Marini, Torino 1990; M.F. Giubilei, Il Ri­tratto, in F. Sborgi, Il mito del moderno. La cultura liberty in Liguria, Fondazione Cassa di Rispar­mio Genova e Imperia-Banca Carige, Microart’s, Recco 2003, p. 85; A. Mascia Giacomo Grosso (ad vocem), in P.G. Dragone (a cura di), I pittori dell’Ottocento in Piemonte. Arte e cultura figura­tiva 1895-1920, Sagep, Genova 2003, p. 338. Testo tratto da: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Monica Vinardi

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