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Fabbrica Fratelli Minardi

Fabbrica Fratelli Minardi

FABBRICA FRATELLI MINARDI
(1899 – 1922)

La manifattura fu fondata nel 1899 a Faen­za da Virginio Minardi (Russi, Ravenna 1864 – Faenza 1913) e dal fratello Venturino (Rus­si, Ravenna 1866 – Faenza 1907). Appresa la tecnica della ceramica presso la Società Ce­ramica Faentina, i due si erano perfezionati a Firenze presso la manifattura Cantagalli, specializzata in ceramiche artistiche in stile, e presso L’Arte della Ceramica di Galileo Chi­ni, la cui produzione fin dagli esordi nel 1896 si caratterizzava per i precoci rimandi mo­dernisti, con motivi floreali e figure femmi­nili di ispirazione botticelliana. A fronte della carenza di commissioni importanti, Virginio abbandonò l’impresa famigliare e si trasferì in Francia, lavorando presso la Manufacture d’Emaux à couleurs céramiques l’Hospied, migliorando la propria abilità di decoratore e impadronendosi del gusto art nouveau. Nel frattempo, Venturino aveva sposato la facol­tosa nobildonna francese Caterine Lefèvre, grazie alla quale poté investire nella manifat­tura faentina, trasferendola nel 1903 nell’at­tuale via Baccarini, e inducendo Virginio a rimpatriare. La manifattura trovò una propria cifra stilistica nel Liberty e raggiunse altissimi livelli qualitativi, anche grazie a una sapiente ricerca tecnica e all’apporto di valenti artisti faentini come Domenico Baccarini (cat. 224) ed Ercole Drei. In breve ottenne un certa no­torietà, partecipando a importanti vetrine come l’Esposizione Regionale Romagnola di Ravenna del 1904 e la Mostra Biennale d’Arte Romagnola di Faenza del 1908, dove otten­ne il primo premio. La morte di Venturino nel 1907 e quella di Virginio nel 1913 avviarono il declino della manifattura, chiusa nel 1922 (locali e attrezzature furono rilevati dall’indu­striale ravennate Umberto Focaccia che aprì la Melandri e Focaccia con Pietro Melandri, già apprendista nella Minardi e futuro grande ceramista). L’alta qualità raggiunta dall’opifi­cio è ben esemplificata da Vaso con fiori d’a­glio esposto in mostra (Faenza, Fondazione Museo Internazionale delle Ceramiche, cat. 230), databile intorno al 1908, un pezzo che si inserisce nella ricca produzione di vasi a decori floreali (orchidee, fiori di campo, nin­fee e simili). Maggiormente nota per il suo utilizzo culinario, la pianta dell’allium pos­siede alcune varianti dai fiori estremamente gradevoli e ornamentali, scelti non a caso da diversi artisti del Liberty: alla sommità di uno stelo sottile e fragile, l’infiorescenza assomi­glia a un grande ventaglio, costituito da innu­merevoli fiorellini fittamente disposti.

BIBLIOGRAFIA. Il Liberty a Bologna e nell’Emilia Romagna, a cura di F. Solmi, catalogo della mo­stra (Bologna, Galleria Comunale d’Arte Moder­na), Bologna 1977, p. 133. Romagna Liberty, a cura di A. Speziali, Maggioli editore, Santarcangelo 2012. Testo tratto da: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Alessandro Malinverni

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