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Francesco Nonni

Francesco Nonni

FRANCESCO NONNI
(1885 – 1976)

All’età di undici anni è avviato alla pratica artigianale presso l’Ebanisteria Casalini di Faenza, dove lavora già il padre; tra il 1897 e il 1901 frequenta i corsi serali della Scuo­la Comunale d’Arte e Mestieri. È tra i sodali del cenacolo riunitosi intorno a Domenico Baccarini, che lo inizia alla xilografia; esor­disce nel 1906 alla Mostra Internazionale di Belle Arti di Milano, venendo notato da Pica, Ojetti e Diego Angeli; delle numerose mostre cui partecipa si ricorda qui solo nel 1908 la Quadriennale a Torino, la mostra d’arte di Cà Pesaro a Venezia e la prima Mostra Biennale Romagnola d’Arte in Faenza, ove otterrà il diploma e il premio di L. 500 per il “Bianco e Nero”. Si iscrive nel 1909 a Firenze alla Scuo­la Libera del Nudo presso il Reale Istituto di Belle Arti, ove conosce Adolfo De Carolis e ne diviene assistente. Il suo è un linguaggio grafico estremamente personale, che si nutre di suggestioni diverse (cat. 63), del neo-rina­scimentalismo di vocazione cortese e dalle cadenze preraffaellite di Lucien Pissarro, Ro­bert Anning Bell e Charles Ricketts – ma an­che del confronto con Beardsley e con il suo metafisico interprete Baruffi –, coniugate con stimoli provenienti dall’area tedesca, in parti­colare da Pankok, illustratore di “Jugend” e “Pan” (cfr. Bardazzi 1996, p. 102). Dopo l’av­vio su modelli preraffaelliti, il suo stile tende a orientarsi su “stilizzazioni decorative gracili e lineari di gusto secessionista viennese” (Ivi), per poi assorbire originalmente l’influsso del­la cultura figurativa francese, in un interesse marcato per la moda femminile contempo­ranea (cat. 137). La stretta collaborazione e fusione d’intenti con il giornalista, poeta, ro­manziere Antonio Beltramelli, conosciuto at­traverso Baccarini, darà vita a una cospicua serie di opere grafiche nate per sostanziare oniricamente la pagina scritta, di “un mondo elegiaco e rarefatto che Beltramelli fa lievita­re dal realismo campestre e plebeo dei suoi romanzi giovanili […] dedicati ad una Roma­gna descritta con passione epico-lirica” (Ivi, p. 104): del 1907 sono le xilografie per I canti di Faunus (cat. 106), edito a Napoli dall’edi­tore Perrella nel 1908; del 1913 le illustrazioni per il volume di poesie di Beltramelli Solic­chio (cat. 107), che come ha sottolineato Bardazzi, richiama scelte grafiche e tipogra­fiche dalle Laudi dannunziane, e, per la cita­zione neo-rinascimentale dell’architettura in copertina, le illustrazioni di De Carolis per la Francesca da Rimini di D’Annunzio (cat. 117). Tra il 1911 e il 1913 pubblica su “L’Eroi­ca” diverse xilografie, non comparendovi più però dopo l’allontanamento di Cozzani da De Carolis e dai suoi allievi. Nel 1912 prende parte con il gruppo di incisori de “L’Eroica” alla Prima Mostra Xilografica di Levanto, e aderisce alla Corporazione degli Xilografi, nominato tra i consiglieri. Attraverso que­sto organismo gli incisori xilografi prendono parte ad importanti eventi come, nel 1913, La Mostra Internazionale di Monaco di Baviera e l’Internazionale xilografica di Stoccolma, nel 1914 l’Esposizione Internazionale del Libro di Lipsia e la Prima mostra di Bianco e Nero a Firenze, e la Biennale di Venezia del 1914, ove Cozzani viene incaricato di curare una sala dedicata alla xilografia contemporanea ita­liana, e ove Nonni presenterà Il cantiere a Ri­mini, Il giogo, Il mosto, Uscendo dalla Fenice, Libellula, Maschera stanca: si tratta di incisio­ni a quattro o più legni, “tecnica che Nonni inizia ad usare proprio in questi anni esten­dendo le campiture tra un segno e l’altro e riempiendole di colore piatto, con effetti che stanno tra il pochoir e la xilografia giappone­se” (Bardazzi 1996, p. 104). È fitta la sua attività di illustratore di libri per l’infanzia: da Le novelle del bosco e della pa­lude di Beltramelli pubblicate da Sandron nel 1910, alla collaborazione tra il 1913 e il 1915 per la rivista quindicinale per ragazzi “Il Roman­zo dei Piccoli” (cat. 105) di cui è direttore sempre Beltramelli, ai volumi per la “Biblio­techina della Lampada” della casa editrice La Scolastica a Ostiglia. La guerra interrom­pe tale produzione “come Orco che sbandi un’adunata di fate” (Sapori): al fronte nel 1916, Nonni viene fatto prigioniero durante la rotta di Caporetto e rimarrà in un campo di concentramento a Celle fino alla fine del 1918. Dopo la fine della guerra rifiuterà di insegna­re xilografia all’Istituto superiore di belle arti di Roma, e accetterà l’incarico come maestro di plastica e intaglio alla scuola Minardi di Fa­enza. Negli anni venti in sodalizio con Bucci si avvicinerà alla ceramica d’arte, divenendo, anche attraverso tale medium espressivo, uno dei principali interpreti del Déco.

BIBLIOGRAFIA: E. Bardazzi, Francesco Nonni xi­lografo e illustratore, in “Biblio”, II, n. 3 (maggio), 1996, pp. 98-117; G. Virelli, “L’Eroica” e la xilografia italiana dal tardo Liberty all’Espressionismo (1911­1917), tesi di dottorato, ciclo XXIV, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2012. Romagna Liberty, a cura di Andrea Speziali, Maggioli, Santarcangelo 2012. Testo tratto dalla monografia: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Monica Vinard

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