Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Thu, 17 Jan 2019 14:30:04 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.22 Esperienze Liberty in ambito fiorentino http://www.italialiberty.it/esperienzeliberty/ http://www.italialiberty.it/esperienzeliberty/#comments Sun, 06 Jan 2019 19:37:07 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16598 Quando Giuseppe Montelatici ideava di pubblicare un ebd […]

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Quando Giuseppe Montelatici ideava di pubblicare un ebdomadario illustrato come « Fiammetta » e, ispirandosi alla veste editoriale di certe riviste francesi déll’epoca chiamava a collaborare, per i disegni illustrativi ai testi, artisti quali Alberto Micheli, Attilio Formili, Fabio Fabbi, Giorgio Kienerk e Galileo Chini, prendeva vita a Firenze, nel maggio 1896, uno dei primi vei- coli di diffusione in Italia del nuovo linguaggio grafico di aggettivazione liberty.

Attilio Formilli, Manifesto per la Festa dell’Arte e dei Fiori, 1896 – Milano, Castello Sforzesco Civica Raccolta

Attilio Formilli, Manifesto per la Festa dell’Arte e dei Fiori, 1896 – Milano, Castello Sforzesco Civica Raccolta

La coeva apparizione dei prodotti della Manifattura dell’Arte della Ceramica (usciti dalla piccola fornace di via Arnolfo e siglati da quell’estroso e prolifico decoratore che era Galileo Chini), ribadiva se non un primato fiorentino nell’adozione italiana degli stilemi liberty perlomeno una sicura precocità di resezione e di realizzazione di esperienze improntate a caratteri mo- dernisti, oltretutto sorprendente se relazionata al locale «( clima » artistico-culturale del tempo connotato di conformismo e quindi tradizionalmente ostile o sospettoso verso le espressioni di « eresia » stilistica. Se si riflette poi sui lusinghieri riconoscimenti assegnati agli attributi decorativi e tecnici delle ceramiche di Chini nelle occasioni delle esposizioni di Londra 1898, di Parigi 1900, di Gand, Pietroburgo, Bruxelles nel 1901, di Torino nel 1902, di Saint Louis 1904; sui premi e le segnalazioni ottenuti dalla produzione della mobilia « Belart » di Girard e Cutier (Parigi 1900, Torino 1902, Saint Louis 1904); sulle collaborazioni richieste a Kienerk da riviste parigine come « Gil Blas » e « Cocorico », si deve obbiettivamente riconoscere non solo quanto questi nostri « pionieri » fossero riusciti ad affrancarsi dai condizionamenti dell’ambiente e a superare lo spessore dell’ostracismo provinciale, ma quale livello di credibilità fossero riusciti a conquistare sul piano del confronto internazionale in forza della autenticità di linguaggio stilistico delle loro opere.
Se eventualmente permanessero delle riserve sulla legittimità e la validità del Liberty fiorentino sarebbe sufficiente ricordare la partecipazione, nel 1902, di artisti di specifica identità modernista come Chini, Nomeilini, Kienerk —odi impronta più simbolista come Libero Andreotti, Armando Spadini e Giulio Bàrgellini — al concorso per la illustrazione della Divina Commedia, promosso da Vittorio Alinari, da considerare, per le presenze di De Carolis, Mataloni, Sartorio, Cambellotti, di Baruffi e di Giovanni Buffa, di Vincenzo La Bella e Alberto Martini’, come il primo confronto-bilancio dellà produzione figurativa italiana dì cieciinazame basterebbe verificare nel comune orientamento stilistico, che nell’occasione guida le più stimolanti espressioni grafiche, il grado di qualità del contributo offerto dagli operatori fiorentini e toscani.
E ancora, a conferma anche di una individualità interpretativa della nuova tendenza stilistica, basterebbe rilevare (rimanendo in ambito fiorentino) il rigore formale delle architetture di Giovanni Michelazzi (dal villino Broggi in via Scipione Ammirato, alla casa-galleria in via Borgognissanti) ; rileggere con attenzione il disegno logico che assegna valore di « funzione » alla struttura ornamentale e che esalta le caratteristiche decorative e costruttive dei materiali.
L’impegno di una progettazione che esprima, con unità di risultati, ìl controllo dell’insieme come del dettaglio si traduce significativamente nell’azione integrativa che l’architetto richiede all’intervento decorativo. Questa sintesi si trova realizzata con felice misura negli esiti della collaborazione tra Michelazzi e Chini per i villini Broggi, Ravazzini e Lampredi.
Una minore tensione nel rapporto di integrazione tra struttura architettonica, funzione e apparato decorativo, conduce a dei risultati più approssimati che quasi sempre si esauriscono nella piacevolezza dell’immagine di progetto raggiunta mediante l’abile artificio grafico, oppure si affidano soprattutto alla sinuosità formale e alla suggestione cromatica dell’ornamentazione di facciata.
E’ il caso delle eclettiche elaborazioni di Adolfo Coppedè, disegnate con particolare efficacia, e delle assimilazioni dei caratteri più epidermici del linguaggio libertyario, proposte da Ezio Zalaffi. Restano tuttavia, anche queste espressioni, le testimonianze di una onestà e di una dignità professionali che trovano fondamento in una matrice « artigianale », nel tirocinio della « bottega » tipici della tradizione fiorentina — che rappresentano i valori più autentici e i limiti di formazione costituenti il patrimonio di cultura comune anche ai componenti del gruppo della « Giovane Etruria » (Chini, Nomellini, Tofanari, Andreotti), i quali ancora nel 1907, con l’episodio dedicato a « l’Arte del Sogno » dalla biennale veneziana, si cimentavano onorevóimente in una ulteriore occasione di confronto internazionale.

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Testo di Carlo Cresti

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Davide Calandra http://www.italialiberty.it/davidecalandra/ http://www.italialiberty.it/davidecalandra/#comments Sun, 06 Jan 2019 14:47:41 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16583 DAVIDE CALANDRA (1856 – 1915)   Proveniente […]

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DAVIDE CALANDRA
(1856 – 1915)

 

David_CalandraProveniente da famiglia agiata, nel 1875 si trasferisce a Torino per frequentare l’Accademia Albertina, ove studia sotto la guida di Gamba e di Odoardo Tabacchi. Nel 1880 intraprende una regolare attività espositiva, presentando anche alcuni suoi lavori sia alla IV Esposizione Nazionale di Belle Arti che al Circolo degli Artisti di Torino.
Al 1881 risale il soggiorno parigino con il fratello Edoardo e la realizzazione della sua prima scultura sacra, “Angelus Domini”. Scultore in realtà di impostazione verista, coltiva un forte interesse per la storia tardo-medievale, in particolar modo quella legata al mondo sabaudo-piemontese.
Nel 1884 entra a far parte del Comitato ordinatore dell’Esposizione Generale Italiana di Torino. Nel 1886 espone un bronzetto del 1881, intitolato 1809, alla Mostra della Società Permanente di Milano; l’opera viene poi acquistata dal Comune.
Dal 1893 al 1912 è membro della Giunta Superiore delle Belle Arti in Roma, e nello stesso 1912 è nominato Presidente della Società Piemontese di Archeologia e delle Belle Arti.
Tra le sua produzione artistica monumentale sono da ricordare: diversi “monumenti a Garibaldi” (Milano, 1885; Parma, 1893; Napoli, 1895), il “monumento ad Amedeo Duca d’Aosta” (1902) a Torino, “due monumenti ad Umberto I” (Ivrea; 1906-1926, Roma, terminato da Edoardo Rubino), quello a “Zanardelli” (1909) a Brescia, quello a “Ugo Foscolo” a Firenze e quello al “Generale Mitre” in Buenos Aires (1908-1927 in collaborazione con Edoardo Rubino). Realizza dei “gruppi colossali” per il Monumento a Vittorio Emanuele II a Roma e per la Camera dei Deputati il rilievo con la “Glorificazione di Casa Savoia” (1915-1918) e il “Busto di Vittorio Emanuele II” (1915).
Calandra si ricorda anche come ritrattista, autore di busti e di opere di genere e medaglista per il Regno d’Italia (nel 1908 realizza le monete d’argento da 1, 2 e 5 lire con la testa di Vittorio Emanuele III nel recto e Minerva su una quadriga come personificazione dell’Italia nel verso).
Assieme a Enrico Bonicelli, nel 1919 è autore, del progetto architettonico del palazzo espositivo della Società Promotrice di Belle Arti a Torino.
Nella “Gipsoteca Davide Calandra” a Savigliano è conservata gran parte della sua opera compresi i bozzetti in gesso della notevole produzione funeraria, dislocata prevalentemente nei cimiteri dell’area piemontese; è presente anche a Buenos Aires con il “Monumento Cucullo” del 1913.
Tra il 1906 e il 1915 soggiorna in Versilia lavorando presso i Laboratori Bazzicchi, Luciano e Ettore Salvatori di Querceta.
Nel 2002 viene allestita presso il Museo dei Bozzetti a Pietrasanta “Opere monumentali di Rubino e Calandra”, mostra dedicata alle sue opere e a quelle di Edoardo Rubino.

MONUMENTO A UMBERTO I, 1926 di CALANDRA Davide  altorilievo in porfido di Valcamonica, marmo e bronzo cm. 300x150x200 Collocazione: Parco di Villa Borghese, Roma ITA    Eseguito c/o laboratorio Spirito e Guido Luciano, Querceta L'esecuzione del monumento, assegnata a Calandra a seguito da concorso, fu portata avanti dall'artista fino al 1915. Dopo la sua morte l'opera fu completata da Rubino su invito del re Vittorio Emanuele III ed inaugurata nel 1926. MONUMENTO A G. ZANARDELLI, 1909 di CALANDRA Davide  tuttotondo in marmo botticino e bronzo cm. 315x145x195 Collocazione: via XX Settembre, Brescia ITA    Eseguito c/o laboratorio Spirito Luciano, Querceta La figura dello statista, avvolto nella toga, è realizzata in bronzo, l'altorilievo con scolpita una quadriglia, simbolo del carro dello Stato, è eseguito in marmo. L'altorilievo fu esposto alla Biennale di Venezia nel 1909. Elemento del MONUMENTO A UMBERTO I di CALANDRA Davide  bozzetto, altorilievo in gesso, cm. 45x37x25 1906-26    Collocato c/o magazzino MdB2/pp/sala 3/'900 Lo stato di conservazione risulta pessimo Eseguito c/o laboratorio Spirito Luciano, Querceta La traduzione in opera è in porfido, marmo e bronzo Il modello è un elemento del monumento. Fu realizzato fra il 1906 ed il 1926.

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Benvenuto Disertori http://www.italialiberty.it/benvenutodisertori/ http://www.italialiberty.it/benvenutodisertori/#comments Sun, 06 Jan 2019 14:25:59 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16553 BENVENUTO DISERTORI (1887 – 1969)   Personal […]

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BENVENUTO DISERTORI
(1887 – 1969)

 

Personalità dai molteplici interessi, oltre che musicologo è stato uno dei più importanti incisori italiani del primo ‘900, attivo sia nel campo dell’illustrazione, sia nella produzione di ex libris. Ha usato tutte le varie tecniche incisorie quali l’acquaforte e la xilografia, il bulino e la puntasecca.
Ha collaborato con La Tempra e L’Eroica, riviste di letteratura e xilografia attive nella prima metà del XX secolo.
Nel 1925 ha sposato la pittrice olandese Regina Philippona. Professore d’Incisione all’Accademia di Brera a Milano, dal 1931 al 1960; nel 1950 è stato tra i cofondatori all’Istituto G.Cesari di Cremona, dove peraltro ha insegnato Paleografia musicale rinascimentale.
Esemplari delle sue opere sono conservate al Gabinetto delle Stampe agli Uffizi di Firenze e al Metropolitan Museum di New York. Il MART di Rovereto oltre ad una collezione di grafiche originali, possiede anche una ricca serie di suoi legni per xilografia.

Benvenuto Disertori grafica liberty art nouveau Disertori_-_Il_pero_-_241_medium 2e9654153da6e303b10f8205f4d2b941 bien benvenuto disertori la nicchia 1923 e4fa7608d6d5e854f22de9cc1777d3cc Benvenuto Disertori un segno liberty benvenuto-sito 2429687667

Bibliografia
N.Barbantini , L’ironico (Benvenuto M. Disertori), Rassegna d’Arte antica e moderna, gennaio 1914
A.M.Osti Guerrazzi, Disertori,Benvenuto Maria, Dizionario biografico degli Italiani, vol.40, Roma, Ist.Treccani, 1991
Roberto Cadonici, La grafica e La Tempra, Libreria dell’orso, Pistoia 2000

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Fausto Codenotti http://www.italialiberty.it/faustocodenotti/ http://www.italialiberty.it/faustocodenotti/#comments Sun, 06 Jan 2019 14:25:57 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16552 FAUSTO CODENOTTI (1875 – 1963) Bresciano, operò n […]

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FAUSTO CODENOTTI
(1875 – 1963)

Bresciano, operò nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento. Fu maestro d’ornato di notevole abilità e pittore bozzettista illustratore di libri. Nel gennaio 1902 esponeva in un negozio cittadino un suo quadro raffigurante S. Cecilia in estasi; partecipò anche ad alcune esposizioni.

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Bibliografia: “Enciclopedia bresciana”, Ediz. La Voce del popolo.

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Una finsestra sull’arte Liberty a Catania http://www.italialiberty.it/catanialiberty/ http://www.italialiberty.it/catanialiberty/#comments Sat, 05 Jan 2019 21:10:55 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16462 All’inizio del Novecento Catania, città colta ed […]

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All’inizio del Novecento Catania, città colta ed industriosa, aveva subito recepito il vento di innovazione estetica dettato dall’eleganza dell’Art Nouveau e dalle linee dolci e sinuose del Liberty. Linee curve, ornamenti vegetali con innesti di raffinata eleganza, elementi floreali si riscontrano in ville, palazzi signorili, in città e in periferia. Un Liberty esistente, un Liberty sparito e un Liberty che rinasce dalle proprie ceneri, un Liberty che è stato e sarà sempre testimonianza di una Città che rimarrà sempre al passo con i tempi.

image-1Catania già nel corso del Settecento si era avviata a divenire la seconda città della Sicilia sia per grandezza urbana sia per entità di commerci. Ciò grazie alla sua splendida ricostruzione – dopo il terremoto catastrofico del 1693- nelle forme di un tardo barocco monumentale ed elegante al tempo stesso nonché arricchito da una esuberante decorazione. Alla fine dell’Ottocento la città era divenuta la capitale dei commerci siciliani – soppiantando Messina – grazie a una borghesia vivace ed intraprendente e ad un entroterra intensamente coltivato. Favorita da un sito parzialmente pianeggiante e privo delle barriere montuose che penalizzano Messina, all’inizio del Novecento aveva potuto avviare un vasto programma di espansione e innovazione urbanistica. Città di industrie e di commerci aveva subito recepito il vento di innovazione estetica stimolato dalLiberty. Anche qui, come era stato per Palermo, fu grazie da una esposizione temporanea (la 2° Esposizione Agricola Siciliana con il padiglione di Luciano Franco ed il ChioscoInserradi Tommaso Malerba) a fornire l’occasione per mostrare ai catanesi delle realizzazioni che, sia pur effimere, esplicitavano per la prima volta i moduli estetici dell’ArtNouveau.

Un primo esempio di architettura moderna si concretizza comunque ad una opera dell’architetto FabioMaiorana(1875- 1934) nel palazzo Rosa di viaVIAprile ( 1903- 1905). E’ comunque un’opera di Ernesto Basile, elegante e severa al tempo stesso, che apre ufficialmente la strada alla produzione architettonica modernista in Catania: il Palazzo Manganelli (1907) in corso Italia. L’edificio è contraddistinto da una fitta decorazione a cornici lineari e bugnati schiacciate e si caratterizza per la torretta angolare, tipica della cifra esteticabasiliana, che qui è coperta da un tetto apadiglioncinoaggettante.

Altre opere  dello stesso autore sono il Villino BernardoFichera, in viaArdizzoneFichera, la casaFicherain via Dottor Consoli, la Villa Messina e il GarageMusumeci. Altre sono andate distrutte. Una personalità progettuale straordinaria nel panorama catanese è quella dell’arch. Tommaso Malerba. Figura culturalmente originale, di formazione del tutto autonoma rispetto all’ambiente artistico siciliano. Studiò a Napoli e viaggiò a lungo nell’Europa centrale tanto da essere influenzato dal gusto delLibertyfrancese e tedesco. Tuttavia le sue opere, come il palazzetto in piazza Duca diCamastra, la Palazzina Abate in via C. Abate nonché il famoso Palazzo Marano in via Umberto, fanno del Malerba il più “catanese” dei progettisti locali. Ciò per lo straordinario gusto plastico delle esuberanti decorazioni che trasmettono particolari vibrazioni alle superfici delle facciate ma sempre entro un disegno di particolare misura. La decorazione del Palazzo Marano divenne una fonte di ispirazione per molti imitatori. Nel negozioFrigeri, in via Manzoni, queste decorazioni sono le protagoniste assolute.

imageUn terzo importante interprete delLibertyetneo fu l’ing. PaoloLanzerotti(1875- 1944), progettista di gusto tendente ad un recupero parziale dell’Eclettismo. La sua opera più “basiliana” è il PalazzoZingali-Tettoin via Etnea. Altre opere sono: Villa Del Grado in corso Italia; VillaPancaniin via Acque Casse (Porto Ulisse) dove adotta curiosamente dei tetti nordici; VillinoPrioloe una Sala Cinematografica. Altre opere sono andate distrutte.

Torna invece un gusto progettuale originale nell’opera principale di Carmelo MalerbaGuerreriche nella VillaArdizzone, in viaRapisardi, disegna un portico ad unicoarconescompartito da due esili pilastri. Della schiera di altri progettisti ricordiamo:Maiorana(Palazzo in viaCaronda);Alvisi(Palazzetto in viaPulvirenti).

In un clima culturale sostanzialmente eclettico, ancora dominato dal prestigio storico delle grandi architetture barocche della ricostruzione settecentesca, l’opera dei pro- razionalisti appariva troppo fredda in quanto non recepiva alcunché di quella estetica ricca e vivace. Lo stessoFichera, col tempo, dovette parzialmente aprirsi a quel gusto locale. I portatori di un gusto più “ardimentoso”- come Malerba e il Guerrieri- ebbero un maggior successo per la naturale, istintiva pulsione degli artisti decoratori verso motivi più articolati e ricchi di effetti, anche coloristici. Fra questi artefici va ricordato lo stuccatore Anile che reinterpreta brillantemente la tradizione barocca locale nel nuovo linguaggio del Floreale. Si veda infatti la VillaTringaliin via Duca Abruzzi (S. Maria della Guardia). Numerose tracce di questa scuola catanese di decoratori sono riscontrabili in diversi edifici della città e denotano una espressione autonoma di continuità tradizionale. E’ da tenere presente inoltre che nell’area orientale dell’isola – più che in quella occidentale – ilFlorealepenetrò anche nei piccoli centri periferici e nelle grandi proprietà di campagna.

Ciò in forme semplificate e più accettabili, in quanto una clientela, sia di buon livello economico sia di mezzi limitati, che non poteva (o non voleva per economizzare) rivolgersi ai grandi studi professionali, ebbe nei titolari delle ditte edili e nei capimastri i suoi progettisti locali in grado di accontentarne i gusti evidentemente già avvertiti e sensibilizzati alla nuova moda estetica. Vediamo così numerosi elementi del repertorio decorativo floreale comparire in modeste case di paese come anche in grandi ville suburbane fornendoci l’indice del vasto gradimento che questo stile aveva incontrato.

Schermata 2019-01-05 a 22.08.30Siamo abituati a pensare a Caltagirone come alle capitali della produzione ceramica in Sicilia. Ben pochi sanno che questa cittadina della provincia catanese è anche una piccola capitale dell’architetturaLibertye che le due cose sono legate fra loro da una interessante esperienza sociale vissuta da Caltagirone agli inizi del secolo.

L’avvento del Modernismo in questo antico centro venne infatti favorito dall’esperienza amministrativa dei “cattolici” del partito popolare guidati proprio dal fondatore del partito stesso e grandeleadernazionale, don Luigi Sturzo, nativo appunto di Caltagirone. La qualità dei progetti – dovuti sia a Ernesto Basile sia a SaverioFragapaneeGiovanBattistaNicastro- darà luogo, fra il 1905 e il 1920, alla realizzazione di opere architettoniche fra le più esteticamente avanzate delLibertydi area catanese nonché arricchite dal contributo di quei maestri del cotto e della ceramica (EnricoVella) che avevano, proprio in Caltagirone, una delle principali fucine di  produzione, anch’esse stimolate dallo Sturzo che nel 1918 promosse la realizzazione dell’Istituto d’Arte per la Ceramica rendendolo noto in tutta Italia.

Si tratta quindi di un caso particolarmente felice di collaborazione fra amministrazione locale, grandi progettisti moderni e artisti locali di alta qualità.

L’esordio delLibertya Caltagirone avviene con un’opera di Ernesto Basile: l’Officina Elettrica di via S. Chiara (1907- 1909), ottimo esempio di architettura industriale dove l’autore concilia con eleganza le esigenza funzionali all’inventiva estetica. Si noti il basamento con bugne a diversa fuoriuscita e i finestroni arcuati scompartiti da esili pilastri. Ma il protagonista pressoché unico di questa particolare esperienza locale è un “basiliano” di grandi qualità progettuali: SaverioFragapane(1871- 1957).

Personaggio di straordinaria, fantastica inventiva si segnala subito per tre cappelle funerarie delle quali una, la CappellaFavitta, risente ancora dell’insegnamento del suo maestro mentre le altre due, la Cappella FrancescoGalassoe Soci e la Cappella Caruso (1907), si segnalano per l’inventiva fantastica di grande suggestione.

Seguono numerose altre opere: l’Oleificio in via Principe Umberto (1909) dove egli riprende il motivo della finestra dell’Officina Elettrica; la Villa Gravina (1910) dove risente ancora dei modellibasiliani; il Palazzo Comunale con balaustre e formelle in cotto; il Palazzo delle Poste (1911) con bugnati lisci; la chiesa di S. Giuliano (1913); il VillinoFavitta(1916); la Casa delle Quattro Stagioni e la Casa Compagno. Da segnalare anche i lavori in cotto di E.Vellache caratterizzano ed impreziosiscono la Casa Amico in via Don Sturzo.

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FONTE: goccediperle.it/catania/arte/il-liberty/

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Tommaso Malerba http://www.italialiberty.it/tommasomalerba/ http://www.italialiberty.it/tommasomalerba/#comments Sat, 05 Jan 2019 21:02:28 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16452 TOMMASO MALERBA (1866 – 1962) Tommaso Malerba è n […]

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TOMMASO MALERBA
(1866 – 1962)

Tommaso Malerba è nato da una famiglia alto borghese e studiava a Napoli, dove si laureva in Ingegneria. La casa della famiglia Malerba si trovava nel sobborgo di Ognina nella zona di espansione nord est di Catania. Egli fu influenzato dal gusto del Liberty francese e tedesco. Le opere a sua firma sono il Palazzo dell’Esposizione, il grande Ottagono, il chiosco Inserra, il palazzo Marano Giuffrida, il palazzo Mazzone, il Palazzo Morano, il Palazzo Duca di Camastra di Piazza Duca di Camastra, la Palazzina Abate di Via Carmelo Abate, 12 e il Negozio Frigeri.

Il chiosco Inserra era il chiosco della ditta Cementi armati Inserra costruito in occasione della seconda esposizione agricola siciliana di Catania del 1907. Era un edificio in una architettura eclettica di gusto gotico-orientaleggiante. Si trovava nella piazza d'Armi (odierna piazza Giovanni Verga), a Catania, in Sicilia. L'edificio era stato costruito nel 1907 in un linguaggio eclettico (Eclettismo-liberty catanese) in stile goticizzante dall'architetto Tommaso Malerba (1866-1962) Palazzo Marano Palazzo Duca di Camastra

Bibliografia
Antonio Rocca: Il liberty a Catania, Magma, Catania 1984.
Franca Restuccia: Catania nel ‘900: dall’architettura eclettica allo stile liberty, Gangemi, Roma 2003.
Anna Maria Damigella: Il contributo di Tommaso Malerba all’architettura liberty a Catania (1907 – 1915), Arte documento, 23.2007, 240-251, Marcianum Press, Venezia 1988.
Tommaso Malerba: Messina e Reggio asismiche; nuovo sistema di costruzione in béton armato e pietre artificiali (2. ed., 1910), Ed. 13 Arte documento, Edizioni della Laguna, 2008.

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Ciro Contini http://www.italialiberty.it/cirocontini/ http://www.italialiberty.it/cirocontini/#comments Sat, 05 Jan 2019 19:36:53 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16419 CIRO CONTINI (1873 – 1952)   Ingegnere e urb […]

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CIRO CONTINI
(1873 – 1952)

 

Ingegnere e urbanista. Le direttrici principali della sua opera sono la progettazione e realizzazione di singoli edifici in un originale declinazione del Liberty e la redazione di un piano regolatore di ampliamento della città che influenza il successivo sviluppo dell’urbanizzazione ferrarese.

Biografia

Ciro Contini nasce a Ferrara il 25 febbraio 1873 in un’antica famiglia ebraica di commercianti e farmacisti. Diplomatosi perito agrimensore nel 1890, si laurea in ingegneria civile a Bologna nel 1895. Già nel 1900 lavora per l’ingegnere capo del Comune di Ferrara e comincia a interessarsi alla dimensione urbanistica. Il 1911 è un anno di svolte: sposa a Torino Regina Malvano, gli viene affidato il restauro del cimitero di via delle Vigne e arrivano gli incarichi ufficiali per la redazione del “Piano regolatore e di ampliamento della città” (1911-1915), che comprende anche un progetto per il cosiddetto Rione Giardino. Nel 1917 Ciro Contini ottiene un incarico presso l’Istituto Cooperativo delle Case degli impiegati dello Stato e si trasferisce con tutta la famiglia a Roma, dove diventa poi consulente per gli investimenti immobiliari del Monte dei Paschi di Siena. Torna a occuparsi della pianificazione urbanistica di Ferrara negli anni 1923-26, in occasione della redazione definitiva del Piano regolatore, del quale pubblica la relazione a proprie spese nel 1937. A causa delle persecuzioni antisemite nel 1941 Contini è costretto a emigrare a Los Angeles negli Stati Uniti, dove muore nel 1952.

Un piano regolatore per la Ferrara moderna

Complesso e travagliato è l’iter che porta dalla prima redazione del “Piano regolatore e di ampliamento della città” da parte di Ciro Contini, tra il 1911 e il 1913, alla sua introduzione quale strumento regolatore nello sviluppo urbanistico di Ferrara tra il 1923 e il 1926, nonostante la mancata approvazione ufficiale, per concludere con il tentativo di divulgazione della sua ultima versione avvenuta a spese dello stesso Ciro Contini nel 1937. Oltre ad alcune varianti su obiettivi e interventi, questa sofferta gestazione è caratterizzata dal dibattito e dalle polemiche fra l’Ufficio Tecnico del piano regolatore, presieduto da Ciro Contini, e l’Ufficio dei lavori pubblici, con a capo l’ingegner Cesare Selvelli. L’‘Addizione Contini’, come l’ha definita l’architetto ferrarese Carlo Bassi, coinvolge soprattutto la zona sud-ovest della città del cosiddetto ‘Spagnarone’ e della ‘Spianata’ sorta al posto della demolita Fortezza pontificia, nell’ultimo tratto di viale Cavour. Essa pone le premesse per avviare un processo di trasformazione con una parallela attenzione “ai nessi della memoria urbana in tempi di ‘sventramenti’ e ‘edilizia atterrata’” (Bassi 1986, p. 55). Inoltre esprime una visione molto evoluta dei problemi urbani, dimostrata dal “rispetto per la cinta delle mura” e dal “programmato sviluppo edilizio della città per addizioni interne” (Bassi 1986, p. 55), che andassero a occupare le aree lasciate inedificate da Biagio Rossetti (XVI secolo) e rimaste tali da allora.

L’ingegnere del floreale estense

Contini vanta anche un curriculum come autore di edifici privati e a uso industriale che, oltre a rientrare nel suo ampio disegno di urbanizzazione per una Ferrara moderna, diventano esempi paradigmatici della declinazione dell’Art Nouveau nella provincia italiana. Villa Melchiorri, la prima casa costruita a fianco della piazza d’Armi nella parte terminale di viale Cavour – il nuovo asse urbano che deve unire il Castello Estense alla stazione ferroviaria – inaugurata nel luglio 1904, Palazzo e Palazzina Finotti e l’ampliamento della laneria Hirsch, tutti di nuovo in viale Cavour: in ogni progetto Ciro Contini sembra voler declinare modernamente la tradizione locale creando una sorta di floreale estense. “La grammatica compositiva floreal-rinascimentale di Contini connota comunque il Modern Style a Ferrara di un suo accento peculiare (anche se opinabile), spurio ma fascinoso, giungendo ad una eccentrica antinomia fra accenti cosmopoliti e tradizione locale, fra colta esterofilia e compiacimento campanilistico” (Scardino 1987, p. 23).

Villa Melchiori. Fotografia di Paola Boccalatte, 2015 Villa Melchiori. Fotografia di Paola Boccalatte, 2015 Villa Melchiori. Fotografia di Paola Boccalatte, 2015 Villa Melchiori. Fotografia di Paola Boccalatte, 2015 Villa Melchiori (1904), particolare delle decorazioni in stile Liberty di Arrigo Minerbi. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara Villa Amalia (1905), la facciata. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara Villa Amalia (1905), la facciata. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara Villa Amalia (1905), la facciata. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara Villa Amalia (1905), la facciata. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara Palazzina Finotti (1908), particolare della facciata. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara Palazzina Finotti (1908), particolare della facciata. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara Palazzina Finotti (1908), particolare della facciata. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara Palazzina Finotti (1908), particolare della facciata. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara

Bibliografia

  • Bassi, Carlo, Peron, Marica – Savioli, Giacomo, Momenti dell’attività dell’ingegnere Ciro Contini a Ferrara fra 1910 e 1913, con una appendice, in Ferrara disegnata. Riflessioni per una mostra, Arstudio C, Portomaggiore (Ferrara) 1986
  • Scardino, Lucio, Ciro Contini ingegnere e urbanista, Liberty House, Ferrara 1987
  • Speziali, Andrea, Romagna Liberty, Maggioli editore, Santarcangelo 2012
  • Keoma, Ambrogio, “Vecchie città ed edilizia nuova”, il contributo di Ciro Contini (1873-1952) nel panorama dell’Urbanistica dei primi del Novecento, in Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, a cura di Graziani Secchieri, Laura , Ebrei a Ferrara. Ebrei di Ferrara. Aspetti culturali, economici e sociali della presenza ebraica a Ferrara (secc. XIII-XX), Giuntina, Firenze 2014

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Sappiamo che in Italia si incominciò a parlare di « stile moderno » verso il 1895 e ci si riferiva soprattutto, in quel momento, al mobile pratico e funzionale che era noto come « mobile inglese ». Che l’interesse per tutta l’area del Modernismo, densa di intenzioni sociali e possibilità commerciali, si intensificò nell’ultimo lustro del secolo, quando il fenomeno incominciò a riguardare anche l’architettura. L’Italia allora prestò attenzione non soltanto all’inghilterra alla Francia e al Belgio, dove lo stile aveva assunto i connotati leggiadri e schioccanti del vero e proprio « Art Nouveau »; alla Germania, pure, dove lo Jugendstill sfoderava un repertorio floreale destinato a grandi fortune specialmente da noi, con la predilizione sviluppatasi nell’Ottocento per il tema del fiore.
I momenti salienti di questa prima fase sono l’esposizione di Parigi del 1900 – alla quale gli italiani andarono ad imparare: ma sì portarono via anche qualche premio – e quella di Torino del 1902, dedicata esclusivamente alle arti decorative e industriali, atto culminante dì tutta la vicenda della produzione modernista europea.
Nel 1902 si affermavano a Torino maestri artigiani che si sarebbero poi confermati come i protagonisti del nostro Liberty: l’équipe milanese con Mazzucotelli, maestro del ferro, Giovanni Beltrami, maestro vetraio, Eugenio Quarti, ebanista; il toscano Galileo Chini, con le sue ceramiche già apprezzate a Parigi; si affermava la ditta Golia Ducrot di Palermo, con mobili disegnati dall’architetto Ernesto Basile.
Dal 1902 al 1906 in Italia fu un gran fervore di adeguamento alle indicazioni di gusto e dì mercato emerse dall’esposizione di Torino: tra le quali erano anche orientamenti verso la più recente scuola tedesca, quella di Darmstadt, e verso la scuola viennese della Secessione, portatrici, l’una e l’altra, di uno stile meno fiorealizzato, con privilegio della linea retta, senza per altro la rinuncia alle vibrazioni vitalistiche caratterizzanti tutto l’arco del fenomeno modernista.
L’architettura registrò per la prima l’abbandono delle formule più mosse ed estrose, che comportavano tra l’altro difficoltà esecutive e costi molto alti; l’oggetto floreale resistette di più, ma a poco a poco fu chiaro che la produzione di routine doveva ripiegare su modelli più semplici, indirizzata com’era a una certa serialità; riservando al pezzo unico splendore di materiale e di disegno. Su que-
sto doppio binario, e un certo calo dello slancio artigianale, il Liberty dopo il 1906 si avvia al declino. Non senza aver lasciato indicazioni culturali e operative imprescindibili da quel momento in poi (e quando sdegnosamente se ne prescrisse, si commisero molti errori e si annullò un percorso prezioso, vanificandone i frutti); e aver stimolato, specie nella sua fase aurea, piccoli artigiani e maestri decoratori a esercitare talenti e fantasia nella realizzazione di oggetti, personalizzati pur sulla falsariga comune.
Questo aspetto del liberty, e cioè il patrimonio produttivo anche minore e disseminato in luoghi diversi, gli arredi pensati da architetti, le boiseries intagliate con amore da personalità rimaste oscure, è ancora in parte da indagare e riportare alla luce; con la fermezza del giudizio critico che sceglie, e non avalla qualunque oggetto purché rispondente ai caratteri dello stile: il recupero del Liberty non può essere una festa di trovarobe.
La scelta comporta anche un’individuazione dello stile nl vasto arco di esperienze entro il quale esso si collocò, rappresentando insieme il risvolto ultimo del naturalismo ottocentesco, la vittoria della stilizzazione sul « d’après nature », e infine proposte astratte; costituendo a un tempo il trionfo della decorazione e l’avvio al funzionalismo.
Dalla parte in cui il Liberty si appoggia all’Ottocento, e confonde la sua fisionomia, un poco salottiera, con quella della « belle époque », stanno schierati i pittori dal pennello sapido, luminoso ma non esuberante, cantori a mezza voce della borghesia benestante e mondana: sono, in questa mostra, Emilio Rizzi, Alberto Ferrero, anche Adolfo Busi nella fase giovanile; e lo scultore Davide Calandra, celebre per monumentali imprese. Appartengono alla stessa schiera gli artisti di estrazione scapigliata – e dunque specialmente lombardi – che incominciano a conferire più stilizzate ca-
denze alle loro scenette di genere: Troubetzkoy, Michele Vedani (attualmente in pieno recupero critico); e Achille Alberti, simbolista ormai, ma ancora legato stilisticamente al tardo verismo.
Dall’altro lato, i simbolisti dichiarati, quelli che hanno guardato a Moreau e a Klimt, a Hodler e Franz von Stuck; e che, in Italia, non rinunziano quasi mai ad accuratezze naturalistiche, ma hanno qua e là scatti trasfiguranti: e in questa mostra sono Kienerk, Innocenti, ma soprattutto Galileo Chini; per arrivare, con la secca preziosa stilizzazione di Disertori, o l’estro alta van Dongen di Mannucci, alle soglie del « Déco ».
Tra i due poli, lo stile floreale, il Liberty in senso stretto, insomma, quello caratterizzato dalle flessuose linee a colpo di frusta, insieme molle e scattante: specialmente praticato, in Italia, da cartellonisti e grafici di grande talento, l’équipe Ricordi (con Dudovich e Hohenstein), l’équipe Chappuis (con Baruffi e Majani) e così via; nella presente rassegna, pure Aldo Mazza e Giuseppe Palanti figurano con opere grafiche di singolare tensione Liberty; e sospirosamente, perfettamente Liberty è il bell’oggetto delle manifatture Miliardi disegnato da Domenico Baccarini.
Infatti, anche nell’oggetto e nell’arredo si verificano queste distinzioni, che riguardano insieme le fasi cronologiche del movimento e le sue partizioni sincroniche; e testimoniano dunque dell’evoluzione storica del Liberty e a un tempo delle personalità differenti e differenziate che in quell’ambito operarono. Il caso Bugatti, per esempio, fa a sé, per la geniale indipendenza di questo singolare ebanista, inventore di uno stile« alla moresca » che riguarderebbe più il clima del Decadentismo in senso lato che non il Liberty; ma non vi è dubbio che lo sgabello a sagoma arcuata assai simile al pezzi della camera da letto presentata all’esposizione torinese del 1902 e pertanto collocabile in quella data – riveli, nel libero scatto del disegno, un salto stilistico e un più diretto rapporto con l’incipiente Liberty.
Dentro il Liberty, nella sua accezione più floreale, sta il garbato arredo Zen, tipico della cultura media italiana di età modernista; così il salottino anonimo, con il cachepot di Laveno, databile, si suppone, intorno al 1905. Oltre questa data il mobile tende a irrigidirsi (a meno che non torni decisamente all’imitazione degli stili accademici); sia nell’edizione solenne, sia in quella leggera, paga il suo debito al gusto secessionista. In area secessonista, ma in posizione di libera intelligenza, sì pongono i mobili di Vincenzo Cadorin, testimoni in questa mostra della qualità colta, naturalmente mitteleuropea, dell’arte nelle Venezie per il periodo considerato.
Si confrontino, per apprezzare i vari risvolti del Liberty, i disegni di interni dovuti a Codenotti, ancora leggiadri e vivaci, con quelli più tardi e magniloquenti di Gambini.
Nel presentare schizzi e disegni di architetti, la mostra vuole appunto dare respiro di ambiente storico ai pezzi di arte figurativa o applicata, e fornire campionature della globalità della progettazione, in età Liberty.
La rosa delle indicazioni appare così molto ampia e articolata: ciascuno può trovarvi il suo personale filo d’Arianna e ricostruirsi un suo legittimo Liberty, alla sua maniera.

 

Porta finestrata con battenti Ezio Zalaffi, cachepot Francesco Paolo Michetti, Madonna e bambino Emilio Rizzi, disegni, 1911 Davide Calandra, terracotta patinata Domenico Baccarini, maiolica Alessandro Mazzucotelli, lampada, 1904-6 Emilio Rizzi, salotto giallo, 1916 Giuseppe Palanti, progetto per diploma e Vi porti fortuna, 1916 Silvio Gambini, progetto per salotto, 1914 Adolfo Coppedè, studio per fontana e progetto Camillo Innocenti, la giada, 1905 Fausto Codenotti, Bozzetti, 1909 Galileo Chini, danzatrice giavanese, 1911-13 Aldo Mazza, disegno ornamentale, 1901 Cipriano Mannucci, tritratto, 1917 Vincenzo Cadorin, mobile a pensile, 1900 ca Adolfo Busi, Il Cappello nero, 1912 Vincenzo Cadorin, cofanetto, 1900 ca Cipriano Mannucci, ritratti Augusto Majani, bozzetto per "Il Resto del Carlino", 1901 Ezio Zalaffi, progetti, 1909 Alfredo Baruffi, Copertina illustrata, 1902 Benvenuto Disertori, il pensatore, 1909 Libero Andreotti, Illustrazione per il XIX canto del Purgatorio, 1902 Adolfo Busi, Nudo con drappo a righe, 1915-16 Vincenzo Cadorin, Tavolino 1900 ca Galileo Chini, la primavera, 1914 Galileo Chini, ceramica, 1901 Benvenuto Disertori, l'edera, 1918 Alfredo Ferrero, Ritratto in bianco e La modella con scialle, 1910 e 1917 Cipriano Mannucci, theatre moderne, 1913 Giogrio Kienerk, illustrazione per il XXVII canto del Purgatorio, 1902 Arredamento Liberty Arredamento Liberty Arredamento Liberty ritratto Liberty Arredamento Liberty

Testo di Rossana Bossaglia (1978)

CRONOLOGIA

1887 William esposizione d’arte fonda l’Arts and Crafts Exibition Society per promuovere la qualificazione artistica delle arti applicate; la società organizza esposizioni quadriennali a Londra.

1887-89 A Parigi in occasione dell’Esposizione universale è costruita la Torre Eiffel, l’esempio più famoso di architettura in ferro.

1889-1904 Hector Guimard realizza le pensiline delle stazioni del metrò, le costruzioni più celebri dell’art noveau francese.

1891 Esposizione nazionale a Palermo.

Alla prima mostra triennale di Brera a Milano partecipano numerosi artisti accomunati dalla tecnica del “divisionismo” (Previati, Segantini, Morbelli). Gaetano Previati presenta Maternità (Novara, Banca Popolare), realizzata con la tecnica del divisionismo e dai contenuti mistico- simbolici.
1892-93 Victor Horta costruisce la casa Tassel a Bruxelles, forse il monumento più significativo dell’art nouveau.

1894 Giovanni Segantini dipinge L’angelo della Vita, oggi alla Galleria d’Arte Moderna (Milano), aderendo al simbolismo spiritualizzante.

A Londra Aubrey Beardsley illustra la Salomè di Oscar Wilde.

1895 Prima Biennale di Venezia
I fratelli Lumière organizzano a Parigi il primo spettacolo cinematografico.

Horta costruisce l’hòtel Solvay a Bruxelles, concluso nel 1900.

1900 Esposizione Universale di Parigi del 1900 vede tra gli artisti italiani invitati Medardo Rosso

1901 IV Biennale di Venezia accoglie l’arte italiana in sale regionali e propone le mostre personali di Rodin e Boecklin, Morelli, Nono e Previati. Carrà rientra a Milano. Matisse espone per la prima volta al Salon des Indépendants. Kandinskji a Monaco fonda il gruppo ‘Phalanx’

1902 LXXII Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Roma,vi espone anche Giacomo Balla, dopo un soggiorno parigino.

La Promotrice di Torino allestisce la Quadriennale, Prima Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna. Bistolfi ne disegna il manifesto. Vi espongono, tra gli altri, Balla -attivo come ritrattista mentre compie ricerche sulla luce artificiale urbana (Boccioni e Severini frequentano il suo studio romano)- e Pellizza da Volpedo che espone il ‘Quarto Stato’ dipinto con tecnica divisionista. La rassegna sancì il trionfo del Liberty, come riflesso della linea di tendenza europea già comparso all’edizione del 1898, e coagulo di esperienza preraffaellite documentate dalla prima Biennale di Venezia del 1895

1903 LXXIII Esposizione internazionale di Roma opere di Balla, Bistolfi, Grosso, Guido Marussig, Medardo Rosso, Severini mentre si distinguono alla V Biennale di Venezia, ancora Balla e Pellizza da Volpedo. A Roma Sironi e a Venezia Modigliani entrano in contatto con Balla e con Boccioni. A Parigi viene istituito il Salon d’automne: vi comincia ad esporre Matisse. Henri Bergson pubblica ‘Introduction à la Métaphysique’

V° Esposizione Internazionale d’Arte a Napoli

1904 LXIV Esposizione Internazionale di Roma opere di Balla e di Pellizza alla LI Esposizione d’arte della Promotrice di Genova; al II Salon d’automne di Parigi un gruppo d’opere di Medardo Rosso che espone in personale al Kunstsalon Artaria di Vienna nel 1905

1905 VI Biennale di Venezia, opere di Pellizza da Volpedo; D’Annunzio sottolinea la presenza di Bistolfi (che si era formato sulla lezione di Grandi); nella sua plastica confluivano Simbolismo, Preraffaellismo e Liberty con esiti di un tipico spiritualismo.

LII e LIII Esposizione della Promotrice genovese.

F.T. Marinetti, attivo come letterato e poeta dal 1902, fonda a Milano la rivista ‘Poesia’ che ospita autori simbolisti e gli ‘incendiari’ italiani coi quali elabora le tesi futuriste.

Al Salon d’automne di Parigi espongono ‘Fauves’. Primo viaggio a Parigi di Lorenzo Viani.

A Dresda si forma il ‘Künstlergruppe Brücke’ (Gruppo del Ponte) che dà inizio alla fase saliente dell’Espressionismo. Il 1905 si considera anno d’inizio delle avanguardie storiche.

1906 Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano . Vi spiccano le opere di Balla e Pellizza.

È l’anno della morte di Paul Cézanne, figura dal ruolo determinante nel recupero dei valori di massa e forma dopo l’impressionismo.

Giungono a Parigi Amedeo Modigliani che inizia la propria formazione affascinato dalla scultura africana, e altri giovani tra cui Anselmo Bucci.

1907 VII Biennale di Venezia, Chini, De Albertis, Nomellini e Previati curano la mostra internazionale ‘L’arte del sogno’. Casorati vi presenzia per la prima volta, con dipinti legati al clima delle Secessioni di Vienna e Monaco. Boccioni si iscrive all’Accademia di Venezia. Morandi a quella di Bologna. Matisse compie un viaggio in Italia. Picasso dipinge le ‘Demoiselles d’Avignon’. Bergson propone ne ‘L’évolution créatrice’ il concetto di durata nell’esperienza in relazione alla conoscenza concettuale dell’oggetto. Su questa via muove la ricerca di Picasso, Braque, Gris, individuata con il termine ‘Cubismo’ da Vauxcelles nel 1908.

1908 LXXIII Esposizione internazionale di Roma opere di Balla e Casorati. Due ampie mostre di giovani alla Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia, diretta da Barbantini. Alla mostra autunnale della Permanente di Milano, opere di Boccioni e Carrà. A Roma, sulle premesse di simbolismo e di liberty lavora il poliedrico Duilio Cambellotti.

Picasso giunge al cubismo analitico. Inizia l’attività di Léger. Secondo viaggio a Parigi di Lorenzo Viani che si esprime in seguito in cupi accenti espressionistici.

1909 VIII Biennale si vede tra le mostre retrospettive quella di Pellizza da Volpedo, suicida nel 1907; la LXXIX Esposizione romana un folto gruppo di opere di Balla. A Parigi, sul ‘Figaro’ del 20 febbraio F.T. Marinetti, pubblica la ‘Fondazione e il Manifesto del Futurismo’. Cominetti firma il Manifesto ma non aderisce al Movimento. Sempre a Parigi nasce il movimento ‘Section d’or’. Prima presenza di Duchamp al Salon del Indépendants. A Milano ‘Poesia’ pubblica il Manifesto e un articolo sul Futurismo. A Firenze, sul n° 12 de ‘La Voce’, Soffici pubblica un lungo articolo dedicato a Medardo Rosso. Arturo Martini si forma sulle indicazioni di Hildebrandt a Monaco di Baviera dove si attiva la Neue Kunstler Vereinigung (Nuova Associazione degli Artisti) che darà vita a Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro).

1910 Balla, Boccioni (che dipinge ‘La città che sale’ e ‘Rissa in Galleria’), Carrà (che dipinge quell’anno stesso i ‘Funerali dell’anarchico Galli’), Russolo e Severini redigono il Manifesto della pittura futurista, seguito a breve dal ‘Manifesto tecnico'; alla LXXX Internazionale di Roma opere di Balla e Casorati; a Parigi Modigliani presenta un gruppo di opere al ‘Salon des Indépendants'; Gino Rossi (già a Parigi nel 1907) espone un gruppo di dipinti alla Fondazione Bevilacqua la Masa in Ca’ Pesaro che nell’estate vedrà una personale di Boccioni presentata da Marinetti; a Firenze si apre la ‘Prima mostra italiana dell’Impressionismo’ con un folto gruppo d’opere di Medardo Rosso; la IX Biennale di Venezia vede tra le mostre di stranieri le retrospettive di Courbet e Monticelli e le personali di Renoir e di Klimt. Nella Sala della gioventù espongono, per la prima volta ai Giardini, Casorati e Magnelli, unico tra gli ‘italiani di Parigi’ che si fermerà nella capitale francese senza più far rientro. Garbari espone a Ca’ Pesaro. De Chirico giunge dalla Germania a Firenze: vi dipinge il suo primo quadro metafisico, ispirato a piazza Santa Croce con la statua di Dante: ‘Enigma di un pomeriggio d’autunno’ che esporrà a Parigi nel 1913. Seguono le’Piazze d’Italia’ coeve ai ‘Canti Orfici’ di Dino Campana.

1911 ‘Manifesto dei Drammaturghi Futuristi’. Alla Esposizione internazionale di Roma, nel Cinquantenario dell’Unità d’Italia folti gruppi d’opere di Balla e di Medardo Rosso; alla Fondazione Bevilacqua la Masa gruppi d’opere di Arturo Martini e di Gino Rossi. Boccioni esegue la trilogia degli ‘Stati d’animo’. A Roma A.G. Bragaglia pubblica ‘Fotodinamismo futurista’. A Parigi espongono al Salon d’automne De Chirico, Rossi, Modigliani (scultore) e Martini che alla propria formazione bistofiana, wildtiana e di Hildebrandt aggiunge così la lezione di Maillol e Gauguin. Nell’ambito dell’Espressionismo, a Monaco di Baviera nasce ‘Der Blaue Reiter’. Il Russia Larionov sviluppa il ‘Raggismo’. Contatti tra futurismo e cubismo.

1912 Parigi, Londra, Bruxelles e la Galerie der Sturm di Berlino ospitano mostre dei Futuristi. Boccioni redige il ‘Manifesto tecnico della scultura futurista’ che invia a Parigi a Medardo Rosso, il grande scultore impressionista ammirato dai futuristi e sullla lezione del quale egli imposta il proprio lavoro; a Marinetti compete il ‘Manifesto tecnico della letteratura futurista’. Alla X Biennale di Venezia la mostra storica della Wiener Künstler-Genossenschaft. Tra le personali di italiani quella di Previati; di stranieri quelle di Knopff e di Blanche. Al X Salon d’automne al Grand Palais di Parigi, gruppi di opere di De Chirico, Martini, Andreotti, Modigliani e di Boccioni (che dipinge ‘Materia’), in dialogo critico col cubismo. Prampolini aderisce al Futurismo. Duchamp dipinge il ‘Nudo che scende le scale N 2′. Prime mostre di Max Ernst a Bonn e Colonia.

1913 A Roma si aprono la ‘Prima Esposizione di Pittura Futurista’ con Balla, Boccioni, Carrà, Severini, Soffici (già collaboratore di riviste francesi come critico) e Russolo (che redige il manifesto futurista ‘L’arte dei rumori’) e la ‘Prima Esposizione d’arte della Secessione’. A Firenze, su ‘La Voce’, Roberto Longhi pubblica l’articolo ‘I pittori futuristi’. Personali di Gino Severini a Londra e Berlino. A Ca’ Pesaro, alla mostra della Fondazione Bevilacqua la Masa, personale di Casorati e gruppi di opere di Martini e Gino Rossi. Alla Galérie la Boëtie di Parigi ‘Première Exposition de Sculpture Futuriste du peintre et sculpteur Boccioni’ che nel suo scritto ‘L’uomo fonte spaziale’ in catalogo afferma: “Il problema del dinamismo in scultura.dipende principalmente dall’interpretazione della forma”, introducendo il concetto di ‘forma variabile’. Carrà redige il manifesto futurista ‘La pittura dei suoni, rumori, odori’. Alla ‘Primo Salone d’autunno tedesco’ alla Galerie der Sturm di Berlino i Futuristi espongono in forze insieme con Chagall, Robert e Sonia Delaunay, Ernst, Goncarova, Kandinskij, Klee, Kokoschka, Larionov, Léger, Macke, Marc, Picabia, Rousseau, Souza Cardoso. Alla Galleria Futurista di Roma personale di Boccioni; a Firenze Esposizione di Pittura Futurista di ‘Lacerba’. A Parigi, De Chirico espone al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne. Primo ‘Readymade’ aiutato di Duchamp. Soggiorno di Ernst a Parigi. Picasso giunge al ‘Cubismo sintetico’.

1914 A Roma, alla Galleria Futurista, ‘Esposizione di Pittura Futurista’ ed ‘Esposizione libera futurista internazionale’ con Alchipenko, Depero, Marinetti, Martini, Morandi, Prampolini, Rosai, Rossi, Sironi che lavora a una celebrazione monumentale della civiltà della macchina permeata da intima minaccia. Nella pittura futurista entra il ‘collage’. Al Palazzo delle Esposizioni ‘Seconda esposizione Internazionale’ della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, con Balla, Cézanne, Klimt, Martini, Morandi, Morbelli, Previati, Rodin, Rossi, Schiele, Lorenzo Viani. Licini e Morandi espongono alla ‘Mostra dei Secessionisti’ a Bologna. Boccioni espone a Firenze. Prima Esposizione di Pittura Futurista a Napoli. A Milano ‘Primo grande concerto futurista per intonarumori’. Con composizioni di Luigi Russolo al Teatro Dal Verme e ‘Prima esposizione d’arte del gruppo di Nuove Tendenze’ alla Famiglia Artistica, con Bisi Fabbri, Chiattone, Dudreville, Erba, Alma Fidora, Funi, Nizzoli, Possamai, Sant’Elia, sostenuti da Ugo Nebbia. A Venezia la XI Biennale propone tra le personali di stranieri: Ensor, Bourdelle, Medardo Rosso e tra le mostre quella dei Divisionisti Italiani con Previati e Emilio Longoni, della Xilografia e delle arti decorative con vetri di T. Wolf-Ferrari e Zecchin; al Lido la ‘Mostra di artisti rifiutati dalla Biennale’. Su ‘Lacerba’ Soffici scrive di De Chirico e di Alberto Savinio che aveva tenuto un concerto a Parigi. Sant’Elia redige il ‘Manifesto dell’Architettura Futurista’. Inizia la pubblicazione di articoli interventisti a firma di Balla, Papini, Soffici. Marinetti, Boccioni, Carrà, Russolo e Piatti redigono il manifesto ‘Sintesi futurista della guerra’ Allo scoppio del primo conflitto mondiale Mussolini lascia l’Avanti e fonda ‘Il Popolo d’Italia’. Balla realizza le sue prime sculture (alcune con Depero) partendo dai problemi posti da Boccioni che pubblica ‘Pittura e scultura Futuriste’ per le Edizioni di Poesia. Esperienze plastiche di Melli. Esce da Vallecchi ‘Cubismo e Futurismo’ di Soffici. Alla nuova rivista ‘La Voce’ collaborano ampiamente i Futuristi. In Inghilterra nasce il ‘Vorticism’.

1915 Scoppio della Prima Guerra Mondiale.

 

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Riccione in Villa http://www.italialiberty.it/riccioneinvilla/ http://www.italialiberty.it/riccioneinvilla/#comments Fri, 04 Jan 2019 13:44:06 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16411 Le ville di Riccione. Un itinerario sulle architetture […]

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Le ville di Riccione. Un itinerario sulle architetture della Belle Epoque

Nel Ventennio fascista, sull’onda della propaganda di regime che immortalava le vacanze della famiglia Mussolini, le ville che le famiglie nobili romagnole avevano iniziato a costruire a pochi passi dal mare, affacciate su viali alberati, disegnavano già la nuova struttura urbanistica di Riccione: quella di una “città giardino”. Le fotografie dell’epoca ci consegnano l’immagine di un’area che in pochi anni ha subito una trasformazione radicale. E’ l’ immagine di una località balneare immersa nel verde che sta oscurando la fama di località turistiche rinomate. Nel 1931 registra la presenza di 34.685 vacanzieri. I mosconi a remi, le cabine colorate degli stabilimenti balneari, le tende parasole fanno già parte dell’immaginario collettivo. Nel 1933 gli alberghi sono saliti a 84 (fra cui alcuni simboli del turismo riccionese, come l’Hotel Savioli e l’Hotel des Bains) e i posti letto 3801. Dopo la seconda guerra mondiale, Riccione si afferma definitivamente come una località balneare mondana, passerella estiva di starlette e divi del cinema e della canzone. E’ una Saint Tropez dell’Adriatico, palcoscenico di una dolce vita in salsa romagnola per la gioia di paparazzi che inseguono giorno e notte Gina Lollobrigida, Fred Bongusto, Walter Chiari, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica e Alberto Sordi, Rita Pavone e Mina. Un clima nondan-salottiero che a partire dalla fine degli anni ’60 conviverà con i grandi esodi del turismo di massa.
Il progetto ideato da Andrea Speziali ha inteso e intende valorizzare un ricco patrimonio a Riccione con due itinerari proposti per i comuni fruitori in città.

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Ecco alcune cartoline storiche tratte dal volume A. Speziali, Una Stagione del Liberty a Riccione, Maggioli, Santarcangelo 2010.

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Si ringrazia per i supporto l’immobiliare Pesaresi.

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Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini http://www.italialiberty.it/mostraottocento/ http://www.italialiberty.it/mostraottocento/#comments Thu, 20 Dec 2018 09:18:28 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16380 I Musei San Domenico di Forlì ospitano una grande mostr […]

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I Musei San Domenico di Forlì ospitano una grande mostra intitolata “Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini”, dal 9 febbraio al 16 giugno 2019 curata da Fernando Mazzocca e Francesco Leone.
La rassegna presenta, nella loro più importante produzione, pittori come Hayez, Induno, Molmenti, Pagliano, Faruffini, Cremona, Barabino, Bertini, Malatesta, Mussini, Maccari, Muzioli, Gamba, Gastaldi, Fontanesi, Grosso, Morelli, Costa, Fattori, Ussi, Signorini, Ciseri, Corcos, Michetti, Lojacono, Delleani, Mancini, Favretto, Michetti, Nono, Previati, Carcano, Longoni, Morbelli, Nomellini, Tito, Sartorio, Coleman, Cellini, Bargellini, De Carolis, De Nittis, Pellizza da Volpedo, Segantini, Boccioni, Balla; e scultori come Vela, Cecioni, Monteverde, Rosa, Tabacchi, Grandi, Gemito, Rutelli, Ximenes, Trentacoste, Canonica, Bistolfi.

Ruth di Francesco Hayez

Ruth di Francesco Hayez

“Una mostra”, evidenzia il coordinatore, Gianfranco Brunelli, “che vuole mettere un punto fermo sull’Ottocento italiano, dopo le centinaia di retrospettive che hanno indagato questo o quell’autore, questo o quell’aspetto, declinazione o sfaccettatura di quell’importante secolo”. Più puntualmente, la scelta curatoriale di Fernando Mazzocca e Francesco Leone ha voluto focalizzarsi sui sessant’anni fatidici che intecorrono tra l’Unità d’Italia e lo scoppio della Grande Guerra. “Si passa”, sottolineano i curatori, “dall’ultima fase del Romanticismo e del Purismo al Realismo, dall’Eclettismo storicista al Simbolismo, dal Neorinascimento al Divisionismo presentando i capolavori, molti dei quali ancora da riscoprire, dei protagonisti di quei tormentati decenni. Attraverso un immersivo viaggio nel tempo e nello spazio, ci vengono incontro capolavori di pittura e di scultura che segnano aspetti culturali e sociali nuovissimi, di impatto popolare e dal significato universale. La varietà dei linguaggi con cui sono stati rappresentati consentono di ripercorrere le sperimentazioni stilistiche che hanno caratterizzato il corso dell’arte italiana nella seconda metà dell’Ottocento e alle soglie del nuovo secolo, in una coinvolgente dialettica tra la tradizione e la modernità. I due fuochi, iniziale e finale, Hayez e Segantini, tracciano certamente un confine simbolico. Ma quel confine dice ad un tempo tutto il recupero della classicità e tutto il rinnovamento di un secolo. All’inizio e alla fine del secolo, entrambi sono pittori del rinnovamento dell’arte italiana. Se Hayez viene consacrato da Mazzini pittore della nazione, Segantini avrà da D’Annunzio, nella sua Ode in morte del pittore, analogo, alto riconoscimento”.

Per la mostra sono state scelte opere fondamentali, spesso prestiti prestigiosissimi, accanto ad opere quasi inedite che la mostra svela per la prima volta al suo pubblico. Inoltre, la rassegna non si limiterà alla pittura ma farà immergere il pubblico in un confronto tra architettura, pittura, scultura, illustrazione e arti decorative. L’intento è quello di ripercorrere le vicende dell’arte italiana nel mezzo secolo che ha preceduto la rivoluzione del Futurismo, così da comprendere come l’arte sia stata non solo un formidabile strumento celebrativo e mediatico per creare consenso, ma anche un mezzo di diffusione di idee.

“L’arte”, afferma Roberto Pinza, presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì promuove la mostra, “è stata anche un formidabile laboratorio per far conoscere e riscoprire le meraviglie naturalistiche del “bel paese” e quelle artistiche delle città che le esigenze della modernità stavano trasformando irrimediabilmente, com’è avvenuto nel caso di Firenze e di Roma quando vennero innalzate al rango di capitali; per presentare la varietà e il fascino degli usi e costumi delle diverse identità locali; per trasmettere l’eccellenza di tecniche artistiche: dalla scultura all’oreficeria, ad uno strepitoso artigianato, che venivano ancora richieste in tutto il mondo, come era avvenuto nel Rinascimento, ai tempi di Giambologna e di Benvenuto Cellini”.

Immagine rappresentativa mostra ottocento forli musei san domenico mostra ottocento a forli musei san domenico mostra ottocento san domenico

 

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