Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Tue, 02 Feb 2016 13:56:38 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.7 Ernesto Basile http://www.italialiberty.it/ernestobasile/ http://www.italialiberty.it/ernestobasile/#comments Thu, 28 Jan 2016 14:01:15 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10586 Ernesto Basile nasce a Palermo il 31 Gennaio del 1857. […]

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0174Ernesto Basile nasce a Palermo il 31 Gennaio del 1857. Si laurea in Architettura e vince il concorso per assistente alla cattedra di Architettura tecnica presso la Scuola di applicazione per ingegneri e architetti di Palermo. Nel 1883 consegue la libera docenza e ottiene la cattedra. Partecipa a vari concorsi nazionali ed internazionali. Del 1874 è il progetto del villino Basile a Santa Flavia, presso Palermo. Nel 1887 progetta il chiosco Vicari a Piazza Verdi. Nel 1888 si occupa della sistemazione della “Nuova avenida de Libertacao” a Rio de Janeiro e progetta anche molti edifici ad essa destinati. Nel 1891 riceve l’incarico di progettare gli edifici della Esposizione Nazionale di Palermo. Nello stesso anno muore il padre, ed Ernesto viene rapidamente incaricato di allestire gli interni del Teatro Massimo di Palermo.
Palazzo Bordonaro e Palazzo Francavilla sono del 1893. Nel 1895 insegna Architettura presso il Regio Istituto di Belle arti di Palermo e, nel 1896 inizia la sua collaborazione con i Florio… Dapprima produce oggetti per la loro ditta di Ceramica. In questo periodo si attesta anche l’inizio della collaborazione con la ditta Ducrot. Nel 1897 diventa direttore dell’Istituto di belle arti di Palermo. Nel 1898 compie un viaggio a Vienna dove ha modo di osservare le opere della Secessione viennese. L’anno seguente, animato dallo stesso spirito di scoperta è in Belgio, Francia e Olanda. Nel 1899 progetta lo splendido villino Florio i cui interni sono stati distrutti da un incendio negli anni ’60. Il 1900 lo vede impegnato per la Villa Igiea a Palermo. Nel 1902 è incaricato per il progetto di ampliamento del palazzo di Montecitorio a Roma: costruirà la nuova camera per i Deputati. Nei primi del ‘900 si susseguono le importanti mostre di mobili da lui creati presso le esposizioni di Torino e Venezia. Nel 1903 realizza villino Fassini (poi distrutto), e villino Basile. Nel 1905 lo Stand Florio. Nel 1906 è la volta della palazzina Deliella che venne illecitamente demolita negli anni ’50. Nel 1907 progetta la Centrale elettrica a Caltagirone e l’ampliamento del Grand Hotel et des Palmes a Palermo. Nel 1908 è la volta della Cassa di Risparmio in piazza Borsa a Palermo. Nel 1912 il Palazzo delle Assicurazioni Generali di Venezia in via Roma. Nel 1913 il Kursaal Biondo. Nel 1916 il Chiosco Ribaudo a Piazza Castelnuovo. Dal 1918 viene affiancato nella sua attività di architetto dai figli Roberto e Giovanni Battista Filippo. Morirà a Palermo nell’Agosto del 1932.

 

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di Paola Campanella

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Ernesto Basile, aveva osservato le evoluzioni del dibattito artistico culturale della sua epoca in Europa, si era nutrito della voglia di rinnovamento del padre, che nel 1889 aveva progettato il villino Favaloro in piazza Virgilio a Palermo, primo esempio di uno stile nuovo che aveva trovato nella linea curva e sinuosa l’elemento costruttivo e decorativo insieme.
Inizia ufficialmente la sua attività a Palermo in occasione di uno degli eventi più importanti della città: l’Esposizione nazionale del 1891- 1892. Concepisce una composizione “vasta e grandiosa, su di un tema quanto mai significativo per quella prima esposizione nella quale la Sicilia, ricongiunta all’Italia, doveva presentarsi agli Italiani”. (Sciarra Borzì “Ernesto Basile: la tradizione locale rivissuta come memoria creativa”.
4198511382_aac9069b96_bL’Esposizione non fu solo una occasione per mostrare i progressi della tecnica, ma anche esempi dell’arte e dei costumi dell’epoca. Coprì una vasta area situata tra le attuali via Dante, via P.pe di Villafranca e via Libertà, (proprio qui in seguito sorgerà un quartiere moderno, concepito secondo i dettami del tempo). In quel clima di sperimentazioni eclettiche che comprendeva un rivivere di architetture gotico-veneziane, rinascimentali ecc… Basile pensò a ideare per l’ingresso principale, dei padiglioni in stile arabo normanno.
La formazione accanto al padre e l’ambiente culturale fatto di ottimismo e fiducia nel progresso insieme alle radici antiche della cultura siciliana, costituiscono la più autentica chiave di lettura del del linguaggio architettonico espresso dal Basile. E anche se spesso lo si è voluto interprete delle sole istanze della borghesia in ascesa, riducendo così il suo contributo innovatore, non bisogna dimenticare che all’interno della sua attività si collocano episodi interessanti che smentiscono tali affermazioni. Una di questi, ad esempio, la lunga collaborazione con la ditta Ducrot, per realizzare dei mobili, che potessero anche essere prodotti in serie, ed acquistati quindi, da una più vasta categoria di utenti. Questa collaborazione lascia intuire che alla base del suo lavoro si ponesse anche una rilevante apertura, verso quelle istanze sociali che promuovevano un’arte a servizio della collettività.
Si è detto che la ricerca di una funzionalità che Basile espresse proprio all’interno di quella attività di progettista di mobili di arredo, lo faccia collocare all’interno dello spirito del suo tempo in modo tanto rilevante quanto quello della sua attività architettonica.
Di sicuro l’attività di collaborazione con Ducrot fece sì che gli arredi disegnati dal Basile accedessero a vetrine di prestigio come le esposizioni internazionali di Torino del 1902 e di Venezia el 1903. Non solo, ma vennero considerate opere di design talmente apprezzate da essere recensite dalle riviste di arredamento più importanti.
Basile è conosciuto ormai a livello nazionale…. Nel 1880 apre un suo studio a Roma e, nel 1890, torna nella sua città dove dal 1897 dirigerà l’Accademia di belle arti.
Il fatto che nelle sue prime opere tradisca ancora un attaccamento allo stile che in quel periodo andava per la maggiore in Sicilia, l’eclettismo, si inquadra del resto nel clima generale di ritardo che anche in Italia aveva visto giungere dopo, le istanze rinnovatrici più profonde dell’Art Nouveau.
Certamente, via via Basile aderisce sempre più allo spirito dell’Arte nuova pensando ai suoi progetti globalmente, dalla struttura al più piccolo particolare, e la decorazione non sarà mai nelle sue opere una sterile applicazione di repertori. Afferma Sciarra Borzì:“ se nell’esposizione del 1891 è il filone cosiddetto siculo-normanno ad affermarsi, in un eclettismo che riunisce spunti orientaleggianti e stilemi comunque polistilici cari all’Ottocento, nei successivi interventi sarà la predilezione per il Carnalivari a emergere con possibili commistioni lessicali relative al più antico linguaggio”.
165891Basile, come il padre aveva coltivato la passione per la botanica e era diventato un eccellente disegnatore. Aveva studiato a fondo le architetture siciliane espresse nel basso Medioevo e quelle del 1400. Era cresciuto nel clima saturo di arte della sua regione, la Sicilia, apprezzandone la commistione di stili diversi e ne considerò la vastità degli apporti nel suo personale linguaggio.
È così che Ernesto Basile divenne l’interprete più originale dell’Art Nouveau in Sicilia. Non si può considerare il suo percorso iniziale come estraneo dai risultati che ottenne successivamente. La sua opera più tarda, quella più riuscita in senso liberty, farà emergere gli esisti di una meditazione che conterrà sempre in nuce quei fermenti che la determinarono. Ecco che non è difficile operare degli accostamenti: gli esterni di Villa Igiea a Palermo con i loggiati dell’atrio di palazzo Abatellis del Carnalivari del 1490; oppure, gli archi dela chiesa della Catena a Palermo con la facciata della Centrale elettrica a Caltagirone del 1907; la cupola della Tavernetta del Tiro a Palermo con quella della chiesa della Martorana, del XII sec.
Gli interventi architettonici di Basile non si limitarono alla residenza. Egli si cimentò anche in edifici di carattere pubblico, grandi e piccoli, come i chioschi, piccoli gioielli che, insieme ai villini conferiscono alla città di Palermo una decisa aria Liberty.
Villino Ida, dal nome della moglie di Basile, si trova in via Siracusa a Palermo. Fu l’abitazione dei Basile per tanti anni. Venne progettata dall’architetto immaginando tutto. Dalla struttura agli arredi, dalla distribuzione funzionale degli ambienti al disegno del pavimento della sala da pranzo che è il vero fulcro compositivo dell’intera struttura. Particolare la soluzione dell’angolo: in “Palermo liberty” di Pirrone si legge: “il ruolo esaltante assegnato allo spigolo dell’edificio (…) non costituisce la semplice linea di intersezione fra due piani della facciata bensì l’elemento unico di avvio cui è affidato il ruolo di scandire una simmetria”, e continuando: “all’interno una semplicità distributiva rigorosamente legata ad un impianto ortogonale il cui rigore non sono tanto i pavimenti a sottolineare, quanto i soffitti”.

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M-004È riduttivo pensare che Basile si ispiri al regno vegetale per ricavare un repertorio di decorazioni da applicare alle sue costruzioni…. è più corretto affermare che “gli emblemi fitomorfeggianti delle sue architetture suggeriscono le ragioni degli elementi costruttivi esaltandone le direttrici dominanti assurgono a strumenti simbolici dell’impaginato architettonico.(…) Sulla scorta della lezione paterna Ernesto Basile rimedita sul patrimonio architettonico siciliano, le sue prime prove derivate dal tardo gotico locale sono un riflesso di quella ricerca di una misura umana da lui identificata … con il precedente storico della civile cultura siciliana del vivere in città che contraddistingue i palazzi dell’architettura del tardo quattrocento isolano, cioè del cosiddetto gotico-catalano … Puntando su una nuova espressività di materiali forme e volumi Basile elabora un linguaggio modernista con una autonoma intonazione siciliana….”.
C’è chi ha affermato che il Liberty sia stato accolto in Sicilia quasi solamente a livello stilistico non contemplando i messaggi autentici che l’Art Nouveau aveva diffuso in Europa, in tal modo riducendo l’apporto innovativo del Basile che viene individuato solamente in una ripresa degli stilemi proposti dalle architetture del movimento Art Nouveau, seppur rivissuti in chiave locale.
Riferimenti architettonici quindi, reinterpretati sotto le suggestioni stilistiche di uno stile nuovo? O qualcosa di più profondo e incisivo, reso vivo e vibrante dal riferimento costante al luogo, contro ogni globalizzazione di uno stile che diffondendosi in ogni contesto poteva recare in sè (se non adeguatamente compreso) un potenziale rischio di omologazione? A me piace vederla così: lo stile personalissimo del Basile aderì intimamente alle istanze dell’Art Nouveau, ma non si lasciò travolgere da esso cancellando le radici della cultura architettonica siciliana. Questo suo riferirsi alla tradizione, questa sua capacità di radicarsi nel luogo attraverso dei riferimenti più o meno evidenti, ma sempre percepibili, anzi hanno fatto sì che le architetture progettate non fossero mai intese dai fruitori come episodi estranei al contesto della città. Il valore dell’opera basiliana si fonda quindi proprio in questo suo lavoro di fusione tra il vecchio e il nuovo, tra tradizione e istanze rinnovamento. Forse l’opera di Ernesto Basile andrebbe riletta nell’ottica di ciò che sta accadendo oggi, quando si registrano molti interventi dissonantemente omologanti, che si celano erroneamente sotto il nome di architettura contemporanea, offendendo le architetture contemporanee di qualità…. Forse una certa parte della critica non ha ancora raggiunto nei riguardi di Basile una giusta distanza per potere cogliere davvero il valore del suo messaggio. E anche se molti studiosi attenti hanno di recente riletto in modo più corretto la sua figura nell’ambito del contesto dell’Art Nouveau, ritengo che per Basile vi sia ancora spazio per più adeguate interpretazioni.
di Paola Campanella

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Torino, capitale del Liberty piemontese http://www.italialiberty.it/torino-capitale-del-liberty-piemontese/ http://www.italialiberty.it/torino-capitale-del-liberty-piemontese/#comments Wed, 27 Jan 2016 20:54:56 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10542 La fortuna dello stile Liberty ha la sua premessa nelle […]

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La fortuna dello stile Liberty ha la sua premessa nelle grandi Esposizioni Universali di Londra, di Vienna, di Parigi e di Torino, realizzate tra i XIX e il XX secolo. Queste Esposizioni – a loro volta concepite come il mezzo più efficace per far conoscere alle masse (non ancora vittime dei persuasori occulti e del consumismo che dilagherà nella seconda metà del

Novecento) le meraviglie tecnologiche e i nuovi manufatti della Seconda Rivoluzione Industriale – hanno preparato il terreno al rapido diffondersi del nuovo stile in Belgio, in Francia, in Germania, in Austria, in Italia… Si pensi solo alla risonanza internazionale che ebbe l’Esposizione parigina del 1889, famosa per la discussa (allora) Tour in ferro e acciaio progettata e messa in opera dall’ ingegner Alexandre-Gustave Eiffel, che, fin dal giorno della sua inaugurazione, vide un’affluenza di visitatori che andava al di là delle migliori aspettative, e che ambiva a rappresentare il trionfo della scienza, della tecnica e delle arti, in particolare della meccanica e dell’energia elettrica (celebre, tra gli altri, lo spazio espositivo dedicato alle macchine, dove si potevano ammirare i generatori dell’ elettricità necessaria all’illuminazione e alle fantasmagorie di luci che caratterizzavano l’Esposizione, la quale intendeva celebrare le magnifiche sorti e progressive dell’umanità nel centenario della grande Rivoluzione, in quella capitale che, da allora, venne non per niente chiamata anche Ville Lumière. L’Italia partecipò con la presentazione di opere del suo artigianato di alta qualità come i mosaici romani, le pietre dure fiorentine, i vetri veneziani, i coralli napoletani, oltre a suoi prodotti alimentari tipici e a vini pregiati. Va ricordato, per la cronaca, che all’Italia fu riservato un importante spazio espositivo dedicato a una nuova scienza: l’antropologia criminale fondata dal nostro Cesare Lombroso.

Sull’onda lunga dell’enorme successo dell’Expo parigina si realizzò a Torino una seconda Esposizione generale italiana (la prima fu realizzata nel 1884) nel 1898, al Parco del Valentino (dove rimane ancora a suo ricordo la fontana dei dodici mesi, su disegno di Carlo Ceppi); ma quella che influì direttamente sulla fisionomia Liberty della Torino altoborghese nei primi anni del Novecento fu l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna (Aprile – Novembre del 1902), anch’essa al Valentino..

Il progetto esecutivo generale fu curato dall’architetto Raimondo D’Aronco, mentre l’esecuzione dei lavori fu affidata agli architetti Annibale Rigotti, Giovanni Vacchetta e Pietro Fenoglio. Al D’Aronco si deve la realizzazione del padiglione dell’Automobile e del Ciclo, di quello delle Belle Arti e del Palazzo Centrale, dove trovarono spazio i maggiori esponenti dell’Art Nouveau europea. Nel settore italiano spiccano la presenza del palermitano Ernesto Basile e la mostra delle ceramiche Richard-Ginori. Da ricordare anche la rilevanza che ebbe per la diffusione del nuovo stile la rivista mensile fondata in quell’anno da Alfredo Melani ed Enrico Thovez “L’Arte Decorativa Moderna”, che cesserà le pubblicazioni nel 1907.

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Questa Esposizione Universale fa di Torino il più importante centro propulsore del Liberty in Italia, anche grazie all’opera di artisti come Leonardo Bistolfi, Davide Calandra, Antonio Vandone da Cortemiglia (l’architetto di Casa Maffei, in corso Montevecchio 50, dove i bassorilievi dello scultore Giambattista Alloatti si fondono armoniosamente con il ferro battuto delle balconate e con le parti in muratura).

Ma l’interprete più significativo dell’architettura Liberty torinese e, quindi, italiana, è l’architetto-ingegnere Pietro Fenoglio, che, nello stesso anno dell’Esposizione Internazionale, firma due opere che costituiscono   due mirabili esempi del nuovo stile: Villa Scott, in corso Giovanni Lanza (scelta da Dario Argento come location per alcune scene del film Profondo rosso) e Casa Fenoglio-La Fleur, in corso Francia angolo via Principi d’Acaja. Progettata inizialmente come dimora per la sua famiglia (Fenoglio era il primo di sette fratelli e non si è mai voluto sposare) non fu mai abitata da nessuno dei suoi familiari. La Fleur è il nome del primo acquirente, un imprenditore francese. In questa casa nulla è lasciato al caso: dai telai delle finestre, agli elaborati rilievi in litocemento, ai caloriferi in ghisa, agli stipiti in legno e alle maniglie delle porte, tutto è stato disegnato personalmente dal progettista.

Per questo Casa Fenoglio-La Fleur rappresenta, in un certo senso – come ha scritto Bruno Gambarotta su La Stampa del 24/10/2014 –   il manifesto della sua poetica d’artista. La fusione degli ornati con le parti strutturali dell’edificio, l’andamento curvilineo delle parti in ferro battuto, la levità e luminosità delle grandi vetrate della torre del bow window che congiunge le due ali dell’edificio, fanno da contrappeso alla pesantezza del cemento armato. Si può capire quindi perché, secondo Rossana Bossaglia, “La casa Fenoglio-La Fleur resta per noi forse il più bell’esempio di architettura Liberty in italia, certo il più puro nel senso Art Nouveau”.

di Fulvio Sguerso

 

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MUCHA, maestro Art Nouveau e massone http://www.italialiberty.it/mucha-massone/ http://www.italialiberty.it/mucha-massone/#comments Sun, 27 Dec 2015 15:07:53 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10504 Alfons Mucha (1860-1939), artista ceco, è stato uno dei […]

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Alfons Mucha (1860-1939), artista ceco, è stato uno dei rappresentanti più significativi dell’Art Nouveau. Il suo stile lo rende “fautore” di un nuovo linguaggio comunicativo, di un’arte visiva innovatrice e potente: le immagini femminili dei suoi poster, fortemente sensuali e cariche di erotismo, entro composizioni grafiche ben precise arrivano e spopolano in tutti i ceti e gli ambienti della società dell’epoca e, tutt’ora, alla vista degli odiernissimi manifesti pubblicitari è possibile scorgere il gene artistico di Mucha. Lo “Stile Mucha” lo ha reso unico, riconoscibile, modernista appunto, eterno simbolo della corrente artistica Art Nouveau.

Fondamenti dell’arte di Alfons Mucha sono il grande idealismo, l’amore e il fortissimo attaccamento per la sua patria. Sognava uno Stato slavo libero, libero dagli Asburgo, libero dal colonialismo sfruttatore dei governi stranieri e soprattutto libero di prendere forze, energie e solidarietà da sé stesso, dalle proprie tradizioni e dalla propria identità. Ecco il Mucha visionario che realizza l’opera più significativa: “L’Epopea Slava”.

Mucha fu iniziato a Parigi nel 1898 e successivamente divenne fra i promotori della rinascita della massoneria in Cecoslovacchia, fondando nel 1919 loggia, in lingua ceca, “Jan Amos Komensky” all’Oriente di Praga e ricoprì in seguito la carica di Gran Maestro della Gran Loggia Cecoslovacca. Nel 1923 assunse la carica di Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio di R.S.A.A.

Il simbolismo massonico emerge chiaramente nel volume illustrato, Le Pater, pubblicato a Parigi nel 1899. Numerosi gioielli, medaglie e diplomi massonici, sono oggi conservati presso il museo di Praga che porta il suo nome.

Benchè non sia molto conosciuto, il commento illustrato al Padre Nostro di Mucha è uno dei suoi lavori più profondi e degni di meraviglia.  Nel 1900 Mucha era a Parigi, e benchè godesse di un discreto successo, era anche stufo di impegnare la sua arte solo per commesse commerciali quali pubblicità e poster. Sentiva un bisogno di elevazione, di slancio spirituale, e così decise di intraprendere l’ambizioso progetto di illustrare e commentare la più importante preghiera cristiana.  L’artista divise la preghiera cristiana in sette frasi, espandendo ognuna in tre parti ulteriori: una meravigliosa calligrafia illustrata, un breve commento scritto a mano in grafia gotica dallo stesso Mucha, e un’altra pagina riempita da un’illustrazione in uno stile più classico.  Il tutto fu pubblicato a Parigi, in un libricino a colori di cui furono stampati solo 510 esemplari.  Il commento e l’immaginario simbolico tradiscono l’influenza della massoneria, con cui l’artista venne in contatto proprio a Parigi; ma grazie a Dio il raffazzonato sincretismo religioso ed estetico di quegli ambienti non turba nè l’arte nè il pensiero di Mucha. Ne risulta invece un’interpretazione originale della preghiera, viva e vivificatrice, perchè la purifica dalle incrostazioni della consuetudine, come solo l’arte può fare. 11 Padre nostro che sei nei cieli  Nel seno della materia dormiente l’uomo si sveglia a poco a poco, fino a giungere faticosamente alla coscienza. Per arrivare lassù, verso l’Ideale, è necessario che la sua anima si orienti, si sblocchi, abbandoni la regione delle tenebre in cui il suo corpo lo trattiene. L’uomo di buona volontà avanza lentamente verso questa luce che egli percepisce in lontananza, e assieme a lui, sale la folla degli esseri, i suoi simili. Tutti costoro sono suoi fratelli – figli di una stessa famiglia, destinati allo stesso futuro, e in uno slancio di amore filiale, egli chiama questa Luce che li guarda tutti: “Padre nostro che sei nei cieli”. 21 22 Sia santificato il tuo nome  Uscito dall’abisso della terra e arrivato davanti a questa Luce che è la Divinità, l’uomo vuole offrire a Dio il meglio di ciò che possiede, e fa salire assieme al fumo del sacrificio che Gli rivolge i suoi sentimenti di adorazione e glorificazione. Tutte le moltitudini prostrate aggiungono al fuoco materiale che sale la fiamma interiore che emerge dai loro cuori incoscienti. Raccolta in una benevola compassione, la Divinità contempla questo primo passo verso il risveglio della lucidità. 31 32 Venga il tuo regno  La Divinità, mossa da questo sforzo costante che sale verso essa, fa discendere un primo raggio di Verità che viene a rischiarare l’abisso nel quale lottano gli uomini. Sorpresi all’inizio da questa luce che penetra le loro anime, fino ad allora immerse nelle tenebre della materia, si avvicinano, spinti da una santa curiosità, e si sentono dominati da una Forza sconosciuta che regna ormai su di loro: l’Amore. 41 42 Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra  Conoscendo ora il suo Padre divino e l’amore che lo unisce a lui, l’uomo impara a fidarsi della Potenza benevola che controlla il suo destino. In un completo abbandono di sé, egli accetta da Dio tanto il bene quanto il male, con la medesima rassegnazione, sapendo già che tutti gli avvenimenti della vita sono controllati dalla saggezza di una Volontà superiore. 51 52 Dacci oggi il nostro pane quotidiano  Egli ammira questa saggezza della Provvidenza che soddisfa, ogni giorno, tutti i bisogni degli esseri che vivono attorno a lui. Egli vede che dal seno della terra escono fiumi di latte ai quali si abbevera la sete dell’uomo, mentre la Divina Bontà gli dà il pane spirituale dell’Amore che viene a saziare la fame della sua anima. 61 62 Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori  Possedendo gli alimenti della vita materiale e spirituale, l’uomo volge quindi la sua Coscienza verso i suoi simili e deve imparare a trasferire sul suo prossimo l’Amore interiore che lo anima. Padroneggiando la forza malvagia dei suoi istinti primitivi, grazie alla Volontà del suo Educatore eterno deve anche comprendere e seguire la grande legge del Perdono. 71 72 E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male  Nella coscienza assoluta di se stesso, ora l’uomo avanza dentro il raggio di chiarezza intravista verso l’Ideale, sorgente luminosa che lo attira. La sua volontà, aiutata e diretta dalla sollecitudine della sua Guida Divina, attraversa le insidie dei demoni del male e infine arriva, purificata dalla materia e libera, di fronte all’Essere Supremo che l’ha risvegliata alla vita. 80 I sette cerchi sulla sinistra sono un richiamo alle sette parti che seguono, una sorta di sintesi condensata in un’immagine altamente simbolica.

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A Milano una grande mostra sull’Art Nouveau di Alfons Mucha http://www.italialiberty.it/mostramuchamilano/ http://www.italialiberty.it/mostramuchamilano/#comments Sat, 26 Dec 2015 12:28:05 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10454 Dal 10 dicembre 2015 le sale di Palazzo Reale di Milano […]

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$_57Dal 10 dicembre 2015 le sale di Palazzo Reale di Milano si arricchiscono delle atmosfere e delle produzioni dell’Art Nouveau in un percorso ricco e variegato che vuole ricostruire il gusto sensuale, prezioso ed elegante dell’epoca attraverso le creazioni di uno dei maggiori esponenti del periodo, Alfons Mucha, e gli arredi e le opere d’arte decorativa di artisti e manifatture europei.

Curata da Karel SRP, per la parte relativa alle opere di Alfons Mucha e da Stefania Cretella, per la parte dedicata alle arti decorative del periodo Art Nouveau, la grande esposizione propone al pubblico ben oltre 220 opere riunite in una mostra completa che si intitola Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau.

Il nucleo principale della mostra Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau si compone di 149 opere tra pannelli decorativi e affiches di Alfons Mucha (1860-1939), provenienti dalla Richard Fuxa Foundation.

Promotore di un nuovo linguaggio comunicativo, di un’arte visiva innovativa e potente, l’artista ceco è stato uno dei più significativi interpreti dell’Art Nouveau: le splendide immagini femminili che ritroviamo nei suoi manifesti ai tempi erano molto diffuse e popolari in tutti i campi della società, nonché ancora oggi riusciamo a individuare facilmente la sua inconfondibile cifra stilistica, che lo ha reso eterno simbolo dell’Art Nouveau.

Il suo stile artistico, detto anche “Stile Mucha”, è protagonista in una grande varietà di contesti, dalle decorazioni di interni ai poster, dalle pubblicità di diverse tipologie di prodotti fino alle illustrazioni, dalle produzioni teatrali a quello che è il design di gioielli fino alle opere architettoniche.

Nella mostra Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau partendo proprio dalla sua figura, perno centrale dell’esposizioni sono esposte tutta una serie di mobili, ceramiche, ferri battuti, vetri, sculture e disegni di altri artisti affini e manifatture europee accomunati dal tipico stile floreale e dalle linee sinuose che ha caratterizzato un certo filone del modernismo internazionale, tipico soprattutto dell’area francese, belga e, almeno in parte, italiana.

Dopo Milano, la mostra sarà visitabile da fine aprile a tutto settembre 2016 a Palazzo Ducale di Genova. Inoltre con questa mostra è innovativa la formula della curatela: le competenze scientifiche e i materiali di studio forniti per la realizzazione della mostra, saranno valorizzati attraverso un contributo significativo per il cofinanziamento di assegni di ricerca e borse di studio per giovani studiosi e per le attività scientifiche del Centro di ricerca “Rossana Bossaglia”, fondato nel 2015 presso l’Università di Verona, Dipartimento Culture e Civiltà e diretto da Valerio Terraroli, in ricordo di colei che è stata una grande studiosa di Liberty, Déco e Novecento.  Un virtuoso esempio di collaborazione tra soggetti pubblici e privati promotori di cultura e un centro universitario di ricerca avente come obiettivo comune la formazione specialistica e la professionalizzazione di giovani storici dell’arte, con una particolare attenzione alla storia del gusto e delle arti decorative.

La mostra è prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore, in collaborazione con la Richard Fuxa Foundation e il Centro di Ricerca Rossana Bossaglia, Dipartimento Culture e Civiltà, Università di Verona; si avvale del patrocinio della città di Praga ed è promossa nella tappa milanese dal Comune di Milano – Cultura.

Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau
10 dicembre 2015 – 20 marzo 2016

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Palazzo Reale di Milano
Orari apertura
lunedì 14,30 – 19,30
martedì – mercoledì – venerdì – Domenica 9,30 – 19,30
giovedì – sabato 9,30 – 22,30
Biglietti:
Intero 12 €
Ridotto 10 €
Ridotto speciale 6 €
Biglietto Famiglia € 10,00 adulto (1 o 2 adulti) € 6,00 per bambino da 6 a 14 anni

 

 

GALLERY

35. Umberto Bellotto
Scultura con coppa in vetro a murrine, 1920 circa
Ferro battuto, paste vitree e vetro, cm 59 × 18 (diam.)
Courtesy Galleria Daniela Balzaretti, Milano
© Studio fotografico Perotti, Milano 34. Émile Gallé
Vaso, 1920 circa
Vetro, cm 34 × 13,7 (diam.)
Collezione Paolo Frugoni
© Marco Furio Magliani, Padova 33. Vetreria Daum
Vaso con giunchiglie, 1910 circa
Vetro, cm 54 × 10,2
Collezione Paolo Frugoni
© Marco Furio Magliani, Padova 32. Galileo Chini, per L’Arte della Ceramica
Vaso con fiori, 1903-1904
Maiolica dipinta in policromia, cm 45 × 24 (diam.)
Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche
© Archivio Fotografico Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza 31. Giorgio Spertini, per la Società Ceramica di Laveno
Vaso con montatura in metallo dorato, 1903
Terraglia forte, montatura in metallo dorato,
montatura cm 40,5 (altezza), vaso cm 32,5 × 15 (diam.)
Collezione Antonello
© Archivio fotografico Collezione Antonello. 30b. Alfons Mucha
Le Lierre et Le Laurier (La Laurier), 1901
Litografia a colori, cm 60,6 × 45
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 30a. Alfons Mucha
Le Lierre et Le Laurier (La Lierre), 1901
Litografia a colori, cm 60,6 × 45
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 29. Alfons Mucha
Zodiaque, 1896
Litografia a colori, cm 65 × 48,5
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 28. Hans Stoltenberg Lerche
Centrotavola con mostri marini, 1906
Bronzo, pietre dure, marmo, cm 25 × 54
Courtesy Galleria Daniela Balzaretti, Milano
© Studio fotografico Perotti, Milano 27. Alfons Mucha, realizzazione Amalric Walter
Pendentif con testa femminile, 1903-1905
Pasta di vetro, cm 6,5 (diametro)
Milano, collezione C.F.S.
© Studio fotografico Perotti, Milano. 26. Goldscheider
Portatrice d’acqua, 1900 circa
Ceramica e opali, cm 115 × 29 × 32
Collezione privata
© Fabrizio Giraldi, Trieste 25d. Alfons Mucha
Les Pierres Précieuses (Il Rubino), 1900
Litografia a colori, cm 102 × 43,7
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 25c. Alfons Mucha
Les Pierres Précieuses (Lo smeraldo), 1900
Litografia a colori, cm 102 × 43,7
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 25b. Alfons Mucha
Les Pierres Précieuses (Il Topazio), 1900
Litografia a colori, cm 102 × 43,7
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 25a. Alfons Mucha
Les Pierres Précieuses (L'Ametista), 1900
Litografia a colori, cm 102 × 43,7
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 24. Henri Bergé, Amalric Walter
Specchiera con pavone, 1903-1905
Bronzo e pasta di vetro, cm 77 × 54,5
Milano, collezione C.F.S.
© Studio fotografico Perotti, Milano 23. Amalric Walter, per la Vetreria Daum
Vuotatasche con pesci, 1909 circa
Pasta di vetro, cm 13 × 21,8
Milano, collezione C.F.S.
© Studio fotografico Perotti, Milano 22. Vetreria Daum
Vaso con libellula, 1905
Vetro acidato, cm 19,5 (altezza)
Trieste, Hotel Albero Nascosto
© Massimo Gardone, Trieste 21. Richard Mutz, per la Manifattura Herman Mutz
Coppa, 1900 circa
Gres con supporto metallico, cm 27,5 × 39 × 24,5
Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche
© Archivio Fotografico Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza 20. Galileo Chini, per la Manifattura Fornaci San Lorenzo
Cache-pot con pesci, 1919-1925 circa (ideazione 1906-1911)
Maiolica a lustro, cm 29 × 43,5 (diam.)
Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche
© Archivio Fotografico Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza 19. Manifattura Zsolnay
Girotondo, 1904
Ceramica smaltata a lustro, cm 21 (altezza) × 31 (diam.)
Collezione privata, courtesy ED Gallery, Piacenza
© Sergio Amici 18. Aghaton Leonard
Chagrin d’amour, 1900 circa
Marmo, argento e legno, cm 55 × 38 × 21
Collezione privata, courtesy ED Gallery, Piacenza
© Sergio Amici 17. Aubrey Beardsley
Illustrazioni per il dramma teatrale Salomè
di Oscar Wilde, 1893
Disegno per un frontespizio; La gonna del pavone;
Incisione, cm 23 × 16
Collezione privata
© Studio fotografico Perotti, Milano. 16. Domenico Baccarini
Ebbrezza di vita (o Sensazioni dell'anima), 1904 circa
Terracotta, cm 49 × 40 × 41
Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche,
inv. 16046 © Archivio Fotografico Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza 15. Maniffattura Quaglino e Poggi
Ciotola con volto femminile, 1912-1915
Ceramica, cm 14 (altezza) × 42 (diam.)
Collezione Antonello
© Archivio fotografico Collezione Antonello 14. Galileo Chini, per L'Arte della Ceramica
Piatto con volto femminile, gigli e pavone, 1898-1900
Maiolica dipinta in policromia, cm 30,5 (diam.)
Collezione V. Chini
© Foto Claudio Giusti 13. Alfons Mucha
Monaco - Monte Carlo, 1897
Litografia a colori, cm 107,3 × 73,3
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 12. Alfons Mucha
Cycles Perfecta, 1902
Litografia a colori, cm 152,6 × 102,2
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 11. Alfons Mucha
Job, 1896
Litografia a colori, cm 54,2 × 41,5
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 10. Leonardo Bistolfi
Vaso portafrutta ornamentale, 1890-1895
Bronzo e vetro, cm 58 × 44 × 35
Collezione privata
© Studio fotografico Perotti, Milano 09. Alfons Mucha,
Rêverie (F. Champenois), 1897
Litografia a colori, cm 66,3 × 51
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 08. Alfons Mucha
Champagne Ruinart, 1896
Litografia a colori, cm 175,8 × 59,3
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 07. Alfons Mucha
Biscuits / Lefèvre-Utile, 1896
Litografia a colori, cm 62 × 43,5
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 06. Alfons Mucha
Principessa Giacinta, 1911
Litografia a colori, cm 122,2 × 83,2
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 05. Alfons Mucha
Médée, 1898
Litografia a colori, cm 201,6 × 71,7
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 04. Alfons Mucha
Gismonda, 1894-1895
Litografia a colori, cm 210,8 × 68,2
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 03. Alfons Mucha
Variante della Dame aux Camélias (Sarah Bernhardt / Farewell American Tour), 1905-1906
Litografia a colori, cm 208 × 79,5
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 02. Attribuito a Mackay Hugh Baillie Scott
Sedia, 1896 circa
Legno di rovere, cm 123 × 51 × 62
Collezione privata, courtesy ED Gallery, Piacenza
© Sergio Amici 01d. Alfons Mucha
Les Arts (La Pittura), 1898
Litografia a colori, cm 57,2 × 36,5
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 01c. Alfons Mucha
Les Arts (La Danza), 1898
Litografia a colori, cm 57,2 × 36,5
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 01b. Alfons Mucha
Les Arts (La Musica), 1898
Litografia a colori, cm 57,2 × 36,5
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation 01a. Alfons Mucha
Les Arts (La Poesia), 1898
Litografia a colori, cm 57,2 × 36,5
Richard Fuxa Foundation
Foto: © Richard Fuxa Foundation

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Italia Liberty vi augura un Buon Natale http://www.italialiberty.it/italia-liberty-vi-augura-un-buon-natale/ http://www.italialiberty.it/italia-liberty-vi-augura-un-buon-natale/#comments Fri, 25 Dec 2015 22:32:13 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10447 Auguri di Buon Natale da Italia Liberty

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Auguri di Buon Natale

da Italia Liberty

bigMuchaNoel1896

I manifesti Art Nouveau illustrati da Mucha prendono vita

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La cerimonia di premiazione del 3° premio Italian Liberty http://www.italialiberty.it/la-cerimonia-di-premiazione-del-3-premio-italian-liberty/ http://www.italialiberty.it/la-cerimonia-di-premiazione-del-3-premio-italian-liberty/#comments Thu, 24 Dec 2015 22:56:02 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10203 Si è svolta domenica 13 dicembre nella splendida cornic […]

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Si è svolta domenica 13 dicembre nella splendida cornice del Grand Hotel Corallo di Riccione alla presenza di autorità, autorevoli ospiti del mondo della cultura e dell’arte e di oltre 300 presenti la premiazione del 3° Concorso Fotografico ITALIAN LIBERTY (www.italialiberty.it).

Vincitore del Concorso il milanese Sergio Ramari con uno scatto che rappresenta in maniera affascinante l’interno del Grand Hotel di San Pellegrino Terme nel quale inizieranno, a breve, i lavori di ristrutturazione.

Gli edifici milanesi, splendidamente rappresentati dal video di Diego Bonacina, si aggiudicano la palma di video più affascinante pur se in un parterre di ottime realizzazioni quali quelle di Stefano Vannucchi e Matteo Grande.

Non manca tra le fotografie più apprezzate, nello specifico il terzo premio della categoria foto di Davide Faccio, la splendida Villa Zanelli di Savona, considerata non solo dall’autore del premio Andrea Speziali, un vero gioiello Liberty italiano. I numerosi riconoscimenti di livello internazionale amiamo pensare siano merito anche dell’attenzione che il Premio Italian Liberty, organizzato da Aitm Art, ha riversato sulla Villa.: anche in questa terza edizione lo splendido gioiello architettonico savonese è risultato infatti tra i soggetti vincitori, attraverso il terzo premio assegnato alla foto realizzata da Davide Faccio.

Sono stati oltre mille gli iscritti alla terza edizione del premio internazionale foto e video Italia Liberty.

La giuria, presieduta da Vittorio Sgarbi  e composta da Cecilia Casadei, Paolo Manazza, Vera Agosti e Manuela Valentini, ha premiato per la categoria ”Liberty in Italia” oltre alla foto di Sergio Ramari, Diego Bonacina per la categoria video con un filmato sugli edifici Liberty milanesi mentre per la categoria ”The world Art Nouveau” al primo posto è stata scelta l’immagine dell’Hôtel Hannon a Bruxelles del parigino Mathieu Dugelay.

L’Associazione Slow City ha ritirato il premio speciale per il miglior cortometraggio sul Liberty italiano con un filmato didattico registrato nelle vie milanesi.

A Marzo 2016 per i tipi di CartaCanta Editore vedrà la luce lo straordinario catalogo nel quale verranno presentate non solo le foto vincitrici ma anche un’amplissima carrellata di oltre 60 partecipanti.

Esemplificativo e importante il titolo del volume (già ordinabile in libreria): Italian Liberty. Il sogno europeo della grande bellezza”.

 

LINK
Download foto per gallery online
: https://drive.google.com/open?id=0B-T0bS7DVMnyVkxyakF1S0U3Z00

Video: www.dropbox.com/sh/5prwwmqc03aqur7/AAB-mQz7kqtgVBBueNd_gcnAa?dl=0

Motivazioni della giuria: www.scribd.com/doc/293260210/ITALIAN-LIBERTY-winners-2015
Sito web: www.italialiberty.it/concorsofotografico
Pagina facebook: www.facebook.com/Italianliberty

Menzioni d’onore: Nicola Bertelotti, Sergio Ruffino, Marcello Tumminiello, Carlo Marchesano, Paola Parodi, Angelo Palmieri, Gabiele Cabassi, Alessandro Marchetti, Nevio Battistuta, Massimiliano Montanari, Mario Villa, Cosimo Cardea, Marco Ragaini, Sara Nanni, Tiziana Trabucchi, Iacopo Giannini, Pier Paolo Piazza, Lucia Ravanetti, Paola Mignani, Marco Maggi.

 

 

Categoria LIBERTY IN ITALIA
1° Classificato: Sergio Ramari
2° Classificato: Carlo De Cristofaro
3° Classificato: Davide Faccio
4° Classificato: Giovanni Parodi
5° Classificato: Enrico Benedettelli
6° Classificato: Cecilia Gatto
7° Classificato: Ennio Belli
8° Classificato: Sara Lazarevic
9° Classificato: Alessandro Angelo Carlo Raineri
10° Classificato: Andrea Daddi
11° Classificato: Francesco Iacopini
12° Classificato: Gruppo Basile

 

Categoria VIDEO
1° Classificato: Diego Bonacina
2° Classificato: Stefano Vannucchi
3° Classificato: Matteo Grande

 

Categoria THE WORLD ART NOUVEAU
1° Classificato: Mathieu Dugelay
2° Classificato: Marzia Caredda
3° Classificato: Eugenio Novajra
4° Classificato: Jacques Lasserre
5° Classificato: Mario Ristori

 

Scarica le foto in alta risoluzione: https://www.dropbox.com/sh/e2cucwmk933heuu/AAAw2iXfXoMJWptsWshyOQpqa?dl=0

 

Aitm Art | www.aitmart.eu | Tel. 011 207 2347

Italia Liberty | www.italialiberty.it

 

 

 

 

 

MOTIVAZIONI GIURIA PREMIO ITALIAN LIBERTY 2015

ESITO Concorso ITALIAN LIBERTY

cs villa zanelli terzo premio al concorso internazionale Italia Liberty

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Premio internazionale Italian Liberty http://www.italialiberty.it/concorsofotografico/ http://www.italialiberty.it/concorsofotografico/#comments Mon, 14 Dec 2015 19:13:40 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10134 Il premio internazionale foto e video ITALIAN LIBERTY ® […]

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Il premio internazionale foto e video ITALIAN LIBERTY ®, ideato e diretto da Andrea Speziali è stato organizzato dalla Associazione Andel (La Spezia) nel 2013 e da Aitm Art (Torino) dal 2014 al 2015.
Tutte le tre edizioni hanno riscosso un notevole successo con migliaia di iscritti e foto giunte in segreteria al premio.
Di seguito è possibile vedere le foto che hanno vinto alle tre edizioni. La maggior parte delle immagini sono state caricate sul gruppo Flickr dedicato all’iniziativa.

I VINCITORI DELLA TERZA EDIZIONE

1 1a 1b 2 2a 2b 3 3a 3b 4 4a 5 5a 6 7 8 9 10 11 12 PS

 

Categoria VIDEO

1° Classificato: Diego Bonacina
2° Classificato: Stefano Vannucchi
3° Classificato: Matteo Grande
Premio Speciale per il miglior cortometraggio sul Liberty italiano: Associazione Slow City

I VINCITORI DELLA SECONDA EDIZIONE

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I VINCITORI DELLA PRIMA EDIZIONE

 

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Cento firme per far rinascere Villa Deliella, capolavoro Liberty simbolo del sacco di Palermo http://www.italialiberty.it/cento-firme-per-far-rinascere-villa-deliella-capolavoro-liberty-simbolo-del-sacco-di-palermo/ http://www.italialiberty.it/cento-firme-per-far-rinascere-villa-deliella-capolavoro-liberty-simbolo-del-sacco-di-palermo/#comments Sun, 22 Nov 2015 15:32:49 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10055 (REPUBBLICA) Le immagini di Villa Deliella, il gioiello […]

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(REPUBBLICA)

Le immagini di Villa Deliella, il gioiello liberty progettato da Ernesto Basile che sorgeva in piazza Croci, a Palermo, demolito nel dicembre 1959 nell’arco di un fine settimana per tentare una speculazione edilizia mai portata a termine. Ora un comitato lancia la proposta di ricostruirla, partendo dai progetti originali di Basile, ancora esistenti, e destinarla a sede del museo del liberty.

Il soggiorno di Villa Deliella Il disegno del cancello su piazza Croci, mai realizzato Operai al lavoro durante la demolizione La sala da pranzo di Villa Deliella Una tavola di progetto originale di Villa Deliella di Ernesto Basile Una vista della Villa in una foto d'epoca Operai al lavoro durante la demolizione L'area di piazza delle Croci in cui sorgeva Villa Deliella (Foto di Igor Petyx)

 

L’idea è forse una delle più visionarie mai partorite a Palermo: ricostruire Villa Deliella, il gioiello liberty di piazza Croci progettato da Ernesto Basile e demolito durante un fine settimana di 56 anni fa nel tentativo di una speculazione edilizia mai portata a termine. Riportare in vita un simbolo, il simbolo per eccellenza, del sacco di Palermo, della devastazione irreversibile compiuta per decenni nel nome di mafia e affari loschi. E come spesso capita con i sogni più audaci, la sua realizzazione non sarebbe neanche così difficile. A promuovere la proposta di ricostruzione sono due giovani e brillanti architetti di Palermo, Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco, che hanno già raccolto più di cento adesioni di tecnici, professionisti, intellettuali e artisti: dai critici Vittorio Sgarbi e Aurelio Pes agli architetti Cesare Ajroldi e Iano Monaco, dall’ex soprintendente ai Beni culturali Adele Mormino, al dirigente dello stesso ufficio Matteo Scognamiglio, alla scrittrice Simonetta Agnello Hornby, fino agli eredi Basile e Damiani Almeyda, entusiasti dell’idea di far risorgere un’icona del liberty la cui distruzione, permessa da un cavillo la cui validità giuridica è ancor oggi materia di dibattito, causò e causa ancora indignazione e rabbia.  (REPUBBLICA)

 

Link: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/11/21/news/_ricostruiamo_villa_deliella_cento_firme_per_far_rinascere_il_simbolo_del_sacco_edilizio_di_palermo-127847822/

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Villa Zanelli è un esempio architettonico Liberty unico in Italia, affacciata sul mare e con un giardino strepitoso. Gli amministratori locali e regionali di centrodestra e centrosinistra l’hanno lasciata nell’incuria più totale ed oggi, dopo essere stata utilizzata nell’operazione per tappare il buco della sanità con i soldi delle case popolari, è in vendita. Parliamone insieme per dimostrare che è ancora possibile recuperare questo patrimonio dei cittadini savonesi, con idee differenti, innovative e di buon senso.

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Relatori di grande prestigio ad accogliervi, tra cui Carlo Freccero e il critico d ‘arte Andrea Speziali.

 

 

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