Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Sat, 09 Jun 2018 13:01:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.20 Anche l’Italia partecipa alla giornata mondiale dedicata all’Art Nouveau http://www.italialiberty.it/artnouveauworldday2018/ http://www.italialiberty.it/artnouveauworldday2018/#comments Sat, 09 Jun 2018 13:01:56 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13505 Il 10 giugno si celebrerà la Giornata mondiale dell’Art […]

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Il 10 giugno si celebrerà la Giornata mondiale dell’Art Nouveau organizzando attività culturali in tutta Europa come annuncia il Réseau Art Nouveau Network.

Quest’anno si celebra il 150° anniversario di Charles Rennie Mackintosh (Regno Unito-Scozia), Peter Behrens (Germania), Marcell Komor (Ungheria-Serbia) Lluis Muncunill i Parellada (Spagna-Catalogna) ma anche i 100 anni della morte di Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser (Austria). Ecco perché l’edizione 2018 del World Art Nouveau Day celebrerà gli artisti e architetti che hanno segnato il movimento Art Nouveau.

In Italia si è reduci delle grandi mostre dedicate all’architetto Giuseppe Sommaruga (1867-1917) che l’anno precedente hanno reso giustizia al protagonista del Liberty italiano nel centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita. Si è riaperto dopo cinque decenni il Grand Hotel Campo dei Fiori a Varese.
Per festeggiare la giornata mondiale dell’Art Nouveau l’associazione di riferimento sul Paese è Italia Liberty che ha organizzato un programma ad hoc aperto a tutti.
Lo comunica il presidente e delegato alla Bellezza al Comune di Sarnico, Andrea Speziali che annuncia il fitto programma di iniziative culturali a ingresso libero per la giornata del e 10 giugno tra visite guidate in ville e palazzi Liberty esclusivi, la mostra “Scoprire il Liberty nell’Italia settentrionale” allestita a villa Arconati-FAR nel milanese e un premio fotografico.

Rispettando la mission di ITALIA LIBERTY volta alla salvaguardia e promozione del patrimonio artistico italiano, sul sito web www.italialiberty.it sono pubblicati una ventina di itinerari sparsi su tutto il paese a partecipazione libera con mezzi propri per chi vuole seguire un proprio tragitto anche in più città vivendo l’esperienza Art Nouveau anche in ristoranti a tema come Le Jardin Fleuri a Romano Canavese.

IL PREMIO “Best LibertyCity“. L’onorificenza sarà consegnata da Italia Liberty entro fine anno per premiare la miglior città Liberty dell’anno 2018.
Chiunque può partecipare con foto (max 10) e video (max 1) dedicati al Liberty della/e città o che si preferisce candidare inviando i materiali a concorso@italialiberty.it.
La partecipazione è libera e tutto è senza fini di lucro.

Per la giornata mondiale dell’Art Nouveau le visite guidate nelle ville e palazzi storici sono a ingresso libero grazie alla collaborazione con alcune sedi FAI (Fondo Ambiente Italiano) e il sostegno della Polini Group che mette a disposizione l’assaggio del pregiato Limoncello Liberty e l’aiuto organizzativo di AitmArt.
Le città coinvolte sono le seguenti: Torino, Milano, Savona, Genova, Lido di Venezia, Varese, Sarnico, Reggio Emilia, Ferrara, Bologna, Firenze, Rimini, Riccione, Pesaro, Cervia, Cesenatico, Giulianova, Ancona, Roma, Napoli, Bari, Catania e Palermo.

Circa trenta edifici esclusivi su tutto il paese apriranno i cancelli al pubblico.

Ad esempio i ragazzi del FAI giovani Catania offre al pubblico un percorso esclusivo che abbraccia anche l’Art Déco. Dalle decorazioni Liberty del Negozio Frigeri al Palazzo delle Poste caratterizzato da balconi ondulati che riecheggiano l’opera del Borromini in chiave moderna, le ville Bellini, De Luca e Del Grado assieme ad altre. Il Palazzo Vucetich che riflette sulle soleggiate strade di largo Dei Vespri è opera dell’ing. Alessandro Vucetich e le decorazioni Déco del fratello Mirko Vucetich. Questo edificio sarà annoverato nella prima monografia dedicata: “Mario Mirko Vucetich (1898-1975). Dal Futurismo al Novecento” per i Tipi di Silvana Editoriale.

Gli interessati possono inviare domanda di adesione alla passeggiata Liberty inviando una mail a info@italialiberty.it indicando le proprie generalità e la città dove desiderano partecipare. Saranno poi fornite tutte le indicazioni in merito.

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Il 10 giugno partecipa alla giornata mondiale dell’Art Nouveau http://www.italialiberty.it/giornatamondialeartnouveau2018/ http://www.italialiberty.it/giornatamondialeartnouveau2018/#comments Sat, 05 May 2018 19:42:46 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13495 Il 10 giugno 2018, la Réseau Art Nouveau Network celebr […]

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WAND2018_Poster_Homepage_SmallIl 10 giugno 2018, la Réseau Art Nouveau Network celebrerà la Giornata mondiale dell’Art Nouveau e siete tutti invitati a partecipare a questo evento internazionale, aperto a tutti!

Questa sesta occasione sarà dedicata al tema My Favorite Art Nouveau Architect! L’anno 2018 celebrerà, tra gli altri, il 150° anniversario di Charles Rennie Mackintosh (Regno Unito-Scozia), Peter Behrens (Germania), Marcell Komor (Ungheria-Serbia) Lluis Muncunill i Parellada (Spagna-Catalogna) ma anche i 100 anni della morte di Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser (Austria). Ecco perché l’edizione 2018 del World Art Nouveau Day celebrerà gli architetti che hanno segnato il movimento Art Nouveau!

Presentaci il tuo architetto preferito attraverso una delle sue opere partecipando al nostro concorso fotografico!

Inviaci le tue più belle fotografie che mostrano movimento in Art Nouveau prima del 6 giugno 2018 a mezzanotte, con il modulo di iscrizione compilato allegato (vedi sotto) all’indirizzo info@artnouveau-net.eu.

Tutte le fotografie ricevute corrispondenti al tema saranno pubblicate il 10 giugno sulla nostra pagina Facebook e sottoposte al voto della comunità Internet. Sarai anche invitato a indovinare quale opera in stile Art Nouveau e a quale architetto si riferiscono le fotografie.

Verranno assegnati tre premi:
– “Il premio della comunità Internet” per la fotografia che avrà ottenuto il maggior numero di “Mi Piace” alle 18:00,
– “Il premio del mistero” per la persona che indovina l’origine (opera, autore) del maggior numero di fotografie;
– “Premio della giuria” assegnato da una giuria composta dal segretariato e dai membri della rete.

Tutte le fotografie saranno poi pubblicate sulla pagina Pinterest della Réseau Art Nouveau Network.

Prepara le tue fotocamere e incontriamoci sulla nostra pagina Facebook il 10 giugno per partecipare a questo giorno e scoprire i grandi vincitori!

 

Download:

Photo contest rules 2018_DEF

Registration form WAND_DEF.docx

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Vincenzo Cadorin http://www.italialiberty.it/vincenzocadorin/ http://www.italialiberty.it/vincenzocadorin/#comments Sun, 11 Mar 2018 14:08:28 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13437 CADORIN VINCENZO (1854 – 1925)   Nacque a Ve […]

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CADORIN VINCENZO
(1854 – 1925)

 

Nacque a Venezia nel 1854 da Fabiano e Paolina Giusti. Come afferma il figlio Ettore nelle Note di un artista veneziano (Venezia 1953, p. 7), la famiglia, originaria del Cadore, vantava un’antica tradizione di architetti e scultori. La sua formazione iniziò presso lo studio veneziano del Benvenuti e si compì con la frequenza dei corsi dell’Accademia. Il primo successo il C. lo conseguì esponendo lavori in bronzo e legno ad una mostra collettiva, a Roma, nel 1883. L’anno seguente (1884) all’Esposizione di Torino vinse la medaglia doro con Flora, statua raffigurante un delicato nudo femminile in atto di spiccare il volo. Nel 1886 ricevette l’incarico di eseguire le boiseries per lo scalone d’onore della villa di Strehlen (presso Dresda) da parte della regina di Sassonia (l’opera è andata distrutta nel corso della seconda guerra mondiale). A Venezia, all’Esposizione del 1887, presentò ancora lavori di intaglio che gli valsero l’attenzione della critica e del pubblico abbiente. Da questo momento nella carriera del B. le commissioni, anche prestigiose, non vennero mai meno.

Nel 1888 la regina d’Italia Margherita gli commissionò una Madonna in avorio. La stessa committente ebbe ad avvalersi spesso in seguito delle sue prestazioni, sia per la decorazione della propria cappella privata a Roma sia per altre minori incombenze.

Intorno al 1895 lavorò al trono in legno dorato che, in occasione delle maggiori feste liturgiche, serve a completare l’altare donatelliano nella basilica di S. Antonio a Padova. Negli stessi anni, per la sua consumata abilità, venne chiamato (insieme con G. Michieli, addetto alle figure) a modellare le ornamentazioni per le porte bronzee della basilica del Santo, su disegno del Boito.

Alla Biennale del 1899 (III) presentò la scultura Primavera (bassorilievo in gesso bronzato) che, esposta in seguito a Monaco (1901), gli ottenne vivo successo e l’acquisto dell’opera da parte della regina Margherita.

Espose ancora alle biennali del 1905 (VI), del 1907 (VII), del 1912 (X) e del 1914 (XI). Particolare risonanza ottennero l’arredo decorativo e il mobilio da lui realizzati per la sala internazionale all’Esposizione veneziana del 1901. Nel 1906 espose ancora a Milano.

Al 1908 risale l’opera più nota del C.: il trono in legno dorato donato dai Veneziani a Pio X in occasione del suo giubileo sacerdotale (firmato e datato, ora in S. Maria, della Salute a Venezia).

I precedenti sono rappresentati sia dal già ricordato tronetto della basilica del Santo sia dal trono eseguito per l’ateneo di Bucarest nel 1897. Il trono per Pio X si presenta come una imponente macchina sovrabbondante di motivi decorativi, sia quantitativamente nelle figure che lo incorniciano (la Fede e la Carità giacenti, S. Pietro e S. Paolo ai lati, il fregio con i putti), sia nel gusto dove il realismo più anonimo si mescola, con eguale facilità, a reminiscenze accademiche ed a tentativi di aggiornamento sulla scia delle più adusate cadenze secessioniste.

Il C. morì a Venezia il 27 novembre del 1925.

L’arco della sua produzione è difficilmente controllabile, sia per la struttura della sua bottega, che vide ben presto attivi, accanto al padre, i figli Romeo ed Ettore, sia per la destinazione a privati dei copiosissimi mobili, intagli e motivi decorativi. Artigiano eclettico, fruì con uguale disinvoltura di motivi rinascimentali e rococò (la cui ripresa peraltro l’ambiente di lavoro poteva facilmente suggerire), non senza prestare attenzione a quanto Secessione e Liberty venivano formulando. L’assunzione, tutta esteriore tuttavia, di cadenze in sintonia con l’arte contemporanea lascia sempre dubbiosi circa una reale aderenza del C. a tematiche nuove, rendendo più plausibile l’idea di affrettati aggiornamenti dettati da motivi di mercato.

 

Vincenzo Cadorin (1854 - 1925) - Pannello in legno intagliato a bassorilievo fb7ec9418e2a5b7a773d4715c21fdbb6--relief-types-of Spechiera cadorin_scrittoio2 Vincenzo-Cadorin-Fiorera-1903-Legno-130x65x65-cm-Collezione-privata-©-Claudio-Franzini-1 236 07. antique_carved_walnut_800_bedroom_set_camera_matrimoniale_rinascimento_MAC18_1_z corner_cabinet_walnut_art_nouveau_angoliera_noce_MAT51_2_l corner_cabinet_walnut_art_nouveau_angoliera_noce_MAT51_4_l Augusto Tivoli, Vincenzo Cadorin nel suo studio, s.d., 128 x 182 mm, Positivo © Claudio Franzini

Fonti e Bibl.: Oltre ai cataloghi delle mostre citate e alla bibl. in U. Thieme-F. Becker Künstlerlexikon, V, pp. 344 s., e in Encicl. Ital., VIII, p. 246, si veda A. De Gubernatis, Diz. degli artisti italiani viventi, Firenze 1889, p. 82; V. Matteucci, Le chiese artistiche del Mantovano, Mantova 1902, p. 225; C. Callari, Storia dell’arte contemporanea italiana, Roma 1909, pp. 412 s.; G. Marchiori, I Cadorin, Firenze 1968, passim; Il Liberty in Italia, Milano 1972, pp. 214 s. (catal. della mostra).

Testo tratto da TRECCANI

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Ernesto Pirovano http://www.italialiberty.it/ernestopirovano/ http://www.italialiberty.it/ernestopirovano/#comments Thu, 08 Mar 2018 22:47:13 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13376 ERNESTO PIROVANO (1866 – 1934)   Nacque a Milano n […]

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ERNESTO PIROVANO
(1866 – 1934)

 

Nacque a Milano nel 1866 da una famiglia con solide basi nel campo delle arti applicate: il padre gestiva una bottega di intaglio del legno mentre la famiglia della madre possedeva un’impresa per la lavorazione del rame. Non sorprende dunque la precoce inclinazione artistica del giovane P., che si distinse fin da giovane per le sue spiccate doti nel disegno.

Si iscrisse a un corso di ornato e architettura all’Accademia di Brera e, terminati gli studi, si associò ad Angelo Colla, un architetto che frequentava la bottega del padre e a quel tempo impegnato nel restauro di alcune chiese milanesi. P. collaborò con lui nella basilica di S. Calimero e nella facciata di S. Maria del Paradiso ricorrendo alla bottega paterna per la realizzazione dei dettagli in legno.

La collaborazione con Colla fu di particolare importanza perché mise in contatto P. con la famiglia Crespi, destinata ad affidargli alcune delle più importanti commissioni della sua carriera. Si trattava di una ricca famiglia di imprenditori tessili per la quale Colla aveva iniziato a progettare una villa a Orta San Giulio. P. subentrò a Colla nel completamento della villa (1892-94) e fu successivamente incaricato di altre commissioni per i Crespi: un’altra villa a Crespi d’Adda (1894), un edificio in via Borgonuovo a Milano (1895-96) e, a partire dal 1894, l’intero villaggio di Crespi d’Adda.

Questo fu probabilmente il progetto più vasto e importante della carriera dell’architetto: si trattava di un intero villaggio industriale costruito intorno al cotonificio Crespi e pensato come una piccola città ideale – e autonoma – sulla base di modelli inglesi e francesi. Oggi il sito è uno dei pochi villaggi industriali al mondo a conservare i tratti architettonici e urbanistici originali e in qualità di esempio di archeologia industriale è considerato patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

  1. lavorò al progetto per Crespi d’Adda accanto a Pietro Brunati e Gaetano Moretti. Non è del tutto chiaro come i tre si siano suddivisi i diversi compiti: P. probabilmente si occupò degli aspetti architettonici e urbanistici, Brunati della parte ingegneristica e Moretti del cimitero e della centrale a Trezzo d’Adda. Il villaggio comprendeva una scuola, un teatro, una chiesa, un cimitero e diversi tipi di abitazioni: case operaie piuttosto semplici e poi le case dei dirigenti, nelle quale P. diede sfoggio di dettagli decorativi medievaleggianti ispirati alla tradizione lombarda e reinterpretati secondo canoni moderni. Gli ultimi edifici – i villini per i caporeparto – vennero realizzati da P. tra il 1921 e il 1925.

A partire dagli inizi del Novecento, P. iniziò ad accostare al suo stile eclettico-medievaleggiante suggestioni Art Nouveau; queste sono particolarmente evidenti nelle realizzazioni di Milano, dove proprio in quegli anni gli vennero commissionati diversi edifici residenziali: casa Verga (via Sebeto, 1899), casa Bogani, (via Filzi, 1904), casa Mazzucchelli, (viale Monte Grappa, 1905), casa de Micheli, (via Torriani, 1908), casa Sormani (corso Lodi, 1909). Le sue realizzazioni più note in questo ambito sono le case Tensi (via Vivaio, 1909) e Ferrario (via Spadari, 1902-03). Casa Ferrario, presenta ancora un’impostazione architettonica classica, con una facciata simmetrica e una planimetria di scarsa originalità; tuttavia include dettagli decisamente innovativi tra cui travature in ferro, un solaio in calcestruzzo armato e – soprattutto – un bellissimo gioco di ferri battuti in facciata. Realizzati da Alessandro Mazzuccotelli, sono proprio i ferri battuti a conferire all’edificio il suo gusto marcatamente Liberty.

La fama di P. si era notevolmente accresciuta dopo il 1897, in seguito alla vittoria per il concorso del cimitero monumentale di Bergamo; la commissione includeva l’illustre Camillo Boito e il progetto di P. superò perfino quello di Giuseppe Sommaruga, all’epoca decisamente più affermato come architetto rispetto a P. La realizzazione però andò incontro ad alcune problematiche e non poté essere ultimata prima del 1915. Le decorazioni per furono affidate inizialmente ad Ernesto Bazzarro, allora uno dei più noti decoratori Liberty di Milano, ma nel giro di pochi anni furono considerate ormai fuori moda e non adeguate ai tempi. Altrettanta sfortuna attendeva la realizzazione del cimitero monumentale di Mantova, il cui progetto fu rivisto ben due volte – prima nel 1915 e poi nel 1934 – a causa del mutato gusto architettonico e della conseguente inadeguatezza del ricco vocabolario eclettico-Art Nouveau proposto originariamente da P. Questo però non sottrasse all’architetto gli apprezzamenti e il Premio Reale all’esposizione del Sempione (Milano, 1906) quando lo stile Liberty era ancora al vertice del suo apprezzamento.

La notorietà e il successo di P. nei primi del Novecento fu legata anche alla Rivista l’Edilizia Moderna, nella quale vennero pubblicati numerosi suoi progetti.

Nell’ultima fase della sua carriera, P. si specializzò soprattutto nell’architettura cimiteriale occupandosi dei cimiteri di Mortara, Cremona e di alcune cappelle nel cimitero di Bergamo. Fu molto attivo a Bergamo, dove rilevò diversi edifici già avviati da altri architetti e li completò secondo l’impostazione lasciata dai predecessori: la casa del Popolo, il teatro Rubini (entrambi del 1906-07), la banca Piccolo Credito, l’altare maggiore per la chiesa di S. Maria delle Grazie (1907), il mercato ortofrutticolo (1910-1916) e la facciata di Palazzo Nuovo. Nel 1922, P. realizzò gli spalti del circuito automobilistico di Monza. Morì a Milano nel 1934.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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Leonardo Paterna Baldizzi http://www.italialiberty.it/leonardopaternabaldizzi/ http://www.italialiberty.it/leonardopaternabaldizzi/#comments Thu, 08 Mar 2018 22:46:51 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13383 LEONARDO PATERNA BALDIZZI (1868 – 1944)   Nacque a […]

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LEONARDO PATERNA BALDIZZI
(1868 – 1944)

 

Nacque a Palermo nel 1868 e si avviò qui alla pratica professionale, combinando studi di matematica e ingegneria presso l’Università di Palermo con corsi presso l’Accademia di Belle Arti.

L’innata dote per il disegno si tradusse fin da subito in numerosi schizzi di architetture locali, una passione che perpetuò anche nei suoi numerosi viaggi e soggiorni in Italia e all’estero e della quale resta testimonianza nei suoi vari diari e quaderni di schizzi.

I primi sviluppi professionali di P.B. furono marcati dalla collaborazione con lo studio di architettura di Giuseppe Damiani Almeyda presso il quale effettuò l’apprendistato. Rimase a Palermo fino al 1894, distinguendosi per alcune commissioni locali e ottenendo qui il primo incarico di insegnamento presso la scuola Domenico Scinà.

A partire dal 1896, dopo aver vinto il concorso per il Pensionato Artistico Nazionale e aver assunto l’incarico per i tre anni successivi, P.B. si trasferì stabilmente a Roma. Qui si avvicinò ad altri artisti e architetti e in particolar modo allo scultore Ettore Ximenes, con il quale instaurò una solida amicizia – nel 1901 Ximenes fu testimone di nozze di P.B. I due collaborarono nel 1900 alla realizzazione del Villino Ximenes (piazza Galeno, Roma) con P.B. ed Ernesto Basile incaricati dell’aspetto architettonico e Ximenes dell’apparato decorativo. L’edificio riprende gli elementi del Liberty siciliano già sperimentati da P.B. e Basile a Palermo e li unisce alle fantasie floreali degli stucchi di Ximenes. P.B. trasferì l’immaginario Liberty anche al suo incarico per il Pensionato, per il quale ideò un campo sportivo in linea con il gusto floreale. Il soggiorno romano di P.B. fu arricchito inoltre da incarichi di insegnamento e alcune commissioni minori.

Nel 1903 P.B. si trasferì a Torino per lavorare presso l’Ufficio regionale per la Conservazione dei monumenti e poi, di nuovo, nel 1905, a Napoli, in qualità di docente di disegno architettonico presso la Regia Università di Napoli. In questi anni si occupò prevalentemente di opere di restauro, e i suoi incarichi compresero numerosi edifici storici in Piemente, Liguria e Campania.

Ritornò alla progettazione con la commissione per la gioielleria Knight (piazza dei Martiri, Napoli, 1906) il cui ricco immaginario Liberty gli valse grande popolarità e gli garantì altre commissioni in stile Liberty nella città.

Anche dopo la guerra, P.B. mantenne la cattedra presso l’Università di Napoli assieme ad altri incarichi editoriali e ministeriali. A livello di progettazione, le ultime grandi opere di P.B. furono il teatro sociale e il grande albergo di Campobasso (1923), dove ad anni di distanza ripropose le forme Liberty che avevano caratterizzato i primi anni della sua carriera.

Morì a Roma il 18 maggio 1942.

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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Alfredo Premoli http://www.italialiberty.it/alfredopremoli/ http://www.italialiberty.it/alfredopremoli/#comments Thu, 08 Mar 2018 22:37:52 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13377 ALFREDO PREMOLI (1876 –1967)   Figlio di un falegn […]

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ALFREDO PREMOLI
(1876 –1967)

 

Figlio di un falegname, nacque a Brescia nel 1876. Frequentò una scuola professionale, apprendendo alcune nozioni rudimentali sull’architettura da uno dei suoi insegnanti. Grazie a una borsa di studio poté iscriversi alla facoltà di architettura all’Accademia di Torino (1898), dove iniziò a dare sfoggio del suo notevole talento per il disegno.

Mentre ancora era studente, i suoi disegni relativi a al restauro del Broletto – un edificio medievale a Brescia – gli valsero il primo e il secondo premio ad un concorso internazionale organizzato a Torino. Alcuni anni dopo, nel 1904, i suoi disegni per i decori della Mole Antonelliana furono esposti a Brescia; l’elemento più significativo era un dettaglio realizzato ad acquerello dove P. sfoggiò il meglio del suo talento artistico. Infatti, accanto alla pratica architettonica, P. si cimentò per tutta la vita anche con la pittura e in particolar modo con paesaggi realizzati ad acquerello.

  1. si laureò nel 1900. Lo stesso anno era già attivo a Torino nella realizzazione di un edificio residenziale in via Donizzetti (oggi albergo Eden) la cui facciata è ricca di dettagli decorativi in stile Liberty. L’esperienza che P. maturò con lo stile floreale gli valse un premio della rivista Memorie di un Architetto, vinto grazie al disegno di una cancellata in ferro.

La fama di P. è legata prevalentemente al suo incarico per la realizzazione della sede della FIAT (corso Dante, angolo via Marocchetti, Torino). I lavori si protrassero dal 1904 al 1906. In questo caso la destinazione dell’edificio si prestava poco alle decorazioni Liberty, ma P. incluse alcuni sobri dettagli floreali nella cornice superiore e si concesse qualche vago riferimento Art Nouveau anche nella stilizzazione delle lettere che formano l’acronimo FIAT sulla facciata. La notorietà di P. crebbe di pari passo con quella dell’azienda torinese, tanto che fu presto chiamato a progettare a Milano la sede dell’automobil club. Tra il 1911 e il 1913, P. fu di nuovo attivo a Torino, prima come dirigente dell’ufficio tecnico comunale e in seguito come responsabile dell’allargamento di via Roma. Continuò a lavorare attivamente fino al 1936.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

 

x-default x-default fiat liberty torino stabilimento x-default Corso Dante Alighieri 102 / via Gabriele Chiabrera 19, sede Ex-Allievi Fiat (Alfredo Premoli 1906) alfredo_premoli_italialiberty_biografia4

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Eugenio Quarti http://www.italialiberty.it/eugenioquarti/ http://www.italialiberty.it/eugenioquarti/#comments Thu, 08 Mar 2018 22:32:27 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13378 EUGENIO QUARTI (1867 – 1926)   Nato a Villa d’Almè […]

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EUGENIO QUARTI
(1867 – 1926)

 

Nato a Villa d’Almè – piccolo paese in provincia di Bergamo – Q. proveniva da una famiglia di mobilieri e fin da ragazzo ebbe occasione di praticare nella bottega del padre.

A soli quattordici anni si trasferì a Parigi per lavorare come apprendista in una bottega di ebanisteria: vi rimase dal 1881 al 1886 entrando in contatto con il vivace ambiente artistico francese. Si trasferì poi a Milano, dove lavorò per Carlo Bugatti, un affermato ebanista noto per la notevole qualità costruttiva dei suoi mobili e per il suo stile esotico riccamente decorato.

Successivamente Q. si mise in proprio aprendo una bottega in via Donizzetti, a Milano. Gli esordi come professionista autonomo furono profondamente marcati dall’apprendistato con Bugatti: all’Esposizione Internazionale di Anversa (1894) e all’Esposizione operaia di Milano i suoi mobili sfoggiavano decorazioni arabeggianti in linea con quelle del maestro. Ma se la solidità e la buona fattura tipiche di Bugatti rimarranno una caratteristica permanente anche della produzione di Q., il suo stile si distaccò presto dalle fantasie moresche del maestro. Esortato da Vittore Gubicy – pittore divisionista e critico d’arte allora attivo a Milano – Q. si avviò verso la definizione di uno stile personale: semplificò progressivamente forme e ornamentazione con suggestioni che già guardavano al Liberty ancor prima che lo stile divenisse popolare in Italia. Q. amava inoltre arricchire le proprie creazioni con intarsi in metallo e madreperla: una peculiarità che gli valse il soprannome di “orafo dei mobilieri”. Nel giro di pochi anni Q. definì in maniera precisa la propria identità artistica ricevendo numerosi apprezzamenti sia da parte della critica sia del pubblico. L’incredibile raffinatezza e qualità costruttiva dei mobili ne faceva prodotti di lusso, destinati a una facoltosa committenza alto borghese. Ciononostante le commissioni si allargarono sempre più nel corso degli anni, tanto che Q. dovette spostare l’officina in uno spazio più ampio; nel periodo di maggior successo arrivò ad avere alle sue dipendenze cinquanta operai. Dal 1904 affiancò alla sua produzione classica anche varianti più economiche. La fama di Q. fu sicuramente accresciuta dai numerosi riconoscimenti ottenuti in esposizioni nazionali e internazionali, in particolar modo la medaglia d’oro all’esposizione di Torino (1898) e il Grand Prix della giuria all’esposizione internazionale di Parigi (1900). Partecipò anche all’esposizione di Torino del 1902 e l’evento lo ispirò ad indirizzare la sua produzione a soluzioni di arredo completo in linea con le tendenze internazionali. Lo stesso anno Q. si imbarcò per un viaggio in Europa assieme con Alessandro Mazzucotelli, con l’intento di aggiornarsi sui metodi didattici in vigore nelle scuole d’arte stranire. L’esperienza all’estero fu alla base dell’insegnamento alle scuole officina della società umanitaria di Milano, dove Q. fu professore di intaglio ed ebanisteria dal 1903 al 1905. Altri importanti incarichi lo videro impegnato con alcuni dei principali protagonisti della stagione liberty italiana: nel 1903-04 lavorò con Giuseppe Sommaruga agli interni di palazzo Castiglioni. I due ebbero occasione di collaborare nuovamente ai lavori per villa Carosio a Baveno (1909). Tra il 1902 e il 1907 Q. fu al fianco di Romolo Squadrelli per la realizzazione degli interni del Grand Hotel e del Kursaal di San Pellegrino. Q. fu attivo anche al fianco di Alfredo Campanini, Luigi Broggi e Luigi Conconi. Nel 1906 Q. ebbe un ruolo di primo piano nell’allestimento dell’Esposizione del Sempione di Milano, impegno per il quale ottenne il Gran Premio Reale. In questa fase, la linearità delle creazioni di Q. venne accentuata dall’introduzione di decorazioni fortemente geometriche di ispirazione viennese. Nei primi anni Venti Q. lavorò agli interni del bar Camparino – oggi Zucca – in Galleria Vittorio Emanuale a Milano, conservatisi intatti fino ai giorni nostri. Q. morì nel 1929. La sua bottega venne rilevata dal figlio Mario, che continuò a lavorare attivamente anche negli anni Trenta.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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ANNIBALE RIGOTTI
(1870 – 1968)

 

Naque a Torino nel 1870 e studiò architettura all’Accademia Albertina di Belle Arti. Si diplomò nel 1890 e divenne apprendista prima di Crescentino Caselli e poi di Alessandro Antonelli – architetto della Mole Antonelliana che proprio in quegli anni era ancora in cantiere. Fu tra i primi architetti italiani a sentire l’influsso dei modelli d’oltralpe, in particolar modo della Secessione viennese. Il suo precoce gusto internazionale si spiega grazie alle numerose commissioni ricevute dall’estero: a partire dal 1893, R. lavorò fianco a fianco con Raimondo D’Aronco per l’Esposizione di Industria e Agricoltura di Costantinopoli (Turchia) e in seguitò accettò autonomamente commissioni per una stazione ferroviaria e due teatri in Bulgaria (1893-1896). Tornato in Italia, partecipò con Caselli al concorso per il palazzo Comunale di Cagliari (1896). Nel 1902 realizzò villa Falcioni a Domodossola, un progetto nel quale l’architetto curò sia l’architettura sia l’arredo e propose una delle migliori espressioni del suo stile semplice e funzionale, che privilegia l’aspetto costruttivo su quello decorativo. Nello stesso anno ebbe un ruolo di primo piano nella realizzazione dei padiglioni espositivi per l’Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Torino: in qualità di collaboratore di D’Aronco, R. partecipò attivamente alla realizzazione dei disegni esecutivi e, successivamente venne incaricato della direzione dei lavori. La vicinanza di R. ai nuovi modelli artistici fu ribadita dal suo ruolo di editore di L’Artista Moderno (1902). Nel 1907, R. fu tra le maestranze italiane chiamate dal re del Siam a realizzare il nuovo palazzo del trono a Bangkok. In questa occasione R. si occupò solo dell’aspetto architettonico – la decorazione interna è opera di Galileo Chini – proponendo una singolare sintesi di modelli architettonici orientali e occidentali. L’incarico tenne R. a Bangkok per due anni. Altre realizzazioni di R. in Thailandia sono da attribuire al suo soggiorno successivo tra il 1923 e il 1926 (casa di Chao Phraya Ram Rakhop, villa Norasingh, Wat Benchamabophit, villa Phitsanulokc). R. tornò in Italia nel 1909, prima dell’ultimazione del palazzo del trono, ma continuò a seguire gli sviluppi del progetto anche dalla madrepatria coordinando la consegna dei materiali – soprattutto marmo di Carrara. Rimase attivo anche in Italia, col progetto per la Cassa di Risparmio di Torino (1912) e insegnando al Politecnico di Torino a partire dal 1910. Seguì altri progetti minori in Italia, orientandosi sempre più verso un modello razionalista, evidente soprattutto nelle collaborazioni col figlio Giorgio Rigotti (fabbrica Italiana Tubi Metallici, Torino, 1938-1939 e palazzo a Vela, Torino, 1961). Morì a Torino nel 1968.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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ETTORE XIMENES
(1855 – 1926)

 

Discendente di una nobile casata spagnola, nacque a Palermo nel 1855. Il padre, calligrafo e miniaturista, lo avviò agli studi presso le scuole tecniche. X. si iscrisse poi all’Accademia di Belle Arti, dove iniziò a mostrare uno spiccato talento per la scultura. X. completò la propria formazione a Napoli (1872) e nel 1874 vinse il pensionato artistico e si trasferì a Firenze. Terminati gli studi fu molto attivo in esposizioni nazionali ed internazionali, dove ottenne diversi riconoscimenti: la medaglia d’oro per la scultura l’equilibrio (Parigi, 1878), un premio per il gruppo il Ciceruacchio (Torino, 1880) e ancora un altro premio all’esposizione di Torino del 1884. Assunse la direzione dell’Istituto d’Arte Raffaello di Urbino e si lanciò in una ricchissima stagione di concorsi che ne sancirono l’affermazione nella realizzazione di monumenti pubblici: nel 1887 il monumento a Garibaldi a Pesaro, poi la Quadriga per il Palazzo di Giustizia e la statua del Diritto per il gruppo del Vittoriano. Il suo stile baroccheggiante si sposava bene con le aspirazioni nazionaliste della cultura ufficiale dell’epoca e la sua carriera continuò a essere costellata di importanti incarichi pubblici. Nel 1900 si trasferì a Roma, dove ebbe modo di frequentare il vivace ambiente artistico locale e si lasciò suggestionare dalle contemporanee tendenze Liberty. Queste saranno particolarmente evidenti nel villino Ximenes, una casa realizzata per sé a Roma in collaborazione con gli architetti Leonardo Paterna Baldizzi ed Ernesto Basile. X. si occupò personalmente degli apparati decorativi dando sfoggio di intricati motivi floreali in linea col gusto dell’epoca. Tra i suoi principali committenti va ricordato Giuseppe Zanardelli, politico italiano per il quale realizzò una tomba nel cimitero di Brescia (1906) e diversi busti, uno dei quali esposto anche alla Biennale di Venezia. Sempre alla Biennale, X. fu presente con il marmo Ecce Mater (1905).

  1. continuò a realizzare monumenti in diverse città italiane, specialmente dopo la guerra. Fu molto attivo anche all’estero: viaggiò in Argentina, negli Stati Uniti, in Russia e in Brasile. A New York realizzò un monumento a Giovanni Verrazzano (1909). In Russia vinse il concorso per un monumento ad Alessandro II a Kiev (1909) e si soffermò per un breve periodo per occuparsi di altre commissioni minori. Nel 1919 partì per San Paolo, in Brasile dove rimase per ben sette anni. Si occupò del monumento all’Indipendenza del Brasile, per cui aveva vinto un concorso e continuò a lavorare attivamente per tutto il periodo del suo soggiorno. Tornò a Roma nel 1926.Morì di cancro pochi mesi dopo.

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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CARLO ZEN
(1851 – 1918)

 

Nacque a Verona ma la sua fama è legata a Milano, dove diresse una fabbrica di mobili a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento. Zara e Zen esordì alla mostra di Milano del 1881 e conobbe una notevole espansione nel corso degli anni. Dopo inizi eclettici, con l’integrazione di elementi moreschi e orientaleggianti, Z. si distinse all’esposizione internazionale di Torino del 1898, dove presentò una stanza in stile floreale che anticipava i motivi tipici del Liberty. Da questo momento in avanti la produzione di Z. virò in maniera netta verso motivi Art Nouveau, che costituirono la parte centrale della sua produzione di inizio Novecento. Cambiato nome in Carlo Zen, la ditta arrivò a contare fino a 200 operai e conobbe una notevole fortuna presso pubblico e critica grazie alla buona qualità costruttiva dei mobili e a prezzi competitivi. I profili snelli e filiformi arricchiti da decorazioni floreali si ispiravano chiaramente alle contemporanee esperienze europee, riprendendone i dettagli estetici più appariscenti; l’innovativa ricerca stilistica non fu però accompagnata da significativi cambiamenti nella struttura e nella composizione tradizionali, limitandosi quindi ad assecondare la moda del Liberty solo nei suoi aspetti estetici. Tuttavia la capacità di combinare le complesse curvature tipiche dell’Art Nouveau con il rigore formale e la ricercatezza di materiali dell’ebanisteria tradizionale, giocò un ruolo di primo piano nella divulgazione del nuovo stile in Italia. Z. partecipò con successo anche all’esposizione di Parigi (1900) e a quella di Torino (1902), dove poté confrontarsi direttamente con altri importanti ebanisti italiani tra cui Eugenio Quarti e Carlo Bugatti. Nel 1905 trasferì la fabbrica in una nuova sede cambiandone il nome in Fabbrica Italiana di Mobili. Con questo nuovo appellativo partecipò alla Mostra del Sempione di Milano (1906) dove, sulla scia della Secessione, si presentò con mobili dai caratteri più geometrici e dalla decorazione più sobria e contenuta. Z. contribuì all’allestimento di oltre venti ambienti e per il salone centrale si trovò a collaborare con alcuni dei principali protagonisti della stagione artistica contemporanea tra cui Galileo Chini, Alessandro Mazzuccotelli e Giuseppe Sommaruga.

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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