Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Sat, 24 Sep 2016 11:44:10 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.10 Raffiorano i negativi di un villino Liberty a Roma http://www.italialiberty.it/raffiorano-negativi-villino-liberty-roma/ http://www.italialiberty.it/raffiorano-negativi-villino-liberty-roma/#comments Sat, 24 Sep 2016 11:18:08 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11440 Sono stati trovati in una vecchia busta i negativi appa […]

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Sono stati trovati in una vecchia busta i negativi appartenuti al fotografo romano Giovan Battista Jacobelli

 

Gli scatti risalgono al 1911 e sono tutti inediti (Venti iconografie). Tra questi vi è quello dell’esposizione nazionale etnografica del 1911, il Tevere, La casina galleggiante sul fiume, uno scorcio di Piazzale Esedra, canottieri baffuti e le immagini di villini Liberty: villa Cagiati (via Dei Gracchi), villa Astengo (Lungotevere de’ Cenci), villa Titta Ruffo (via Carlo Dolci) e altri villini sconosciuti (uno ripreso in fase di costruzione).

Il proprietario dei documenti iconografici è Andrea Dorliguzzo, collezionista e autore del progetto ”Roma Ieri Oggi” finalizzato a far riscoprire la città eterna del passato. Il portale web, con tanto di pagina Facebook che vanta migliaia di fans, è punto di riferimento per appassionati della storia dove attingere informazioni e curiosità.

LA SCOPERTA – Di recente il collezionista romano ha trovato in una busta di famiglia nascosta tra scartoffie varie della mansarda, una ventina di negativi che hanno destato la sua curiosità e oggi stimolano la nostra. Sono cinque gli scatti, del tutto inaspettati, che ritraggono una bellissima dimora stile Liberty a Roma.
Non conoscendo l’origine e la collocazione di questa abitazione si è messo in contatto con l’istituzione Italia Liberty (che promuove e censisce l’architettura Art Nouveau del territorio italiano ) per segnalare il ritrovamento di questi vecchi negativi e chiedere informazioni.
Dopo poche ore lo studioso e critico d’arte Andrea Speziali (esperto d’arte Liberty Direttore di I. L. Perito Consulente per il Tribunale di Rimini) risponde al collezionista con entusiasmo   – Siamo di fronte ad una scoperta sensazionale ! L’unico esempio di villa Liberty che si conosce a Roma. –

Come si ricava da alcune pubblicazioni di Speziali (vedi alcuni pdf qui: https://goo.gl/9iqCwr) l’arte Liberty a Roma non attecchì come in altre città italiane, di conseguenza un villino di questa importanza, ricco di decorazioni che risentono della influenza stilistica dell’architetto Michelazzi (Firenze) e di gusto parigino per alcuni aspetti, si rivela una grande scoperta. Ora resta da scoprire dove era ubicato. Secondo Andrea Speziali la dimora (demolita nel corso degli anni, forse attorno agli anni ’40) si trovava nei pressi di viale Vaticano. In quella zona dove la strada è in salita si notano ancora oggi dei villini Eclettici con una recinzione caratterizzata da delle sfere come ci restituiscono le foto del villino in oggetto. Ora la parola passa ai cittadini e il dibattito è aperto. Chi si ricorda questa costruzione Liberty ?  Attendiamo……

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Cirillo Manicardi con la Cooperativa Pittori nell’Hotel Centrale Bagni http://www.italialiberty.it/cirillo-manicardi-con-la-cooperativa-pittori-nellhotel-centrale-bagni/ http://www.italialiberty.it/cirillo-manicardi-con-la-cooperativa-pittori-nellhotel-centrale-bagni/#comments Sun, 18 Sep 2016 12:55:10 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11429 “Malgrado le diverse occupazioni dell’inseg […]

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“Malgrado le diverse occupazioni dell’insegnamento e dei lavori privati, il Manicardi fu per sette anni – dal 1901 al 1908 – alla Direzione della locale Società Cooperativa Pittori [di Reggio E.].
Anche in questa carica la sua spiccata competenza fu continuamente di ausilio nei tanti lavori di particolare importanza condotti a compimento della Società e molti giovani e provetti operai trovarono in lui un’ottima guida e sempre vennero spronati dal solerte consiglio, illuminato da amorevole e paziente comprensione.
Nel 1908, prima di lasciare tale carica per nuovi impegni, il Manicardi diede anche l’opera sua diretta per la decorazione del grande Salone da pranzo dell’Hotel Central Bagni di Salsomag-giore. Complessivamente furono 15 pannelli ad olio su tela, a forma di fregio (di cm. 80 x 300 ciascuno) che vennero eseguiti e collocati intorno alle pareti del Salone. Il motivo svolto è un completo succedersi di graziose scenette animate da putti in pose e atteggiamenti sempre di-versi e quanto mai graziosi. La figura 59, che ne offre un degno saggio, può certo mostrare a chiunque tutta la vita, il movimento, la leggerezza che colmano ogni pannello”.

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Così il biografo Angelo Davoli descrive i pannelli di Manicardi per le decorazioni  liberty dell’Hotel Central Bagni, realizzate dalla “Cooperativa fra lavoranti pittori decoratori inverniciatori e imbiancatori” di Reggio Emilia, filiale di Salsomaggiore (1).
Le due foto seguenti mostrano la sala da pranzo dell’hotel prima e dopo l’applicazione alle pareti delle tele dipinte ad olio.
Di questo “fregio” diede notizia il periodico settimanale “Salsomaggiore – Gazzettino balneare” pubblicato a Borgo S. Donnino (Fidenza), in un articolo pubblicato il 4 luglio 1908.
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Dalla stessa fonte, in un articolo del 1910, apprendiamo che furono decorate ad encausto anche le pareti d’ingresso dell’Hotel ad opera sempre della Cooperativa Pittori di Reggio Emilia su soggetto di Cirillo Manicardi:

“Fra le cose migliori che abbiamo notato quest’anno, anzi cosa cospicua per sè, è certo la nuova decorazione dell’ingressi del Grande Hotel Centrale Bagni. Si tratta di lavoro eseguito con processo all’incausto, in istile classico modernizzato e composto di un fregio che gira tutto intorno alle pareti e, in parte, anche sul soffitto, cui si collega con un festone d’alloro”.

Le decorazioni e gli arredi liberty furono eliminati in un periodo imprecisato, forse già negli anni ’30. Dei pannelli di Manicardi si è persa ogni traccia.
Cartolina s.d. (spedita il 19 luglio 1911)

Cartolina s.d. (spedita il 19 luglio 1911)

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Costruito a partire dal 1902, l’Hotel Central Bagni comunicava direttamente, tramite un passaggio sopraelevato, con il R. Stabilimento Balneare Nuovo, come si può vedere in questa rara cartolina a colori pubblicata per la clientela cosmopolita della Belle Epoque.
—–
(1) Angelo Davoli, Cirillo Manicardi pittore reggiano dell’ultimo ‘800, Reggio Emilia 1938, p. 74-75.

di Sandro Ferrari

 

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Arturo Noci (1874-1953) tra Roma e New York: dal divisionismo aristocratico al ritratto borghese http://www.italialiberty.it/arturonoci1874-1953traromaenewyork/ http://www.italialiberty.it/arturonoci1874-1953traromaenewyork/#comments Fri, 16 Sep 2016 07:32:17 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11420 Raffinato interprete della Belle Époque italiana, Artur […]

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Raffinato interprete della Belle Époque italiana, Arturo Noci godette di uno straordinario successo nel primo Novecento grazie ad una non comune abilità tecnica e disegnativa e uno spiccato senso del colore, spesso modulato sui toni caldi. La sua particolare sensibilità nel ritrarre le belle signore dell’alta società, nonché il fascino esercitato su di lui dal glamour della mondanità, contribuirono a farne uno dei ritrattisti più apprezzati dall’aristocrazia internazionale e, a partire dagli anni Dieci, persino dalle dive del Cinema muto. La sua originale interpretazione della tecnica divisionista fece parlare Enrico Prampolini di “divisionismo aristocratico”: una definizione che – sebbene impiegata in senso ironico – si rivela particolarmente appropriata per descrivere il divisionismo nociano, caratterizzato da atmosfere soffuse, calde e velatamente sensuali soprattutto per ciò che concerne soggetti intimisti o ritratti eleganti.Dopo il successo della mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Roma (Arturo Noci: figure e ritratti degli anni romani, 2015), Arturo Noci torna in scena presso la Galleria Berardi con una selezione di opere inedite, tra paesaggi e ritratti, che documentano il percorso del pittore romano nella sua interezza: dal periodo della formazione nella Roma simbolista di Giulio Aristide Sartorio, con opere quali Villa borghese (1896) e Il figlio di Bacco (1905), agli anni trascorsi a New York, dove si trasferì nel 1923 per lavorare per oltre trent’anni in qualità di affermato ritrattista della borghesia americana. Indagando ogni aspetto della sua eclettica produzione, questa mostra intende quindi offrire uno sguardo completo e definitivo sull’opera di Arturo Noci, uno dei più importanti artisti romani attivi all’alba del XX secolo.

Si espongono alcuni capolavori fino ad ora ritenuti dispersi, come il celebre Ritratto in giallo, presentato da Noci con successo alla Biennale di Venezia del 1905: l’artista dimostra in questo grande pastello di aderire al gusto della ritrattistica moderna internazionale, con particolare riferimento alla pittura di Whistler, omaggiato a partire dalla scelta cromatica, una vera e propria “armonia in giallo” ottenuta attraverso il tocco diviso. Protagonista del ritratto è la misteriosa e affascinante contessa “Kitty” Tonelli Macarini Carmignani, figlia del matematico lucchese Alberto Tonelli: Noci la immortala pensosa e quasi malinconica, con una nota di sensualità nel rosso acceso delle labbra, realizzando così uno dei più bei ritratti del primo Novecento italiano.

La produzione divisionista negli anni d’oro della “Secessione romana” è invece documentata da due paesaggi (L’Isola tiberina, 1912 e Terracina, 1913) e un Nudo (1916) proveniente da un’importante collezione statunitense in cui l’originale taglio compositivo si unisce ad una pennellata veloce e dinamica; chiudono la mostra due ritratti americani, uno della seconda metà degli anni Venti (Ragazza con libro), l’altro del 1944 (Giulianina), in cui l’artista torna sui temi infantili, con i quali si era già distinto durante gli anni romani.

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Duarata della mostra: 22 settembre – 29 ottobre 2016
Sede espositiva: Galleria Berardi – Corso del Rinascimento, 9 – Roma
Organizzazione: Galleria Berardi – curatela di Manuel Carrera
Titolo: Arturo Noci (1874-1953) tra Roma e New York: dal divisionismo aristocratico al ritratto borghese

L’inaugurazione avviene il 22 settembre 2016 alle ore 17:30

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Presentazione nazionale della monografia ITALIAN LIBERTY http://www.italialiberty.it/presentazione-italian-liberty/ http://www.italialiberty.it/presentazione-italian-liberty/#comments Sat, 27 Aug 2016 12:23:26 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11312 Anteprima nazionale del Volume “Italian Liberty – […]

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Anteprima nazionale del Volume

Italian Liberty 2016 cartacanta - Andrea Speziali - cover 3DItalian Liberty – Il sogno europeo della grande bellezza
CartaCanta Editore
A cura di Andrea Speziali

Castel Sismondo
Piazza Malatesta – Rimini
giovedì 8 settembre 2016
ore 21,30

Dialogherà con l’autore: Manola Lazzarini (Ass. Il libro per la città)

In collaborazione con il Comune di Rimini, la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e l’Associazione “Il Libro nella città” siamo orgogliosi di presentare un vero gioiello.
Il terzo volume della collana dedicata al Liberty a cura di Andrea Speziali edito da CartaCanta Editore rappresenta, oramai, un vero e proprio censimento del Liberty italiano.

384 pagine a colori
10 saggi monografici sulle grandi opere del Liberty italiano e sulle meno note
134 fotografi selezionati tra le centinaia di partecipanti al grande Concorso fotografico dal quale il volume nasce

Ma non solo. La genialità di Speziali unisce il concorso al volume e alla ricerca e grazie alle centinaia di iscrizioni e di invii di immagini riesce a cogliere sì il Liberty italiano più affascinante e conosciuto ma anche a scovare palazzi, sculture e affreschi non sempre noti ma ugualmente affascinanti.

Il libro da inizio settembre sarà disponibile in tutte le migliori librerie italiane (distribuzione: Messaggerie Libri) e reperibile su tutti i siti online.

In caso di maltempo la presentazione verrà spostata alla Sala Isotta, sempre a Castel Sismondo.

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C-S Italian Liberty 30-08 cop e info | C-S Italian Liberty 30-08 scheda | C-S Italian Liberty 30-08

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A Milano Marittima si presenta la mostra “Art Decò. Gli anni ruggenti in Italia” http://www.italialiberty.it/milanomarittima-presenta-la-mostra-art-deco/ http://www.italialiberty.it/milanomarittima-presenta-la-mostra-art-deco/#comments Fri, 12 Aug 2016 10:43:58 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11297 L’esposizione, in programma dal 10 febbraio al 18 […]

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L’esposizione, in programma dal 10 febbraio al 18 giugno 2017, propone la rilettura di una serie di avvenimenti storico-culturali e di fenomeni artistici che hanno attraversato l’Italia e l’Europa nel periodo compreso tra il primo dopoguerra e la crisi del 1929

 

Questa sera, venerdì 12 agosto alle ore 21.30, presso il Grand Hotel Gallia (Piazzale Torino 16 a Milano Marittima), la manifestazione “Cervia, la spiaggia ama il libro” ospita il ciclo di incontri letterari con l’Anteprima della mostra “Art Decò. Gli anni ruggenti in Italia”, organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con il Comune di Forlì, ai Musei San Domenico della città. La mostra sarà inaugurata il 10 febbraio 2017 e resterà aperta fino al 18 giugno.

Il programma. Dopo i saluti introduttivi di Piero Boni, presidente Confcommercio Ascom Cervia, e Terenzio Medri, presidente dell’associazione “Cervia, la spiaggia ama il libro”, intervengono Roberto Pinza, presidente della Cassa dei Risparmi di Forlì, Luca Coffari, Sindaco di Cervia, Sara Samorì, assessora allo Sport e agli Eventi Istituzionali del Comune di Forlì e Liviana Zanetti, presidente Apt Emilia-Romagna.

Inizierà, quindi, la parte centrale dell’evento con la relazione del direttore generale della mostra, Gianfranco Brunelli, che presenterà il progetto espositivo messo a punto dal Comitato Scientifico presieduto da Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani. Dopo le grandi mostre dedicate al Novecento e al Liberty, nel 2017 Forlì dedica una grande esposizione all’Art Decò italiana, lo stile che ha caratterizzato la produzione artistica nazionale ed europea negli anni Venti. Il percorso espositivo propone la rilettura di una serie di avvenimenti storico-culturali e di fenomeni artistici che hanno attraversato l’Italia e l’Europa nel periodo compreso tra il primo dopoguerra e la crisi del 1929, con una vasta produzione di opere architettoniche, scultoriche e pittoriche e, soprattutto, di arti decorative. Il fenomeno Decò attraversò con forza dirompente il decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, stucchi, bronzi, gioielli, argenti, abiti, impersonando il vigore dell’alta produzione artigianale e industriale e contribuendo alla nascita del design e del made in Italy. La mostra pone in primo piano la grande pittura e scultura, con richiami puntuali, trattandosi di un gusto e di uno stile di vita, al cinema, alla moda, al teatro, alla letteratura e alla musica. La presentazione di Gianfranco Brunelli sarà preceduta da brevi interventi che evidenziano alcune eccellenze del territorio romagnolo, suggerite come meta di itinerari in abbinamento alla visita della mostra: il Museo Baracca di Lugo con lo storico Cavallino simbolo della Ferrari, l’antica Stamperia Pascucci di Gambettola con le tradizionali tele color ruggine, l’Azienda vitivinicola Berti di Predappio con il sangiovese e gli altri vini Doc delle colline forlivesi. Il Trio Doppiaggio del Teatro della Forchetta animerà la serata con musica e canzoni degli anni Venti. Chiuderanno l’incontro l’intervento del presidente Confcommercio Cervia, Piero Boni, e la presentazione di “Ferragosto con gli autori” da parte del direttore Confcommercio Cervia Cesare Brusi. La comunicazione sui social media è curata da Laura Vestrucci, social media manager.

Confcommercio Ascom Cervia e Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì collaborano dal 2006, anno in cui fu allestita la prima mostra ai Musei San Domenico dedicata al pittore forlivese Marco Palmezzano, in virtù di una convenzione che prevede un programma operativo per coinvolgere gli imprenditori del turismo con promozioni mirate sui mercati italiani ed esteri. Nel corso degli anni il numero di visitatori dei Musei San Domenico, provenienti dalle strutture ricettive della nostra riviera adriatica, è progressivamente aumentato grazie alle iniziative che Confcommercio Ascom Cervia ha intrapreso, non solo con i propri associati, ma coinvolgendo le località limitrofe fino a Riccione. Le grandi mostre forlivesi sono, quindi, parte integrante dell’offerta turistica cervese.

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Cervia, la spiaggia ama il libro è promossa dall’Associazione Culturale Cervia, la spiaggia ama il libro con il patrocinio del Comune di Cervia e si avvale della collaborazione di Confcommercio Ascom Cervia, Camera di Commercio di Ravenna, Comune di Cervia, APT Servizi Emilia Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Cassa di Risparmio di Ravenna, Il Resto del Carlino-Quotidiano Nazionale, Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Consorzio Parmigiano Reggiano, Batani Select Hotels, Ponzi, Paradiso Hotel Bovelacci, Cuore di Carta, Hotel Gambrinus & Strand, Si Frutta, Libreria Mondadori di Cervia. Libreria Librolandia di Milano Marittima, Circolo Nautico di Cervia, Azienda Vitivinicola Celli di Bertinoro, Dolomiti Energia e Consiglio Nazionale Ordine dei giornalisti.

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Meraviglie Art Nouveau in tv su Rai5, dal 21 luglio http://www.italialiberty.it/meraviglie-art-nouveau-in-tv-su-rai5-dal-21-luglio/ http://www.italialiberty.it/meraviglie-art-nouveau-in-tv-su-rai5-dal-21-luglio/#comments Sun, 07 Aug 2016 11:21:41 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11290 “È l’Art Nouveau, protagonista della serie […]

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“È l’Art Nouveau, protagonista della serie ‘Le Meraviglie dell’Art Nouveau’, in onda da giovedì 21 luglio alle 19.55 su Rai5″, espone in un comunicato la tv di Stato.

Ha sbaragliato la scena artistica europea di inizio Novecento – si comunica dalla tv di Stato -, anche se per pochi anni, ed è diventata il simbolo di una breve epoca felice, prima dello scoppio della Grande Guerra. È l’Art Nouveau, protagonista della serie ‘Le Meraviglie dell’Art Nouveau’, in onda da giovedì 21 luglio alle 19.55 su Rai5. La serie, in tre episodi, racconta l’Europa di fine ‘800 in pieno fermento: le nuove idee, la prospettiva del progresso, la modernità e i grandi cambiamenti promessi dall’avvento del Nuovo Secolo – che doveva spazzare via il vecchio e fare spazio al futuro – segnano l’ascesa e la decadenza dell’Art Nouveau, uno stile decorativo che dalla Parigi della boheme si è poi diffuso nel resto d’Europa, da Londra a Vienna.”
“Tra dipinti – riferiscono in conclusione dalla Rai -, edifici, arredi e gioielli, il conduttore Stephen Smith ripercorre la breve fiamma di uno stile di grande successo, nato e scomparso in fretta, grazie a una prolifica generazione di artisti. Al centro del primo episodio, i gioielli di Lalique, i poster teatrali e pubblicitari di Alphonse Mucha, i vetri artistici di Emile Gallé e le stazioni della metropolitana che fecero di Parigi la prima città ad accogliere con entusiasmo l’Art Nouveau e la arricchirono di rimandi a linee sinuose, evocando sensualità e libertà.

Fonte: mainfatti.it

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Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno http://www.italialiberty.it/libertyinitalia/ http://www.italialiberty.it/libertyinitalia/#comments Sat, 30 Jul 2016 13:26:49 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11269 5 novembre 2016 – 14 febbraio 2017 Palazzo Magnani prop […]

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5 novembre 2016 – 14 febbraio 2017

Palazzo Magnani propone
LIBERTY IN ITALIA. ARTISTI ALLA RICERCA DEL MODERNO

Palazzo Magnani popone dal 5 novembre 2016 al 14 febbraio 2017 una spettacolare, ampia indagine sul Liberty in Italia. Sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, grafica, progetti architettonici e decorativi, manifesti, ceramiche, selezionatissimi prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie Collezioni private. Molti di questi prestiti sono frutto dei più recenti studi e escono dalle collezioni mostrandosi al grande pubblico per la prima volta.

Ogni sezione della mostra – dedicata al dialogo tra le diverse arti, pittura, scultura, decorazione murale, architettura, arti decorative, illustrazione e grafica – metterà in luce quindi proprio l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella “modernista” che porteranno da lì a poco alle ricerche delle avanguardie e allo sviluppo in chiave più stilizzata ed essenziale del linguaggio decorativo.
“All’interno di una idea più ampia e generale di“”Liberty italianoanticipano i Curatori Francesco Parisi e Anna Villariabbiamo voluto porre a confronto le due diverse tendenze; cercando di assecondare in questo modo il dibattito storico artistico dellepoca che individuava, come vera essenza del Liberty, la linea fluente, floreale e decorativa e, d’altra parte, recuperando il modello critico della letteratura coeva che identificava nel Liberty tutto ciò che era considerato moderno e di rottura, includendo quindi anche quelle esperienze non propriamente classificabili in Italia come floreali ma piuttosto moderniste o secessioniste”.

Il percorso della mostra si sviluppa secondo una scansione per sezioni “tradizionali”: pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d’artista (come chiave nuova per entrare nell’idea progettuale dell’architetto che lavora, eccezionalmente e con la massima libertà espressiva, per se stesso), manifesti, illustrazione e grafica originale.
Filo rosso che collega tutte le sezioni: la linea grafica e la ricerca sul segno, che erano allora alla base della concezione progettuale e formale di ogni opera, sia di quella più propriamente fluente e floreale, sia di quella più severa e moderna. Si sono, infatti, accostati a pitture, sculture, ceramiche, grandi manifesti pubblicitari, i bozzetti preparatori, i cartoni per gli affreschi, i disegni relativi a vasi, illustrazioni, incisioni.
Una chiave inconsueta che rivela, entrando nel vivo del “fare” e nella mente dell’artista, la vera essenza concettuale e espressiva del Liberty, un movimento, una tendenza e una moda che, a distanza di più di cento anni, non ha ancora esaurito il suo potere seduttivo.

 

13680603_1060426974033397_4095483646676661120_n Duilio Cambellotti: Bozzetto esecutivo per il Manifesto dell’Esposizione nazionale di Torino del 1898, 1897 China carbonino e biacca, cm 113,5 x 79 Roma, Archivio Cambellotti Giulio Bargellini: Annunciazione, 1901 olio su tela incollata su tavola 77 x 126 cm Firenze, Collezione privata Paolo Antonio Paschetto: Ragazza con lira, 1908-1910 olio su tela, cm 232 x 120 Roma, Collezione privata Aroldo Bonzagni: All’uscita dalla Scala, 1910 acquarello e tempera su carta applicata a cartone, 40,5x50,5 cm Milano, Galleria d’Arte Moderna Renato Bertelli: Marchesa Casati in maschera di medusa, 1920 c ceramica invetriata con applicazioni di vetri tagliati a brillante, h cm 37 Fabbrica ceramiche Salvini Ro (Ferrara), Fondazione Cavallini Enrico Lionne: L’attesa, 1919 olio su tela, 114 x 79 cm Novara, Galleria d’Arte Moderna Giannoni Rubino Antonio: La necessità, 1910 ca. china e tempera su cartoncino, mm 600x740. Scandicci (FI), Collezione privata liberty08 13631503_1060426900700071_8414041503052984324_n 13737695_1060426967366731_1372039461114896981_o 13887056_1060426934033401_7656708643468764003_n


LE SEZIONI DELLA MOSTRA

LA PITTURA
Nelle tre ampie sale dedicate interamente alla pittura emergerà come in Italia non sia possibile individuare uno stile unitario riconducibile ad una ortodossia Liberty ma piuttosto una varietà dovuta in parte alla fedeltà ad un linguaggio tradizionale, piuttosto che una attenzione alle diverse tendenze d’oltralpe. Nonostante questo, in diversi artisti – da Casorati a Boccioni a Bargellini, da Bocchi a Corcos – si può avvertire, spesso in coincidenza con una ricerca giovanile, una eco della linea decorativa Liberty.

LILLUSTRAZIONE E LA GRAFICA
Forse più di ogni altra, l’espressione artistica caratterizzante la Belle Epoque è stata quella grafica, sia quella applicata – ovvero il manifesto e l’illustrazione libraria sia quella produzione più personale sortita dai torchi dei singoli artisti che, in un’accezione più vasta, alle Esposizioni darte veniva definita Bianco e Nero. Nel caso della produzione grafica originale, si trattava quasi sempre di opere ispirate ai grandi temi della letteratura decadente o storicista; nel caso, invece, della grafica editoriale si vennero a creare importanti binomi tra artista e letterato. Ne sono un esempio i rapporti tra De Carolis e D’Annunzio, oppure tra Francesco Nonni e Antonio Beltramelli.
Ampio spazio è dato all’incisione originale e verranno esposte le opere dei più influenti artisti con rari e preziosi esemplari provenienti da diversi Archivi privati e dalle collezioni della Calcografia Nazionale di Roma.

LE CASE D’ARTISTA
Lo spazio storico che separa gli ultimi anni del XIX secolo dalla Prima guerra mondiale, la cosiddetta Belle Époque, ha visto gli architetti di tutta Italia cominciare a confrontarsi con i consumi di massa, e trasformare il proprio ruolo in quello di un total designer, sulla scia dei secessionisti. Ma un particolare aspetto della stretta connessione tra arte, letteratura e decorazione è rintracciabile soprattutto nella realizzazione delle moderne case d’artista: scrittori, scultori, pittori che nella piena maturità del loro percorso professionale dedicarono le loro forze nel creare un perfetto connubio tra architettura, pittura, scultura e arti decorative progettando e facendo costruire secondo un gusto che variava secondo le diverse anime Liberty. In esposizione progetti, disegni, bozzetti, quadri e oggetti di Ettore Ximenes, Duilio Cambellotti, Vittorio Grassi, Giuseppe Palanti, Paolo Sironi, Raimondo D’Aronco, Ernesto Basile.

LE ARTI DECORATIVE
L’esplosione delle tendenze Liberty in Italia si ebbe soprattutto in occasione dell’esposizione di Torino del 1902, quando in altri paesi già si avvertivano segnali di crisi, e a Vienna cominciavano a emergere prove di quello che sarebbe stato definito “Stile Secessione. In Italia se da una parte si affermava il florealismo di stampo storicista (che venne definito Dolce Stil Novo), vi erano già i prodromi di quello che sarebbe stato il cosiddetto modernismo (Randone, Vincenzo Jerace, Ernesto Basile). I premi dell’esposizione torinese andarono non a caso al binomio Basile-Ducrot (che poco dopo iniziò a collaborare con Duilio Cambellotti) e a Galileo Chini.

LA SCULTURA
Sulla scia dei nudi sinuosi e delle ninfe marine che avevano caratterizzato molte sculture pubbliche di fine Ottocento, la tendenza più marcatamente Liberty in scultura è espressa dall’opera di artisti come Domenico Trentacoste o Pietro Canonica. Ma gli scultori italiani avevano iniziato già attorno al 1880 ad avvertire le prime inquietudini del Simbolismo, come ad esempio Leonardo Bistolfi e, accanto a questi, muovevano i primi passi anche i giovani cresciuti non più sui modelli ottocenteschi nazionali ma sui grandi maestri stranieri: Attilio Selva, Giovanni Primi, Ercole Drei, Nicola d’Antino.

LA GRANDE PITTURA DECORATIVA
La vera tendenza sintetica, connaturata al decorativismo, alla sintesi coloristica, alle campiture piatte tipiche del Liberty internazionale, si espresse soprattutto nei cicli di affreschi, privati e pubblici, realizzati da Edoardo Gioia, Galileo Chini (decorazioni per edifici termali e ville private), Adolfo De Carolis, Annibale Brugnoli, Giulio Bargellini e Antonio Rizzi (Vittoriano).

I MANIFESTI
In anni in cui è massima l’attenzione verso il mondo delle arti applicate, della decorazione, di quello che verrà chiamato design, nella necessità di rivalutare il rapporto tra industria e artigianato educando il popolo ad una diffusa bellezza dell’oggetto di uso quotidiano, anche il manifesto diventa un canale attraverso il quale l’artista moderno può veicolare la propria creatività, rendendosi attivo e utile nel diffondere i frutti benefici della rivoluzione industriale.
Partecipando dell’atmosfera culturale dominante, artisti come Adolfo De Carolis, Adolfo Hohenstein, Aleardo Terzi, Plinio Nomellini, Galileo Chini, Leonardo Bistolfi, Vittorio Grassi o Umberto Boccioni si dedicano alla nuova “arte del manifesto, e applicano anche in questo settore gli stilemi delle tendenze figurative del momento. In mostra manifesti mai visti di grandi dimensioni e dall’impatto coloristico dirompente.

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Giuseppe Sommaruga http://www.italialiberty.it/giuseppesommaruga/ http://www.italialiberty.it/giuseppesommaruga/#comments Tue, 12 Jul 2016 19:42:27 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11230 GIUSEPPE SOMMARUGA (1867 – 1917)   Giuseppe […]

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GIUSEPPE SOMMARUGA
(1867 – 1917)

 

CatturaGiuseppe Sommaruga, proveniente da una famiglia di artigiani decoratori, fu allievo di Camillo Boito (1836-1914) all’Accademia di Brera; ma ben presto reagì all’impostazione storicistica del maestro, cui contrappose la ricerca di un’architettura capace di trovare in se stessa, in termini di vitalità organica, le ragioni del proprio stile.
Indiscusso promotore dell’ architettura Liberty milanese tra Otto e Novecento è il caposcuola di una corrente modernista che, assumendo cadenze particolari, determina il caratteristico stile Liberty (o Floreale) italiano.
All’ inizio del secolo era già considerato, con Moretti, la personalità più rappresentativa della giovane generazione di architetti milanesi. Nonostante questo, la letteratura intorno a Sommaruga è assai scarsa, voci più significative sono quelle pubblicate durante la vita o morte dell’architetto: le note di Melani per il palazzo Castiglioni e una monografia scritta da Monneret de Villard che, tuttavia, essendo uscita nel 1908, non poteva ancora dar conto di edifici importanti quali dei Faccanoni. Il 1914 vede un intelligente contributo di Gianni Ulisse Arata, uno dei pochi seguaci di Sommaruga. Dopo la morte di Giuseppe Sommaruga, commentata da due ottimi articoli, uno ancora di G. U. Arata e l’altro di Luigi Angelini, non è stato più realizzato uno studio generale e ricapitolativo sulla sua attività. Nel 1982 è uscito una monografia sulla figura di Sommaruga a cura di E. Bairati e D. Riva. L’editore Laterza sembrava avere in programma una pubblicazione nel 1997 nella sua serie “Gli architetti“: G. Sommaruga. All’oblio ha contribuito la dispersione del materiale autografo dell’architetto, l’ archivio del suo studio non è stato rintracciato. Molto probabilmente è andato disperso come è accaduto per tanti altri architetti della sua epoca.
Non ci sono quindi di lui schizzi, materiali di lavoro originai: scritti che non siano le asciutte relazioni tecniche che talora accompagnano quelli dei suoi progetti che si sono conservati negli archivi pubblici. L’immagine che abbiamo di Giuseppe Sommaruga è un’immagine riflessa, mediata attraverso le sue opere e le testimonianze dell’epoca. Una sua immagine fisica si può vedere nella foto formato tessera dei necrologi o in quella piu’ personale, pubblicata su “Emporium” di Bergamo nel 1917.
Alla fine della sua breve ma intensa carriera Sommaruga era una personalità di spicco nell’ ambiente milanese: socio onorario e consigliere dell’Accademia di Brera, membro della commissione della Veneranda Fabbrica del Duomo, direttore didattico della Scuola di disegno di Canzo, presidente dell’ Associazione degli Architetti Lombardi. Negli ultimi tempi era membro del Consiglio Superiore di Belle Arti e primo presidente della Federazione Nazionale degli Architetti Italiani. Un percorso che significava anche affermazione sociale e di prestigio personale e che si puo’ seguire emblematicamente nelle successioni dei domicili dell’architetto. Da via Marsala 2 dove viveva da studente con i genitori, al trasferimento, dopo i primi successi, in Foro Bonaparte 50, infine alle sedi nel cuore nobile della vecchia Milano: da via Lanzone 31, nel vecchio palazzo di proprieta’ del suocero, a via Unione 5, a via Amedei 11, dove Sommaruga si trasferì nell’ultimo anno della sua vita. Si sa solo (dai necrologi) che aveva una moglie di nome Adelina Volonteri, una figlia Elisa, i fratelli Giovanni e Cesare, il suocero Antonio Volonteri.
Nel 2017 si celebrano i cento anni dalla morte e centocinquanta dalla nascita di Giuseppe Sommaruga. Informati sulla mostra.

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Testo tratto da: Libertysarnico.it

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Art Nouveau nel centenario di Giuseppe Sommaguga http://www.italialiberty.it/mostrasommaruga/ http://www.italialiberty.it/mostrasommaruga/#comments Fri, 08 Jul 2016 10:26:43 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11203 Nel 2017 si celebrano il centenario della morte e il ce […]

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Nel 2017 si celebrano il centenario della morte e il centocinquantenario della nascita di Sommaruga, protagonista dell’architettura liberty

 

Giuseppe Sommaruga è figura di primo piano dell’architettura italiana tra fine Ottocento e inizio Novecento, con particolare riferimento all’ambito milanese e lombardo. La sua opera – legata alla nascita e all’affermazione del Liberty, di cui Sommaruga è protagonista indiscusso – affronta vari temi emblematici della sua epoca: il palazzo urbano, la casa d’affitto, l’architettura funeraria, la villa urbana e di vacanza, i complessi per la ricezione turistica.
La proposta oggi di una ricerca su Sommaruga, con l’obiettivo nel 2017 di una grande mostra e di un catalogo, accompagnati da un convegno o da una giornata di studi, è legata al doppio anniversario della nascita (150 anni) e della morte (100 anni), a distanza di molto tempo dall’ultimo e più completo contributo monografico (Eleonora Bairati e Daniele Riva, Giuseppe Sommaruga: un protagonista del liberty italiano, catalogo della mostra, Mazzotta, Milano, 1982).
La ricerca mira a fornire nuove interpretazioni critiche dell’opera di Sommaruga, anche alla luce di documenti inediti, con particolare attenzione alle diverse figure professionali che vi hanno concorso: clienti, fornitori, artigiani, artisti, aziende e imprese edili. La conoscenza di questi aspetti, finora poco indagati, da un lato arricchirà il quadro storico di riferimento gettando luce sul tessuto produttivo e sulle varie competenze coinvolte nella realizzazione delle architetture, dall’altro fornirà spunti sia per lo studio dei sistemi costruttivi e dei materiali edili, sia per l’individuazione delle tecniche di restauro, che potrebbero trovare applicazione in alcune sue opere di grande valore. Tra queste il complesso di Campo dei Fiori a Varese, oggi abbandonato e in gravi condizioni di degrado.

(Pierfrancesco Sacerdoti, ideatore dell’iniziativa)

Palazzina Salmoiraghi, Milano (“Emporium”, 1917) Villa Galimberti, Stresa (“Emporium”, 1917) Mausoleo Faccanoni, Sarnico (“Emporium”, 1917)

L’ARTISTA +
1984f3_d602cdc82ccf473eb8528d084eaf1924~mv2_d_1604_2127_s_2Allievo all’Accademia di Belle Arti di Brera di Camillo Boito, si mise in luce con il primo premio al concorso internazionale di architettura di Torino nel 1890. Era già un professionista affermato: infatti in quegli anni aveva progettato l’ossario di Palestro ed alcuni edifici ad uso abitativo a Milano. Ma con la realizzazione del palazzo Castiglioni nel 1901-1903 divenne la personalità di maggior spicco del liberty milanese. Sommaruga fu l’unico degli architetti italiani di linea modernista a creare uno stile proprio e personale[senza fonte], vigorosamente plastico ma interessato anche a criteri di funzionalità. Sommaruga sembra aver esercitato una grande influenza sulla formazione di Antonio Sant’Elia, infatti molti elementi dinamici del futurista furono anticipati nel Grand Hotel Campo dei Fiori di Varese, mentre il Mausoleo Faccanoni nel cimitero di Sarnico del 1907 sembrerebbe fosse servito all’architetto futurista come ispirazione per il progetto del 1912 per il cimitero di Monza. Tra le sue opere più significative vanno ricordati il palazzo Castiglioni a Milano (1900-1903), la palazzina Salmoiraghi a Milano (1906), gli edifici per la famiglia Cirla a Milano e a Lanzo d’Intelvi, la villa Faccanoni a Sarnico(1907), il Mausoleo Faccanoni a Sarnico (1907) le ville e il mausoleo per la famiglia Faccanoni a Sarnico (1907), la villa Romeo (ora clinica Columbus a Milano) (1911-1913); a Varese il Palace Hotel (tuttora aperto), il Grand Hotel Campo dei Fiori ora Hotel Tre Croci, con stazione d’arrivo.

 

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Art Dèco. Gli anni ruggenti in Italia http://www.italialiberty.it/mostraartdeco/ http://www.italialiberty.it/mostraartdeco/#comments Fri, 08 Jul 2016 10:24:13 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11199 Forlì, Musei San Domenico 11 febbraio – 18 giugno 2017 […]

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Forlì, Musei San Domenico
11 febbraio – 18 giugno 2017

DECO_pmostra_forliUn gusto, una fascinazione, un linguaggio che ha caratterizzato la produzione artistica italiana ed europea negli anni Venti, con esiti soprattutto americani dopo il 1929. Ciò che per tutti corrisponde alla definizione Art Déco fu uno stile di vita eclettico, mondano, internazionale. Il successo di questo momento del gusto va riconosciuto nella ricerca del lusso e di una piacevolezza del vivere, tanto più intensi quanto effimeri, messa in campo dalla borghesia europea dopo la dissoluzione, nella Grande guerra, degli ultimi miti ottocenteschi e la mimesi della realtà industriale, con la logica dei suoi processi produttivi. Dieci anni sfrenati, “ruggenti” come si disse, della grande borghesia internazionale, mentre la storia disegnava, tra guerra, rivoluzioni e inflazione, l’orizzonte cupo dei totalitarismi.
Dopo le grandi mostre dedicate a Novecento e al Liberty, nel 2017 Forlì dedica una grande esposizione all’Art Déco italiana.
La relazione con il Liberty, che lo precede cronologicamente, fu dapprima di continuità, poi di superamento, fino alla contrapposizione. La differenza tra l’idealismo dell’Art Nouveau e il razionalismo del Déco appare sostanziale. L’idea stessa di modernità, la produzione industriale dell’oggetto artistico, il concetto di bellezza nella quotidianità mutano radicalmente: con il superamento della linea flessuosa, serpentina e asimmetrica legata ad una concezione simbolista che vedeva nella natura vegetale e animale le leggi fondamentali dell’universo, nasce un nuovo linguaggio artistico. La spinta vitalistica delle avanguardie storiche, la rivoluzione industriale sostituiscono al mito della natura, lo spirito della macchina, le geometrie degli ingranaggi, le forme prismatiche dei grattaceli, le luci artificiali della città.
Nell’ambito di una riscoperta recente della cultura e dell’arte negli anni Venti e, segnatamente, di quel particolare gusto definito “Stile 1925”, dall’anno della nota Esposizione universale di Parigi dedicata alle Arts Decoratifs, da cui la fortunata formula Art Déco, che ne sancì morfologie e modelli, nasce l’idea di una mostra che proponga immagini e riletture di una serie di avvenimenti storico-culturali e di fenomeni artistici che hanno attraversato l’Italia e l’Europa nel periodo compreso tra il primo dopoguerra e la crisi mondiale del 1929, assumendo via via declinazioni e caratteristiche nazionali, come mostrano non solo le numerosissime opere architettoniche, pittoriche e scultoree, ma soprattutto la straordinaria produzione di arti decorative.

Il gusto Déco fu lo stile delle sale cinematografiche, delle stazioni ferroviarie, dei teatri, dei transatlantici, dei palazzi pubblici, delle grandi residenze borghesi: si trattò, soprattutto, di un formulario stilistico, dai tratti chiaramente riconoscibili, che ha influenzato a livelli diversi tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti alla moda negli anni Venti e nei primissimi anni Trenta, così come la forma delle automobili, la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura in funzione decorativa.

Le ragioni di questo nuovo sistema espressivo e di gusto si riconoscono in diversi movimenti di avanguardia (le Secessioni mitteleuropee, il Cubismo e il Fauvismo, il Futurismo) cui partecipano diversi artisti quali Picasso, Matisse, Lhote, Schad, mentre tra i protagonisti internazionali del gusto vanno menzionati almeno i nomi di Ruhlmann, Lalique, Brandt, Dupas, Cartier, così come la ritrattistica aristocratica e mondana di Tamara de Lempicka e le sculture di Chiparus, che alimenta il mito della danzatrice Isadora Duncan.

103L14402_7BTXNMa la mostra avrà soprattutto una declinazione italiana, dando ragione delle biennali internazionali di arti decorative di Monza del 1923, del 1925, del 1927 e del 1930, oltre naturalmente dell’expo di Parigi 1925 e 1930 e di Barcellona 1929. Il fenomeno Déco attraversò con una forza dirompente il decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti impersonando il vigore dell’alta produzione artigianale e proto industriale e contribuendo alla nascita del design e del “Made in Italy”.

La richiesta di un mercato sempre più assetato di novità, ma allo stesso tempo nostalgico della tradizione dell’artigianato artistico italiano, aveva fatto letteralmente esplodere negli anni Venti una produzione straordinaria di oggetti e di forme decorative: dagli impianti di illuminazione di Martinuzzi, di Venini e della Fontana Arte di Pietro Chiesa, alle ceramiche di Gio Ponti, Giovanni Gariboldi, Guido Andloviz, dalle sculture di Adolfo Wildt, Arturo Martini e Libero Andreotti, alle statuine Lenci o alle originalissime sculture di Sirio Tofanari, dalle bizantine oreficerie di Ravasco agli argenti dei Finzi, dagli arredi di Buzzi, Ponti, Lancia, Portaluppi alle sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny, come agli arazzi in panno di Depero.

Obiettivo dell’esposizione è mostrare al pubblico il livello qualitativo, l’originalità e l’importanza che le arti decorative moderne hanno avuto nella cultura artistica italiana connotando profondamente i caratteri del Déco anche in relazione alle arti figurative: la grande pittura e la grande scultura. Sono qui essenziali i racconti delle opere di Galileo Chini, pittore e ceramista, affiancato da grandi maestri, come Vittorio Zecchin e Guido Andloviz, che guardarono a Klimt e alla Secessione viennese; dei maestri faentini Domenico Rambelli, Francesco Nonni e Pietro Melandri; le invenzioni del secondo futurismo di Fortunato Depero e Tullio Mazzotti; i dipinti, tra gli altri, di Severini, Casorati, Martini, Cagnaccio di San Pietro, Bocchi, Bonazza, Timmel, Bucci, Marchig, Oppi, il tutto accompagnato dalla straordinaria produzione della Richard-Ginori ideata dall’architetto Gio Ponti e da emblematici esempi francesi, austriaci e tedeschi fino ad arrivare al passaggio di testimone, agli esordi degli anni Trenta, agli Stati Uniti e al Déco americano.

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Non si è mai allestita in Italia una mostra completa dedicata a questo variegato mondo di invenzioni, che non solo produce affascinanti contaminazioni con il gusto moderno – si pensi per esempio al quartiere Coppedè a Roma o al Vittoriale degli Italiani, ultima residenza di Gabriele d’Annunzio – ma evoca atmosfere dal mondo mediterraneo della classicità, così come la scoperta nel 1922 della tomba di Tutankhamon rilanciò in Europa la moda dell’Egitto. E poi echi persiani, giapponesi, africani a suggerire lontananze e alterità, sogni e fughe dal quotidiano, in un continuo e illusorio andirivieni dalla modernità alla storia.

Trattandosi di un gusto e di uno stile di vita non mancarono influenze e corrispondenze col cinema, il teatro, la letteratura, le riviste, la moda, la musica. Da Hollywood (con le Parade di Lloyd Bacon o le dive, come Greta Garbo e Marlene Dietrich o divi come Rodolfo Valentino) alle pagine indimenticabili de Il grande Gatsby (1925), di Francis Scott Fitzgerald, ad Agata Christie, a Oscar Wilde, a Gabriele D’Annunzio.

La mostra è curata da Valerio Terraroli, con la collaborazione di Claudia Casali e Stefania Cretella, ed è diretta da Gianfranco Brunelli. Il prestigioso comitato scientifico è presieduto da Antonio Paolucci.

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www.mostrefondazioneforli.it

Sarà dedicato all’Art Decò l’evento espositivo che i Musei San Domenico di Forlì ospiteranno nel 2017. L’annuncio è stato dato dall’organizzatore e coordinatore delle rassegne Gianfranco Brunelli, nella conferenza di verifica sulla mostra  “Piero della Francesca, indagine di un mito”,

Se la mostra ”Liberty. Uno stile per l’Italia moderna” ha indagato sull’esuberante movimento cultural-artistico sorto in Europa fra la fine dell’Ottocento e i primi due decenni del Novecento, “come risposta concreta e tangibile all’esigenza di superare lo storicismo e il naturalismo che avevano dominato gran parte del XIX secolo”, l’Art Decò (nome derivato per estrema sintesi dalla dizione di “Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne” tenutasi a Parigi nel 1925) è stato un fenomeno del gusto che ha interessato sostanzialmente la seconda e terza decade del XX secolo. L’Art déco è uno stile sintetico e al tempo stesso aerodinamico, turgido e opulento, evidentemente “toccato” dall’austerità imposta dalla prima guerra mondiale fino alla grave crisi del 1929. Alcuni degli artisti che si faranno ammirare al San Domenico nel 2017 sono Pablo Picasso, Henri Matisse (entrambi con 2 o 3 opere in stretta relazione con l’Art Dèco) e Tamara De Lempicka, senza dimenticare gli italiani Giò Ponti, Felice Casorati e Arturo Martini. Come già avvenuto con il Liberty, l’Art Déco non sarà solo pittura ma anche decorazione, cinema, architettura e moda. Questa fascinazione decorativa non toccò solo la Francia e l’Italia, ma altri paesi occidentali come gli Stati Uniti d’America (il Chrysler Building di New York è uno degli edifici simbolo del movimento) e il Canada. Matthew Barney  racconta l’Art Dèco ambientato al Chrysler Building con l’opera The Cremaster Cycle 3.

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