Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Wed, 26 Aug 2015 21:58:39 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.4 Giovedì 27 a Riccione si parla di scoperte Liberty… http://www.italialiberty.it/riccionelibertyspeziali/ http://www.italialiberty.it/riccionelibertyspeziali/#comments Wed, 26 Aug 2015 21:55:40 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=9754 Prosegue il tour di presentazioni del volume Italian Li […]

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Prosegue il tour di presentazioni del volume Italian Liberty, Una nuova stagione dell’Art Nouveau, edito da CartaCanta e a cura di Andrea Speziali, uno dei più giovani esperti di Liberty in Italia. La prossima tappa sarà Riccione, con Villa Mussolini che, il 27 agosto alle 21.00, ospita nella preziosa cornice del suo giardino una serata interamente dedicata al Liberty e a Italian Liberty, Una nuova stagione dell’Art Nouveau.
Il libro, presentato per la prima volta al Salone del Libro di Torino e inserito nel circuito degli eventi legati a EXPO, è frutto del concorso fotografico Italian Liberty, organizzato da Andrea Speziali con l’obiettivo di censire e riscoprire gioielli Liberty italiani troppo spesso, purtroppo, dimenticati. Il volume nasce come monografia fotografica che, lontano dai canoni descrittivi dei testi universitari, si affida alla fotografia per riprodurre la bellezza del Liberty italiano e, allo stesso tempo, contiene interessanti saggi critici di esperti che commentano le peculiarità e la ricchezza del patrimonio Liberty presente in Italia.
La presentazione del libro si svolge nell’ambito della mostra curata da Michela Morelli “Miró Meraviglie. Opera Grafica 1962-1976″, che si propone di documentare gran parte del percorso creativo di Joan Mirò mediante la presentazione di litografie e acqueforti. In questa suggestiva cornice si inserisce la presentazione di Italian Liberty, Una nuova stagione dell’Art Nouveau. Per la serata è prevista la partecipazione del curatore del libro Andrea Speziali che, seppur giovanissimo, vanta numerose pubblicazioni sull’Art Nouveau, nonché esperienze come curatore di mostre e allestimenti museali. Andrea Speziali, avvalendosi della proiezione di foto e filmati, condurrà gli spettatori in un viaggio alla scoperta della Grande Bellezza, di quelle opere di inestimabile valore presenti in Italia ma, troppo spesso, sconosciute o abbandonate. Durante la presentazione, Speziali parlerà in anteprima anche di una nuova e interessantissima scoperta per gli amanti del patrimonio Liberty.
Chiara Ferri

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Cirillo Manicardi http://www.italialiberty.it/cirillomanicardi/ http://www.italialiberty.it/cirillomanicardi/#comments Fri, 21 Aug 2015 21:03:18 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=7203 CIRILLO MANICARDI (1856 – 1925) Dai Ducati Estens […]

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CIRILLO MANICARDI
(1856 – 1925)

Dai Ducati Estensi erano confluiti nel Regno sabaudo proclamato nel 1861 due centri di formazione artistica che dalla fine del ‘700 in poi avevano esercitato una notevole influenza sulla storia dell’arte italiana: l’Accademia Atestina di Belle Arti di Modena, fondata nel 1786, e la Scuola Comunale di di Belle Arti di Reggio Emilia, fondata nel 1797 e in seguito trasformata in Scuola Ducale. La Scuola reggiana era considerata di grado inferiore rispetto alle accademie, che si trovavano nelle città già capitali degli stati pre-unitari (come ad esempio a Modena, capitale dei Ducati Estensi di Modena e Reggio). Nonostante ciò, anche dopo l’unità d’Italia essa rimase statale e non fu trasferita alle amministrazioni locali: caratteristica che la rese unica e irripetibile su tutto il territorio nazionale grazie allo specifico statuto di “R. Scuola di Disegno per gli operai” che, in vigore dal 1876, rimarrà inalterato fino al 1941, uscendo indenne dalla riforma Gentile di tutto il sistema scolastico italiano attuata nel 1923. Per gli alunni che si diplomavano in questa Scuola la tappa successiva del loro percorso formativo era l’Accademia di Modena oppure, soprattutto per lo studio dell’incisione, l’Accademia di Parma. Eccezionalmente essi potevano seguire gli studi di perfezionamento nelle Accademie di Bologna, di Firenze e di Roma. Già nei decenni che precedettero l’unità d’Italia si erano iscritte all’Accademia di Firenze alcune giovani promesse provenienti dalla Scuola di Belle Arti di Reggio. Ricordiamo tra queste Prospero Minghetti (1786-1853), che dopo aver studiato nell’Accademia di Leopoldo II dal 1813 al 1815, si avvicinò alle correnti pittoriche neoclassiche[1]. Dal 1825 visse nella sua città natale, dove insegnò presso la stessa Scuola che lo aveva accolto come alunno e si dedicò soprattutto alla decorazione di chiese, edifici pubblici e privati. Ma sperimentò anche la pittura di paesaggio, avviando su questa strada l’alunno Antonio Fontanesi, che diverrà una delle massime celebrità del paesaggismo romantico, famoso soprattutto oltre i confini dell’Italia tra Ginevra e Parigi[2].

Inoltrandoci nella seconda metà del XIX secolo, dobbiamo soffermarci su di un nuovo astro nascente della pittura reggiana, Gaetano Chierici (1838-1920). Dopo essere stato allievo di Minghetti, frequentò dal 1858 l’Accademia fiorentina, rivelandosi da subito uno dei suoi migliori studenti. Grazie ad un sussidio del Comune di Reggio, vi potè proseguire gli studi per un quinquennio, finchè a Firenze si sposò e vi rimase con la famiglia fino ai primi anni ’70.

A Firenze Chierici frequentò occasionalmente gli ateliers dei pittori “macchiaioli”[3], ma non ne condivise la poetica e preferì specializzarsi nella pittura “di genere” con soggetti tratti dalla vita domestica contadina, divenendo autore di grande successo di vendite a livello europeo, soprattutto in Inghilterra.

Appartenevano alla generazione dei reggiani nati negli anni di fondazione dello Stato unitario alcuni giovani che, dopo avere frequentato la locale R. Scuola di Belle Arti, ebbero l’opportunità di completare la loro formazione nella R. Accademia delle Arti del Disegno di Firenze tra il 1878 e il 1882 frequentando i nuovi corsi istituiti con la riforma del 1873 e aggregati sotto la denominazione di R. Istituto di Belle Arti [4]. Su un totale di circa 50 nuovi iscritti per ogni anno, in gran parte provenienti da Firenze e dalla Toscana, nel 1880 erano ben sei gli studenti della città emiliana.

Considerando che l’alto numero in percentuale dei giovani provenienti da Reggio si verificò soltanto in quel triennio e non ebbe a ripetersi in epoche successive, proverò qui ad accennare alle motivazioni della loro frequenza e ad evidenziare gli eccellenti sbocchi professionali che produsse.

Quelli che si affermeranno a livello nazionale furono, come pittori:
Cirillo Manicardi (1856-1925), che diventerà insegnante della “Scuola di Disegno per gli operai” e dal 1910 succederà a Gaetano Chierici come direttore; Giulio Ferrari (1858-1934); Lazzaro Pasini (1861-1949); e Guglielmo Fornaciari (1858-1930), come scultore.

Schermata 2015-08-21 a 22.57.59Il primo ad arrivare è Giulio Ferrari nell’aprile 1878, che riesce a farsi ammettere alla classe del corso “comune di figura” benché in notevole ritardo, avendo rinunciato alla frequenza del corso di laurea in medicina presso l’Università di Modena.
In questa ricerca mi soffermerò soprattutto su Manicardi, che può essere considerato l’artista più rappresentativo della pittura della seconda metà dell’800 a Reggio Emilia, insieme ad Antonio Fontanesi e Gaetano Chierici. Arriva a Firenze alla fine del 1878, dopo aver frequentato brillantemente per un triennio la R. Scuola di Belle Arti di Reggio, diretta dall’incisore Romualdo Belloli, e aver concluso nel luglio 1878 la frequenza del corso “speciale” di figura, di durata biennale, nel R. Istituto di Belle Arti di Modena dipendente dall’Accademia. Vi ha conseguito diversi premi nei saggi di fine anno, facendosi notare dal coetaneo Adolfo Venturi, giovane modenese ex alunno dell’Accademia stessa e promettente storico dell’arte.

Ha già ricevuto i primi segni tangibili di incoraggiamento e di aiuto offerti da suoi concittadini affinchè possa proseguire gli studi. Il 16 novembre Gioachino Paglia, membro del consiglio di amministrazione della Scuola di Disegno per gli operai, gli ha spedito 50 lire. Scrive nella lettera: “Confido che il vostro talento troverà validi appoggi che vi forniscano i mezzi di recarvi nell’Atene delle Arti, Firenze. Desideroso anch’io di offrivi il mio piccolo obolo, accludo a queste righe quanto può occorrervi per le prime spese di viaggio, cioè cinquanta lire. Graditele come piccolo segno della stima che provo per voi” [5].

Si ha notizia certa di un dipinto venduto già alla fine del 1878. Il prof. Antonio Simonazzi, che è stato suo insegnante di figura a Modena, scrive a “Manicardi Cirillo / al R. Istituto di Belle Arti / Firenze” di essere riuscito a vendere “il dipinto a chiaro e scuro rappresentante il miracolo di S. Zanobio del Ghiberti […] per £ 300” [6]. Potrebbe essere un’opera realizzata da Manicardi durante il suo primo soggiorno a Firenze nell’inverno 1878/79, oppure una delle ultime esercitazioni in ambiente modenese basata sulla copia da qualche stampa. Comunque, non dobbiamo meravigliarci che egli abbia dato come recapito postale l’Istituto fiorentino, pur non essendo ancora iscritto ai corsi regolari di istruzione. Infatti nelle accademie d’arte statali era consentita la frequenza “libera”, che poteva avvenire con due modalità di approccio.

Innanzi tutto esisteva la “Libera Scuola del Nudo”, aperta in orario serale; libera nel senso che:

  • non vi erano insegnanti stabili ma vi si alternavano personalità di chiara fama su invito del Collegio degli Accademici;
  • non rilasciava titoli di studio; poteva essere frequentata senza particolari requisiti e senza obbligo di una presenza assidua.

Si consideri inoltre che ad artisti riconosciuti di grande valore era concessa la facoltà di tenere uno studio all’interno dell’edificio sede dell’Accademia, in cui potevano accogliere studenti sia interni che esterni e svolgere la propria attività professionale.

Possiamo quindi supporre per il Manicardi una qualche forma di alunnato in Accademia già dai primi mesi del 1879. Nel corso dell’anno soggiorna nella città toscana con le aspirazioni tipiche di un “lavoratore-studente”: cercando di vendere i suoi primi quadri; anche se, in verità, deve farsi mantenere dal padre, un agiato cascinaio della campagna emiliana. Da Reggio e da Modena si seguono con grande attenzione i primi passi del giovane. Ha solo 23 anni e può ancora fare molto per migliorare la sua preparazione.

Un sintetico resoconto dell’attività di Manicardi, trascorso un anno dalla sua uscita dall’Accade-mia/Istituto di Belle Arti di Modena, troviamo pubblicato l’11 settembre 1879 sul settimanale reggiano “La Croce di Savoia”. Vi si lodano alcuni oli riproducenti bassorilievi e alcuni ritratti, dei quali purtroppo non viene descritto con precisione il soggetto. Soprattutto vi è presentata un’ampia descrizione del primo quadro importante: “Il Tasso in prigione a Ferrara”. Sappiamo per certo che l’opera è ispirata al quadro “Torquato Tasso all’Ospedale di S. Anna” dipinto da Giovanni Muzzioli nel 1872, quando era studente all’Accademia di Modena, e lì rimasto in esposizione. Dal 1876 costui si è stabilito a Firenze: non si è mai iscritto all’Accademia ma partecipa da protagonista all’attività artistica che gravita attorno ad essa.

Muzzioli e i seguaci post-macchaioli di Fattori: ecco gli artisti di riferimento per Manicardi giunto a Firenze. Affascinato dal successo che ha accompagnato l’arrivo del pittore modenese, che ha solo due anni più di lui, egli decide prudentemente di farsi conoscere proponendo un soggetto di storia letteraria già collaudato. Non sappiamo quale atelier lo accolga per la realizzazione del “Tasso a Ferrara”. Difficilmente è il locale concesso a Giovanni Fattori dal 1876 nella sede dell’Accademia in via Ricasoli per dipingere il quadro “La battaglia di Custoza”, una delle ultime grandi opere di questo genere ad essere realizzata in Italia: il pittore livornese l’ha ormai terminata, ma non ha ancora ricevuto la nomina a professore onorario [7].

Nel novembre 1879 Manicardi ottiene un sussidio dal Comune di Reggio, tramite il lascito testamentario dell’abate Ferrari-Bonini (come già lo aveva ottenuto Gaetano Chierici), mediante il quale si iscrive al “corso speciale di figura” di durata biennale [8]. Il professore di figura è Giuseppe Ciaranfi, coadiuvato da Giuseppe Marrubini, mentre per la scultura troviamo Augusto Rivalta.

Peraltro dobbiamo subito osservare che Manicardi, avendo già frequentato con successo il corso “speciale” di figura dell’Istituto di Belle Arti di Modena, ha i titoli per accedere direttamente al cosiddetto “insegnamento libero superiore di pittura”, cioè alla frequenza degli studi dei professori “onorari esercenti” in Accademia. Nell’art. 22 dello Statuto si legge: “L’insegnamento superiore della pittura, della scultura e dell’architettura sarà dato liberamente negli studi degli artisti, ad alcuni

dei quali il Ministro, conferendo il titolo di professori onorari esercenti di pittura, scultura ed architettura, somministrerà locali capaci di ricevere i giovani che li prescelgono a maestri”.

Poiché nell’archivio storico non sono stati conservati tutti gli atti relativi agli incarichi di insegnamento libero, diventa arduo ripercorrere esattamente il curriculum seguito da Manicardi. Lo si può definire in sintesi come un intreccio tra la frequenza delle lezioni del prof. Ciaranfi e i contatti con gli ateliers ospitati nell’edificio sede dell’Accademia (a partire dal febbraio 1880 quello di Giovanni Fattori, nominato professore onorario) oppure esterni ma “contigui” ad essa (soprattutto quello di Francesco Gioli, trentenne amico di Fattori, che si trova in via degli Oricellari)[9].

A Firenze l’interesse per i soggetti della pittura celebrativa di storia (sia di quella contemporanea, risorgimentale, sia di quella antica) è in rapido declino alla fine degli anni ’70. L’orientamento prevalente è quello rivolto al naturalismo francese, che si avverte già abbastanza bene ad esempio nelle opere dello stesso Gioli premiate all’Esposizione Universale di Parigi del 1878.

Muzzioli, che ha visitato il Salon di Parigi, dimostra ben presto di “avere consuetudine tanto con opere di genere storico quanto con opere incentrate sulle tematiche del naturalismo”. [10]

Si può parlare a questo punto della nascita di nuovi generi pittorici: da un lato la “pittura storica di genere” in cui gli avvenimenti della storia antica sono visti il più possibile in una dimensione quotidiana e familiare; dall’altro “la pittura di genere d’ambientazione storica” dove il vivere quotidiano è per così dire nobilitato ambientandolo in luoghi di preminente valore storico, oppure ritraendo scene in costume di rievocazione dei grandi avvenimenti del passato. [11]

La produzione di Manicardi dalla fine del 1879 in poi dimostra una lenta maturazione della consapevolezza di questi cambiamenti in atto.

Una rigorosa presentazione cronologica delle opere successive al “Tasso in prigione” non è facile.

Anche perché a Firenze egli comincia a rivelare un carattere riservato che, dopo il rientro a Reggio nel 1882, non aiuterà molto i sostenitori intenzionati a raccogliere notizie sulle sue esperienze compiute lontano dalla città. La sua biografia, pubblicata nel 1938 con prefazione di Adolfo Venturi, rimane ancora oggi il testo base per gli storici, ma è imprecisa sulle datazioni delle opere del periodo fiorentino.[12]

Comunque, leggendo le recensioni apparse sul periodico reggiano “L’Imparziale”[13], possiamo ricostruire nel modo seguente l’elenco dei dipinti ad olio di soggetto storico-letterario realizzati con ogni probabilità sotto la guida dei docenti Ciaranfi e Marrubini e spediti a Reggio tra il 1879 e il 1881, affinchè siano esposti nella sala del Comune o, se di soggetto religioso, nella vicina chiesa di San Giorgio:

  • “Primo incontro del Correggio con Girolama Merlini”
  • “La deposizione dell’antipapa Costantino”
  • “I Martiri [cristiani mentre escono dal carcere]”
  • “Santa Monica e Sant’Agostino”
  • “Il Correggio mostra un quadro ad un gruppo di nobili personaggi”
  • “Il Francia davanti alla Santa Cecilia di Raffaello”.

I due lavori dello stesso periodo sui quali si concentrano le attenzioni favorevoli della critica appartengono però ad altre tipologie. Sono la “Copia da un ritratto di Rembrandt agli Uffizi” e il “Museo del Bargello”.

Racconta il giornalista Francesco Gualerzi sul numero del 19 giugno 1881 del settimanale reggiano “L’Imparziale”:

“Un giorno, col Manicardi e col Ferrari[14], un altro pittore nostro concittadino che farà onore senza fallo all’arte sua, visitammo il Bargello, ma come una delle cose più belle di quel museo è la corte, ci fermammo in essa. Era una giornata di sole e la luce giocava degli effetti incantevoli su quella vecchia livrea bigia delle arenarie intagliate, sui vecchi stemmi dei podestà e sulla graziosa scaletta che esternamente sale al piano nobile. Noi passeggiavamo sotto le arcate della corte e rifacendo la storia di quella vecchia mole la rivedevamo fornita della sua guardia e sulla torre lo stendardo de’ signori. Quale ambiente medioevale più splendido di questo? E quanti soggetti per la pittura la nostra giovane mente non ha veduti quel giorno! Il sig. Manicardi disse di farne uno studio ed ha mantenuta la promessa, la sua Corte del Bargello resterà fra gli studi migliori e più indovinati ch’egli abbia fatto”.

Terminato il biennio del “corso speciale di figura”, Manicardi soggiorna ancora a Firenze nei primi mesi del 1882, allorchè da Modena Adolfo Venturi gli chiede di realizzare alcuni disegni, una decina, per il catalogo illustrato della Galleria Estense (già Galleria dell’Accademia di Modena). Così ricorderà il fatto lo storico modenese nella prefazione alla citata biografia:

“Per illustrare il mio libro La R. Galleria Estense con le zincografie, le prime allora usate, specialmente da Angerer e Goschl di Vienna, occorse di far disegni a penna su carta preparata; e il Manicardi fotografò, tanto fu esatta la sua macchina di disegnatore, questo o quel quadro antico. Per quei disegni, gli fui grato come a gentile collaboratore”[15].

Pittoori+pag.10+DSCN0714+ritAll’annuncio dell’opera, che uscirà a dispense nell’arco di alcuni mesi, il settimanale fiorentino “Arte e storia” dedica ampio spazio nel numero del 18 giugno 1882: “La Galleria Estense che è ricca di meravigliosi tesori artistici, mancava di un’opera che ne ricostruisse il passato colla scorta di documenti e annodasse alla storia e alla tradizione, tesori artistici, che, trasportati in estere gallerie o qui negletti, andarono via via perdendo i vari nomi dei loro autori, le date, le ragioni del soggetto, i ricordi della loro provenienza.

Per riparare a questa dolorosa mancanza, ha provveduto ora uno studioso ed egregio cultore di cose d’arte e di patrie memorie, il prof. Adolfo Venturi ispettore della stessa galleria, facendo la storia della Galleria Estense nelle sue vicende che saranno narrate co’ particolari più nuovi e interessanti, tratti in gran parte da documenti inediti. E intanto l’autore colle vicende della galleria, narrerà quelle dell’arte che visse sotto le ali dell’aquila Estense e che lascia ancora luminosi ricordi nella galleria modenese. L’autore prende per punto di partenza al suo lavoro il 1508, anno in cui Cesare d’Este trasportò a Modena i resti delle collezioni raccolte dai suoi maggiori nel Castello, nel Palazzo dei Diamanti e negli altri edilizi appartenenti alla splendida corte di Ferrara e giù giù narrando le aggiunte fatte da altri Duchi, le dispersioni operate dipoi, giunge fino all’epoca in cui la preziosa pinacoteca divenne patrimonio della nazione. […] L’Egregio prof. Muzzioli ed altri valenti artisti modenesi, arricchiranno coi loro disegni quest’opera che avrà certo una grande importanza artistica”.

Di Manicardi parla esplicitamente lo stesso periodico nell’articolo pubblicato il 9 luglio 1882. La rubrica “La cronaca dell’arte” dedica spazio a Giuliano Trentanove: “uno dei più giovani tra i nostri scultori, un giovane di buona volontà” – scrive il direttore del periodico – “fedele ed intelligente studioso del vero, che ha già raccolto premi ed elogi con diversi lavori […] Nello studio del Trentanove abbiamo potuto vedere anche un bel bozzetto, un bel saggio di raro talento e di facilità infinita di riprodurre il vero, di un giovane pittore modenese, il Manicardi. Egli ha ritratto parte del bel gruppo di Tito Vezio e Licena e dinanzi a quel gruppo ha dipinto la figurina di un ragazzo di studio che porta la creta, un vero gioiellino come genere di pittura, un portento come verità nella forma e negli effetti, un vero quadretto che ci fa desiderare di vedere altre opere più importanti del giovane artista.”.[16]

Ma proprio ora che sta per diventare famoso, Manicardi decide di congedarsi da Firenze e di proseguire il suo percorso artistico nella città natale. Nel suo studio presso l’abitazione dei genitori a Villa Massenzatico può così dedicarsi ai disegni che gli ha chiesto l’amico coetaneo Adolfo Venturi.

Dal 1876 Gaetano Chierici, giunto al culmine del suo successo, è tornato a vivere a Reggio e nel 1882 sta per essere nominato insegnante di figura nonché direttore della “Scuola di Disegno per gli operai”. Perciò avviene che, così come il successo di Chierici a Firenze aveva incoraggiato

Manicardi, Ferrari, Fornaciari, Pasini e altri a frequentare l’Accademia fiorentina (piuttosto che quella di Bologna o di Milano), allo stesso modo Manicardi si sente ora attratto dalla presenza di Chierici a Reggio Emilia. Appresa questa decisione, Muzzioli se ne duole in una lettera inviata a Manicardi il 30 ottobre 1882: “Mi dispiace, parlandole francamente, ch’Ella si sia deciso a questo passo abbandonando l’idea e i vantaggi di stare in un grande centro artistico. […] Augurandole ch’Ella arrivi ottenere il suo intento, la saluto tanto e mi dico suo / Amico / Giovanni Muzzioli”.[17] La notizia della nomina di Chierici viene data non solo ai reggiani ma anche ai lettori fiorentini. Infatti è lo stesso settimanale “Arte e storia” a pubblicarla nel numero del 3 dicembre 1882: “L’egregio Cav. Prof. Gaetano Chierici valentissimo artista, noto specialmente pei suoi quadri pieni di verità, di affetto, di sentimento, è stato scelto fra i molti concorrenti a coprire il posto di maestro di disegno e a dirigere la scuola operaia, industriale-artistica di Reggio d’Emilia. Questa scelta sarà indubbiamente la fortuna di quella scuola.”

Chierici (che diventerà il primo sindaco socialista di Reggio) rimarrà alla guida della Scuola fino al 1910. Manicardi (anche lui seguace del socialismo di Camillo Prampolini), vi entrerà come insegnante di ornato nel 1892 e successivamente di figura, quando Chierici dovrà rinunciare per motivi di salute.

Nel 1897 il direttore Chierici ebbe cura di stilare un elenco degli ex-studenti della Scuola che a suo avviso “maggiormente si distinsero e si distinguono nell’arte loro dal 1859 al 1896”. Proprio in cima all’elenco, in ordine di merito, troviamo citati i nostri studenti reggiani frequentanti l’Istituto di Belle Arti di Firenze[18]:

Nome e cognome “Arte” Osservazioni
Lazzaro Pasini Pittore figurista Membro onorario della R. Accademia di Brera in Milano
Cirillo Manicardi Pittore fig. ornato Membro onorario della R. Accademia e Prof. D’Ornato in questa R. Scuola
Guglielmo Fornaciari Scultore Membro onorario della R. Accademia di Modena, e autore del monumento a Lazzaro Spallanzani in Scandiano
Giulio Ferrari Pittore dec. re e figurista Membro onorario della R. Accademia di Modena, ora incaricato dell’insegnamento della Storia dell’Arte nella R. Scuola di Disegno in Reggio

 

Ferrari, Fornaciari e Pasini seguirono regolarmente gli studi con la seguente progressione [19]:

n. “patria” a. s. 1878-79 a. s. 1879-80 a. s. 1880-81 a. s. 1881-82
Ferrari Giulio 228 Reggio E. Figura comune Figura speciale 1 Figura speciale 2 ==========
Fornaciari Guglielmo 309 Reggio E. ========= Scultura speciale 1 Scultura speciale 2 ==========
Pasini Lazzaro 376 Reggio E. ========= ========= Figura speciale 1 Figura speciale 2

 

BIBLIOGRAFIA

1882

  1. VENTURI, La R Galleria Estense in Modena, Modena.

1927

  1. SPAGNI, La mostra postuma di Cirillo Manicardi, Reggio E.

1938

  1. DAVOLI, Cirillo Manicardi. Pittore reggiano dell’ultimo ‘800 / prefazione del Sen. A. Venturi, Reggio E.

1941

  1. BIAGI, L’Accademia di Belle Arti di Firenze, ed. Le Monnier, Firenze.
  2. SILIPRANDI, La R. Scuola di Disegno per Operai “Gaetano Chierici” di Reggio Emilia, ed. Le Monnier, Firenze.

1973

  1. VV. (a cura di), Cirillo Manicardi, guida alla mostra (Teatro Municipale), Reggio E.

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  1. CARAMEL e F. POLI, L’arte bella. La questione delle accademie di belle arti in Italia, Milano.
  2. DRAGONE (a cura di), Antonio Fontanesi. L’opera grafica, catalogo della mostra (Torino – Piacenza – Reggio E. 1980), Torino.

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  1. FARIOLI (a cura di), Prospero Minghetti 1786-1853. Nel laboratorio di un artista neoclassico, catalogo della mostra, Reggio E.
  2. MUSSINI, E. FARIOLI, M. FESTANTI e G. MARCENARO, Cirillo Manicardi. Un artista fin de siècle, Reggio E.
  3. FARIOLI (a cura di), Cirillo Manicardi, guida alla mostra (Teatro Municipale Romolo Valli), Reggio E.

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  1. MOROZZI (a cura di), Omaggio a Gaetano Trentanove 1858-1937. Uno scultore tra la Toscana e gli Stati Uniti, catalogo della mostra (Accademia delle Arti del Disegno), Firenze.
  2. TREVISANI, E. FARIOLI e S. FERRARI (a cura di), Un Museo ritrovato. Il patrimonio dell’Istituto d’Arte Chierici restituito alla città, catalogo della mostra (Musei Civici), Reggio E.

2008

  1. GALLO MARTUCCI e G. VIDETTA (a cura di), I luoghi di Giovanni Fattori nell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Passato e presente, catalogo della mostra, Firenze.

2009

  1. MARTINELLI BRAGLIA, P. NICHOLLS e L. RIVI (a cura di), Giovanni Muzzioli. Il vero, la storia e la finzione, catalogo della mostra (Palazzo Foresti, Carpi), Torino.

2012

  1. VV., Cirillo Manicardi non visto, numero monografico su Cirillo Manicardi, “Strenna del Pio Istituto Artigianelli – Reggio E.”, anno XXI, n. 1.

L’autore ringrazia Maurizio Carnasciali, archivista dell’Accademia di Belle Arti ed Enrico Sartoni, archivista dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, per gli aiuti forniti durante la ricerca.

[1] Cfr. E. FARIOLI, Prospero Minghetti 1786-1853. Nel laboratorio di un artista neoclassico, catalogo della mostra, Reggio Emilia 1993, pp. 7-21.

[2] Cfr. E. FARIOLI, Antonio Fontanesi e l’ambiente della prima formazione a Reggio Emilia, in Antonio Fontanesi 1818-1882, catalogo della mostra a cura di R. Maggio Serra, Torino 1997, pp. 87-91.

[3] E’ documentato un suo incontro nel 1867 con Antonio Fontanesi, già quarantenne, che una tumultuosa esistenza aveva portato in Toscana a contatto coi pittori macchiaioli, prima di indurlo ad accettare un incarico di insegnamento nell’Accademia Albertina di Belle Arti a Torino nel 1869. Cfr. A. BABONI, Gaetano Chierici e la cultura figurativa in Toscana dopo il 1850, in Gaetano Chierici 1838-1920. Mostra antologica, catalogo a cura di E. Monducci, Reggio Emilia 1986, pp. 23-25.

[4] Archivio dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, Atti del R. Istituto di Belle Arti, Registro delle iscrizioni degli alunni 1878-82.

[5] Biblioteca Municipale “Panizzi” Reggio E., Mss. Regg., Carteggio Manicardi, C478/15.

[6] Ibidem, lettera del 7 gennaio 1879.

[7] E’ nominato “professore onorario esercente di pittura” nel febbraio 1880 (Archivio dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, Atti del R. Istituto di Belle Arti, Filza 1880, n. 67).

[8] E’ richiesto il pagamento della tassa annuale di trenta lire. Vedi lo Statuto approvato con R. D. 3 dicembre 1876 n. 3561, in G. U. n. 299/1876.

[9] Per conoscere l’ubicazione degli studi dei pittori, è utile consultare l’annuale “Indicatore generale delle arti di Firenze: amministrativo, commerciale, artistico, industriale e stradale”, Firenze 1876-1899. Ringrazio per questa segnalazione Isabella Raffaelli presso l’Archivio di Stato di Firenze.

[10] L. RIVI, Tra Otto e Novecento: percorsi nella vicenda critica di Giovanni Muzzioli,in: Giovanni Muzzioli (1854-1894). Il vero, la storia e la funzione, catalogo della mostra (Carpi 2009) a cura di G. Martinelli Braglia, P. Nicholls, L. Rivi, Torino 2009, p. 35.

[11] cfr. L. RIVI, La pittura storica di genere e La pittura di genere d’ambientazione storica, in: op. cit., pp. 58-59, 74-75.

[12] Nemmeno gli studi più recenti hanno fatto chiarezza su questo punto. Si veda la monografia, peraltro documentatissima, di M. MUSSINI, Cirillo Manicardi un artista fin de siècle.

[13] “L’Imparziale, periodico amministrativo-letterario”, Reggio-Emilia, 19 giu. 27 nov. 25 dic. 1881, 8 gen. 1882.

[14] Giulio Ferrari, frequentante il corso “speciale” di figura negli aa. ss. 1879-80 e 80-81.

[15] A. VENTURI, Prefazione, in A. DAVOLI, Cirillo Manicardi pittore reggiano dell’ultimo ‘800, Reggio Emilia 1938.

[16] Si tratta di un olio su tela che, col titolo di “Il futuro artista”, resterà nella collezione privata di Manicardi a Reggio.

[17] Sulla busta della lettera: “Egregio pittore Cirillo Manicardi / Fermo in Posta / Reggio d’Emilia” (Biblioteca Municipale “Panizzi” Reggio E., Mss. Regg., Carteggio Manicardi, C478/13).

[18] Archivio del Liceo Artistico Statale “Gaetano Chierici” di Reggio Emilia, Atti della R. Scuola di disegno per gli Operai, a. s. 1896-97.

[19] Archivio dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, Atti del R. Istituto di Belle Arti, Registro delle iscrizioni degli alunni, 1878-82.

Di Sandro Ferrari

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Boom di visite per il Liberty savonese, 280.000 clik http://www.italialiberty.it/boom-di-visite-per-il-liberty-savonese-280-000-clik/ http://www.italialiberty.it/boom-di-visite-per-il-liberty-savonese-280-000-clik/#comments Fri, 21 Aug 2015 13:11:36 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=9724 SAVONA – Sabato 8 agosto la pagina facebook ̶ […]

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SAVONA – Sabato 8 agosto la pagina facebook ”The World Art Nouveau” (Link: www.facebook.com/theworldartnouveau) ha pubblicato un post con la foto di villa Zanelli a Savola, capolavoro in stile Liberty di proprietà della regione Liguria.
Il post dopo pochi minuti dalla pubblicazione ha ottenuto un inaspettato interesse da parte dei 3.247 fan della pagina. Nell’arco di due ore il post è diventato virale con migliaia di ‘Mi piace” e condivisioni. A distanza di due giorni dalla pubblicazione, il post edito da Emanuele Bardazzi ha ottenuto oltre 250.000 visite e la fanpage dedicata alla corrente artistica Art Nouveau nel mondo è cresciuta contando 5.740 fan in costante aumento.
Un successo esorbitante per una realtà giovane è così piccola come ”The World Art Nouveau”, nata sulle colonne del progetto Italia Liberty (www.italialiberty.it) che con grande sorpresa ha scosso l’interesse di magnati e anche agenti immobiliari stranieri a scrivere agli amministratori della pagina dimostrando un interesse per l’acquisto o proposta a terzi di villa Zanelli.

Le idee raccolte si focalizzano su un restauro immediato del villino per adibirlo a residenza privata o museale. L’idea del team ”The World Art Nouveau” composta da Andrea Speziali (massimo esperto di arte Liberty nella nazione), Emanuele Bardazzi (inserzionista su opere pittoriche e arti applicate, co-curatore della pagina) assieme alla figura di un noto fotografo di nazionalità straniera Iva Buenosaires, è quella di recuperare la dimora per ospitare un museo del Liberty, in una forma più grande e pregiata rispetto a quello che ha fatto il comune di Chiaramonte Gulfi (Sicilia). Ci sarebbero già delle opere offerte da privati che possono essere esposte.
In seguito ai risultati ottenuti dal post con oltre 1.740 condivisioni internazionali, vige l’idea di creare una sottoscrizione per una raccolta fondi da impiegare per la salvaguardia della villa Zanelli. Una situazione simile a quella della Sagrada Familia di Gaudì a Barcellona. Non sarebbe male l’acquisto dell’immobile da parte di più soprintendenze o direttamente il Mibact.
Il villino edificato nel 1907 da Nicolò Zanelli, oggi di proprietà della Regione Liguria è situato in un vasto giardino in comunicazione diretta col mare, fino al 1933 appartenne alla famiglia Zanelli, e poi venduta al comune di Milano che la trasformò in campeggio e colonia internazionale. Durante le fasi della seconda guerra mondiale venne adibita a campo ospedaliero. Dal 1967 diventa, grazie alla regione struttura utilizzata dall’ USL dove verso l’ultimo periodo si dedicava al trattamento dei cardiopatici, ma nel 1998 il crollo di una parte dell’edificio ne stabilisce chiusura dell’attività ospedaliera, da allora è rimasto abbandonato.

Dall’analisi degli elementi decorativi del villino Zanelli si attribuisce l’opera a Gottardo Gussoni, allievo del torinese Pietro Fenoglio, uno dei più importanti architetti dello stile Liberty italiano. La recente mostra tenutasi a villa Molaroni a Pesaro: ”Diletto e Armonia. Villeggiature marine Liberty” accompagnata da relativa monografia, ha portato alla luce sul piano scientifico una interessante scoperta. Si tratta di due villini che si affacciano sul mare ad Alassio, dove le decorazioni sono medesime a quella di villa Zanelli. Opera del Gussoni?. Senza dubbio villa Zanelli rimane la regina del Liberty sul Tirreno.
Prossimamente sul sito www.italialiberty.it (portale ufficiale del progetto ITALIA LIBERTY) sarà pubblicato un itinerario Liberty sulla città di Savona dove chiunque può percorre a proprio piacere. Lo stato di abbandono del villino è la nicchia di tanti fotografi urbex che la immortalano in ogni angolo sia esternamente che internamente. Tanto è vero che lo scatto del villino Zanelli è arrivata prima al 1° Concorso Italian Liberty del 2013 con una immagine di Jonathan Dellagiacoma (urbex svizzero).
Per chi vuole c’è attiva la 3a edizione di Italian Liberty fino al 31 ottobre 2015. L’iscrizione è gratuita. Maggiori informazioni qui: www.italialiberty.it/concorsofotografico
LA VILLA: http://www.italialiberty.it/scheda/villazanelli/
Rif.: http://www.lagendasavona.it/news/recuperare-villa-zanelli-a-savona-per-un-nuovo-museo-del-liberty/

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Altare, una città Liberty tutta da scoprire http://www.italialiberty.it/altareliberty/ http://www.italialiberty.it/altareliberty/#comments Mon, 17 Aug 2015 19:40:38 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=9603 A cavallo tra l’ottocento e il novecento si è assistito […]

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A cavallo tra l’ottocento e il novecento si è assistito alla nascita di un nuovo genere artistico, chiamato, a seconda dei luoghi, floreale, liberty, modernista, art nouveau, ecc. Dopo aver presentato il liberty savonese vorrei offrire ai lettori anche alcune immagini di alcune pregevoli ville liberty di un paese nell’immediato entroterra savonese. La località si chiama Altare, paese noto soprattutto per le sue industrie vetrarie e situato a una quindicina di chilometri da Savona, ne offre alcuni esempi pregevoli. Il breve articolo è naturalmente privo di pretese critiche, non essendo l’autore, come del resto già specificato in passato, un esperto d’arte. L’indirizzo prescelto è semmai prettamente fotografico e descrittivo ed è rivolto al solo scopo di permettere a chi non le avesse mai notate di ammirarne la bellezza e magari invogliarlo a vederle di persona allorquando capitasse da quelle parti.

Villa Bordoni Villa Bordoni Villa Bordoni Villa Bordoni Villa Bordoni Villa Bordoni Villa Bordoni Villa Bordoni Villa Bordoni Villa Bordoni Villa Rosa Villa Rosa Villa Rosa Villa Rosa Villa Rosa Villa Rosa Villa Rosa Villa Rosa

Le tre ville in oggetto distano l’una dall’altra poche decine di metri, sorgono vicinissimo al centro del paese e sono dunque assai facili da trovare. Le prime due che vi mostriamo sono state realizzate ai primi del novecento dall’ingegnere e architetto Nicolò Campora, uno dei più prestigiosi professionisti attivi all’epoca a Savona. Soggette ad accurati restauri, sono in ottime condizioni. Furono entrambe commissionate dal Monsignor Giuseppe Bertolotti, all’epoca parroco di San Eugenio ad Altare, per farne dono alle sorelle Rosalia ed Enrichetta.
Villa Rosa, di cui vi mostriamo qui sotto due belle immagini, deve appunto il nome alla sua proprietaria originaria Rosalia.

Villa Rosa. Facciata principale.

Villa Rosa. Facciata principale.

Villa Rosa. Particolare.

Villa Rosa. Particolare.

Questa magnifica villa spicca con le sue raffinate decorazioni, la sua torretta, il pregevole bovindo circolare, le ampie vetrate sormontate da colonnati e da balconate con ringhiere finemente lavorate. Iniziata col nascere del secolo scorso, fu terminata e consegnata nel 1906 o forse poco dopo. Successivamente acquistata dallo Stato, acquisita al demanio e restaurata entro il 2005, ospita oggi la biblioteca comunale, la biblioteca specialistica del vetro e l’interessante museo del vetro di Altare ed è dunque visitabile. Restando nell’ambito del puro stile floreale sono particolarmente degni di nota al suo interno gli stupendi termosifoni d’epoca.

Villa Agar, di cui potete vedere qui sotto il fronte principale, sorge a fianco dell’altra, immediatamente alla sua destra. È stata terminata intorno al 1904 – 1905 e, dopo alcuni cambi di proprietà, è oggi utilizzata come casa di riposo.

Villa Agar. Fronte.

Villa Agar. Fronte.

A una facciata tanto elegante quanto priva di fronzoli (se si eccettua la presenza sulla sinistra di un bovindo moderatamente aggettante) e sobriamente decorata con classici motivi floreali, si contrappone un retro ornato invece in maniera assai spettacolare. E in effetti l’insieme delle ali laterali, delle torri e torrette in puro stile liberty e la stessa notevole ampiezza che lo caratterizza, fanno quasi assomigliare l’edificio in oggetto a un castello delle favole. Come si può costatare osservando le due immagini, sopra e sotto, guardando dapprima il davanti e poi il retro non sembra neppure di avere a che fare con il medesimo fabbricato.

Villa Agar. Retro.

Villa Agar. Retro.

La terza pregevole costruzione liberty altarese di cui ci occupiamo, conosciuta con il nome di Villa Bordoni, è stata invece realizzata, sempre ai primi del ‘900, dall’illustre architetto savonese Alessandro Martinengo, autore nel capoluogo di numerosi importanti edifici. Raffrontando la splendida facciata, decorata e con motivi favolosi e con motivi marinari, con altri palazzi progettati da Martinengo (vedasi in proposito il “Palazzo dei Fratelli Rosso” oppure “Palazzo Piccardo” a Savona, mostrati nell’aerticolo sul liberty savonese) ci sembra che lo stile del suo artefice risulti chiaramente riconoscibile. La presenza della struttura sul tetto, soprastante l’ala centrale, è ad esempio sua tipica. Come si può facilmente costatare guardando le due immagini qui sotto presentate, l’edificio in passato ha subito seri danni e giace purtroppo in grave stato di abbandono, per cui necessiterebbe di urgenti interventi di salvaguardia.

Villa Bordoni di A. Martinengo. Fronte.

Villa Bordoni di A. Martinengo. Fronte.

Villa Bordoni. Retro.

Villa Bordoni. Retro.

A quanto pare il costo di un eventuale restauro sarebbe così oneroso dall’avere finora scoraggiato qualsiasi privato ad acquistarlo mentre, da parte sua, il comune, soprattutto in questi anni di crisi economica, sarebbe privo dei mezzi necessari per intervenire. Pur comprendendo la difficile situazione contingente, sarebbe però davvero deprecabile permettere che questa splendida villa rovini in maniera irrecuperabile. In passato sono già andati perduti altri edifici coevi pregiati, tra cui un teatro, realizzato sempre nel paese e attribuito al rinomato architetto di scuola torinese Gottardo Gussoni (l’autore di Villa Zanelli a Zinola) e non vorremmo che l’evento negativo si dovesse ripetere. È dunque nostra fervida speranza che si possa intervenire al più presto per salvare la bella Villa Bordoni.

Teatro Liberty

Teatro Liberty

Testo e foto di Massimo Bianco

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Roma nelle illustrazioni Art Nouveau di Mucha http://www.italialiberty.it/roma-mucha-artnouveau/ http://www.italialiberty.it/roma-mucha-artnouveau/#comments Tue, 11 Aug 2015 09:36:35 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=9312 In una rara illustrazione di Mucha utilizzata per una s […]

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In una rara illustrazione di Mucha utilizzata per una scatola di biscotti rettangolare (primi ‘900), si intravede sullo sfondo la veduta di Roma. Anche questa grande città di arte e cultura nei primi anni del Novecento ha ispirato il massimo esponente dell’Art Nouveu, Alfons Mucha.

La scatola di biscotti illustrata da Alfons Mucha Basilica di San Pietro a Roma Basilica di San Pietro e ponte a Roma Veduta simile a quella che si ritrova nell'illustrazione di Mucha Castel Santangelo Roma Veduta simile a quella che si ritrova nell'illustrazione di Mucha Mucha Veduta simile a quella che si ritrova nell'illustrazione di Mucha

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A Cervia appuntamento Liberty il 6 agosto http://www.italialiberty.it/a-cervia-appuntamento-liberty-il-6-agosto/ http://www.italialiberty.it/a-cervia-appuntamento-liberty-il-6-agosto/#comments Sat, 01 Aug 2015 11:19:36 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=9073 Prosegue il ciclo di presentazioni legato al nuovo libr […]

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Liberty_Cervia_Speziali_6.08.15Prosegue il ciclo di presentazioni legato al nuovo libro di Andrea Speziali, Italian Liberty, Una nuova stagione dell’Art Nouveau, edito da CartaCanta, Forlì.
Il libro, presentato per la prima volta al Salone del Libro di Torino, ospite alla Biennale della Fotografia di Trezzo sull’Adda e inserito nel circuito degli eventi legati a EXPO 2015, torna a fare tappa in Romagna, terra ricca di esempi in stile Liberty.
Giovedì 6 agosto, infatti, l’appuntamento è a Cervia, località balneare frizzante e dinamica in termini culturali, dove, nel piazzale antistante la Torre San Michele, alle 21.00 si terrà la presentazione del volume. L’evento si inserisce nell’ambito della rassegna culturale “Borgo Marina-Vetrina di Romagna”. Saranno presenti per l’occasione i referenti della casa editrice CartaCanta e l’autore Andrea Speziali, che proietterà immagini significative del Liberty romagnolo e non solo.
Italian Liberty, Una nuova stagione dell’Art Nouveau, è il frutto del concorso fotografico “Italian Liberty”, organizzato da Andrea Speziali con l’obiettivo di censire e valorizzare il patrimonio Liberty in Italia, spesso sconosciuto o dimenticato. Il concorso, che quest’anno vola verso la 3° edizione, ha visto la partecipazione straordinaria di fotografi professionisti e non che, animati dalla passione per la fotografia e per la bellezza, hanno voluto cogliere scorci inediti del Liberty italiano. Il libro si configura quindi come il compimento di un percorso volto alla valorizzazione dell’eleganza e della raffinatezza del Liberty, e mira a condurre il lettore attraverso un viaggio di scoperta delle varie e particolari forme del Liberty italiano presenti in tutta la penisola, da nord a sud. La pubblicazione nasce come monografia fotografica, ma raccoglie al suo interno anche saggi di esperti che, con un linguaggio lontano dai canoni descrittivi dei testi universitari, esplorano gioielli Liberty italiani.
Curatore del volume è il dott. Andrea Speziali, giovane poliedrico e intraprendente che, a soli 27 anni, vanta nel suo curriculum 8 pubblicazioni sullo stile Liberty, 21 curatele di mostre, e progetti legati alla valorizzazione di una corrente artistica sinonimo di Grande Bellezza. Solo per citare alcuni esempi, Speziali ha pubblicato, con Risguardi, Il Novecento di Matteo Focaccia. Eclettico architetto tra Liberty e Razionalismo, mentre, per i tipi di Maggioli, ha realizzato Una stagione del Liberty a Riccione, opera incentrata sulla figura di Mirko Vucetich. Speziali ha poi ideato il progetto “Italia Liberty”, portale web che nasce con l’obiettivo di censire le architetture Liberty in Italia. Per quanto riguarda le mostre, fra le ultime curate da Speziali spicca “DILETTO E ARMONIA. Villeggiature marine Liberty”, in programma fino al 27 agosto 2015 presso Villa Molaroni a Pesaro.
L’appuntamento è quindi fissato per giovedì 6 agosto sotto la Torre San Michele di Cervia, dove sarà possibile ammirare esempi di Grande Bellezza vicini a noi ma, troppo spesso, lasciati in ombra.

C. Ferri

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155° Compleanno di Mucha all’insegna dell’Art Nouveau http://www.italialiberty.it/155compleanno-alfonsmucha/ http://www.italialiberty.it/155compleanno-alfonsmucha/#comments Fri, 24 Jul 2015 18:52:09 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=9000 ALFONS MUCHA (Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 lugl […]

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ALFONS MUCHA
(Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939)

Google porge gli auguri...

Google porge gli auguri…

A 77 anni dalla morte di Mucha, il 14 luglio a Vienna nasceva Gustav Klimt, un altro grande artista, protagonista della Secessione Viennese.

Alfons Maria Mucha, uno dei più importanti artisti dell’Art Nouveau, nasce a Ivancice, in Moravia (una regione dell’odierna Repubblica Ceca, che allora faceva parte dell’impero Austro-Ungarico). Mucha proviene da una famiglia numerosa della piccola borghesia e da bambino disegna molto bene e prende l’abitudine di fare la caricatura dei suoi compagni. Il suo talento come cantante gli permise di mantenersi gli studi fino al liceo, che frequenta a Brno (allora capitale della Moravia) e dopo il liceo diventa violinista alla Cattedrale di Brno. Buon calligrafo e disegnatore, Alphonse Mucha viene assunto come cancelliere nel tribunale dove il padre è ufficiale giudiziario, ma il lavoro da scribacchino non gli piace e il futuro pittore si trasferisce a Vienna, dove lavora per un’importante compagnia di design teatrale, accrescendo le sue conoscenze tecniche e artistiche (1879).

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Nel 1881, ritorna in Moravia e si stabilisce a Mikulov dove lavora in proprio, dipingendo paesaggi, ritratti e realizzando iscrizioni su pietre tombali.

E’ in questo ambiente che il conte Karl Khuen of Mikulov si interessa al suo lavoro e lo assume per decorare con degli affreschi i suoi castelli di Emmahof (in Moravia) e di Gandegg (in Tirolo).

Autoritratto di Alphonse MuchaIl conte Kluen, il signore del luogo, lo incarica di effettuare delle pitture murali nel suo castello e questo lavoro, che riscontra successo, lo fa accogliere dalla nobiltà locale che gli commissiona lavori, mentre il conte decide di sostenerlo economicamente perché il giovane pittori segua dei corsi.
Grazie a questo sussidio Alphonse Mucha può iscriversi all’Accademia delle Belle Arti di Monaco di Baviera dove resta per due anni dal 1885 al 1887.

A 27 anni, l’artista parte per Parigi dove si iscrive all’Accademia Julian e presso l’Académie Colarossi; Mucha vive a Montmartre dove incontra numerosi artisti e dove si dedica alla fotografia.

Il pittore affronta qualche anno di difficoltà economiche, producendo, per vivere, illustrazioni per riviste e manifesti pubblicitari molto belli, tanto che viene assunto dall’importante casa editrice Armand Colin.

Nel 1894 viene incaricato di realizzare un poster per pubblicizzare “Gismonda”, un’opera teatrale di Victor Sardou con protagonista Sarah Bernhardt. La finezza del disegno convince l’attrice a proporre a Mucha un contratto della durata di 6 anni.

La produzione di Mucha comprende moltissime opere, divise principalmente in dipinti, grafiche e manifesti pubblicitari, tutti permeati dagli elementi caratteristici dell’Art Nouveau.

I lavori di Mucha spesso raffigurano giovani donne in abiti dal taglio neoclassico, circondate da motivi floreali che formano cornici geometriche attorno alla figura.

Dopo la famosa Sarah Bernhard, anche i produttori di profumi, di champagne e di qualsiasi altra cosa fanno la coda davanti alla porta di Mucha.
Le sue opere sono ormai su tutti i muri e quotidianamente si incrociano le sue creazioni (sigarette Job, biscotti Lu, champagne Ruinart, etc.).

Illustrazione di Alphonse Mucha Poco alla volta si dà il nome di Art Nouveau allo stile di Mucha e le commesse affluiscono da tutte le parti, ciò che farà invitare l’artista all’Esposizione Universale del 1900.

Comincia ad insegnare nel 1896 e nel 1897, la Galleria la Bodinière, organizza una mostra per l’artista, la prefazione del catalogo è di Sarah Bernhardt.

Seguiranno altre esposizioni, sempre più prestigiose.
Verso la fine del 1905 Mucha parte per New York dove il suo arrivo è un vero e proprio avvenimento.

Mucha vive negli Stati Uniti dal 1906 al 1910 e quando ritorna in Europa, si stabilisce a Praga.
Cura le decorazioni del Teatro delle Belle Arti e di altri importanti palazzi praghesi.

Quando la Cecoslovacchia, dopo la Prima Guerra Mondiale, ottiene l’indipendenza Mucha disegna francobolli, banconote e altri documenti governativi per la neonata nazione, lavori per i quali l’artista non vuole essere rimunerato.

Nel 1919, le prime sette tele dell’Epopea slava, vengono esposte a Praga facendo grande sensazione.
Quello stesso anno il pittore si porta in America dove Mucha va a vivere per due anni, le grandi tele alle quali si dedica totalmente.

Nel 1921, ritorna in Europa e non la lascerà mai più.

Alphonse Mucha lavora per anni al completamento di quello che è considerato il suo capolavoro, l’Epopea slava, venti quadri di grandi dimensioni che rappresentano un’epopea simbolica del popolo slavo fin dall’Antichità, che viene completata e presentata a Praga il 14 luglio 1928.

Il pittore muore a Praga il 14 luglio 1939 e viene sepolto nel cimitero di Vysehrad, a Praga e la città gli dedica un museo.

 

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Tratto da: Settemuse.it

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Silvio Gambini http://www.italialiberty.it/silviogambini/ http://www.italialiberty.it/silviogambini/#comments Tue, 21 Jul 2015 21:25:28 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=8884 Figlio di Luigi, nacque a Teramo da una famiglia di mod […]

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Figlio di Luigi, nacque a Teramo da una famiglia di modeste origini il 18 ag. 1877. Studiò dapprima nella sua città natale, dove si diplomò nel 1897 come perito agrimensore presso l’istituto tecnico V. Comi. Stabilitosi in seguito a Busto Arsizio, dal 1899 il G. iniziò a collaborare come disegnatore per l’Ufficio tecnico comunale, dove contribuì alla progettazione dell’acquedotto e del macello civico di via Pepe. A partire dal 1900 entrò a far parte dell’Ufficio per il piano regolatore di Busto come applicato tecnico e contemporaneamente, come assistente dell’architetto C. Crespi Balbi, seguì il cantiere di costruzione della scuola G. Carducci.

Villa La Plancola  (1909-1913).  Via Boccaccio, 70. Demolita negli anni 50

Villa La Plancola (1909-1913). Via Boccaccio, 70. Demolita negli anni 50

Nel frattempo sempre a Busto si dedicò alla realizzazione dei portici del nuovo cimitero e alla progettazione delle edicole funebri per le famiglie Bossi, Milani e Decio. Dal 1901 il G. frequentò lo studio dell’ingegner G. Guazzoni con il quale collaborò fino al 1915 (Bairati – Pacciarotti). Dal 1903 diede inizio a una parallela attività indipendente, costruendo il villino, lo stabilimento di tessitura e la tintoria di A. Castiglioni in via G. Mameli (ora in parte demoliti) e il complesso edilizio della ditta Garavaglia in via M. d’Azeglio nei quali sono evidenti motivi derivanti dalla cultura liberty-secessionista.

Seguì quindi per il G. un’intensa attività professionale con i disegni per il mattatoio di Carmagnola (Torino), del 1903, con il villino Paris a Giulianova, progettato nel 1904 e portato a compimento nel 1918, con la villa Bossi a Fagnano Olona (Varese), con la villa Gagliardi a Sacconago (entrambe del 1905) e con una lunga serie di costruzioni a Busto, culminata nella realizzazione della villa Ferrario in via Palestro, che segnò l’inizio del suo successo e della sua concreta influenza sull’ambiente architettonico cittadino.

Torretta con decorazioni in finta pietra e ringhiere in ferro battuto

Torretta con decorazioni in finta pietra e ringhiere in ferro battuto

Le ragioni di tale successo vanno ricercate in due direzioni distinte ma complementari: nella sostanziale novità della sua vena stilistica, risultato di una mediazione tra Jugendstil ed evidenti riferimenti ad alcuni progetti di E. Basile, L. Paterna Baldizzi e R. D’Aronco, e nell’operosità delle industrie tessili bustesi, le quali avevano determinato l’ascesa di una nuova e ambiziosa classe imprenditoriale, capace di promuovere nei suoi edifici di rappresentanza una rinnovata caratterizzazione estetica.

Sempre nei medesimi anni il G. intrecciò rapporti di collaborazione con il maestro di ferro battuto A. Mazzuccotelli, con il quale realizzò tra gli altri i motivi floreali dell’edificio per la Società elettrica Vizzola, della tintoria Garavaglia, della casa Rena, della cappella Gagliardi nel cimitero di Sacconago e, principalmente, i Molini Marzoli Massari e il “palazzino” di G. Castiglioni in piazza G. Garibaldi ancora a Busto.

Proprio nel progetto eseguito per la residenza di G. Castiglioni, il G. mostrò un’interessante capacità di mediazione dei molteplici elementi che si erano andati agitando nella cultura nazionale, tra cui quelli del linguaggio “mediterraneo” di Basile, e quelli di G. Sommaruga, estrapolati dall’omonimo palazzo in corso Venezia a Milano.

In coincidenza con queste ultime realizzazioni, databili al 1906, il G. iniziò una collaborazione con la scuola dell’Umanitaria di Milano e contemporaneamente avviò un’attiva frequentazione – durata sino al 1908 – dello studio

Particolare del bowindow . Decorazioni ceramiche Cantagalli

Particolare del bowindow . Decorazioni ceramiche Cantagalli

Sommaruga (Nicoletti, p. 208). Nel corso di questi anni il G. si dedicò alla realizzazione della villa bustese di R. Bossi (demolita), nella quale attraverso rivisitazioni bizantineggianti, diede vita a una nuova sensibilizzazione delle superfici murarie. Nel 1907 realizzò numerose costruzioni a Busto (case Bottigelli e Colombo, albergo dei Tre Re) e in alcuni centri limitrofi come Parapiago (villa Gajo, edifici della Società unione manifatture) o Samarate (villa Guicciardi). Nella successiva villa Avanzini in Busto (1908-09), il G. ribadì, sia pure con minore audacia, alcune coordinate di Sommaruga, ravvisabili sia nella struttura volumetrica che nell’ornato.

Durante questo periodo, il G. ottenne il primo premio all’Esposizione agricola artistica e industriale del 1906 di Oleggio, presentando disegni e fotografie di costruzioni realizzate o in corso di esecuzione, e vinse il concorso bandito nel 1908 per la copertina dell’Artista moderno; nel 1911 fu premiato all’Esposizione di schizzi architettonici nel negozio Rossi di Teramo, per la progettazione dei ferri battuti eseguiti dalla ditta Bertolini e Perrone di Borgosesia. In questi anni, inoltre, collaborò con scritti e disegni a numerose riviste d’arte, tra cui Memorie di un architetto (dal 1904), L’Architettura pratica (1904), L’Artista moderno (dal 1908), La Casa (1909), Per l’arte (dal 1911), L’Architettura italiana (1915).

Del 1909 è la villa Leone a Busto, opera che riassume la sua prima stagione di progettista e apre un nuovo e autonomo sperimentalismo formale dimostrando una particolare attenzione per gli apparati decorativi e per i rapporti dimensionali. Anche nelle numerose case d’abitazione costruite negli anni 1909-12 a Busto il G. mantenne sempre un alto livello qualitativo. Nondimeno interessanti sono anche due sue realizzazioni eseguite presso il Sacro Monte di Varese: il villino Petazzi (del 1909) e la villa di S. Armiraglio (1911-13). In ambedue le realizzazioni, accanto a un impianto stilistico ancora ricco di reminiscenze sommarughiane, si può notare l’estrema cura con la quale è stato mediato il contesto ambientale. Sempre di questo periodo (1909-13) l’opera più significativa dell’attività del G. è la villa Angeletti detta La Palancola, a Firenze (poi demolita).

Prospetto laterale

Prospetto laterale

In questo imponente edificio il G. sviluppa movimenti volumetrici tesi a espandersi nello spazio, trattenuti da fasce orizzontali, fregi ed elementi naturalistici eseguiti con una maniacale cura artigiana. Non mancano le citazioni-omaggio sia al Basile (scala d’ingresso) sia al Sommaruga (torretta e terrazzo).

Una revisione critica dei lavori precedenti si può notare dopo il 1913, quando ormai anche le tematiche liberty stavano declinando in tutta Europa: altri riferimenti cominciarono a guidare il G., che iniziò a interessarsi ai modi di progettare di G.U. Arata. Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, il G. continuò a progettare e a realizzare opere che testimoniano un recupero del neomedievalismo di diretta influenza aratiana, accompagnato da un decorativismo lineare e asciutto, dove le concessioni al floreale vengono mediate attraverso una stilizzazione già preludio al déco.

Tipici, a tal riguardo, il progetto, non realizzzato, per la palazzina Di Martire a Teramo (1913), ma anche altre numerose opere destinate al territorio bustese: le case Gabardi (1913) e Rabolini (1913) e l’ambizioso progetto per un palazzo degli studi, il quale però si distingue dai precedenti per più evidenti assonanze (quale l’uso dell’ordine gigante) con le idee di U. Stacchini.

Particolare dello scala d'ingresso

Particolare dello scala d’ingresso

Il G. produsse, inoltre tra il 1913 e il 1915, diversi schizzi fantastici sulla scia del futurismo e finalizzati probabilmente a una pubblicazione della sua opera architettonica (Bairati – Pacciarotti). Questo corpus dimostra l’attenzione del G. ai fermenti innovativi europei; in gran parte acquerellati, i disegni, dai titoli molto esplicativi (Visione, Patria, Castello, Padiglione, ecc.), sembrano legarsi in maniera diretta sia alle matrici d’Oltralpe (in modo particolare a J.M. Olbrich e a O. Wagner), sia alle nostrane allegorie futuriste di A. Sant’Elia e agli “storicismi fantastici” di G. Mancini. Nel 1915 il G. progettò la sua casa a Busto (1915-21), dedicandola alla moglie Dircea e al contempo avviò il proprio studio professionale attiguo all’abitazione. Nel suo palazzo al n. 29 di via Mameli il G. realizzò un’opera che fa da tramite fra il periodo liberty e déco, sia per la razionalità dei volumi che per l’uso di ornamenti più sobri e geometrizzanti.

Dopo la parentesi degli anni di guerra il G. progettò lo stadio a Busto (1918-19, demolito), realizzò una serie di monumenti funebri di impronta déco fra cui quello della famiglia Radice nel cimitero locale (1919) e curò la ristrutturazione del teatro Gerolamo a Milano (1919). Al G. si devono anche gli alloggi IACP a Busto, che vennero inaugurati nel 1919. Dopo aver realizzato la villa Boriolo a Celle Ligure (1920-21), opera dai contenuti eclettici, tra il 1919 e il 1922 costruì le ville Masera e Tenconi a Busto, che segnano un’importante conferma delle sue predilezioni déco: a questa tendenza si legano anche altre opere successive, segnatamente l’albergo Pavone (1922-24), i villini Castiglioni (1924), Sommaruga (1924) e Armiraglio (1924).

La scelta della nuova borghesia comasca e varesina di edificare la propria dimora unifamiliare accanto allo stabilimento industriale offrì al G. la possibilità di trasferire alcuni elementi compositivi tipici delle abitazioni anche nei complessi industriali; si ricordano in particolare: le Fonderie Tovaglieri di Busto (1921-26), il complesso Musarra e Meraviglia di Canegrate (1926), la villa, lo stabilimento e le case degli operai della Tessitura Piantanida a Inveruno (1926). Tale processo provocava una ricerca estetica anche per le fabbriche come nel caso delle Officine meccaniche Pensotti (1924) o nella Manifattura Tosi (1926) entrambe di Busto.

Facciata verso Fiesole

Facciata verso Fiesole

Le opere della maturità rispecchiano l’adesione del G. al déco italiano, a questo proposito si ricordano il rifugio “Città di Busto Arsizio” in alta Val Formazza (1923-26), la casa del fascio e il municipio di Canegrate (1927), il campo sportivo e il circolo dell’Unione ancora a Canegrate (1928), la villa Solbiati a Busto (1928-30) e la “chiesetta” nella villa Gasbarrini alla Marina di Giulianova (1929-35). A testimonianza del suo impegno nel campo della progettazione nel 1928 ottenne dal ministro della Pubblica Istruzione la promozione da geometra ad architetto (Bairati – Pacciarotti).

Nel ricco materiale iconografico proveniente dal Fondo Gambini conservato nella Biblioteca civica di Busto Arsizio relativo alla produzione del G. negli anni Trenta, si possono scorgere molteplici riferimenti a G. Muzio e a R. Fagnoni, che spiegano come l’artista, attratto dall’uso dei volumi in quanto forme geometriche, venne eliminando progressivamente le decorazioni. Tra le opere di questi anni che testimoniano tale cambiamento stilistico si annoverano le case bustesi di E. Pensotti (1928) e di C. Piantanida (1928-30), gli studi per lo stabilimento Marcora ancora di Busto (1929-30) e la tomba Pedrazzini del cimitero di Arona (1930).

Un linguaggio assai diverso venne adoperato nel progetto per un edificio polifunzionale per il Lido di Arona (1931), in cui il G. eliminò totalmente la decorazione, tentando un razionalismo elementare proprio delle coeve esperienze italiane.

Arch. Silvio Gambini progetto per Villa  La Palancola

Arch. Silvio Gambini progetto per Villa La Palancola

L’opera successiva del G. è caratterizzata da una sostanziale duttilità: dopo una parentesi novecentista che trova compimento nella controllata libertà inventiva delle case Pellegatta (1931) e Piantanida (1934) a Busto, si assiste a una progressiva perdita di mordente, fatta eccezione per il climax razionalista raggiunto con la casa Sant’Elia a Busto del 1934. Delle numerose opere realizzate dopo il 1931 si ricordano: l’ampliamento della sua abitazione (1936) e il deposito merci Genellina (1938) a Busto, la casetta Colombo a Olgiate Olona (1932), l’albergo S. Antonio a Inveruno (1934), la villa Riva a Favria Canavese (1936) e l’edificio a uffici dell’ACNA (Aziende colori nazionali e affini) di Cesano Maderno (1937-38).

Nell’ultima fase della sua attività si dedicò con sempre maggiore interesse alla progettazione urbanistica: tra il 1933 e il 1934 partecipò insieme con P. Mezzanotte, G. Minoletti, M. Castiglioni e G. Granelli al concorso nazionale per il progetto del piano regolatore di Busto. La proposta del gruppo, denominato “Pentagono”, che vinse il primo premio, si qualificava per l’attenzione posta alla viabilità alla quale si coniugava una ricerca spaziale non priva di soluzioni originali. Il G. poté passare alla fase esecutiva del piano solo nel 1947 con professionisti locali. Sempre nel 1933-34 partecipò con Mezzanotte, Minoletti, Castiglioni e Gnocchi al concorso per il nuovo piano regolatore della città di Gallarate (secondo premio), adottando una soluzione comunque priva di retorica che intendeva dare unità stilistica alla località lombarda. Ancora in quel periodo insieme con Mezzanotte e Minoletti partecipò anche al concorso per il piano regolatore di Como, classificandosi al quinto posto, con una proposta incentrata sul diradamento edilizio dell’area centrale della città.

Fra le sue ultime opere si ricordano il progetto per un monumento ai caduti della libertà di Sacconago (1945), la tomba Menotti Paracchi (1945) e la casa di abitazione di via Luini (1947) a Busto.

Il G. morì nella sua casa di Busto Arsizio il 17 ott. 1948.

 

TESTO di Giuseppe Bonaccorso

 

rTra i numerosi scritti del G., oltre ai brevi commenti che illustravano i suoi progetti, si annoverano: Ferri moderni. Idee e schizzi, Milano 1914; Per il nuovo palazzo del Convitto nazionale, in Il Popolo abruzzese, 7 sett. 1914; Ferri decorativi moderni, in L’Artista moderno, 10 sett. 1914, pp. 270-275.

Fonti e Bibl.: R. Bossaglia, Il liberty in Italia, Milano 1968, p. 115; D. Riva, Sulla mostra del liberty e sulla figura di S. G., in Almanacco della Famiglia bustocca, 1972, pp. 150-157; G. Pacciarotti, Codicillo al liberty bustese, ibid., pp. 158-160; Architettura liberty a Milano (catal.), a cura di R. Bossaglia, Milano 1972, pp. 56, 98-100, 118; R. Bossaglia, Il decò italiano, Milano 1975, pp. 64 s., tav. 84; S. G. Opere: 1903/1915 (catal.), a cura di E. Bairati – G. Pacciarotti, Busto Arsizio 1976; S. Colombo – S. Zanzi, Varese liberty…, Malnate 1976, p. 10; G. Pacciarotti, Una personalità recuperata del modernismo italiano, S. G., in Situazione degli studi sul liberty. Atti del Convegno… Salsomaggiore Terme, 1974, a cura di R. Bossaglia – C. Cresti – V. Savi, Firenze 1977, pp. 237-243; M. Nicoletti, L’architettura liberty in Italia, Roma-Bari 1978, ad indicem; C. Cresti, Firenze 1896-1915. La stagione del liberty, Firenze 1978, pp. 143-145, 284; G. Marzocchi Mirioni, Saggio sull’edilizia liberty a Varese ed a Induno Olona, in Rivista della Società storica varesina, XV (1981), pp. 117-138; G. Pacciarotti, S. G.: cinquant’anni di architettura nell’alto Milanese, in Lombardia Nord/Ovest, LXII (1981), 3, pp. 15-23; F. Robecchi, Il liberty e Brescia, Brescia 1981, p. 504; G. Pacciarotti, Il liberty a Legnano e nell’alto Milanese, in Quaderni del Ticino, 1984, n. 21, pp. 45 s.; E. Bairati – D. Riva, Guide all’architettura moderna. Il liberty in Italia, Roma-Bari 1985, ad indicem; S. Leoni – E. Pavia – C. Valentini, S. G.: un artigiano dell’architettura, tesi di laurea, Politecnico di Milano, Facoltà di architettura, a.a. 1985-86; Archivi del liberty italiano. Architettura, a cura di R. Bossaglia, Milano 1987, ad indicem; G. Gambassi Pensa, S. G., in Rassegna di vita bustese. 1920-1940 (catal.), Busto Arsizio 1989, pp. 74 s.; S. G. La carriera di un architetto tra liberty e razionalismo (catal.), Busto Arsizio 1992.

Silvio Gambini

 

Prospettiva della Villa Angeletti della ‘La Palancola’ Silvio Gambini architetto, Firenze, 1909-1913 Demolita nel 1950 Acquerello Ritratto di Silvio Gambini

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ALDO MAZZA
(1880-1964)

 

(…) Aldo Mazza sapeva far scattare il suo stupore nel vedere le cose, nel provare emozioni, saper giocare col disegno per eseguire una caricatura o preparare un cartellone pubblicitario. Non cercava la spettacolarità, ma la semplicità!
L’arte non è una forma di sapere, ma di stupore!
In pittura trovava il giusto taglio per eseguire un paesaggio o per ritrarre una figura.
Specialmente nei fiori si nota il suo spiccato senso del colore (…) Le signore della borghesia milanese ci tenevano ad essere ritratte da lui per la sua penetrazione psicologica, proprio come lo erano stati Cesare e Guido Tallone (…) Alda Garavaglia, 2000

 

39 83279188852777c533bc4d5ba5b308d0 ITX03012z ITX22137z Manifesto-della-Fiera-di-Milano-Aldo-Mazza-1927 mazza_grammofono O0000027 O0000129 O0000950 Schermata 2015-07-21 a 14.38.59 Schermata 2015-07-21 a 14.47.41 $_57 061_zpsguhtysbk Schermata 2015-07-21 a 14.47.31 H0132-L06089300 H0849-L09918790

Nasce a Milano nel 1880. Nipote e pronipote di pittori insigni – il padre ottimo ritrattista e lo zio famoso animalista e caricaturista – si dedica alla pittura a diciassettene anni dopo il giudizio favorevole di Mosè Bianchi. E’ allievo all’Accademia di Brera di Cesare Tallone e, ancor giovane ed ignoto, illustra i libri per i fanciulli della Vallardi, illustratore di libri per linfanzia, o di romanzi come La partenza del crociato. Caricaturista geniale, dal 1904 diventaprincipale caricaturista del Guerin Meschino, per cui lavorò circa ventanni. Lavora anche per Il Secolo, Il Numero e Il Pasquino e per altri giornali; circa duecento sue vignette sono raccolte nel volume edito nel 1928 a favore dell’istituto Cesare Beccaria di Milano.
Numerose aziende gli commissionano manifesti murali, tra queste Birra Italia, Lubrificanti Shell, Articoli per la Fotografia Ganzini, Biciclette Bianchi, La Rinascente, Credito Italiano, Magazzini Vittoria, e tanti altri ancora. Oltre sessanta manifesti e quaranta cartoline da lui realizzate sono conservati presso la Civica Raccolta delle Stampe Bertarelli di Milano.
Come pittore, tra le sue prime esperienze è la presenza all’esposizione di Torino del 1911 in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, dove espone un raffinato ritratto di sua moglie. Una sua opera Del vespero, riecheggiante la maniera divisonista, viene esposta alla Biennale di Venezia del 1906. Nel 1924 presso la Villa Reale di Monza è presente nella Mostra del ritratto femminile contemporaneo, un genere che, unitamente al ritratto dei bambini, era particolarmente da lui praticato.  decenni successivi allestisce un’importante mostra alla Galleria Pesaro a Milano, del 1935, di nuovo con una galleria suggestiva di ritratti femminili. Muore nel 1964, a Gavirate, località dove in vita trascorre molto del suo tempo.  Nel 1978 la Galleria Internazionale di Varese allestice la mostra Amore di terra varesina; dove erano esposte alcuni lavori ritrattistici di Mazza. Nel 1983, a Milano è stata allestita la mostra La satira politica nei disegni di Aldo Mazza. Nel 2000 il comune di Gavirate ha dedicato a lui e alla sua famiglia di artisti un significativo ricordo.

Aldo Mazza - Vov Zabaione, 1910  poster ad for Vov egg liqueur, G.B. Pezziol, Padova. Aldo Mazza - Dawis bicycles, 1904 Aldo Mazza - Scienza per tutti, 1909

AA.VV., I Mazza 1817-1964. Arte, poesia, costume: storia di una famiglia, 2000

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Alla scoperta del Liberty http://www.italialiberty.it/alla-scoperta-del-liberty/ http://www.italialiberty.it/alla-scoperta-del-liberty/#comments Mon, 20 Jul 2015 12:00:42 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=8769   Mostra fotografica “Alla scoperta del Liberty” a […]

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locandina mostra il sileno

 

Mostra fotografica “Alla scoperta del Liberty”

a cura di Valeria Dattilo

Mensa di Economia, Centro Residenziale – Università della Calabria

22 luglio: 15-22; 23 luglio 9-20

 

L’Associazione Culturale “Il Sileno” in collaborazione con “Italian Liberty”, organizza nei giorni 22 e 23 luglio una mostra fotografica dal titolo “Alla scoperta del Liberty” a cura di Valeria Dattilo, pittrice e dottore di ricerca in Filosofia del linguaggio. La manifestazione, che si terrà presso la Mensa di Economia del Centro Residenziale UniCal, partirà alle 15 del 22 luglio e si concluderà il 23 luglio alle 20. Alcune fotografie esposte nella mostra sono state premiate in occasione del concorso nazionale “Italian Liberty” e pubblicate nel catalogo “Italian Liberty. Una nuova stagione dell’Art Nouveau”, curato dall’esperto della corrente artistico-filosofica Liberty, Andrea Speziali. “La Dott.ssa Dattilo ha ricercato interessanti soggetti Liberty e ne ha immortalato l’anima di ciascuno con effetti, cromie e tagli piacevoli e scenografici. La foto con cui si è classificata con menzione d’onore riguarda un soggetto unico in tutto il concorso, espressamente Liberty e uno dei pochi interni visti tra tutte le foto. La sua premiazione non è riferita solo per quell’immagine – continua Speziali -, ma anche per l’insieme di immagini presentate che raccontano una storia, un’emozione fatta di luci, colori e forme felici, sinonimo di eleganza e racconto della corrente artistica Art Nouveau”.

“La Mensa di Economia – dichiara la dott.ssa Dattilo -, nei giorni della mostra si trasformerà in un percorso di segni e simboli Liberty, come sintesi, come luogo d’incontro di “spirito” e “natura”, connubio imprescindibile di questo stile artistico. La serie di opere presentate durante la mostra – continua l’artista – mira ad immortalare l’anima Liberty di ciascun soggetto fotografato, riproducendo in ciascuna foto le sensazioni e le percezioni visive che gli edifici Liberty evocano. L’utilizzo di fiori, frutta e disegni geometrici, rivela il fulcro più intimo di questa corrente: i palazzi assumono forme biologiche, naturali e ramificate per contrastare quella riproducibilità senza aura, di cui aveva parlato Walter Benjamin, uno dei massimi esempi della Scuola di Francoforte”.

“Si tratta della prima mostra di fotografia Liberty in Calabria – conclude il presidente dell’Associazione Il Sileno, Dott. Francesco De Pascale – . In Calabria, difatti, sono presenti numerose costruzioni in stile Liberty, soprattutto nella città di Reggio Calabria, che dopo il terremoto del 1908 venne ricostruita seguendo lo stile dell’Art Nouveau, rivisitato nella mostra”.

 

Comunicato Mostra Liberty Il Sileno – CR UniCal

 

 

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