Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Thu, 25 May 2017 21:05:08 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.15 Alessandro Martinengo, il Gaudì Savonese http://www.italialiberty.it/alessandro-martinengo-il-gaudi-savonese/ http://www.italialiberty.it/alessandro-martinengo-il-gaudi-savonese/#comments Thu, 25 May 2017 21:05:08 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12839 di Massimo Bianco Tra la fine del diciannovesimo secolo […]

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di Massimo Bianco
Tra la fine del diciannovesimo secolo e gli inizi del ventesimo, Savona ebbe una grande crescita demografica e di conseguenza un’intensa fioritura edilizia, estesa anche alla provincia, che ci ha lasciato testimonianze architettoniche significative, soprattutto Liberty. Le case monofamiliari o condominiali riferibili almeno in parte a tale stile decorativo, che aspirava a restituire dignità estetica allo spazio urbano attraverso forme naturalistiche e prive di spigoli, utilizzando anche materiali nuovi e più economici, sono numerose. Ma se la maggior parte degli architetti locali dell’epoca vi si è dedicata almeno una volta, il nome savonese di gran lunga più ricorrente è quello di un singolo brillante artista: l’ingegner architetto Alessandro Martinengo, di certo il più importante vissuto a Savona.
Di lui sono note soprattutto tre opere, il “Palazzo dei pavoni”, il “Palazzo Delle Piane” e la “Casa dei gatti”. In effetti questi capolavori basterebbero da soli a conferirgli prestigio, ma l’attività di Martinengo, che ha attraversato, senza bruschi passaggi, almeno tre diverse stagioni stilistiche, l’Eclettismo, il Liberty e l’Art Déco, merita di essere conosciuta in maniera assai più approfondita, anche perché, pur senza voler azzardare paragoni irriguardosi, sia per la varietà e lo spessore delle realizzazioni, sia per l’indelebile profondità dell’impronta lasciata localmente, a modesto parere di chi scrive nel suo piccolo lo si può avvicinare a giganti dell’architettura a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo come Gaudì, Horta o Wagner. Professionista serio e preparato, nella sua attività di progettazione fu teso a riprendere tematiche già realizzate da altri autori, piuttosto che a inventare ex novo, manca quindi di originalità assoluta, ma benché ciò possa apparire un limite, va considerato che egli seppe rielaborare gli spunti ricavati in maniera personale, plasmandosi nel tempo uno stile talvolta anche ben riconoscibile e offrendo di regola soluzioni creative, a riprova della maestria che lo caratterizzava. Sempre a modesto e, per carità, sindacabilissimo parere di chi scrive, ci troviamo dunque di fronte a un architetto di grande valore, meritevole di attenzione anche a livello internazionale.
Alessandro Martinengo (1856-1933) nacque a Torino nel 1856 da Giuseppe,

Alessandro Martinengo

Alessandro Martinengo

funzionario del regno Sabaudo nell’ambito dei lavori pubblici fino all’emanazione della bolla papale che invitava i cattolici a non ricoprire incarichi statali. Alessandro svolse i suoi primi studi scolastici in Liguria per poi proseguirli all’università di Torino: nel 1876 si iscrisse alla locale “Regia scuola di applicazione per gli ingegneri”, dove si laureò in ingegneria civile nel dicembre del 1879, scelta quasi obbligata per chi allora si interessava di architettura. La figura professionale di ingegnere, infatti, nel ‘800 in Italia godeva di maggiore credibilità rispetto a quella di architetto e offriva quindi superiori possibilità di ottenere commesse. A partire da quella data lavorò presso lo studio del Conte Carlo Ceppi, uno dei più rinomati dell’epoca, tra i principali esponenti dell’eclettismo torinese, con le cui realizzazioni vanno inevitabilmente a confondersi le sue attività dell’intero periodo. La collaborazione con Ceppi, che a tutti gli effetti va considerato il suo maestro, proseguì fino al 1888, anno in cui, potendo approfittare di appoggi familiari, decise di trasferirsi a Savona, città natale del padre, dove da allora in poi svolse principalmente la propria opera.
Ed è appunto sulla sua attività edilizia nel savonese, senza peraltro alcuna pretesa di totale esaustività, che questo articolo vuole concentrarsi, seguendola a grandi linee in ordine cronologico. D’altronde Alessandro Martinengo, sposatosi sempre nel 1888 con Maria Massone, che gli diede cinque figli, tra cui Angelo, destinato a ereditarne lo studio, fu figura centrale per la vita sociale e culturale cittadina dell’epoca. Egli non si dedicò, infatti, soltanto all’architettura. Personaggio a tutto tondo, fu anche presidente della giunta diocesana e attivo esponente di Azione cattolica, inoltre ricoprì numerose cariche civili, politiche e amministrative, tra cui quella di consigliere comunale e di membro del consiglio di amministrazione dell’ospedale San Paolo. Per giunta, durante una delle tante crisi economiche che imperversarono in Italia, fu perfino banchiere, avendo diretto il “Banco dei fratelli Massone”.
La prima ma già significativa realizzazione della sua nuova vita ligure fu il Seminario Vescovile di Savona (1887-1891). Nell’occasione, lo stile eclettico con cui si era formato lo portò a produrre un elegante e proporzionato edificio di stampo prettamente neoclassico, privo di ostentazioni, dalla facciata centrale a due piani più pianterreno con una sopraelevazione caratterizzata dalla presenza di finestre a trifore delineate da colonnine ioniche. Il corpo centrale è rientrante rispetto alle più massicce ali laterali, a bifore (tipiche peraltro soprattutto del gotico, rispetto al cui stile qui però le arcate sono a tutto sesto) correnti in esse lungo l’intero ultimo piano.

Seminario vescovile di Savona, particolare

Seminario vescovile di Savona, particolare

Peraltro la sua attività edilizia cittadina (a proposito, per l’articolo che state leggendo sono state preziose soprattutto due fonti di informazioni che il sottoscritto tiene a ringraziare: l’architetto Giuseppe Martinengo, nipote di Alessandro, e la sua collega e studiosa del maestro Lorenza Bortot, da parte della quale potrebbero in un prossimo futuro apparire interessanti e sorprendenti approfondimenti fondati sul ricco archivio privato), si fece da subito intensa e prestigiosa, a dimostrazione dell’immediata considerazione di cui godette. In quegli anni, infatti, si stava realizzando la direttiva di Via Paleocapa, destinata a collegare la stazione ferroviaria con il porto e a divenire la strada principale della città. Oltre al Palazzo dei Pavoni (civici 3 e 5), con cui la completerà nel decennio successivo, all’incirca tra il 1893 e il 1899 realizzò diversi altri edifici della porticata Via Paleocapa (civico 4 e civico 11), tra cui quello al civico 1, che dall’arteria si affaccia direttamente sulla medioevale torre Leon Pancaldo (la cosiddetta Torretta) simbolo di Savona, con lo spettacolare bovindo, già in spirito Liberty, che lo caratterizza stondandone l’angolo, dove trasferì il proprio studio, come una targa infissa di fianco al portone ancor oggi attesta. Negli stessi anni gli furono direttamente commissionate anche la Casa dei Canonici (1890-1894) in Via Manzoni e la vicina Casa delle suore della neve (1896-1897) tra via Manzoni e Piazza Sisto IV, con due corpi principali collegati da un loggiato chiuso dorico a due campate, peraltro costruito successivamente dal figlio Angelo, così ha precisato in proposito Giuseppe Martinengo.
A concisa descrizione stilistica delle sue opere dell’epoca, riportiamo qui un breve passo tratto da una relazione storico artistica redatta nel settembre 2015 dalla Soprintendenza belle arti e paesaggio della Liguria del ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Come essa ben spiega, la produzione del primo periodo “risente profondamente della formazione eclettica di Martinengo che si esprime sia nell’impostazione generale architettonica sia nell’apparato decorativo”.
Al sottoscritto sembra particolarmente degna di nota una delle primissime realizzazioni cittadine del suo studio, l’affascinante Villa Rossa (1890), sita in Via Prudente al civico 13, presso Via Vittime di Brescia, in quanto testimone ideale della grande creatività e inventiva che ne avrebbe sempre contraddistinto la carriera, per via degli evidentissimi richiami allo stile neogotico, qui proposto senza né fronzoli né eccessi, che la caratterizzano. Le torrette, invero un po’ posticce, le guglie del tetto e le finestre del primo piano a sesto acuto verticalizzano le pareti, slanciando l’intero edificio con discreta efficacia. Questa costruzione, di fatto un unicum a Savona, si stacca in maniera imperiosa dall’uniformità dell’edilizia circostante e non solo, chiarendo già quali fossero le idee di Martinengo, inevitabilmente destinate a fargli abbracciare l’Art Nouveau.

Villa Rossa

Villa Rossa

Con l’esposizione internazionale di Torino del 1902, in Italia si scoprì appunto l’Art Nouveau, già presente con successo in Europa da circa dieci-quindici anni, che qui da noi s’impose col nome di Stile Liberty o Floreale. Alessandro Martinengo fu immediatamente attratto dalla novità e per tenersi aggiornato provvide a procurarsi con regolarità le migliori riviste straniere disponibili in materia, ancor oggi presenti nell’archivio Martinengo. Traendo ispirazione da quanto veniva  prodotto in Belgio, in Francia, in Germania, in Austria o in Catalogna, cominciò presto a elaborare una propria visione di tale espressione artistica.
Le sue prime realizzazioni nell’ambito sono ville extra cittadine. Nella suggestiva facciata ad anfiteatro di Villa Bordoni ad Altare (1901-1903),

Villa Bordoni ad Altare

Villa Bordoni ad Altare

già nuovi elementi Liberty si fondono ecletticamente ad altri precedenti, in particolare barocchi, stile la cui impostazione generale sembra voler ricalcare. Si vedano in particolare le cimase del piano nobile, che sotto le classicheggianti lunette presentano alternativamente protomi o valve di conchiglia accostate a decorazioni floreali in aggetto. La costruzione purtroppo fu danneggiata durante la seconda guerra mondiale, versa ancora in stato di abbandono e abbisognerebbe di restauri. Invece, nella molto ben conservata Villa Tiscornia di Noli (1904), caratterizzata da austere forme di semplicità classica, gli elementi Liberty appaiono nella tipica forma tondeggiante dell’apertura del terrazzino, la cui vetrata, benché fosse, pare, già prevista nel progetto, fu aggiunta  solo anni dopo; nelle fitte decorazioni floreali dipinte a colori vivaci nella rientranza sotto il cornicione e nella sottile fascia graffita, raffigurante foglie, nel primo piano dell’avancorpo. Rientrano, inoltre, nell’ambito le mensoline in ferro battuto che sorreggono il poggiolo e la pensilina sempre in ferro battuto posta sopra l’ingresso.

Villa Tiscornia a Noli, l'avancorpo

Villa Tiscornia a Noli, l’avancorpo

Peraltro le ville progettate negli anni dal nostro eroe, sia nella periferia cittadina sia in provincia (e anche fuori provincia, ad esempio la villa Massone a Masone, nel genovese, destinata alla famiglia della moglie), sono parecchie, ma ovviamente non tutte altrettanto rilevanti e perciò meritevoli di citazione. D’altronde non sempre i committenti permettevano alla fantasia degli artefici di sbizzarrirsi. A ogni modo sulle ville torneremo più avanti, con due eloquenti esempi successivi.
Nel frattempo in riviera si stavano sviluppando le prime moderne forme di turismo, che portarono alla costruzione di alberghi. E nel 1904 Martinengo fu chiamato a realizzare il loggiato del preesistente hotel Miramare di Savona, in Via Genova. Come segnaliamo, purtroppo invano, fin dal 2009, anch’esso versa, transennato, in grave stato di abbandono e cade letteralmente a pezzi. Occorrerebbero interventi preservativi urgenti, perché è a rischio crolli ed è un vero peccato, essendo un lavoro apprezzabile, benché minore, col suo elegante porticato a doppia campata e le delicate elaborazioni floreali rappresentanti margherite che lo sovrastano.

Il loggiato dell'hotel Miramare com'era e com'è Il loggiato dell'hotel Miramare com'era e com'è
Successivamente, l’Ingegnere cominciò a ottenere importanti commesse dirette anche per le cosiddette Case signorili da pigione, cioè i condomini borghesi. I lavori degni di nota del decennio tra il 1906 e il 1915, con tutta probabilità il suo più attivo, sono parecchi. Una delle prime realizzazioni (1908), è quella di Palazzo Maffiotti in Via Boselli 4, all’incrocio con Via dei Sormano, stabile ancora caratterizzato dallo stile eclettico giovanile, su cui s’innestano tuttavia elementi di chiara impostazione Liberty, presenti in parte minima sulle due facciate e in quantità assai maggiore sull’imponente bovindo, disseminato di punti luce, che le collega smussandone l’angolo e sui numerosi balconcini dai fitti motivi decorativi. Questi ultimi si suddividono tra quelli del secondo piano, le cui ringhiere sono tutte in muratura, anonimamente a balaustra, quelli del terzo piano, sempre per intero in muratura ma in puro stile Floreale, i più belli, e quelli del quarto,  parte in muratura e parte in ferro. Magari meno riuscito e significativo di altre sue opere, “Palazzo Maffiotti” può tuttavia essere considerato una valida prova generale in previsione di edifici successivi, in particolare del più compiuto e fantasioso Palazzo Delle Piane, a cui può essere accostato.

Palazzo Maffiotti, il bovindo e un balcone Foto 9. Palazzo Maffiotti, un balcone
A ogni modo, per una descrizione approfondita di questa ma soprattutto di altre importanti edificazioni locali in stile floreale, rimandiamo i lettori ad articoli precedentemente proposti sul sito ma specialmente al libro, scritto dal sottoscritto, Massimo Bianco, insieme allo specialista Andrea Speziali, intitolato “Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture” (2016, edizioni Risguardi), riccamente corredato di fotografie e ancora disponibile in catalogo.

Foto 10. Copertina di Savona Liberty
I fabbricati di A. Martinengo degni di nota, riguardo i quali potrete trovare notizie sul libro, sono numerosi. Ne facciamo qui un rapido elenco, salvo soffermarci un poco di più su alcuni, esclusi o quasi dalla trattazione in volume per motivi di spazio e/o non appositamente fotografati perché in restauro durante la stesura del testo (in tal caso sono state usate immagini di archivio o non ne sono state proprio usate, e quest’ultimo è il caso di palazzo Maffiotti, allora ricoperto da impalcature).
Il magnifico Palazzo dei Pavoni, progettato tra il 1905 e il 1906 (in archivio hanno mostrato al sottoscritto disegni del novembre 1905 con timbro e firma Martinengo) e terminato, come testimoniano cartoline dell’epoca, entro il 1908, si distingue nettamente dalla restante produzione per la misurata ispirazione alla Secessione Viennese, che lo rende assai più lineare di molte sue altre opere, nonostante la spettacolarità dei magnifici mosaici raffiguranti, tra gli altri, gli animali che gli danno il nome, tanto che chi non se ne intende spesso non sa riconoscerlo come appartenente al Liberty, di cui è invece un luminoso esempio. In effetti da alcuni è considerato il suo massimo capolavoro.
Il sobrio Palazzo Molinari Rosselli (1909) in Corso Colombo 10, la cui semplice ed elegantissima facciata classicheggiante, a tre moduli balconati intervallati da due bovindi, con delicati disegni di fiori al secondo piano, anticipa in modo evidente le successive tematiche dell’Art Déco, rendendolo perciò a sua volta uno dei massimi capolavori dell’artista.
La raffinata Casa Piccardo (1911) di Via Mattiauda, dalla facciata in puro ma equilibrato stile Floreale, la cui caratteristica di spicco sono tuttavia due artigliuti mostri in cemento, che si affacciano dai terrazzi, al di sopra degli angoli stondati, in spirito, ricorrente da parte del suo artefice, invero baroccheggiante (si veda ad esempio, per raffronti, la facciata della Basilica di Santa Croce a Lecce). Evidentemente l’artista scorgeva assonanze tra il Liberty e il Barocco. Questa residenza condominiale è a propria volta uno dei suoi lavori più riusciti e notevoli, ma come la precedente non gode ancora della considerazione che meriterebbe, forse perché anch’essa a prima vista è meno appariscente di altre e inoltre perché sorge in posizione piuttosto appartata.
Il vezzoso Palazzo Viglienzoni, meglio noto come Casa dei gatti (1910-1911) di Via Luigi Corsi 5, è un Liberty con due eleganti bovindi avviluppati da decorazioni di cemento in aggetto, raffiguranti vegetali, e con le facciate elaborate in graffito, raffiguranti sia tralci di rose sia gli omonimi felini che lo rendono assai popolare, almeno tra chi si prende il disturbo di alzare gli occhi da terra. Il bell’edificio ha goduto di un recente restauro e i delicati e raffinati disegni fitomorfi e zoomorfi, realizzati da autore ignoto, che versavano a tratti in pessime condizioni, malgrado qualche sterile polemica sul risultato sono stati molto ben recuperati da un singolo brillante restauratore di Toirano (Sv) e sono ora ammirabili nel loro originario fulgore, che vi proponiamo qui sotto, in due suggestive immagini:

La Casa dei gatti Foto 12. La Casa dei gatti, particolare dei graffiti sulla facciata
Altro suo riconosciuto capolavoro, anch’esso appena restaurato, è il Palazzo Delle Piane, forse meglio noto come Palazzo delle Palle per via di sei sfere in rame (ma originariamente dorate) poggianti su strutture a bracere presenti sul tetto, realizzato da Alessandro Martinengo insieme, probabilmente in riferimento alla componente prettamente decorativa, al suo allievo Adolfo Ravinetti (del quale mancano tuttavia anche solo schizzi autografi, malgrado l’archivio Martinengo conservi dell’edificio documenti e un’intera cartellina di disegni, fatto che ridimensiona l’importanza del suo intervento) in Corso Italia 31, angolo Corso Mazzini. Pure il “Palazzo Delle Piane”, decorato in cemento con figure talvolta fantastiche, benché prettamente Floreale, presenta chiare reminiscenze della formazione eclettica dell’autore.
Per la sua descrizione e la documentazione fotografica approfondita vi rimando di nuovo al libro mio e di Andrea Speziali “Savona Liberty”, dove vi è una scheda specifica, dalla quale tuttavia vorrei riportare qui un breve passo: “…Proprio come accade con la Sagrada Familia a Barcellona, visto a distanza il Palazzo Delle Piane sembra concepito come un palazzo di impronta barocca, mentre se lo osserviamo da vicino studiandolo nel dettaglio, troviamo la predominante stilizzazione di soggetti naturali…”

Particolari della facciata di Palazzo Delle Piane Foto 14. Palazzo Delle Piane, particolare

Per inciso, su “Savona Liberty” l’anno scorso avevamo anche scritto che il ceto medio savonese dell’epoca era refrattario a interventi negli interni e che questo edificio faceva eccezione perché Martinengo era intervenuto anche sul portone e sul vano scale. Ebbene, sappiamo ora che il Palazzo delle Palle rappresenta doppiamente un’eccezione, perché erano stati elaborati anche gli appartamenti e due di essi presentano ancora i pregevoli addobbi originari!
Ecco inoltre una frase tratta dalla succitata relazione storico artistica:
“…Complessivamente si può notare l’abilità del progettista nel creare forti contrasti materici e luminosi, con elevata valenza estetica e potenzialità espressiva…” In sunto, un opera d’arte.
Un edificio richiede infine un discorso a parte, un poco più approfondito. Benché si tratti senza dubbio di un’opera minore, il sottoscritto trova interessante l’esecuzione all’angolo tra Via Famagosta e Via Santorre Santarosa. Si ammirino l’eleganza prospettica, la smussatura angolare che crea un efficace raccordo tra le due vie, le raffinate decorazioni, anche di ordine gigante, presenti in particolare sopra il portone ma anche sui bovindi. È inoltre degna di nota la bella pensilina in vetro e ferro battuto atta a riparare l’ingresso. Ebbene, osservandone con attenzione la facciata, si possono riscontrare similitudini con altri edifici dell’autore in esame, come ha riconosciuto anche il nipote Giuseppe, che indurrebbero ad attribuirlo ad Alessandro Martinengo. Si vedano ad esempio le ricorrenti sfere sopraelevate, qui realizzate sulla ringhiera in muratura della balconata corrente lungo l’intero edificio, subito al di sotto del tetto. Tuttavia, l’autore dell’articolo non ha trovato informazioni o disegni relativi all’edificio, che permettano un’assegnazione certa, né nell’Archivio di Stato né nel catalogo privato Martinengo. È quindi da valutare anche l’ipotesi che possa essere stato realizzato da un allievo dell’Ingegnere, forse Giuseppe Noberasco, come suggerisce Giuseppe Martinengo.

Palazzo via Famagosta 17 angolo S. Santarosa

Palazzo via Famagosta 17 angolo S. Santarosa

A ogni modo, in esso meritano particolare rilievo le due spettacolari sculture a forma di pesce (o delfino?), decoranti il portone ai due lati della corta scalinata che introduce alla tromba delle scale, di cui ve ne mostriamo una in foto. La somiglianza con i due animali marini, dalla cui bocca fuoriusciva l’acqua, nella famosa fontanella inserita in uno dei cortiletti interni del Palazzo dei Pavoni, sembra evidente, confermando il legame con lo studio Martinengo.

Una delle sculture nel portone di Via Famagosta.

Una delle sculture nel portone di Via Famagosta.

La sua fede profonda e l’impegno religioso contribuirono a fargli ottenere commesse anche da parte della Chiesa, per la quale realizzò tra l’altro la Cappella centrale del cimitero di Zinola, neoclassica con grande cupola centrale, e la facciata della Chiesa di Valleggia. Quest’ultima presenta, pur nella sua estrema sobrietà, alcune minime decorazioni floreali, che si ripropongono in maniera più accentuata e apprezzabile nei capitelli inferiori.

chiesa di Valleggia: capitello floreale.

chiesa di Valleggia: capitello floreale.

Inoltre nel 1912 fu chiamato a progettare la nuova facciata dell’antica chiesa di San Lazzaro, ristrutturata e re-intitolata nel ‘600 a San Francesco da Paola. Anche questa facciata della Chiesa di San Francesco da Paola, sita in Via Torino a Savona, offriva caratteristiche interessanti. Sostituita, però, nel 1951, da una nuova, più grande e purtroppo anonima basilica, malauguratamente all’inizio degli anni sessanta fu demolita per lasciar spazio a immobili condominiali. A sola parziale consolazione per fortuna non è andato tutto distrutto. Sopravvivono ancora, inglobati esternamente a uno degli edifici di nuova costruzione, sia una piccola parte della facciata di Martinengo sia alcuni degli antichi affreschi dipinti in una navata laterale, realizzati dall’artista locale Raffaello Resio, ormai piuttosto rovinati e sbiaditi. Ammirate nella foto sottostante quanto resta della facciata, con decorazioni di foglie e frutti in cemento ancora ben visibili sia in basso sia in alto.

La facciata della vecchia San Francesco da Paola

La facciata della vecchia San Francesco da Paola

Come si può evincere dall’elencazione precedente, per il suo studio quelli precedenti alla Grande guerra furono anni di attività frenetica. Tra l’altro in quel periodo curò pure l’installazione savonese all’esposizione internazionale di Torino del 1911. Torniamo dunque come promesso al tema delle ville per due segnalazioni del periodo particolarmente rilevanti.
Nel 1909 l’Ingengere, come dimostrano le cartelle con i progetti ancora esistenti, realizzò a Legino, quartiere periferico e collinare di Savona, forse di nuovo in collaborazione con Adolfo Ravinetti, la Villa dei Fratelli Roggero, una classica e riccamente decorata dimora Liberty con tanto di massiccia torre, che ricorda un poco la vicina “Villa Zanelli”. E in effetti essa, almeno in base all’immagine disponibile, scovata nell’archivio Martinengo e che vi presentiamo qui sotto, sembrerebbe trarre diretta ispirazione dal torinese “Villino Raby” di Corso Francia, delle due “archistar” piemontesi Fenoglio e Gussoni. La villa fu realizzata per gli omonimi fratelli, proprietari di una ditta specializzata in applicazioni litocementizie e decorazioni in stucco, importante per aver fornito il materiale per decorare, tra le altre, le facciate di “Casa Piccardo”, del “Palazzo Maffiotti”, del “Palazzo Delle Piane” e della Chiesa di Valleggia. Purtroppo la pregevole costruzione fu demolita durante la selvaggia speculazione edilizia che procurò irrimediabili danni ai litorali liguri. Se ne osservi la bellezza nella foto sottostante: era senza dubbio uno dei suoi lavori più estrosi. Un vero peccato, per non dire criminale, che oggi non esista più, sarebbe stato magnifico poterla ancora ammirare dal vivo.

Villa Fratelli Roggero, Legino

Villa Fratelli Roggero, Legino

Inoltre, tra il 1912 e il 1915 realizzò una notevole Villa a Carcare, Villa Fiumi, a venti chilometri da Savona, sorta come residenza estiva dell’omonima famiglia, oggi nota anche come Villa Delfino e ancora molto ben conservata. Posta al centro di un vasto parco, è caratterizzata dalla presenza di una torre talmente slanciata da sembrare quasi un campanile – purtroppo nella foto coperta in parte dalle fronde arboree – , da attraenti decorazioni Liberty in stucco e da belle pensiline realizzate in vetro e ferro battuto, così come sono in ferro battuto le eleganti elaborazioni poste di fianco all’ingresso laterale e le ringhiere del tetto e del terrazzo e lo erano le oramai rimosse inferriate alle finestre del pian terreno. Tuttavia questa villa risulta particolarmente importante anche, se non soprattutto, per la presenza di quello che potrebbe essere l’unico intervento mai eseguito in Liguria da Alessandro Mazzucotelli (1865-1938), l’eccelso artista-fabbro Art Nouveau milanese, anzi, fabbro-ornamentista, come lui amava definirsi, un genio in questo ambito, di gran lunga il numero uno in Italia e di cui, nel caso, Carcare dovrebbe dunque andare orgogliosa.

Il Cancello di Villa Fiumi a Carcare Villa Fiumi di Carcare vista di lato Villa Fiumi, particolare delle decorazioni

Invero il suo intervento non è ufficialmente documentato, benché lo testimoni da sempre la vox populi paesana, e quindi almeno per ora si può solo parlare di attribuzione. Tuttavia, sia lo stupendo cancello istoriato d’ingresso, raffigurante rose mature e boccioli tra le foglie, sia la cancellata posta sopra il muro di cinta anteriore, realizzati in ferro battuto e di straordinaria bellezza, al cui confronto ogni altra analoga realizzazione ligure impallidisce, parrebbero di sua mano. A parte la qualità stessa, osservando con attenzione si possono notare, infatti, la presenza di elaborazioni spiraliformi sue tipiche e una notevole somiglianza tra il disegno delle foglie e le analoghe decorazioni presenti nel cancello d’ingresso, sicuramente realizzato da Mazzucotelli, dell’edificio di Via Bellini 11 a Milano. “Una tesi avvincente”, così l’ha definita il giovane esperto Andrea Speziali, a cui il sottoscritto l’ha sottoposta per un parere. Più difficile valutare la paternità delle altre strutture in ferro battuto presenti nella villa. A ogni modo tra sopra e sotto presentiamo qui tre spettacolari immagini della cancellata e due della villa, opere meritevoli entrambe di una visita per ammirarle dal vivo.

Particolare della cancellata

Particolare della cancellata

A partire dal secondo decennio del novecento, prese ad evolversi un nuovo Stile, l’Art Déco, che tendeva ad allontanarsi dalle linee serpentiformi Art Nouveau e che, pur non abbandonandole del tutto, sostituiva molte decorazioni floreali con elementi geometrici. Esso raggiunse la massima diffusione nel decennio successivo, ma sopravvisse anche nel corso degli anni trenta, per poi spegnersi all’arrivo della seconda guerra mondiale, proprio come il Liberty si era spento col giungere della prima, come se le cupe violenze militari annientassero la stessa gioia di vivere, che trovava invece sfogo nell’ispirazione decorativa.
Negli anni intercorsi a partire appunto dallo scoppio della prima guerra mondiale, sono due i palazzi condominiali progettati da Martinengo che possiamo ritenere ispirati all’Art Déco, meritevoli di attenzione. Tra il 1915 e il 1916 ecco sorgere il Palazzo dei Fratelli Rosso in Corso Vittorio Veneto 20-22, sul lungomare cittadino, a un tempo bello e imponente edificio dalle decorazioni di ordine gigantesco, in prevalenza marinare, ispirato a una serie, temporalmente appena precedente, di immobili francesi costruita sulla Costa azzurra, all’incirca tra Nizza e Cannes.

Palazzo dei Fratelli Rosso

Palazzo dei Fratelli Rosso

L’affascinante Palazzo Molinari (1923) è situato invece in pieno centro, in Corso Italia angolo Via Pertinace, ed è un’elegante elaborazione composita e riccamente decorata, dagli angoli smussati, inconfondibilmente caratterizzata dalla spettacolare presenza della più grande cupola a destinazione civile realizzata nel savonese. Ma si vedano per entrambi altri articoli e il libro “Savona Liberty”, che di quest’ultimo riporta anche uno dei prospetti originali firmati da Martinengo. Più tardo, circa del 1928-1929 e, a personale parere di chi scrive, molto meno riuscito e interessante, nella sua eccessiva e ampollosa imponenza classicheggiante, rispetto alle altre edificazioni in tale stile, è il fabbricato posto di fianco al Palazzo delle palle, in Corso Italia 29, nulla più di una brutta copia dell’invece pregevole “Palazzo Molinari Rosselli” di vent’anni prima, sopra evidenziato in quanto anticipatore appunto dell’Art Déco. Peraltro la già citata signora architetto Lorenza Bortot ci racconta che la realizzazione finale è variata rispetto al progetto originario firmato A. Martinengo.
A ogni modo ci sembra assai più apprezzabile, per la sua la semplicità e leggerezza, la Palazzina degli storici Bagni Umberto, in essa ancora ospitati. Coeva (1928) del precedente edificio, è caratterizzata dalla presenza, sia sul lato stradale sia sul lato spiaggia, di graziosi balconcini a forma di valva di conchiglia, una chiara auto-ispirazione, perché derivanti dagli analoghi poggiolini presenti al primo piano del Palazzo dei fratelli Rosso. E con quest’ultima segnalazione possiamo concludere la succinta disamina dell’opera di Alessandro Martinengo, con la speranza che questo modesto contributo susciti l’interesse dei lettori nei confronti dell’artista e soprattutto che spinga gli specialisti del Liberty (e dell’Art Déco) a studiare con attenzione questa luminosa figura savonese.

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DUILIO CAMBELLOTTI. La Collezione della Galleria del Laocoonte http://www.italialiberty.it/mostraduiliocambellotti/ http://www.italialiberty.it/mostraduiliocambellotti/#comments Fri, 19 May 2017 10:00:05 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12802 A Sabaudia, il Museo Emilio Greco propone un’importante […]

L'articolo DUILIO CAMBELLOTTI. La Collezione della Galleria del Laocoonte sembra essere il primo su Italia Liberty.

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A Sabaudia, il Museo Emilio Greco propone un’importante collezione di opere di Duilio Cambellotti (1876-1960), illustratore, scultore, scenografo, costumista, medaglista, ceramista, disegnatore di mobili e arredi, frescante, insomma, artista universale.
La mostra, che resterà aperta al pubblico dal 19 maggio al 29 giugno, espone per la prima volta la collezione di lavori di Cambellotti riunita dalla romana Galleria del Laocoonte. Nella Collezione, sculture, disegni, bozzetti, opere di grafica, esempi notevolissimi e rari della ricerca di Cambellotti.

La scelta di Sabaudia, Città di Fondazione della Bonifica dell’Agro Pontino, a sede di questa mostra non è casuale: ad essere in molte delle opere esposte è infatti la vicenda della delle Paludi Pontine risanate. La stessa epopea che Antonio Pennacchi ha fatto rivivere nel suo fortunatissimo Canale Mussolini.
Romanzo storico e mostra si presentano come due facce di una medesima medaglia, testa e croce di un medesimo valore che fu fatica, dolorosa quotidianità, stenti ma anche speranza, così come Pennacchi racconta, eternata invece nella sua essenza simbolica come Cambellotti la disegnò.

Sullo sfondo di questa potente mostra si può immaginare La Redenzione dell’Agro (1934), il ciclo pittorico realizzato a tempera su pannelli in ardesia artificiale che decora il Palazzo del Governo di Latina.
Gli uomini e le donne dell’Agro di Cambellotti interpretano la vita dell’Agro Pontino nella sua naturale semplicità. Esprimono la faticosa storia quotidiana della bonifica che giorno dopo giorno ha strappato alla palude e alla malaria terre destinate a dare loro cibo e casa.
Ed è proprio la speranza, anzi la certezza, di questo domani migliore che riesce a sublimare fatica e sudore, trasformandoli in simboli universali.
Della campagna pontina Cambellotti avverte – come egli scrive – la «malia intensa formata di sogni primordiali, di tristezza e di abbandono», il pittoresco della natura selvaggia e malarica che il lavoro razionale e moderno della bonifica ha cancellato trasformandolo in passato mitico e quasi già nostalgicamente rimpianto.
Il taglio forte e netto delle figure di Cambellotti è palesemente antinaturalistico, quasi espressionistico, e per questo potentemente evocativo di un’antichità in cui ogni forma era archetipo.
La sua potente capacità di comunicare del resto è evidente in alcuni bozzetti e disegni per manifesti esposti in questa mostra, dove la leggenda classica rivive come una vicenda contemporanea.
Cambellotti era artista che oggi definiremmo “impegnato”, seguace dei principi dell’antico movimento Arts&Crafts e degli ideali umanitari di educare il più vasto pubblico al bello in arte.
Con i temi sociali si era già misurato, giovane, all’inizio del secolo quando aveva prestato la sua arte per le scuole dei figli dei contadini dell’Agro Romano, e per costruire una mitologia della civiltà rurale legando l’osservazione del lavoro quotidiano agli antichi riti del Lazio antico e dell’origine di Roma.

Orario Maggio
da Lunedì a Venerdì h 16.00-19.00
Sabato e Domenica h 10.00-13.00 / 16.00-19.00
Giugno
da Lunedì a Venerdì h 17.30-20.30
Sabato e Domenica h 10.00-13.00 / 17.30-20.30
Luglio
Sabato e domenica dalle 19.00-23.00

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AMAKHERU DUO ricerca le atmosfere Liberty a Parma http://www.italialiberty.it/amakheru-duo-ricerca-le-atmosfere-liberty-a-parma/ http://www.italialiberty.it/amakheru-duo-ricerca-le-atmosfere-liberty-a-parma/#comments Fri, 12 May 2017 12:29:51 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12773 di Maria Borghesi Si chiama “Stile Liberty” il nuovo pr […]

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di Maria Borghesi

Si chiama “Stile Liberty” il nuovo progetto artistico che Amakheru Duo, ossia il tenore Francesco Santoli e il pianista Simone Di Crescenzo, ha debuttato in prima mondiale presso il Teatro Regio di Parma domenica 7 maggio. Un concerto nel quale la giovane compagina cameristica ha ricreato l’atmosfera colta e sofisticata dei salotti italiani della Belle Époque, e al Regio c’è tutto il necessario: un’elegante sala decorata con motivi floreali e neo-classici, un pianoforte (compagno fedele dei cenacoli aristocratici e borghesi d’inizio secolo) e la giusta atmosfera per lasciarsi riportare indietro in un tempo ormai perduto. Amakheru Duo, infatti, è impegnato nella riscoperta di raccolte e composizioni poco note del repertorio vocale da camera italiano con l’obiettivo non solo di ridare vita ad alcune autentiche rarità ormai dimenticate, ma di avvicinarsi alla musica con un approccio storico che ne recuperi anche gli aspetti più strettamente legati alla tecnica vocale, alla prassi esecutiva, al gusto e all’estetica espressiva.

Come noto, per stile liberty si intende un’arte ornamentale che – prima di interessarsi all’architettura – fu applicata alla decorazione di stoffe, mobili e oggetti di arredamento. Lo Stile liberty, infatti, è sì uno style sans style in cui l’artista guarda al mondo della natura con libertà e fantasia, ma è anche quell’arte nata dall’illusione e benessere, spensieratezza e fiducia nel progresso. Lo stile liberty fu l’espressione di un’epoca (a cavallo tra il tardo Ottocento e il primo Novecento), di una società (quella dell’aristocrazia decadente e dell’alta borghesia), di una cultura (fondata su una compresenza di estetica decadente e di pensiero positivista) e di un luogo, quello dei caffè e dei salotti.

Proprio caffè e salotti, in Italia così come nelle più importanti capitali europee, divennero luoghi d’elezione per cenacoli di intellettuali, poeti e artisti, musicisti e letterati, dilettanti e rinomati professionisti. Tra tali consessi, la musica giocava un ruolo da protagonista: accanto al melodramma eseguito in teatro, nei salotti fiorì un nuovo repertorio in cui la voce e le parole, abbandonando palcoscenici e grandi orchestre, si fondevano col pianoforte dando vita a Romanze più intime e raffinate. Essenziale era il rapporto tra testo e musica, un connubio in cui quest’ultima era incaricata di dar voce ai significati più profondi della parola amplificandone l’espressività nel corso di lunghe melodie. Tra gli autori di questi veri e propri gioielli musicali – usciti dal repertorio allo sfumare della Belle Époque e dei suoi salotti – alcuni nomi di importanti compositori dell’epoca: tra i più noti, sicuramente Giacomo Puccini e gli operisti della “Giovine Scuola” Ruggero Leoncavallo e Pietro Mascagni. Eccezionali, talvolta, anche gli incontri con i poeti: come ad esempio la collaborazione artistica fra Gabriele d’Annunzio e Francesco Paolo Tosti, noto nell’alta società parigina e londinese per le sue romanze da salotto.

Ma anche in queste composizioni vocali risuona la spregiudicatezza dello stile liberty. Guardando alle esperienze d’oltralpe, poeti e compositori si divertirono a comporre per i salotti in modo disinvolto: difficile, infatti, definire tali composizioni estremamente varie per forma, struttura e linguaggio. Anche gli argomenti sono molteplici, tendenzialmente legati alla sfera amorosa e a descrizioni stilizzate della natura, vissuta più come paesaggio dell’anima che come luogo della realtà. Non mancano anche nostalgici riferimenti ad un passato ormai lontano, proposto nelle riletture moderne di Serenate medievali destinate a scomparire dalle scene per oltre un secolo.

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Protetto: Cartella Stampa mostra Giuseppe Sommaruga http://www.italialiberty.it/cartellastampamostrasommaruga/ http://www.italialiberty.it/cartellastampamostrasommaruga/#comments Sat, 06 May 2017 10:29:52 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12649 Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.

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La Vergine e la Femme Fatale http://www.italialiberty.it/lavergine-e-la-femmefatale/ http://www.italialiberty.it/lavergine-e-la-femmefatale/#comments Tue, 18 Apr 2017 12:29:44 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12400 La grande seduzione della Vergine e la femme fatale in […]

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La grande seduzione della Vergine e la femme fatale in scena a Sesto Fiorentino

di Andrea Speziali

Dopo il successo di pubblico e di critica riscontrato dalla mostra su Max Klinger e l’incisione simbolista mitteleuropea, il Comune di Sesto Fiorentino assieme al Gruppo La Soffitta Spazio delle Arti del Circolo Arci e Unione Operaia di Colonnata, si soffermano su una nuova indagine nella cultura figurativa europea tra ’800 e ’900 che intende rivisitare l’immaginario legato all’eterno femminino attraverso circa 300 opere grafiche tra incisioni e illustrazioni di libri e riviste di una stagione ineguagliata, che ancora una volta ci rivela lo straordinario livello di fantasia e creatività che la percorse.
A curare la grande mostra è Emanuele Bardazzi, cultore dell’Art Nouveau che ha fatto parlare di se su scala internazionale pubblicando nella pagina facebook ”The World Art Nouveau” la scandalosa foto di villa Zanelli a Savona in stato di degrado. Oltre 600mila visualizzazioni e tanti commenti che hanno portato oggi i politici a finanziare il recupero della villa con 5milioni di euro. Un trofeo per l’Istituzione culturale Italia Liberty che ha come fine anche questi progetti di salvaguardia.

Fino al 28 maggio 2017 nelle location legate ad AltoBasso, cioè La Soffitta Spazio delle Arti di Colonnata e il centro espositivo “Antonio Berti” di via Bernini, il critico Bardazzi propone una mostra sulla bellezza femminile dal titolo ”La vergine e la femme fatale” corredata da catalogo. Un viaggio, un’esperienza nella bellezza femminile che abbraccia stili come l’Art Nouveau e il Liberty.

Nelle opere di questa suggestiva rassegna si manifesta l’idolatria esasperata di un’epoca per un universo femminile dalle mille sfaccettature e contraddizioni, alle soglie di un progresso e di un’emancipazione dei costumi ormai sentiti in tutta la loro impellente necessità. Ne emerge un caleidoscopio che si delinea soprattutto nella fantasia maschile, modellando l’immagine della donna nuova su basi che da un lato ne rivendicano la libertà assoluta e l’estremo predominio, dall’altro la inchiodano a ruoli e ad archetipi rigidi e contrapposti mitizzandone ed estremizzandone l’immagine su un piano simbolico oltre i confini del reale: donna mercificata e sublimata, riprodotta in immagini simulacro di godimento estetico e sensuale, amplificata e proiettata dalla letteratura alle arti maggiori e minori.

Il nuovo gusto introdotto dal simbolismo e dall’Art Nouveau si appoggia sui preraffaelliti inglesi, sul panteismo e neo-paganesimo germanici e sulla letteratura tardo-romantica francese di filiazione baudelairiana: in esso convergono quindi nobiltà e miseria, spleen e ideale, erotismo e tragedia.

La cultura estetica di fine secolo enfatizza il mito delle femme fatale alla quale si contrappone la figura asessuata della vergine casta, la musa santa che diviene proiezione mistica ed epitome dell’arte ideale particolarmente cara a Joséphin Péladan e agli artisti affiliati all’estetica rosacrociana.

Un lontano passato di memorie è fatto rivivere sotto le spoglie di figure muliebri – angelicate, peccatrici o funeste – della mitologia, dell’antichità, dei testi sacri e della letteratura: Beatrice, la Vergine Maria, Giovanna d’Arco, Saffo, Pandora, la meretrice di Babilonia, Cleopatra, Semiramide, Medea, Salammbô, Maria di Magdala, Erodiade e prima su tutte Salomè, una delle incarnazioni più radicali della donna fatale romantica, il mito di un eros ambiguo e perverso, quintessenza degli umori decadenti fin-de-siècle, l’enfant fatale, la danzante vergine crudele magnificata dalla fantasia di Gustave Moreau nel dipinto così splendidamente descritto da Huysmans in À rebours e dal genio di Aubrey Beardsley, prescelto da Oscar Wilde per illustrare il suo dramma.

Una selezione di opere significative documenta la figura eminente e trasgressiva di Félicien Rops, illustratore dei maggiori protagonisti della letteratura decadente francese, da Barbey d’Aurevilly a Péladan, da Mallarmé a Verlaine: un artista folgorante anche per Baudelaire che già nel 1866 volle un suo frontespizio per illustrare Les epaves, libro pubblicato in Belgio con le liriche censurate in Francia nella prima edizione di Les fleurs du mal.

Un’altra nutrita sezione è dedicata al parigino, figlio di padre olandese e madre belga, Georges De Feure – raffinatissimo esponente dell’Art Nouveau francese e per la prima volta esposto in Italia –, che traghetta Baudelaire e Rops nel decorativismo raffinato della linea fluente di fine secolo, passando dalle femmes damnées alle femmine-fiore, fino alla sofisticata e algida donna elegante.

Moltissimi sono gli artisti francesi in mostra, dai più famosi come Alfons Mucha – glorificatore della femme fatale per eccellenza vivente sulla scena e icona incontrastata dei pittori e disegnatori del tempo, Sarah Bernhardt – Eugène Grasset e Paul Berthon, a nomi poco noti al pubblico italiano e per questo interessanti scoperte come Jeanne Jacquemin, Valère Bernard, Marcel Lenoir o Maurice Dumont. Presenti, in continuità con la mostra precedente, significativi protagonisti dell’area simbolista tedesca come Max Klinger, Otto Greiner o Franz von Stuck. Ma non mancano al panorama esaustivo internazionale artisti inglesi (da Beardsley agli ex libris preraffaelliti), boemi (Josef Vachal, František Kobliha, Max Švabinský) scandinavi (Tyra Kleen, Olaf Lange), belgi (Fernand Khnopff, Armand Rassenfosse, Emile Berchmans), austriaci (Franz von Bayros), olandesi (Jan Toorop) e italiani (da Giulio Aristide Sartorio a Raoul Dal Molin Ferenzona) ad evidenziare la diffusione ampia e trasversale di uno dei miti più affascinanti dell’epoca, paragonabile quasi a una specie di magnifica ossessione artistica collettiva.

Signor Bardazzi, Quali sono le opere che hanno destato più interesse da parte del pubblico?

È stata molto ammirata la parete che contiene circa 45 litografie di Georges  de Feure che si vedono per la prima volta in Italia, tra cui la serie completa “L’Amour libre”, alcune tavole dalla rara serie “Bruges mystique et sensuelle” e il grande manifesto “Isita”.  Ian Millman, che è il più grande esperto internazionale dell’artista, ha scritto un testo nel catalogo ed è venuto per l’inaugurazione rimanendone molto colpito. Il pubblico ama Mucha e gli artisti Art Nouveau come Privat-Livemont, Berthon e Grasset ma è soprendentemente colpito anche dalle opere più stravaganti e inquietanti legate al Simbolismo, in particolare quelle legate alla figura di Salomè a cui è dedicata una sezione.

A quale opera della sua collezione privata è più legato?
Tra le opere della mia collezione sono legato affettivamente a “L’etoile polaire” di Louis Ricardo Falero che è la mia stampa numero zero, comprata a diciannove anni e che ora figura sulla copertina del catalogo, scelta dall’editore per riassumere l’entità femminile sia fatale che virginale ma anche perché congiunge in alto le mani in un gesto che cento anni dopo è stato simbolo delle femministe.  Ultimamente ho trovato inaspettatamente una splendida  litografia a colori  di Henri Héran (alias Paul Herrmann) raffigurante una ninfa che è arrivata troppo tardi per il catalogo, ma che esporremo come new entry più avanti nel corso della mostra.  In questo momento sono legato anche a lei, che è l’ultima arrivata. A volte ho la sensazione che quando investo energia e passione in un progetto, le cose poi mi vengono a cercare.

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Ritorna il premio nazionale “Best LibertyCity” seconda edizione 2017 http://www.italialiberty.it/bestlibertycity2017/ http://www.italialiberty.it/bestlibertycity2017/#comments Tue, 04 Apr 2017 12:51:52 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12367 ITALIA – Nell’anno del centenario dalla mor […]

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ITALIA – Nell’anno del centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita di Giuseppe Sommaruga, un protagonista del Liberty italiano e centocinquantesimo dalla nascita di Hector Guimard lo studio Aitm Art, leader nella organizzazione di eventi culturali, ripropone il premio nazionale “Best LibertyCity” alla seconda edizione 2017. Si tratta di un riconoscimento speciale rivolto alla amministrazione comunale della città che si aggiudicherà il premio (targa d’onore), offerto dall’Istituzione Culturale ITALIA LIBERTY (http://www.italialiberty.it) l’anno precendente visnto dal Comune di Catania. Possono entrare in gioco, e favorire la scelta finale, tutti i cittadini italiani e stranieri con l’invio di massimo 10 fotografie inerenti al tema per promuovere la città che prediligono.

Andrea Speziali, Direttore Artistico del Premio ‘‘Best LibertyCity’’, nella veste di esperto d’arte e massimo conoscitore del Liberty, giudicherà la migliore città Liberty per l’anno 2016 assieme al suo team che annovera la Professoressa Cecilia Casadei.
Il premio BEST LIBERTYCITY verrà assegnato alla città che conserva edifici, monumenti e opere d’arte in stile Liberty (Art Nouveau) più belli e apprezzati dal grande pubblico, senza escludere (elemento di valutazione) la sensibilità con il quale il comune ha conservato e promosso il proprio patrimonio attraverso mostre, eventi culturali e pubblicazioni. A favorire la scelta della città vincitrice saranno i cittadini italiani e stranieri che segnaleranno il patrimonio Liberty di una specifica città attraverso l’invio delle immagini con breve didascalia via mail a (concorso@italialiberty.it) – dal 2 Marzo al 28 settembre 2017.

Tutte le informazioni sono reperibili sul portale www.italialiberty.it, piattaforma che mira a censire ville e palazzi Liberty italiani sotto forma di un atlante della grande bellezza italiana con la possibilità di scaricare itinerari e percorsi all’insegna dell’Art Nouveau nelle principali città. Un punto d’incontro per amanti di questo stile dove tenersi aggiornati sulle ultime novità editoriali, mostre e eventi d’arte Liberty.
La partecipazione è gratuita aperta a giovani e meno giovani, professionisti e dilettanti, ragazzi e classi delle scuole di ogni ordine e grado, associazioni, enti pubblici e privati, italiani e stranieri; tutti possono partecipare al premio “BEST LIBERTYCITY’’.
Gli interessati possono inviare le immagini alla segreteria del progetto Italia Liberty (Aitm Art) che provvederà alla pubblicazione online dal 1 giugno 2016 sul sito www.italialiberty.it e social network correlati all’iniziativa citando l’autore.

Il titolo del premio in lingua inglese è stato scelto nella speranza che tutta la bellezza Liberty diventi Patrimonio dell’Umanità auspicando che l’iniziativa possa estendersi anche in altri paesi dell’Unione Europea grazie alle collaborazioni tra Italia Liberty e istituzioni internazionali come Rèseau Art Nouveau Network, Art Nouveau European Route, il magazine ”Coup de Fouet” e la community facebook ”The World Art Nouveau” che conta oltre 22.000 fans. Istituzioni che segnaleranno l’esito del premio ‘‘Best LibertyCity’’ 2016 attraverso i loro canali, promuovendo la Città vincitrice assieme ad alcune fotografie, pervenute alla segreteria e selezionate dal team del premio.

Partecipazione gratuita senza iscrizione. (suggeriamo di iscrivervi alle newsletter per restare aggiornati).
>> Invio contenuti per il premio a: concorso@italialiberty.it

 

Perché il premio ‘‘Best LibertyCity’’?

Ovvero ‘‘Miglior città Liberty dell’anno’’ 2017. Progetto ideato dal critico d’arte Andrea Speziali, esperto internazionale di tematiche Liberty, per rendere omaggio, promuovere e censire il meraviglioso patrimonio Art Nouveau italiano tra cui ville, palazzi, monumenti, sculture ed esempi di arti applicate, per focalizzare specificatamente l’attenzione sulle singole città ricche di testimonianza Liberty, mecenate di quello spirito di amore che mira alla tutela e conservazione del patrimonio artistico di cui Italia Liberty è promotore anche valorizzando l’operato delle amministrazioni comunali.

Partendo da queste premesse, il premio intende rappresentare un’occasione straordinaria per appassionare tutti alla Bellezza ed ai Valori di cui il “Liberty” è da sempre portatore e promuovere l’arte Liberty italiana nel mondo.

E’ possibile tenersi aggiornati sugli sviluppi consultando la pagina ufficiale del concorso: www.italialiberty.it/bestlibertycity iscrivendosi anche alla newsletter del medesimo portale o visitando la pagina facebook ufficiale: www.facebook.com/Italialiberty

 

LINEE GUIDA

  1. La partecipazione al premio BEST LIBERTYCITY è gratuita ed aperta a tutti. Fotoamatori, esperti e/o dilettanti di qualsiasi nazionalità ed età (in caso di minore il genitore dovrà compilare l’iscrizione). Classi scolastiche di ogni ordine e grado, associazioni, enti pubblici e privati.
  1. La domanda di iscrizione non serve trattandosi di una inziativa che non rientra nelle categorie ”concorsi”.
  1. Ogni autore potrà partecipare al premio BEST LIBERTYCITY con un numero totale di massimo 10 fotografie inviandole via mail a concorso@italialiberty.it
  1. Le fotografie devono essere in formato digitale e possibilmente alla risoluzione più alta possibile.
  • La scelta del formato e dell’estensione (es: jpg, jpeg, tiff, raw) è libero. Le immagini possono essere a Colori, Bianco e Nero o Seppia; elaborate con programmi di fotoritocco. Non è necessario che siano inedite.
  • Pertanto chi intendesse partecipare utilizzando vecchie immagini o foto stampate che necessitano una digitalizzazione, dovrà preventivamente contattare la segreteria di progetto al numero telefonico 011.207.23.47 o comunicando via mail a concorso@italialiberty.it.
  1. Il materiale con cui partecipare, volto a sostenere la/e città candidata al premio ‘‘BEST LIBERTYCITY’’, va consegnato entro e non oltre il giorno 28 settembre 2016. Per l’invio di contenuti digitali si dovrà spedire tutto via e-mail all’indirizzo: concorso@italialiberty.it  | Considerate le grandi dimensioni degli allegati, si consiglia di utilizzare i seguenti applicativi: Wetransfer (wetransfer.com); Jumbo mail (libero.it); Dropbox (dropbox.com). Se si sceglie l’invio tramite supporto penna usb, cd, dvd o memory card spedire a: AITM ART, Via Postumia, 9/C, 10139 Torino. Previa comunicazione.
  1. Le fotografie devono essere corredate di Nome, Cognome e titolo dell’opera (qualora vi fosse) assieme alla descrizione del soggetto ripreso. La didascalia può essere riportata anche nella descrizione del file o in un documento di testo a parte.
  1. A propria scelta si può schedare il soggetto ripreso indicandone ad esempio: Regione, Provincia, Città, viale, numero civico qualora si trattasse di un edificio, sia pubblico che privato. Indicare se si conosce, l’anno di edificazione e l’architetto. Riguardo a foto di ceramiche, dipinti o altro, comunicare se possibile l’autore e la datazione.
  1. Ogni partecipante: E’ responsabile delle opere presentate. E’ proprietario dei diritti d’autore. Garantisce di essere unico ed esclusivo autore delle immagini inviate. Garantisce che le immagini non ledono diritti di terzi. Autorizza alla pubblicazione di quanto inviato in forma gratuita senza nulla a pretendere.
  1. Tutte le opere pervenute possono essere pubblicate e promosse sul sito italialiberty.it o i canali dei social network ad esso legati contenendo sempre i riferimenti all’autore e atitolo gratuito.
  1. Le opere aiuteranno il team di ITALIA LIBERTY a selezionare la miglior città Liberty per l’anno 2016. Una settimana prima dell’esito, sulla pagina www.italialialiberty.it/bestlibertycity e/o sui social network ufficiali del progetto si potrà conoscere e commentare il risultato. I riferimenti relativi alla giornata di conferimento del premio BEST LIBERTYCITY saranno comunicati entro il 25 novembre 2017 attraverso il sito ufficiale del concorso www.italialiberty.it o nella pagina Facebook www.facebook.com/italialiberty. Si suggerisce, pertanto, di iscriversi alla newsletter del sito per tenersi costantemente aggiornati.
  1. Premi: La città che vince il premio BEST LIBERTYCITY 2017 ritirerà dall’organizzatore dell’iniziativa, Aitm Art e dall’ideatore, Andrea Speziali, la targa di riconoscimento. I fotografi che hanno inviato le foto inerenti alla città vincitrice otterranno per ciascuno un attestato di merito su parere del direttore artistico in base a diversi criteri.

 

Premio nazionale BEST LIBERTYCITY 2017
dal 2/3/2016 al 28/09/2017

www.italialiberty.it | concorso@italialiberty.it | Tel. (+39) 011 207 234 7

Organizzatore e segreteria di progetto: Aitm Art
www.aitmart.eu | info@aitmart.eu

Direttore Artistico: Andrea Speziali
www.andreaspeziali.it | info@andreaspeziali.it

 

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Milano al mare. Il Liberty fotografato da Luigi Matteoni http://www.italialiberty.it/milanoalmare/ http://www.italialiberty.it/milanoalmare/#comments Tue, 04 Apr 2017 08:36:51 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12326 Doppio appuntamento sul Liberty tra Cervia e Varese con […]

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Doppio appuntamento sul Liberty tra Cervia e Varese con la mostra fotografica di Luigi Matteoni.
Nello spazio dei Magazzini del Sale di Cervia, nella sala Rubicone adiacente alla Torre San Michele, in un’imponente edificio di archeologia industriale si svolge dal 1 al 10 agosto 2017 la mostra fotografica dedicata all’Art Nouveau ”Milano al mare il Liberty fotografato da Luigi Matteoni” e successivamente nello spazio comunale in Piazzale Luraschi a Porto Ceresio (VA) dal 18 al 27 agosto la mostra fotografica contenente 30 suggestive immagini fotografiche traghetta al Lago di Lugano. L’esposizione è curata da Andrea Speziali e propone scatti fotografici di rara bellezza che evidenziano il panorama Liberty in Italia secondo il viaggio del fotografo.
Tutte le fotografie sono state eseguite in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Liguria e illustrano l’architettura Liberty in Italia.
Le mostre a ingresso libero sono sponsorizzate dal pregiato Limoncello Liberty prodotto dall’azienza lombarda polini Group.

Con il nome di Liberty si intende un vasto movimento artistico che, tra fine Ottocento ed inizi Novecento, interessò soprattutto l’architettura e le arti applicate. Il fenomeno prese nomi diversi a seconda delle nazioni in cui sorse. In Italia ebbe inizialmente il nome di Floreale. Nacque dal rifiuto degli stili storici del passato che nell’architettura di quegli anni fornivano gli elementi di morfologia progettuale. Il Liberty cercò invece ispirazione nella natura e nelle forme vegetali, creando uno stile nuovo, totalmente originale rispetto a quelli allora in voga. Caratteri distintivi del Liberty divennero l’accentuato linearismo e l’eleganza decorativa. Adottando le nuove tecniche di produzione industriale, ed i nuovi materiali quali il ferro, il vetro e il cemento, di fatto il Liberty giunse per la prima volta alla definizione di una nuova progettualità: quella progettualità che definiamo industrial design.
Tra i principali architetti e protagonisti dello stile ricordiamo Giuseppe Sommaruga in quest’anno che viene celebrato nel centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita (www.mostrasommaruga.it) assieme Ernesto Basile, Pietro Fenoglio, Alfredo Campanini, G.B. Bossi, Mario Mirko Vucetich e Luigi Broggi.

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Ecco alcune dei soggetti ripresi:

-Centrale idroelettrica Alessandro Taccani Trezzo D’Adda, architetto Gaetano Moretti anno 1906
-Casa Liberty, Via Castelvetro 5, Milano anno 1905
-La Casa Florio, Via Bertola angolo via San Francesco d’Assisi di G. Velati Bellini (1902)
-Palazzo Salviati, Sestriere Dorsoduro, Venezia architetto Giacomo Dell’Olivo anno 1903-1906
-Casinò di San Pellegrino Terme, architetto Romolo Squadrelli anno 1904-1906
-Monumento funebre Elisi, terrazzo BC ponente superiore nicchia 8 Cimitero Monumentale Milano scultore Francesco Penna anno 1916
-Villa Cesarina, Via degli Alpini 7, Valganna (VA) ingegnere Vittorio Verganti anno 1906
-Grand Hotel Campo dei Fiori (VA), architetto Giuseppe Sommaruga anno 1912
-Villa Liberty ora scuola materna via Matteotti 52, Porto Ceresio (VA)
-Villa Cantaluppi ora Giuliani Via Roma 13, Brunate (CO) anno 1910
-Casa Moneta Via Ausonio 3, Milano architetto Giuseppe Borioli anno 1904
-Villa Agosteo Via dell’Annunciazione 6, Varese ingegnere Agosteo anno 1911
– Casinò di San Pellegrino Terme, architetto Romolo Squadrelli anno 1904-1906
-Villa Liberty Via Adige 49 Velate (VA) anno 1910
-Palazzo Pola e Todescan o casa Poggi Via de’ Brunelleschi, Firenze architetto Giuseppe Paciarelli anno 1901-1903
-Casa Berri Meregalli Via Mozart 21, Milano architetto Giulio Ulisse Arata anno 1910-1912
-Villa Liberty Via G. Mazzini 38, Porto Ceresio (VA)
-Casa Battaini Via B.Telesio 22, Milano architetto Alfredo Menni anno 1908
-Balcone in ferro battuto di Alessandro Mazzuccotelli primi 900
– Palazzo Liberty angolo via Mameli via Bixio Busto Arsizio (VA) primi 900
– Insegna Liberty Piazza del Popolo 19, Cesena
-Palace Grand Hotel Via Luciano Manara, 11 Colle Campigli Varese architetto Giuseppe Sommaruga anno 1911-1913
-Villa Liberty Via A. Garibaldi 22, Cesenatico
-Grand Hotel San Pellegrino Viale Bortolo Belotti 3, San Pellegrino Terme (BG) architetto Romolo Squadrelli anno 1905
-Casa Liberty Via IV Novembre, Ravenna primi 900
-Villa Ravera Passeggiata Romana, Celle Ligure (SV) anno 1904
– Grand Hotel San Pellegrino Viale Bortolo Belotti 3, San Pellegrino Terme (BG) architetto Romolo Squadrelli anno 1905
-Casa Dugnani Via Aurelio Saffi 9, Milano anno 1902
-Villa Righini Viale Roma 82, Cervia (RA) architetto Matteo Focaccia anno 1928

 

 

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Una passeggiata nella Milano Liberty per ricordare Sommaruga http://www.italialiberty.it/una-passeggiata-nella-milano-liberty-per-ricordare-sommaruga/ http://www.italialiberty.it/una-passeggiata-nella-milano-liberty-per-ricordare-sommaruga/#comments Sat, 11 Mar 2017 14:29:04 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12309 MILANO ART NOUVEAU Una passeggiata nella Milano Liberty […]

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MILANO ART NOUVEAU
Una passeggiata nella Milano Liberty in memoria di Giuseppe Sommaruga nel centenario dalla morte

»Milano, 27 marzo a Palazzo Castiglioni, ore 15:00

In programma Lunedì 27 Marzo, da Palazzo Castiglioni a villa Faccanoni: un itinerario per conoscere e celebrare l’archistar del Liberty italiano Giuseppe Sommaruga (1867-1917) nel giorno del centenario dalla sua morte. Un evento proposto e organizzato da ITALIA LIBERTY che permetterà di visitare all’interno e di far conoscere al grande pubblico le meraviglie Liberty presenti a Milano in luoghi di difficile accessibilità. L’attenzione sarà concentrata su Palazzo Castiglioni dove è prevista, alle ore 15,00, a cura di Andrea Speziali una conversazione sul tema Liberty riferito al centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita di Giuseppe Sommaruga. Per l’occasione sarà presentata la monografia ”Italian Liberty. Il sogno europeo della grande bellezza” edito da Cartacanta, un’opera di 384 pagine ricca di illustrazioni a colori corredata da diversi saggi, uno incentrato sull’opera di Sommaruga.

La passeggiata, con la guida esperta di Andrea Speziali assieme a Luigi Matteoni, rientra nella cornice del progetto ‘’100Sommaruga’’ un ciclo di eventi che culminerà nella mostra ”GIUSEPPE SOMMARUGA (1817-1917). Un protagonista del Liberty” allestita in due location tra Varese e Milano (Palazzo Lombardia) a partire da fine Maggio. – www.mostrasommaruga.it

INVITO_milanoliberty_27marzo_italialibertyRitrovo e partenza del percorso alle ore 15:00 presso Palazzo Castiglioni (sala Sommaruga) in Corso Venezia N. 47, un edificio simbolo dell’Art Nouveau milanese progettato da Giuseppe Sommaruga.

Commissionato da Ermenegildo Castiglioni nel 1900, il basamento bugnato dell’edificio riprende la forma naturale della roccia mentre le altre decorazioni sono in stucco riprendendo lo stile settecentesco. Quando nel 1903 furono tolti i ponteggi due grandi statue, ai lati del portone (di Ernesto Bazzaro), i ben pensanti dell’epoca rimasero stupefatti. Le figure femminili, allegorie della pace e dell’industria, erano donne prosperose e seminude. Sarcasticamente, il palazzo venne ribattezzato “Cà di Ciapp” o palazzo delle natiche. Le statue furono poi rimosse, ed ora si trovano sulla facciata di Villa Facanoni, e il portale fu poi modificato con l’aggiunta di un bassorilievo per sopperire alla mancanza di queste due cariatidi.

Si proseguirà poi in direzione di Casa Campanini, Via Vincenzo Bellini, 11, progettata dall’architetto Alfredo Campanini. Di grande impatto sono le due cariatidi all’ingresso realizzate dallo scultore Michele Vedani. Il cancello in ferro battuto con motivi floreali, disegnato dallo stesso architetto, venne  realizzato da Alessandro Mazzucotelli. Questi motivi Liberty in ferro battuto si possono ritrovare anche all’interno del palazzo e nella gabbia dell’ascensore. Il palazzo è ricco di vetri policromi, fregi ed affreschi. Gli arredi interni e le ceramiche sono ancora in stile Liberty. Il portico del cortile presenta un soffitto con disegni di ciliegie rosse a grappolo ed un lampadario in ferro battuto.

Continueremo il percorso verso Casa Guazzoni, Via Marcello Malpighi, 12. Costruita nel 1906 su progetto di Giovan Battista Bossi come Casa Galimberti. I ferri battuti sono probabilmente del Mazzuccotelli.

Nell’ingresso davanti alla portineria sono appena stati ritrovati dei dipinti di un lago con piante acquatiche. Il corpo scale è esagonale con ringhiera in ferro battuto e gradini di marmo a sbalzo. Chiunque potrà fotografare gli edifici che si visiteranno.

Infine ci recheremo a Villa Romeo Faccanoni (ora Clinica Columbus), Via Michelangelo Buonarroti, 48. L’edificio, originariamente noto come Villa Faccanoni, opera di Giuseppe Sommaruga (19111913), diventò Villa Romeo in seguito all’acquisto, nel 1919, del celebre imprenditore dell’automobile Nicola Romeo. La villa venne ornata nel 1914 con due sculture di nudi femminili di Ernesto Bazzaro  provenienti da Palazzo Castiglioni. L’edificio fu bombardato e danneggiato, e solo dopo la guerra fu completato il restauro. La clinica fu inaugurata nel Febbraio del 1949. Se il tempo lo permette si visiteranno anche altri palazzi anche internamente con scalinate suggestive caratterizzate da ferri battuti Liberty ad opera di artisti come Alessandro Mazzucotelli.

Durata dell’evento circa tre ore. La partecipazione è gratuita. Gradita la conferma di partecipazione via mail a: info@italialiberty.it o SMS (Mobile 320 0445798). Per maggiori informazioni scrivere a info@italialiberty.it o visitare il sito www.italialiberty.it  | Social hashtag #100sommaruga 

Per l’evento si suggerisce di acquistare la monografia ”Italian Liberty” come punto di riferimento, prenotatile ad un prezzo speciale di 28€ agli stessi indirizzi.

Ai partecipanti sarà offerto il pregiato Limoncello Liberty prodotto da polini Group, partner dell’evento.

Attraverso il portale www.italialiberty.it è possibile iscriversi alla newsletter per rimanere aggiornati sui prossimi eventi come la visita guidata tra ville e alberghi Liberty a Varese, Sarnico e Trieste ad opera di Giuseppe Sommaruga.

itinerario liberty pdfGIUSEPPE SOMMARUGA (Milano 11 luglio 1867 – Milano 27 marzo 1917)
Di famiglia artigiana studiò all’Accademia di Brera sotto la guida di Camillo Boito. Nella sua architettura volle staccarsi dallo storicismo dello stesso Boito e dall’eclettismo provinciale imperante, proponendo una nuova organicità vitalistica che si legò, inevitabilmente, ai modi del Liberty italiano, ma fu aperta alle istanza internazionali, soprattutto dalla scuola viennese, dalla quale egli si differenzia per la plastica matericità delle superfici e per vigore di una decorazione drammaticamente intensa; nel palazzo Castiglioni, a Milano (1903), egli riesce a superare anche l’impiano ottocentesco della costruzione svuotando l’interno e articolandolo nel grande atrio a più volumi nel quale si snoda la scala. Tra le altre opere di Sommaruga la palazzina Salmoiraghi (1906), L’Hotel Tre Croci presso Varese (1909), la Clinica Columbus a Milano (1909)m di una viva articolazione spaziale e dalla decorazione più lineare, il Mausoleo Faccanoni a Sarnico.

Scopri di più sul sito www.italialiberty.it/giuseppesommaruga | IN ALLEGATO FOTO, LOCANDINA E C.S.

 

Comunicato stampa MILANO ART NOUVEAU

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L’Art Déco nella collezione Parenti http://www.italialiberty.it/mostradeco/ http://www.italialiberty.it/mostradeco/#comments Mon, 30 Jan 2017 18:35:13 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12253 L’Art Déco nella collezione Parenti Moda e pubbli […]

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L’Art Déco nella collezione Parenti
Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty

»Museo di Arte Povera, Sogliano al Rubicone, 2 marzo – 16 luglio 2017

Nello scenario della bellezza di inizio Novecento e nel contesto attuale di grandi mostre incentrate sullo stile Déco, dal 2 marzo al 16 luglio all’interno del fascinoso contesto di Palazzo Marcosanti a Sogliano al Rubicone è allestita una esposizione interamente dedicata alla grafica pubblicitaria e disegno durante il periodo compreso tra il 1925 al 1940 con originali esempi Art Déco sia italiani che stranieri.

La rassegna ”L’Art Déco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty’’, a cura di Andrea Speziali – esperto d’arte Liberty – è stata pensata e voluta dagli operatori del Museo di Arte Povera, riconosciuto dall’Istituzione Italia Liberty come un grande museo ricco di autentiche opere Liberty su territorio nazionale.

L’esposizione intende valorizzare le opere del periodo compreso tra gli anni ’20 e ’40 del Novecento di proprietà del rinomato collezionista Roberto Parenti, capace di aver raccolto un inestimabile patrimonio di arti grafiche autentiche che coprono buna parte di un secolo. In mostra cartoline, locandine e manifesti pubblicitari a firma di autori italiani e stranieri che propongono rari esempi di Art Déco e di Art Nouveau per confronti tematici e stilistici. Per quest’ultimo stile la mostra gode della collaborazione da parte del Comitato celebrativo nazionale che ricorda Giuseppe Sommaruga nell’anno 2017 per celebrare un protagonista del Liberty nel centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita.

L’obiettivo della mostra a Palazzo Marcosanti di Sogliano al Rubicone (FC) è quello di coinvolgere e sensibilizzare giovani e comuni fruitori per conoscere e apprezzare l’Art Déco e divulgare opere inedite realizzate durante il periodo del progresso.

Moda, costume, illustrazioni che testimoniano, dall’Italia all’America, un percorso di progresso e avanzamento della società. Un panorama dove entra in scena la storia del grande Gatsby. Gli spettatori potranno ammirare anche la pellicola dell’artista Matthew Barney con la visione del Cremaster 3 (prodotto nel 2002) ambientato al Chrysler Bilding di New York nell’atmosfera Art Déco in cui l’artista mette in luce anche il tema della massoneria.

La mostra a ingresso libero è aperta la domenica dalle 15:00 alle 19:00. Gli altri giorni su appuntamento. Per scuole e gruppi è gradito l’appuntamento.

Il tempo di visita calcolabile da 2 a 3 ore. INFO: www.mostradeco.it   | Tel.: 0541.948418   Mobile: 335.316413

 
Locandina mostra Art Déco

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Ascesa e scomparsa della fabbrica d’arte Ducrot http://www.italialiberty.it/fabbricaducrot/ http://www.italialiberty.it/fabbricaducrot/#comments Sun, 15 Jan 2017 22:43:35 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12162 Vittorio Ducrot. Palermo,1867-Roma, 1942. Imprenditore, […]

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11707Vittorio Ducrot. Palermo,1867-Roma, 1942. Imprenditore, disegnatore, mecenate, collezionista, personalità di rilievo nella Palermo Liberty, elegante e cosmopolita, del primo Novecento. Eredita dal patrigno Carlo Golia il mobilificio che rinomina Studio Ducrot: da atelier artigianale lo trasforma in un’azienda tra le prime in Europa nella produzione industriale di arredi di alto livello di stampo modernista. Ducrot dota l’azienda di un Ufficio Tecnico (uno dei primi in Europa), e inizia la collaborazione con l’architetto Ernesto Basile, dal 1902 Direttore Artistico, instaurando rapporti anche con la sua cerchia di artisti, pittori e scultori. Uniforma una parte della produzione alla ricerca stilistica di Basile, che oltre a curare l’arredamento, il marchio, le carte intestate, la pubblicità dell’azienda, crea gli oggetti d’arredo più rappresentativi, e soprattutto mette a punto dei modelli definiti tipi (per es. Intaglio papaveri, Carretto siciliano, Faraglia), finalizzati alla produzione in serie di mobili di grande qualità. Nasce il binomio Basile-Ducrot, che porterà l’azienda al successo internazionale e alla fornitura di raffinati e moderni arredi per prestigiosi committenti sia privati che pubblici. Si può dire che fra il 1910 e il 1930 in città come Palermo (Villino Florio, Villa Igiea, Villa Deliella, la Cassa Centrale di Risparmio Vittorio Emanuele), Roma (l’ala nuova di Palazzo Montecitorio e il Gran Caffè Faraglia), Napoli, Venezia, Taormina, Genova, Il Cairo, Istanbul, gli arredi di alberghi e navi di lusso, casinò, circoli, teatri, sedi di importanti istituzioni pubbliche (fra cui l’ambasciata a Istanbul, 1907) e private (ad esempio gli uffici FIAT in corso Sempione a Milano 1911) portano il marchio della fabbrica di Ducrot, che in alcune città nordafricane istituirà una sorta di monopolio nel settore dei grandi incarichi, eliminando la concorrenza delle industrie francesi. Le Officine Ducrot continueranno la loro attività, con alterne fortune, fino agli anni 70.

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Le immagini riproposte in questo post tratto da ReportageSicilia provengono da una pagina pubblicitaria che la prestigiosa ditta palermitana di mobili ed arti decorative Ducrot pubblicò nel 1909. Nell’anno 2017 si celebra l’artigiano Vittorio Ducrot nel 150° dalla nascita. L’Istituzione culturale Italia Liberty ha intenzione di allestire una mostra con mobili della sua produzione nella città di Palermo, a cura di Andrea Speziali.
L’inserzione apparve sulle pagine del supplemento “Natale e Capo d’Anno- La Sicilia e la Conca d’Oro” della rivista “Illustrazione Italiana”, e mostra alcuni capannoni di via Paolo Gili, un disegno della fabbrica di Ernesto Basile ed alcuni mobili disegnati per la Ducrot dallo stesso architetto.
Come spiega Simone Candela nel saggio “I Florio”, edito da Sellerio nel 1986, “Vittorio Ducrot ( 1867-1942 ) era scappato dalla Francia al tempo di Luigi Filippo per motivi politici. Riparato a Malta, era poi approdato a Palermo assumendo la titolarità di un mobilificio ( già Solei Herbert, poi Carlo Golia ) destinato a diventare famoso non solo per gli arredamenti delle navi della Navigazione Generale Italiana, ma per la produzione su scala industriale, a partire dal 1898-1899, di mobili e arredi su disegni di Basile”.
Nel 1903, a testimonianza dei cambi di proprietà, la fabbrica del quartiere Zisa portava la denominazione di “Ditta Ducrot Palermo Successore di Carlo Golia e di Solei Herbert”.
Lo sviluppo dei 40 capanonni insisteva su un’area di ben 55.000 metri quadri; la crescita commerciale dell’azienda dell’ex esule – un esperto ebanista – fu rapida.
Ancora nel 1903, la fabbrica dava lavoro a 200 operai, che sarebbero diventati 445 nel 1911 e 1.000 nel 1913.
Lo sviluppo della Ducrot venne certamente favorito dai buoni rapporti con la famiglia Florio e dalla collaborazione con Ernesto Basile, proseguita sino al 1906, quando alcuni suoi mobili riprenderanno lo stile Luigi XVI e quello delle decorazioni dei carretti siciliani.
Grazie al Basile, il mobilificio della Zisa avrebbe fornito i suoi arredi lignei a Villa Igiea, al Villino Florio, a Villa Deliella e – a Roma – al Palazzo del Parlamento ed al Caffè Faraglia di piazza Venezia.
Non mancano in quel periodo neppure le forniture alberghiere di prestigio, come quelle commissionate dal Grand Hotel San Domenico di Taormina, e, successivamente, dal Castello Utveggio di Palermo.
In quei primi decenni di attività, l’azienda stringe proficui rapporti di collaborazione con altri personaggi dell’ambiente artistico palermitano.
Salvatore Gregorietti, titolare di una ditta di decorazioni e vetrate liberty, realizzerà ad esempio disegni di tipo popolare destinati ad una serie di mobili laccati.
Il pittore Ettore De Maria Bergler, invece, presterà la sua opera di decorazione di marine, rovine greche e scene di vita pastorale per arredi in mogano.
Il marchio Ducrot, in quel periodo, riceve plausi anche dalla stampa non siciliana. Nell’agosto 1906, “La Tribuna” di Roma scrive che “si è costituito in Sicilia, a Palermo, grazie principalmente a Ernesto Basile, a Vittorio Ducrot ed a Ettore De Maria, il più armonico, attivo, intelligente gruppo di artisti che, dall’architettura al mobilio, dalla pittura alla plastica, provvede al rinnovato decoro della casa italiana”.
Nel 1907, il successo artistico e commerciale della fabbrica palermitana venne sancito dalla quotazione in borsa a Milano.
La crescita economica non impedì alla direzione della fabbrica di accettare ancora lavori di più modesta entità, garantendo qualità e prezzi competitivi. “Ciò sanno benissimo – spiegava la Ducrot – tutti coloro che hanno richiesto uno di quei preventivi – sia pure per una camera sola – che la Casa invia con amabile premura a chiunque lo domandi con dati ed indicazioni sufficienti ed in maniera che affidi della serietà del cliente”.
Un’inserzione del 1909 riproposta da ReportageSicilia ricorda che l’azienda Ducrot disponeva allora – oltre ad una sede a Palermo, in Via Ruggero Settimo 35 – di una filiale a Milano, in via Tommaso Grossi 5.
Qualche anno dopo, la fabbrica palermitana avrebbe aperto un negozio anche a Roma, in via del Tritone 138. In quel periodo, la Ducrot poteva contare su un capitale di un milione e mezzo di lire e su un “macchinario americano più perfetto, vasto e completo”.
La stessa inserzione vanta poi i premi ottenuti alle esposizioni artistico-industriali italiane ( Torino, Venezia e Milano ) ed il riconoscimento della medaglia d’oro da parte del ministero dell’Agricoltura, dell’Industria e del Commercio.
Nel redazionale che accompagna le fotografie, si sottolinea fra l’altro che “la produzione della casa Ducrot sebbene sviluppata con tutti i procedimenti meccanici più rapidi e perfetti, perde il carattere abituale della produzione industriale, che suole essere la riproduzione meccanica e semplificata di pochi modelli invariabili, per acquistare una fisionomia propria ed altamente estetica ed originale per ogni fornitura espressamente studiata, inventata ed eseguita come vero intelletto d’arte. In ciò sta il segreto del suo successo lusinghiero dovunque…”.
Nel periodo fra il 1915 ed il 1918, la Ducrot riconvertì gran parte delle sue attrezzature per la produzione di parti di aerei ed idrovolanti, su commissione dei governi dell’Italia, della Francia e dell’Inghilterra.
Finite le ostilità, il marchio franco-palermitano riprese a produrre mobili ed arredi lignei, come  quattro padiglioni costruiti nel 1931 destinati ad ospitare a Palermo gli ospiti del matrimonio fra Isabella d’Orleans Braganza ed Enrico d’Orleans, conte di Parigi.
Durante il periodo fra le due grandi guerre, la Ducrot arrivò a dare lavoro a quasi 2500 dipendenti. Il calo di commesse, il clima di austerità che avrebbe preceduto le bombe del II conflitto mondiale ed un’eccessiva esposizione bancaria decretarono però la crisi della fabbrica.
Nel 1939 i capannoni della Zisa passarono in mano ad un gruppo genovese; negli anni del secondo dopoguerra, l’attività andò inevitabilmente scemando.
L’agonia della gloriosa fabbrica Ducrot fu segnata da altri inconsistenti cambi di proprietà.
Nel dicembre del 1969, un centinaio di operai avviò un’esperienza di autogestione, offrendo al Provveditorato agli Studi, al Comune ed alla Provincia di Palermo la propria opera per la costruzione di arredi per le scuole: gli ultimi sussulti di vitalità di un’azienda incapace di rinnovare i fasti dell’epoca liberty o di adeguarsi alle moderne produzioni di massa.
In anni più recenti, l’area dell’ex fabbrica Ducrot è stata parzialmente recuperata dal Comune di Palermo.
L’ispirazione artistica e l’alacrità degli ebanisti del tempo si sono perduti per sempre; a stento si può immaginare che quei capannoni abbiano ospitato arredi e decori che hanno fatto la storia dell’arredamento italiano.

Testi e foto tratti da: http://reportagesicilia.blogspot.it

IMG_1696 IMG_1697 In questa e nelle tre fotografie che seguono - siglate F.T. - l'interno di alcuni capannoni del mobilificio, nel quartiere Zisa. L'azienda porta il nome di Vittorio Ducrot, un esule francese fuggito dapprima a Malta e poi a Palermo. L'azienda iniziò la sua attività alla fine del secolo XIX e, dopo vari passaggi di proprietà ed un tentativo di autogestione degli operai, chiuse i battenti una quarantina di anni fa IMG_1699 Il mobilificio Ducrot in un disegno di Ernesto Basile, l'architetto che collaborò con la fabbrica palermitana  nella produzione di arredi artistici Arredi domestici in stile "carretto siciliano", opera di Ernesto Basile. Agli inizi del secolo XX, la Ducrot collaborò con alcuni artisti siciliani del tempo, come Salvatore Gregorietti ed Ettore De Maria Bergler IMG_1703 IMG_1704 IMG_1705 IMG_1706 IMG_1707 IMG_1701 Scan0001 11707

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