Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Tue, 15 Oct 2019 19:12:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.25 Espressioni Liberty in ferro battuto http://www.italialiberty.it/espressioniliberty/ http://www.italialiberty.it/espressioniliberty/#comments Thu, 10 Oct 2019 19:11:05 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=23438 Cervia propone “Espressioni Liberty in ferro battuto. M […]

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Cervia propone “Espressioni Liberty in ferro battuto. Mazzucotelli, Gambini e Sommaruga” dal 9 al 19 dicembre 2019. Una spettacolare mostra ai Magazzini del Sale, ampia indagine sull’arte Liberty italiana incentrata sull’artigianato del ferro battuto.

Tre sezioni che vedono riunite quasi cento opere: suggestive fotografie d’epoca e attuali, sculture in ferro battuto, progetti architettonici e decorativi, selezionatissimi prestiti provenienti da straordinarie Collezioni private. Molti di questi prestiti sono frutto dei più recenti studi e escono dalle collezioni mostrandosi al grande pubblico per la prima volta.

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Ogni sezione della mostra – dedicata ai tre autori protagonisti: Alessandro Mazzucoletti, Silvio Gambini e Giuseppe Sommaruga – mette in luce l’alternanza tra i due volti del Liberty italiano: quella propriamente architettonico e quello scultoreo tra una manifattura floreale nell’opera di Gambini e Mazzucoltelli come la lampada delle libellule e quella “modernista”, più inquieta e vicina a influenze europee a firma di Giuseppe Sommaruga.

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“All’interno della corrente artistica Art Nouveau, contraddistinta con il termine Liberty, modernista o stile floreale in Italia – anticipa il Curatore Andrea Speziali – ho voluto porre i riflettori sull’artigianato di questa seducente arte focalizzando l’attenzione sul ferro battuto che ancora oggi vede sopravvissuti pregiati manufatti a partire dalle cancellate delle ville, ai ferri decorativi di villini e palazzi. In mostra anche testimoni anche di cancellate in ferro battuto demolite durante la guerra per la fabbricazione di armi. Si tratta di una prima esposizione che va ad indagare le molteplici sfaccettature dell’arte Liberty nel ferro battuto con il susseguirsi di altre date in cui approfondire da vicino con simbolici esempi dello stile le arti applicate, grafiche, pittoriche, scultoree e architettoniche”.

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Il percorso della mostra si sviluppa secondo una scansione di soggetti quali manufatti decorativi in ferro battuto per interni ed esterni. I tre autori Alesandro Mazzucotelli, Silvio Gambini e Giuseppe Sommaruga entrano in sinergia tra di loro come progettisti e realizzatori diretti dei ferri battuti per la decorazione d’architettura.

Una chiave inconsueta che rivela, entrando nel vivo del “fare” e nella mente dell’artista, la vera essenza concettuale e espressiva del Liberty, un movimento, una tendenza e una moda che, a distanza di più di cento anni, non ha ancora esaurito il suo potere seduttivo.
La mostra “Espressioni Liberty in Ferro battuto” organizzata dall’associazione Italia Liberty intende quindi dare il giusto valore all’artigianato del ferro battuto, <<un’arte aimè in via di estinzione>> commenta il curatore. Infatti ci sarà anche un workshop con un artigiano che spiega la lavorazione del ferro battuto cercando di dialogare con il fruitore comune sulla difficoltà odierna nel realizzare certi manufatti, come ad esempio lo scalone in ferro battuto di Palazzo Castigioni, tra i più belli e prestigiosi di Milano o le foglie, api e farfalle di Mazzucotelli fino alle libellule nelle lampade di Gambini, quest’ultimo una riscoperta di una parte del Novecento. L’artista Silvio Gambini dimenticato dalla critica emerge nel fascinoso contesto dei Magazzini del Sale di Cervia con capolavori inediti rimasti nelle viuzze silenziose di Busto Arsizio.

Il catalogo omonimo alla mostra sarà disponibile nella primavera 2020 assieme ad altri titoli che completano la collana dei capolavori Art Nouveau: cinque volumi dove ciascuno racconta tra foto e testi i 100 esempi della corrente artistica: poster, portali, ferri battuti, vetri e villini.

 

INVITO vernissage

SCHEDA DELLA MOSTRA
“Espressioni Liberty in ferro battuto.
Mazzucotelli, Gambini e Sommaruga”

CERVIA. Magazzini del Sale. Sala Rubicone
9 – 19 dicembre 2019
ingresso libero

Aperta tutti i giorni dalle 16:00 alle 20:00 e su appuntamento.
www.italialiberty.it | info@italialiberty.it

Comitato di Studio
Cecilia Casadei
Luigi Matteoni
Darko Perrone
Silvia Sintini
Andrea Speziali

Il tentativo di Cervia nell’organizzare una mostra incentrata sul ferro battuto Liberty è quello di porre sotto i riflettori della critica d’arte internazionale il valore di una artigianato quasi scomparso.

 

 

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Fotogallery “Il Villino di Cavazzoni” http://www.italialiberty.it/fotogalleryilvillino/ http://www.italialiberty.it/fotogalleryilvillino/#comments Tue, 01 Oct 2019 17:14:27 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=23356 L'articolo Fotogallery “Il Villino di Cavazzoni” sembra essere il primo su Italia Liberty.

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Fotogallery “Collezione Gambini” http://www.italialiberty.it/fotogallerycollezionegambini/ http://www.italialiberty.it/fotogallerycollezionegambini/#comments Tue, 01 Oct 2019 16:59:21 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=23319 L'articolo Fotogallery “Collezione Gambini” sembra essere il primo su Italia Liberty.

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Ceramica tra Fornaci savonesi ed albisolesi tra fine Ottocento e inizio Novecento http://www.italialiberty.it/mostraceramica/ http://www.italialiberty.it/mostraceramica/#comments Tue, 17 Sep 2019 11:48:31 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=23008 IN MOSTRA AD ALBISSOLA MARINA (SV) LA CERAMICA ARTISTIC […]

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IN MOSTRA AD ALBISSOLA MARINA (SV) LA CERAMICA ARTISTICA LIGURE TRA ‘800 E ‘900, CON PREGEVOLI PEZZI LIBERTY

È in corso una duplice mostra a ingresso gratuito, basata sulle antiche ceramiche liguri albissolesi, realizzata dall’Associazione Lino Berzoini, “centro per lo studio e la promozione dell’arte”. Ed è assolutamente imperdibile sia per chi s’interessa in generale della ceramica artistica ligure sia per chi è appassionato in modo più particolare, come il sottoscritto Massimo Bianco, soprattutto del Liberty (ceramico). Le due mostre, complementari, si svolgono alle porte di Savona e più precisamente ad Albissola Marina, noto centro della ceramica così come la confinante Albisola Superiore (Marina si scrive con doppia s e Superiore con una s sola), a poche decine di metri di distanza l’una dall’altra, intorno alla magnifica Piazza Concordia.
La prima, ubicata nel centro espositivo MuDA di Via dell’Oratorio, è dedicata alle rinomate manifatture di “Nicolò Poggi e Lina Poggi Assalini” (sottotitolo: tradizione e innovazione in ceramica), le più importanti dell’epoca ad Albissola insieme con quella di Giuseppe Piccone, e contiene anche alcuni pezzi in puro stile Liberty, a partire dalla magnifica mensola in maiolica con volto femminile e fiori, realizzata da Luigi Quaglino e che trovate riprodotta nella locandina in comune alle due mostre.
La seconda, collocata invece nella vicina fornace Alba Docilia di Via Grosso, s’intitola “Ceramiche liguri tra fine ottocento e inizio novecento” (sottotitolo: le fornaci storiche savonesi e albisolesi), tratta quindi specificatamente proprio gli anni in cui si è sviluppato a livello internazionale l’Art Nouveau, per cui i pezzi presenti riconducibili a tale stile risultano numerosi.
All’epoca, in ambito artistico, il mondo italiano della ceramica era forse quello maggiormente attento e aperto alle innovazioni estere e fu perciò il più pronto, già a fine ottocento, a scoprire l’Art Nouveau. Di conseguenza anche tre le fornaci albisolesi ci fu chi volle recepire la novità, che in tempi brevi si estese pure alle località circostanti, tra cui Savona, allora assai attiva in ambito ceramico con le sue fornaci.

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A introdurre il Liberty ad Albissola fu appunto il succitato pittore torinese Luigi Quaglino, nato nel 1870, che scese in riviera nel corso dell’ultimo decennio dell’ottocento e, dopo altre esperienze in loco, nel 1897 o nel 1898 (a seconda delle fonti) fondò con Nicolò Poggi l’omonimo connubio. La ditta denominata Quaglino-Poggi, “la cui produzione resta tra i pochi buoni esempi di ceramica Liberty italiana”, come riporta testualmente l’Archivio della Ceramica sul web, è oggi ritenuta l’unica fornace delle due Albis(s)ole ad aver operato in ambito Floreale, perlomeno in maniera sistematica, anche se, come vedremo, altre ditte coeve liguri proposero prodotti artistici Liberty. Sono perciò qui presenti diversi oggetti firmati dalla Quaglino-Poggi, tra cui la succitata mensola giustamente scelta per reclamizzare la mostra e il piatto in maiolica raffigurante una Ninfa di cui vi proponiamo la foto.

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Purtroppo nel 1902 le strade di Nicolò Poggi e di Luigi Quaglino si divisero. Quest’ultimo, dopo aver partecipato con successo in quello stesso anno con un proprio stand alla Mostra internazionale di arte decorativa moderna di Torino che fece conoscere il Liberty in Italia e aver lavorato, così almeno sostiene l’Archivio della Ceramica, ma per breve tempo, anche presso la “MGA”, emigrò negli Stati Uniti. Al contrario Nicolò Poggi, nato nel 1865, continuò la propria attività nel savonese fino alla morte, prematuramente sopraggiunta nel 1915.

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In questi anni, oltre a produrre ancora pezzi Liberty, Nicolò si aprì verso nuovi ambiti. Ciò lo potete ad esempio constatare nella foto in cui è raffigurato un elegante servizio da tè firmato N. Poggi, che al sottoscritto sembra proprio di dover far già rientrare nell’ambito del nascente Art Déco, nonostante si sia sempre sostenuto che tale stile fosse stato portato ad Albisola dal maestro Manlio Trucco soltanto a partire dagli anni venti.

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Nella sua stagione conclusiva Poggi si avvicinò inoltre al neoclassicismo, ispirandosi direttamente all’opera del grande artista quattrocentesco toscano Luca Della Robbia, pur conservando in queste sue ultime realizzazioni elementi ancora riconducibili al Liberty. Un esempio di tale approccio lo potete apprezzare nel vaso qui riprodotto.
Dopo la scomparsa di Nicolò, lasciandosi ormai definitivamente alle spalle il Liberty, che aveva nel frattempo esaurito il proprio corso, la ditta fu diretta, a proprio nome, da Lina Poggi Assalini, di cui al MuDA sono presenti numerose opere comunque di sicuro interesse.

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Invece, oltre alle citate produzioni N. Poggi e Quaglino-Poggi, la Fornace Alba Docilia propone altre opere a cavallo tra l’ottocento e il novecento di diverse manifatture sia di Albisola sia di altre località come Savona, Vado Ligure e Genova, non poche delle quali a propria volta fascinosamente Art Nouveau. Un ottimo esempio in proposito è lo splendido canestro con fiori in aggetto realizzato dalla fornace savonese dell’epoca denominata F T, cioè Fratelli Tambuscio, che vi proponiamo in fotografia.

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Le due mostre che, vale la pena ricordarlo, sono entrambe a ingresso libero, continuano l’una fino al 20 ottobre e l’altra fino al 6 ottobre con orari diversi. Tuttavia il consiglio dell’autore di questo articolo è di andarci in un momento in cui sono aperte entrambe, in modo da poter accoppiare la visita, quindi o il giovedì pomeriggio a partire dalle 16,00, orario di apertura del MuDa (che chiude alle 18,00), per poi spostarsi successivamente alle Fornaci, che aprono invece alle 17,00 con chiusura alle 19,00, oppure il sabato e la domenica dalle 10,00 alle 12,00 e di nuovo dalle 16,00 in poi. Ne vale la pena, non solo per la qualità della proposta ma anche perché le autentiche ceramiche Liberty liguri sono poche, sia a causa della scarsa produzione a livello regionale sia a causa della purtroppo relativamente breve durata dell’esperienza albisolese di Quaglino, e sono quindi assai difficili da trovare: un’occasione del genere potrebbe non ripetersi più.
Da notare infine che il MuDA ospita anche altre opere d’arte realizzate dai tanti prestigiosi maestri passati presso le fornaci di Albissola, che rendono perciò la visita ancora più interessante.

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TESTI E FOTO DI MASSIMO BIANCO ©

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Cerimonia commemorazione al monumento Ex internati di Balconi http://www.italialiberty.it/cerimoniapescantinaexinternati/ http://www.italialiberty.it/cerimoniapescantinaexinternati/#comments Sat, 14 Sep 2019 00:05:55 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=22999 L’Associazione Italia Liberty è lieta di invitarv […]

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L’Associazione Italia Liberty è lieta di invitarvi al prossimo evento in cui partecipa il Presidente Andrea Speziali in veste di studioso dell’artista Mirko Vucetich, autore del monumento.

Sarà celebrata domenica 14 settembre 2019 la 53esima cerimonia di commemorazione al monumento Ex internati di Balconi in ricordo del gesto eroico che durante la Seconda Guerra Mondiale un movimento volontario femminile si prodigò all’assistenza sanitaria e morale degli ex internati in transito nella locale stazione ferroviaria. Da Pescantina transitò anche il celebre scrittore Primo Levi. Si calcola che il centro di assistenza abbia dato cure e ricovero a circa 700.000 cittadini italiani che rientravano dalla Germania ed è per questo motivo che il Comune di Pescantina fu insignito nell’aprile del 2007 della medaglia d’oro al merito civile per atti di abnegazione durante il secondo conflitto mondiale.

La ricorrenza sarà preceduta da una serie di appuntamenti che cominceranno domani. Alle 18.30, al teatro comunale G. Bianchi di Piazza degli Alpini, è in programma la serata a tema «Generazioni e memoria». Otre al sindaco Davide Quarella saranno presenti le volontarie del Campo reduci di Balconi. La serata sarà presentata da Giuseppe Paleari, storico e studioso delle deportazioni di civili italiani, con interventi di Elisa Dalla Rosa per un inquadramento storiografico e di Andrea Speziali come esperto della storia del Monumento. Infine l’assessore alle Manifestazioni Nicolò Rebonato presenterà il progetto dell’Amministrazione in tale tema. Al termine sarà offerto un buffet a tutti i partecipanti.
Domenica, la cerimonia al monumento di Balconi inizia alle 9.15, in via Ex Internati col raduno e la sfilata.

Dopo la cerimonia dell’alza bandiera e la deposizione delle corone al monumento, alle 10, la messa e, a seguire gli interventi di autorità. La cerimonia sarà accompagnata dal coro Coste Bianche ANA di Negrar, diretto da Damiano Ceschi e dal picchetto del Genio Guastatori di Legnago coordinata dal suono della Banda di Bussolengo diretta dal maestro Luciano Brutti. Luca Piran con la sua voce scandirà la cerimonia e passaggi istituzionali.

«In questa occasione», conclude l’assessore alle manifestazioni, Nicolò Rebonato, «oltre a continuare il ricordo e la memoria verso le generazioni future di quanto accaduto a Pescantina vi è l’occasione per l’Amministrazione di presentare un nuovo progetto. Innanzitutto l’intento è di promuovere la nascita di una associazione culturale che possa promuovere il tema Ex Internati e riprendere la costruzione storica dei fatti accaduti. Non meno, la valorizzazione del Monumento con il Carro annesso che possa divenire quindi un museo sempre aperto e accessibile mediante visite guidate.

Da riqualificare poi la stazione ferroviaria di Balconi, in sintonia con RFI, al fine di restaurare la struttura in ottica che diventi unica sede per tutte le associazioni presenti sul territorio oltre a punto di riferimento per lo stesso progetto Ex Internati di Balconi.»

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Alla scoperta dell’epoca dorata a Busto Arsizio tra ville e villini Liberty http://www.italialiberty.it/alla-scoperta-dellepoca-dorata-a-busto-arsizio-tra-ville-e-villini-liberty/ http://www.italialiberty.it/alla-scoperta-dellepoca-dorata-a-busto-arsizio-tra-ville-e-villini-liberty/#comments Wed, 11 Sep 2019 20:09:42 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=22984 Promuovere la conoscenza e sensibilizzare la cittadinan […]

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Promuovere la conoscenza e sensibilizzare la cittadinanza al linguaggio del Liberty, lo stile architettonico di fine Ottocento/inizio del Novecento che caratterizza e dà pregio alla Città: è questo lo scopo principale di “Busto in Liberty”, un grande progetto culturale che prenderà il via il 14 settembre 2019.

Il ricco patrimonio Liberty, che si lega anche con la vocazione industriale della Città di Busto Arsizio, dato che furono gli imprenditori dell’epoca a voler realizzare stabilimenti e ville residenziali secondo lo stile in voga, pur essendo stato oggetto di studi approfonditi nel corso degli anni, resta infatti parzialmente sconosciuto agli stessi bustocchi, soprattutto ai più giovani.

oklampadario silvio gambini italialiberty“In architettura, Busto parla il linguaggio del ‘Liberty’. Una galleria a cielo aperto che tocca le tre dimensioni della vita dell’uomo: l’abitare (l’edilizia civile), il lavoro (l’edilizia industriale), il morire (i monumenti funebri). Un patrimonio di cui essere gelosi custodi, ma di cui noi cittadini del quinto centro lombardo sembriamo a volte inconsapevoli. – scrivono il sindaco Emanuele Antonelli e l’assessore a Identità e Cultura Manuela Maffioli nella presentazione del volume, realizzato per i tipi della ‘Libraccio Editore’, che raccoglie gran parte dei contributi del progetto – All’Amministrazione comunale compete certamente di prendersi cura della sua architettura in ‘Stile Liberty’. Eppure, il prendersi cura presuppone la consapevolezza, il motu proprio di una coscienza collettiva. A questo ambizioso obiettivo guarda questa articolata e sofisticata operazione culturale: al recupero di un sapere, da parte di tutti, ma, in particolare, delle ultime generazioni. Al (ri)avvicinamento a un ‘fare artistico’ che mette Busto in contatto diretto con gran parte dell’Europa e dei suoi principali centri, attraversati tutti, tra fine Ottocento e primi Novecento, da un medesimo ‘novo’ gusto estetico in architettura e nelle arti applicate. Busto, dall’anima rurale e manifatturiera, d’improvviso proiettata in una macro dimensione internazionale grazie al filo sottile ma infrangibile dell’arte. Un turbine di straordinarietà, di cui vantiamo ancora ricche testimonianze. Una parte immanente dell’identità della città. Un sapere di cui diventare, o tornare a essere, consapevoli. E da alimentare nel tempo, nelle coscienze a venire. Assolutamente”.

Il progetto, promosso dall’assessorato a Identità e Cultura, consiste in un mese di eventi di elevato valore scientifico, dedicati alla valorizzazione delle testimonianze dello stile Liberty in città del presente e del passato, organizzati con il supporto scientifico del professor Giuseppe Pacciarotti e la collaborazione dell’Associazione Musicale Rossini e dell’Archivio Fotografico Italiano.

In programma una giornata di studi sul Liberty a Busto Arsizio, una mostra di fotografie, oggetti, documenti d’archivio, visite guidate e attività didattiche e un concerto di musica dell’epoca.

Giornata di studi
La giornata di studi è prevista per sabato 14 settembre alle 14.45 e vedrà alternarsi diversi relatori che, partendo dalla descrizione dello stile floreale in generale, arriveranno a raccontare i principali esempi di Liberty a Busto Arsizio e i suoi esponenti locali.
I temi: legami tra Silvio Gambini e il Liberty milanese; l’opera di Camillo Crespi Balbi; la Villa Ferrario; Riccardo Recupero che si occuperà invece del villino Leone e un approfondimento sui progetti Liberty di tre ingegneri bustesi.
L’evento si terrà presso le Civiche raccolte d’Arte di Palazzo Marliani Cicogna.

Mostra “Busto in Liberty”
Sarà inaugurata sempre sabato 14 settembre alle 18.00 presso le Civiche raccolte d’Arte di Palazzo Marliani Cicogna e raccoglierà progetti, fotografie e altro materiale attingendo dalle collezioni dell’Archivio Comunale, dei Civici Musei e da alcune collezioni private. La prima sezione della mostra proporrà uno sguardo d’insieme sull’antica disposizione di Piazza Garibaldi. Una seconda sezione è dedicata all’architetto del Liberty per eccellenza Silvio Gambini.
Ci sarà, inoltre, una sezione di fotografie dedicata ai più significativi edifici Liberty ancora presenti in città a cura dell’Archivio Fotografico Italiano.
Un plus che arricchisce la mostra è una raccolta di etichette antiche per tessuti industriali provenienti dalla collezione del Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio.
Sarà inoltre presentata un’intervista a Rosilla Gambini, nipote dell’architetto, a cura dell’assessore alla cultura Manuela Maffioli. La mostra terminerà il 13 ottobre.

Visite guidate e attività didattiche
Il Servizio Didattica Museale e Territoriale proporrà percorsi guidati con tre diversi itinerari, approfondendo di volta in volta le diverse espressioni di questo stile: le ville, le fabbriche, l’arte funeraria.
Domenica 29 settembre, il primo appuntamento dedicato alla scoperta del Liberty nelle ville, seguito, il 20 ottobre, da quello focalizzato sull’architettura delle industrie e, il 27 ottobre, da quello sull’arte funeraria al cimitero monumentale. La partecipazione è gratuita previa prenotazione.

Eventi musicali
Sabato 12 ottobre, è in programma il concerto di Clelia Croce (soprano) e Roberto Bottini (pianoforte) “Music Nouveau: Fiori Musicali in Villa Ottolini-Tosi” a cura dell’Associazione Musicale G. Rossini. Seguirà un buffet in Liberty offerto da De Piante Editore, Milca Iezzoni, Azienda Agricola Dino Illuminati e in collaborazione con Enaip.

 

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GIAPPONISMO. Venti d’Oriente nell’arte europea http://www.italialiberty.it/mostragiapponismo/ http://www.italialiberty.it/mostragiapponismo/#comments Sun, 28 Jul 2019 12:20:54 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=22894 Sul finire del XIX secolo la scoperta delle arti decora […]

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Sul finire del XIX secolo la scoperta delle arti decorative giapponesi diede una notevole scossa all’intera Arte europea. Un potente vento di rinnovamento, se non proprio un uragano, che dall’Oriente investiva modelli, consuetudini stratificate nei secoli, conducendo l’arte del Vecchio Continente verso nuove e più essenziali norme compositive fatte di sintesi e colori luminosi.
La svolta avvenne quando, all’inizio degli anni ’60 dell’Ottocento cominciarono a diffondersi in Europa, e principalmente in Francia, ceramiche, stampe, ed arredi da giardino dall’Impero del Sol Levante che, pochi anni addietro, nel 1853, si era aperto al resto del modo.

Le prime xilografie si diffusero, dapprincipio, grazie al commercio di vasi e ceramiche, con cui questi venivano “avvolti” e“impacchettati”. I preziosi fogli erano spesso i celebri manga di Hokusai o altre brillantissime stampe di Utamaro e Hiroshige che tanta influenza ebbero sugli Impressionisti, sui Nabis, fino alle Secessioni di Vienna e Monaco per concludere il loro ascendente con i bagliori della Grade Guerra trasformandosi in un più generico culto dell’oriente nel corso degli anni 20 e 30 del Novecento.
La moda giapponista, esplosa attorno al 1860 e destinata a durare almeno un altro cinquantennio coinvolse dapprima la ricca borghesia internazionale, ma soprattutto due intere generazioni di artisti, letterati, musicisti e architetti, trovando via via sempre più forza con l’innesto della nascente cultura e Liberty e modernista sempre più attenta ai valori decorativi e rigorosi dell’arte giapponese.

Il taglio che Francesco Parisi ha scelto per descrivere questa effervescente pagina della storia dell’arte europea e mondiale nella grande mostra “Giapponismo, Venti d’Oriente nell’arte europea. 1860 – 1915(Rovigo, Palazzo Roverella, dal 28 settembre 2019 al 26 gennaio 2020, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi) è decisamente originale mappando, per la prima volta, le tendenze giapponiste dell’Europa tra Ottocento e Novecento: dalla Germania all’Olanda, al Belgio, dalla Francia all’Austria, alla Boemia, fino all’Italia.

Nelle 4 ampie sezioni in cui è dipanato il racconto, egli affianca originali e derivati, ovvero opere scelte fra quelle che giungendo dal Giappone divamparono a oggetto di passioni e di studi in Europa, accanto alle opere che di questi “reperti” evidenzino la profonda influenza.
Pittura e grafica, certo. Ma anche tutto il resto, dall’architettura, alle arti applicate, all’illustrazione, ai manifesti, agli arredi,…. A dar conto, per la prima volta in modo organico, di quanto capillarmente e profondamente quel Giapponismo sia entrato nel corpo della vecchia Europa.

Quattro sezioni, quante furono le grandi Esposizioni Universali che in quei decenni contribuirono, grazie alla presenza dei padiglioni giapponesi, a svelare ed amplificare il nuovo che giungeva da così lontano, da quel luogo misterioso e magico.
Dall’esposizione londinese del 1862, dove i “prodotti” del Sol Levante debuttarono, a quelle parigine del ’67 e’78, che ebbero nelle proposte il loro elemento di maggiore attrattività, fino all’esposizione del cinquantennale dell’Unità d’Italia del 1911 che ebbe una vasta influenza su molti artisti delle nuove generazioni.

Accanto ai capolavori di Gauguin, Touluse Lautrec, Van Gogh, Klimt, Kolo Moser, James Ensor, Alphonse Mucha si potranno ammirare le tendenze giapponiste nelle opere degli inglesi Albert Moore, Sir John Lavery e Christopher Dresser; degli italiani Giuseppe De Nittis, Galileo Chini, Plinio Nomellini, Giacomo Balla, Antonio Mancini, Antonio Fontanesi e Francesco Paolo Michetti con il suo capolavoro La raccolta delle zucche; e ancora i francesi Pierre Bonnard, Paul Ranson, Maurice Denis ed Emile Gallé; i belgi Fernand Khnopff e Henry Van De Velde.

Emil Orlik, Paesaggio con il monte Fuji, 1908, Courtesy Daxer & Marschall Gallery, Monaco Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Anselmo Bucci, La giapponese (il Kimono), 1919, olio su tela, Courtesy Matteo Mapelli/ Galleria Antologia Monza Edgard Degas, Femme se coiffant , 1894 circa, pastel sur papier marouflé sur carton, collezione privata Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Henri de Toulouse-Lautrec, Reine de Joie, 1892 Alla mostra "Giapponismo" Kolo Moser, albero in fiore, 1911, olio su tela, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna Alla mostra "Giapponismo" Alla mostra "Giapponismo" Rudolf Schlattauer, Paravento, 1910

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Da settembre una mostra sul Liberty. Ecco il progetto di “Giapponismo” http://www.italialiberty.it/progettomostragiapponismo/ http://www.italialiberty.it/progettomostragiapponismo/#comments Sun, 28 Jul 2019 12:16:43 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=22897 GIAPPONISMO Venti d’Oriente nell’arte europea. 1860 – 1 […]

L'articolo Da settembre una mostra sul Liberty. Ecco il progetto di “Giapponismo” sembra essere il primo su Italia Liberty.

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GIAPPONISMO
Venti d’Oriente nell’arte europea. 1860 – 1915
Rovigo, Palazzo Roverella
28 settembre 2019 – 26 gennaio 2020

 

Premessa

Isolato per più di due secoli, attorno al 1854 il Giappone iniziò ad instaurare rapporti diplomatici e commerciali con gli Stati Uniti, la Russia, i Paesi Bassi, l’Inghilterra e la Francia. Le prime merci giapponesi ad essere commercializzate furono soprattutto la ceramica e la lacca, seppure confluite nella cosiddetta moda della “cineseria”. Con la diffusione e l’affermazione di una cultura borghese legata soprattutto agli ambienti artistici e letterari d’avanguardia la diffusione di stampe ed oggetti di arredo nipponici divennero un fenomeno alla moda più specifico che influenzò i più svariati settori dell’Arte e della Cultura occidentali in un periodo compreso tra il 1880 e il 1915, noto col termine «Japonisme».
Il periodo di maggior diffusione di questa tendenza coincise appieno con lo sviluppo del modernismo e del gusto Liberty, cui si sovrappose più volte, e che terminò con l’avvento del Decò, immediatamente dopo il primo grande conflitto mondiale, quando l’interesse si allargò ulteriormente verso i paesi dell’estremo oriente in generale.
Tra secondo Ottocento e primo Novecento, i movimenti delle Arts & Crafts in Gran Bretagna, della Secessione Viennese in Austria, dell’Art Nouveau in Francia e del Liberty in Italia interpretarono la cultura artistica del Giappone, in chiave soprattutto decorativa e formale.
La ceramica giapponese tradizionale si distingueva dalle analoghe forme cinesi ed orientali per il gusto sintetico della forma e per l’uso delle decorazioni semplici di natura fitomorfica. Sin dalla loro prima apparizione sul mercato europeo questi modelli furono immediatamente copiati, seppure aggiornando lo stile al gusto europeo, da molti artisti in ragione della loro grande popolarità, ma soprattutto per la coincidenza con gli sviluppi di una tendenza, il Liberty, che andava modernizzando e semplificando i barocchismi del periodo precedente. Molti artisti iniziarono, in quel periodo, a dedicarsi alla produzione di vasi e ceramiche con asimmetrici pattern floreali proclamando in tutta Europa la supremazia del design giapponese.
Avvertito come misterioso e diverso, il Giappone aveva senza dubbio affascinato gli artisti che, reinterpretando i temi delle stampe Ukiyo-e (mondo fluttuante), erano giunti ad una sintesi straordinaria tra le esigenze e gli schemi dell’arte occidentale e lo spirito sintetico ed essenziale dell’arte nipponica.
Nella Francia fin de siècle l’influenza dell’arte giapponese, sia a livello formale sia contenutistico, aveva coinvolto oltre alle industrie del bronzo, del giardinaggio e della carta da parati, i più svariati settori artistici, dalla pittura alla grafica, dalla ceramica all’architettura influenzando artisti come Manet, Monet, Degas e Van Gogh che, col dipinto Rami di mandorlo in fiore, mostrava l’equivalente del romanzo-manifesto del giapponismo Manette Salomon dei fratelli Goncourt. L’influenza esercitata dalle stampe giapponesi sugli
impressionisti e sui postimpressionisti e del loro peso nel rinnovamento della visione artistica occidentale fu notato già all’epoca dai più autorevoli critici e letterati, da Marcel Proust a Edmond de Goncourt che arrivò ad affermare: “Tutto l’impressionismo è dovuto alla contemplazione e all’imitazione delle stampe luminose del Giappone”.

La mostra

Il focus della mostra sarà rigorosamente incentrato sull’influenza del Giappone nelle arti figurative europee nel periodo compreso tra il 1862 e il 1920.
La mostra avrà quattro principali aree di approfondimento, incentrate ciascuna sulle dinamiche di penetrazione del gusto japoniste in Europa.
In ciascuna delle quattro sezioni ovviamente ampio spazio sarà dedicato ai manufatti giapponesi (ceramiche, tessuti, xilografie, bronzi) restituendo altresì un’idea delle grandi esposizioni universali che misero in comunicazione i due mondi, testimoniando attraverso vari gradi d’influenza, fino alla fedele trascrizione, il dialogo con le opere degli artisti europei.
La mostra prevede inoltre alcune sezioni esterne, dedicate all’architettura, all’illustrazione del libro, all’incisione e al manifesto.
La complessità del fenomeno giapponista sarà dispiegata attraverso una lettura parallela, dunque, tra le diverse nazionalità europee: Inghilterra, Francia, Paesi Bassi, Germania, Austria, Boemia e Moravia, Italia.

La London World Fair del 1862

Una grande quantità di prodotti giapponesi fu esposta a Londra nel 1862, per la cura del Ministro britannico plenipotenziario di Cina e Giappone Sir Ruthford Alcock che per l’occasione prestò la sua intera collezione. Grazie a questa incredibile esposizione, molti artisti vittoriani – o quelli della successiva generazione confluiti nel cosidetto Aesthetic Movement – iniziarono ad inserire elementi del Paese del Sol Levante, spesso in maniera decontestualizzata, attratti dalla loro qualità decorativa (Albert Moore, James Tissot, James Guthrie, etc…)
James McNeill Whistler occupò un ruolo fondamentale all’interno di questa vague costruendo il dipinto attorno ad un singolo colore e ritraendo le sue modelle in kimono e ventaglio sullo sfondo di paraventi giapponesi presi dalla sua preziosa collezione. Mostrando interesse per la struttura compositiva delle stampe giapponesi fu il primo ad utilizzarne gli schemi.
Il principale designer giapponista inglese fu senza dubbio William Goodwin il cui stile fu ribattezzato «anglojapanese». Dopo l’uscita nel 1877 del catalogo della sua intera opera, Art and forniture by Edward Goodwin, lo stile sintetico dei suoi lavori interessò i principali fautori del modernismo europeo

Le Esposizioni Universali di Parigi del 1867 e del 1878 e Siegfried Bing

All’Esposizione di Parigi del 1867 il padiglione giapponese presentava principalmente arti decorative, porcellane, abbigliamento, armature, lacche, calligrafie, paraventi e una vastissima collezione di stampe ukiyo-e, mentre l’Esposition del 1878 fece diventare popolare il ventaglio, tanto che numerosi artisti italiani, francesi e inglesi si dedicarono alla decorazione di questo oggetto (Degas, Caillebotte, Jean Louis Forain, Camille Pissarro, Paul Gauguin). L’imitazione delle stampe luminose giapponesi ebbe, notoriamente, un peso notevole nel passaggio dal naturalismo all’impressionismo, sia per la scelta dei soggetti sia per l’abbandono dell’uso di colori bituminosi.
Nel 1888 in un articolo pubblicato su “L’art indépendante” il critico Edouard Djardin scrisse a proposito della mostra del Gruppo dei XX che alcune tele evocavano indiscutibilmente “l ‘imagerie et le japonisme”.
Nel 1890, inoltre, Siegfried Bing, proprietario della galleria l’Art Nouveau, da cui prese il nome il corrispettivo indirizzo estetico, organizzò L’Exposition de la gravure Japonaise all’École Nationale des Beaux-Arts di Parigi iniziando al contempo la pubblicazione trilingue (inglese, francese e tedesco) della rivista “Le Japon Artistique” (18881891; presente in mostra nella sua edizione di lusso). Considerata come un perfetto esempio di arte decorativa, l’arte giapponese rispondeva perfettamente anche alle aspirazioni dei pittori Nabis in quanto la dimensione decorativa rivestiva un ruolo essenziale nella loro nuova concezione della Pittura
Sulla scia di Gauguin, i Nabis rimasero affascinati da queste immagini che collezionavano con vivo interesse e che rivelavano loro nuove possibilità espressive; seguendo Gustave Caillebotte, Pierre Bonnard sperimentò delle composizioni ristrette verticalmente o orizzontalmente, direttamente ispirate alle riproduzioni viste sulla rivista di Bing. Edouard Vuillard, Georges Lacombe e Paul Ranson, che presto saranno soprannominati “i Nabis più giapponesi dei giapponesi”, organizzarono le loro composizioni derivandole dagli arabeschi dinamici di Outamaro. I Nabis non furono gli unici interessati alla grafica giapponese; da Georges de Feure a Charles Maurin, da Eugène Grasset a Alphons Mucha, tutti gli artisti notarono l’enorme potenziale emotivo di queste nuove linee.
L’arte giapponese, considerata il miglior esempio di arte decorativa, rispondeva perfettamente agli obiettivi di molti pittori per i quali la dimensione decorativa giocava un ruolo essenziale nella nuova nozione di pittura.
Dopo il successo parigino Bing iniziò ad esporre opere d’arte giapponesi anche fuori dalla Francia. Nel 1889 presso il Cercle Artisique e Lettéraire di Bruxelles espose trentasei acquerelli e circa centocinquanta stampe ukiyo-e poi acquistate dal governo. A partire da quella data il Beglio divenne japonisante conquistando definitivamente Bruxelles. A rappresentare, in parte, l’influenza nipponica sull’arte belga, tra gli altri, fu un cenacolo di artisti, Les XX (tra cui James Ensor, Henry Van de Velde, Vincent Van Gogh, Théo Van Rysselberghe e lo stesso Paul Gauguin), catalizzatori del Simbolismo e annunciatori dell’Art Nouveau. All’apertura di una loro mostra, avvenuta nello stesso anno di quella di Bing, per la foto ufficiale del gruppo Octave Maus posò con un ventaglio giapponese.

Monaco, Berlino, Vienna e Praga

La moda giapponista raggiunse la Germania alla fine del XIX secolo dopo avere riscosso popolarità in Francia e nei paesi anglofoni e francofoni. La prima mostra di arte giapponese fu organizzata nell’estate del 1885 a Berlino, e poi a Monaco, attirando moltissimi visitatori: dell ‘esposizione berlinese esiste una serie di acquerelli del pittore Adolph von Menzel. Di notevole importanza fu anche l’allestimento di spettacoli teatrali della compagnia inglese Mikado, svoltisi a Monaco nel 1886 e 1889, che ne favorirono così l’infiltrazione nella cultura artistica mitteleuropea.
Principalmente l’influenza dell’arte giapponese in area germanica ebbe il suo massimo sviluppo con la Secessione viennese preceduta dall ‘Esposizione Universale di Vienna del 1873.
Gli artisti viennesi svilupparono particolarmente le arti applicate dando un notevole incremento alla riformulazione del linguaggio architettonico e grafico in particolare nell’ editoria e nell’arte del manifesto. Tra i maggiori interpreti internazionali della grafica e della xilografia giapponese il praghese Emil Orlik realizzò centinaia di xilografie policrome sul modello dell’ukiyo-e viaggiando anche nelle terre del Sol Levante. L’organo della Secessione, “Ver Sacrum”, dedicò un intero numero all’arte giapponese, influenzando Kolo Moser, ma soprattutto Gustav Klimt, che acquistò nel 1906 1’intera raccolta dei trentasei fascicoli di “Le Japon Artistique”.

La prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902 e l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911

Anche a Torino nel 1902 a prevalere furono porcellane, lacche, ceramiche e vasi in metallo, nonché paraventi e stampe. Pur rimanendo l’allestimento dell’esposizione di Torino, in special modo la parte giapponese, di gusto “pittoresco”, grazie a Vittorio Pica e alle sue pubblicazioni il gusto giapponese o, come era stato battezzato in Italia, alla giapponesca, entrò decisamente anche nel dibattito artistico italiano sul modernismo. La moda giapponese investì, soprattutto, gli artisti italiani residenti a Parigi, come Giuseppe De Nittis e, più tardi, Camillo Innocenti non riuscendo però a modificare interamente I ‘impostazione delle scuole regionali.
Si può scorgere una fattiva influenza dell’arte giapponese nel lavoro di Antonio Fontanesi, Vittore Grubicy de Dragon, Francesco Paolo Michetti e, nel corso del Novecento, su Plinio Nomellini, Mario Cavaglieri e Giacomo Balla, raggiungendo un notevole sviluppo soprattutto nell’arte del manifesto.
Nelle arti decorative il maggior rappresentante del gusto giapponista fu senza dubbio Galileo Chini che seppe miscelare abilmente forme e modelli orientali con uno stile assolutamente personale.
Fondamentale per la conoscenza dell’arte giapponese in Italia fu anche la grande Esposizione Internazionale di Roma del 1911. Il padiglione realizzato dal governo giapponese a Valle Giulia, un edificio in stile giapponese classico, presentava per la prima volta al pubblico più di cento opere d’arte tra sculture e pitture, soprattutto contemporanee, di artisti ormai pienamente “occidentalizzati” e altri ancora saldamente legati alla tradizione (come, tra gli altri, Kikuchi Hobun e Kawabata Gyokusho).

Illustrazione e incisione

Fu soprattutto la grafica europea, nei decenni di passaggio tra Ottocento e Novecento, a far tesoro del ricchissimo serbatoio di idee contenute nelle stampe giapponesi come testimoniano numerosi esempi che vanno dall’evocazione delle scene di intimità domestica di Utamaro alle composizioni in diagonale di Hiroshige interpretate in maniera quasi palmare dagli incisori europei.
Completerà la sezione una ricca esposizione di libri illustrati realizzati tra il 1880 e il 1924.

I manifesti

La complicata tecnica delle stampe giapponesi venne tradotta in Europa attraverso l’uso della litografia policroma più adatta ad essere riprodotta su scala industriale. Jules Chéret fu tra i pionieri del manifesto artistico e, avendo studiato a Londra, ebbe notevole familiarità con le stampe giapponesi e con il loro tipico uso delle tinte piatte. A raccogliere la sua eredità fu Tolouse-Lautrec che divenne in breve uno degli autori di manifesti più apprezzati. La sua grande passione per le stampe giapponesi è testimoniata sia dal suo monogramma, derivato da una stampa smunga, sia dalla passione di abbigliarsi in kimono, ma soprattutto per il tributo alle incisioni di Utamaro con la realizzazione del manifesto per la ditta Divan Japonais (1893).
Nell’arte del manifesto l’influenza del Giappone giunse anche nella mitteleuropa: ne sono un esempio i motivi decorativi utilizzati dai maggiori esponenti della Secessione viennese; ugualmente in Italia, complice la produzione pubblicitaria legata ai melodrammi d’ispirazione orientale (si pensi a Iris di Mascagni o alla Madame Butterfly e alla Turandot di Puccini), favorì la produzione di manifesti di chiara ispirazione giapponese.

Il catalogo

Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, raccoglierà i saggi del curatore Francesco Parisi, Giovanni Fanelli, Gilles Genty, Ian Milman, Jean-David Jumeau-Lafond, Fabio Mangone, Mario Finazzi, etc.

Gli iscritti all’associazione ITALIA LIBERTY entrano con lo sconto. Totale: 8,00€

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