Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Sun, 19 Feb 2017 22:51:41 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.12 L’Art Déco nella collezione Parenti http://www.italialiberty.it/mostradeco/ http://www.italialiberty.it/mostradeco/#comments Mon, 30 Jan 2017 18:35:13 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12253 L’Art Déco nella collezione Parenti Moda e pubbli […]

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L’Art Déco nella collezione Parenti
Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty
Locandina mostra Art Déco

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Ascesa e scomparsa della fabbrica d’arte Ducrot http://www.italialiberty.it/fabbricaducrot/ http://www.italialiberty.it/fabbricaducrot/#comments Sun, 15 Jan 2017 22:43:35 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12162 Vittorio Ducrot. Palermo,1867-Roma, 1942. Imprenditore, […]

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11707Vittorio Ducrot. Palermo,1867-Roma, 1942. Imprenditore, disegnatore, mecenate, collezionista, personalità di rilievo nella Palermo Liberty, elegante e cosmopolita, del primo Novecento. Eredita dal patrigno Carlo Golia il mobilificio che rinomina Studio Ducrot: da atelier artigianale lo trasforma in un’azienda tra le prime in Europa nella produzione industriale di arredi di alto livello di stampo modernista. Ducrot dota l’azienda di un Ufficio Tecnico (uno dei primi in Europa), e inizia la collaborazione con l’architetto Ernesto Basile, dal 1902 Direttore Artistico, instaurando rapporti anche con la sua cerchia di artisti, pittori e scultori. Uniforma una parte della produzione alla ricerca stilistica di Basile, che oltre a curare l’arredamento, il marchio, le carte intestate, la pubblicità dell’azienda, crea gli oggetti d’arredo più rappresentativi, e soprattutto mette a punto dei modelli definiti tipi (per es. Intaglio papaveri, Carretto siciliano, Faraglia), finalizzati alla produzione in serie di mobili di grande qualità. Nasce il binomio Basile-Ducrot, che porterà l’azienda al successo internazionale e alla fornitura di raffinati e moderni arredi per prestigiosi committenti sia privati che pubblici. Si può dire che fra il 1910 e il 1930 in città come Palermo (Villino Florio, Villa Igiea, Villa Deliella, la Cassa Centrale di Risparmio Vittorio Emanuele), Roma (l’ala nuova di Palazzo Montecitorio e il Gran Caffè Faraglia), Napoli, Venezia, Taormina, Genova, Il Cairo, Istanbul, gli arredi di alberghi e navi di lusso, casinò, circoli, teatri, sedi di importanti istituzioni pubbliche (fra cui l’ambasciata a Istanbul, 1907) e private (ad esempio gli uffici FIAT in corso Sempione a Milano 1911) portano il marchio della fabbrica di Ducrot, che in alcune città nordafricane istituirà una sorta di monopolio nel settore dei grandi incarichi, eliminando la concorrenza delle industrie francesi. Le Officine Ducrot continueranno la loro attività, con alterne fortune, fino agli anni 70.

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Le immagini riproposte in questo post tratto da ReportageSicilia provengono da una pagina pubblicitaria che la prestigiosa ditta palermitana di mobili ed arti decorative Ducrot pubblicò nel 1909. Nell’anno 2017 si celebra l’artigiano Vittorio Ducrot nel 150° dalla nascita. L’Istituzione culturale Italia Liberty ha intenzione di allestire una mostra con mobili della sua produzione nella città di Palermo, a cura di Andrea Speziali.
L’inserzione apparve sulle pagine del supplemento “Natale e Capo d’Anno- La Sicilia e la Conca d’Oro” della rivista “Illustrazione Italiana”, e mostra alcuni capannoni di via Paolo Gili, un disegno della fabbrica di Ernesto Basile ed alcuni mobili disegnati per la Ducrot dallo stesso architetto.
Come spiega Simone Candela nel saggio “I Florio”, edito da Sellerio nel 1986, “Vittorio Ducrot ( 1867-1942 ) era scappato dalla Francia al tempo di Luigi Filippo per motivi politici. Riparato a Malta, era poi approdato a Palermo assumendo la titolarità di un mobilificio ( già Solei Herbert, poi Carlo Golia ) destinato a diventare famoso non solo per gli arredamenti delle navi della Navigazione Generale Italiana, ma per la produzione su scala industriale, a partire dal 1898-1899, di mobili e arredi su disegni di Basile”.
Nel 1903, a testimonianza dei cambi di proprietà, la fabbrica del quartiere Zisa portava la denominazione di “Ditta Ducrot Palermo Successore di Carlo Golia e di Solei Herbert”.
Lo sviluppo dei 40 capanonni insisteva su un’area di ben 55.000 metri quadri; la crescita commerciale dell’azienda dell’ex esule – un esperto ebanista – fu rapida.
Ancora nel 1903, la fabbrica dava lavoro a 200 operai, che sarebbero diventati 445 nel 1911 e 1.000 nel 1913.
Lo sviluppo della Ducrot venne certamente favorito dai buoni rapporti con la famiglia Florio e dalla collaborazione con Ernesto Basile, proseguita sino al 1906, quando alcuni suoi mobili riprenderanno lo stile Luigi XVI e quello delle decorazioni dei carretti siciliani.
Grazie al Basile, il mobilificio della Zisa avrebbe fornito i suoi arredi lignei a Villa Igiea, al Villino Florio, a Villa Deliella e – a Roma – al Palazzo del Parlamento ed al Caffè Faraglia di piazza Venezia.
Non mancano in quel periodo neppure le forniture alberghiere di prestigio, come quelle commissionate dal Grand Hotel San Domenico di Taormina, e, successivamente, dal Castello Utveggio di Palermo.
In quei primi decenni di attività, l’azienda stringe proficui rapporti di collaborazione con altri personaggi dell’ambiente artistico palermitano.
Salvatore Gregorietti, titolare di una ditta di decorazioni e vetrate liberty, realizzerà ad esempio disegni di tipo popolare destinati ad una serie di mobili laccati.
Il pittore Ettore De Maria Bergler, invece, presterà la sua opera di decorazione di marine, rovine greche e scene di vita pastorale per arredi in mogano.
Il marchio Ducrot, in quel periodo, riceve plausi anche dalla stampa non siciliana. Nell’agosto 1906, “La Tribuna” di Roma scrive che “si è costituito in Sicilia, a Palermo, grazie principalmente a Ernesto Basile, a Vittorio Ducrot ed a Ettore De Maria, il più armonico, attivo, intelligente gruppo di artisti che, dall’architettura al mobilio, dalla pittura alla plastica, provvede al rinnovato decoro della casa italiana”.
Nel 1907, il successo artistico e commerciale della fabbrica palermitana venne sancito dalla quotazione in borsa a Milano.
La crescita economica non impedì alla direzione della fabbrica di accettare ancora lavori di più modesta entità, garantendo qualità e prezzi competitivi. “Ciò sanno benissimo – spiegava la Ducrot – tutti coloro che hanno richiesto uno di quei preventivi – sia pure per una camera sola – che la Casa invia con amabile premura a chiunque lo domandi con dati ed indicazioni sufficienti ed in maniera che affidi della serietà del cliente”.
Un’inserzione del 1909 riproposta da ReportageSicilia ricorda che l’azienda Ducrot disponeva allora – oltre ad una sede a Palermo, in Via Ruggero Settimo 35 – di una filiale a Milano, in via Tommaso Grossi 5.
Qualche anno dopo, la fabbrica palermitana avrebbe aperto un negozio anche a Roma, in via del Tritone 138. In quel periodo, la Ducrot poteva contare su un capitale di un milione e mezzo di lire e su un “macchinario americano più perfetto, vasto e completo”.
La stessa inserzione vanta poi i premi ottenuti alle esposizioni artistico-industriali italiane ( Torino, Venezia e Milano ) ed il riconoscimento della medaglia d’oro da parte del ministero dell’Agricoltura, dell’Industria e del Commercio.
Nel redazionale che accompagna le fotografie, si sottolinea fra l’altro che “la produzione della casa Ducrot sebbene sviluppata con tutti i procedimenti meccanici più rapidi e perfetti, perde il carattere abituale della produzione industriale, che suole essere la riproduzione meccanica e semplificata di pochi modelli invariabili, per acquistare una fisionomia propria ed altamente estetica ed originale per ogni fornitura espressamente studiata, inventata ed eseguita come vero intelletto d’arte. In ciò sta il segreto del suo successo lusinghiero dovunque…”.
Nel periodo fra il 1915 ed il 1918, la Ducrot riconvertì gran parte delle sue attrezzature per la produzione di parti di aerei ed idrovolanti, su commissione dei governi dell’Italia, della Francia e dell’Inghilterra.
Finite le ostilità, il marchio franco-palermitano riprese a produrre mobili ed arredi lignei, come  quattro padiglioni costruiti nel 1931 destinati ad ospitare a Palermo gli ospiti del matrimonio fra Isabella d’Orleans Braganza ed Enrico d’Orleans, conte di Parigi.
Durante il periodo fra le due grandi guerre, la Ducrot arrivò a dare lavoro a quasi 2500 dipendenti. Il calo di commesse, il clima di austerità che avrebbe preceduto le bombe del II conflitto mondiale ed un’eccessiva esposizione bancaria decretarono però la crisi della fabbrica.
Nel 1939 i capannoni della Zisa passarono in mano ad un gruppo genovese; negli anni del secondo dopoguerra, l’attività andò inevitabilmente scemando.
L’agonia della gloriosa fabbrica Ducrot fu segnata da altri inconsistenti cambi di proprietà.
Nel dicembre del 1969, un centinaio di operai avviò un’esperienza di autogestione, offrendo al Provveditorato agli Studi, al Comune ed alla Provincia di Palermo la propria opera per la costruzione di arredi per le scuole: gli ultimi sussulti di vitalità di un’azienda incapace di rinnovare i fasti dell’epoca liberty o di adeguarsi alle moderne produzioni di massa.
In anni più recenti, l’area dell’ex fabbrica Ducrot è stata parzialmente recuperata dal Comune di Palermo.
L’ispirazione artistica e l’alacrità degli ebanisti del tempo si sono perduti per sempre; a stento si può immaginare che quei capannoni abbiano ospitato arredi e decori che hanno fatto la storia dell’arredamento italiano.

Testi e foto tratti da: http://reportagesicilia.blogspot.it

IMG_1696 IMG_1697 In questa e nelle tre fotografie che seguono - siglate F.T. - l'interno di alcuni capannoni del mobilificio, nel quartiere Zisa. L'azienda porta il nome di Vittorio Ducrot, un esule francese fuggito dapprima a Malta e poi a Palermo. L'azienda iniziò la sua attività alla fine del secolo XIX e, dopo vari passaggi di proprietà ed un tentativo di autogestione degli operai, chiuse i battenti una quarantina di anni fa IMG_1699 Il mobilificio Ducrot in un disegno di Ernesto Basile, l'architetto che collaborò con la fabbrica palermitana  nella produzione di arredi artistici Arredi domestici in stile "carretto siciliano", opera di Ernesto Basile. Agli inizi del secolo XX, la Ducrot collaborò con alcuni artisti siciliani del tempo, come Salvatore Gregorietti ed Ettore De Maria Bergler IMG_1703 IMG_1704 IMG_1705 IMG_1706 IMG_1707 IMG_1701 Scan0001 11707

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Regesto delle opere di Giuseppe Sommaruga http://www.italialiberty.it/regestooperesommaruga/ http://www.italialiberty.it/regestooperesommaruga/#comments Sun, 15 Jan 2017 20:10:26 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11875 GIUSEPPE SOMMARUGA (Milano 11 luglio 1867 – Milan […]

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GIUSEPPE SOMMARUGA (Milano 11 luglio 1867 – Milano 27 marzo 1917)

1888-1889 Casa Broggi Milano

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1889 Concorso per Palazzo Parlamento Roma

1890 ca Edicola Cirla Lanzo d’intelvi

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1890 Progetti I Esposizione Italiana Torino

1891 Chalet Theobroma Milano

1892-1893 Ossario di Palestro

1893-1894 Padiglioni Esposizioni Riunite Milano

1895 Concorso Parlamento Buenos Aires

1895-1896 Casa Cirla Ripa Ticinese Milano

1896-1897, 1899 Casa Marelli Milano

1896-1897 Edicola Barigozzi Milano

1897 Concorso Cimitero Bergamo

1897 Villino Giovanni Aletti Roma

1898 Casa Saporiti Milano

1898 Edicola Aletti Giubiano (Varese)

1898 Negozio Calderoni Milano

1898-1899 Edicola Biffi Galliano (Como)

1899 Ritirate pubbliche via Marino Milano

1900 Restauro Casa Volonteri Milano

1900-1903 Palazzo Castiglioni Milano

1902-1903 Casa Cuzzi Ripa Ticinese Milano

1902-1903 Casa Cuzzi via Fumagalli Milano

1903 Concorso Cimitero Mantova

1903 Padiglione privato per esposizione

1903-1904 Concorso Palazzo Governo Montevideo

1903-1904 Padiglione Italiano Saint Louis

1905 Edicola Casnati Casnate (Como)

1905 Palazzina Appiani Treviso

1906 Esposizione Sempione Milano

1906 Palazzina Comi Milano

1906 Palazzina Salmoiraghi Milano

1906 Tomba Biffi Sommaruga Milano

1906 Villa Galimberti Stresa

1906-1907 Palazzo Viviani Giberti Trieste

1907 Cancello Villa Luigi Faccanoni Credaro

1907 Villa Giuseppe Faccanoni Sarnico

1907 Villa Pietro Faccanoni Sarnico

1907-1908 Mausoleo Faccanoni Sarnico

1908 ca Progetto Edicola Villa Milano

1908 Casa Cirla corso Colombo Milano

1908 Edicola Comi Giubiano (Varese)

1908 Ristrutturazione Palazzo Piva Milano

1908-1909 Casa Sommaruga Milano

1908-1909 Palazzina Galimberti Milano

1908-1909 Villa Carosio Baveno

1908-1912 Complesso Campo dei Fiori Varese

1909-1910 Casa Piccinelli Milano

1910 Progetto veranda Villa Comi Varese

1910-1911 Teatro Kursaal Varese

1910-1912 Asilo infantile Sarnico

1911 Fabbricato ditta Piccinelli Milano

1911 Tomba Stefanini Milano

1911-1915 Stazioni Ghirla-Ponte Tresa

1912 Edicola Macchi Giubiano (Varese)

1912 Villa Luigi Faccanoni Sarnico

1912-1913 Hotel Palace Varese

1912-1913 Ville Campo dei Fiori Varese

1912-1914 Villa Faccanoni Romeo Milano

1913-1914 Edicola Moretti Milano

1914 Cancelli Villa Comi Bosto (Varese)

1915-1916 Mausoleo Salmoiraghi Lanzo d’Intelvi

1915-1917 Villa Poletti Lanzo d’Intelvi

1915-1920 ca Villa Cirla Lanzo d’Intelvi

 

Scopri gli eventi dedicati al centenario dalla morte di Sommaruga: www.mostrasommaruga.it

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A Giulianova si scoprono decorazioni del grande artista Liberty, Adolfo De Carolis http://www.italialiberty.it/a-giulianova-si-scoprono-decorazioni-del-grande-artista-liberty-adolfo-de-carolis/ http://www.italialiberty.it/a-giulianova-si-scoprono-decorazioni-del-grande-artista-liberty-adolfo-de-carolis/#comments Tue, 03 Jan 2017 13:02:30 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11829 Sono state rinvenute inedite lastre fotografiche che te […]

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Sono state rinvenute inedite lastre fotografiche che testimoniano il villino Castelli di Giulianova, unicum architettonico Liberty in città.

Giorni fa Giovanni De Carolis contattò l’Istituzione Culturale ITALIA LIBERTY rappresentata da Andrea Speziali, uno tra i massimi esperti di Liberty sul panorama nazionale e gli mostrò una decina di lastre fotografiche ritraenti una bella villa Liberty domandando informazioni di dove fosse.
L’istituzione raggiungibile dal portale www.italialiberty.it ha lo scopo di censire e promuovere il patrimonio Liberty italiano dalle architetture alle opere d’arte, producendo mostre, convegni conferenze e itinerari Art Nouveau in Italia.
Quando l’architetto De Carolis contattò Speziali gli spiegò che il ritrovamento dei negativi proveniva dall’archivio di famiglia. I documenti fanno parte di un lotto di 54 lastre totali realizzate dal grande artista decoratore Adolfo De Carolis.

Le foto servivano al De Carolis come libretto d’appunti e tutte le immagini venivano poi rielaborate nelle opere grafiche o pittoriche. Le foto che possiede Giovanni si riferiscono principalmente a temi di carattere familiare (foto delle figlie) o di curiosità di costume (le foto delle processioni di Loreto e di Acquaviva Picena) o di paesaggio. Ci sono inoltre le foto di una gita con una comitiva di amici tra i quali sono stati riconosciuti il pittore Napoleone Parisani al romitorio di San Marco che si trova ad Ascoli Piceno e altri noti.La felice scoperta avviene quando il direttore artistico di Italia Liberty riconosce che la villa si trova a Giulianova perchè studiata di recente e censita nel database online lo scorso anno. Grazie ai documenti iconografici è possibile ora affermare che l’autore delle decorazioni è l’artista Liberty Adolfo De Carolis. Una grande scoperta che una firma di così rilievo abbia lavorato nella cittadina di mare.

La villa Castelli-Montano, posta all’inizio di viale dello Splendore fu edificata tra il 1910 e il 1918. Caratterizzata da una torre d’angolo che, con le sue ampie vetrate decorate, conferisce all’architettura della casa carattere di pregio e singolarità per il richiamo di queste strutture con gli elementi a torre dei castelli, riproponendo una tipologia di chiara derivazione toscana diffusa anche lungo il litorale adriatico. Quasi una tendenza eclettica per le decorazioni tra Liberty e stile fiorentino. L’impianto è asimmetrico, sia nella pianta che nella composizione dei prospetti, originale per il modello di villeggiatura al mare. La villa si sviluppa su un piano seminterrato più due livelli, in cui si distribuiscono varie aperture di altrettanto varia tipologia: loggiati con colonnine, finestre bipartite e tripartite e, nella esclusiva torretta, finestroni circolari. Il tutto è ornato con i più variegati e raffinati decori: a stucco e dipinti con temi di natura floreale e a strisce.

Giulianova si può riscoprire una città Liberty e grazie a questa inaspettata sorpresa l’istituzione Italia Liberty invita i cittadini a poter fotografare il patrimonio Art Nouveau in città e di inviarlo via mail a info@italialiberty.it per segnalare Giulianova come Miglior Città Liberty per l’anno corrente attraverso il premio ”Best LibertyCity”.
L’anno scorso fu Catania a vincere il premio. Prossimamente sul sito (www.italialiberty.it) sarà pubblicato un itinerario Liberty da percorrere a Giulianova.

Nel frattempo le foto troveranno spazio nella monografia ”The World Atlas of Art Nouveau” in corso di pubblicazione per i Tipi di Cartacanta. Sarebbe l’opportunità giusta per presentare il volume scritto da Speziali nella ruggente Giulianova e in seguto la conferenza condurre il pubblico con una passeggiata tra i tesori del Novecento in città.

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Il Liberty in Umbria http://www.italialiberty.it/libertyinumbria/ http://www.italialiberty.it/libertyinumbria/#comments Fri, 23 Dec 2016 13:44:07 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11775 Per tutti Maurizio Bigio è “il” musicista, e che musici […]

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Per tutti Maurizio Bigio è “il” musicista, e che musicista, senza tempo e senza età. Chitarrista, compositore e arrangiatore di grande talento, fin dai gloriosi anni settanta, ha scritto brani con Francesco De Gregori, ha inciso dischi a ripetizione e il suo primo 45 giri, “Lady moonlight” (1972) figurava nella play list di Alto Gradimento con la benedizione nientepopodimenoche di Arbore e Boncompagni. L’arte, si sa, ha però molte sfaccettature e una mente e un cuore come quelli di Maurizio Bigio, non potevano limitarsi al pentagramma. Così, ecco questo libro-documento fotografico di eccezionale bellezza e di rilevante ricerca storiografica dal titolo “Il Liberty in Umbria”. Sfogliando il volume edito da Fabrizio Fabbri davvero pregiato per la veste grafica che ne è stata data, si scoprono angoli unici e di rara bellezza.

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Catania si aggiudica il premio per la miglior Città liberty dell’anno 2016 http://www.italialiberty.it/cataniavinceilpremiobestlibertycity/ http://www.italialiberty.it/cataniavinceilpremiobestlibertycity/#comments Sun, 18 Dec 2016 15:16:09 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11725 Il sindaco Enzo Bianco ha ricevuto il riconoscimento pe […]

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Il sindaco Enzo Bianco ha ricevuto il riconoscimento per Catania quale ”Migliore città Liberty” per l’anno 2016. Il premio nazionale è stato conferito dall’istituzione culturale ”Italia Liberty” rappresentata da Andrea Speziali esperto d’arte e conoscitore del Liberty.

instagramNel corso della cerimonia, svoltasi nella sede del Liceo Scientifico “Galileo Galilei, anche gli studenti hanno ricevuto un riconoscimento speciale per aver partecipato ad un concorso fotografico, di cui è direttore artistico sempre lo stesso Speziali, che li ha portati a censire e fotografare gli edifici tra Liberty ed Eclettismo più significativi di Catania che è ricca di preziosi esempi di opere architettoniche e artistiche in stile Art Nouveau, come: villa Rigoletto (o villa Ardizzone), villa Del Grado, villa Miranda progettata da Fichera, Palazzo Marano, palazzo Liberty in piazza Principessa Jolanda, Palazzo Rosa, la facciata di negozio Frigerio, villa Del Grado (recentemente ristrutturata), Il palazzo Vucetich di gusto Art Déco e il Liberty Hotelche come struttura ricettiva ha influenzato la vittoria della città di Catania.

“Gli studenti – ha detto il sindaco Bianco – oltre ad avere apprezzato le bellezze molteplici della Città hanno fatto un’operazione di arricchimento personale e di marketing positivo, proponendo un ricco itinerario turistico sul liberty”.

I ragazzi della 3P (anno 2015/2016) con il loro lavoro hanno anche realizzato un’interessante brochure con un itinerario, fruibile dai turisti, che dimostra grande sensibilità nella  promozione e nella valorizzazione delle bellezze artistiche e architettoniche della loro città. Durante le ricerche gli alunni del Liceo sono stati affiancati dai loro professori e dalle preside Gabriella Chisari e dai funzionari dell’Ufficio Turismo. Lo stesso Info point turistico promuoverà l’itinerario tracciato diffondendo la loro brochure redatta con testi in italiano e in inglese oltre alla visione online dal portale (www.italialiberty.it).

“Catania – ha continuato il primo cittadino – tra le sue bellezze architettoniche annovera tanti begli esempi di edifici Liberty. Sono particolarmente lieto di ricevere questo riconoscimento d’eccellenza per la città e che gli studenti  del Galilei abbiano,attraverso esperienze di alternanza scuola lavoro e la collaborazione con l’Amministrazione, riscoperto un aspetto della città che non tutti conoscono, perché Catania oltre ad essere una città dinamica è anche davvero bella, tanto bella da sorprendere chi la visita”.

“Attraverso il sito Italia Liberty – ha detto Speziali- da qualche anno sono venute fuori apprezzabili realtà di questo stile in tutta Italia. Ad esempio gli affreschi di Cambellotti nell’atrio di un palazzo di villa Dalmazia a Bari o la villa di Tito Schipa a Lecce. La vera scoperta è stata anche quella che molti edifici privati sono gelosamente custoditi dai proprietari e confidiamo, come già avviene, siano sempre di più aperti alla fruizione di tutti”.

Speziali ha proposto al Sindaco di ospitare in città la prima rassegna nazionale del Liberty con sezioni dedicate alle arti applicate di Vittorio Ducrot, nel centocinquantesimo dalla nascita dell’artista palermitano, e Giuseppe Sommaruga, architetto protagonista dello stile Liberty italiano nel centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita (www.mostrasommaruga.it). L’auspicio di allestire una mostra nella primavera 2017 dal possibile titolo ”Lo specchio della metamorfosi a Catania tra Liberty e Barocco” con fotografie degli studenti liceali accostate da opere d’arte autentiche può essere l’idea vincente per arricchire sempre più la città di turismo culturale e avvicinare i giovani alla bellezza.

Bianco ha fatto propria la proposta “permettendo che i percorsi catanesi abbiamo un ampio spazio e che gli studenti del Galilei ne diventino guide e quindi protagonisti della loro Città”.

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La classe liceale 3P del Galileo Galilei di Catania era composta da: Albanese Gabriele,Amoruso Roberta,Ardini Carla,Calanna Elisabetta,Cannizzo Marco,Cantarella Simone, Chatooah Maneesha,D’Amico Giulia,D’Urso Dario,De Vita Lorena,Gambadoro Michael,Giuffrida Valeria,Imbrogiano Simone,Lanzafame Erika,Munzone Benedetto,Panebianco Luca,Patanè Chiara,Peditto Riccardo,Ricifari Mattia,Romeo Francesco,Russo Mattia,Schillaci Gaia,Sorbello Roberto,Spampinato Marco,Spina Gianmarco,Vasta Nathaniel e Vitaliti Giulia.

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Doppio appuntamento per conoscere la monografia ”Italian Liberty” a Milano http://www.italialiberty.it/doppio-appuntamento-per-conoscere-la-monografia-italian-liberty-a-milano/ http://www.italialiberty.it/doppio-appuntamento-per-conoscere-la-monografia-italian-liberty-a-milano/#comments Mon, 12 Dec 2016 20:02:04 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11716 Domani, 21 dicembre, presso il fascinoso villino Faccan […]

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Domani, 21 dicembre, presso il fascinoso villino Faccanoni Romeo in stile Liberty (oggi Clinica Columbus) a Milano, sarà presentata la monografia ”ITALIAN LIBERTY, Il sogno europeo della grande bellezza” ricca di fotografie scelte dal curatore Andrea Speziali. L’incontro è alle ore 18:30 nella clinica di viaBuonarroti 48, ingresso libero. Assieme al curatore interverranno Pierfrancesco Sacerdoti e Marco Pascucci.

La riscoperta prima e la nuova consacrazione poi del Liberty in Italia, in questi ultimi anni, porta anche il nome di Andrea Speziali. La terza edizione (la seconda per i tipi di CartaCanta Editore) del Volume riassuntivo e celebrativo del grande concorso fotografico “Italian Liberty” prende luce sin dalla copertina con la splendida immagine di Sergio Ramari.
All’interno oltre 500 foto provenienti da 821 partecipanti su 1028 iscritti selezionate tra le circa 30.000 immagini che sono giunte alla segreteria del premio. Il successo della premiazione dello scorso dicembre all’Hotel Corallo di Riccione e la sempre maggiore partecipazione di fotografi e appassionati di tutta la Penisola sanciscono la riuscita di quello che è oramai diventato un censimento vero e proprio del Liberty Italiano. 20 vincitori tra foto e video selezionati da una prestigiosa giuria presieduta da Vittorio Sgarbi con Cecilia Casadei, Vera Agosti, Manuela Valentini, Paolo Manazza.

L’opera ”Italian Liberty” si sposa con la recente premiazione avvanuta di recente, dove il sindaco Enzo Bianco ha ricevuto il riconoscimento per Catania quale ”Migliore città Liberty” per l’anno 2016. Si tratta di un altro premio nazionale ”Best LibertyCity” conferito dall’istituzione culturale ”Italia Liberty” e rappresentata da Andrea Speziali esperto d’arte e conoscitore del Liberty. Nel corso della cerimonia, svoltasi nella sede del liceo Scientifico “Galileo Galilei”, anche gli studenti hanno ricevuto un riconoscimento speciale per aver partecipato al concorso fotografico raccogliendo esempi Art Nouveau poco conosciuti ai giorni nostri.

* Durante la conferenza milanese si parlerà anche delle ultime scoperte Liberty in Italia e della mostra nell’anno avvenire che ha come scopo di rivalutare la figura di Giuseppe Sommaruga nel centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita accostato al centocinquantesimo dalla nascita di Vittorio Ducrot, figura di spicco di origini palermitane per le arti applicate Liberty.

L’autore Andrea Speziali, classe 1988, è uno tra i più valenti esperti italiani di arte Liberty (Art Nouveau. Ha pubblicato otto fatiche letterarie, tra le prime Una Stagione del Liberty a Riccione (Maggioli Editore, 2010) incentrata sull’architetto bolognese Mario Mirko Vucetich, la cui opera è stata oggetto di una grande mostra monografica che ha curato al Castello di Marostica (2012). Nel 2011 ha ideato il progetto Romagna Liberty lanciato con mostre e una preziosa monografia. Nel 2014, l’anno del Liberty, Speziali ha dato vita al portale web «Italia Liberty» per censire le architetture
Liberty e ha curato le tre edizioni del grande Concorso Fotografico e Video ITALIAN LIBERTY. Questo è il terzo catalogo contenente una straordinaria carrellata di immagini realizzate da migliaia di fotografi e il compimento del percorso di un grande cultore della corrente artistica che agli inizi del ’900 si conosceva come Art Nouveau in Francia, Jugendstil in area tedesca e mitteleuropea e Modern Style nei paesi anglosassoni. Questo volume è l’impresa più memorabile di un vulcanico personaggio come Speziali. All’estero il giovane critico d’arte è apprezzato per aver ritrovato a Palermo la cabina d’ascensore appartenuta prima del periodo franchista alla famosa Casa Batllò di Gaudì a Barcellona.

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SEBASTIANO GIUSEPPE LOCATI
(1861 – 1929)

 

Nacque a Milano il 20 genn. 1861 da Francesco e da Angela Fossati. Studiò all’Accademia di Brera con C. Boito e C. Formenti, conseguendo la licenza del corso superiore di architettura nel 1881. Aggiudicatosi il pensionato Oggioni, trascorse un biennio a Roma, dove si dedicò allo studio dell’architettura medievale con una serie di rilievi presentati all’Esposizione di Torino (1884), che gli valsero la menzione d’onore. Fu aiuto di G. Ceruti nell’Esposizione di Milano del 1881 e nello stesso anno collaborò con L. Beltrami nel rilievo del lazzaretto. Dopo un breve periodo di frequenza all’École nationale des beaux-arts di Parigi (1885), intraprese la carriera professionale, concentrata in buona parte a Milano.

Sin dagli esordi la produzione architettonica del L. fu caratterizzata da un linguaggio tardoeclettico, influenzato sia dal neomedievalismo di impronta boitiana sia da cadenze neorinascimentali di matrice europea, assorbite nei frequenti viaggi di studio.

Tra le prime realizzazioni milanesi degne di nota sono le case Maddalena e Sartorelli (1885-87), interessanti soprattutto per le calibrate decorazioni in cemento gittato, terrecotte smaltate e marmi policromi. Più articolato, il complesso Rigamonti in via Solferino (1888-90), composto di due palazzine neorinascimentali unite da un corpo di fabbrica a un piano rivestito in bugnato.

Nel 1886 il L. partecipò al concorso per il completamento della facciata del duomo di Milano e per l’occasione approfondì la conoscenza del gotico attraverso viaggi in Europa; fu premiato e ammesso a partecipare nel 1888 al concorso di secondo grado (C. Boito, Il duomo di Milano e i disegni per la sua facciata, Milano 1889, pp. 272, 276). Nel 1900 sarà chiamato a far parte della commissione per l’esecuzione del progetto Brentano, con Boito, A. D’Andrade, G. Moretti e O. Tabacchi. Dopo essersi aggiudicato nel 1890 il pensionato sessennale Gori-Ferroni a Siena, che gli permise di effettuare ulteriori viaggi in Europa e Medio Oriente, ebbe l’occasione, per lui di fondamentale importanza, di frequentare D’Andrade, che gli commissionò progetti, in buona parte realizzati, di villini per familiari e conoscenti a Lisbona, città in cui il L. risiedette tra il 1891 e il 1893.

Nei villini Bastos e Julio de Andrade, entrambi situati al pateo de Thorel, la cifra stilistica delle facciate riporta alla libera reinterpretazione di stilemi neocinquecenteschi, mentre l’organizzazione degli interni appare svincolata da rigide simmetrie e caratterizzata da soluzioni spaziali e volumetriche dettate da precise richieste della committenza: nel primo, il grande salone tripartito da doppie colonne dal quale si accede al belvedere ottagonale con loggia e cupolino; nel secondo, il cortile centrale a loggiati sovrapposti, coperto da una struttura in ferro e vetro. Differisce da questa impostazione il progetto irrealizzato per il villino Almeida, dagli stilemi decisamente neogotici, che nel 1911 sarà riutilizzato, con leggere modifiche e adattamenti, per la costruzione del villino Pio Soldati a Lugano la cui cifra stilistica denota un’attenuazione dei caratteri gotici mediante l’inserimento di arcate a tutto sesto (Erba).

Nel 1894 conseguì la laurea in architettura civile presso il Politecnico di Milano.

Nell’ultimo decennio del secolo, dopo la parentesi portoghese proficua anche per gli approfondimenti sull’architettura manuelina, si registrano le migliori opere del L., tra le quali spicca la casa per i fratelli Reininghaus (1895-96: Milano, corso Genova) dalla tipologia mista, con i due livelli inferiori destinati a locali di ristoro e spettacolo, riproponendo nelle facciate “quel Neoromanico ripulito, schietto e assai dignitoso, che, di fatto, ne esalta la funzionalità per parti” (G. Canella, Il sistema teatrale a Milano, Bari 1966, p. 103).

Tra la fine del secolo e l’inizio del Novecento il L. svolse intensa attività nella costruzione di tombe, villini, palazzi e case, lasciando opere e progetti ad Albiolo, Ameno, Arona, Casalzuigno, Erba, Modena, Pavia e Stradella.

Di particolare interesse, a Milano, la villa Francetti Frova (1895-96: via Venti Settembre), con torre ottagonale d’angolo coronata da loggetta a cupolino e la casa per l’amico scultore Tabacchi (1903-05: via Petrarca), organizzata secondo lo schema dei casamenti d’affitto. Tra le numerose edicole funerarie realizzate al cimitero Monumentale di Milano, di maggior interesse è quella disegnata per Felice Villa (1901), dove il L., facendo uso di specchiature a mosaici policromi, sembra aderire cautamente al linguaggio modernista.

Fu attivo anche a Pesaro, dove progettò l’auditorium C. Pedrotti, ultimato nel 1892 (Teatri delle terre di Pesaro e Urbino [catal., Pesaro], a cura di F. Battistelli – P.L. Cervellati, Milano 1997, pp. 148-150, 167).

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Il L. prese parte a concorsi internazionali per il Museo delle antichità egizie al Cairo (1895), apprezzato da E. Basile, per l’Università di San Francisco (1898), per la facoltà di scienze e per il Policlinico S. Martín a Buenos Aires (1908-09), riportando segnalazioni e premi (Architetto S.G. L.…, 1936).

All’apice della carriera professionale, nel 1903 si aggiudicò insieme con O. Bongi il concorso per l’Esposizione di Milano del 1905, organizzata per celebrare la realizzazione del traforo del Sempione e rimandata al 1906 per il protrarsi dei lavori.

Incaricato della direzione artistica generale della sezione allestita al parco Sempione, il L. disegnò l’ingresso principale a configurazione ellittica, sul quale prospettavano il padiglione del Sempione, con la riproduzione a scala originale dei due imbocchi del tunnel, e l’edificio dell’Acquario, con decorazioni a pannelli di piastrelle smaltate e cemento della ditta Chini, nel quale il progettista si rivelò sensibile alla corrente secessionista. Suoi, anche i padiglioni delle Belle Arti, dell’Architettura (con G. Bergomi), della Previdenza e dei Festeggiamenti, che nella commistione di stili e temi decorativi, a volte ridondanti, denotano un approccio ancora radicato a matrici eclettiche e poco partecipe alle istanze moderniste (R. Bossaglia, Il liberty in Italia, Milano 1968, p. 125).

Sempre in tema di apparati effimeri il L. diede i disegni per l’Esposizione dei trasporti a Buenos Aires (1910), città dove si recò a più riprese tra il 1908 e il 1909, accompagnato dal figlio Attilio, appena laureato nel 1907 al Politecnico di Milano e che sarebbe stato impegnato professionalmente in Argentina fino al 1916 (Opere e progetti nell’America del Sud. Arch. Attilio Locati, in L’Architettura italiana, XIV [1919], 5, pp. 35-40).

Durante e dopo la guerra il L. rallentò l’attività professionale, dedicandosi soprattutto alla carriera accademica; dal 1899 al 1935 fu professore all’Università di Pavia, insegnando ornato e architettura, composizione architettonica e architettura pratica. Tra gli allievi che si formarono con il L. nell’ateneo pavese, succedendogli anche negli incarichi didattici, vi furono H. Balducci e G. Bergomi. Ebbe anche un breve incarico a Roma, dove nel 1920-21 tenne la cattedra di rilievo e restauro dei monumenti presso la neonata R. Scuola superiore di architettura, orientandosi verso la tendenza storico-analogica del restauro, vicina alle concezioni di Beltrami e di D’Andrade. Membro di commissioni universitarie ed edilizie, nel 1914 fu il rappresentante italiano nella giuria dei concorsi per il palazzo reale, il palazzo di Giustizia e il Museo nazionale a Sofia.
Il L. morì a Milano il 7 ott. 1939.

 

Testo di Fabrizio Di Marco
Tratto dal Dizionario Treccani

 

Fonti e Bibl.: L’archivio Locati, conservato presso il dipartimento di ingegneria edile e del territorio dell’Università degli studi di Pavia, si compone di un rilevante numero di schizzi, disegni, copie cianografiche e foto. Si vedano inoltre: C. Mina, Le cappelle Pozzi, Nava e Molina…, in L’Edilizia moderna, III (1894), 9-10, pp. 71-73; Id., Il villino Calabresi in Milano, ibid., IV (1895), 11, p. 88; F. Magnani, Casa Reininghaus, ibid., VII (1898), 11-12, p. 79; Tomba Ceradini…, ibid., VIII (1899), 5, p. 35; Casa Tabacchi…, ibid., XIV (1905), 11, pp. 58 s.; A. Ferrari, L’architettura all’Esposizione di Milano del 1906, ibid., XV (1906), 5, pp. 29 s.; Palazzo per la facoltà di scienze in Buenos-Aires, in L’Architettura italiana, IV (1908-09), 10, pp. 110 s.; L’Esposizione dei trasporti… in Buenos-Aires, ibid., 11, pp. 122-125; Policlinico per la città di Buenos-Aires, ibid., VIII (1912-13), 5, pp. 56 s.; Architetto S.G. L.: progetti – costruzioni – rilievi, Pavia 1936 (con introduz. del L., curricula ed elenco delle principali pubblicazioni); Architettura liberty a Milano (catal.), a cura di R. Bossaglia, Milano 1972, p. 6; M. Nicoletti, L’architettura liberty in Italia, Roma-Bari 1978, ad ind.; M. Grandi – A. Pracchi, Milano. Guida all’architettura moderna, Bologna 1980, ad ind.; Milano. Parco Sempione (catal.), a cura di M.G. Folli – D. Samsa, Milano 1980, pp. 70-72, 120-122; M. Salvadè – D. Frizzi Brianza, Architettura liberty a Milano, Milano 1984, pp. 54, 61, 82, 145, 179; M. Boriani – C. Morandi – A. Rossari, Milano contemporanea, Torino 1986, ad ind.; Archivi del liberty italiano. Architettura, a cura di R. Bossaglia, Milano 1987, pp. 169, 579; M. Picone Petrusa – M.R. Pessolano – A. Bianco, Le grandi esposizioni in Italia: 1861-1911, Napoli 1988, pp. 114-117; L. Erba, Il neogotico nell’insegnamento per gli ingegneri dell’Università di Pavia…: G.S. L., in Il neogotico nel XIX e XX secolo.Atti del Convegno, Pavia… 1985, a cura di R. Bossaglia – V. Terraroli, II, Milano 1989, pp. 206-214; Architetti e ingegneri italiani in Argentina, Uruguay e Paraguay, a cura di L. Patetta, Roma 1992, pp. 92 s.; Il Monumentale di Milano, a cura di M. Petrantoni, Milano 1992, pp. 106, 108, 116, 140, 334; M.P. Belski, 1860-1918: Milano cresce, Firenze 1995, pp. 312-316; L. Patetta, L’architettura a Milano al tempo di Luca Beltrami, in Luca Beltrami architetto (catal.), a cura di L. Baldrighi, Milano 1997, pp. 59, 62-66, 70, 72; V. Fontana, Profilo di architettura italiana del Novecento, Venezia 1999, ad ind.; A. Mazzarella, S.G. L.: orientamenti concettuali del restauro…, in La facoltà di architettura dell’Università “La Sapienza” dalle origini al Duemila, a cura di V. Franchetti Pardo, Roma 2001, pp. 169-175; Il liberty a Milano (catal.), a cura di R. Bossaglia – V. Terraroli, Milano 2003, ad ind.; L. Erba, I corsi per ingegneri all’Università di Pavia…, in Scuola e facoltà per ingegneri in Pavia, a cura di I. De Lotto, Como 2003, pp. 32-35; M. Forni, G.S. L., in Censimento delle fonti. Gli archivi di architettura in Lombardia, a cura di G. Leyla Ciagà, Milano 2003, p. 105.

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«El fer l’ha da vess trattaa come una sciora». Così Alessandro Mazzucotelli spiegava il segreto della sua arte. E davvero l’artista – lodigiano di nascita e milanese d’adozione – trattava il ferro battuto
come una signora, trasformandolo in fiori e volute eleganti secondo i dettami dello stile Liberty, in voga tra la fine delXIX secolo e l’inizio del XX.

Difficile, passeggiando per le strade di Milano, non notare le opere del maestro lodigiano: le inferriate alle finestre, i decori di un cancello, il corrimano di uno scalone. Mazzucotelli, il re del dettaglio, il principe del Liberty italiano, nacque a Lodi il 30 dicembre 1865, in una famiglia originaria della Valle Imagna, nella Bergamasca. Imparò il mestiere di fabbro in via Manuzio a Milano, alla bottega di Defendente Oriani, laboratorio che poi rileverà nel 1891 trasferendolo successivamente in via Ponchielli e poi in Bicocca. Rapidi i passaggi che lo portarono a diventare collaboratore di architetti star dell’epoca come Giuseppe Sommaruga e Gaetano Moretti: Camillo Boito, fratello del librettista Arrigo, fece da “talent scout” e lo introdusse agli ambienti giusti. «Mazzucotelli e Sommaruga avevano gusti simili— racconta il professor Valerio Terraroli, docente di Storia dell’Arte moderna e contemporanea all’Università di Torino, collaboratore della professoressa Rossana Bossaglia, grande studiosa di Mazzucotelli —. Nei loro lavori c’è armonia tra la costruzione dell’edificio e i dettagli in ferro battuto».

Un esempio di questo connubio è Palazzo Castiglioni, in corso Venezia 47 a Milano. Il
cancello posteriore, lo scalone d’onore, i lampadari e le grosse api che decorano l’estremità superiore dell’edificio, sono tutte opere del Lodigiano. Non stupisca la scelta di decorare un palazzo con degli insetti di ferro: «Lo stile Liberty si ispira alla natura, rappresentandola non in maniera descrittiva, ma evocativa, attraverso
linee morbide e sottili», spiega Terraroli. Tutto questo per «la ribellione all’architettura dell’epoca che prediligeva uno stile “antico”. L’influenza arrivò anche dalle stampe giapponesi portate in Europa per la prima volta», sottolinea il docente. Fonte d’ispirazione per Mazzucotelli, che riusciva a far sembrare leggero un materiale
come il ferro: «Era la sua abilità — prosegue il professore —. Si pensi alla Lampada delle libellule, o al Cancello delle farfalle in via Ausonio 3, a Milano».

Le farfalle decorano anche «i balconi in via Garibaldi 17 — 19 a Lodi», racconta Grazia Ottobelli, ex docente di storia agli istituti Bassi e Gandini, che ha scritto il libello Lodi in liberty, primo studio sulla presenza dello stile artistico nel capoluogo. Anche Lodi si lasciò travolgere dalla moda e dal gusto del tempo: «Mazzucotelli conosceva dei lodigiani illustri — spiega la professoressa —, una nuova classe dirigente di spirito giolittiano (ispirata a Giovanni Giolitti, ndr), che guardava alla modernità e al progresso». E che, ovviamente, amava la moda. Ottobelli spiega che «Mazzucotelli fece i lampadari sotto al portico del Broletto, curò l’interno della Banca
Popolare in via Cavour» e poi balconi e cancelli, da via Gaffurio a corso Umberto. Ma non solo.

Mazzucotelli curò i dieci cancelli del Teatro Nazionale di Città del Messico e decorò i palazzi costruiti a Bangkok, in Thailandia, da Annibale Rigotti. Morì nel 1938, in una Milano da sogno, che ancora oggi, tra luci scintillante e traffico caotico, lascia intravedere qualche farfalla.

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di Nicoletta Pisanu

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Due geni distinti del Liberty. Sommaruga e Mazzucotelli http://www.italialiberty.it/rapportotrasommarugaemazzucotelli/ http://www.italialiberty.it/rapportotrasommarugaemazzucotelli/#comments Tue, 29 Nov 2016 20:25:14 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11611 Riguardo ai rapporti tra l’architetto Giuseppe Sommarug […]

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Riguardo ai rapporti tra l’architetto Giuseppe Sommaruga e l’artista del ferro Alessandro Mazzucotelli non sono documentate rilevanti collaborazioni se non a fine Ottocento, prima del liberty: nei villini per Giacomo e Giovanni Aletti a Roma (1897-1902), nell’edicola funebre per la famiglia Aletti a Varese (1898) e nella riforma del negozio Calderoni a Milano (1898).

Sommaruga disegnava in modo dettagliato tutti gli elementi decorativi dei suoi edifici, tra cui i manufatti in ferro battuto. Ne fanno fede i disegni conservati o pubblicati, nonché il testo introduttivo della monografia curata da Ugo Monneret de Villard nel 1908. Ne è ulteriore dimostrazione l’omogeneità stilistica dei ferri in tutti i suoi edifici del periodo liberty, a differenza della maggioranza degli altri architetti dell’epoca.

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Piuttosto che collaborare con Mazzucotelli, sempre propenso a dare un contributo personale al disegno dei ferri e talvolta della stessa architettura in cui venivano inseriti (un caso esemplare è quello di Casa Ferrario a Milano, con i celebri balconi), Sommaruga preferiva affidarsi a esecutori che li realizzavano con virtuosismo ma in modo fedele ai suoi disegni. Per esempio le ditte Giovanni Magnoni e F.lli Ghianda per Palazzo Castiglioni a Milano e la ditta Bardone e Alziati per il Mausoleo Faccanoni a Sarnico (entrambe le ditte erano di Milano). Si può ipotizzare, a fronte dell’attuale assenza di documenti, che anche i ferri battuti delle tre ville per i Faccanoni a Sarnico, nonché di quella per Luigi Faccanoni a Milano (oggi Casa di Cura Columbus), siano stati realizzati dalla ditta Bardone e Alziati.

A dimostrazione del fatto che i ferri battuti degli edifici di Sommaruga potevano raggiungere esiti altissimi anche senza il contributo di Mazzucotelli è emblematico il caso di Palazzo Castiglioni a Milano: il suo nome non compare nelle pubblicazioni dell’epoca (tra cui l’articolo dedicato specificamente ai ferri, non firmato ma di Camillo Boito) e non vi è traccia di disegni relativi al palazzo nell’archivio di Mazzucotelli, oggi conservato presso la Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano. Inoltre sui tre cancelletti nell’androne – tra i pezzi più straordinari dell’intera suite – compare in evidenza la targhetta della ditta Giovanni Magnoni. L’eccezionalità dei ferri del palazzo è indubbia, dunque le ditte Magnoni e Ghianda erano senz’altro in possesso delle competenze tecniche e artistiche necessarie per rispondere alle richieste di Sommaruga.

Di Mazzucotelli è documentato all’interno di Palazzo Castiglioni (nella portineria) solo un esemplare della celebre “lampada delle libellule”, con inserti di pasta vitrea colorata. Ma la lampada appare del tutto autonoma dal suo contesto architettonico, rendendo difficile dimostrare una collaborazione tra i due personaggi.

Studiosi autorevoli si sono occupati del rapporto tra Sommaruga e Mazzucotelli giungendo a questa conclusione: tra loro Eleonora Bairati e Valerio Terraroli.

La medesima posizione è sostenuta in una recente tesi di laurea monografica, ad oggi il contributo più completo sulla figura di Mazzucotelli: Giuditta Lojacono, Dum vulnerat format: i disegni di Alessandro Mazzucotelli della Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano, relatori P. Rusconi e G. Mori, correlatore S. Bignami, Università degli Studi di Milano, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Storia e Critica dell’Arte, Anno Accademico 2011-2012, p. 13.

 

di Pierfrancesco Sacerdoti

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