Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Thu, 21 Mar 2019 14:38:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.23 Femmes 1900. La donna Art Nouveau http://www.italialiberty.it/mostrafemmes1900/ http://www.italialiberty.it/mostrafemmes1900/#comments Sun, 03 Mar 2019 20:46:41 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16986 In seguito alla conclusione dei festeggiamenti per i se […]

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In seguito alla conclusione dei festeggiamenti per i settant’anni dalla sua costituzione Propordenone Onlus intende proporre alla città di Pordenone una mostra di livello internazionale.
La possibilità di esporre oggetti prestigiosi di importanti collezioni private ed il tema quanto mai attuale della donna hanno spinto alla selezione di oggetti in cui l’immagine femminile diventa il motore intorno al quale la selezione si è mossa.
La modernità di questi oggetti, sebbene plasmati con lo stile inconfondibile del Novecento, la connessione alla quotidianità del ruolo della donna che emerge in moltissime opere che verranno esposte ha permesso la creazione di un ponte tra il secolo passato e l’oggi.
Il desiderio è quello di voler offrire alla città, durante il periodo dell’esposizione, un’immersione in un clima riconducibile al periodo storico degli oggetti esposti grazie anche all’organizzazione di molti eventi collaterali.
La notevole quantità di opere d’arte offerte al fruitore comune diventano una guida per una passeggiata tra le differenze stilistiche europee, le sensibilità con cui gli autori hanno trattato il tema, la nascita di una nuova dimensione della donna. Il visitatore sarà accompagnato nel riconoscimento delle varie declinazioni dal Modernismo spagnolo all’Art Nouveau francese al Liberty italiano alla Secessione austriaca allo Jugendstil tedesco. Lo scopo dell’associazione Propordenone è quello di proporre un progetto ad alto contenuto artistico ma nello stesso tempo accattivante e vicino alla sensibilità dei più.
L’ evento ha sede presso la Galleria Harry Bertoia in corso Vittorio Emanuele II. La mostra “Femmes 1900. La donna Art Nouveau” rientra tra gli appuntamenti dell’Art Nouveau Week (8 – 14 luglio).
All’interno delle sale espositive e negli spazi esterni adiacenti diverse associazioni cittadine offrono eventi, spettacoli, momenti di cultura e divertimento per il grande pubblico.
Dal punto di vista artistico però non è emersa altrettanta ricchezza, quindi in città i riferimenti allo stile Liberty si sono visti soprattutto nelle abitazioni private della medio alta borghesia, che ora purtroppo si contano sulla punta delle dita, anche per il desiderio di rinnovamento distruttivo operato negli anni Sessanta. Ciò non toglie che però anche in città si sentisse, di riflesso, lo spirito di rinnovamento che correva nelle grandi capitali europee.
La mostra non ha quindi nessuna attinenza specifica con la città, ma si prefigge semplicemente uno scopo divulgativo e di immersione in un movimento artistico estremamente affascinante, di facile comprensione ed ancora relativamente poco conosciuto.

Femmes1900_2019-Locandina_mostra_pordenone_italialiberty

IL TEMA
Fonte ispiratrice quasi inesauribile e musa per tutti i maggiori artisti che si sono cimentati in questo nuovo stile artistico, la donna è stata declinata in tutte le sue possibili forme e visioni: la maliarda, la vampira, la fata, dominatrice e schiava, santa, simbolo delle maggiori passioni dell’uomo ecc il tutto in un arco di tempo molto breve, 20 anni, che però hanno segnato una frattura pro fonda ed incolmabile con la vecchia arte europea ed un trampolino per la modernità dei ruggenti anni 20 che ci hanno proiettato nella contemporaneità. Il tema scelto diventa il filo conduttore per presentare opere di grafica-il nuovo strumento per diffondere l’arte anche a coloro che non potevano approcciarsi, per motivi economici, a pittura e scultura, opere plastiche in ceramica e porcellana, oggetti in metallo, vetri ecc. Non può mancare una collezione degli oggetti più tipici e amati dalle donne: gli abiti. Oggetti di estremo lusso e raffinatezza, in grado di far sognare anche le più sportive delle donne di oggi, corredati da accessori quali scarpe, pochettes, ornamenti ed il più sensuale complemento che possa venire in mente: il ventaglio.

INQUADRAMENTO
La nostra idea espositiva vorrebbe affiancarsi alle prestigiose mostre che si sono svolte, Forlì 2014 e Reggio Emilia ancora in corso, che hanno però affrontato il movimento artistico essenzialmente dal punto di vista italiano; sicuramente molto trascurato fino ad oggi anche a causa della marginalità del nostro paese in quegli anni ed all’eccletismo profondo che il movimento Liberty italiano ha espresso, rendendo difficile configurarlo come vero e proprio movimento artistico omogeneo quali invece sono stati l’Art Nouveau in Francia e Paesi Bassi, la Secessione in Austria, lo Jugendstil in Germania.
La mancanza di artisti di spicco internazionale, vedi Klimt, Mucha, Guimard ecc, ha certamente contribuito a far passare in secondo piano il nostro paese. Il merito quindi di queste due esposizioni è stato quello di aver fatto conoscere al pubblico italiano che anche da noi il movimento ha prodotto degli esponenti di elevato valore artistico. Dopo quindi lo sforzo compiuto di rivalutazione dell’arte italiana del periodo, il nostro intento vorrebbe essere quello di mettere a confronto le varie voci europee, utilizzando l’emblema comune: la figura femminile. In tutta Europa la passione per la modernità con le sue scoperte scientifiche calate negli oggetti di tutti i giorni, la volontà di classi meno abbienti di godere di opere d’arte a costi contenuti, i movimenti sociologico/artistici, quali quello forse più noto di William Morris in Inghilterra, che professavano un ritorno alle radici dell’arte ed al bello, in opposizione al degrado della società industriale che abbruttiva città e natura, hanno portato allo sviluppo di un medesimo fiume di idee che nell’arte sono sfociate nel cosiddetto movimento floreale. Chiaramente, contaminati dalle esperienze precedenti, ogni nazione ha interpretato i comuni canoni e sentimenti con espressioni originali, facendo emergere delle differenze stilistiche.

OPERE ED OGGETTI PROPOSTI
L’idea della mostra nasce da Maurizio Lorenzo, da 30 anni si occupa di antiquariato del periodo che va dall’art nouveau al decò, è specializzato soprattutto in lavori su carta, ceramiche e oggetti plastici di materiali vari, ha svolto la sua attività a Londra e a Parigi e negli ultimi anni si è trasferito a Venezia. In questi anni ha fatto crescere parecchie collezioni di oggetti del periodo. In passato ha già organizzato esposizioni come mezzo di divulgazione culturale a Treviso, Rosà (VI), Gradara (PU) Trieste, Parigi. Gli oggetti che vorremmo proporre, sebbene non sempre di spessore museale hanno però un valore artistico e culturale universalmente riconosciuto.
Il periodo, come già accennato, è stato caratterizzato da una vivace vita mondana; la rivoluzione industriale, partita a fine 700 primi 800 stava facendo sentire finalmente i suo effetti positivi anche alle classi piccolo borghesi, che soprattutto nelle capitali, volevano godere di spicchi di vita che fino a poco tempo prima erano esclusiva dei più benestanti. Spettacoli teatrali, con la nascita di stelle quali Sarah Bernhardt, Loie Fuller, Cleo de Merode, da noi Eleonora Duse ecc, hanno cambiato il modo di sentire e vedere l’arte nei suoi molti risvolti. I poster pubblicitari degli eventi teatrali, realizzati da artisti del calibro di Mucha, Grasset, Toulouse Lautrec diventano oggetti di culto e vengono riprodotti in vari formati al fine di essere collezionati e venduti come vere e proprie opere d’arte. Allo stesso modo la ceramica diventa un mezzo per allargare il mercato delle più esclusive opere di marmo, ecco quindi che nascono dei veri e propri cataloghi che trovano nelle esposizioni internazionali dei veicoli di vendita e divulgazione dell’arte. Di seguito riportiamo alcuni esempi di oggetti che potrebbero trovare posto nella mostra proposta:

Pannello in legni di diverse essenze – Francois Waldraff; Placca in maiolica smaltata di C.Swartz (Germania 1900); Piatto raffigurante Sarah Bernhardt (firmato e datato); Poster Mucha Monaco Monte Carlo; Ritratto di Cleo de Merode di P. Berthon; Affiche senza la lettera di Arthur Foache; Lampada Loie Fuller di Raul Larche; Bronzo dorato Le Secret di Maurice Bouval; Placca di bronzo dorato di Maurice Bouval; Vaso di Richard Ginori Torino 1902; Vaso Amphora Cecoslovacchia; Vaso Iris e Papavero di F. Golscheider; Ophelia di Maurice Bouval; La Parisienne di Charles Emile Jonchery; Cleo de Merode di Charles Korshann per Louchet Frères Paris;

 

FEMMES 1900. La donna Art Nouveau
Dall’ 11 maggio al 21 Luglio 2019
Galleria Harry Bertoia
Corso Vittorio Emanuele II
Ingresso a pagamento

Contatti
Tel: 0434 1777805
Fax: 0434 1777806
Orari segreteria: Lunedì – Venerdì
dalle ore 9:00 alle ore 12:00
propordenone@propordenone.it

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Romeo Depaoli http://www.italialiberty.it/romeodepaoli/ http://www.italialiberty.it/romeodepaoli/#comments Sat, 16 Feb 2019 14:04:45 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16920 ROMEO DEPAOLI (1876 – 1916)   Nacque a Tries […]

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ROMEO DEPAOLI
(1876 – 1916)

 

Nacque a Trieste il 2 gennaio 1876 da Giuseppe Depaoli agente di commercio e Luigia Ionke. Frequentò nella città natale, tra il 1891 e il 1896, la scuola tecnica di arti e mestieri conseguendo il titolo di disegnatore tecnico. In seguito frequentò il politecnico di Vienna.

Dal 1903 svolse, per una ditta locale la Picciolla e Benedettich, mansioni di capomastro muratore ottenendo la nomina di maestro costruttore; in seguito esercitò con il titolo di costruttore edile autorizzato e diresse varie costruzioni, tutte a Trieste, dal 1904 al 1913, firmando direttamente i progetti. Sempre nel 1904 costituì l’impresa di costruzioni Piccin & Depaoli. Il 12 sett. 1901 sposò Cecilia Giorgeri. Muore a Trieste dopo una lunga malattia il 18 gennaio del 1916

SMOLARS house triesteDepaoli può essere considerato uno dei principali esponenti del liberty a Trieste. Autodidatta, risentì dei modelli del floreale italiano, in particolare lombardo, e della secessione viennese (specie delle opere di Max Fabiani). Nei singoli edifici introdusse motivi propri delle diverse correnti, pur senza distaccarsi, nelle strutture di carattere monumentale, dall’impostazione architettonica della fine ‘800: riuscì così a far convivere componenti di derivazione classica e liberty, inventando quello che fu definito un vero e proprio “lessico depaoliano”. Già nei primi progetti (1903-1905) propose motivi decorativi di carattere vegetale e di gusto tipicamente fioreale, creando nel contempo giochi chiaroscurali sulle facciate. Una notevole purezza formale appare ancora in alcune ville costruite sull’altopiano di Trieste, ma con la progettazione di casa Smolars (1906) e casa Polacco (1908) Depaoli palesò la sua piena autonomia espressiva. La decorazione esuberante, in alcuni momenti quasi di marca eclettica, si impose sulla superficie degli edifici, i quali però a loro volta, assumono un aspetto quasi scenografico, proprio della specifica architettura triestina della fine Ottocento.

Bibliografia
Il Piccolo, 30 ag. e 6 sett. 1908;
M. Walcher Casotti, Architettura d’Europa, in Quassù Trieste, Treviso 1968, pp. 132 s.;
N. Carboni, L’architetto triestino R. D., tesi di laurea, facoltà di magistero, Univers. degli studi di Trieste, a.a. 1971-1972;
Mostra del Liberty italiano (catal.), Milano 1972, pp. 95 s.;
N. Carboni Tonini, Un maestro del liberty a Trieste: Roberto Deapoli, in Arte in Friuli arte a Trieste, Udine 1975, pp. 83 ss.;
M. Nicoletti, L’architettura liberty in Italia, Bari 1978, p. 274;
E. Campailla, Trieste liberty, Trieste 1980, pp. 26, 45, 59, 74, 108 ss., 113

 

Fonte Wikipedia

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Gino De Finetti http://www.italialiberty.it/ginodefinetti/ http://www.italialiberty.it/ginodefinetti/#comments Wed, 23 Jan 2019 23:48:44 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16795 GINO DE FINETTI (1877 – 1955) Figlio dell’i […]

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GINO DE FINETTI
(1877 – 1955)

Figlio dell’ingegnere Giambattista, di antica famiglia di Gradisca, e di Anna Radaelli, padovana, nacque a Pisino d’Istria il 9 agosto 1877. mentre il padre sovrintendeva alla costruzione della ferrovia di Pola. La professione patema condusse in seguito la famiglia a Tarvisio, Vienna, Gorizia, Innsbruck e, dal 1884, a Trieste. Qui il D., che aveva mostrato fin da bambino propensione per il disegno, frequentò ginnasio e liceo, esercitandosi nel contempo nell’illustrazione e nei disegni satirici. Cominciò anche a frequentare lo studio dei pittori E. Scomparini e A. Zuccaro.

Sovente in questi anni egli trascorreva le vacanze nelle proprietà della famiglia in Friuli (Gradisca, Latisana, Udine), dove restava affascinato dai nobili e begli edifici e dalla dolcezza del paesaggio, ma dove aveva anche la possibilità di sviluppare il suo interesse per i cavalli, fin dagli anni giovanili uno dei soggetti preferiti delle sue opere. È anche di questi anni la “scoperta” dei Tintoretto, che rimase poi un modello grandemente amato e perennemente stimolante.

Terminati gli studi liceali, nel 1895 si iscrisse all’accademia di Monaco, ove scelse il corso di pittura di H. Zúgel, noto soprattutto come animalista e convinto “plainairista”. Per quanto il D. si sottraesse abbastanza presto alla troppo forte personalità del maestro, è indubbio che la frequentazione del corso abbia contribuito ad accentuare ulteriormente in lui l’interesse per i tavalli, anche se via via questo si andò configurando sempre più come un aspetto particolare dell’interesse più generale verso la rappresentazione del movimento.

L’istintiva vena ironica e la feconda pratica della caricatura lo portavano intanto a prediligere, nella rappresentazione, il momento della sintesi, della riduzione all’essenziale. Coerentemente con questo indirizzo, terminato il servizio militare, il D. decise di stabilirsi a Monaco, dove si dedicò al cartellonismo e divenne uno dei più importanti collaboratori di riviste satiriche come Simplicissimus e Jugend. Tali impegni, oltre a renderlo economicamente indipendente, rispondevano ad una scelta programmatica, come ebbe a precisare l’artista stesso più tardi in una sua “confessione” (in La Panarie, 1937).

Si trattava insomma per il D. di risolvere il problema di un’arte sempre più avulsa dal mondo reale, sempre più cerebrale e atrofizzata, sempre meno capace di riflettere la vita contemporanea con “semplicità” e “naturalezza”. La soluzione si trovava “nelle arti illustrative, nel cartellone, portavoce modesti, ma schietti di questa vita moderna così tumultuosa” (ibid., p. 230).

Nel 1904 accettò di trasferirsi a Berlino come collaboratore degli editori Ullstein e Scherl. Per quanto il clima berlinese gli si rivelasse ben presto meno congeniale di quel che avesse sperato, qui lavorò intensamente, ideando copertine di riviste e libri e collaborando, con illustrazioni e vignette, a importanti periodici quali Berliner Illustrierte Zeitung, Lustige Blaetter e Dame. A Berlino ebbe anche modo di conoscere direttamente alcune opere di impressionisti francesi, conoscenza che approfondì nel 1905 durante il suo primo viaggio a Parigi. Furono inoltre fondamentali, per le sue ricerche sul movimento, Degas e Toulouse-Lautrec, come pure Géricault e Delacroix.

Rientrato a Berlino, proseguì nel suo lavoro di cartellonista (è datato 1905 un famoso manifesto per il Tomeo intem. di scherma di Trieste) e di ffiustratore.

Nel 1911 ritornò a Parigi e probabilmente (Micovilovich, 1984-85) lavorò come costumista per il balletto Petruška su musica di Stravinskij, messo in scena dalla compagnia dei Ballets russes di Djagilev. Anche se in seguito le scene e i costumi furono tutti firmati da A. N. Benois, rimangono del D. alcuni oli e alcuni schizzi di ballerine e personaggi del balletto, e in particolare un Arlecchino all’acquerello del 1911-12, sul retro del quale c’è una nota autografa relativa alla collaborazione con Djagilev per Petruška.Di nuovo a Berlino, dove allora gli espressionisti andavano realizzando importanti esperimenti in campo cinematografico e teatrale, l’artista ideò bozzetti scenografici e manifesti per la casa cinematografica tedesca U.F.A., ma soprattutto si accostò all’ambiente teatrale grazie al decisivo incontro con Max Reinhardt. Tale ambiente gli fornì numerosi soggetti per le sue opere di piccolo formato (disegni, litografie, anche oli), ma gli diede pure la possibilità di por mano a lavori di più ampio respiro: gli fu affidata infatti la decorazione di vari teatri berlinesi, come il Lessing Theater, il Deutsches Theater e il Wellner Theater.

Nonostante che si fosse stabilito ormai definitivamente a Berlino, dove nel 1911 aveva sposato Martha Bermann, originaria di Hannover, e dove aveva aperto uno studio, e per quanto la sua opera ottenesse sempre maggiori riconoscimenti da parte della critica tedesca, il D. continuò ad avere contatti con l’Italia. Infatti la sua attività espositiva, che divenne via via sempre più frequente in Germania, Polonia, Olanda, comprese sempre anche l’allesfimento di mostre personali o la partecipazione a esposizioni collettive in patria.

Ricordiamo da un lato la sua presenza alle esposizioni della Secessione berlinese nel 1906 e poi costantemente dal 1912 al 1933, e l’allestimento di mostre personali a Berlino, Amsterdam, Düsseldorf, Stoccarda, Varsavia, Parigi; dall’altro lato la partecipazione alle Biennali veneziane dei ’20, ’24, ’28, ’32, ’34 e ancora nel 1953, alle Sindacali triestine dal 1925 in poi, alla Mostra sul Novecento italiano a Milano nel 1928, alla Quadriennale romana nel 1931. Nel 1924 riscosse notevoli consensi la sua personale alla “Bottega di poesia” di Milano, presentata da Carlo Carrà (cfr. catal. della mostra e recens. di G. Fabian, in Il Piccolo della sera, 5 febbr. 1924), come pure, nello stesso anno, la personale al Circolo artistico di Trieste.

Si faceva conoscere anche con la pubblicazione in Italia di cartelle di stampe, come Ritmi (10 litografie con Arlecchini, ballerine, cavalli, pugili, ecc.), Corse al galoppo (12 acqueforti) e In sella (ancora 10 litografie), oltre che con la sempre più intensa attività di cartellonista di soggetto sportivo (ippico in particolare) e persino di disegnatore di figurini di moda, in cui non di rado fungeva da modella la bella moglie.

Nel 1934, come conseguenza dell’avvento dei nazismo, i coniugi abbandonarono la Germania e si stabilirono nella vecchia dimora di Corona (Gorizia), dove, nonostante la vita piuttosto schiva e appartata, l’artista proseguì la sua attività, dipingendo e disegnando molto, ma anche collaborando come illustratore a riviste italiane come La Lettura e Il Cavallo italiano e al quotidiano La Gazzetta dello sport; né troncò il sodalizio con l’editore berlinese Ullstein, per il quale lavorò fino alla morte.

Dopo il suo rientro in Italia partecipò ancor più assiduamente alle mostre sindacali triestine ed espose anche a Varsavia, Cracovia, Bucarest, Sofia, Budapest e Berlino.

Copiosa fu in questo periodo la sua produzione ad olio (soggetti ippici, paesaggi, ritratti) i cui “elementi distintivi… sono gli effetti di ‘mosso’ fotografico e l’impostazione prospettica obliqua, cui s’accoppiano, in funzione di sostegno strutturale, scatti sinuosi di ricordo secessionista” (Sgubbi, 1982). Continuò comunque a prediligere la grafica e a dedicarsi con grande impegno all’illustrazione: sono della fine del quarto decennio le decine e decine di disegni e schizzi, in cui innumerevoli figurine mobilissime, silhouettes scattanti, macchiette appena abbozzate illustrano episodi della Guerra gradiscana dello storico seicentesco Faustino Moissesso (52 disegni sono stati pubbl. nel volume edito a Gorizia nel 1959). Assai evidente è in tutte le raffigurazioni il sorriso ironico con cui l’artista guarda ora ad un vorace Falstaff, ora ad uno spavaldo Capitan Fracassa, ora ad un pavido fante travolto dalla mischia, anche se alla fine tutte queste figure sono viste come patetiche e inconsapevoli marionette di quella stupida commedia che è la guerra.

Dopo il secondo conflitto mondiale il rifiuto di quella brutale violenza si fece più serio e commosso. Gli scorci arditi, la tensione dinamica delle linee e dei piani, i toni delicati e smorzati dei colori concorsero ad esprimere questa sua accorata meditazione sulla guerra nelle opere degli ultimi anni: il S. Sebastiano (Galleria regionale d’arte contemporanea L. Spazzapan di Gradisca), Gli infoibati (Musei provinciali, Gorizia) e la drammatica Via Crucis, che il pittore volle dedicare alla parrocchiale del paese di Corona (pubblicata nel 1950 a Gorizia con presentaz. di A. Riccoboni). Ancora nel pieno della sua attività, morì improvvisamente a Gorizia il 5 agosto 1955.

Mostre restrospettive si tennero nello stesso 1955 a Trieste, nel 1957-58 a Gorizia, nel 1967 a Gradisca, e ancora a Gradisca nel 1977 in occasione del centenario della nascita. Particolare attenzione è stata riservata negli ultimi anni alla produzione del D. cartellonista e suoi manifesti sono statì esposti in varie rassegne collettive.

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Testo tratto da TRECCANI
Fonti e Bibl.: Oltre ai catal. delle mostre cit. all’intemo della voce, si vedano le schede infor mative dei D. stesso (1932 e 1952) presso l’Archivio storico d’arte, palazzo ducale, Venezia; S. Sibilia, Pittori e scultori di Trieste, Milano 1922, p. 95; R. Collino Pausa, Un pittore giuliano in Germania: G. D., in Il Piccolo della sera, 8 genn. 1923; A. Ballaben, Il pittore G. D. nel Friuli, ibid., 8 giugno 1923; Id., Una mostra di G. D., ibid., 22 nov. 1923; Catal. illustrato della I Esposiz. biennale del Circolo artisticoTrieste (presentaz. di S. Benco), Trieste 1924, pp. 40 nn. 22-23, si nn. 4-5, tav. VI; D. D’Orazio, Ritmi di G. D., in Il Piccolo, 5 febbr. 1925; Finetti alla mostra regionale d’arte, ibid., 11 ott. 1928; C. Wostry, Storia del Circolo artistico di Trieste, Udine 1934, p. 231; Ausstellung Italien. Kunst (catalogo), Berlin 1937, p. 42; G. De Finetti, Tormenti e conquiste di un pittore friulano, in La Panarie, XIII (1937), pp. 226-240 (con 11 illustrazioni); La Sindacale d’arte giuliana al Castello: D., in Il Piccolo, 19 ott. 1937; Alla XIII Sindacale d’arte al Giardino: D., ibid., 12 ott. 1939; Campit, Impressioni sulla mostra di G. D., in Il Giornale alleato, 15 ott. 1946; R. M. Cossar, Storia dell’arte e dell’artigianato in Gorizia, Pordenone 1948, pp. 399 s., 402 s., 443-446, 477; V. Degano-E. Cicuttini, Nuova antologia di artisti italiani contemporanei, Trento 1953, p. 43; Mostra retrospettiva di G. D. … (catal.), Trieste 1955; D. Gioseffi, Disegni di G. D. esposti nella Sala comunale, in Il Piccolo, 14 dic. 1955; G. Manzini, Un artista isontino: G. D., in Studi goriziani, XX (1956), pp. 59-81 (con 10 illustrazioni); Mostra personale di G. D. (catal.), Gorizia 1957; D. Gioseffi, Impressioni sportive di G. D., in Il Piccolo, 17 luglio 1957; R. Joos,. Panorama pittorico di Gorizia, in Studi goriziani, XXIX (1961), p. 52, fig. a p. 55; Studi. e disegni ined. di G. D. (catal.), Gradisca d’Isonzo 1967; C. Devetag, L’ambiente artistico di Gorizia negli anni Venti. Omaggio a Spazzapan, Gradisca d’Isonzo 1970, p. 3; F. Firmiani-S. Molesi, Galleria d’arte moderna del Civico Museo Revoltella di Trieste (catal.), Trieste 1970, pp. 64 s., fig. 296; A. Morassii Gorizia nella storia dell’arte, in Gorizia viva, Gorizia 1973 (pp. non num., con fig.); L. Menegazzi, Il Manifesto italiano 18821925, Milano s. d., pp. 153-220; Galleria regionale d’arte contemp. “Luigi Spazzapan” (catal.), a cura di F. Solmi, Gorizia 1977, nn. 68-71; R. Curci-V. Strukelj, Dudovich & C. – I triestini nel cartellonismo ital., Trieste 1977, pp. 142 s. figg. 58-59, 175-177; G. Montenero, G. D. Mostra ricordo allestita nel centenario della nascita dell’artista, Gradisca d’Isonzo 1977; L. Damiani, Arte del Novecento in FriuliIl Liberty e gli anni Venti, Udine 1978, I, pp. 137-142 (con figg.); C. Martelli, Artisti triestini del Novecento, Trieste 1979, pp. 76 s. (con fig.); F. Monai, Artisti degli anni Venti a Gorizia nel clima della cultura centroeuropea, in Studi goriziani, L (1979), pp. 55-59, 61, fig. 3; G. Bradaschia, Andiamo insieme a visitare i Musei provinciali di Gorizia, Gorizia 1980, pp. 78 s. (con fig.); 150 manifesti del FriuliVenezia Giulia. Vita e costume di una regione 18951940 (catal.), Padova 1982, p. 27, nn. 15, 107, 115; G. Sgubbi, G. D., in Arte nel FriuliVenezia Giulia 19001950 (catal.), Pordenone 1982, p. 372, figg. 216 s.; Frontiere d’avanguardia. Gli anni del futurismo nella Venezia Giulia (catal.), Gorizia 1985, p. 12 fig. 2; M. T. Micovilovich, Il pittore goriziano G. D. (18771955), tesi di laurea, Università degli studi di Trieste, facoltà di magistero, a. a. 1984-85 (con ampia bibliografia); U. Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, XI, p. 593 (sub voce Finetti, Gino, Ritter von); H. Vollmer, Künstlerlexikon des XX Jahrhundert, II, p. 106 (idem); E. Padovano, Diz. degli artisti contemporanei, Milano 1961, p. 104.

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Giovanni Beltrami http://www.italialiberty.it/giovannibeltrami/ http://www.italialiberty.it/giovannibeltrami/#comments Wed, 23 Jan 2019 23:44:26 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16787 GIOVANNI BELTRAMI (1860 – 1926) Frequentò l’ […]

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GIOVANNI BELTRAMI
(1860 – 1926)
Frequentò l’Accademia di Brera, dove ebbe come maestri Raffaele Casnedi, Bartolomeo Giuliano e Giuseppe Bertini. Quest’ultimo formò Beltrami alle tecniche tradizionali e alle rappresentazioni storiche nonostante l’ambiente culturale milanese tendesse al rinnovamento. Nel 1884 vinse il Premio Mylius. Nel 1886 vinse il Premio Fumagalli per l’arte figurativa con il soggetto pittorico Fanciulla all’arcolaio. Ottenuto un certo seguito si diede ad attività editoriali. Fondò (1900) una vetreria che ottenne l’incarico di fabbricare i vetri del parlamento e quelli del duomo di Milano. Nel 1915 la vetreria G. Beltrami realizzò i grandi vetri che decorano lo scalone di villa Margherita a Bordighera. Le sue opere vennero portate in svariate mostre nazionali e all’estero, tra cui: l’esposizione internazionale di Torino (1902); la V e la VI biennali di Venezia (1903 e 1905). Collaborò anche con il «Corriere della Sera» in qualità di critico d’arte. Dopo la morte di Emilio Treves (1916) affiancò il fratello Guido nella direzione della rivista «L’Illustrazione Italiana» ed entrò nel Consiglio direttivo della casa editrice; mantenne quest’ultima carica per il resto della sua vita. Riposa al Cimitero Monumentale di Milano.

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Gualtiero Pontoni http://www.italialiberty.it/gualtieropontoni/ http://www.italialiberty.it/gualtieropontoni/#comments Wed, 23 Jan 2019 23:23:49 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16773 GUALTIERO PONTONI (1875 – 1941) Gualtiero Pontoni […]

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GUALTIERO PONTONI
(1875 – 1941)

Gualtiero Pontoni nacque a Bologna nel 1875 e morì a Riccione nel 1941, architetto e scenografo, compì i suoi studi alla Scuola di Decorazione e poi alla Scuola di Architettura nell’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Come architetto si inserì nella fase di passaggio tra l’esperienza Liberty e la reazione neo-eclettica con prodotti edilizi di spiccata disposizione al monumentale e dominati da pesanti ipoteche storicistiche. Basterebbe pensare al progetto per il padiglione emiliano all’Esposizione di Roma del 1911, agli studi elaborati insieme al Rubbiani per l’apertura, nel centro di Bologna, di una strada fra la piazza Maggiore e le due Torri e di una fra le due Torri e la Stazione ferroviaria (1909), e alla realizzazione del palazzo Ronzani in via Rizzoli. Partecipò a diversi concorsi e nel 1924 meritò il terzo premio per il progetto di sistemazione dell’aula consiliare in Campidoglio a Roma. Collaborò con l’Azzolini, il Muggia, il Casanova e il Barbantini in progetti di costruzioni e restauri.

Altre sue realizzazioni architettoniche sono il palazzo Prati in via Rizzoli, l’Istituto di Ginecologia, di Medicina Legale, di Dermopatica del Policlinico di Bologna, la cappella Malmusi e le tombe Monti e Degli Esposti nel cimitero della Certosa. Come scenografo fu soprattutto attivo nel primo decennio del Novecento. Realizzò allestimenti scenici per le compagnie di prosa Grammatica, Galli, Salvini, Zacconi, Garavaglia e Testoni. Disegnò pure le scene per la prima rappresentazione del “Re Enzo” di Respighi. Fu uno degli organizzatori della Mostra Scenografica Nazionale tenutasi a Bologna nel 1922. Fu membro del Consiglio direttivo del Teatro Italiano Sperimentale, della Commissione per la conservazione dei monumenti dell’Emilia e Romagna, della Commissione municipale di edilità. Iniziò la sua carriera di insegnante vincendo il concorso presso l’Istituto Industriale Aldini-valeriani di Bologna; passò poi all’Istituto Tecnico di Ascoli Piceno, all’Istituto di Belle Arti di Parma e finalmente, per chiamata, alla cattedra di scenografia nell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che tenne fino al 1940.

 

autore_libertyinitalia_g_pontoni_bologna Gualtiero Pontoni sala floreale della Birreria Ronzani Bologna, Palazzo Ronzani di via Rizzoli, cartolina post 1914. Biblioteca dell'Archiginnasio Bologna. Bologna, Via Rizzoli in una foto degli anni '20 del XX secolo. A sinistra la Casa Commerciale Barilli (1907), a destra Palazzo Ronzani (1914). Collezioni Fondazione CaRisBo Gualtiero Pontoni (Bologna, 1875 - Rizzione, 1941), Le torri Artenisi, Asinelli e Garisenda, ante 1918. Collezioni Fondazione CaRisBo. Cella Poli Monti Puglioli, progetto di Gualtiero Pontoni (1875 - 1941), part. Certosa di Bologna, Chiostro Annesso al Maggiore, portico est. Museo del Risorgimento Bologna | Certosa. Tomba Degli Esposti, progetto di Gualtiero Pontoni, sculture di Bruno Boari. Certosa di Bologna, sala nord della Galleria del Chiostro IX. Museo del Risorgimento Bologna | Certosa.

Carlo Cresti
Testo tratto da
‘”l Liberty a Bologna e nell’Emilia Romagna”, catalogo della mostra,GRAFIS, Bologna, 1977. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti.

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Alessandro Scorzoni http://www.italialiberty.it/alessandroscorzoni/ http://www.italialiberty.it/alessandroscorzoni/#comments Wed, 23 Jan 2019 23:19:03 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16765 ALESSANDRO SCORZONI (1858 – 1933) La vita di Ales […]

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ALESSANDRO SCORZONI
(1858 – 1933)

autoritratto_alessandroscorzoniLa vita di Alessandro Scorzoni (Calcara di Crespellano, 1858 – Bologna, 1933), pur trascorrendo senza note clamorose, restò segnata da una povertà che fu spesso indigenza e da una solitudine che, dopo l’abbandono della moglie e dei due figli, non fu, come per altri artisti, solo intellettuale. Nativo di Calcara, nelle vicinanze di Bologna, frequentò la bolognese Accademia di Belle Arti dal 1872 al 1879, allievo di Muzzi e Puccinelli; ne uscì pronto a tutte le tecniche pittoriche, dalla tempera, al pastello, all’olio. Fu richiesto come decoratore, disegnatore, freschista. Della sua pittura fu particolarmente apprezzata la ritrattistica, anche se fu il paesaggio ad essergli nel cuore, stimolandolo alle più varie e originali interpretazioni. Ottenne il primo successo nel 1884, quando venne insignito, insieme al pittore Giacomo Lelli, del Premio Bevilacqua. Nello stesso anno aveva partecipato ad una esposizione del Circolo Artistico; dal 1895 al 1906 partecipò ripetutamente alle mostre organizzate dalla Associazione per le Arti “Francesco Francia”. Indice della stima che seppe guadagnarsi la sua arte – nonostante le immancabili incomprensioni -sono sia la nomina (1898) ad Accademico d’onore dell’Accademia delle Belle Arti (ribadita nel 1905 con la nomina ad Accademico residente della medesima), sia le numerose commissioni per importanti affreschi; il famoso episodio dell’elemosina di San Martino al Castello dei Manzoli nel 1886 (cantiere con Tito Azzolini, Alfonso Rubbiani, Achille Casanova ndr), amorini che giocano al Palazzo Malvezzi nel 1887, ed altri nella villa Calari a Cento di Ferrara e infine nell’oratorio di San Michele in Bosco e nella cappella del Collegio di Spagna. Il Savena, l’Idice, la Cremonina e San Rufillo, tramutati in paesaggi spumosi, in lunghe distese oblique o suggestive geometrie di fondo, furono i compagni degli ultimi anni, che Scorzoni chiuse in solitudine e malattia nel 1933, all’Ospedale Maggiore della sua città.

ANTOLOGIA CRITICA

“… non amò i facili richiami obbedendo a un certo pudore segreto, e però rimase ignorato dalla folla e trascurato, spesso, pur da coloro che amano l’arte o almeno pretendono di essere intenditori” (G. Lipparini, 1934). “Alessandro Scorzoni non seguì clamorosamente nessuna scuola, né partecipò a cenacoli, né seguì programmi determinati; ma vigile e attento a ciò che vedeva e a ciò che accadeva intorno a lui, risentì anch’egli i vari indirizzi artistici che si susseguirono in tanti anni” (ivi). “…un’anima candida e vergine davanti ai fascini del vero” (Carlo Corsi,1958). “il tema veramente congeniale a Scorzoni è il paesaggio, a patto di ricordare subito che egli lo tratta con saldezza strutturale” ( R. Barilli, 1981). “Scorzoni infatti è abile nelle stesure cagliate e omogenee, intrise di luce; dunque, una sorta di à plat spontaneo, che esalta i valori di superficie, e che si dimostra particolarmente adatto all’ingrandimento, al bow up” (ivi). “Questo dunque il curioso en plein di Scorzoni; riuscire a trarre tutto il bene possibile, e contemporaneamente, dalle larghe stesure dell’à plat e dai bombardamenti atmosferici della divisione “(ivi). “C’è dunque in genere una diarchia, nella pittura di Scorzoni, fra un trattamento a scaglie, a larghe stesure, e un’animazione inquieta che le picchietta, le macula, attenta purtuttavia a non scardinarne l’intelligente ordito” (ivi). “… ondeggiò per un certo tempo fra i continuatori di Sisley e Serrault e gli estimatori di Silvestro Lega, per seguire infine la strada che gli era più congeniale, e che preparava l’avvento di nuove grosse personalità, come per esempio Carlo Corsi, che fu suo allievo” (G. Ruffini, 1982). “C’è una sorta di calma immobile in quei suoi paesaggi pacati, sempre completamente deserti, che furono dipinti in un clima di totale isolamento” (G.V., 1982). “Tutto è in Scorzoni “matematicamente” meditato e filtrato in forma lirica; la sua anima, propensa ad accettare il classicismo di certi intendimenti, divaga poi in tocchi svirgolati, di sorprendente modernismo che richiamano certe note di più recente fattura” (P. Zauli,1982).

alessandroscorzoni_italialiberty_libro_libertyinemilia alessandroscorzoni_italialiberty_libro_libertyinemilia1 Alessandro Scorzoni

Ritratti e opere sacre

È interprete di opere sacre come Il Purgatorio della cappella del Suffragio nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna.
Allo stesso filone appartiene il San Martino che fa l’elemosina al povero, nel Castello dei Manzoli. All’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Bologna del 1888 presenta una copia a pastello della Santa Cecilia di Raffaello. Per quanto riguarda invece la produzione di ritratti, ne abbiamo diversi esempi, tutti di piccole dimensioni. Nel Ritratto della moglie del 1888, conservato in una collezione privata, l’attenta ricerca cromatica si sposa con toni delicati e trasognati. Così come avviene anche nel dipinti La mia famiglia, in cui la serena atmosfera familiare e domestica va a coniugarsi ad un impasto pittorico pastoso e ricco di luce. Il paesaggio, suo genere prediletto, si riempie di note liriche e nostalgiche, sempre nel rispetto di un realismo personale e sincero. I luoghi preferiti di Alessandro Scorzoni per lo studio dal vero sono le zone limitrofe di Bologna: San Ruffillo, Savena e i territori attraversati dall’Idice, piccolo torrente dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Alessandro Scorzoni (Calcara di Crespellano, 1858 - Bologna, 1933), Il Castello di Ponte Poledrano a Bentivoglio, 1900 ca. Collezioni Fondazione CaRisBo.Testo tratto da “Artisti allo specchio”, catalogo della mostra, Bologna, Associazione per le arti Francesco Francia, stampa 1990. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti.
Approfondimenti

Alessandro Scorzoni, mostra antologica organizzata con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura del Comune di Bologna, Bologna, Museo civico, 13 dicembre-24 gennaio 1982, a cura di Renato Barilli, Bologna, La Fotocromo emiliana, stampa 1981; Alessandro Scorzoni, 1858-1933, mostra antologica organizzata con il patrocinio del Comune di Bologna, Bologna, Re Enzo editrice, stampa 1999; Alfonso Rubbiani: i veri e i falsi storici, Bologna, febbraio-marzo 1981, a cura di Franco Solmi e Marco Dezzi Bardeschi, Casalecchio di Reno, Grafis, 1981, pp. 397-398 (scheda a cura di M. Pasquali, data di morte cit.: 1936); Artisti allo specchio, Bologna, Associazione per le arti Francesco Francia, stampa 1990, pp. 23-32; Gli artisti crespellanesi fra ‘800 e ‘900, Crespellano, s.e., 1995

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Esperienze Liberty in ambito fiorentino http://www.italialiberty.it/esperienzeliberty/ http://www.italialiberty.it/esperienzeliberty/#comments Sun, 06 Jan 2019 19:37:07 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16598 Quando Giuseppe Montelatici ideava di pubblicare un ebd […]

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Quando Giuseppe Montelatici ideava di pubblicare un ebdomadario illustrato come « Fiammetta » e, ispirandosi alla veste editoriale di certe riviste francesi déll’epoca chiamava a collaborare, per i disegni illustrativi ai testi, artisti quali Alberto Micheli, Attilio Formili, Fabio Fabbi, Giorgio Kienerk e Galileo Chini, prendeva vita a Firenze, nel maggio 1896, uno dei primi vei- coli di diffusione in Italia del nuovo linguaggio grafico di aggettivazione liberty.

Attilio Formilli, Manifesto per la Festa dell’Arte e dei Fiori, 1896 – Milano, Castello Sforzesco Civica Raccolta

Attilio Formilli, Manifesto per la Festa dell’Arte e dei Fiori, 1896 – Milano, Castello Sforzesco Civica Raccolta

La coeva apparizione dei prodotti della Manifattura dell’Arte della Ceramica (usciti dalla piccola fornace di via Arnolfo e siglati da quell’estroso e prolifico decoratore che era Galileo Chini), ribadiva se non un primato fiorentino nell’adozione italiana degli stilemi liberty perlomeno una sicura precocità di resezione e di realizzazione di esperienze improntate a caratteri mo- dernisti, oltretutto sorprendente se relazionata al locale «( clima » artistico-culturale del tempo connotato di conformismo e quindi tradizionalmente ostile o sospettoso verso le espressioni di « eresia » stilistica. Se si riflette poi sui lusinghieri riconoscimenti assegnati agli attributi decorativi e tecnici delle ceramiche di Chini nelle occasioni delle esposizioni di Londra 1898, di Parigi 1900, di Gand, Pietroburgo, Bruxelles nel 1901, di Torino nel 1902, di Saint Louis 1904; sui premi e le segnalazioni ottenuti dalla produzione della mobilia « Belart » di Girard e Cutier (Parigi 1900, Torino 1902, Saint Louis 1904); sulle collaborazioni richieste a Kienerk da riviste parigine come « Gil Blas » e « Cocorico », si deve obbiettivamente riconoscere non solo quanto questi nostri « pionieri » fossero riusciti ad affrancarsi dai condizionamenti dell’ambiente e a superare lo spessore dell’ostracismo provinciale, ma quale livello di credibilità fossero riusciti a conquistare sul piano del confronto internazionale in forza della autenticità di linguaggio stilistico delle loro opere.
Se eventualmente permanessero delle riserve sulla legittimità e la validità del Liberty fiorentino sarebbe sufficiente ricordare la partecipazione, nel 1902, di artisti di specifica identità modernista come Chini, Nomeilini, Kienerk —odi impronta più simbolista come Libero Andreotti, Armando Spadini e Giulio Bàrgellini — al concorso per la illustrazione della Divina Commedia, promosso da Vittorio Alinari, da considerare, per le presenze di De Carolis, Mataloni, Sartorio, Cambellotti, di Baruffi e di Giovanni Buffa, di Vincenzo La Bella e Alberto Martini’, come il primo confronto-bilancio dellà produzione figurativa italiana dì cieciinazame basterebbe verificare nel comune orientamento stilistico, che nell’occasione guida le più stimolanti espressioni grafiche, il grado di qualità del contributo offerto dagli operatori fiorentini e toscani.
E ancora, a conferma anche di una individualità interpretativa della nuova tendenza stilistica, basterebbe rilevare (rimanendo in ambito fiorentino) il rigore formale delle architetture di Giovanni Michelazzi (dal villino Broggi in via Scipione Ammirato, alla casa-galleria in via Borgognissanti) ; rileggere con attenzione il disegno logico che assegna valore di « funzione » alla struttura ornamentale e che esalta le caratteristiche decorative e costruttive dei materiali.
L’impegno di una progettazione che esprima, con unità di risultati, ìl controllo dell’insieme come del dettaglio si traduce significativamente nell’azione integrativa che l’architetto richiede all’intervento decorativo. Questa sintesi si trova realizzata con felice misura negli esiti della collaborazione tra Michelazzi e Chini per i villini Broggi, Ravazzini e Lampredi.
Una minore tensione nel rapporto di integrazione tra struttura architettonica, funzione e apparato decorativo, conduce a dei risultati più approssimati che quasi sempre si esauriscono nella piacevolezza dell’immagine di progetto raggiunta mediante l’abile artificio grafico, oppure si affidano soprattutto alla sinuosità formale e alla suggestione cromatica dell’ornamentazione di facciata.
E’ il caso delle eclettiche elaborazioni di Adolfo Coppedè, disegnate con particolare efficacia, e delle assimilazioni dei caratteri più epidermici del linguaggio libertyario, proposte da Ezio Zalaffi. Restano tuttavia, anche queste espressioni, le testimonianze di una onestà e di una dignità professionali che trovano fondamento in una matrice « artigianale », nel tirocinio della « bottega » tipici della tradizione fiorentina — che rappresentano i valori più autentici e i limiti di formazione costituenti il patrimonio di cultura comune anche ai componenti del gruppo della « Giovane Etruria » (Chini, Nomellini, Tofanari, Andreotti), i quali ancora nel 1907, con l’episodio dedicato a « l’Arte del Sogno » dalla biennale veneziana, si cimentavano onorevóimente in una ulteriore occasione di confronto internazionale.

blog_scheda_20171116123257 blog_scheda_20171116123540 blog_scheda_20171116123826 blog_scheda_20171116124056 blog_scheda_20171116123224

Testo di Carlo Cresti

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Davide Calandra http://www.italialiberty.it/davidecalandra/ http://www.italialiberty.it/davidecalandra/#comments Sun, 06 Jan 2019 14:47:41 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16583 DAVIDE CALANDRA (1856 – 1915)   Proveniente […]

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DAVIDE CALANDRA
(1856 – 1915)

 

David_CalandraProveniente da famiglia agiata, nel 1875 si trasferisce a Torino per frequentare l’Accademia Albertina, ove studia sotto la guida di Gamba e di Odoardo Tabacchi. Nel 1880 intraprende una regolare attività espositiva, presentando anche alcuni suoi lavori sia alla IV Esposizione Nazionale di Belle Arti che al Circolo degli Artisti di Torino.
Al 1881 risale il soggiorno parigino con il fratello Edoardo e la realizzazione della sua prima scultura sacra, “Angelus Domini”. Scultore in realtà di impostazione verista, coltiva un forte interesse per la storia tardo-medievale, in particolar modo quella legata al mondo sabaudo-piemontese.
Nel 1884 entra a far parte del Comitato ordinatore dell’Esposizione Generale Italiana di Torino. Nel 1886 espone un bronzetto del 1881, intitolato 1809, alla Mostra della Società Permanente di Milano; l’opera viene poi acquistata dal Comune.
Dal 1893 al 1912 è membro della Giunta Superiore delle Belle Arti in Roma, e nello stesso 1912 è nominato Presidente della Società Piemontese di Archeologia e delle Belle Arti.
Tra le sua produzione artistica monumentale sono da ricordare: diversi “monumenti a Garibaldi” (Milano, 1885; Parma, 1893; Napoli, 1895), il “monumento ad Amedeo Duca d’Aosta” (1902) a Torino, “due monumenti ad Umberto I” (Ivrea; 1906-1926, Roma, terminato da Edoardo Rubino), quello a “Zanardelli” (1909) a Brescia, quello a “Ugo Foscolo” a Firenze e quello al “Generale Mitre” in Buenos Aires (1908-1927 in collaborazione con Edoardo Rubino). Realizza dei “gruppi colossali” per il Monumento a Vittorio Emanuele II a Roma e per la Camera dei Deputati il rilievo con la “Glorificazione di Casa Savoia” (1915-1918) e il “Busto di Vittorio Emanuele II” (1915).
Calandra si ricorda anche come ritrattista, autore di busti e di opere di genere e medaglista per il Regno d’Italia (nel 1908 realizza le monete d’argento da 1, 2 e 5 lire con la testa di Vittorio Emanuele III nel recto e Minerva su una quadriga come personificazione dell’Italia nel verso).
Assieme a Enrico Bonicelli, nel 1919 è autore, del progetto architettonico del palazzo espositivo della Società Promotrice di Belle Arti a Torino.
Nella “Gipsoteca Davide Calandra” a Savigliano è conservata gran parte della sua opera compresi i bozzetti in gesso della notevole produzione funeraria, dislocata prevalentemente nei cimiteri dell’area piemontese; è presente anche a Buenos Aires con il “Monumento Cucullo” del 1913.
Tra il 1906 e il 1915 soggiorna in Versilia lavorando presso i Laboratori Bazzicchi, Luciano e Ettore Salvatori di Querceta.
Nel 2002 viene allestita presso il Museo dei Bozzetti a Pietrasanta “Opere monumentali di Rubino e Calandra”, mostra dedicata alle sue opere e a quelle di Edoardo Rubino.

MONUMENTO A UMBERTO I, 1926 di CALANDRA Davide  altorilievo in porfido di Valcamonica, marmo e bronzo cm. 300x150x200 Collocazione: Parco di Villa Borghese, Roma ITA    Eseguito c/o laboratorio Spirito e Guido Luciano, Querceta L'esecuzione del monumento, assegnata a Calandra a seguito da concorso, fu portata avanti dall'artista fino al 1915. Dopo la sua morte l'opera fu completata da Rubino su invito del re Vittorio Emanuele III ed inaugurata nel 1926. MONUMENTO A G. ZANARDELLI, 1909 di CALANDRA Davide  tuttotondo in marmo botticino e bronzo cm. 315x145x195 Collocazione: via XX Settembre, Brescia ITA    Eseguito c/o laboratorio Spirito Luciano, Querceta La figura dello statista, avvolto nella toga, è realizzata in bronzo, l'altorilievo con scolpita una quadriglia, simbolo del carro dello Stato, è eseguito in marmo. L'altorilievo fu esposto alla Biennale di Venezia nel 1909. Elemento del MONUMENTO A UMBERTO I di CALANDRA Davide  bozzetto, altorilievo in gesso, cm. 45x37x25 1906-26    Collocato c/o magazzino MdB2/pp/sala 3/'900 Lo stato di conservazione risulta pessimo Eseguito c/o laboratorio Spirito Luciano, Querceta La traduzione in opera è in porfido, marmo e bronzo Il modello è un elemento del monumento. Fu realizzato fra il 1906 ed il 1926.

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Benvenuto Disertori http://www.italialiberty.it/benvenutodisertori/ http://www.italialiberty.it/benvenutodisertori/#comments Sun, 06 Jan 2019 14:25:59 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16553 BENVENUTO DISERTORI (1887 – 1969)   Personal […]

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BENVENUTO DISERTORI
(1887 – 1969)

 

Personalità dai molteplici interessi, oltre che musicologo è stato uno dei più importanti incisori italiani del primo ‘900, attivo sia nel campo dell’illustrazione, sia nella produzione di ex libris. Ha usato tutte le varie tecniche incisorie quali l’acquaforte e la xilografia, il bulino e la puntasecca.
Ha collaborato con La Tempra e L’Eroica, riviste di letteratura e xilografia attive nella prima metà del XX secolo.
Nel 1925 ha sposato la pittrice olandese Regina Philippona. Professore d’Incisione all’Accademia di Brera a Milano, dal 1931 al 1960; nel 1950 è stato tra i cofondatori all’Istituto G.Cesari di Cremona, dove peraltro ha insegnato Paleografia musicale rinascimentale.
Esemplari delle sue opere sono conservate al Gabinetto delle Stampe agli Uffizi di Firenze e al Metropolitan Museum di New York. Il MART di Rovereto oltre ad una collezione di grafiche originali, possiede anche una ricca serie di suoi legni per xilografia.

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Bibliografia
N.Barbantini , L’ironico (Benvenuto M. Disertori), Rassegna d’Arte antica e moderna, gennaio 1914
A.M.Osti Guerrazzi, Disertori,Benvenuto Maria, Dizionario biografico degli Italiani, vol.40, Roma, Ist.Treccani, 1991
Roberto Cadonici, La grafica e La Tempra, Libreria dell’orso, Pistoia 2000

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Fausto Codenotti http://www.italialiberty.it/faustocodenotti/ http://www.italialiberty.it/faustocodenotti/#comments Sun, 06 Jan 2019 14:25:57 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=16552 FAUSTO CODENOTTI (1875 – 1963) Bresciano, operò n […]

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FAUSTO CODENOTTI
(1875 – 1963)

Bresciano, operò nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento. Fu maestro d’ornato di notevole abilità e pittore bozzettista illustratore di libri. Nel gennaio 1902 esponeva in un negozio cittadino un suo quadro raffigurante S. Cecilia in estasi; partecipò anche ad alcune esposizioni.

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Bibliografia: “Enciclopedia bresciana”, Ediz. La Voce del popolo.

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