Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Thu, 03 Aug 2017 18:15:31 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.15 Precisazioni sugli interventi in stile liberty dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese http://www.italialiberty.it/giuseppesommarugavarese/ http://www.italialiberty.it/giuseppesommarugavarese/#comments Sat, 29 Jul 2017 12:08:26 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12925   di Piero Mondini – Responsabile dell’Archivio S […]

L'articolo Precisazioni sugli interventi in stile liberty dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese sembra essere il primo su Italia Liberty.

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In memoria del Prof. Avv. Luigi Zanzi (1938-2015) cui Varese deve molti studi, di carattere metodologico, o di approfondimento sulla storia cittadina.

di Piero Mondini – Responsabile dell’Archivio Storico Comunale

 

È indubbio come l’architetto Giuseppe Sommaruga, apparso nel 1894 a Varese per la progettazione della edicola funeraria di Adone Aletti divenga ben presto il principale protagonista di tre tipologie progettuali: esegue i due principali siti a carattere ricettivo-turistico della città di Varese e delle sue montagne, di altre due edicole funerarie nel cimitero monumentale di Giubiano e di un intervento aggiuntivo su un fabbricato preesistente nelle località di Bosto,[1]
Tutti questi interventi, con straordinari progetti stesi con grande abilità di redazione come deducibile dalle planimetrie presentate, sono in chiaro quanto indiscutibile stile liberty.
Giuseppe Sommaruga seppe essere interprete della profonda trasformazione dell’architettura attuata grazie all’Art Nouveau, ma soprattutto divenire, grazie a progettazioni difficilmente soggette a ripetizioni od imitazioni, uno dei maestri dell’arte Liberty più significativi ed importanti.[2]

Il tutto tenendo conto che l’arch, Giuseppe Sommaruga nel 1908, dopo progettazione dell’edicola Comi presso il cimitero di Giubiano, forse grazie all’intervento dello stesso Antonio Comi, stringe intensa collaborazione con l’ing. Giulio Macchi aprendo con lui uno studio professionale in Varese.

In Varese, sia nelle edificazioni del Colle Campigli (Palace Hotel e Kursaal), sia del Campo dei Fiori (Gran Hotel Campo dei Fiori) fu in grado di effettuare un nuovo ed evolutivo carattere urbanistico architettonico lasciando al nostro territorio due complessi, uno dei quali, quello sul colle Campigli assai diminuito per i danni subiti nei bombardamenti della seconda Guerra Mondiale e dalla decisione di abbattimento degli anni Cinquanta del secolo scorso, tuttora facilmente riconoscibili e delineabili a grande distanza data la loro monumentale struttura, ma sicuramente in grado di modificare l’assetto ambientale in maniera assai pesante; spiace dovere affermare che il Gran Hotel del Campo dei Fiori, da molti ritenuto come logicamente inserito nel territorio, appaia in realtà come una enorme struttura posizionata in modo da essere in grado di potere visionare il territorio sottostante, sino alle lontane quanto splendide visioni alpine nelle giornate più limpide: con le stesse maestose visioni di un’aquila dominante, piuttosto che di un albergo ben inserito nelle forme montane prealpine.

Hotel Paradiso, Archivio Storico Comunale di Varese, Fondo Immagini Vecchia Varese

Hotel Paradiso, Archivio Storico Comunale di Varese, Fondo Immagini Vecchia Varese

La colossale struttura liberty del fabbricato aveva preso il posto del minuscolo, quanto primitivo nelle sue strutture, dell’albergo Paradico, attivato sullo steso crinale montano dal Ciotti; la planimetria di tale piccolo sito alberghiero, certamente pensato per godere degli stessi splendidi panorami, è rilevabile nella planimetria generale della dependance, ristorante e stazione d’arrivo della funicolare.

Certo difficile sarebbe dimenticare come, proprio tra ladine del XIC secolo e l’inizio del XX secolo fiorì in Varese una nuova civiltà di ville che seguiva quella del periodo teresiano e che tale innovazione non toccò solamente abitazioni private di grande levatura, purtroppo in parte assurdamente nel tempo demolite, ma anche complessi industriale: il più famoso dei quali è sicuramente la fabbrica di birra della Poretti ad Induno Olona, la cui costruzione fu realizzata tra 1887 e il 1907, con progetto curato da Alfred e Richard Bihl; a tale struttura produttiva si unì in seguito un villino progettato, dopo la morte del Poretti da Ulisse Stacchini.[3]

Sono rimasto alquanto colpito dall’intervento di Luca Rinadi pubblicato su La Prealpina di sabato 27 maggio 2017 intitolato Ma Sommaruga non fu mai “liberty”; prescindendo da quanto organizzato in Varese e Milano da Italia liberty, il sovrintendete per i beni archeologici, Belle Arti e Paesaggio di Milano riesce già a contraddirsi nel suo pur breve intervento, ma segnato da qualche asprezza sia su quanto organizzato, sia sugli attori d tale manifestazione culturale e, con una strana affermazione che annulla la sua strana definizione “Sommaruga un grande architetto modernista e non liberty” è alquanto strana e contraddittoria; i modernisti sono pure gli architetti che progettarono con stilemi utilizzati dall’art-nouveau, ma anche dallo jugendstil in Germania, dall’arte secessionista in Austria e dall’Art and Craft in America e Gran Bretagna e si ritiene che derivi da Arthur Liberty il nome utilizzato in Italia. per definire questa bella corrente stilistica.[4]

Alla fine della orma guerra mondiale terminò di fatto il periodo naturalistico del Liberty e si fece poi largo. con utilizzo di linee più rigide e geometriche lo stile Art-Decò.

In merito alla scalea di Santa Maria Monte riterrei più opportuna una probabile attribuzione al Sommaruga, stante che ciò che particolarmente la distingue è l’utilizzo delle piantane e delle balaustre in ferro, tipiche di tutti gli interventi varesini dello stesso architetto, ma purtroppo mai segnalate nelle varie pratiche edilizie conservate, specie per quanto concerne i nominativi dei vari progettisti ed esecutori che sarebbero state persistenza nella memoria delle varie edificazioni.[5]

Possono ora essere analizzati di seguito i progetti di Giuseppe Sommaruga conservati presso l’Archivio Storico Comunale, suddivisi per tipologia di intervento:

Edilizia cimiteriale

Edicola funerariadella famiglia Adone Aletti

 

Cimitero Monumentale di Giubiano

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga Progetto (sezione trasversale, facciata principale, fianco e pianta), mm 369x273Istanza amministrativa

 

Comune VareseFondo Edilizia Privata ante 1920,

cart. 1001

 

Pratica edilizia

Prot 2084/1897

 

Edicola funerariadella famiglia Comi

 

Cimitero

Monumentale di

Giubiano

 

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga – Fronte principale anteriore:sezione sull’asse delle porte,

mm 585×1070

– Fronte posteriore:

sezione trasversale, mm. 592×1015

– Fronte laterale, progetto II,

mm.530×1060

– Sezione longitudinale, progetto II,

mm. 590×1085

– Piante. progetto II, mm. 602×1066

– Fronte principale, progetto II,

mm.530×893

– Fronte principale:progetto II

(non firmato), mm 530×880

– Istanza amministrativa

 

Comune Varese,Categoria IV,

cart. 155, fasc. 1

 

Pratica edilizia

Prot 378/1908

Edicola funerariadella famiglia Macchi

 

Cimitero Monumentale di

Giubiano

 

Progettoarchitetto Giuseppe Sommaruga,

firmato Ingegnere Giulio Macchi

– Facciata principale A,mm. 550×945

– Facciata B, mm. 550×945

– Sezione A-B, mm. 550×845

– Pianta terrena, mm. 520×660

– Istanza amministrativa

 

(N.B.: tutti i disegni e l’istanza recano la firma unicamente dell’ing. Giulio Macchi, per conto dello studio tecnico arch. Sommaruga & Ing. Macchi Varese)

 

Comune Varese,Edilizia privata,

ante 1920,

cart. 1024

 

Pratica edilizia

Prot 1418/1912

Complessi a carattere ricettivo-turistico

Società AnonimaGrandi Alberghi Varesini

 

Hotel Campo dei Fiori

 

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga – planimetria generaleHotel, dependance e stazione di

arrivo funicolare, mm.600×673

– dependance: prospetto facciata

principale, mm 1200×843

– dependance: pianta del piano

terreno, mm.772×865

– fotografia stazione arrivo della

funicolare

– istanza amministrativa

Ex Comune Santa Maria del Monte, 

Edilizia privata, categ. X, cart. 27

 

Pratica edilizia

Prot. 78/1910

Società AnonimaGrandi Alberghi Varesini

 

Kursaalle

al colle Campigli

 

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga ed

ingegnere Giulio Macchi

– Secondo ingrandimento Teatro,pianta piano platea,

mm.620×1250.

– Secondo ingrandimento Teatro,

sezione   trasversale, mm. 600×450

– Facciata generale Kursaal,

mm. 290×658

Comune Varese,Edilizia Privata,

ante 1920

cart. 1022

 

Pratica edilizia

Prot. 445/1911

 

Società AnonimaGrandi Alberghi Varesini

 

Palace Hotel al colle Campigli

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga ed

ingegnere Giulio Macchi

– Planimetria, prospetti e pianta,mm. 1350×2850 Comune Varese,Edilizia Privata,

ante 1920,

cart. 1022

 

Pratica edilizia

Prot. 239/1912

 

 

Riguardo ai complessi sopra specificati si debbono annotare alcune questioni inerenti la loro conservazione e la totale mancanza di altri.

Il grande complesso edificato al Campo dei Fiori si deve purtroppo annotare al totale mancanza degli atti inerenti il Grande Hotel che fu edificato entro la circoscrizione amministrativa del Comune di Velate. aggregato a Varese nel 1927; scarso è infatti l’insieme delle pratiche edilizie pervenute ed ora parte dell’archivio dell’ex Comune di Velate, ma purtroppo completamente mancate qualsiasi atto progettuale della splendida costruzione del Sommaruga.[6]

Non resta che rifarsi alla bibliografia più conosciuta oppure per avere qualche riproduzione dei disegni originali consultare gli articoli pubblicati da una rivista specializzata edita in quel periodo, raccolta con estrema fatica dall’Archivio Storico Comunale evitando improvvisi siddetti riordini degli armadi dell’Ufficio Tecnico, evitando in tal modo fossero eliminate perché ormai, al solito ritenute troppo antiche ed inviate al macero.

Anche il complesso edificato sul colle Campigli presenta alcune stranezze.

Prima che la Società dei Grandi Alberghi Varesini si rivolgesse all’architetto Sommaruga, ormai in stretto connubio con l’ingegnere Giulio Macchi, sul colle Campigli sorse il Kursaal inizailemnete progettato dall’ing. Gaetano Moretti: purtroppo del complesso da lui ideato e denominato “Eliso”, che prevedeva ristirante, teatro, chioschi di ristoro , sale da gioco, impianti sportivi (tiro a volo e tennis) nulla risulta pervenuto al Comune di Varese; l’unico modo per conoscere tale originale ideazione è rifarsi alla pubblicazione di una assonometria su un quotidiano locale.

Il progetto Sommaruga-Macchi sopra presentato certamente modificò il primigenio intento di Moretti ed oggi risulta unicamente conservato per quanto concerne il Palace Hotel, oggi ancora meta di soggiorni alberghieri d’alta elite.

Il Kursaal colpito dai bombardamenti anglo-americani fu completamente abbattuto, con la grave perdita di un teatro che poteva contenere sino a 750 persone, proprio mentre nel centro cittadino fu abbattuto anche l’antico Teatro Sociale.

Veduta generale del Kursaal di Varese sul Colle Campigli; Schizzo dell’ing, Gaetano Moretti. in “La Prealpina Illustrata”del 30 aprile 1906. Lo schizzo è anche riportato nello splendido volume Varese Liberty: Momenti di storia del liberty varesino, fotografie di P Zanzi, testi di S. Colombo, Varese 1976.

Edilizia Privata

Antonio Comi 

Costruzione di

veranda edificio

già esistente in località Bosto

 

Progetto firmatoarch. Giuseppe

Sommaruga

– Progetto veranda, mm. 648×447- Istanza amministrativa Comune Varese,Edilizia privata

ante 1920,

cart. 1012

 

Pratica edilizia

Prot. 549/1910

Antonio Comi 

Cancellata in ferro della villa

Progettoattribuibile

arch. Giuseppe

Sommaruga

Agli atti, allegata all’istanza amministrativa di concessione, non si conserva alcun elaborato tecnico.N.B.: istanza non autografata e nemmeno attribuita ad ideazione dell’Arch. Sommaruga

 

Comune Varese,Edilizia privata

ante 1920,

cart. 1012

 

Pratica edilizia

Prot. 2330/1914

 

Ritengo opportuno allegare un mio articolo pubblicato nel volume di P. Macchione, Varese, Kursaal e Palace Hotel, Varese 2014, ove sono annotate, con estrema precisione gli interventi di restauro conservativo effettuati sulla documentazione dell’Architetto Sommaruga, oltre ad approfondimenti che non ho ritenuto inutile ripetere

Palace Hotel e Kursaal al Colle Campigli.
Note sulla documentazione conservata dall’Archivio storico comunale.

Resta indubbia l’importanza dello sviluppo dell’industria e del turismo come momento di grande valorizzazione per il territorio varesino ed alcune delle realizzazioni effettuate agli inizi del XX secolo hanno tuttora grande rilevanza all’interno del contesto urbani, sia pure ampiamente modificatosi, per la loro rilevanza architettonica, per l’importanza dei progettisti e delle ditte costruttrici che operano a Varese nel periodo liberty.

Varese rinnovava una sua vocazione di ospitalità che l’aveva fatta celebre a metà del Settecento, nell’età di Maria Teresa d’Austria, a ridosso dell’antico borgo mercantile, assai piccolo e come delimitato dal passaggio del torrente Vellone, divenne come una città di ville sorte ad occupare le aree migliori dei colli di Biumo; questa realtà obbligò Francesco III, divenuto feudatario di Varese, a ristrutturare ed ampliare, come propria sede di rappresentanza, il già esistente palazzo Orrigoni, adattando l’area circostante a suo giardino di palazzo, con abbassamento del colle sul quale esistevano resti di una antica costellazione abbandonata e creando in tal modo gli attuali giardini estensi, punto verde centrale della città.

Tali giardini si ampliarono nel secondo dopo guerra grazie all’oculato e saggio acquisto della villa Mirabello già proprietà dei marchesi Litta Modignani da parte della prima giunta cittadina, succeduta a quella nominata dal CLN al termine della seconda Guerra Mondiale, con chiara intenzione di renderla sede museale; ciò avvenne e tale importante edificio divenne prima sede del Museo Patrio, ove furono riunite documentazioni sulla storia cittadina, per diventare in seguito sede del museo archeologico ed esposizione di opere d’arte, sino alle ulteriori recenti modifiche[7].

Tra fine Ottocento ed inizio Novecento Varese riuscì grazie allo sviluppo turistico-industriale a permettere una sorta di rinascita dei passati splendori edilizi grazie all’edificazione in zone assai più periferiche ed addirittura allocando sul Campo dei Fiori strutture edilizie in stile liberty, oggi sono divenute paradigmi di eccellenza architettonica in grado di segnare in maniera indelebile l’immagine nel nostro territorio.

La stagione del Liberty è stata un momento nel quale hanno trovato realizzazione forme di nuova capacità espressiva, tuttora in parte ancora visibili e ben rintracciabili pur nel successivi mutare della realtà architettonico-urbanistica della città di Varese, nel quale si resero ancora preminenti alcuni parametri tipici della realtà socio economica del territorio varesino; rinacque insomma una vocazione turistico residenziale che distingue in modo peculiare Varese dalle altre località prealpine lombarde.

A Varese grande ed unico interprete di tale piccola rivoluzione nell’edilizia residenziale e di quella poi marcatamente nata per valorizzare le potenzialità turistiche locali, quali le valli prealpine, allora ancora encomiabili per l’assetto del territorio, importanti monumenti (Badia di Ganna, Eremo di Santa Caterina, Castelseprio, Isole Borromee) ed unici luoghi di culto resi unici dall’edificazione seicentesca (Via Sacra verso il santuario si Santa Maria del Monte), fu l’architetto Giuseppe Sommaruga.

L’architetto G. Sommaruga giunge a Varese incaricato da Adone Aletti, figlio di imprenditori locali che producevano mattoni, ma fattosi conoscere per suoi interventi di ingegneria ferroviaria in Campagna ed in Calabria, ove operò con i fratelli Giuseppe e Cesare[8], di erigere nel cimitero di Giubiano una cappella per la propria famiglia.[9]

Potrebbe affermarsi che dopo tale intervento non abbandonò più il territorio varesino distinguendosi soprattutto in colossali edificazioni di complessi alberghieri e turistici, ma lasciando segno anche in altre edificazioni di carattere cimiteriale, o di completamenti di altri edifici in Varese tutte sotto il segno di una personalissima, quanto elevata natura liberty, riuscendo ad inserire ovunque ampia collaborazione con locali manifatture in metallo (particolarmente utilizzato il Mazzucotelli), ed abili quanto modernissime soluzioni per la movimentazione di tapparelle in legno completamente invisibili perché splendidamente mascherati dagli ornamenti tipici dell’arte floreale (veranda casa Antonio Comi).

La sua continuativa presenza in Varese è senza dubbio legata alla nascita della Società dei Grandi Alberghi Varesini[10], fondata da abili imprenditori varesini che seppero rendersi conto della mancanza di alberghi di primissimo ordine, in grado di attirare ed accogliere, in luoghi sino ad allora impensati, una ricca clientela facente parte della borghesia e nobiltà milanese e grazie alla quale la città di Varese divenne luogo di turismo e villeggiatura lussuosi.

I due esempi più marcatamente legati a tale ideale di trasformazione della residenzialità in Varese sono i complessi significativamente d’elite del Grand Hotel Campo dei Fiori, eretto sul monte Tre Croci nel territorio di Velate, con dependance ed arrivo della funicolare nel confinante comune di Santa Maria del Monte (oggi completamente dismesso e diventato, tra notevoli polemiche, sito di allocazione di antenne e ripetitori) ed il Palace Grand Hotel, tuttora tra gli alberghi più lussuosi ed impareggiabilmente irraggiungibile dal punto di vista architettonico della città, posto sul Colle Campigli, zona un poco più lontana dal centro dell’antico borgo, poi città di Varese parte dell’ampia cerchia collinare che geologicamente forma il locale territorio; ambedue le costruzioni furono definitivamente progettate da G. Sommaruga. e dall’ing. Giulio Macchi, con il quale l’architetto “sovrano” dello stile liberty aprì uno studio proprio nella nostra città.

Sul Colle Campigli sorse il Kursaal progettato inizialmente dall’ing. Gaetano Moretti che denominò con il nome di “Eliso” un complesso composto da un ristorante, un teatro, un albero, chioschi di ristoro, sale da gioco, impianti sportivi, quali il tiro a volo ed il tennis.

Questo geniale progetto non risulta comunque essere mai pervenuto al comune di Varese per l’approvazione edilizia, ma è conosciuto perché fu edita nel 1906 su “La Prealpina Illustrata” di Varese “veduta generale del Kursaal sul colle Campigli”[11].

Tale idea progettuale sarà pochi anni dopo radicalmente variata proprio grazie all’intervento dell’arch. G: Sommaruga, congiuntamente all’ing. G. Macchi, al quale è affidata la realizzazione del Teatro[12] e del Palace Grand Hotel[13] che diviene il cuore di tutto l’intervento; con regolare presentazione degli atti progettuali al comune di Varese; da sottolineare che l’intero colle venne strutturato ed ornati con edifici di notevolissima fattura, specie per gli ornamenti tipici del liberty, pensando ad un luogo con funzione turistica di lunghi e ricchi soggiorni; per raggiungere tale piccolo “paradiso” si collegò la collina con una breve funicolare dalla quale si partiva da una apposita stazione, posizionata lungo la tramvia proveniente dalla stazione di Varese e diretta alla vicina località di Masnago.

Ai giorni nostri sul Colle Campigli si è conservato solo il Palace Grand Hotel, in tutto il suo splendore architettonico in stile liberty; purtroppo il complesso del Kursaal, entro il quale era compreso l’enorme teatro fu demolito[14] nel secondo dopo guerra perché ripetutamente colpito da bombardamenti alleati volti a colpire l’Aermacchi, famosa e preziosa industria che costruiva aeroplani, ritenuta certamente bersaglio necessariamente da ridurre all’inattività.

Con la demolizione del Kursaal fu abbattuto anche il passaggio coperto che lo collegava alla stazione di arrivo della funicolare ormai dimessa perché Varese aveva abbandonati il complesso sistema di tramvie interne ed esterne, grazie alle quali si era tentato non solo il trasporto urbano, ma anche il collegamento con località esterne (Luino, Angera, ecc) quando Varese era oramai terminale di ferrovie secondarie

 

Se il Kursaal era un enorme edificio in cemento armato che al centro enucleava la torre del teatro, con differenti destinazioni d’usi interne, fabbricato colossale di indubbia eleganza e farcitura costruttiva, come oggi possiamo intendere, purtroppo solamente dalle immagine che ci sono pervenute, tutte particolarmente pervase dell’eleganza forbita tipica dell’epoca e di cui Varese troppo presto ha dimenticato la perdita del teatro, capace si ospitare più di 750 persone, opera di particolare eleganza soprattutto per la volta e per la tipica caratteristica dei fabbricati del periodo liberty sorti in ambito termale con altrettanta splendida risoluzione dei volumi, quasi sempre risolti con maggiore lusso.

 

Di particolarissima entità il palazzo adibito a Palace Gran Hotel; è un imponente parallelepipedo con una torretta a cupola sull’angolo sud-ovest che Sommaruga riuscì a render particolare in molte diverse soluzioni, dai colonnati a doppia colonna (che visti in prospettiva possono evocare ove le colonne sono legate alla base da un fascio a dado, ma hanno capitelli originali con indubbi riferimento al mondo classico, alla forme delle finestre che si differenziano nella loro soluzione sui quattro lati, a seconda del loro utilizzo.

 

Al pianterreno creò una loggia belvedere, aperta nella direzione del lago di Varese, in questo perpetuando il concetto di “Eliso” espresso dall’ing. Moretti: dal Colle Campigli,

pur restando in una situazione “urbanistica cittadina” è possibile dominare con immenso piacere la visione dei laghi ed all’orizzonte potere dominare, a seconda delle stagioni, differenziate vedute panoramiche dei contrafforti alpini, dominati soprattutto dal gruppo del Monte Rosa.

 

L’insieme documentale delle pratiche edilizie commissionate dalla Società Grandi Alberghi Varesini e progettate dall’arch. G. Sommaruga, spesso in collaborazione con l’ing. G. Macchi sono tutte conservate in diversi fondi dell’Archivio Storico Comunale, primaria fonte di conservazione, e studio per tali importanti edificazioni.

 

IL complesso turistico-alberghiero sorto sul Monte Tre Croci si conserva nell’Archivio dell’ex comune di Santa Maria del Monte (aggregato a Varese nel 1927) per quanto concerne la dependance[15], la stazione di arrivo della funicolare ed una planimetria generale del complesso, mentre nell’Archivio dell’ex Comune di Velate, ove sorse l’immenso fabbricato dell’Hotel Campo dei Fiori non risulta conservato alcun atto[16]; questa tragica mancanza documentale è certamente dovuta ai molteplici spostamenti che tale archivio subì in locali di fortuna prima di giungere al deposito presso il locale Archivio di Stato di tutti gli atti comunali nel 1968, grazie anche alla decisi0one e volontà di preservazione di importanti atti per la storia cittadina dell’allora direttore dott. Giuseppe Scarazzini.

 

Regolarmente pervenuta invece la documentazione inerente le fabbricazioni studiate sul Colle Campigli, parte della parte più antica della serie Edilizia Privata conservata nell’Archivio Storico Comunale che dal 1986 (delibera Consiglio Comunale n. 510 del 5 dicembre 1986), a seguito della revoca del deposito volontario di tutti gli atti del Comune di Varese, riunì in una unica idonea sede conservativa l’intero patrimonio archivistico cittadino nella certezza e con l’auspicio che tale decisione potesse divenire un riferimento utile alla formazione ed all’educazione dell’intera comunità.

 

Queste mancanze della totalità delle progettazioni dell’arch. G. Sommaruga hanno chiaramente indotto nell’ottica di una perfetta ed ideale conservazione di tali splendidi, quanto importantissimi documenti di carattere progettuale ad esaminare quali di esse necessitassero di eventuali interventi di restauro conservativo.

 

Tutti gli atti planimetrici allegati alle pratiche edilizie tendono, con il tempo a subire piccoli danni dovuti, per la massima parte al ripiegamento, spesso errato o talvolta anche troppo rapido per assicurare una certa durata del disegno; molte volte poi per riparare piccoli tagli chi lo consulta, particolarmente negli uffici tecnici, tende a raffermare il disegno con l’apposizione di tratti di carta gommata che se per lo meno lascano una parvenza di integrità on il tempo portano danni di peggiore natura, a seguito della penetrazione nelle tavole dei disegni delle colle degli adesivi.

 

Ciò è capitato in quasi tutte del tavole del Sommaruga, con evidenti tagli di rottura lungo le pieghe dei disegni, molte volte peggiorate da nuove e diverse metodiche delle piegature e conseguenti maggiori danni.

 

Gia nel 1999 si è intervenuti sul progetto commissionato dai Grandi Alberghi Varesini per l’Hotel Campo dei Fiori e solo sulle tavole a noi perverte un quanto conservate nell’’archivio dell’ex Comune di Santa Maria del Monte intervenendo con operazione di pulizia e ricollaggio dei tagli alla “planimetria generale” di, mm. 600×673; alla “facciata principale dependance” mm. 1200×843 ed all’istanza amministrativa; i restauri sono stati eseguiti dalla ditta Carlo Valli di Calcinate, scelta tra quelle indicate dalla Regione Lombardia.

 

Pochi anni dopo il Comune di Varese accettò la mia proposta di intervenire sugli altri disegni di G. Sommaruga riguardanti il complesso degli edifici edificati sul colle Campigli.

 

Di particolare difficoltà il ripristino della “planimetria, prospetti e pianta” dello splendido Palace Hotel, tutti contenuti in una immensa tavola da disegno avente le misure di mm. 1350X2850, che proprio per la sua colossale dimensione, per l’indubbio interesse di potere visionare un così preciso e splendido disegno opera del Sommaruga aveva subito notevole strappi e rotture sulle diverse piegature, con apposizione di diverse tipologie di nastri adesivi.

 

L’intervento di restauro effettuato dal Centro Conservazione e Restauro Il Borgo di Foligno, regolare aggiudicataria di apposita gara d’appalto, è riuscito in modo egregio, riunendo tutti gli strappi, ma soprattutto intervenendo per asportare tutti i residui delle diverse tipologie di colla provenenti dai diversi nastri adesivi utilizzati negli anni.

 

Assieme alla tavola del Palace Hotel sono stati restaurati anche due disegni inerenti il Kursaal: la pianta del “piano platea del teatro” (mm. 620X1250) ed una “sezione trasversale del Teatro” (mm. 600X450) e l’istanza amministrativa di tali interventi.

 

Oltre agli splendidi disegni dell’arch. G. Sommaruga l’archivio comunale conserva altre documentazioni inerenti il colle Campigli: la domanda per ottenere l’apertura del Kursaall del 1914,[17] una raccolta di giornali con notizie sul Casinò dal 1921 al 1922 Kursaall. Convenzione Beltramini – Kursaall, [18]

 

Purtroppo mancanti documenti che attestino spettacoli, conferenze od altre manifestazioni tenutesi presso il teatro; non può escludersi che tali atti siano pervenuti al Comune di Varese solamente con richiesta di affissione e siano pertanto in seguito essere state scartate, con notevole perdita della memoria storiografica di quanto avvenuto.

 

Nella lunga, ma proficua ricerca tra gli atti delle varia mostre effettuatesi in Varese si è potuto reperire un fascicolo pubblicitario “Varese Mostre Riunite 1913″, tenutasi da luglio a settembre presso il colle del Kursaal, edito dalle Arti grafiche Varesine di Varese[19]; in tale purtroppo non perfettamente conservato documento si è potuto reperire un’immagine del kursaal davvero splendida, sia perché presenta in modo forse sono ad ora non conosciuto il complesso architettonico, davvero splendido e monumentale, sia perchè tale immagine, grazie all’ambientazione generale, offre l’ambiente davvero elegante e d’elite che doveva essere in questi anni il Colle Campigli.

 

 

Un colpo fortunato che permette certamente di capire a pieno perché sin dall’inizio della sua progettazione il Colle Campigli era definito “Eliso”.

funicolare kursaal Hotel Paradiso Panorama generale mod Ristorante Campo dei Fiori 1912 Ristorante Ciotti 1903 Sommaruga

 

 

 

 

 

 

[1] Di questo inizio delle progettazioni dell’arch. Sommaruga Varese, mi interessai, con un articolo volto a presentare un progetto ritenuto smarrito quando nel riordino degli atti comunali inerenti il cimitero Monumentale di Giubiano lo reperii inserito nella domanda di occupazione dei viali del cimitero; P. Mondini, Un progetto inedito progetto di Giuseppe Sommaruga: l’edicola funeraria Aletti al cimitero di Giubiano, in Tracce, Anno XII, Numero 1, 1991, pp. 27-39.

[2] Cfr. L. Zanzi, L’architettura “Liberty”di G. Sommaruga a Varese: un approccia in chiave di storia ambientale, in Varese provincia Liberty, Gavirate 2000, ove l’autore, oltre ad offrire un puntuale riscontro delle edificazioni cittadine stile liberty, offre spunti d’approccio metodologico per la loro corretta analisi.

[3] Cfr. L. Zanzi, Varese e dintorni nelle terre dell’Alta-Insubria, Problematiche di metodo in prospettiva eco-storica, Insubria University Press, 2013, pp. 550-551

[4] A poco ritengo possa valere la citazione di un suo intervento , con foto e disegni, nel quale attribuiva la “scalea della fermata della funicolare a Santa Maria del Monte come opera certa del Sommaruga; in realtà il progetto definito come originale del Sommaruga da lui edito non può essere assolutamente riferito alla tipologia di redazione di una mano così esperta; trattasi di una copia, tra l’altro presentata a seguito di richiesta del Comune di Santa Maria del Monte per fare modificare la scalinata che invadeva la sede di via del Ceppo; in vero nel breve testo si parla di copia conforme, ma nell’illustrazione è presentata come opera originale del Sommaruga. Cfr L. Rinaldi, Giuseppe Sommaruga a Varese: una testimonianza inedita (e una dolorosa perdita) in Tracce, n.2/1989, pp.139-146.

 

[5] Ritengo opportuno segnalare, riguardo alla famosa scalea di Santa Maria del Monte che un ritardo nella definitiva stesura del mio contributo è dovuto all’analisi dei fondi d’Archivio Storico Comunale di Varese e della bibliografia cad essi connessa. Della scale stranamente non di interessa nemmeno Alba Bernard, studiosa locale, ritenuta in molti approfondimenti da me condotti con l’amico Luigi Zanzi come ancora da identificare quale la più attenta nel ricostruire le vicende del turismo varesino, specie perché in grado di accedere a molti archivi privati; cfr. A. Bernard, Funicolari a Varese, Varese 1991.

Mi pare degno segnalare anche l’intervento di G.Gentile, Grand Hotel, casa nostra, pubblicato il 02/06/2017 sulla rivista on-line di Radio Maria Francescana (www.RMFonline/Cultura), con attente precisazioni sulla vicenda della scalea, ma anche sulla necessità che la città di Varese possa presto ritrovare la passione “di divulgare, di conoscere ciò che la città possiede, Affinché possa diventare bella da vivere”.

[6] Dalla documentazione conservata agli atti comunali si ritiene che l’archivio dell’ex Comune di Velate sia stato traslocato almeno quattro/cinque volte prima di terminare nell’ultima cantina di una scuola comunale presso il palazzo comunale; da quella sede fu trasferita, a titolo di deposito presso il locale Archivio di Stato; allora ero dipendente di tale struttura e ricordo l’immediata ricerca dell’allora direttore Giuseppe Scarazzini , senza risultato alcuno.

[7] La documentazione di acquisizione della villa Mirabello dalla famiglia Litta Modignani , con gli atti di proprietà precedenti si conservano nell’Archivio Storico Comunale di Varese (d’ora in poi A.S.C. Va) nella cart. 5, fasc. 9 della categoria V; nella cart. 256, fasc. 1 della categoria X si conservano invece gli atti relativi ala sistemazione dei locali della stessa villa da adibire a Museo Civico, unitamente a quelli di riordino delle scuderie e portinerie per adibirle a magazzini comunali.

Nel tempo si ampliarono gli spazi dedicati alla sede del museo, che divenne sede espositiva delle quadreria comunale almeno sino a quando non fu attivata una nuova sede espositiva presso il castello di Masnago; nelle stesse sale furono altresì attivate una esposizione di documenti ed oggetti in un mostra dedicata al Risorgimento e successivamente una mostra documentale sulla Resistenza; tali esposizioni furono smantellate negli anni novanta del Novecento ed il materiale documentario trasferito in appositi fondo documentari presso l’Archivio Storico Comunale.

Recentemente è stato riattivato il Museo del Risorgimento, con esposizione di documenti, oggettistica e del prezioso quadro del Pagliano dedicato allo sbarco di Garibaldi a Sesto Calende.

[8] L’archivio della famigli Aletti è in gran parte conservato, a seguito di donazione, presso l’Università degli Studi della Calabria; le carte inerenti i lavori ferroviari (linee Termoli-Campobasso-Benevento; Battipaglia-Reggio Calabria; Cosenza.Pietrafitta; Rocchetta-Melfi-Potenza e altri opere minori su rami collaterali si conservano, a titolo di deposito, presso il Museo Ferroviario di Pietrarsa (Napoli); per una puntuale cronologia di tali lavi si rimanda a R. Guarasci – S, Carrera, Aletti e C. La storia, l’archivio e le immagini di una famiglia di imprenditori, Cosenza 1989.

[9] Il progetto per la tomba Aletti fu la prima progettazione dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese; tale progetto per molti anni fu considerato come perso nel corpus documentario appartenente al Comune di Varese. In realtà fu reperito del riordino di materiale d’archivio accantonato e non ancora definitivamente fascicolato allegato ad una richiesta di occupazione di spazio adibito a viale cimiteriale effettuata dal capomastro incaricato della costruzione dell’edicola funeraria. Il documento è ora conservato presso l’A.S.C. Va, Edilizia Privata, cart. 1001, pratica prot. 2084/1897. Cfr. P.Mondini, Un progetto inedito di Giuseppe Sommaruga: l’edicola funeraria Aletti al Cimitero di Giubiano, in Tracce, n. 1/1991, pagg. 27-40.

[10] La Società Anonima dei Grandi Alberghi Varesini fu costituita con atto del notaio Guglielmo Piatti in data 20 marzo 1907; tale atto sarà certamente reperibile nel Fondo notarile ora presente anche presso il locale Archivio di Stato.

[11] Veduta generale del Kursaal di Varese sul Colle Campigli; Schizzo dell’ing, Gaetano Moretti. in “La Prealpina Illustrata”del 30 aprile 1906. Tale schizzo è riportato nello splendido volume Varese Libery.t:Momenti di storia del liberty varesino, forografie di P Zanzi, testi di S. Colombo, Varese 1976.

[12] A.S.C. Va, Comune di Varese, Edilizia Privata ante 1920, cartella, 1022, pratica prot. 445/1911

[13] A.S.C. Va, Comune di Varese, Edilizia Privata ante 1920, cartella 1022, pratica prot 239/1912

[14] A.S.C. Va, Fondo demolizioni, cartella 2,1, pratica prot. 10671/32 e cartella 4, pratica prot. 29056/1962.

[15] A.S.C. Va, ex Comune di Santa Maria del Monte, Edilizia Privata, cart, 27

[16] Gli unici atti progettuali dello splendido fabbricato sorto sul monte Tre Croci sono oggi reperibili in alcuni articoli tecnici riportati sulla rivista Il Monitore Tecnico, anch’essi reperibili presso l’Archivio Storico Comunale; sono utili fonti secondarie, che offrono alcune delle planimetrie, prospetti e sezioni tratte dagli originali purtroppo perduti.

[17] A.S.C. Va, cart. 66, fasc.1, categoria XV

[18] A.S.C. Va, cart. 113, fasc. 2, categoria XV

[19] A.S.C. Va, Fondo Biblioteca Civica, cart. 9, fasc, 20,4

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La mostra ”Italian Liberty” arriva a Riccione http://www.italialiberty.it/italialibertyriccione/ http://www.italialiberty.it/italialibertyriccione/#comments Sat, 29 Jul 2017 11:43:13 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12920 Domenica 23 luglio, alle ore 21, inaugurazione della mo […]

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Domenica 23 luglio, alle ore 21, inaugurazione della mostra fotografica Italian Liberty. Il sogno europeo della grande bellezza, allestita al Palazzo del Turismo con le suggestive fotografie di autori internazionali che hanno vinto il premio foto e video Italian Liberty. A curare la rassegna è il giovane Andrea Speziali, esperto d’arte Liberty e autore di importanti scoperte nel campo dell’Art Nouveau, come gli affreschi di É. Hurtré e J. Wielhorski realizzati in un casolare di Correggio, oggi in stato di abbandono. Un felice ritrovamento avvenuto grazie alla ricezione di una foto di un concorrente urbex al premio.

La mostra espone al pubblico stampe d’autore delle 33 immagini vincitrici nelle tre edizioni del premio svoltesi dal 2013 al 2015 ed è accompagnata dalla proiezione di quattro importanti video che raccontano l’Art Nouveau a Milano, Viareggio, a Livorno con le Terme del Corallo, a Cervia con villa Righini e in Lombardia con diversi edifici storici.
Un emozionante viaggio a ritroso nel tempo nel quale il fruitore potrà rivivere il fascino della Belle Époque, attraverso l’occhio dei fotografi vincitori che hanno saputo raccontare grazie alla tecnica della fotografia e del video uno tra gli stili più seducenti del Novecento: l’Art Nouveau.

Il percorso espositivo è ampio e rappresenta tutto il Paese: i villini storici di Riccione in stile Liberty e Art Déco come villa Antolini, Pensione Florence, villa Turri e il Casinò di San Pellegrino Terme, il chiosco Ribaudo a Palermo, Villa Ruggeri sul lungomare di Pesaro, le scalinate Liberty dei palazzi milanesi realizzate da Giuseppe Sommaruga (ricordato quest’anno nel centocinquantesimo dalla nascita assieme a Hector Guimard), il teatro Ambra Jovinelli di Roma (tra i pochi edifici Liberty della città eterna), Villa Masini a Montevarchi (location del film ‘‘La vita è bella’’ di Roberto Benigni), Villa Zanelli a Savona, vari palazzi dell’Emilia-Romagna ed altro ancora.
La mostra Italian Liberty. Il sogno europeo della grande bellezza prende il nome dall’omonima monografia edita da Cartacanta Editore ed è curata dal Direttore Artistico del premio, Andrea Speziali con la partecipazione di Cecilia Casadei per la critica fotografica.

L’ingresso è libero, tutti i giorni dalle 9 alle 20.

Invito Locandina ITALIAN LIBERTY Riccione bassa ris

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L’Art Nouveau nel centenario di Giuseppe Sommaruga http://www.italialiberty.it/mostrasommarugavarese/ http://www.italialiberty.it/mostrasommarugavarese/#comments Mon, 24 Jul 2017 07:25:27 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12914 A Varese, località Sacro Monte (dal 2 al 20 settembre), […]

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A Varese, località Sacro Monte (dal 2 al 20 settembre), città notoriamente votata al Liberty, l’istituzione Italia Liberty propone un percorso, a cura del giovane esperto Andrea Speziali, di scoperta e riscoperta delle opere architettoniche e artistiche del sommo architetto Giuseppe Sommaruga nel centenario della nascita.

Giuseppe Sommaruga, personaggio di rilievo nella storia della grande architettura è stato non solo uno dei maggiori esponenti del Liberty italiano,ma anche un innovatore scanzonato e un avanguardista che ha ridefinito lo stile stesso dell’Art Nouveau.

Location Camponovo, con la terrazza che permette di vedere dal basso il Grand Hotel Campo dei Fiori, farà da scenario ad una ampia mostra fotografica con incluse alcune immagini provenienti dalla precedente esposizione ‘‘Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty’’. Sarà possibile ammirare dal vivo una settantina di immagini scattate dal prestigioso fotografo Sergio Ramari (vincitore della terza edizione del premio fotografico internazionale Italian Liberty e Urbex di fama internazionale).

Una nuova occasione per godere della bellezza di un patrimonio storico che il mondo ci invidia.

Il percorso espositivo della mostra ‘’L’Art Nouveau nel centenario di Giuseppe Sommaruga’’ vanta la presenza di opere del maestro francese Hector Guimard, ampliamente valorizzato quest’anno nel centocinquantesimo dalla nascita. Progetti di ville e palazzi, decorazioni e progetti di mobili firmati Guimard saranno fruibili nella suggestiva location varesina ad ingresso libero. Mostra resa possibile grazie alla partecipazione della Polini Group, azienda che produce il rinomato Limoncello Liberty.

Orari: Sabato e domenica 10-13 e 15-18. Per altri giorni su appuntamento 347 2311152.

Catalogo: A. Speziali, ‘‘Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty’’ (Cartacanta editore), pagine 380, formato 21×28 a colori, disponibile presso il bookshop della mostra e in libreria.

Pernottamenti: Il Grand Hotel Palace propone un soggiorno in stile Liberty.
Tel. 0332 327100 | info@palacevarese.com | www.palacevarese.com

Per informazioni: www.mostrasommaruga.it | info@italialiberty.it | +(39) 3200445798

#mostrasommaruga

 

L'Art Nouveau nel centenario di Giuseppe Somamruga

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Una passeggiata Liberty nel giorno del 150esimo dalla nascita di Sommaruga http://www.italialiberty.it/un-apasseggiata-liberty-nel-giorno-del-150esimo-dalla-nascita-di-sommaruga/ http://www.italialiberty.it/un-apasseggiata-liberty-nel-giorno-del-150esimo-dalla-nascita-di-sommaruga/#comments Mon, 10 Jul 2017 19:42:46 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12906 MILANO LIBERTY Una passeggiata nella Milano Art Nouveau […]

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MILANO LIBERTY
Una passeggiata nella Milano Art Nouveau in memoria dell’architetto Giuseppe Sommaruga nel giorno del centocinquantesimo dalla nascita

»Milano, 11 luglio Palazzo Lombardia, ore 15:00

In programma martedì 11 luglio, da Palazzo Castiglioni a villa Faccanoni: un itinerario per conoscere e celebrare un protagonista del Liberty italiano: Giuseppe Sommaruga (1867-1917) nel giorno del centocinquantesimo dalla sua nascita. Un evento proposto e organizzato da ITALIA LIBERTY che permetterà di visitare all’interno e di far conoscere al grande pubblico le meraviglie Liberty presenti a Milano in luoghi di difficile accessibilità. L’attenzione sarà concentrata su Palazzo Castiglioni ‘trifoglio fortunato’ per l’architetto che gli ha reso una fama all’epoca. L’incontro aperto al pubblico e a ingresso libero è previsto, alle ore 15,00 presso il Palazzo Regione Lombardia dove ha sede fino al 25 luglio la mostra ”GIUSEPPE SOMMARUGA. Un protagonista del Liberty” a cura di Andrea Speziali.

La passeggiata e la presentazione della mostra condotta assieme Luigi Matteoni, rientra nella cornice del progetto ‘’100Sommaruga’’ un ciclo di eventi che ruota attorno alla mostra ”GIUSEPPE SOMMARUGA (1817-1917). Un protagonista del Liberty” allestita in tre location tra Varese e Milano – www.mostrasommaruga.it – Lo spazio espositivo del Grand Hotel Campo dei Fiori riaperto a distanza di cinque decenni grazie alla tenacia di Speziali ha registrato un record senza precedenti nella storia del FAI con oltre 240 iscritti nell’arco di 3 minuti al momento dell’apertura delle prenotazioni online.

Ritrovo e partenza del percorso alle ore 15:00 presso lo Spazio Espositivo di Palazzo Lombardia in via Galvani N. 27 al primo piano dove ha sede la mostra.

Da lì si proseguirà a PALAZZO CASTIGLINI in Corso Veenzia 47, Commissionato da Ermenegildo Castiglioni nel 1900, il basamento bugnato dell’edificio riprende la forma naturale della roccia mentre le altre decorazioni sono in stucco riprendendo lo stile settecentesco. Quando nel 1903 furono tolti i ponteggi due grandi statue, ai lati del portone (di Ernesto Bazzaro), i ben pensanti dell’epoca rimasero stupefatti. Le figure femminili, allegorie della pace e dell’industria, erano donne prosperose e seminude. Sarcasticamente, il palazzo venne ribattezzato “Cà di Ciapp” o palazzo delle natiche. Le statue furono poi rimosse, ed ora si trovano sulla facciata di Villa Facanoni, e il portale fu poi modificato con l’aggiunta di un bassorilievo per sopperire alla mancanza di queste due cariatidi.

Si proseguirà poi in direzione di Casa Campanini, Via Vincenzo Bellini, 11, progettata dall’architetto Alfredo Campanini. Di grande impatto sono le due cariatidi all’ingresso realizzate dallo scultore Michele Vedani. Il cancello in ferro battuto con motivi floreali, disegnato dallo stesso architetto, venne  realizzato da Alessandro Mazzucotelli. Questi motivi Liberty in ferro battuto si possono ritrovare anche all’interno del palazzo e nella gabbia dell’ascensore. Il palazzo è ricco di vetri policromi, fregi ed affreschi. Gli arredi interni e le ceramiche sono ancora in stile Liberty. Il portico del cortile presenta un soffitto con disegni di ciliegie rosse a grappolo ed un lampadario in ferro battuto.

Continueremo il percorso verso Casa Guazzoni, Via Marcello Malpighi, 12. Costruita nel 1906 su progetto di Giovan Battista Bossi come Casa Galimberti. I ferri battuti sono probabilmente del Mazzuccotelli. Nell’ingresso davanti alla portineria sono appena stati ritrovati dei dipinti di un lago con piante acquatiche. Il corpo scale è esagonale con ringhiera in ferro battuto e gradini di marmo a sbalzo. Chiunque potrà fotografare gli edifici che si visiteranno.

Infine ci recheremo a Villa Romeo Faccanoni (ora Clinica Columbus), Via Michelangelo Buonarroti, 48.

Durata dell’evento circa tre ore. La partecipazione è gratuita. Confermare la partecipazione a: info@italialiberty.it o SMS (3200445798). Per altre informazioni  www.italialiberty.it  | Social hashtag #150sommaruga 

Ai partecipanti sarà offerto il pregiato Limoncello Liberty prodotto da polini Group, partner dell’evento.

Attraverso il portale www.italialiberty.it è possibile iscriversi alla newsletter per rimanere aggiornati sui prossimi eventi come la visita guidata tra ville e alberghi Liberty a Varese, Sarnico e Trieste ad opera di Giuseppe Sommaruga.

6.Palazzo-Castiglioni

GIUSEPPE SOMMARUGA (Milano 11 luglio 1867 – Milano 27 marzo 1917)
Di famiglia artigiana studiò all’Accademia di Brera sotto la guida di Camillo Boito. Nella sua architettura volle staccarsi dallo storicismo dello stesso Boito e dall’eclettismo provinciale imperante, proponendo una nuova organicità vitalistica che si legò, inevitabilmente, ai modi del Liberty italiano, ma fu aperta alle istanza internazionali, soprattutto dalla scuola viennese, dalla quale egli si differenzia per la plastica matericità delle superfici e per vigore di una decorazione drammaticamente intensa; nel palazzo Castiglioni, a Milano (1903), egli riesce a superare anche l’impiano ottocentesco della costruzione svuotando l’interno e articolandolo nel grande atrio a più volumi nel quale si snoda la scala. Tra le altre opere di Sommaruga la palazzina Salmoiraghi (1906), L’Hotel Tre Croci presso Varese (1909), la Clinica Columbus a Milano (1909)m di una viva articolazione spaziale e dalla decorazione più lineare, il Mausoleo Faccanoni a Sarnico.

 

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Liberty e mistero in una scultura di Nicolini ritrovata a Roma http://www.italialiberty.it/liberty-e-mistero-in-una-scultura-di-nicolini-ritrovata-a-roma/ http://www.italialiberty.it/liberty-e-mistero-in-una-scultura-di-nicolini-ritrovata-a-roma/#comments Mon, 19 Jun 2017 07:10:15 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12886 E’ di questi giorni l’annuncio da parte di […]

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scultura_nicolini_roma-kTdG--1280x960@ProduzioneE’ di questi giorni l’annuncio da parte di un centro studi del ritrovamento a Roma, vicino a villa Torlonia, di un’opera del liberty italiano, realizzata dallo scultore siciliano Giovanni Nicolini (Palermo 1872, Roma 1956), nonno di quel Renato Nicolini, scomparso nel 2012, divenuto noto soprattutto come creatore dell’Estate Romana. Un ritrovamento che sembra trovare una parziale conferma in uno scritto pubblico, del 2008, dello stesso Renato Nicolini che però solleva di fatto alcuni interrogativi, adombra un mistero da risolvere.

L’opera è una scultura di circa tre metri di altezza che raffigura, nella descrizione di chi l’ha ritrovata, una giovane donna, in atteggiamento pensoso e contemplativo, con una delicata orecchia alata sulla destra della testa e alcuni simboli ai piedi, un martello e una lampada che normalmente rappresentano, il primo la fatica, l’ingegno, la perseveranza, la seconda la fede, il sapere. Un’opera preziosa perché addirittura firmata dal suo autore, in un angolo nascosto della pietra.

Lo scultore siciliano, autore di molte opere celebri, realizzate da Palermo a Cuba, fu amico di Auguste Rodin e dei maggiori artisti degli inizi Novecento. Di Giovanni Nicolini, ad esempio, è la nota ‘Fontana dei Satiri’, detta anche ‘Fonte Gaia’, che si trova nel Giardino del Lago, a Villa Borghese.

Il ritrovamento è stato opera del Centro Studi Fondo Bettoni Pojaghi – Biblioteca Italo-Tedesca a Villa Torlonia. La scultura si trova a pochi passi da Villa Torlonia, riferisce il Centro Studi, all’interno di un cortile/giardino di uno dei villini che compongono la zona.

Dalle prime immagini e dai primi studi svolti dalla Fondazione Bettoni Pojaghi, afferma essa stessa, “sembra che l’odierno edificio, come il terreno dove si trova la statua, fosse di proprietà dello scultore e sede del suo laboratorio. Un fatto frequente tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento: le case di artisti celebri erano anche atelier, basti pensare al villino di Ettore Ximenes a pochi passi da quello di Nicolini, sulla Piazza Galeno”.

Dalla ricerca avviata dal Centro Studi Fondo Bettoni Pojaghi, attivo come Ente di ricerca e Biblioteca tedesca, la statua “si troverebbe nella stessa posizione in cui la volle il suo creatore, Nicolini, e nel giardino l’opera sarebbe rimasta – come una Bella addormentata, dimenticata da tutti – per circa 110 anni”.

Bisognerà però conciliare, se possibile, le affermazioni del Centro Studi con quanto scrisse nel 2008 Renato Nicolini nel catalogo di una mostra dedicata al padre, l’architetto Roberto Nicolini, figlio appunto dello scultore Giovanni Nicolini. Parlando del padre, Renato Nicolini scriveva: “La casa della sua infanzia fu il Villino Nicolini in via Fracastoro (oggi demolito) costruito da uno dei più famosi architetti del periodo, G.B. Milani. Nel giardino era ben visibile una delle sculture più belle di Giovanni Nicolini, L’idea, una figura di giovinetta che sembra sbocciare dalla pietra, assorta in meditazione ma già con le ali alla testa“.

Via Fracastoro, che è a pochi passi da Villa Torlonia e dal villino di Ettore Ximenes, è dunque una legittima ambientazione per la statua ‘ritrovata’, che sembra proprio quella descritta dal nipote dello scultore, però quel villino non c’è più, e non si capisce, per ora, perchè la statua sia rimasta in quel luogo, se il luogo è lo stesso.

Tutto si spiegherebbe se lo scultore avesse posseduto nell’area due strutture distaccate, una casa e uno studio, ma Renato Nicolini non riferisce di due proprietà immobiliari del nonno in quella zona. Proprio in via Fracastoro, invece, al numero 1, si trova il Centro Studi Bettoni Pojaghi che ha annunciato il ritrovamento. L’opera insomma parrebbe essere originale ma la sua collocazione appare incongrua con la storia familiare del suo autore.

Centro Studi Fondo Bettoni Pojaghi  Biblioteca Italo-tedesca a Villa Torlonia Centro Studi Fondo Bettoni Pojaghi  Biblioteca Italo-tedesca a Villa Torlonia Centro Studi Fondo Bettoni Pojaghi  Biblioteca Italo-tedesca a Villa Torlonia Centro Studi Fondo Bettoni Pojaghi  Biblioteca Italo-tedesca a Villa Torlonia foto del Villino Nicolini, tratta da una pubblicazione sullo scultore

(ADNKRONOS)

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IL LIberty e la rivoluzione europea delle arti http://www.italialiberty.it/mostralibertytrieste/ http://www.italialiberty.it/mostralibertytrieste/#comments Sat, 10 Jun 2017 08:39:54 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12880 A Trieste ritorna di scena l’Art Nouveau. Dal 22 […]

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A Trieste ritorna di scena l’Art Nouveau. Dal 22 giugno 2017 fino al 7 gennaio 2018 una grande mostra dedicata a quello da tutti considerato l’ultimo vero stile internazionale: Il Liberty.

L’esposizione avviene allestita nell’anno in cui il Liberty viene celebrato anche con altre grandi mostre quali ”Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty”, ”L’Art Déco nella collezione Parenti” e una prossima a Riccione con opere di Hector Guimard, Augusto Majani e Henri Bellery Desfontaines ricordati nel 150° dalla nascita assieme a Sommaruga che nell’architettura italiana ha dato una sua originale interpretazione a inizi Novecento.

IL LIberty e la rivoluzione europea delle arti promossa dal Polo museale del Friuli Venezia Giulia, dal Museo storico e il parco del Castello di Miramare e dal Museo delle Arti Decorative di Praga, prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International.
Il percorso si sviluppa in due sedi espositive, le Scuderie  e il Museo storico del Castello di Miramare in un progetto di valorizzazione e fruizione di questo unico e straordinario patrimonio artistico, storico e paesaggistico.
Proveniente da una delle più importanti istituzioni museali del panorama europeo –  qual è il Museo praghese  con le sue oltre 200.000 opere e una biblioteca di 172.000 volumi –  l’accurata selezione di circa 200 tra le più significative e rappresentative opere, presenterà quel linguaggio che, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, rappresentò una vera e propria rivoluzione, volta a rompere gli schemi del passato e guardare alla modernità.

Con la sua doppia anima fatta di tradizione e di innovazione, il Liberty o Art Nouveau, è stato un fenomeno culturale che ha investito l’Europa, coinvolgendo tutte le arti, capace di rispondere ai diversi linguaggi e alle esigenze della nuova società industriale.
Nessun campo dell’arte ne fu immune.

Capolavori d’arte decorativa presentati all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 – punto decisivo per la diffusione di quest’arte – saranno esposti accanto alle opere influenzate dalle diverse correnti di pensiero sviluppatesi all’epoca con  l’obiettivo di illustrare e far rivivere questo complesso e variegato fenomeno culturale spaziando dai vetri alle ceramiche, dalle opere grafiche alla fotografia e agli arredi, dall’oreficeria alla moda e ai modelli di design.

Accanto ad artisti del calibro di Alphonse Mucha, uno dei più importanti e rappresentativi protagonisti dell’Art Nouveau presente oltre che a Praga nelle grandi capitali europee di Vienna e Parigi, saranno presenti anche alcuni esempi delle innovazioni grafiche del viennese Gustav Klimt e del francese Henri de Toulouse-Lautrec.
Saranno illustrati i mutamenti stilistici e formali che coinvolsero la produzione dei vetri d’artista come quelli di Emile Gallé e riflettono nel design degli interni, nei manifesti pubblicitari e nella moda.

La curatela della mostra è affidata a Radim Vondracek, Iva Knobloch, Lucie Vlckova sotto la direzione di Helena Koenigsmarkova (Direttore del Museo delle Arti Decorative di Praga) e di Rossella Fabiani, storico dell’arte.
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Alessandro Martinengo, il Gaudì Savonese http://www.italialiberty.it/alessandro-martinengo-il-gaudi-savonese/ http://www.italialiberty.it/alessandro-martinengo-il-gaudi-savonese/#comments Thu, 25 May 2017 21:05:08 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12839 di Massimo Bianco Tra la fine del diciannovesimo secolo […]

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di Massimo Bianco
Tra la fine del diciannovesimo secolo e gli inizi del ventesimo, Savona ebbe una grande crescita demografica e di conseguenza un’intensa fioritura edilizia, estesa anche alla provincia, che ci ha lasciato testimonianze architettoniche significative, soprattutto Liberty. Le case monofamiliari o condominiali riferibili almeno in parte a tale stile decorativo, che aspirava a restituire dignità estetica allo spazio urbano attraverso forme naturalistiche e prive di spigoli, utilizzando anche materiali nuovi e più economici, sono numerose. Ma se la maggior parte degli architetti locali dell’epoca vi si è dedicata almeno una volta, il nome savonese di gran lunga più ricorrente è quello di un singolo brillante artista: l’ingegner architetto Alessandro Martinengo, di certo il più importante vissuto a Savona.
Di lui sono note soprattutto tre opere, il “Palazzo dei pavoni”, il “Palazzo Delle Piane” e la “Casa dei gatti”. In effetti questi capolavori basterebbero da soli a conferirgli prestigio, ma l’attività di Martinengo, che ha attraversato, senza bruschi passaggi, almeno tre diverse stagioni stilistiche, l’Eclettismo, il Liberty e l’Art Déco, merita di essere conosciuta in maniera assai più approfondita, anche perché, pur senza voler azzardare paragoni irriguardosi, sia per la varietà e lo spessore delle realizzazioni, sia per l’indelebile profondità dell’impronta lasciata localmente, a modesto parere di chi scrive nel suo piccolo lo si può avvicinare a giganti dell’architettura a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo come Gaudì, Horta o Wagner. Professionista serio e preparato, nella sua attività di progettazione fu teso a riprendere tematiche già realizzate da altri autori, piuttosto che a inventare ex novo, manca quindi di originalità assoluta, ma benché ciò possa apparire un limite, va considerato che egli seppe rielaborare gli spunti ricavati in maniera personale, plasmandosi nel tempo uno stile talvolta anche ben riconoscibile e offrendo di regola soluzioni creative, a riprova della maestria che lo caratterizzava. Sempre a modesto e, per carità, sindacabilissimo parere di chi scrive, ci troviamo dunque di fronte a un architetto di grande valore, meritevole di attenzione anche a livello internazionale.
Alessandro Martinengo (1856-1933) nacque a Torino nel 1856 da Giuseppe,

Alessandro Martinengo

Alessandro Martinengo

funzionario del regno Sabaudo nell’ambito dei lavori pubblici fino all’emanazione della bolla papale che invitava i cattolici a non ricoprire incarichi statali. Alessandro svolse i suoi primi studi scolastici in Liguria per poi proseguirli all’università di Torino: nel 1876 si iscrisse alla locale “Regia scuola di applicazione per gli ingegneri”, dove si laureò in ingegneria civile nel dicembre del 1879, scelta quasi obbligata per chi allora si interessava di architettura. La figura professionale di ingegnere, infatti, nel ‘800 in Italia godeva di maggiore credibilità rispetto a quella di architetto e offriva quindi superiori possibilità di ottenere commesse. A partire da quella data lavorò presso lo studio del Conte Carlo Ceppi, uno dei più rinomati dell’epoca, tra i principali esponenti dell’eclettismo torinese, con le cui realizzazioni vanno inevitabilmente a confondersi le sue attività dell’intero periodo. La collaborazione con Ceppi, che a tutti gli effetti va considerato il suo maestro, proseguì fino al 1888, anno in cui, potendo approfittare di appoggi familiari, decise di trasferirsi a Savona, città natale del padre, dove da allora in poi svolse principalmente la propria opera.
Ed è appunto sulla sua attività edilizia nel savonese, senza peraltro alcuna pretesa di totale esaustività, che questo articolo vuole concentrarsi, seguendola a grandi linee in ordine cronologico. D’altronde Alessandro Martinengo, sposatosi sempre nel 1888 con Maria Massone, che gli diede cinque figli, tra cui Angelo, destinato a ereditarne lo studio, fu figura centrale per la vita sociale e culturale cittadina dell’epoca. Egli non si dedicò, infatti, soltanto all’architettura. Personaggio a tutto tondo, fu anche presidente della giunta diocesana e attivo esponente di Azione cattolica, inoltre ricoprì numerose cariche civili, politiche e amministrative, tra cui quella di consigliere comunale e di membro del consiglio di amministrazione dell’ospedale San Paolo. Per giunta, durante una delle tante crisi economiche che imperversarono in Italia, fu perfino banchiere, avendo diretto il “Banco dei fratelli Massone”.
La prima ma già significativa realizzazione della sua nuova vita ligure fu il Seminario Vescovile di Savona (1887-1891). Nell’occasione, lo stile eclettico con cui si era formato lo portò a produrre un elegante e proporzionato edificio di stampo prettamente neoclassico, privo di ostentazioni, dalla facciata centrale a due piani più pianterreno con una sopraelevazione caratterizzata dalla presenza di finestre a trifore delineate da colonnine ioniche. Il corpo centrale è rientrante rispetto alle più massicce ali laterali, a bifore (tipiche peraltro soprattutto del gotico, rispetto al cui stile qui però le arcate sono a tutto sesto) correnti in esse lungo l’intero ultimo piano.

Seminario vescovile di Savona, particolare

Seminario vescovile di Savona, particolare

Peraltro la sua attività edilizia cittadina (a proposito, per l’articolo che state leggendo sono state preziose soprattutto due fonti di informazioni che il sottoscritto tiene a ringraziare: l’architetto Giuseppe Martinengo, nipote di Alessandro, e la sua collega e studiosa del maestro Lorenza Bortot, da parte della quale potrebbero in un prossimo futuro apparire interessanti e sorprendenti approfondimenti fondati sul ricco archivio privato), si fece da subito intensa e prestigiosa, a dimostrazione dell’immediata considerazione di cui godette. In quegli anni, infatti, si stava realizzando la direttiva di Via Paleocapa, destinata a collegare la stazione ferroviaria con il porto e a divenire la strada principale della città. Oltre al Palazzo dei Pavoni (civici 3 e 5), con cui la completerà nel decennio successivo, all’incirca tra il 1893 e il 1899 realizzò diversi altri edifici della porticata Via Paleocapa (civico 4 e civico 11), tra cui quello al civico 1, che dall’arteria si affaccia direttamente sulla medioevale torre Leon Pancaldo (la cosiddetta Torretta) simbolo di Savona, con lo spettacolare bovindo, già in spirito Liberty, che lo caratterizza stondandone l’angolo, dove trasferì il proprio studio, come una targa infissa di fianco al portone ancor oggi attesta. Negli stessi anni gli furono direttamente commissionate anche la Casa dei Canonici (1890-1894) in Via Manzoni e la vicina Casa delle suore della neve (1896-1897) tra via Manzoni e Piazza Sisto IV, con due corpi principali collegati da un loggiato chiuso dorico a due campate, peraltro costruito successivamente dal figlio Angelo, così ha precisato in proposito Giuseppe Martinengo.
A concisa descrizione stilistica delle sue opere dell’epoca, riportiamo qui un breve passo tratto da una relazione storico artistica redatta nel settembre 2015 dalla Soprintendenza belle arti e paesaggio della Liguria del ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Come essa ben spiega, la produzione del primo periodo “risente profondamente della formazione eclettica di Martinengo che si esprime sia nell’impostazione generale architettonica sia nell’apparato decorativo”.
Al sottoscritto sembra particolarmente degna di nota una delle primissime realizzazioni cittadine del suo studio, l’affascinante Villa Rossa (1890), sita in Via Prudente al civico 13, presso Via Vittime di Brescia, in quanto testimone ideale della grande creatività e inventiva che ne avrebbe sempre contraddistinto la carriera, per via degli evidentissimi richiami allo stile neogotico, qui proposto senza né fronzoli né eccessi, che la caratterizzano. Le torrette, invero un po’ posticce, le guglie del tetto e le finestre del primo piano a sesto acuto verticalizzano le pareti, slanciando l’intero edificio con discreta efficacia. Questa costruzione, di fatto un unicum a Savona, si stacca in maniera imperiosa dall’uniformità dell’edilizia circostante e non solo, chiarendo già quali fossero le idee di Martinengo, inevitabilmente destinate a fargli abbracciare l’Art Nouveau.

Villa Rossa

Villa Rossa

Con l’esposizione internazionale di Torino del 1902, in Italia si scoprì appunto l’Art Nouveau, già presente con successo in Europa da circa dieci-quindici anni, che qui da noi s’impose col nome di Stile Liberty o Floreale. Alessandro Martinengo fu immediatamente attratto dalla novità e per tenersi aggiornato provvide a procurarsi con regolarità le migliori riviste straniere disponibili in materia, ancor oggi presenti nell’archivio Martinengo. Traendo ispirazione da quanto veniva  prodotto in Belgio, in Francia, in Germania, in Austria o in Catalogna, cominciò presto a elaborare una propria visione di tale espressione artistica.
Le sue prime realizzazioni nell’ambito sono ville extra cittadine. Nella suggestiva facciata ad anfiteatro di Villa Bordoni ad Altare (1901-1903),

Villa Bordoni ad Altare

Villa Bordoni ad Altare

già nuovi elementi Liberty si fondono ecletticamente ad altri precedenti, in particolare barocchi, stile la cui impostazione generale sembra voler ricalcare. Si vedano in particolare le cimase del piano nobile, che sotto le classicheggianti lunette presentano alternativamente protomi o valve di conchiglia accostate a decorazioni floreali in aggetto. La costruzione purtroppo fu danneggiata durante la seconda guerra mondiale, versa ancora in stato di abbandono e abbisognerebbe di restauri. Invece, nella molto ben conservata Villa Tiscornia di Noli (1904), caratterizzata da austere forme di semplicità classica, gli elementi Liberty appaiono nella tipica forma tondeggiante dell’apertura del terrazzino, la cui vetrata, benché fosse, pare, già prevista nel progetto, fu aggiunta  solo anni dopo; nelle fitte decorazioni floreali dipinte a colori vivaci nella rientranza sotto il cornicione e nella sottile fascia graffita, raffigurante foglie, nel primo piano dell’avancorpo. Rientrano, inoltre, nell’ambito le mensoline in ferro battuto che sorreggono il poggiolo e la pensilina sempre in ferro battuto posta sopra l’ingresso.

Villa Tiscornia a Noli, l'avancorpo

Villa Tiscornia a Noli, l’avancorpo

Peraltro le ville progettate negli anni dal nostro eroe, sia nella periferia cittadina sia in provincia (e anche fuori provincia, ad esempio la villa Massone a Masone, nel genovese, destinata alla famiglia della moglie), sono parecchie, ma ovviamente non tutte altrettanto rilevanti e perciò meritevoli di citazione. D’altronde non sempre i committenti permettevano alla fantasia degli artefici di sbizzarrirsi. A ogni modo sulle ville torneremo più avanti, con due eloquenti esempi successivi.
Nel frattempo in riviera si stavano sviluppando le prime moderne forme di turismo, che portarono alla costruzione di alberghi. E nel 1904 Martinengo fu chiamato a realizzare il loggiato del preesistente hotel Miramare di Savona, in Via Genova. Come segnaliamo, purtroppo invano, fin dal 2009, anch’esso versa, transennato, in grave stato di abbandono e cade letteralmente a pezzi. Occorrerebbero interventi preservativi urgenti, perché è a rischio crolli ed è un vero peccato, essendo un lavoro apprezzabile, benché minore, col suo elegante porticato a doppia campata e le delicate elaborazioni floreali rappresentanti margherite che lo sovrastano.

Il loggiato dell'hotel Miramare com'era e com'è Il loggiato dell'hotel Miramare com'era e com'è
Successivamente, l’Ingegnere cominciò a ottenere importanti commesse dirette anche per le cosiddette Case signorili da pigione, cioè i condomini borghesi. I lavori degni di nota del decennio tra il 1906 e il 1915, con tutta probabilità il suo più attivo, sono parecchi. Una delle prime realizzazioni (1908), è quella di Palazzo Maffiotti in Via Boselli 4, all’incrocio con Via dei Sormano, stabile ancora caratterizzato dallo stile eclettico giovanile, su cui s’innestano tuttavia elementi di chiara impostazione Liberty, presenti in parte minima sulle due facciate e in quantità assai maggiore sull’imponente bovindo, disseminato di punti luce, che le collega smussandone l’angolo e sui numerosi balconcini dai fitti motivi decorativi. Questi ultimi si suddividono tra quelli del secondo piano, le cui ringhiere sono tutte in muratura, anonimamente a balaustra, quelli del terzo piano, sempre per intero in muratura ma in puro stile Floreale, i più belli, e quelli del quarto,  parte in muratura e parte in ferro. Magari meno riuscito e significativo di altre sue opere, “Palazzo Maffiotti” può tuttavia essere considerato una valida prova generale in previsione di edifici successivi, in particolare del più compiuto e fantasioso Palazzo Delle Piane, a cui può essere accostato.

Palazzo Maffiotti, il bovindo e un balcone Foto 9. Palazzo Maffiotti, un balcone
A ogni modo, per una descrizione approfondita di questa ma soprattutto di altre importanti edificazioni locali in stile floreale, rimandiamo i lettori ad articoli precedentemente proposti sul sito ma specialmente al libro, scritto dal sottoscritto, Massimo Bianco, insieme allo specialista Andrea Speziali, intitolato “Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture” (2016, edizioni Risguardi), riccamente corredato di fotografie e ancora disponibile in catalogo.

Foto 10. Copertina di Savona Liberty
I fabbricati di A. Martinengo degni di nota, riguardo i quali potrete trovare notizie sul libro, sono numerosi. Ne facciamo qui un rapido elenco, salvo soffermarci un poco di più su alcuni, esclusi o quasi dalla trattazione in volume per motivi di spazio e/o non appositamente fotografati perché in restauro durante la stesura del testo (in tal caso sono state usate immagini di archivio o non ne sono state proprio usate, e quest’ultimo è il caso di palazzo Maffiotti, allora ricoperto da impalcature).
Il magnifico Palazzo dei Pavoni, progettato tra il 1905 e il 1906 (in archivio hanno mostrato al sottoscritto disegni del novembre 1905 con timbro e firma Martinengo) e terminato, come testimoniano cartoline dell’epoca, entro il 1908, si distingue nettamente dalla restante produzione per la misurata ispirazione alla Secessione Viennese, che lo rende assai più lineare di molte sue altre opere, nonostante la spettacolarità dei magnifici mosaici raffiguranti, tra gli altri, gli animali che gli danno il nome, tanto che chi non se ne intende spesso non sa riconoscerlo come appartenente al Liberty, di cui è invece un luminoso esempio. In effetti da alcuni è considerato il suo massimo capolavoro.
Il sobrio Palazzo Molinari Rosselli (1909) in Corso Colombo 10, la cui semplice ed elegantissima facciata classicheggiante, a tre moduli balconati intervallati da due bovindi, con delicati disegni di fiori al secondo piano, anticipa in modo evidente le successive tematiche dell’Art Déco, rendendolo perciò a sua volta uno dei massimi capolavori dell’artista.
La raffinata Casa Piccardo (1911) di Via Mattiauda, dalla facciata in puro ma equilibrato stile Floreale, la cui caratteristica di spicco sono tuttavia due artigliuti mostri in cemento, che si affacciano dai terrazzi, al di sopra degli angoli stondati, in spirito, ricorrente da parte del suo artefice, invero baroccheggiante (si veda ad esempio, per raffronti, la facciata della Basilica di Santa Croce a Lecce). Evidentemente l’artista scorgeva assonanze tra il Liberty e il Barocco. Questa residenza condominiale è a propria volta uno dei suoi lavori più riusciti e notevoli, ma come la precedente non gode ancora della considerazione che meriterebbe, forse perché anch’essa a prima vista è meno appariscente di altre e inoltre perché sorge in posizione piuttosto appartata.
Il vezzoso Palazzo Viglienzoni, meglio noto come Casa dei gatti (1910-1911) di Via Luigi Corsi 5, è un Liberty con due eleganti bovindi avviluppati da decorazioni di cemento in aggetto, raffiguranti vegetali, e con le facciate elaborate in graffito, raffiguranti sia tralci di rose sia gli omonimi felini che lo rendono assai popolare, almeno tra chi si prende il disturbo di alzare gli occhi da terra. Il bell’edificio ha goduto di un recente restauro e i delicati e raffinati disegni fitomorfi e zoomorfi, realizzati da autore ignoto, che versavano a tratti in pessime condizioni, malgrado qualche sterile polemica sul risultato sono stati molto ben recuperati da un singolo brillante restauratore di Toirano (Sv) e sono ora ammirabili nel loro originario fulgore, che vi proponiamo qui sotto, in due suggestive immagini:

La Casa dei gatti Foto 12. La Casa dei gatti, particolare dei graffiti sulla facciata
Altro suo riconosciuto capolavoro, anch’esso appena restaurato, è il Palazzo Delle Piane, forse meglio noto come Palazzo delle Palle per via di sei sfere in rame (ma originariamente dorate) poggianti su strutture a bracere presenti sul tetto, realizzato da Alessandro Martinengo insieme, probabilmente in riferimento alla componente prettamente decorativa, al suo allievo Adolfo Ravinetti (del quale mancano tuttavia anche solo schizzi autografi, malgrado l’archivio Martinengo conservi dell’edificio documenti e un’intera cartellina di disegni, fatto che ridimensiona l’importanza del suo intervento) in Corso Italia 31, angolo Corso Mazzini. Pure il “Palazzo Delle Piane”, decorato in cemento con figure talvolta fantastiche, benché prettamente Floreale, presenta chiare reminiscenze della formazione eclettica dell’autore.
Per la sua descrizione e la documentazione fotografica approfondita vi rimando di nuovo al libro mio e di Andrea Speziali “Savona Liberty”, dove vi è una scheda specifica, dalla quale tuttavia vorrei riportare qui un breve passo: “…Proprio come accade con la Sagrada Familia a Barcellona, visto a distanza il Palazzo Delle Piane sembra concepito come un palazzo di impronta barocca, mentre se lo osserviamo da vicino studiandolo nel dettaglio, troviamo la predominante stilizzazione di soggetti naturali…”

Particolari della facciata di Palazzo Delle Piane Foto 14. Palazzo Delle Piane, particolare

Per inciso, su “Savona Liberty” l’anno scorso avevamo anche scritto che il ceto medio savonese dell’epoca era refrattario a interventi negli interni e che questo edificio faceva eccezione perché Martinengo era intervenuto anche sul portone e sul vano scale. Ebbene, sappiamo ora che il Palazzo delle Palle rappresenta doppiamente un’eccezione, perché erano stati elaborati anche gli appartamenti e due di essi presentano ancora i pregevoli addobbi originari!
Ecco inoltre una frase tratta dalla succitata relazione storico artistica:
“…Complessivamente si può notare l’abilità del progettista nel creare forti contrasti materici e luminosi, con elevata valenza estetica e potenzialità espressiva…” In sunto, un opera d’arte.
Un edificio richiede infine un discorso a parte, un poco più approfondito. Benché si tratti senza dubbio di un’opera minore, il sottoscritto trova interessante l’esecuzione all’angolo tra Via Famagosta e Via Santorre Santarosa. Si ammirino l’eleganza prospettica, la smussatura angolare che crea un efficace raccordo tra le due vie, le raffinate decorazioni, anche di ordine gigante, presenti in particolare sopra il portone ma anche sui bovindi. È inoltre degna di nota la bella pensilina in vetro e ferro battuto atta a riparare l’ingresso. Ebbene, osservandone con attenzione la facciata, si possono riscontrare similitudini con altri edifici dell’autore in esame, come ha riconosciuto anche il nipote Giuseppe, che indurrebbero ad attribuirlo ad Alessandro Martinengo. Si vedano ad esempio le ricorrenti sfere sopraelevate, qui realizzate sulla ringhiera in muratura della balconata corrente lungo l’intero edificio, subito al di sotto del tetto. Tuttavia, l’autore dell’articolo non ha trovato informazioni o disegni relativi all’edificio, che permettano un’assegnazione certa, né nell’Archivio di Stato né nel catalogo privato Martinengo. È quindi da valutare anche l’ipotesi che possa essere stato realizzato da un allievo dell’Ingegnere, forse Giuseppe Noberasco, come suggerisce Giuseppe Martinengo.

Palazzo via Famagosta 17 angolo S. Santarosa

Palazzo via Famagosta 17 angolo S. Santarosa

A ogni modo, in esso meritano particolare rilievo le due spettacolari sculture a forma di pesce (o delfino?), decoranti il portone ai due lati della corta scalinata che introduce alla tromba delle scale, di cui ve ne mostriamo una in foto. La somiglianza con i due animali marini, dalla cui bocca fuoriusciva l’acqua, nella famosa fontanella inserita in uno dei cortiletti interni del Palazzo dei Pavoni, sembra evidente, confermando il legame con lo studio Martinengo.

Una delle sculture nel portone di Via Famagosta.

Una delle sculture nel portone di Via Famagosta.

La sua fede profonda e l’impegno religioso contribuirono a fargli ottenere commesse anche da parte della Chiesa, per la quale realizzò tra l’altro la Cappella centrale del cimitero di Zinola, neoclassica con grande cupola centrale, e la facciata della Chiesa di Valleggia. Quest’ultima presenta, pur nella sua estrema sobrietà, alcune minime decorazioni floreali, che si ripropongono in maniera più accentuata e apprezzabile nei capitelli inferiori.

chiesa di Valleggia: capitello floreale.

chiesa di Valleggia: capitello floreale.

Inoltre nel 1912 fu chiamato a progettare la nuova facciata dell’antica chiesa di San Lazzaro, ristrutturata e re-intitolata nel ‘600 a San Francesco da Paola. Anche questa facciata della Chiesa di San Francesco da Paola, sita in Via Torino a Savona, offriva caratteristiche interessanti. Sostituita, però, nel 1951, da una nuova, più grande e purtroppo anonima basilica, malauguratamente all’inizio degli anni sessanta fu demolita per lasciar spazio a immobili condominiali. A sola parziale consolazione per fortuna non è andato tutto distrutto. Sopravvivono ancora, inglobati esternamente a uno degli edifici di nuova costruzione, sia una piccola parte della facciata di Martinengo sia alcuni degli antichi affreschi dipinti in una navata laterale, realizzati dall’artista locale Raffaello Resio, ormai piuttosto rovinati e sbiaditi. Ammirate nella foto sottostante quanto resta della facciata, con decorazioni di foglie e frutti in cemento ancora ben visibili sia in basso sia in alto.

La facciata della vecchia San Francesco da Paola

La facciata della vecchia San Francesco da Paola

Come si può evincere dall’elencazione precedente, per il suo studio quelli precedenti alla Grande guerra furono anni di attività frenetica. Tra l’altro in quel periodo curò pure l’installazione savonese all’esposizione internazionale di Torino del 1911. Torniamo dunque come promesso al tema delle ville per due segnalazioni del periodo particolarmente rilevanti.
Nel 1909 l’Ingengere, come dimostrano le cartelle con i progetti ancora esistenti, realizzò a Legino, quartiere periferico e collinare di Savona, forse di nuovo in collaborazione con Adolfo Ravinetti, la Villa dei Fratelli Roggero, una classica e riccamente decorata dimora Liberty con tanto di massiccia torre, che ricorda un poco la vicina “Villa Zanelli”. E in effetti essa, almeno in base all’immagine disponibile, scovata nell’archivio Martinengo e che vi presentiamo qui sotto, sembrerebbe trarre diretta ispirazione dal torinese “Villino Raby” di Corso Francia, delle due “archistar” piemontesi Fenoglio e Gussoni. La villa fu realizzata per gli omonimi fratelli, proprietari di una ditta specializzata in applicazioni litocementizie e decorazioni in stucco, importante per aver fornito il materiale per decorare, tra le altre, le facciate di “Casa Piccardo”, del “Palazzo Maffiotti”, del “Palazzo Delle Piane” e della Chiesa di Valleggia. Purtroppo la pregevole costruzione fu demolita durante la selvaggia speculazione edilizia che procurò irrimediabili danni ai litorali liguri. Se ne osservi la bellezza nella foto sottostante: era senza dubbio uno dei suoi lavori più estrosi. Un vero peccato, per non dire criminale, che oggi non esista più, sarebbe stato magnifico poterla ancora ammirare dal vivo.

Villa Fratelli Roggero, Legino

Villa Fratelli Roggero, Legino

Inoltre, tra il 1912 e il 1915 realizzò una notevole Villa a Carcare, Villa Fiumi, a venti chilometri da Savona, sorta come residenza estiva dell’omonima famiglia, oggi nota anche come Villa Delfino e ancora molto ben conservata. Posta al centro di un vasto parco, è caratterizzata dalla presenza di una torre talmente slanciata da sembrare quasi un campanile – purtroppo nella foto coperta in parte dalle fronde arboree – , da attraenti decorazioni Liberty in stucco e da belle pensiline realizzate in vetro e ferro battuto, così come sono in ferro battuto le eleganti elaborazioni poste di fianco all’ingresso laterale e le ringhiere del tetto e del terrazzo e lo erano le oramai rimosse inferriate alle finestre del pian terreno. Tuttavia questa villa risulta particolarmente importante anche, se non soprattutto, per la presenza di quello che potrebbe essere l’unico intervento mai eseguito in Liguria da Alessandro Mazzucotelli (1865-1938), l’eccelso artista-fabbro Art Nouveau milanese, anzi, fabbro-ornamentista, come lui amava definirsi, un genio in questo ambito, di gran lunga il numero uno in Italia e di cui, nel caso, Carcare dovrebbe dunque andare orgogliosa.

Il Cancello di Villa Fiumi a Carcare Villa Fiumi di Carcare vista di lato Villa Fiumi, particolare delle decorazioni

Invero il suo intervento non è ufficialmente documentato, benché lo testimoni da sempre la vox populi paesana, e quindi almeno per ora si può solo parlare di attribuzione. Tuttavia, sia lo stupendo cancello istoriato d’ingresso, raffigurante rose mature e boccioli tra le foglie, sia la cancellata posta sopra il muro di cinta anteriore, realizzati in ferro battuto e di straordinaria bellezza, al cui confronto ogni altra analoga realizzazione ligure impallidisce, parrebbero di sua mano. A parte la qualità stessa, osservando con attenzione si possono notare, infatti, la presenza di elaborazioni spiraliformi sue tipiche e una notevole somiglianza tra il disegno delle foglie e le analoghe decorazioni presenti nel cancello d’ingresso, sicuramente realizzato da Mazzucotelli, dell’edificio di Via Bellini 11 a Milano. “Una tesi avvincente”, così l’ha definita il giovane esperto Andrea Speziali, a cui il sottoscritto l’ha sottoposta per un parere. Più difficile valutare la paternità delle altre strutture in ferro battuto presenti nella villa. A ogni modo tra sopra e sotto presentiamo qui tre spettacolari immagini della cancellata e due della villa, opere meritevoli entrambe di una visita per ammirarle dal vivo.

Particolare della cancellata

Particolare della cancellata

A partire dal secondo decennio del novecento, prese ad evolversi un nuovo Stile, l’Art Déco, che tendeva ad allontanarsi dalle linee serpentiformi Art Nouveau e che, pur non abbandonandole del tutto, sostituiva molte decorazioni floreali con elementi geometrici. Esso raggiunse la massima diffusione nel decennio successivo, ma sopravvisse anche nel corso degli anni trenta, per poi spegnersi all’arrivo della seconda guerra mondiale, proprio come il Liberty si era spento col giungere della prima, come se le cupe violenze militari annientassero la stessa gioia di vivere, che trovava invece sfogo nell’ispirazione decorativa.
Negli anni intercorsi a partire appunto dallo scoppio della prima guerra mondiale, sono due i palazzi condominiali progettati da Martinengo che possiamo ritenere ispirati all’Art Déco, meritevoli di attenzione. Tra il 1915 e il 1916 ecco sorgere il Palazzo dei Fratelli Rosso in Corso Vittorio Veneto 20-22, sul lungomare cittadino, a un tempo bello e imponente edificio dalle decorazioni di ordine gigantesco, in prevalenza marinare, ispirato a una serie, temporalmente appena precedente, di immobili francesi costruita sulla Costa azzurra, all’incirca tra Nizza e Cannes.

Palazzo dei Fratelli Rosso

Palazzo dei Fratelli Rosso

L’affascinante Palazzo Molinari (1923) è situato invece in pieno centro, in Corso Italia angolo Via Pertinace, ed è un’elegante elaborazione composita e riccamente decorata, dagli angoli smussati, inconfondibilmente caratterizzata dalla spettacolare presenza della più grande cupola a destinazione civile realizzata nel savonese. Ma si vedano per entrambi altri articoli e il libro “Savona Liberty”, che di quest’ultimo riporta anche uno dei prospetti originali firmati da Martinengo. Più tardo, circa del 1928-1929 e, a personale parere di chi scrive, molto meno riuscito e interessante, nella sua eccessiva e ampollosa imponenza classicheggiante, rispetto alle altre edificazioni in tale stile, è il fabbricato posto di fianco al Palazzo delle palle, in Corso Italia 29, nulla più di una brutta copia dell’invece pregevole “Palazzo Molinari Rosselli” di vent’anni prima, sopra evidenziato in quanto anticipatore appunto dell’Art Déco. Peraltro la già citata signora architetto Lorenza Bortot ci racconta che la realizzazione finale è variata rispetto al progetto originario firmato A. Martinengo.
A ogni modo ci sembra assai più apprezzabile, per la sua la semplicità e leggerezza, la Palazzina degli storici Bagni Umberto, in essa ancora ospitati. Coeva (1928) del precedente edificio, è caratterizzata dalla presenza, sia sul lato stradale sia sul lato spiaggia, di graziosi balconcini a forma di valva di conchiglia, una chiara auto-ispirazione, perché derivanti dagli analoghi poggiolini presenti al primo piano del Palazzo dei fratelli Rosso. E con quest’ultima segnalazione possiamo concludere la succinta disamina dell’opera di Alessandro Martinengo, con la speranza che questo modesto contributo susciti l’interesse dei lettori nei confronti dell’artista e soprattutto che spinga gli specialisti del Liberty (e dell’Art Déco) a studiare con attenzione questa luminosa figura savonese.

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DUILIO CAMBELLOTTI. La Collezione della Galleria del Laocoonte http://www.italialiberty.it/mostraduiliocambellotti/ http://www.italialiberty.it/mostraduiliocambellotti/#comments Fri, 19 May 2017 10:00:05 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12802 A Sabaudia, il Museo Emilio Greco propone un’importante […]

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A Sabaudia, il Museo Emilio Greco propone un’importante collezione di opere di Duilio Cambellotti (1876-1960), illustratore, scultore, scenografo, costumista, medaglista, ceramista, disegnatore di mobili e arredi, frescante, insomma, artista universale.
La mostra, che resterà aperta al pubblico dal 19 maggio al 29 giugno, espone per la prima volta la collezione di lavori di Cambellotti riunita dalla romana Galleria del Laocoonte. Nella Collezione, sculture, disegni, bozzetti, opere di grafica, esempi notevolissimi e rari della ricerca di Cambellotti.

La scelta di Sabaudia, Città di Fondazione della Bonifica dell’Agro Pontino, a sede di questa mostra non è casuale: ad essere in molte delle opere esposte è infatti la vicenda della delle Paludi Pontine risanate. La stessa epopea che Antonio Pennacchi ha fatto rivivere nel suo fortunatissimo Canale Mussolini.
Romanzo storico e mostra si presentano come due facce di una medesima medaglia, testa e croce di un medesimo valore che fu fatica, dolorosa quotidianità, stenti ma anche speranza, così come Pennacchi racconta, eternata invece nella sua essenza simbolica come Cambellotti la disegnò.

Sullo sfondo di questa potente mostra si può immaginare La Redenzione dell’Agro (1934), il ciclo pittorico realizzato a tempera su pannelli in ardesia artificiale che decora il Palazzo del Governo di Latina.
Gli uomini e le donne dell’Agro di Cambellotti interpretano la vita dell’Agro Pontino nella sua naturale semplicità. Esprimono la faticosa storia quotidiana della bonifica che giorno dopo giorno ha strappato alla palude e alla malaria terre destinate a dare loro cibo e casa.
Ed è proprio la speranza, anzi la certezza, di questo domani migliore che riesce a sublimare fatica e sudore, trasformandoli in simboli universali.
Della campagna pontina Cambellotti avverte – come egli scrive – la «malia intensa formata di sogni primordiali, di tristezza e di abbandono», il pittoresco della natura selvaggia e malarica che il lavoro razionale e moderno della bonifica ha cancellato trasformandolo in passato mitico e quasi già nostalgicamente rimpianto.
Il taglio forte e netto delle figure di Cambellotti è palesemente antinaturalistico, quasi espressionistico, e per questo potentemente evocativo di un’antichità in cui ogni forma era archetipo.
La sua potente capacità di comunicare del resto è evidente in alcuni bozzetti e disegni per manifesti esposti in questa mostra, dove la leggenda classica rivive come una vicenda contemporanea.
Cambellotti era artista che oggi definiremmo “impegnato”, seguace dei principi dell’antico movimento Arts&Crafts e degli ideali umanitari di educare il più vasto pubblico al bello in arte.
Con i temi sociali si era già misurato, giovane, all’inizio del secolo quando aveva prestato la sua arte per le scuole dei figli dei contadini dell’Agro Romano, e per costruire una mitologia della civiltà rurale legando l’osservazione del lavoro quotidiano agli antichi riti del Lazio antico e dell’origine di Roma.

Orario Maggio
da Lunedì a Venerdì h 16.00-19.00
Sabato e Domenica h 10.00-13.00 / 16.00-19.00
Giugno
da Lunedì a Venerdì h 17.30-20.30
Sabato e Domenica h 10.00-13.00 / 17.30-20.30
Luglio
Sabato e domenica dalle 19.00-23.00

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AMAKHERU DUO ricerca le atmosfere Liberty a Parma http://www.italialiberty.it/amakheru-duo-ricerca-le-atmosfere-liberty-a-parma/ http://www.italialiberty.it/amakheru-duo-ricerca-le-atmosfere-liberty-a-parma/#comments Fri, 12 May 2017 12:29:51 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12773 di Maria Borghesi Si chiama “Stile Liberty” il nuovo pr […]

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di Maria Borghesi

Si chiama “Stile Liberty” il nuovo progetto artistico che Amakheru Duo, ossia il tenore Francesco Santoli e il pianista Simone Di Crescenzo, ha debuttato in prima mondiale presso il Teatro Regio di Parma domenica 7 maggio. Un concerto nel quale la giovane compagina cameristica ha ricreato l’atmosfera colta e sofisticata dei salotti italiani della Belle Époque, e al Regio c’è tutto il necessario: un’elegante sala decorata con motivi floreali e neo-classici, un pianoforte (compagno fedele dei cenacoli aristocratici e borghesi d’inizio secolo) e la giusta atmosfera per lasciarsi riportare indietro in un tempo ormai perduto. Amakheru Duo, infatti, è impegnato nella riscoperta di raccolte e composizioni poco note del repertorio vocale da camera italiano con l’obiettivo non solo di ridare vita ad alcune autentiche rarità ormai dimenticate, ma di avvicinarsi alla musica con un approccio storico che ne recuperi anche gli aspetti più strettamente legati alla tecnica vocale, alla prassi esecutiva, al gusto e all’estetica espressiva.

Come noto, per stile liberty si intende un’arte ornamentale che – prima di interessarsi all’architettura – fu applicata alla decorazione di stoffe, mobili e oggetti di arredamento. Lo Stile liberty, infatti, è sì uno style sans style in cui l’artista guarda al mondo della natura con libertà e fantasia, ma è anche quell’arte nata dall’illusione e benessere, spensieratezza e fiducia nel progresso. Lo stile liberty fu l’espressione di un’epoca (a cavallo tra il tardo Ottocento e il primo Novecento), di una società (quella dell’aristocrazia decadente e dell’alta borghesia), di una cultura (fondata su una compresenza di estetica decadente e di pensiero positivista) e di un luogo, quello dei caffè e dei salotti.

Proprio caffè e salotti, in Italia così come nelle più importanti capitali europee, divennero luoghi d’elezione per cenacoli di intellettuali, poeti e artisti, musicisti e letterati, dilettanti e rinomati professionisti. Tra tali consessi, la musica giocava un ruolo da protagonista: accanto al melodramma eseguito in teatro, nei salotti fiorì un nuovo repertorio in cui la voce e le parole, abbandonando palcoscenici e grandi orchestre, si fondevano col pianoforte dando vita a Romanze più intime e raffinate. Essenziale era il rapporto tra testo e musica, un connubio in cui quest’ultima era incaricata di dar voce ai significati più profondi della parola amplificandone l’espressività nel corso di lunghe melodie. Tra gli autori di questi veri e propri gioielli musicali – usciti dal repertorio allo sfumare della Belle Époque e dei suoi salotti – alcuni nomi di importanti compositori dell’epoca: tra i più noti, sicuramente Giacomo Puccini e gli operisti della “Giovine Scuola” Ruggero Leoncavallo e Pietro Mascagni. Eccezionali, talvolta, anche gli incontri con i poeti: come ad esempio la collaborazione artistica fra Gabriele d’Annunzio e Francesco Paolo Tosti, noto nell’alta società parigina e londinese per le sue romanze da salotto.

Ma anche in queste composizioni vocali risuona la spregiudicatezza dello stile liberty. Guardando alle esperienze d’oltralpe, poeti e compositori si divertirono a comporre per i salotti in modo disinvolto: difficile, infatti, definire tali composizioni estremamente varie per forma, struttura e linguaggio. Anche gli argomenti sono molteplici, tendenzialmente legati alla sfera amorosa e a descrizioni stilizzate della natura, vissuta più come paesaggio dell’anima che come luogo della realtà. Non mancano anche nostalgici riferimenti ad un passato ormai lontano, proposto nelle riletture moderne di Serenate medievali destinate a scomparire dalle scene per oltre un secolo.

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Cartella Stampa mostra Giuseppe Sommaruga http://www.italialiberty.it/cartellastampamostrasommaruga/ http://www.italialiberty.it/cartellastampamostrasommaruga/#comments Sat, 06 May 2017 10:29:52 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12649 Gentili giornalisti, Di seguito troverete la cartella s […]

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Gentili giornalisti,
Di seguito troverete la cartella stampa con immagini che potete utilizzare anche per fotogallery online.

MILANO – Comunicato stampa mostra Sommaruga Palazzo Lombardia

1 – Comunicato stampa mostra Sommaruga

2 – Percorso espositivo

3 – Iniziative correlate

4 – Regesto delle opere di Sommaruga

5 – Logo ufficiale delle celebrazioni

Locandina | Manifesto

Canali ufficiali: www.mostrasommaruga.it | Facebook | Google+ | Instagram | Twitter | Social Hashtag: #mostrasommaruga

Foto di AACR Foto di AACR Foto di AACR Foto di AACR Foto di AACR Foto di AACR Acquerello di Giuseppe Sommaruga Foto panoramica - Archivio Stroico Comunale di Varese Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Casa Piva - Foto d'epoca Foto di Sergio Ramari Archivio Fam. Cirla Foto di Sergio Ramari Foto d'epoca Archivio Fam. Castiglioni Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Cartolina coll. Speziali Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Marco Pascucci Cartolina coll. Speziali Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Cartolina coll. Speziali Foto di Sergio Ramari Cartolina coll. Speziali Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Cartolina coll. Speziali Tavola d'epoca Cartolina coll. Speziali Casa Vivani Giberti a Trieste Foto di Davide Niglia Cartolina coll. Speziali Foto di Sergio Ramari Cartolina coll. Speziali Foto di Davide Niglia Cartolina coll. Speziali Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Davide Niglia Foto di Davide Niglia Cartolina coll. Speziali Cartolina coll. Speziali Cartolina coll. Speziali Cartolina coll. Speziali Foto di Davide Niglia Foto di Davide Niglia Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Cartolina coll. Speziali Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Davide Niglia Foto di Davide Niglia Foto di Davide Niglia Cartolina coll. Speziali Foto di Davide Niglia Foto di Davide Niglia Cartolina coll. Speziali Cartolina coll. Speziali Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di Sergio Ramari Foto di AACR Logo ufficiale delle celebrazioni Locandina mostra Giuseppe Sommaruga

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