Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Fri, 27 Feb 2015 19:41:03 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1.1 Villino Furfaro http://www.italialiberty.it/scheda/villinofurfaro/ http://www.italialiberty.it/scheda/villinofurfaro/#comments Thu, 19 Feb 2015 22:40:28 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=6195 Il villino Liberty a Cittanova fu progettato nei primi […]

L'articolo Villino Furfaro sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
Il villino Liberty a Cittanova fu progettato nei primi del Novecento dall’artista Girolamo Furfaro. Il Restaurato  è stato avviato alla fine del  2013 e concluso nella primavera del 2014, da: Girolamo Raco (attuale abitante della casa, nonchè nipote per via materna di Girolamo Furfaro); Domenico Multari (mastro d’eccezione che ha saputo recuperare e ricostruire tutti i fregi e le decorazioni lesionate); Girolamo Morano (pittore e reastauratore di mobili antichi, il quale ha curato i decori ed i cromatismi).

Inoltre anche la pavimentazione interna è stata progettata e realizzata dallo stesso Girolamo Furfaro (che all’epoca era anche titolare di una piccola fabbrica di piastrelle e lavori in cemento)
 
Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria in ristrutturazione 1901304Villino Furfaro, Liberty in Calabria resturi_387835278064234_2902197910492949279_n Villino Furfaro, Liberty in Calabria in ristrutturazione Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Medaglia d'oro a Furfaro Villino Furfaro, Liberty in Calabria interno Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in CalabriaVillino Furfaro, Liberty in Calabria in ristrutturazione Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria dettaglio balconata Villino Furfaro, Liberty in Calabria Villino Furfaro, Liberty in Calabria Premio a Girolamo Furfaro

 

L'articolo Villino Furfaro sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/scheda/villinofurfaro/feed/ 0
Girolamo Furfaro http://www.italialiberty.it/girolamofurfaro/ http://www.italialiberty.it/girolamofurfaro/#comments Thu, 19 Feb 2015 21:54:10 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=6191 Girolamo Furfaro (Cittanova, 8 novembre 1870 – Cittanov […]

L'articolo Girolamo Furfaro sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
Girolamo Furfaro (Cittanova, 8 novembre 1870 – Cittanova, 15 settembre 1958) è stato un artista italiano.

Artista poliedrico effettuò un viaggio negli Stati Uniti per studiare le tecnologie necessarie alla propria Fabbrica di lavori in cemento a Cittanova.

Architettura e scultura furono i suoi interessi artistici principali. La cura dedicata ai pregevoli prodotti in cemento della sua fabbrica, presentati all’Esposizione Campionaria Mondiale di Roma nel 1925, gli valse la Medaglia d’Oro e la Croce di Gran Premio e, nel 1928, la Medaglia d’Oro confermativa e l’iscrizione del suo nome nell’Albo d’Oro d’Italia di Roma Pro Industria Scienze, Arte e Commercio. Notevole la villa progettata e realizzata per i conti Montalto in via Nazionale e la propria palazzina degli anni Venti in cemento armato in stile Liberty costruita a fianco.

Con il figlio Amedeo progettò ed eresse varie cappelle gentilizie nel Cimitero monumentale.

Girolamo Furfaro ritratto

Girolamo Furfaro ritratto

(Fonte: Wikipedia)

L'articolo Girolamo Furfaro sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/girolamofurfaro/feed/ 0
Modernità del disegno tra Romagna e Toscana 1880-1914 http://www.italialiberty.it/modernita-del-disegno/ http://www.italialiberty.it/modernita-del-disegno/#comments Mon, 16 Feb 2015 14:26:58 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=6169 È dedicata all’importanza del disegno dalla metà dell’O […]

L'articolo Modernità del disegno tra Romagna e Toscana 1880-1914 sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
È dedicata all’importanza del disegno dalla metà dell’Ottocento in poi la mostra dal titolo: “Modernità del disegno tra Romagna e Toscana 1880-1914”, che inaugura sabato 28 febbraio, alle ore 17,00, negli spazi Déco del Padiglione delle Feste delle Terme di Castrocaro (FC), per rimanere aperta fino al 28 giugno a ingresso gratuito.

L’intero progetto, promosso da Longlife Formula Spa, si svolge sotto l’alto patrocinio dell’IBC Istituto per i Beni Culturali, Comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole, Provincia di Forlì-Cesena e Unione dei Comuni Romagna toscana.

La mostra, curata da Paola Babini e Beatrice Sansavini, responsabile delle attività culturali del Padiglione, prevede un percorso articolato e approfondito che intende, attraverso 120 opere, valorizzare l’arte del disegno e della fiorente attività degli artisti, che nella seconda metà dell’Ottocento dalla Romagna crearono un flusso con e da Firenze, prima meta del giovane Boldini prima di approdare a Parigi.

Inserita nell’ambito degli eventi collaterali alla grande esposizione di Giovanni Boldini a Forlì, parte proprio dal confronto con il celebrato Maestro ferrarese del quale saranno in esposizione disegni provenienti da collezioni pubbliche e private, accanto ad alcuni disegni di Silvestro Lega, il più rappresentativo degli artisti romagnoli dell’Ottocento, proseguendo con Vittorio Corcos, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e Domenico Baccarini, grandi pionieri del moderno, messi in relazione con artisti come Licinio Barzanti, Antonio Berti, Achille Calzi, Ercole Drei, Augusto Gardelli, Riccardo Gatti, Domenico Rambelli, Angelo Torchi, Orazio Toschi, Edgardo Saporetti, Gino Barbieri, Anselmo Gianfanti, Domenico Miserocchi, fino a Lorenzo Viani e ai meno conosciuti Fortunato Teodorani e Giuseppe Rambelli. E ancora gli eccellenti pastelli di Vittorio e Alessandro Guaccimanni, e quelli del loro maestro Arturo Moradei fiorentino di nascita e formazione, chiamato dall’Accademia di Belle Arti di Ravenna nel 1870 ad insegnare pitturaAprono la mostra tre ritratti dipinti ad olio di spiccato taglio boldiniano, fra questi l’elegante “Ritratto della Contessa Gamberini Cavallini” eseguito dall’artista bagnacavallese Giuseppe Rambelli.

Come Parigi rappresenta per i protagonisti dell’Ottocento italiano, tra cui Boldini, un fervido ambiente di dimensione internazionale e centro assoluto dell’arte e della cultura grazie alla leggendaria stagione della “Belle Époque”, così Firenze costituisce una straordinaria officina di giovani artisti, molti dei quali diventano i più noti esponenti dell’arte italiana interpretando gli slanci e le tensioni della modernità.

Nell’allora capitale d’Italia, il vivace clima dei Macchiaioli era motivo di grande fascino e attrazione; furono le scuole di Giovanni Fattori e di Telemaco Signorini, come il contatto con il teorico Diego Martelli, a coinvolgere i nostri giovani pittori indirizzandoli alla Regia Accademia di Firenze e alla Scuola del disegno dove la lenta ma progressiva conversione dal formalismo accademico al naturalismo romantico, liberava nell’espressione della macchia le aspirazioni artistiche dei giovani romagnoli.

Gli allievi erano accompagnati all’aria aperta, educati a osservare e a trarre schizzi presi direttamente dal vero. Il disegno diventava così l’unico mezzo per cogliere immagini di vita corrente. Si trattava di appunti veloci, che si trasformano in taccuini d’artista, “prime” impressioni, che saranno la base delle rielaborazioni successive fino alle composizioni pittoriche definitive. La natura diventa fonte inesauribile di ispirazione, il disegno archetipo della pittura, ma anche espressione autonoma di una grande modernità.

La mostra è allestita nel Padiglione delle Feste delle Terme di Castrocaro (in provincia di Forlì-Cesena) già monumento Art déco per eccellenza, incastonato nello splendido borgo sulla strada che collega la Romagna alla Toscana.

Immersi in questa cornice di meravigliose architetture e decorazioni anni Trenta, si può scegliere un soggiorno dedicato all’arte e al benessere.

Il Grand Hotel delle Terme di Castrocaro offre, infatti, speciali week end con pacchetti dedicati al wellness e alla visita delle mostre dei Musei di San Domenico di Forlì e del Padiglione delle Feste.

 

Il catalogo, edito dalla Edizioni Essegì, è disponibile in mostra con testi di Sauro Casadei, Daniele Casadio, Alberto Giorgio Cassani, Diego Galizzi, Antonella Imolesi Pozzi, Orlando Piraccini, Sergio Sermasi, Ulisse Tramonti.

 

Domenico Baccarini Ritratto di giovane donna bassa Fattori Soldato con due cavalli Tocco di penna 20,3x 27,2 Giovanni Boldini Bozzetto sd matita su carboncino su carta cm 31x24 Giovanni Boldini Silvestro Lega Signora in giardino a Poggio Piano Disegno su taccuino 16x10 disegni_di_giovanni_boldini_castrocaro_terme

Mostra a cura di
Paola Babini
Beatrice Sansavini

Progetto e allestimento
Paola Babini

Responsabile culturale Padiglione delle Feste
Beatrice Sansavini

Informazioni e prenotazioni mostra
Ph +39 3356199973 – +39 3355319703

Orario di visita
Sabato e domenica 10.00 – 18.00
Dal lunedì al venerdì su appuntamento: tel +39 543 767114

Padiglione delle Feste
Castrocaro Terme
Via Marconi, 14/16 – 47011
info@termedicastrocaro.it grandhotel@termedicastrocaro.it
benesseregh@termedicastrocaro.it

Ufficio stampa
Tatiana Tomasetta
ufficiostampa@tatianatomasetta.it – +39 3389179905

Catalogo
In mostra, Edizioni Essegi

Come arrivare a Castrocaro Terme
In auto: Autostrada A14 uscita Forlì
In treno: Stazione di Forlì, sulla linea Bologna-Ancona. Il collegamento con Castrocaro Terme è garantito da un servizio di autobus ATR con una frequenza di 30 minuti.
Ingresso
gratuito

L'articolo Modernità del disegno tra Romagna e Toscana 1880-1914 sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/modernita-del-disegno/feed/ 0
Egidio Dabbeni http://www.italialiberty.it/egidiodabbeni/ http://www.italialiberty.it/egidiodabbeni/#comments Mon, 16 Feb 2015 13:44:24 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=6160 DABBENI, Egidio. – Nacque il 27 febbr. 1873 a Fiu […]

L'articolo Egidio Dabbeni sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
DABBENI, Egidio. – Nacque il 27 febbr. 1873 a Fiumicello (Brescia) da Paolo e Angela Pasolini. Il padre, che ebbe su di lui molta influenza per il gusto dell’arredo ed il minuzioso studio dei particolari, era falegname: aveva un avviato laboratorio ed insegnava ebanisteria all’istituto Piamarta di Brescia. Studiò ingegneria a Padova, poi si recò a Roma per perfezionarsi nell’architettura. Ritornato a Brescia, iniziò molto presto una infaticabile e continua attività che lo vide impegnato fino alla morte, dapprima in collaborazione con il geometra Francesco Moretti, poi con il figlio Mario e successivamente anche con i nipoti.

Morì a Brescia il 2 giugno 1964.

Il suo lavoro di progettazione si svolse interamente a Brescia e nella provincia bresciana ad eccezione dell’incarico per gli stabilimenti Dalmine Franchi a Dalmine e del concorso per lo stadio-velodromo di Bordeaux che lo impegnò poi, come vincitore, nella realizzazione con vasto impiego di prefabbricati.

Membro effettivo dell’Ateneo di Brescia dal 1908, membro della Deputazione all’ornato, insegnante e commissario per il riordino della scuola professionale di arti e mestieri “Moretto” di Brescia, fu calcolatore di cementi armati per la Società bresciana cementi e costruzioni, collaboratore alla rivista LArchitettura italiana (1903-4) dove pubblicò alcuni progetti, scrisse articoli e relazioni per l’Esposizione bresciana del 1904, memorie tecniche sull’uso del cemento armato; prese posizione contro la demolizione delle mura cittadine con un intervento su Il Piccolo di Brescia (11 marzo 1926) e, nello stesso giornale, svolse una polemica con Ugo Ojetti in difesa dell’impiego del botticino per il Vittoriano di Roma, allineandosi alla posizione di Zanardelli. Fu considerato esemplare il suo restauro alla sede della Banca S. Paolo di Brescia (1924).

Nonostante l’archivio sia andato in parte distrutto e per il rimanente disperso, l’elenco delle sue opere accertate è molto vasto e comprende quasi tutti i temi dell’ingegneria e dell’architettura, dalle ville residenziali alle case operaie ed ai palazzi cittadini, dagli stabilimenti industriali agli impianti sportivi, alle scuole, alle chiese, dai monumenti funerari e dai cimiteri alle derivazioni elettriche, dighe, centrali, canali, dagli acquedotti, fognature, strade alla carpenteria metallica, ai contenitori per materiali, agli stucchi, alle decorazioni.

La sua versatilità nell’affrontare i temi più svariati lo portò ad una estrema variabilità anche nelle forme espressive che, dopo una vivace partenza con la casa Migliorati in via Trento (1898), nella quale sperimentò il linguaggio liberty, ed un passaggio attraverso esperienze neorinascimentali nel palazzo Togni in via Dante (1906) e neobarocche nella casa Pisa di via Solferino (1911-12), Si consolidarono solo più tardi in un suo stile, peraltro già apparso fin dall’inizio, molto essenziale e teso a risolvere problemi ed aspetti ingegneristico-strutturali.

Per una cronologia delle sue opere più importanti, iniziando dalla già citata casa Migliorati, una delle prime costruzioni in cemento armato realizzate in Brescia, si possono indicare la casa Capretti in via Gramsci (1899) e gli stabilimenti Franchi del 1902, anno che lo vide impegnato anche nei restauri del Broletto; nel 1903, oltre alla realizzazione dei capannoni Togni in via Rosa, progettò stands e chioschi per la grande Esposizione bresciana dell’anno successivo; del 1904sono il calzificio Ambrosi in via Solferino, la casa in via Monte Suello angolo via Chiassi ed il progetto per la ferrovia Vobarno-Caffaro; progettò poi la sede per la Società elettrica bresciana in via Leonardo da Vinci, le ville a Chiari e Bovezzo (1905-07) e nel 1906 restaurò la casa del Carmagnola (palazzo Togni) in via Dante. Negli anni dal 1907 al 1909 la collaborazione con l’impresa Pisa portò alla realizzazione del palazzo Pisa di corso Magenta e di quello in angolo con via Crispi; sempre del 1909 è la casa Negri di via Calatafimi 7; del 1910 sono gli edifici per le industrie Togni e Metallurgica Tempini in viale Italia e via Rosa e il contributo alla progettazione delle case popolari di via Volturno e di Campo Fiera. Entro la fine dell’anno 1915 stese ancora progetto relativo alle case Pisa di via Ferramola (1911), le case Pisa di via Solferino (1911-12), le case per le Ferrovie dello Stato in via Verona (1912), casa e scuola comunale a Cizzago (1914), i villini di via Tommasco per l’impresa Pisa (1912-14), il serbatoio dell’acqua di Rovàto. Del 1915 è lo stabilimento Tempini (poi ampliato nel 1941); tra il 1915 ed il ’20. Si collocano ancora lo stabilimento Franchi a Sant’Eustachio (1917), lo stabilimento Tassara a Breno (1919), l’inizio della collaborazione con i Beretta per i quali costruì lo stabilimento e la villa a Gardone Val Trompia dal 1920, cui fanno seguito ampliamenti e modifiche nel 1925 e nel 1939, le scuole comunali di Castenedolo (1919-21), il palazzo Bortolotti in viale Venezia 20 (1920), la casa Cornetti in viale Stazione (1920) ed il palazzo Folonari in via Corsica (1920).

Tra il 1920 ed il 1930 progettò l’Opera Pavoniana con la chiesa dell’Immacolata, restaurò la sede della Banca S. Paolo (1924) ripresa successivamente nel 1946 dopo i danni prodotti dalla guerra, intervenne con restauri ed adattamenti murari nonché con arredi nella sede della Camera di commercio in corso Mameli (1925) e progettò la chiesa di Villanuova (1930). Del 1931 è il palazzo Togni di piazza della Repubblica con il paramento di pietra bugnata a spacco che già aveva caratterizzato molte sue opere, ma che qui assume grande importanza per la sua estensione su quasi tutte le facciate; del 1932 è l’albergo Vittoria in via X Giornate, che lo vide in polemica con il Piacentini, e, sempre del 1932, l’adiacente palazzo delle Industrie bresciane; nel 1936-38 progettò il neoclassico altare della chiesa parrocchiale di Pisogne, per la quale rifece anche il pavimento; del 1939 è la centrale di Isola e del 1939-40 l’ampliamento della sede della Società elettrica bresciana.

A questo lungo elenco di progetti e di realizzazioni sono ancora da aggiungere nel settore residenziale: la villa Gussalli in via Monte Suello, la villetta in via S. Bartolomeo 48, la casa Franchi in via Santa Croce, il palazzo Beretta in via Vittorio Emanuele, la villa Galassini a Gardone Riviera, la villa Zanella in via Boifava, le ville Pasotti tra via Trento e S. Eustachio, il villaggio Pisa in via Tommaseo, il villaggio Pasotti in via S. Rocchino, la villa Frassine a porta Venezia e la villa Dabbeni (oggi della Torre) a Bovegno, residenza della famiglia per molti anni, nella quale vennero reimpiegati materiali ricavati dalle demolizioni del centro di Brescia (piazza della Vittoria, 1930) e forse le trasformazioni nella residenza sull’isola Beretta nel lago d’Iseo.

Tra gli impianti industriali significativi, sono ancora da ricordare lo stabilimento per la Tubi Togni (oggi A.T.B.), quello per la Brixia Zust (oggi demolito), Feltri a Marone, Dolomite a Marone, Elettrodi a Forno Allione, Redaelli.

In altri settori sono da menzionare le varie derivazioni per gli stabilimenti, la centrale idroelettrica di Cedegolo, particolarmente interessante per la sua architettura strettamente funzionale ed il progetto esecutivo per il canale navigabile Pedemontano in opposizione al programma di navigabilità del Po.

Fonti e Bibl.: Gardone Val Trompia (Brescia), Archivio dell’industria Beretta; Breno (Brescia), Arch. dell’industria Tassara; Brescia, Arch. dell’impr. Pisa e della Soc. elettrica bresciana (ora Enel), carte non catalogate; Castenedolo (Brescia), Archivio del Comune, cartella Scuole elementari; Pisogne (Brescia), Archivio parrocchiale, carte non catalogate; Brescia, Archivio della Soprintendenza ai Beni ambientali ed architettonici per le province di Brescia, Cremona e Mantova, fasc. 374 (pal. Mercanzia in corso Mameli), fasc. 381 (pal. Martinengo, ora Banca San Paolo). Necrol. in Commentari dellAreneo di Brescia, CLXIII (1964), pp. 323 ss.; L. Costanza Fattori, Larchit. dei secoli XIX e XX, in Storia di Brescia. IV, Brescia 1961, pp. 901 ss.; C. Panazza, Il volto stor. di Brescia nei secoli XIX e XX, ibid., pp. 1178 ss.; F. Robecchi, Il Liberry e Brescia, Brescia 1981, pp. 59 s.; 73, 82 s.; 88 s.; 91, 95-101, 105, 123 s.; 137, 155, 176 (con ill.).

 

di Ruggero Boschi

Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/egidio-dabbeni_%28Dizionario_Biografico%29/

L'articolo Egidio Dabbeni sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/egidiodabbeni/feed/ 0
Casa Migliorati http://www.italialiberty.it/scheda/casamigliorati/ http://www.italialiberty.it/scheda/casamigliorati/#comments Mon, 16 Feb 2015 13:32:20 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=6156 Egidio Dabbeni sperimentò lo stile Liberty precocemente […]

L'articolo Casa Migliorati sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
Egidio Dabbeni sperimentò lo stile Liberty precocemente, in quello che viene da alcune fonti considerato “il primo palazzo residenziale in cemento armato d’Italia”: Casa Migliorati, del 1898, in via Trento a Brescia.
Il cemento armato era infatti arrivato di recente nel nostro Paese: solo due anni prima, nel 1896, l’ing. Porcheddu di Torino aveva acquistato, in esclusiva, il brevetto del metodo Hennebique.
Sullo schema tradizionale del palazzo eclettico storicistico, con timpani e bugnato, Dabbeni impostò una decorazione in rilievo già pienamente art nouveau, ovvero un fregio a bassorilievo con le tipiche sinuosità vegetali. Curve “elastiche” sono anche nel parapetto del balcone. Un ulteriore elemento Liberty è ravvisabile nella scala che, dal cortile interno, sale curvilinea fino ad un loggiato, nel quale si innesta con taglio elegante e dinamico.
Va sottolineato lo scetticismo della cittadinanza nei confronti della nuova tecnologia costruttiva. L’architetto Dabbeni fu costretto a vivere per un mese dentro il palazzo, in compagnia di una gran quantità di sacchi di sabbia, per dimostrare ai potenziali acquirenti che la struttura era robusta e resistente.
Egidio Dabbeni ripeterà l’esperienza Liberty l’anno seguente, nel 1899, in un edificio di via Gramsci, sempre a Brescia. Sarà poi l’autore dei padiglioni dell’Esposizione di Brescia del 1904, anch’essi in stile liberty, e importante collaboratore di Marcello Piacentini nel progetto Déco di piazza della Vittoria (1927-32). Anche in quest’ultimo caso, la tecnologia costruttiva fu veramente pionieristica, con il primo grattacielo in cemento armato d’Italia, il Torrione, uno dei primissimi in Europa.
Piero Galli
(presidente dell’Associazione Architetto Italiano)
Casa Migliorati Casa Migliorati

L'articolo Casa Migliorati sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/scheda/casamigliorati/feed/ 0
Villa D’Alessandro http://www.italialiberty.it/scheda/villadalessandro/ http://www.italialiberty.it/scheda/villadalessandro/#comments Sun, 15 Feb 2015 15:03:40 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=6126 La villa D’Alessandro, progettata dall’arch […]

L'articolo Villa D’Alessandro sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
La villa D’Alessandro, progettata dall’architetto Spinelli con destinazione residenziale, sorge lungo il viale Cappuccini in una zona che all’epoca della costruzione (1897) era esterna al centro abitato. L’edificio, circondato da un giardino, è isolato e si compone di un impianto simmetrico a due livelli, più un seminterrato. La facciata, tripartita, appare ben equilibrata nel sapiente contrappunto di vuoti e pieni, con due blocchi laterali, pieni, e uno centrale, vuoto. In quest’ultimo si collocano l’ingresso principale e la scalinata che lo precede, il superiore terrazzo e l’emergente torretta in posizione arretrata rispetto agli avancorpi laterali. In essi, inquadrati da paraste laterali che sorreggono un arco a sesto ribassato, si aprono a sinistra una finestra a bifora e a destra un balcone alla romana, tripartito da pilastrini. Le finestre del piano superiore sono architravate. In contrasto con l’intonaco rosso dei prospetti, le raffinate decorazioni floreali a motivi vegetali, a ghirlande, a mascheroni, che prendono ispirazione da repertori liberty e decò, spiccano sulle lesene che inquadrano l’edificio, sulle cornici di aperture, sulle balaustre dei balconi in stucco a imitazione di ramificazioni intrecciate, lungo le cornici marcapiano realizzate con maioliche decorate a motivi vegetali a tinte forti e infine lungo il cornicione di coronamento rifinito da mensole e maioliche pure colorate.

Villa D'Alessandro Liberty in Abruzzo Villa D'Alessandro Liberty in Abruzzo Villa D'Alessandro Liberty in Abruzzo Villa D'Alessandro Liberty in Abruzzo Villa D'Alessandro Liberty in Abruzzo LoadImg-6 Villa D'Alessandro Liberty in Abruzzo Villa D'Alessandro Liberty in Abruzzo

L'articolo Villa D’Alessandro sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/scheda/villadalessandro/feed/ 0
Villa Nurzia http://www.italialiberty.it/scheda/villanurzia/ http://www.italialiberty.it/scheda/villanurzia/#comments Sun, 15 Feb 2015 14:36:35 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=6110 Villa Nurzia fu costruita a partire dal 1918 per volont […]

L'articolo Villa Nurzia sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
Villa Nurzia fu costruita a partire dal 1918 per volontà di Ulisse Nurzia, fondatore della nota azienda dolciaria, uno dei maestri del commercio aquilano moderno. Dapprima in muratura, poi, in una nuova propaggine, cominciata nel 1930, con i primi esempi di cemento armato. Quasi un secolo dopo, generazione dopo generazione, i Nurzia sono ancora lì. Il tetto fu realizzato interamente in legno di castagno. Tegole in ardesia. L’edificio copre una superficie di 360 metri quadrati su due piani. Ci sono 6 stanze al piano terra, e 4 al primo piano.
In Villa Nurzia sono di pregio gli stucchi, che si trovano davvero dappertutto. Alle porte, alle finestre, ai balconi, agli angoli. Motivi floreali, ma anche volti con espressioni disparate, “dal sorriso alla rabbia mostrano tutti gli stati d’animo”, fa notare la padrona di casa dando un tiro alla sigaretta. Gli interni hanno un loro criterio e l’organizzazione è cambiata nel tempo. L’abitazione, ancorché privata, è vincolata dalla Soprintendenza, che ha collaborato per il restauro esterno. Dopo il sisma la Villa è stata classificata “B”, godendo, quindi, di un contributo limitato.

Articolo sulla villa: abruzzoweb

 

15560849204_34662da527_o Schermata 2015-02-15 a 15.52.01 Schermata 2015-02-15 a 15.52.06 Schermata 2015-02-15 a 15.52.10 Schermata 2015-02-15 a 15.52.16 Schermata 2015-02-15 a 15.52.23 Schermata 2015-02-15 a 15.52.32 Schermata 2015-02-15 a 15.52.37 Schermata 2015-02-15 a 15.52.40 Schermata 2015-02-15 a 15.52.45 Schermata 2015-02-15 a 15.52.50 Schermata 2015-02-15 a 15.52.56 Schermata 2015-02-15 a 15.53.02 Schermata 2015-02-15 a 15.53.07 Schermata 2015-02-15 a 15.53.12 Schermata 2015-02-15 a 15.53.17 Schermata 2015-02-15 a 15.53.22 Schermata 2015-02-15 a 15.53.28 Schermata 2015-02-15 a 15.53.34 Schermata 2015-02-15 a 15.53.41 Schermata 2015-02-15 a 15.53.46 Schermata 2015-02-15 a 15.53.50 Schermata 2015-02-15 a 15.53.55 Schermata 2015-02-15 a 15.54.01 Schermata 2015-02-15 a 15.54.06 Schermata 2015-02-15 a 15.54.12

L'articolo Villa Nurzia sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/scheda/villanurzia/feed/ 0
Auditorium http://www.italialiberty.it/scheda/auditorium/ http://www.italialiberty.it/scheda/auditorium/#comments Wed, 11 Feb 2015 19:10:31 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=6098 L’attuale Auditorium Floridia era in origine una chiesa […]

L'articolo Auditorium sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
L’attuale Auditorium Floridia era in origine una chiesa e precisamente la Chiesa di San Giovanni Battista con l’attiguo Convento. La Chiesa venne edificata intorno al 1350 su istanza e per munificenza dei conti di Modica Chiaramonte.
Come riferisce lo scrittore e giornalista medicano ( 1906-1971)Franco Libero Belgiorno in “ Modica e le sue Chiese” “ secondo attendibili notizie risulta che Re Martino concesse a questa Chiesa un Ospizio per la Commenda gerosolimitana e, come dal regale privilegio, il Commendatore di questa Chiesa aveva il diritto di eleggere quattordici “ martelletti”, -nobili uomini- insigniti dalle Croci. Lo Storico P. Carrafa così informa:

Qui, oltre a Maestrali della Gran Commenda di Malta che tengono sotto il loro dominio altri paesi, sta una Commenda sotto il titolo di San Giovanni Battista nella cui Chiesa molti presbiteri sono insigniti della Croce bianca gerosolimitana. “

Sparse per la Sicilia erano altre 17 Commende, con rendite più o meno vistose, delle quali notevole quella di Modica. L’ordine ebbe il suo ordinamento nel 1099 dal Capo gentiluomo Gherardo di Proivenza che ne fu il primo Maestro. La divisa era formata da una veste nera con croce bianca ottagona sul cuore. Nel 1178 il Capo, Raimondo de Puy o de Podio , d’accordo con il Papa Pasquale II, divise i frati in tre classi: Gentiluomini d’arme, il cui compito era quello di far la guardia all’Ospedale e di accompagnare i viaggiatori, gli Ecclesiastici, cioè quelli addetti al solo culto ed i Serventi .Fu per ciò che gli appartenenti all’ordine diventarono” frati cavalieri”. L’Ordine fu eminentemente ospedaliero.

La conferma che questa insigne Chiesa sia sorta prima dl 1391 ci viene data dal “Capibrevium Praelatiarum et Beneficiorum Ecclesiasticorum” dettato nel 1511 da Giovanni Luca Barbieri( collezione originale che si conserva nell’Archivio di Stato di Palermo) che riporta il contenuto di una lettera di Re Martino, del 1391, circa le preceptoriae o commendae delleChiese di San Giovanni Gerosolimitano”terrarum Mohac, Ragusie et Heraclie”.

La Chiesa dovette esser devastata dal terremoto del 1613 se, come risulta, Don Giovanni Grimaldi condusse suo figlio Agostino nella vicina Chiesa di San Giovanni Battista a Scicli per ricevere solennemente la Croce d’Oro ed iniziare il noviziato a Malta . Questo avveniva intorno al 1639/40. Il susseguente terremoto del 1693 dovette completamente distruggerla; non più riedificata divenne n appresso un pubblico fondaco, poi magazzino di legname e, nel 1926, venne trasformata in cinematografo il” Cinema Moderno”.

Auditorium Liberty Modica - Ph. Eugenio Rizzo Auditorium Liberty Modica - Ph. Eugenio Rizzo 1396123294-modica-presto-fruibile-l-auditorium-pietro-floridia 1396862423-il-centro-storico-godra-di-nuova-luce DSC08459 DSC08460 DSC08492

L'articolo Auditorium sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/scheda/auditorium/feed/ 0
Palazzo Di Liddo http://www.italialiberty.it/scheda/palazzodiliddo/ http://www.italialiberty.it/scheda/palazzodiliddo/#comments Tue, 10 Feb 2015 19:13:25 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=6076 Il palazzo Di Liddo, in stile Liberty, ha forma di para […]

L'articolo Palazzo Di Liddo sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
Il palazzo Di Liddo, in stile Liberty, ha forma di parallelepipedo e si innalza su due piani. La planimetria si sviluppa su tre livelli.
C’è anche una parte sotterranea un tempo adibita a magazzino-deposito. Esso è costituito da diverse sale molto grandi che presentano volte a botte e a vela, un forno, un pozzo chiuso e una botola dalla quale venivano scaricate le merci del magazzino.
L’atrio chiuso, presenta un lucernario che dà luce alle scale; la ringhiera è in ferro battuto con motivi a spirale. I piani superiori sono suddivisi in abitazioni.
La facciata del palazzo presenta un portale centrale; al primo piano troviamo tre balconi con balaustra in pietra mentre al secondo piano ci sono tre balconi in ferro battuto,una maschera circondata da frutta e fiori decora l’architrave della finestra centrale. La superficie della facciata è liscia tranne agli angoli dove sporge il bugnato. La facciata presenta anche una cornice molto sporgente.

Linguaggio visivo ed espressivo
Elementi tipici di questo stile sono: decorazioni floreali, presenze di maschere apotropaiche, ferro battuto delle balaustre, linee curve ed eleganti, forme flessuose nei cornicioni e nei balconi, la presenza di ornamenti e di geometrie circolari innestati per rompere la linearità prospettica.

Notizie storiche
Francesco Di Liddo, nato il 4 ottobre 1871 e morto l’ 8 giugno 1967, con il suo diploma in enologia, fonda una ditta di esportazione ortofrutticola nel 1900, che avrà molto successo in campo internazionale.
Bisceglie divenne “capitale” dell’esportazione in Puglia con i suoi 30 magazzini di mandorle, uva, ciliegie ed ortaggi vari. Tra i vari produttori agricoli biscegliesi primeggiò proprio Di Liddo il quale introdusse il primissimo tendone di uva “Mennavacca o Regina” intorno agli anni 20. La richiesta internazionale di uva e vino divenne sempre più intensa soprattutto da parte della Germania e del Belgio dove si commerciavano anche cavolfiori, patate, piselli, cetrioli, pomodori, ciliegie e insalata.
L’uva pregiata venne chiamata “Regina Delle Puglie” visto che al nord gli acquirenti di questa uva avevano una certa vergogna nel pronunciare il nome “Mennavacca”, per cui si ritenne più proficuo mutarlo. L’uva prodotta a Bisceglie veniva lavorata, imballata e caricata proprio nel magazzino di Palazzo Di Liddo.
Erano disposti lunghi tavoli per la lavorazione della frutta ed era anche presente una piccola stanzetta con le pareti a vetri dove l’esportatore seguiva le fasi della lavorazione e il ragioniere teneva la contabilità. Al lato dell’entrata era situata la “Basculla”, una bilancia su cui veniva pesata la merce. Il personale addetto era composto prevalentemente da donne. Le squadre di uomini erano addette allo scarico della merce. Gli operai nei magazzini per rendere meno faticoso il lavoro intonavano canti popolari.
Durante la Seconda Guerra Mondiale il suo ampio seminterrato fu utilizzato come rifugio pubblico in caso d’allarme e di bombardamenti e quindi adibito anche a deposito di merci tedesche. Nei giorni successivi all’armistizio, l’immobile fu saccheggiato. Alla fine degli anni ’60 il deposito fu trasformato in una della più frequentate discoteche della zona: il Piper club.

ph.  Daniele Felice Sasso 10951899_10205923824401098_1664690672_o (1) 39 34 33 32 30 29 29-2 27 12

L'articolo Palazzo Di Liddo sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/scheda/palazzodiliddo/feed/ 0
Caffè Meletti http://www.italialiberty.it/scheda/caffemeletti/ http://www.italialiberty.it/scheda/caffemeletti/#comments Wed, 04 Feb 2015 21:20:57 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=6033 Il Caffè Meletti è da sempre punto di riferimento e pat […]

L'articolo Caffè Meletti sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
Il Caffè Meletti è da sempre punto di riferimento e patrimonio della Città e uno dei luoghi più visitati da appassionati e turisti.

Ubicato nella centralissima piazza del Popolo, accanto al Palazzo dei Capitani, è stato inaugurato la sera del 18 maggio 1907 per volontà di Silvio Meletti, l’industriale di liquori famoso per la produzione dell’Anisetta, che due anni prima aveva rilevato la palazzina realizzata tra il 1881 e il 1884 per ospitare gli uffici della Posta e del Telegrafo.

Grazie all’opera dell’ingegner Enrico Cesari e del pittore decoratore Pio Nardini, nasce così un elegante bar in stile Liberty caratterizzato dalla ricchezza degli arredi, dallo splendore degli ornamenti e dalla raffinatezza delle pitture che ancora oggi contribuiscono a rendere unica l’atmosfera del Caffè Meletti.

Per “la coerenza che lo lega alle strutture in un tutto inscindibile, per l’unitarietà, essendo rimasto, salvo qualche piccola variante, nello stato originario, per l’eleganza delle linee e del decoro che ne fanno un raro documento di stile liberty nella regione marchigiana, e perché luogo preferenziale di incontro socio-culturale che ha rivestito in passato e che oggi continua a mantenere, tanto da essere soprannominato il Senato”, il Caffè Meletti nel 1981 è stato dichiarato dal Ministero dei beni culturali e ambientali ‘Locale di interesse storico e artistico’.
Dopo una chiusura che ne ha messo a rischio la continuità, nel 1996 il Caffè Meletti viene acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno che lo restituisce alla città nel 1998 dopo un’attenta opera di restauro conservativo. I successivi adeguamenti strutturali e tecnologici conclusi nel novembre del 2011 hanno riportato il bar e il ristorante al prestigio e al fascino di un tempo.

L’architettura del Caffè Meletti è affascinante quanto la sua storia. La palazzina che ospita il Caffè è, nella propria linearità, un elemento che si inserisce con grande eleganza nello scenario cinquecentesco di Piazza del Popolo, apportando anche un delicato tocco di colore con la sua intonacatura rosa antico.
Su pianta trapezoidale, la facciata principale, di stile tipicamente neoclassico, è suddivisa in tre fasce orizzontali, demarcate da cornici sagomate, corrispondenti ai tre piani dell’edificio. Al piano terra le quattro vetrine e l’ingresso sono protette da un portico a cinque arcate con volte affrescate dal pittore ascolano Giovanni Picca nel 1883 con affreschi sul tema “Emblemi allusivi delle funzioni postali”; poco sopra la cornice marcapiano sorregge una fila di cinque finestre sormontate da altrettante lunette a tutto sesto (piano nobile) e infine una cornice dentellata funge da basamento per la balaustrata che delimita l’ampia terrazza (ultimo piano). Nel 1906 gli affreschi furono intonacati e solo il restauro del 1998 ha riportato alla luce l’intera opera.

L’interno del locale ricalca l’impostazione tipica di un caffè ottocentesco in stile liberty ed è organizzato in uno spazio per la consumazione in piedi, uno spazio ampio per la consumazione a sedere e uno per la pasticceria. L’inimitabile atmosfera è protetta da ogni dettaglio di stile e arredamento. Dagli affreschi del soffitto, opera del pittore ascolano Pio Nardini alle appliques e ai lampadari in ottone lavorato con bulbi in vetro smerigliato fino ai divani rivestiti di morbido velluto verde muschiato, ai tavolini rotondi con piano di marmo bianco di Carrara su base in ghisa fusa lavorata, altri dipinti dall’artista milanese Giuseppe Moneta, alle sedie di tipo Thonet con impagliatura di Vienna, alle colonne in ghisa con il capitello fruttato e alla caratteristica scala a chiocciola in legno intagliato. Gli ultimi interventi di restauro hanno lavorato sulla profondità, aprendo l’ingresso da via del Trivio, sulla funzionalità del banco bar e sull’illuminazione grazie a ai lampadari in vetro di murano.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, per mezzo della società strumentale Caffè Meletti Srl, nel 1996 ha permesso allo storico locale di tornare agli antichi splendori dopo anni di chiusura. L’obiettivo che la Fondazione  intende perseguire, con la gestione diretta del Caffè Meletti, attraverso la propria società strumentale, è la promozione del territorio di riferimento con la consapevolezza che il Caffè è una delle icone di questa comunità.

Ph. Eugenio Rizzo - Marche Liberty, Caffè Meletti Ph. Eugenio Rizzo - Marche Liberty, Caffè Meletti Ph. Eugenio Rizzo - Marche Liberty, Caffè Meletti Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno Caffè meletti Liberty Ascoli Piceno

Foto di Eugenio Rizzo (courtesy, le prime tre immagini)

L'articolo Caffè Meletti sembra essere il primo su Italia Liberty.

]]>
http://www.italialiberty.it/scheda/caffemeletti/feed/ 0