Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Tue, 06 Dec 2016 20:18:18 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.10 Sebastiano Giuseppe Locati http://www.italialiberty.it/sebastianogiuseppelocati/ http://www.italialiberty.it/sebastianogiuseppelocati/#comments Sun, 04 Dec 2016 13:45:26 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11669 SEBASTIANO GIUSEPPE LOCATI (1861 – 1929)   N […]

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SEBASTIANO GIUSEPPE LOCATI
(1861 – 1929)

 

Nacque a Milano il 20 genn. 1861 da Francesco e da Angela Fossati. Studiò all’Accademia di Brera con C. Boito e C. Formenti, conseguendo la licenza del corso superiore di architettura nel 1881. Aggiudicatosi il pensionato Oggioni, trascorse un biennio a Roma, dove si dedicò allo studio dell’architettura medievale con una serie di rilievi presentati all’Esposizione di Torino (1884), che gli valsero la menzione d’onore. Fu aiuto di G. Ceruti nell’Esposizione di Milano del 1881 e nello stesso anno collaborò con L. Beltrami nel rilievo del lazzaretto. Dopo un breve periodo di frequenza all’École nationale des beaux-arts di Parigi (1885), intraprese la carriera professionale, concentrata in buona parte a Milano.

Sin dagli esordi la produzione architettonica del L. fu caratterizzata da un linguaggio tardoeclettico, influenzato sia dal neomedievalismo di impronta boitiana sia da cadenze neorinascimentali di matrice europea, assorbite nei frequenti viaggi di studio.

Tra le prime realizzazioni milanesi degne di nota sono le case Maddalena e Sartorelli (1885-87), interessanti soprattutto per le calibrate decorazioni in cemento gittato, terrecotte smaltate e marmi policromi. Più articolato, il complesso Rigamonti in via Solferino (1888-90), composto di due palazzine neorinascimentali unite da un corpo di fabbrica a un piano rivestito in bugnato.

Nel 1886 il L. partecipò al concorso per il completamento della facciata del duomo di Milano e per l’occasione approfondì la conoscenza del gotico attraverso viaggi in Europa; fu premiato e ammesso a partecipare nel 1888 al concorso di secondo grado (C. Boito, Il duomo di Milano e i disegni per la sua facciata, Milano 1889, pp. 272, 276). Nel 1900 sarà chiamato a far parte della commissione per l’esecuzione del progetto Brentano, con Boito, A. D’Andrade, G. Moretti e O. Tabacchi. Dopo essersi aggiudicato nel 1890 il pensionato sessennale Gori-Ferroni a Siena, che gli permise di effettuare ulteriori viaggi in Europa e Medio Oriente, ebbe l’occasione, per lui di fondamentale importanza, di frequentare D’Andrade, che gli commissionò progetti, in buona parte realizzati, di villini per familiari e conoscenti a Lisbona, città in cui il L. risiedette tra il 1891 e il 1893.

Nei villini Bastos e Julio de Andrade, entrambi situati al pateo de Thorel, la cifra stilistica delle facciate riporta alla libera reinterpretazione di stilemi neocinquecenteschi, mentre l’organizzazione degli interni appare svincolata da rigide simmetrie e caratterizzata da soluzioni spaziali e volumetriche dettate da precise richieste della committenza: nel primo, il grande salone tripartito da doppie colonne dal quale si accede al belvedere ottagonale con loggia e cupolino; nel secondo, il cortile centrale a loggiati sovrapposti, coperto da una struttura in ferro e vetro. Differisce da questa impostazione il progetto irrealizzato per il villino Almeida, dagli stilemi decisamente neogotici, che nel 1911 sarà riutilizzato, con leggere modifiche e adattamenti, per la costruzione del villino Pio Soldati a Lugano la cui cifra stilistica denota un’attenuazione dei caratteri gotici mediante l’inserimento di arcate a tutto sesto (Erba).

Nel 1894 conseguì la laurea in architettura civile presso il Politecnico di Milano.

Nell’ultimo decennio del secolo, dopo la parentesi portoghese proficua anche per gli approfondimenti sull’architettura manuelina, si registrano le migliori opere del L., tra le quali spicca la casa per i fratelli Reininghaus (1895-96: Milano, corso Genova) dalla tipologia mista, con i due livelli inferiori destinati a locali di ristoro e spettacolo, riproponendo nelle facciate “quel Neoromanico ripulito, schietto e assai dignitoso, che, di fatto, ne esalta la funzionalità per parti” (G. Canella, Il sistema teatrale a Milano, Bari 1966, p. 103).

Tra la fine del secolo e l’inizio del Novecento il L. svolse intensa attività nella costruzione di tombe, villini, palazzi e case, lasciando opere e progetti ad Albiolo, Ameno, Arona, Casalzuigno, Erba, Modena, Pavia e Stradella.

Di particolare interesse, a Milano, la villa Francetti Frova (1895-96: via Venti Settembre), con torre ottagonale d’angolo coronata da loggetta a cupolino e la casa per l’amico scultore Tabacchi (1903-05: via Petrarca), organizzata secondo lo schema dei casamenti d’affitto. Tra le numerose edicole funerarie realizzate al cimitero Monumentale di Milano, di maggior interesse è quella disegnata per Felice Villa (1901), dove il L., facendo uso di specchiature a mosaici policromi, sembra aderire cautamente al linguaggio modernista.

Fu attivo anche a Pesaro, dove progettò l’auditorium C. Pedrotti, ultimato nel 1892 (Teatri delle terre di Pesaro e Urbino [catal., Pesaro], a cura di F. Battistelli – P.L. Cervellati, Milano 1997, pp. 148-150, 167).

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Il L. prese parte a concorsi internazionali per il Museo delle antichità egizie al Cairo (1895), apprezzato da E. Basile, per l’Università di San Francisco (1898), per la facoltà di scienze e per il Policlinico S. Martín a Buenos Aires (1908-09), riportando segnalazioni e premi (Architetto S.G. L.…, 1936).

All’apice della carriera professionale, nel 1903 si aggiudicò insieme con O. Bongi il concorso per l’Esposizione di Milano del 1905, organizzata per celebrare la realizzazione del traforo del Sempione e rimandata al 1906 per il protrarsi dei lavori.

Incaricato della direzione artistica generale della sezione allestita al parco Sempione, il L. disegnò l’ingresso principale a configurazione ellittica, sul quale prospettavano il padiglione del Sempione, con la riproduzione a scala originale dei due imbocchi del tunnel, e l’edificio dell’Acquario, con decorazioni a pannelli di piastrelle smaltate e cemento della ditta Chini, nel quale il progettista si rivelò sensibile alla corrente secessionista. Suoi, anche i padiglioni delle Belle Arti, dell’Architettura (con G. Bergomi), della Previdenza e dei Festeggiamenti, che nella commistione di stili e temi decorativi, a volte ridondanti, denotano un approccio ancora radicato a matrici eclettiche e poco partecipe alle istanze moderniste (R. Bossaglia, Il liberty in Italia, Milano 1968, p. 125).

Sempre in tema di apparati effimeri il L. diede i disegni per l’Esposizione dei trasporti a Buenos Aires (1910), città dove si recò a più riprese tra il 1908 e il 1909, accompagnato dal figlio Attilio, appena laureato nel 1907 al Politecnico di Milano e che sarebbe stato impegnato professionalmente in Argentina fino al 1916 (Opere e progetti nell’America del Sud. Arch. Attilio Locati, in L’Architettura italiana, XIV [1919], 5, pp. 35-40).

Durante e dopo la guerra il L. rallentò l’attività professionale, dedicandosi soprattutto alla carriera accademica; dal 1899 al 1935 fu professore all’Università di Pavia, insegnando ornato e architettura, composizione architettonica e architettura pratica. Tra gli allievi che si formarono con il L. nell’ateneo pavese, succedendogli anche negli incarichi didattici, vi furono H. Balducci e G. Bergomi. Ebbe anche un breve incarico a Roma, dove nel 1920-21 tenne la cattedra di rilievo e restauro dei monumenti presso la neonata R. Scuola superiore di architettura, orientandosi verso la tendenza storico-analogica del restauro, vicina alle concezioni di Beltrami e di D’Andrade. Membro di commissioni universitarie ed edilizie, nel 1914 fu il rappresentante italiano nella giuria dei concorsi per il palazzo reale, il palazzo di Giustizia e il Museo nazionale a Sofia.
Il L. morì a Milano il 7 ott. 1939.

 

Testo di Fabrizio Di Marco
Tratto dal Dizionario Treccani

 

Fonti e Bibl.: L’archivio Locati, conservato presso il dipartimento di ingegneria edile e del territorio dell’Università degli studi di Pavia, si compone di un rilevante numero di schizzi, disegni, copie cianografiche e foto. Si vedano inoltre: C. Mina, Le cappelle Pozzi, Nava e Molina…, in L’Edilizia moderna, III (1894), 9-10, pp. 71-73; Id., Il villino Calabresi in Milano, ibid., IV (1895), 11, p. 88; F. Magnani, Casa Reininghaus, ibid., VII (1898), 11-12, p. 79; Tomba Ceradini…, ibid., VIII (1899), 5, p. 35; Casa Tabacchi…, ibid., XIV (1905), 11, pp. 58 s.; A. Ferrari, L’architettura all’Esposizione di Milano del 1906, ibid., XV (1906), 5, pp. 29 s.; Palazzo per la facoltà di scienze in Buenos-Aires, in L’Architettura italiana, IV (1908-09), 10, pp. 110 s.; L’Esposizione dei trasporti… in Buenos-Aires, ibid., 11, pp. 122-125; Policlinico per la città di Buenos-Aires, ibid., VIII (1912-13), 5, pp. 56 s.; Architetto S.G. L.: progetti – costruzioni – rilievi, Pavia 1936 (con introduz. del L., curricula ed elenco delle principali pubblicazioni); Architettura liberty a Milano (catal.), a cura di R. Bossaglia, Milano 1972, p. 6; M. Nicoletti, L’architettura liberty in Italia, Roma-Bari 1978, ad ind.; M. Grandi – A. Pracchi, Milano. Guida all’architettura moderna, Bologna 1980, ad ind.; Milano. Parco Sempione (catal.), a cura di M.G. Folli – D. Samsa, Milano 1980, pp. 70-72, 120-122; M. Salvadè – D. Frizzi Brianza, Architettura liberty a Milano, Milano 1984, pp. 54, 61, 82, 145, 179; M. Boriani – C. Morandi – A. Rossari, Milano contemporanea, Torino 1986, ad ind.; Archivi del liberty italiano. Architettura, a cura di R. Bossaglia, Milano 1987, pp. 169, 579; M. Picone Petrusa – M.R. Pessolano – A. Bianco, Le grandi esposizioni in Italia: 1861-1911, Napoli 1988, pp. 114-117; L. Erba, Il neogotico nell’insegnamento per gli ingegneri dell’Università di Pavia…: G.S. L., in Il neogotico nel XIX e XX secolo.Atti del Convegno, Pavia… 1985, a cura di R. Bossaglia – V. Terraroli, II, Milano 1989, pp. 206-214; Architetti e ingegneri italiani in Argentina, Uruguay e Paraguay, a cura di L. Patetta, Roma 1992, pp. 92 s.; Il Monumentale di Milano, a cura di M. Petrantoni, Milano 1992, pp. 106, 108, 116, 140, 334; M.P. Belski, 1860-1918: Milano cresce, Firenze 1995, pp. 312-316; L. Patetta, L’architettura a Milano al tempo di Luca Beltrami, in Luca Beltrami architetto (catal.), a cura di L. Baldrighi, Milano 1997, pp. 59, 62-66, 70, 72; V. Fontana, Profilo di architettura italiana del Novecento, Venezia 1999, ad ind.; A. Mazzarella, S.G. L.: orientamenti concettuali del restauro…, in La facoltà di architettura dell’Università “La Sapienza” dalle origini al Duemila, a cura di V. Franchetti Pardo, Roma 2001, pp. 169-175; Il liberty a Milano (catal.), a cura di R. Bossaglia – V. Terraroli, Milano 2003, ad ind.; L. Erba, I corsi per ingegneri all’Università di Pavia…, in Scuola e facoltà per ingegneri in Pavia, a cura di I. De Lotto, Como 2003, pp. 32-35; M. Forni, G.S. L., in Censimento delle fonti. Gli archivi di architettura in Lombardia, a cura di G. Leyla Ciagà, Milano 2003, p. 105.

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Mazzucotelli, anima e volto del ferro battuto Liberty http://www.italialiberty.it/mazzucotelli-animaevoltodelferrobattutoliberty/ http://www.italialiberty.it/mazzucotelli-animaevoltodelferrobattutoliberty/#comments Tue, 29 Nov 2016 20:25:36 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11609 «El fer l’ha da vess trattaa come una sciora». Così Ale […]

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«El fer l’ha da vess trattaa come una sciora». Così Alessandro Mazzucotelli spiegava il segreto della sua arte. E davvero l’artista – lodigiano di nascita e milanese d’adozione – trattava il ferro battuto
come una signora, trasformandolo in fiori e volute eleganti secondo i dettami dello stile Liberty, in voga tra la fine delXIX secolo e l’inizio del XX.

Difficile, passeggiando per le strade di Milano, non notare le opere del maestro lodigiano: le inferriate alle finestre, i decori di un cancello, il corrimano di uno scalone. Mazzucotelli, il re del dettaglio, il principe del Liberty italiano, nacque a Lodi il 30 dicembre 1865, in una famiglia originaria della Valle Imagna, nella Bergamasca. Imparò il mestiere di fabbro in via Manuzio a Milano, alla bottega di Defendente Oriani, laboratorio che poi rileverà nel 1891 trasferendolo successivamente in via Ponchielli e poi in Bicocca. Rapidi i passaggi che lo portarono a diventare collaboratore di architetti star dell’epoca come Giuseppe Sommaruga e Gaetano Moretti: Camillo Boito, fratello del librettista Arrigo, fece da “talent scout” e lo introdusse agli ambienti giusti. «Mazzucotelli e Sommaruga avevano gusti simili— racconta il professor Valerio Terraroli, docente di Storia dell’Arte moderna e contemporanea all’Università di Torino, collaboratore della professoressa Rossana Bossaglia, grande studiosa di Mazzucotelli —. Nei loro lavori c’è armonia tra la costruzione dell’edificio e i dettagli in ferro battuto».

Un esempio di questo connubio è Palazzo Castiglioni, in corso Venezia 47 a Milano. Il
cancello posteriore, lo scalone d’onore, i lampadari e le grosse api che decorano l’estremità superiore dell’edificio, sono tutte opere del Lodigiano. Non stupisca la scelta di decorare un palazzo con degli insetti di ferro: «Lo stile Liberty si ispira alla natura, rappresentandola non in maniera descrittiva, ma evocativa, attraverso
linee morbide e sottili», spiega Terraroli. Tutto questo per «la ribellione all’architettura dell’epoca che prediligeva uno stile “antico”. L’influenza arrivò anche dalle stampe giapponesi portate in Europa per la prima volta», sottolinea il docente. Fonte d’ispirazione per Mazzucotelli, che riusciva a far sembrare leggero un materiale
come il ferro: «Era la sua abilità — prosegue il professore —. Si pensi alla Lampada delle libellule, o al Cancello delle farfalle in via Ausonio 3, a Milano».

Le farfalle decorano anche «i balconi in via Garibaldi 17 — 19 a Lodi», racconta Grazia Ottobelli, ex docente di storia agli istituti Bassi e Gandini, che ha scritto il libello Lodi in liberty, primo studio sulla presenza dello stile artistico nel capoluogo. Anche Lodi si lasciò travolgere dalla moda e dal gusto del tempo: «Mazzucotelli conosceva dei lodigiani illustri — spiega la professoressa —, una nuova classe dirigente di spirito giolittiano (ispirata a Giovanni Giolitti, ndr), che guardava alla modernità e al progresso». E che, ovviamente, amava la moda. Ottobelli spiega che «Mazzucotelli fece i lampadari sotto al portico del Broletto, curò l’interno della Banca
Popolare in via Cavour» e poi balconi e cancelli, da via Gaffurio a corso Umberto. Ma non solo.

Mazzucotelli curò i dieci cancelli del Teatro Nazionale di Città del Messico e decorò i palazzi costruiti a Bangkok, in Thailandia, da Annibale Rigotti. Morì nel 1938, in una Milano da sogno, che ancora oggi, tra luci scintillante e traffico caotico, lascia intravedere qualche farfalla.

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di Nicoletta Pisanu

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Due geni distinti del Liberty. Sommaruga e Mazzucotelli http://www.italialiberty.it/rapportotrasommarugaemazzucotelli/ http://www.italialiberty.it/rapportotrasommarugaemazzucotelli/#comments Tue, 29 Nov 2016 20:25:14 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11611 Riguardo ai rapporti tra l’architetto Giuseppe Sommarug […]

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Riguardo ai rapporti tra l’architetto Giuseppe Sommaruga e l’artista del ferro Alessandro Mazzucotelli non sono documentate rilevanti collaborazioni se non a fine Ottocento, prima del liberty: nei villini per Giacomo e Giovanni Aletti a Roma (1897-1902), nell’edicola funebre per la famiglia Aletti a Varese (1898) e nella riforma del negozio Calderoni a Milano (1898).

Sommaruga disegnava in modo dettagliato tutti gli elementi decorativi dei suoi edifici, tra cui i manufatti in ferro battuto. Ne fanno fede i disegni conservati o pubblicati, nonché il testo introduttivo della monografia curata da Ugo Monneret de Villard nel 1908. Ne è ulteriore dimostrazione l’omogeneità stilistica dei ferri in tutti i suoi edifici del periodo liberty, a differenza della maggioranza degli altri architetti dell’epoca.

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Piuttosto che collaborare con Mazzucotelli, sempre propenso a dare un contributo personale al disegno dei ferri e talvolta della stessa architettura in cui venivano inseriti (un caso esemplare è quello di Casa Ferrario a Milano, con i celebri balconi), Sommaruga preferiva affidarsi a esecutori che li realizzavano con virtuosismo ma in modo fedele ai suoi disegni. Per esempio le ditte Giovanni Magnoni e F.lli Ghianda per Palazzo Castiglioni a Milano e la ditta Bardone e Alziati per il Mausoleo Faccanoni a Sarnico (entrambe le ditte erano di Milano). Si può ipotizzare, a fronte dell’attuale assenza di documenti, che anche i ferri battuti delle tre ville per i Faccanoni a Sarnico, nonché di quella per Luigi Faccanoni a Milano (oggi Casa di Cura Columbus), siano stati realizzati dalla ditta Bardone e Alziati.

A dimostrazione del fatto che i ferri battuti degli edifici di Sommaruga potevano raggiungere esiti altissimi anche senza il contributo di Mazzucotelli è emblematico il caso di Palazzo Castiglioni a Milano: il suo nome non compare nelle pubblicazioni dell’epoca (tra cui l’articolo dedicato specificamente ai ferri, non firmato ma di Camillo Boito) e non vi è traccia di disegni relativi al palazzo nell’archivio di Mazzucotelli, oggi conservato presso la Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano. Inoltre sui tre cancelletti nell’androne – tra i pezzi più straordinari dell’intera suite – compare in evidenza la targhetta della ditta Giovanni Magnoni. L’eccezionalità dei ferri del palazzo è indubbia, dunque le ditte Magnoni e Ghianda erano senz’altro in possesso delle competenze tecniche e artistiche necessarie per rispondere alle richieste di Sommaruga.

Di Mazzucotelli è documentato all’interno di Palazzo Castiglioni (nella portineria) solo un esemplare della celebre “lampada delle libellule”, con inserti di pasta vitrea colorata. Ma la lampada appare del tutto autonoma dal suo contesto architettonico, rendendo difficile dimostrare una collaborazione tra i due personaggi.

Studiosi autorevoli si sono occupati del rapporto tra Sommaruga e Mazzucotelli giungendo a questa conclusione: tra loro Eleonora Bairati e Valerio Terraroli.

La medesima posizione è sostenuta in una recente tesi di laurea monografica, ad oggi il contributo più completo sulla figura di Mazzucotelli: Giuditta Lojacono, Dum vulnerat format: i disegni di Alessandro Mazzucotelli della Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano, relatori P. Rusconi e G. Mori, correlatore S. Bignami, Università degli Studi di Milano, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Storia e Critica dell’Arte, Anno Accademico 2011-2012, p. 13.

 

di Pierfrancesco Sacerdoti

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La fu la Palermo Liberty http://www.italialiberty.it/la-fu-la-palermo-liberty/ http://www.italialiberty.it/la-fu-la-palermo-liberty/#comments Tue, 29 Nov 2016 20:17:53 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11636 di Maria Giulia Partinico È la sensazione di sconforto […]

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di Maria Giulia Partinico

È la sensazione di sconforto che assale gli animi alla vista di una Palermo che era diversa da come la si vede ai giorni nostri.
Del “Boulevard” di Palermo, Via Libertà, e dei suoi Villini in Stile Liberty non rimane che un lungo boulevard composto da un mosaico di quel che rimane di villini liberty e palazzi moderni che si alternano rovinando l’atmosfera originale della Via Libertà di un tempo. Quel tempo citato nei righi precedenti non si riferisce ad un tempo lontano, ma un tempo storico abbastanza recente che risale agli ultimi anni dell’800 e soprattutto ai primi anni del ‘900.

•    La crescita economica e la lottizzazione della Palermo nordsettentrionale

Infatti con l’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891/92, situata nell’Attuale Giardino Inglese di Palermo, si da inizio ad un nuovo piano regolatore che permette la costruzione di viali alberati e la lottizzazione del terreno.
In quest’area, infatti, negli anni successivi all’Esposizione si avrà un vero e proprio fiorire di Villini Liberty e la zona amplierà il vecchio centro storico di Palermo da Via Dante sino a Piazza Vittorio Veneto (comunemente denominata Statua, per il suo imponente monumento celebrativo realizzato dallo stesso Ernesto Basile nel 1910).

E’ questo il periodo in cui comincia la costruzione di diversi villini in stile liberty da parte dell’architetto Ernesto Basile e da altri architetti conterranei.
I cosiddetti “villini” diventano formula di prestigio non solo per gli architetti ma soprattutto per i committenti che richiedono sempre più la costruzione di Villini in stile liberty che esaltino il prestigio della famiglia.
Anche i ricchi borghesi stranieri vengono a Palermo non solo per le vacanze (esempi famosi sono il Kaizer tedesco Guglielmo II e il re Edoardo VII di Inghilterra ospitati presso la residenza Florio) ma alcuni di essi decidono di venire ad abitare a Palermo (esempio famoso è la Famiglia inglese Whitaker. Oggi ne rimane la Villa Whitaker in Via Dante).

Ma non tutto è destinato a sopravvivere in eterno, conseguentemente al crollo della borghesia palermitana -la famiglia Florio ne è un esempio-, Palermo verrà avvolta da un lento declino che culminerà con il famoso “Sacco di Palermo”.

•    Ma cosa s’intende con l’espressione “Sacco di Palermo”?

Con l’espressione Sacco di Palermo si fa riferimento al deturpamento della città causato dalla lottizzazione aggressiva, il cosiddetto “boom edilizio”, attuato da parte dell’amministrazione del tempo nel ventennio successivo alla Seconda Guerra Mondiale.
Infatti a causa dei bombardamenti, parte della vecchia Palermo fu distrutta ed furono necessarie nuove abitazioni e fu qui che entrò in gioco l’assessore ai lavori pubblici Ciancimino che concedette ben 4.000 licenze edilizie di cui 1.600 figuravano intestate a tre prestanome.
Si afferma che oltre 3.000 di queste concessioni furono firmate nell’arco di una sola notte e il tono con cui si raccontano questi avvenimenti che portarono al cambiamento dell’assetto urbano di inizio secolo non può essere che di nostalgia per ciò che non esiste più e amarezza per le cause che portarono a ciò.
Inoltre l’espressione “ciò che non esiste più” non è stata usata erroneamente o solo come esasperazione di un periodo ben più ampio e sanguinoso della storia di Palermo  ma come indice di tutto ciò che è stato raso al suolo in quel periodo.

•    La demolizione aggressiva
Molti dei Villini liberty tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60 furono letteralmente rasi al suolo per far posto a nuove costruzioni o per nascondere ciò che non doveva esser visto.
Non uno, non due, ma più di un centinaio furono i villini distrutti dalla Mafia e in un breve percorso ne analizzeremo alcuni tra i più importanti:

Villino Deliella

Operai al lavoro a Palermo durante le rapidissime operazioni di demolizione di villa Deliella, iniziate il 28 novembre del 1959

Operai al lavoro a Palermo durante le rapidissime operazioni di demolizione di villa Deliella, iniziate il 28 novembre del 1959

Il lunedì 30 dicembre del 1959 Palermo fu colpita al cuore, uno dei tanti colpi che la città dovette subire, al suo risveglio. Villino Deliella non esisteva più, in una sola notte fu raso al suolo da un centinaio di operai incaricati di abbattere il Villino al suolo il Villino.
Le ragioni sono ignote e non si sa se il proprietario acconsentì di sua libera volontà alla demolizione o fu costretto a farlo sotto pagamento di denaro o minacce. Sul caso l’assessore Vito Ciancimino dichiarò “Non ho tratto alcun vantaggio di nessun genere. Anzi, posso dire– affermò nell’aula del processo per diffamazione all’ex senatore comunista Girolamo Li Causi – che ho fatto inserire nel piano regolatore la zona come verde pubblico, per cui il principe Franco Lanza di Scalea non ha avuto alcun utile a demolire la villa”.
Il luogo in cui era stato edificato fra il 1905 e il 1907 il Villino sotto progetto di Ernesto Basile è attualmente un posteggio per automobili.

Distruzione del Villino:

Oggi:

Villino Di Giorgi (Via Notarbartolo),

Villa Cusenza (Via Duca Della Verdura e Piazza A. Gentile),

Villino Liberty (Via Notarbartolo),

Villino Cavarrett (Via Giacomo Leopardi),

Villa Rutelli (Via Libertà e Via la Marmora),

E non furono solo i Villini ad esser rasi al suolo ma anche Chioschetti non più esistenti..

Chioschetto Piazzetta delle Palme (Via Roma):

schermata-2016-11-29-a-21-02-36E non solo le demolizioni lasciarono una profonda ferita nel cuore di Palermo ma anche i roghi dolosi causati a diverse villette, un caso famoso è l’incendio di Villino Florio (ancora esistente e tra i più famosi monumenti liberty Palermitani acquistato degli anni ’80 dall’Assessorato ai Beni Culturali di Palermo e considerato ed esaltato come “museo di sé stesso”).
Nel novembre del 1962 il Villino Florio s’illuminò.. non di luci elettriche, così come era stato progettato da Basile -infatti il Villino fu uno tra i primi ad esser dotato di luce elettrica a Palermo- ne di feste ma di fuoco.
Un incendio doloso distrusse l’arredamento, la tappezzeria, il caminetto e tutto ciò che faceva parte dell’arredo interno del Villino.
Le cause e il mandante non sono noti, ma è stato accertato che si trattasse di un incendio di natura dolosa.

Il Villino dopo l’incendio del 1962:

Nel raccontare tutte queste vicende e nel ripercorrere questo periodo buio della Città di Palermo sembra superfluo sottolineare il sentimento che genera tutto ciò nello scrittore ma soprattutto nel lettore che viene accompagnato per mano attraverso la distruzione di un patrimonio artistico ma soprattutto del ricordo materiale di una Palermo che fu e che non esiste più. E genera ancora più sdegno la visione quotidiana di una realtà dove il passato sembra non contare e dove il rispetto della memoria si affievolisce giorno dopo giorno e sembra scomparire sempre più la valorizzazione e la conoscenza del Liberty palermitano.

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Raffiora negli scatti di Jacobelli la perduta villa Liberty di Bazzani http://www.italialiberty.it/raffiora-villa-liberty-frascati/ http://www.italialiberty.it/raffiora-villa-liberty-frascati/#comments Thu, 27 Oct 2016 19:00:37 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11555 Di Andrea Speziali Sembra la sceneggiatura del film ‘‘U […]

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Di Andrea Speziali

Sembra la sceneggiatura del film ‘‘Un topolino sotto sfratto’’ dove due fratelli ereditieri si appropriano di una preziosa villa progetta dal famoso Charles Lyle Larue.

Vilino Piacentini Gabrielli Sciarra in stile LibertyLa vicenda del villino ‘fantasma’ di Roma si è rivelata una storia simile. Tutto è partito dal collezionista Andrea Dorlinguzzo, autore del sito <<Roma ieri Oggi>> che ha trovato in una vecchia busta venti negativi realizzati nel 1911 dal fotografo romano Jacobelli. Stupito dalla bellezza delle immagini dei vari villini ripresi tra lo stile Liberty ed Eclettismo, il collezionista si è messo in contatto con l’istituzione <<Italia Liberty>> al fine di ricavare informazioni circa la collocazione dell’anonimo villino. Il comitato di studio ‘‘Italia Liberty’’ incuriosito ha diffuso online le immagini per poterne individuare la collocazione. Inizialmente si pensò potesse essere a Roma in viale Vaticano in virtù della presenza di villini di primo Novecento in quella zona. Ma è risaputo che lo stile Liberty nella città eterna non ebbe lo stesso slancio di altre città italiane come ad esempio Milano, Torino, Trieste e in regioni come l’Emilia-Romagna e la Sicilia. Ci saremmo trovati di fronte, pertanto, ad un ritrovamento sensazionale. Gli studiosi di stemmi araldici Silvia Savoretti e Luca Barducci, contestualmente, riescono a individuare dalle foto che gli stemmi affrescati sulla parete della villa rappresentavano due famiglie potenti dell’epoca. Uno stemma apparteneva al Conte di Camerino Giuseppe Parisani (1823-1887) l’altro della moglie Principessa Emilia Gabrielli (1849-1911) figlia della nipote di Napoleone Bonaparte. I due sono genitori del pittore Napoleone Parisani (1854-1932) cugino del fotografo Giuseppe Primoli. Nell’albero genealogico della villa spunta anche il principe Placido Gabrielli (deceduto a Frascati nel 1911), nipote di Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Si potrebbe immaginare il suo apprezzamento per l’Art Nouveau in relazione alla sua lunga permanenza in Francia. La costruzione della villa è databile tra il 1908-1910.

Dalle foto di Jacobelli notiamo che l’immobile si affaccia su due fronti differenti, uno che guarda su una strada in pendenza e l’altro su uno spazio più ampio e pianeggiante. Si è quindi pensato che si trattasse di una zona del Lungotevere, in particolare tra palazzo Primoli e vicolo dei Marchegiani, un’area in cui nel 1909 sono state effettuate numerose demolizioni. Dopo un mese dalla divulgazione delle immagini, l’associazione Amici di Frascati, nella persona di Massimo De Sanctis, comunica a ‘‘Roma ieri Oggi’’ e ‘‘Italia Liberty’’ che il villino si trovava a Frascati.

È bastato osservare qualche cartolina panoramica della città per individuare la villa locata sopra la stazione ferroviaria che confinava con via Duca d’Aosta e Principe Amedeo ed era nota, inizialmente, come Villa Piacentini, poi Gabrielli ed infine Sciarra. Ho subito contattato il proprietario dell’Hotel Cacciani che, fortunatamente, si ricordava della villa su cui oggi sorge il suo ristorante. Purtroppo oggi la villa non esiste più, fu bombardata o l’8 settembre del 1943 o il 2 gennaio del 1944, al suo posto oggi sorge anche un edificio anni ’60, niente ha a che vedere con la bellezza Art Nouveau del villino originario. Ricostruendo la storia dalle cartoline e dalle testimonianze orali si evince che dopo il bombardamento la villa è rimasta abbandonata, in seguito i calcinacci sono stati rimossi per far spazio ad un cinema all’aperto. Ma la storia non poteva terminare qui.

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Perciò come studioso d’arte Liberty mi sono messo sulle tracce per scoprire l’autore di questo autentico gioiello Art Nouveau italiano. Il Ministero dei Beni Culturali e l’Archivio Storico del Comune di Frascati non hanno trovato documenti in merito se non il ricordo della villa nella memoria dei dipendenti pubblici. Il bombardamento era stato così drammatico che, oltre a distruggere preziosi monumenti, ha fatto sparire gran parte delle fonti. Studiando l’architettura del periodo nell’area del Lazio e i suoi architetti ho individuato la firma del noto progettista Cesare Bazzani la cifra stilistica espressa in villa Gabrielli, si sposa con altre sue opere dallo stile affine, ad esempio villa Giulio Rossi a Terni. Il gioco dei pilastri ai quattro angoli della casa, che terminano sopra il tetto con un vaso decorato, è una delle analogie che approvano la mia tesi. Circa lo studio degli affreschi della villa Parisani Gabrielli Sciarra sono certo che si tratti dell’opera del maestro Paolo Antonio Paschetto (nonché autore del logo della Repubblica Italiana) e noto decoratore all’epoca. L’architettura della villa risente dell’influenza fiorentina attraverso l’opera dell’architetto Michelazzi e di un respiro parigino rispetto al modulo ondulato che percorre i due lati della villa. L’incarico al Bazzani (1873-1939) denota una particolare cura della committenza circa l’ottenimento di un risultato di pregio della villa.

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Cesare Bazzani frequentò la Scuola di Applicazione di Roma, vinse il concorso per il pensionato artistico internazionale con un progetto di cattedrale in stile gotico italiano. Nel 1905 vinse il concorso per la facciata di S. Lorenzo in Firenze e nello stesso periodo organizzò a Roma una mostra nel suo studio di via in Arcione esponendo lavori come il progetto della villa in questione, insieme ad altri progetti di piccole costruzioni, tra cui quello del circolo “Canottieri Aniene” alla passeggiata di Ripetta che si rivela un certo interesse e che fu stigmatizzato dal Giovannoni per alcune “evidenti concessioni alla moda Liberty”. I primi incarichi professionali sono relativi a una chiesa in Treia (Macerata), un villino a Taranto e ima palazzina a Terni.

Nei venti scatti di Jacobelli (vengono ripresi villa Cagiati in via Dei Gracchi, villa Astengo sul Lungotevere de’ Cenci, villa Titta Ruffo sita in via Carlo Dolci, piazza della Repubblica, villa Aldobrandini a Frascati, e altri villini sconosciuti tra cui uno ripreso in fase di costruzione e un fregio in gesso da montare per i padiglioni dell’esposizione del 1911) si può ricomporre la storia di una giornata passata tra Frascati e Roma in compagnia di Cesare Bazzani. È plausibile che nella busta vi fossero più negativi di quelli rinvenuti, l’uomo ripreso in tuta da canottiere nei negativi, è presumibile che sia proprio Bazzani e la casa sul Tevere il circolo di Canottieri. Ipotesi che si può constatare confrontando il ritratto di Bazzani con l’uomo ripreso.

Villa Aldobrandini a Frascati Fregio in gesso da montare per i padiglioni dell'esposizione del 1911 Piazza Esedra Roma Casina Galleggiante Canottiere Villa Astengo Villino anonimo Villa Titta Rufo Foto delle Regioni 1911

La biografia del Bazzani mette il luce anche l’opera architettonica che costeggia il mar Adriatico. Si tratta del villino Matricardi a Grottammare realizzato nel 1913 dopo il villino di Frascati. Si può pensare che i Matricardi, famiglia anch’essa potente all’epoca, si sia innamorata delle opere del Bazzani fino a commissionagli un villino per la stagione estiva in una località marina delle Marche. Anche nel villino di Grottamre, caratterizzato da una torretta, si vedono affreschi Liberty sul tema della natura.

Bazzani nel 1906 partecipa al concorso per la Biblioteca nazionale di Firenze, riuscendo ad imporsi; due anni dopo affronta e vince anche il concorso per il Palazzo delle Belle Arti (inaugurato nel 1911) che diventerà poi la Galleria d’arte moderna di Roma. Questi due successi saranno decisivi per la sua fama: nei progetti, la sua personalità forte e autoritaria, lontana da preoccupazioni ideologiche e da raffinatezze critiche, ma perfettamente consona alla cultura ufficiale dell’epoca, si manifesta pienamente.

La storia di questa villa è la testimonianza eccezionale di una dimora Liberty come la più prestigiosa di Roma e dintorni, sia per la storia della famiglia che la fece erigere, sia per la fama dell’architetto e il prestigio del suo decoratore, per la parte stilistica che vede una progettazione pensata nel rigoroso rispetto dello stile Liberty. Paragonabile, come prestigio e bellezza al villino Ruggeri di Pesaro fino ad oggi la massima espressione dell’arte Liberty nell’architettura italiana.

Secondo Cecilia Casadei, già presidente del Concorso Fotografico Italian Liberty, il dibattito e l’interesse che si sta sollevando intorno al ritrovamento del villino romano, dimostra che l’arte è aspetto imprescindibile della esperienza umana e il godimento della bellezza è una esigenza estetica che troppo spesso viene soffocata in mancanza di sollecitazioni.

 

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CESARE BAZZANI
(1873 – 1939)

Nacque a Roma il 5 marzo 1873 da Luigi, bolognese, professore in Roma di disegno architettonico e scenografo, e da Elena FracassiniSerafini, sorella del pittore Cesare. Frequentò la scuola di applicazione di Roma, si laureò in ingegneria civile nel 1896 e nel 1899 vinse il concorso per il pensionato artistico internazionale con un progetto di cattedrale in stile gotico italiano, di evidente ispirazione maitaniana, e del premio godé sino al 1902.

I primi anni di professione lo vedono impegnato in una serie di progetti e di studi di vario genere tra cui, soprattutto, saggi di restituzione di edifici medievali di Roma: il cosiddetto Albergo dell’Orso, il palazzeno della Fornarina ed alcune casette di S. Paolino alla Regola. Nel 1905 vinse il concorso per la facciata di S. Lorenzo in Firenze e nello stesso periodo organizzò a Roma una mostra nel suo, studio di via in Arcione, esponendo tali lavori, insieme con altri progetti di piccole costruzioni, tra cui quello del circolo “Canottieri Aniene” alla passeggiata di Ripetta, che presenta un certo interesse e che fu stigmatizzato dal Giovannoni per alcune “evidenti concessioni alla moda liberty”. I primi incarichi ptofessionali sono relativi a una chiesa in Treia (Macerata), un villino a Taranto e ima palazzina a Terni.

Nel 1906 partecipa al concorso per la Biblioteca nazionale di Firenze, riuscendo ad imporsi; due anni dopo affronta e vince anche il concorso per il Palazzo delle belle arti (inaugurato nel 1911) che diventerà poi la Galleria d’arte moderna di Roma. Questi due successi saranno decisivi per la sua fama: nei progetti, la sua personalità forte e autoritaria, lontana da preoccupazioni ideologiche e da raffinatezze critiche, ma perfettamente consona alla cultura ufficiale dell’epoca, si manifesta pienamente.

cesare_bazzaniNella relazione illustrativa della Biblioteca nazionale di Firenze (Roma 1906)la definizione del carattere architettonico dimostra evidente l’intento di trovare il più accetto compromesso tra “modemismo” e “tradizione”: “Non cercai di fare cosa archeologica.Manifestare l’epoca in cui l’opera viene fatta, traendo tale manifestazione dagli elementi d’ambiente, e ispirarsi ai ricordi ed alle tradizioni della storia, mi sembrò la migliore divisa…”; “E senza asservire il sentimento mio e le risorse della nostra epoca oltremisura alle tradizioni, cercai di essere d’ambiente.

La stessa cura nell’affrontare i problemi tecnici e distributivi nell’ambito di un gusto accademico si manifesta nel progetto per la Galleria d’arte moderna di Valle Giulia. Egli stesso nella relazione (ms. a Roma, Bibl. di archeol. e storia dell’arte) definisce la pianta: “facile, squadrata, dal tipo classico”; della sala centrale dice: “inondata di luce” e definisce le gallerie dei quadri: “ariose, luminosissime, spaziose, che nel loro complesso vengono a costituire il circuito del movimento”. Le indicazioni dimensionali e quantitative sono sempre estremamente precise, tali da dare il massimo affidamento al committente: “Per il preventivo, in L. 985.704,15 tutto è previsto, dato lo scrupolo con cui tutto fu misurato”.

Dopo la vittoria in questi due concorsi, il B. ricevette a Roma altri importanti incarichi: realizzò nel 1907 l’altare di S. Gaetano in S. Andrea della Valle, e dal 1913 pose allo studio il progetto per il ministero della Pubblica Istruzione in Trastevere, lavoro che lo impegnerà per molti anni (compiuto nel 1928) e gli darà modo di manifestare la sua ambizione di grandezza e monumentalità, attuata con un indirizzo formale e metodologico tipico della cultura ecletticaromana.

Il riferimento in quest’opera al Kock, al Piacentini senior, al Carimini, al Podesti, al Calderini è evidente; la sua adesione a questa scuola è spontanea e sincera: basti leggere quanto ebbe a dire nel discorso di Perugia (Perugia 1916)in occasione della commemorazione di G. Calderini. Con la massima enfasi egli parla del palazzo di Giustizia di Roma paragonandolo a S. Pietro: “poderose masse,… immaginoso dettaglio… poderoso chiaroscuro”.

Ormai la sua attività è molto intensa; secondo un elenco riportato dal Giovannoni le opere principali di questo periodo, oltre a quelle già menzionate, sono le seguenti: il monumento ai Caduti nella presa della Rocca, a Spoleto (1909); la prefettura e il restauro della chiesa di S. Giovanni, a Messina (1913-1919); la Cassa di Risparmio, ad Ascoli Piceno (1912-1914); la chiesa del Crocefisso, in Treia; la scalea monumentale avanti alla chiesa di S. Fortunato, a Todi.

Dal 1922 in poi, il suo fervore creativo aumenta e trova nel fascismo un ambiente favorevole: realizza i monumenti ai Caduti di molte località, tra cui Frascati, Bosa, Forlì, Macerata; gli uffici di Poste e Telegrafi di Ascoli, Macerata, Rieti, Temi, Imperia, Forlì, Pescara, Sanremo, Viterbo, Taranto; a Terni, il restauro della chiesa di S. Alò (1923), una centrale idroelettrica (1927), la chiesa di S. Antonio (1929-1935), il palazzo del governo (1930-1935), il palazzo della previdenza sociale (1934-1936); ad Assisi, la facciata di S. Maria degli Angeli (1924-1928); a S. Severo il Teatro Comunale (1925-1936); Macerata, la casa del Fascio e il palazzo degli studi e poi la sede dell’educandato di S. Giuseppe (1928-1934); a Foggia, il palazzo del governo (1929); a Foligno, il campo sportivo (1929); a Roma (1930-1935), l’ospedale Fatebenefratelli e la chiesa della Grande Madre di Dio a ponte Milvio (ove il B. ebbe le esequie); a Spello, villa Costanzi (1931); a Pollenza, la facciata della chiesa di S. Antonio (1931); a Viterbo (1931-1933), il palazzo del Consiglio provinciale dell’Economia; a Predappio (1931-1934), la chiesa madre; a Pisa, un ponte sull’Arno (1932); a Forlì (1932), la loggia del Credito romagnolo, i restauri della chiesa del Suffragio e di palazzo Paolucci, la casa del mutilato e il palazzo degli uffici statali; a Bari (1932-1935), la caserma dei carabinieri; a Pescara, il ponte monumentale e la chiesa abbaziale di S. Cetteo (1932-1934) e, dal 1936 in poi, il Tempio della Conciliazione; a Faenza (dal 1933 in poi), un palazzo per uffici e la Torre Oriani;, ad Aquila (1934-1936), l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale; a Napoli (1934-1936), la stazione marittima; a Messina, la chiesa di S. Lorenzo e S. Caterina; a Taranto, la casa del “fascismo ionico” e la chiesa del Carmine; ad Addis Abeba, la cattedrale.

Un’immensa mole di lavoro è la forza di Bazzani. Altri, insoddisfatti dell’orientamento ideologico e dell’indirizzo politico di quegli anni, preferirono restare ai margini della cultura ufficiale; ma tra i tanti che aderirono, per opportunismo o per convinzione, egli si fece largo energicamente. Purtroppo il suo atteggiamento nei riguardi dei problemi di fondo dell’architettura non gli ha consentito di maturare il concetto di “ambiente storico” che Giovannoni veniva sviluppando. Il suo concetto di “ambientamento” non va oltre l’idea di conferire agli edifici il senso di “romanità” intesa come adesione ad un, mondo classico imperiale, imbarocchito e idealizzato, completamente avulso dalla realtà storica e dai problemi pressanti della vita pratica. Questo lo induce ad eliminare senza alcuna remora ambienti antichi particolarmente delicati e caratteristici, come quello dell’Isola Tiberina, per inserire le sue costruzioni.

Brillantissimo professionista, il B. era assurto, già prima del fascismo, alle posizioni più importanti ed autorevoli: consigliere comunale dal 1913 al 1920, membro straordinario del Consiglio sup. dei Lavori Pubblici dal 1915 al 1923; membro di diverse accademie, tra cui quella di Brera di Milano” e accademico d’Italia dal 1929; professore al Museo artistico industriale di Roma (1903-1920); membro della Commissione per il concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II e per il monumento a re Umberto, nel Pantheon. Alle esposizioni internazionali di Venezia (1908) e di Roma (1911) riportò la “grande medaglia d’oro”; a Milano, nel 1906, riuscì vincitore del “gran premio reale”.

Morì a Roma il 30 marzo 1939.

di Mario Manieri Elia
(Tratto dalla Treccani)

Bibl.: M. Piacentini, C.B., in. Architettura, XVIII (1939), pp. 331-338; G. Giovannoni, C.B.(commemorazione), in Annuario della R. Accademia d’Italia, X-XII(1937-1940), pp. 233-253; C. Maltese, Storia dell’arte in Italia, 1785-1943, Torino 1960, pp. 276 s., 401, 402, 410; C. L. V. Meeks, The real Liberty of Italy…in The Art. Bull., XLIII (1961), pp. 126 s.; Encicl. Ital., VI, pp. 349 s.; H. Vollmer, Künstler-Lexikon des XX Jahrhs, I, p. 142.
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Paolo Antonio Paschetto http://www.italialiberty.it/paoloantoniopaschetto/ http://www.italialiberty.it/paoloantoniopaschetto/#comments Tue, 25 Oct 2016 16:25:36 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11532 Nacque a Torre Pellice (Torino) il 12 febbraio 1885, te […]

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paolo_paschettoNacque a Torre Pellice (Torino) il 12 febbraio 1885, terzogenito di Enrico, pastore valdese originario di Prarostino, e di Luigia Oggioni, milanese, di famiglia garibaldina appartenente alla Chiesa evangelica libera italiana.

Il padre, diplomatosi in teologia a Ginevra, fu chiamato nel 1889 a Roma per insegnare ebraico ed esegesi biblica nella facoltà teologica metodista e poi in quella battista (cfr. Paschetto, in Paolo Paschetto. 1885-1963, 1985, p. 15). Paschetto crebbe coltivando l’amore per le valli valdesi, la musica, il disegno e la religione, trasmessigli dal padre; nella capitale compì la propria formazione e nell’anno scolastico 1903-04 passò dal liceo classico Terenzio Mamiani all’Istituto di belle arti di via di Ripetta. Qui partecipò alle attività associative ed espositive dell’istituto in veste di segretario dell’Unione degli studenti di belle arti ed esponendo disegni e progetti nel 1904, 1905 e 1906. L’istruzione artistica italiana risentiva dell’impostazione accademica ancora ottocentesca e Paschetto fu tra i sostenitori di un cambiamento in senso europeo e ‘modernista': frequentò i corsi di Giuseppe Cellini, collaborò con Adolfo De Carolis e si schierò a favore della proposta di assegnazione della cattedra di pittura a Francesco Paolo Michetti (cfr. Franco, in Paolo Paschetto. 1885-1963, 1985, p. 49). In quegli anni cominciarono le prime collaborazioni con l’editoria religiosa (Manuale di omiletica e Cori liturgici ad uso delle chiese cristiane, Roma1904) e le affermazioni nei concorsi indetti da La Tribuna per la decorazione di un soffitto e fregio per parete (1905) e dal Giornalino della Domenica e Vita gioconda per le copertine delle riviste (1906).

Nel 1906 la morte del padre lo orientò verso un maggior impegno lavorativo, che egli sostenne in parallelo alla prosecuzione dei suoi studi fino al 1909; nel 1907 vinse insieme al collega Umberto Vico il concorso per la realizzazione del biglietto da cinque lire e partecipò alla LXXVII Mostra degli amatori e cultori di belle arti, del cui Album ricordo realizzò la copertina, esponendo due fantasie classiche, Orfeo e Castalia, notate positivamente dalla critica (cfr. Paschetto, in Paolo Paschetto. 1885-1963, 1985, p. 16). Al termine degli studi estese ulteriormente la propria attività per l’illustrazione di riviste specializzate come Per l’arte e Novissima e si dedicò all’insegnamento del disegno nella Scuola metodista di Roma (Paolo Paschetto. Le mie valli, 1998, p. 18).

Nel 1911 sposò Italia Angelucci, sua compagna di studi, che affiancò il lavoro del marito realizzando spesso oggetti in cuoio o ceramica su progetto di lui; dal matrimonio nacquero due figlie, Fiammetta (1915) e Grazia Mirella (1919; cfr. S. Tourn, 2006, p. 44).

A partire dagli anni Dieci cominciò per Paschetto un’intensa attività nel campo della decorazione e della grafica: in occasione dell’Esposizione internazionale d’arte di Roma del 1911, eseguì la decorazione del padiglione ligneo progettato da Pio Piacentini in piazza Colonna; illustrò la copertina del numero speciale della rivista Roma dedicato all’Esposizione (1911), numerosi volantini per le manifestazioni culturali, artistiche e sportive, le copertine delle Guide regionali d’Italia del Piemonte (1911), Lazio (1912) ed Emilia (1921; cfr. Tetro, in Paolo Antonio Paschetto. Artista, grafico e decoratore tra liberty e déco, 2014, p. 145). Nel 1924 progettò i fregi del salone degli Stemmi e della sala dei Cimeli garibaldini in Campidoglio (solo quest’ultima è ancora esistente: cfr. Zacheo, in Paolo Antonio Paschetto. Artista, grafico e decoratore tra liberty e déco, 2014, p. 110).

Sulla scia dell’affermazione nel campo editoriale, collaborò con la rivista di studi religiosi Bilychnis, fondata nel 1912 e diretta dal fratello Lodovico, archeologo e pastore valdese, per il quale disegnò inoltre la copertina del volume Ostia, colonia romana. Storia e monumenti (Roma 1912). Paschetto affiancò il fratello fino al 1931, anno della chiusura della rivista, e anche nella pubblicazione di Conscientia dal 1922 al 1927. Numerosi altri periodici protestanti (Il Testimonio, Il Seminatore, Gioventù cristiana, le edizioni Fides et amor, il Bollettino della società di studi valdesi) si avvalsero delle illustrazioni di Paschetto.

Nel 1911 incontrò Cesare Picchiarini, maestro vetraio che aveva raccolto intorno a sé alcuni giovani pittori quali Umberto Bottazzi, Duilio Cambellotti e Vittorio Grassi (Tosti, 1992, p. 137). La prima serie di vetrate creata da Paschetto, quattro finestre istoriate e un rosone con simboli cristiani (Pesce, Nave, Agnello, Colomba, Alfa e omega), fu collocata nel 1912 nella chiesa battista di via del Teatro Valle, in un contesto architettonico molto semplice; nello stesso anno Paschetto si propose al presidente del Comitato di evangelizzazione, Arturo Muston, per lo studio della decorazione dell’erigendo tempio valdese di piazza Cavour, i cui lavori guidati dall’architetto Paolo Bonci (A. Chirco – M. Di Liberto, Via Roma. La “Strada Nuova” del Novecento, 2008, p. 19 n. 18) erano cominciati l’anno prima e si conclusero con l’inaugurazione l’8 febbraio 1914 (Torzilli, 2000, p. 40).

Per questo edificio realizzò il cartone dei mosaici della lunetta d’ingresso e del tondo sulla facciata, la decorazione parietale interna d’ispirazione romanica e i cartoni delle numerose vetrate, eseguite da Picchiarini: una serie di otto bifore con simboli biblici (Pavone e Aquila, Candeliere e Vite, Faro e Il Buon Pastore, Ancora e Agnello, Palma e Lampada, Giglio e Colomba, Monogramma di Cristo e Roveto ardente, Mensa eucaristica e Arca) lungo le navate laterali, dieci trifore con motivi floreali nelle finestre del matroneo, sette monofore sulla facciata e dodici trifore nella parte alta della navata centrale con motivi geometrici. Le vetrate furono eseguite con «vetri di forte spessore, uso antico, opalescenti, tinte unite e variate, smaltati ove occorra a gran fuoco, montati a piombo» (lettera di C. Picchiarini, archivio Paschetto, in Paschetto, in Paolo Paschetto. 1885-1963, 1985, p. 19); per la decorazione della chiesa Paschetto richiese solo il pagamento delle spese vive, circa ventimila lire (Torzilli, 2000, pp. 41, 43; Nitti, 2011).

Per la comunità battista lavorò in piazza S. Lorenzo in Lucina e via Urbana a Roma e nella chiesa di Altamura (ora distrutta; cfr. Raimondi e Bellion, in Paolo Antonio Paschetto. Artista, grafico e decoratore tra liberty e déco, 2014, rispettivamente p. 157 e p. 245).

Altre vetrate di Paschetto si trovano in edifici romani e sono documentate dai bozzetti conservati nel Museo della Casina delle Civette di Villa Torlonia, a Roma: la vetrata del balcone delle rose nella Casina, quattordici vetrate con simboli biblici per la chiesa metodista di via XX Settembre (1919-20), la vetrata con Ali e fiamme proveniente da casa Paschetto in via Pimentel (1927; Raimondi, 1992, p. 118; Torzilli, 2000, p. 45; Massafra, 2009; Campitelli, in Paolo Aantonio Paschetto. Artista, grafico e decoratore tra liberty e déco, 2014).

Nel 1914 divenne insegnante d’ornato all’Istituto di belle arti di Roma e ricoprì tale carica fino al 1949; fu arruolato allo scoppio della prima guerra mondiale, ma venne congedato nel 1916 per problemi a un occhio (N. Tourn, 2006, p. 9).

paolo-paschettoA partire dagli anni Trenta collaborò con la ditta Nazareno Gabrielli di Tolentino per la produzione di oggetti in cuoio e ferro; nel 1932 partecipò all’erezione del monumento commemorativo del sinodo di Chanforan ad Angrogna (Torino) insieme allo storico Attilio Jalla, con cui condivise anche il riallestimento del Museo valdese di Torre Pellice nel 1939 (Tourn Boncoeur, 2008); tra il 1942 e il 1949 pubblicò insieme alla moglie alcuni libri di testo per l’insegnamento del disegno nelle scuole, per le case editrici Morano di Napoli, Lattes di Torino e Bonacci di Roma (Paschetto, in Paolo Paschetto. 1885-1963, 1985, p. 21).

Paschetto si distinse anche nell’ambito della pittura murale, realizzando i dipinti con simboli cristiani della chiesa metodista di via XX Settembre (1924) a Roma, le lunette e il fregio allegorici nell’anticamera e nell’ufficio del ministro nel ministero dell’Istruzione (encausto su tela, 1928; Caruso, 2005), la sala d’attesa dell’ospedale George Eastman a Roma insieme a Duilio Cambellotti (1936) e l’abside dell’aula del sinodo di Torre Pellice (1939).

Un importante nucleo della produzione pittorica e grafica di Paschetto è conservato nell’Archivio della Tavola valdese di Torre Pellice e comprende 129 opere delle circa 160 eseguite con diverse tecniche (xilografie, acqueforti, acquarelli, oli, tempere) tra il 1915 e il 1922, con l’intento di documentare i luoghi e le tradizioni della Chiesa valdese, secondo gli accordi presi con il moderatore Ernesto Giampiccoli (N. Tourn, 2006).

Espose periodicamente oli e opere grafiche in mostre collettive o personali: a Torre Pellice (1919, 1922 e 1948), a Roma (III Esposizione internazionale della Secessione romana, 1915; mostra del Gruppo romano incisori, 1927; esposizione nella Camera degli artisti a piazza di Spagna, 1930; Mostra della Società amatori e cultori d’arte, 1929, 1932 e 1934), a Torino (sezione Arte cristiana dell’Esposizione nazionale di belle arti, 1919; galleria Il Faro, 1933) e all’estero (nel 1933: Mostra dell’Incisione in legno, Cracovia e Varsavia; Esposizione dell’incisione italiana, Praga; VIII Salone di belle arti, sezione di xilografia italiana, Bruxelles; nel 1938: personale alla Kunstzaal Kleijkamp, L’Aja).

a60118837Si distinse anche per la produzione filatelica (concorso per la Libia: Prua di galea romana,1921; Italia turrita, Lupa romana, Vittorio Emanuele III, 1922, emessi nel 1929; serie ‘Libertà e rinascita’, 1945) e per la realizzazione dello stemma della Repubblica italiana, che si aggiudicò con concorso del 1947, la cui esecuzione comportò una serie di modifiche in corso d’opera (Lorello, in Paolo Antonio Paschetto. Artista, grafico e decoratore tra liberty e déco, 2014).

Ritiratosi dalla didattica nel 1949, continuò l’attività d’illustratore e pittore di paesaggi e soggetti d’ispirazione cristiana, esponendo ancora nel 1950, 1952 e 1962 a Torre Pellice e nel 1957 a Roma, nella sede dell’YMCA a piazza Indipendenza (non più esistente; Raimondi, in Paolo Antonio Paschetto. Artista, grafico e decoratore tra liberty e déco, 2014, p. 167 n. 20).

Morì a Torre Pellice il 9 marzo 1963.

di Silvia Silvestri
(Articolo tratto da Treccani)

Fonti e Bibl.: P. P. pittore delle valli valdesi (catal.), Torino 1983; P. P. 1885-1963 (catal.), Torre Pellice 1985 (in partic. M. Paschetto, La vita, le opere, pp. 15-22.; F. Franco, La grafica: appunti sull’opera, pp. 48-68); G. Raimondi, P. P., in Tra vetri e diamanti. La vetrata artistica a Roma 1912-1925 (catal.), a cura di A. Campitelli – D. Fonti – M. Quesada, Roma 1992, pp. 117-120; A. Tosti, Cesare Picchiarini, ibid., p. 137; P. P. Le mie valli (catal.), a cura di M. Marchiando Pacchiola, Pinerolo 1998; C. Torzilli, P.A. P.: le vetrate, in Bollettino della Società di studi valdesi, CXVII (2000), 186, pp. 34-61; M. Caldera, P. P., in Pittori dell’Ottocento in Piemonte. Arte e cultura figurativa 1895-1920, a cura di P. Dragone, Torino 2003; N. Tourn, La nascita della Collezione Paschetto della Tavola Valdese, in La beidana, 2006, n. 57, pp. 6-21; S. Tourn, P. P., ibid., p. 44; R. Caruso, Calcagnadoro, P., Villani e la loro opera nel palazzo dell’Istruzione, in Il palazzo dell’Istruzione. Storia, arte, identità culturale, in Annali dell’Istruzione, 2005, n. 1-3, pp. 87-138; S. Tourn Boncoeur, Il Museo valdese di Attilio Jalla e P. P., in La beidana, 2008, n. 61, pp. 2-25; M.G. Massafra, Il balcone delle rose di P. P. nel Museo della Casina delle Civette a Roma, in Rose. Purezza e passione nell’arte dal Quattrocento a oggi (catal., Caraglio), a cura di A. d’Agliano, Cinisello Balsamo 2009, pp. 108-110; S. Nitti, Fra parola e simbolo: le vetrate di P. P. nel Tempio Valdese a Roma, in Scritti in onore di Marina Causa Picone, a cura di C. Vargas – A. Migliaccio – S. Causa, Napoli 2011, pp. 449-460; P.A. P. Artista, grafico e decoratore tra liberty e déco (catal.), Roma 2014 (in partic. F. Lorello, L’emblema della Repubblica: l’esito di una impegnativa valutazione, pp. 57-69; M.I. Zacheo, Le decorazioni del Campidoglio, pp. 109-112; A. Campitelli, “La vetrata, diletta ancella della luce”. P. P. e l’arte della vetrata, pp. 125-138; F. Tetro, L’art dans tout e l’art pour tous, ovvero l’arte moltiplicata…, pp. 139-152; G. Raimondi, P. P. decoratore a Roma, pp. 153-167; A. Bellion, Biografia, pp. 241-250).

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La mostra Italian Liberty inaugura sul Titano http://www.italialiberty.it/la-mostra-italian-liberty-inaugura-sul-titano/ http://www.italialiberty.it/la-mostra-italian-liberty-inaugura-sul-titano/#comments Fri, 07 Oct 2016 17:57:04 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11513 Si comunica che in data mercoledi 5 ottobre alle ore 19 […]

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italianliberty3Si comunica che in data mercoledi 5 ottobre alle ore 19 presso Palazzo Graziani inaugura la mostra ‘‘Italian Liberty. Il sogno europeo della grande bellezza’’ che prende il nome dall’omonima monografia edita da Cartacanta Editore è curata dal Direttore Artistico del premio, Andrea Speziali con la partecipazione di Cecilia Casadei per la critica fotografica.

Sono esposte le stampe delle 33 immagini vincitrici delle tre edizioni del premio (svoltesi dal 2013 al 2015).

Un emozionante viaggio a ritroso nel tempo nel quale il fruitore potrà rivivere il fascino della Belle Époque con l’occhio dei fotografi vincitori che hanno saputo raccontare con la tecnica della fotografia: L’Art Nouveau.

Si scorgeranno nel percorso espositivo opere che rappresentano tutta l’Italia: il Casinò di San Pellegrino Terme, il chiosco Ribaudo a Palermo, la Villa Ruggeri sul lungomare di Pesaro, le scalinate Liberty di palazzi milanesi, il teatro Ambra Jovinelli a Roma (tra i pochi edifici Liberty della città eterna), Villa Masini a Montevarchi (location del film ‘‘La vita è bella’’ di Roberto Benigni), Villa Zanelli a Savona, vari palazzi dell’Emilia-Romagna ed altro ancora.

Dal 5 ottobre al 30 novembre (chiusura dal 7 al 20 novembre) tutti i giorni dalle 10 alle 18, ingresso libero.

 

 

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A Barcellona un congresso mondiale sull’Art Nouveau http://www.italialiberty.it/a-barcellona-un-congresso-mondiale-sullart-nouveau/ http://www.italialiberty.it/a-barcellona-un-congresso-mondiale-sullart-nouveau/#comments Wed, 28 Sep 2016 19:34:33 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11472 Torna la serie di conferenze di autunno “Portal d […]

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Torna la serie di conferenze di autunno “Portal del Modernisme”. Una sorta di congresso  mondiale dedicata all’Art Nouveau. Il secondo ciclo del 2016 apre con la conferenza ”GLI ANNI RUGGENTI DELL’ARCHITETTURA LIBERTY ITALIANA. Un nuovo orizzonte per l’Art Nouveau in Europa” a cura del critico d’arte Andrea Speziali, considerato il massimo esperto di arte Liberty in Italia e stimato in Spagna per aver trovato l’ascensore originale che apparteneva a Casa Battlò. Seguiranno altri interventi:

ctwkkmfwaaa67owLiberty: Gli anni ruggenti dell’architettura Art Nouveau italiana
A càrrec d’Andrea Speziali, doctor en Belles Arts i impulsor del projecte Italian Liberty
3 d’octubre

Terrassa, la capital del Modernisme industrial
A càrrec de Domènech Ferran, historiador de l’Art i director del Museu de Terrassa
10 d’octubre

No Art Nouveau, Please; We’re British
A càrrec de Paul Greenhalgh, catedràtic en Història de l’Art de la U.E.A. i director del SCVA
17 d’octubre

L’Art Nouveau des horlogiers: La Chaux-de-Fonds et l’oeuvre d’art total de Style sapin
A càrrec de Marikit Taylor, llicenciada i doctoranda en Història de l’Art
24 d’octubre

L’esgrafiat del modernisme: l’eclosió d’una tècnica de revestiment en l’arquitectura de Barcelona
A càrrec de Daniel Pifarré, doctor en Història de l’Art
31 d’octubre

L’art de la forja durant els anys del modernisme: arquitectura, patrimoni i col•leccionisme
A càrrec de Lluïsa Amenòs, doctora en Història de l’Art
7 de novembre

El jardí modernista
A càrrec de Jordi Díaz Callejo, enginyer agrònom
14 de novembre

Itinerari modernista del jove Picasso: models i antimodels
A càrrec d’Eduard Vallès, doctor en Història de l’Art i curador del MNAC
21 de novembre

Gaudí experimentant: els Pavellons Güell com a precedent de l’obra gaudiniana
A càrrec de Mireia Freixa, catedràtica d’Història de l’Art de la U.B.
28 de novembre

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Indirizzo: Pavellons Güell. Av. de Pedralbes 7, Barcellona. Ingresso libero.
Contatta e chiedi informazioni qui: modernisme@bcn.cat – 93 256 25 04

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Raffiorano i negativi di un villino Liberty a Roma http://www.italialiberty.it/raffiorano-negativi-villino-liberty-roma/ http://www.italialiberty.it/raffiorano-negativi-villino-liberty-roma/#comments Sat, 24 Sep 2016 11:18:08 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11440 Sono stati trovati in una vecchia busta i negativi appa […]

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Sono stati trovati in una vecchia busta i negativi appartenuti al fotografo romano Giovan Battista Jacobelli

 

Gli scatti risalgono al 1911 e sono tutti inediti (Venti iconografie). Tra questi vi è quello dell’esposizione nazionale etnografica del 1911, il Tevere, La casina galleggiante sul fiume, uno scorcio di Piazzale Esedra, canottieri baffuti e le immagini di villini Liberty: villa Cagiati (via Dei Gracchi), villa Astengo (Lungotevere de’ Cenci), villa Titta Ruffo (via Carlo Dolci) e altri villini sconosciuti (uno ripreso in fase di costruzione).

Il proprietario dei documenti iconografici è Andrea Dorliguzzo, collezionista e autore del progetto ”Roma Ieri Oggi” finalizzato a far riscoprire la città eterna del passato. Il portale web, con tanto di pagina Facebook che vanta migliaia di fans, è punto di riferimento per appassionati della storia dove attingere informazioni e curiosità.

LA SCOPERTA – Di recente il collezionista romano ha trovato in una busta di famiglia nascosta tra scartoffie varie della mansarda, una ventina di negativi che hanno destato la sua curiosità e oggi stimolano la nostra. Sono cinque gli scatti, del tutto inaspettati, che ritraggono una bellissima dimora stile Liberty a Roma.
Non conoscendo l’origine e la collocazione di questa abitazione si è messo in contatto con l’istituzione Italia Liberty (che promuove e censisce l’architettura Art Nouveau del territorio italiano ) per segnalare il ritrovamento di questi vecchi negativi e chiedere informazioni.
Dopo poche ore lo studioso e critico d’arte Andrea Speziali (esperto d’arte Liberty Direttore di I. L. Perito Consulente per il Tribunale di Rimini) risponde al collezionista con entusiasmo   – Siamo di fronte ad una scoperta sensazionale ! L’unico esempio di villa Liberty che si conosce a Roma. –

Come si ricava da alcune pubblicazioni di Speziali (vedi alcuni pdf qui: https://goo.gl/9iqCwr) l’arte Liberty a Roma non attecchì come in altre città italiane, di conseguenza un villino di questa importanza, ricco di decorazioni che risentono della influenza stilistica dell’architetto Michelazzi (Firenze) e di gusto parigino per alcuni aspetti, si rivela una grande scoperta. Ora resta da scoprire dove era ubicato. Secondo Andrea Speziali la dimora (demolita nel corso degli anni, forse attorno agli anni ’40) si trovava nei pressi di viale Vaticano. In quella zona dove la strada è in salita si notano ancora oggi dei villini Eclettici con una recinzione caratterizzata da delle sfere come ci restituiscono le foto del villino in oggetto. Ora la parola passa ai cittadini e il dibattito è aperto. Chi si ricorda questa costruzione Liberty ?  Attendiamo……

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Contatti: info@romaierioggi.itinfo@italialiberty.it
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