Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Sun, 01 May 2016 13:04:28 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.7 Mercatino Francese Belle Époque http://www.italialiberty.it/mercatinofrancese-belleepoque/ http://www.italialiberty.it/mercatinofrancese-belleepoque/#comments Wed, 20 Apr 2016 12:21:27 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=11003 A.C.O.F.I. (Associazione Commercianti Francesi in Itali […]

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A.C.O.F.I. (Associazione Commercianti Francesi in Italia), che da anni organizza eventi per la promozione dei prodotti e della cultura francese in diverse città italiane, ha creato un nuovo evento: il Mercatino Francese Belle Époque.

Addentrarsi nel Mercatino Francese Belle Époque fa ricordare la Parigi di fine ‘800, con le scritte in stile liberty, le chiassose terrazze, la spensieratezza delle passeggiate, il rosso di un famoso mulino, i piaceri della tavola, i profumi delle signore eleganti, le invenzioni che hanno cambiato il mondo. Le casette in legno dai colori pastello, le luci, le insegne e le cucine che fanno bella mostra sotto le pale del mulino: questo è il quartiere di Parigi immaginato da A.C.O.F.I.. Nelle vetrine dei negozi troviamo pane appena sfornato e croissant, biscotti e cioccolatini, miele e marmellate, formaggi e salumeria, spezie e vini ma anche foie gras, ostriche e champagne per le piccole e grandi occasioni e tanti prodotti freschi scelti con cura per un pubblico esigente come quello italiano. Le cucine preparano specialità regionali da consumare a casa o sul posto in una piacevole atmosfera conviviale. Al Mercatino Francese Belle Époque non si soddisfa solo la gola, in quanto si trovano anche saponi profumati, articoli per la tavola, prodotti tessili ed accessori per la casa e la persona.

Il personale del mercatino veste come all’epoca e con il sorriso vi accompagnerà in questo viaggio nel tempo per ritrovare l’euforia di un periodo speciale.

 

Un ricco programma di eventi saprà allietare il pubblico torinese.

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Mercatino Francese Belle Époque
da sabato 23 aprile a domenica 8 maggio 2016
Torino – Piazza Solferino
Orari
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 24.00

 

La prodottistica

Saranno presenti prodotti sia alimentari, sia non alimentari, tutti espressione di diverse regioni francesi. Quelli legati all’enogastronomia rappresentano il cuore del mercatino.

Oltre 80 i tipi di formaggio presenti, dal Mont d’Or, con la tipica confezione di legno, al Rocamadour del Midi Pyrénées, dal Camembert della Normandia, al Brie della Ile de France. Anche i vini sono presentati in oltre 30 varianti, dallo Champagne al Bordeaux fino al Sidro. I salumi hanno particolari tipi di produzione che abbinano spezie ed erbe aromatiche. L’offerta dei biscotti Bretoni può contare su oltre 20 varietà diverse di ripieno: dal cocco al sesamo, dal cioccolato al limone. Una grande tavolozza di colori è rappresentata dallo stand delle spezie, le quali provengono, nella maggior parte dei casi, dalle ex colonie francesi. A conclusione dello spazio enogastronomico non poteva mancare la baguette, calda, appena sfornata. I forni della Boulangerie preparano anche croissant e pasticceria da forno.

I prodotti artigianali arrivano dalla Provenza e dalla Costa Azzurra: tovaglie, saponi, lavanda, essenze ed oggettistica provenzale. Da Parigi arrivano profumi e un’ampia gamma di accessori moda.

Tutti i prodotti sono accuratamente selezionati per garantire il massimo standard di qualità.

L’ampia gamma di offerte alimentari può contare su una filiera di piccoli produttori, mentre la parte riguardante la produzione provenzale e della Costa Azzurra, sia di tovagliati, sia di saponi e lavanda, provengono da aziende artigianali che sono presenti all’interno della manifestazione.

 

La ristorazione

Non poteva mancare, in questa proposta legata alla Francia, un angolo dedicato alla sua gastronomia regionale. Differente a seconda delle caratteristiche legate ai territori, dalla presenza di coste o montagne, confinanti con altri paesi europei oppure influenzate da tradizioni che si perdono nel tempo, la cucina si declina in numerose proposte: tartiflette, cassoulet, chocroute e tanto altro. Uno spazio è dedicato alla degustazione dei vini e, proprio per completare questo panorama tutto francese, si potranno degustare ostriche e champagne.

 

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Alphonse Mucha, retrospettiva http://www.italialiberty.it/mucharoma/ http://www.italialiberty.it/mucharoma/#comments Sun, 17 Apr 2016 18:05:51 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10948 Alphonse Mucha (1860-1939) è stato uno degli artisti pi […]

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Alphonse Mucha (1860-1939) è stato uno degli artisti più celebri dell’Europa a cavallo tra ‘800 e ‘900: combinando immagini di donne seducenti a composizioni e layout tipografici innovativi creò originalissimi manifesti. Nacque così un nuovo genere di arte visiva fiorito nella Parigi della Belle Époque. Lo stile Mucha venne a indicare ben presto tutta una serie di opere grafiche e oggetti decorativi che arredavano le case dei cultori dell’arte a Parigi e in altri Paesi, diventando un’icona dell’Art Nouveau. Nel 1904, durante una visita negli Stati Uniti, i mass media salutarono in Mucha il più grande artista decorativo del mondo.
Mentre nel contesto dell’arte internazionale aumentava la sua fama, in Mucha crebbe forte il desiderio di contribuire all’indipendenza politica delle Terre ceche e delle vicine regioni slave divise per secoli dalle potenze coloniali. Al di là di un’opulenza di facciata e di una visione modernista espresse dall’Esposizione universale di Parigi del 1900, nell’Europa centrale e orientale le tensioni politiche montavano. Mucha credeva nell’universalità dell’arte, nel suo potere d’ispirazione e di comunicazione, auspicando la creazione di un’unione spirituale dei popoli slavi e, in ultima analisi, di tutto il genere umano. L’artista sognava un mondo migliore dove le minoranze etniche, di qualsiasi background culturale, avrebbero potuto vivere in armonia senza subire le minacce delle nazioni più potenti. L‘amore di Mucha per la propria terra e per gli ideali utopici si manifestano nel suo capolavoro, l’Epopea slava (1911-28).

13010706_976017369133787_6537792280106952080_nSotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale, la prima grande retrospettiva dedicata all’artista ceco Alphonse Mucha è organizzata e prodotta da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Mucha.
Curata da Tomoko Sato curatrice della Fondazione Mucha dal 2007 che ha realizzato numerose mostre su Alphonse Mucha, la mostra che si apre al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini dal 15 aprile all’11 settembre 2016, si compone di oltre 200 opere tra dipinti, manifesti, disegni, opere decorative, gioielli e disegni preparatori degli arredi della Boutique Fouquet a ripercorrere l’interno percorso creativo del massimo esponente dell’Art Nouveau.

L’evento vede come sponsor Generali  special partner Ricola, sponsor tecnico Trenitalia e la Rinascente, media partner Vogue Italia.
L’evento è consigliato da Sky Arte HD.
Il catalogo è edito da Skira per Arthemisia Group.

L’artista

Alphonse Mucha è uno degli artisti più celebri dell’Europa, a cavallo tra‘800 e ‘900: noto in tutto il mondo come uno dei padri ispiratori dell’ArtNouveau- la corrente artistica caratterizzata dall’uso di linee morbide,forme florealie richiami fitomorfi fiorita nella Parigi della Belle Époque e poi diffusosi in tutta Europa -, fu in realtà un artista poliedrico e versatile nonché un grande sperimentatore di stili e soluzioni diverse, fermamente convinto che il valore dell’arte passa attraverso una riflessione che non rimanda esclusivamente alla sfera estetica ma che piuttosto in questa si completa.

Nato nel 1860 a Ivančice, città della Moravia meridionale allora sotto l’amministrazione austriaca, Mucha cresce come un fervente patriota che credeva nella libertà politica della sua terra e nell’unità  spirituale  dei  popoli  slavi. Una convinzione  talmente  radicata  questa  che  lo  porta  a dedicare molto del suo tempo, delle sue energie e della sua produzione alla celebrazione di questi valori di unità, libertà e fratellanza.

Dopo una prima formazione pittorica avvenuta in patria e poi a Monaco di Baviera, nel 1887 si trasferisce a Parigi, cuore pulsante dell’arte e della cultura europea. Qui frequenta Paul Sérusier e i Nabis, i “profeti” simbolisti che intorno a lui si raccoglievano, qui conosce Gauguin e qui avverrà un incontro fondamentale che cambierà la sua vita e il suo percorso artistico.

È il Natale del 1894 e Sarah Bernhardt sta per debuttare in una nuova pièce teatrale, Gismonda. Nonostante le diverse proposte, nessuno dei manifesti disegnati per lei dai vari cartellonisti la soddisfa e in città ormai non c’è più nessuno. L’unico rimasto è Alphonse Mucha che in tutta fretta produce il manifesto. Lo stampatore ne è sconcertato: non ha mai visto nulla del genere: nella sua originale fusione di influssi bizantini e stilemi Art Nouveau, il poster appare spaventosamente moderno. Sicuramente, pensa, non piacerà all’attrice. La reazione di Sarah Bernhardt è invece immediata, chiede di incontrare Alphonse nel suo boudoir. Non appena entra, lei si alza, lo abbraccia e gli dice “Signor Mucha, lei mi ha reso immortale”. Da quel momento in poi si farà ritrarre solo da lui.

Il poster consacra Alphonce Mucha come il più grande cartellonista del suo tempo: in Franciasi comincia a parlare di “Stile Mucha” per definire l’inconfondibile stile delle sue immagini. È nata nel contempo anche la “Donna di Mucha”.

Quando nel 1900 riceve l’invito all’Esposizione Universale di Parigi è all’apice della sua fama, su tutti i muri si incrociano le sue creazioni, il brandMucha viene scelto per le più grandi campagne pubblicitarie. Ma, al di là dell’apparente visione modernista espressa dall’Esposizione, nell’Europa centrale e orientale le tensioni politiche montano e le Terre ceche e le vicine regioni slave anelano all’indipendenza. In Mucha cresce forte il desiderio di contribuire all’emancipazione del suo popolo.Qui, all’Esposizione, l’artista progetta il Padiglione dell’Uomo, una delle attrazioni principali dell’evento. Tuttavia,per il pittore ceco la commessa più importante è la decorazione del padiglione bosniaco. Più tardi affermerà: “Non mi sarei mai aspettato di trovare tra gli slavi balcanici ciò che stavo cercando così intensamente. Sulla  rappresentazione  della loro storia ho proiettato le gioie e i dolori del mio Paese e di tutto il popolo slavo”. L’idea per Epopea slavaera ufficialmente nata e non avrebbe mai più abbandonato Mucha.

Nel 1904, durante la prima delle numerose visite negli Stati Uniti (che si avvicenderannofino al 1910) i mass medialo celebrano come il più grande artista decorativo del mondo.

Qui frequenta le alte sfere del mondo della politica e dell’alta società, ma il suo interesse per la fama e il fasto, la ricchezza, le frequentazioni importanti, ha ragione di essere solo nella misura in cui possono portargli un finanziatore per il suo ciclo celebrativo dedicato alla sua terra e ai popoli slavi al quale pensa da tempo.

Dedicarsi al suo Paese è il suo interesse primario. Nel 1910 quando torna a Praga, curale decorazioni d’importanti sedi della città e con impegno patriottico, politico e sociale si dedica finalmente, fino al 1928, a quella che per lui è la più grande impresa della sua vita e della sua arte, l’Epopea slava, opera colossale di venti tele (6×8 metri) che racconta i principali avvenimenti della storia slava, di cui in mostra sono esposti dieci studi preparatori.

Con l’indipendenza della Cecoslovacchia (1918), contemporaneamente sposa le cause della neonata Nazione disegnando francobolli, banconote e altri documenti governativi. L’Epopea presentata a Praga il 14 luglio 1928 (e nascosta dai patrioti cecoslovacchi durante l’occupazione nazista), è stata conservata nel castello di Moravsky Krumlov fino al 2012, poi trasferita nel Veletržní Palác di Praga.

Mentre si dedica alla realizzazione della sua più amata creatura, anche altre sono le opere prodotte nello stesso periodo, meno note ma  molto interessanti, caratterizzate da una profonda riflessione filosofica sul mondo, sulla storia e sulle creature umane. Riflessione  che non gli era stata aliena neanche negli anni più gloriosi della sua fama, quando, accanto alle opere più note al grande pubblico, ai manifesti pubblicitari, agli apparati decorativi, aveva affiancato, con fede imperturbabile, le sue  narrazioni intrise di spiritualità e caratterizzate da un soffuso sentimento mistico, opere dal  tratto meno  armonioso e lineare di quelle “stile art nouveau”, ma figlie di una profonda e sofferta interpretazione del mondo e dell’uomo.

L’universalità dell’arte e il suo potere d’ispirazione e di comunicazione, il suo essere a servizio del popolo sono alla  base della poetica di questo artista che auspicava la creazione di un’unione spirituale non solo dei popoli slavi, ma di tutto il genere umano sognando un mondo migliore, dove le minoranze etniche avrebbero potuto vivere senza le minacce delle nazioni più potenti.

Mai come in questo momento storico e contesto sociale la sua Arte e la sua filosofia cavalcano l’attualità del mondo intero.

 

La mostra

Composta da oltre 200 operetra dipinti, manifesti, disegni, opere decorative  e  gioielli, la mostra ripercorre con dovizia di particolari e pluralità di opere l’intero percorso creativo dell’artista attraverso sei  sezioni  tematicheche tratteggiano le diverse sfumature stilistiche e i diversi ambiti di  azione: Un  boemo  a  Parigi; Un creatore di immagini per il grande pubblico; Un cosmopolita; Il mistico; Il patriota e L’artista-filosofo.

Prima sezione – Un boemo a Parigi

Gismonda, La Princesse Lointaine(1896), Manifesto  per  Médée (1898), libri, manifesti altri lavori incentrati su Sarah Bernhardt accompagnano il visitatore in questa prima sezione che ripercorre dapprima gli esordi del Mucha bohémien, ai margini della società francese (il termine bohémien è anche la traduzione francese di boemo) e analizza poi il successo ottenuto grazie al manifesto Gismonda, dipinto per Sarah Bernhardt che rappresenta il punto di partenza della sua fama. Oltre a una serie di locandine eseguite da Mucha per Sarah Bernhardt e ad altri lavori sempre connessi alla “divina”, la sezione presenta illustrazioni e alcuni primi disegni dell’artista, al fine di dimostrarne la solida formazione accademica.

 

Seconda sezione – Un creatore di immagini per il grande pubblico

L’approccio muchiano alla produzione di manifesti e alla creazione del caratteristico “stile Mucha”, è approfondito attraverso esempi d’arte pubblicitaria e pannelli decorativi. La sezione presenta tra le altre produzioni i Documents décoratifs (1902): una guida al design “pronta all’uso” dedicata agli artigiani, con l’intento di “contribuire a infondere i valori estetici nella produzione artistica e artigianale”.

 

Terza sezione – Un cosmopolita

Costituiscono gli elementi centrali, intorno ai quali si snoda la terza sezione,l’ascesa di Alphonse Mucha verso la fama sullo sfondo dell’Esposizione universale del 1900 attraverso una serie di lavori associati all’evento parigino e alla collaborazione con il celebre gioielliere francese Georges Fouquet (1862-1957). Qui trovano spazio anche le opere del periodo americano di Mucha, con particolare attenzione a quelle che rivelano il rapporto dell’artista con il mondo del teatro: le decorazioni per il German Theatredi New York e i manifesti per le attrici Leslie Carter e Maude Adams.

 

Quarta sezione – Il mistico

Sul finire dell’Ottocento Mucha si sente attratto dallo spiritualismo e diventa amico del celebre drammaturgo svedese August Strindberg la cui filosofia mistica lo influenza profondamente; molto vicino a un circolo teosofico parigino, nel 1898 entra a far parte della loggia massonica della città. In questa sezione sono analizzate le influenze dello spiritualismo e della filosofia massonica nei lavori di Mucha, particolarmente evidenti nel suo libro illustrato Le Pater. Pubblicata nel 1899, quest’opera rappresentava un messaggio sul progresso del genere umano – il modo in cui l’uomo può raggiungere la Verità universale – che l’artista indirizzava alle generazioni future, attraverso le parole del Padre  nostroe le illustrazioni ispirate al simbolismo massonico. Qui sono inoltre mostrati i pastelli espressionisti dell’artista, rimasti inediti fino alla sua morte.

Quinta sezione – Il patriota

Nel 1910 Mucha torna in patria. Fin dalla sua partenza da Ivančice trent’anni prima, la vita dell’artista era stata guidata dall’idea di lavorare per la patria utilizzando l’arte, un pensiero ricorrente che ne attraversa l’intera esistenza. Questa sezione restituisce al visitatore la dimensione patriottica di Mucha attraverso una grande varietà di lavori eseguiti per il proprio Paese, prima e dopo la sua indipendenza. Ponendo particolare attenzione all’Epopea slava, è analizzato il modo in cui l’artista arrivò alla creazione di quest’opera monumentale attraverso una grande varietà di lavori preparatori (studi di grandi e piccole dimensioni e foto documentarie e in studio).

 

Sesta sezione – L’artista-filosofo

Nel 1918 il sogno di Mucha si avvera perché una delle conseguenze della Prima Guerra Mondiale è la nascita della Cecoslovacchia. Da questo momento la visione dell’unità slava è estesa a tutta l’umanità e Mucha seguita ad approfondire questa tematica fino alla fine della sua esistenza. Nel descrivere Muchacome un filosofo, questa sezione analizza le opere che esprimono gli interessi umanitari dell’artista, insieme alla sua reazione alla minaccia della guerra in un mondo in rapido cambiamento.

La mostra si chiude con l’ultimo progetto di Alphonse: il trittico L’età della ragione, L’età della saggezza, L’età dell’amore, concepito come un monumento all’umanità intera. Nelle intenzioni dell’artista, questo lavoro iniziato nel 1936, quando la terribile ipotesi di una guerra si faceva sempre più concreta, doveva raffigurare Ragione, Saggezza e Amore come i tre principi chiave dell’umanità, la cui armoniosa combinazione avrebbe favorito il progresso del genere umano. Anche se Mucha non fu in grado di portare a termine il progetto, gli studi eseguiti per questo trittico sono ancora in grado di trasmettere il suo messaggio di pace universale.

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L’Art Nouveau nella collezione Parenti http://www.italialiberty.it/mostrasoglianoartnouveau/ http://www.italialiberty.it/mostrasoglianoartnouveau/#comments Wed, 23 Mar 2016 10:22:15 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10913 L’ART NOUVEAU NELLA COLLEZIONE PARENTI ✪ Museo Ar […]

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L’ART NOUVEAU NELLA COLLEZIONE PARENTI

✪ Museo Arte Povera, Sogliano al Rubicone, 24 aprile – 10 luglio 2016

 

Nell’ambito della seconda Biennale del Disegno, inaugura il 24 aprile all’interno di Palazzo Marcosanti di Sogliano al Rubiconde una mostra interamente dedicata al disegno durante il periodo della Belle Époque con preziosi esempi di Liberty italiano, Art Nouveau, Art Dèco e Futurismo.

L’Art Nouveau nella collezione Parenti. La grafica tra fine Ottocento e metà Novecento nel segno Liberty, Art Dèco e Futurista’’, a cura del giovane critico Andrea Speziali, rimarrà allestita fino al 10 luglio e trova spazio nelle sale del Palazzo Marcosanti che ospitano il Museo di Arte Povera, scelto come principale Museo per il Liberty su territorio nazionale proprio lo scorso anno dall’istituzione culturale “Italia Liberty”.

L’esposizione intende valorizzare le opere del periodo compreso tra fine ‘800 e metà ‘900 di proprietà del genio collezionista Roberto Parenti, capace di aver raccolto un inestimabile patrimonio di arti grafiche. In mostra cartoline, locandine e manifesti a firma di autori italiani e stranieri che propongono rari esempi di Art Nouveau nelle sue diverse sfaccettature: dal Liberty al Modernismo, allo Stile Floreale, ma anche Jugendstil, Art and Craft e Secessione Viennese. Senza escludere il periodo dell’Art Dèco e del Futurismo. Per quest’ultimo la mostra gode della promozione da parte del comitato 100 Sant’Elia.

L’obbiettivo è coinvolgere e sensibilizzare giovani e comuni fruitori per conoscere e apprezzare l’Art Nouveau e divulgare opere inedite realizzate durante il periodo Liberty, come un libro di oltre cento pagine disegnato a mano centimetro per centimetro, nonché promuovere la bellezza e far conoscere il disegno Art Nouveau e Dèco, spiegandone ai visitatori la storia, i dettagli, le varie caratteristiche e simbologie.

Esposte oltre mille opere d’arte a firma di centinaia di artisti.
L’ingresso è libero. La mostra è indicata a un largo pubblico; organizzata dal Comune di Sogliano al Rubicone assieme il Museo di Arte Povera e promossa da The World Art Nouveau.

 

Informazioni

Locandina DEFINITIVALa mostra è aperta il sabato e la domenica dalle 15:00 alle 19:00. Durante la settimana su appuntamento per scuole e gruppi.
Il tempo di visita si aggira dalle 2 alle 3:30 ore.
Museo Arte Povera
(Palazzo Marcosanti-Ripa)
Piazzetta Garibaldi
Sogliano al Rubicone – 47030 Forlì-Cesena.

Tel.: 0541.948418
Mobile: 334.8592312

www.italialiberty.it
www.museodiartepovera.com

Download locandina

Invito

1911, Almanacco degli Sports Album con grafica Liberty libro Album per cartoline in stile Art Nouveau 47 Artwork by Mary Golay, Elegance, Made of color lithograph Boheme Caricatura in terra-creta di Parenti Roberto, collezionista che ha dato vita ai due Musei in Palazzo Ripa Marcosanti, realizzata dall'artista Davide Calandrini Cartoline di Kirchner della collezione privata Roberto Parenti Cartoline Liberty della collezione Roberto Parenti Cartoline ottocentesche Cartoncino pubblicitario della cartoleria Catelani Donne Elisabeth Sonrel, Our Lady of the Cow Parsley Grafica bassorilievo di Alexandre Charpentier 2 Grafiche Liberty Henri Riviere, Le coucher de soleil, 1898 Henry Riviere, Le Cap Henry Riviere, Paesaggio Il Museo di Arte Povera a Sogliano 1 Il Museo di Arte Povera a Sogliano con la mostra sull'Art Nouveau Il Museo di Arte Povera a Sogliano con la mostra sull'Art Nouveau 1 Il Museo di Arte Povera a Sogliano con la mostra sull'Art Nouveau 2 Illustrazione Art Nouveau Illustrazione di Plinio Nomellini Illustrazione grafica di Oreste Ruggeri Illustrazioni al Museo di Arte povera La figlia di Iorio Libro illustrato a mano Litografia Art Nouveau Litografia della testa bizantina realizzata da Mucha ''La bionda'' che funge da immagine coordinata per la mostra di Sogliano Manifesto Art Dèco Marcello Dudovich, album Mary Golay (1869-1944) stagioni 1 Mary Golay (1869-1944) stagioni 2 Mary Golay (1869-1944) stagioni 3 Mary Golay (1869-1944) tavola 1 Mary Golay (1869-1944) tavola 2 Mary Golay (British, 1869 - 1944)- Portrait of a Woman with Flowers and Earrings (via Bidsquare) Mary Golay c. 1899 Mary Golay, ritratto del 1899 Melenis Mucha, La Bruna Omaggio di San Valentino Opera Art Nouveau alla mostra soglianese Opera Art Nouveau della collezione Parenti Opera di Mary Golay Opere grafiche fine Ottocento Pagine di un libro illustrato a mano Paul Berthon (French, 1872-1909), Vision Antique Paul Berthon (French, 1872-1909) Pubblicità Liberty 50 48 Raphael Kirchner, illustrazioni Rarissima cartolina di Dudovich per la Borsalino

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Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra http://www.italialiberty.it/mostrasimbolismo/ http://www.italialiberty.it/mostrasimbolismo/#comments Wed, 16 Mar 2016 13:31:01 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10865 Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla G […]

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Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra è una grande mostra che si inserisce in un preciso programma che Palazzo Reale dedica all’arte tra fine Ottocento e inizio Novecento e che ha già visto l’inaugurazione di Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau (fino al 20 marzo 2016). Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, la mostra è a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet.
“La prima grande mostra del 2016 di Palazzo Reale è dedicata a uno dei movimenti artistici che hanno marcato il passaggio dall’Ottocento al Novecento, segnando il superamento della rappresentazione oggettiva della realtà e approdando a una dimensione più intima e soggettiva del reale – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Un percorso suggestivo e affascinante che accompagnerà il visitatore in mostra, conducendolo lungo un percorso di opere straordinarie realizzate da quegli artisti che, nel corso della loro vita, hanno abbracciato il movimento simbolista”.

Con oltre 2.000 mq di superficie espositiva e 24 sale site al piano nobile di Palazzo Reale di Milano, Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra mette per la prima volta a confronto i simbolisti italiani con quelli stranieri grazie a circa un centinaio di dipinti, oltre alla scultura e una eccezionale selezione di grafica, che rappresenta uno dei versanti più interessanti della produzione artistica del Simbolismo, provenienti da importanti istituzioni museali italiane ed europee oltre che da collezioni private.
La mostra, oltre a permettere un approfondito e aggiornato studio del periodo, che vede la pubblicazione di importanti saggi di approfondimento nel catalogo edito da 24 ORE Cultura, ha reso possibile il restauro, la pulitura e la manutenzione di oltre dieci opere provenienti da Ca’ Pesaro di Venezia, dell’Autoritratto di Arnold Böcklin, della Galleria degli Uffizi di Firenze e delle cornici de L’Eroica di Gaetano Previati, dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, e del polittico di Giulio Aristide Sartorio, Le Vergini Savie e Le Vergini Stolte, di proprietà della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma. Si tratta di un’importante operazione che dimostra come le mostre temporanee, oltre a valorizzare le opere, possano essere anche l’occasione per una partecipazione attiva alla conservazione del patrimonio artistico italiano grazie ai finanziamenti che da esse ne derivano.
Il Simbolismo è, al tempo stesso, un momento di chiusura al progresso e a una società dominata dall’imperio della quantità e di apertura per affermare una modernità che, sulla scia della poesia di Baudelaire, fa della resistenza al moderno il proprio segno di riconoscimento. Emblema della caduta e del fallimento, I fiori del male sono il punto di partenza di un momento culturale che si definisce in primo luogo attraverso la negazione: rifiuto del reale ridotto alla semplice percezione intuitiva, rifiuto dell’accademismo, rifiuto del naturalismo e del verismo. La lunga lista dei rifiuti sembra definire il simbolismo come l’ultima risposta alla triplice frustrazione dell’uomo moderno: frustrazione generata, storicamente, da Copernico (l’uomo non è più al centro dell’universo), da Darwin (l’uomo non è il compimento dell’evoluzione) e da Freud (l’uomo è incapace, per natura, di dominare le proprie pulsioni interiori). Dal punto di vista figurativo, si avvia un recupero delle immagini di quel ‘paradiso perduto’ identificato nella pittura dei primitivi italiani e, in generale, dei miti originari. Grande tramite di questa rivoluzione delle immagini è la letteratura, in cui il tema del sogno, del delirio indotto dagli oppiacei, della follia sembra unificare quella cultura europea che verrà rivoluzionata dal volume dell’Interpretazione dei sogni pubblicata da Sigmund Freud a Vienna nel 1900.

ITALY - OCTOBER 01:  The wise virgins and the foolish virgins, 1890-1891, by Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), triptych, oil on canvas, 188x205 cm. (Photo by DeAgostini/Getty Images); Rome, Galleria Nazionale D'Arte Moderna (National Gallery Of Modern Art). (Photo by DeAgostini/Getty Images) Sez3_Malczewski_Thanatos Sez4_Ferdinand_Elu Sez4_VonStuck_Lucifer Sez5_Previati_IlGiornoSvegliaLaNotte Sez6c_Martini_Notturno Sez7_Putz_Parzifal Sez2_Joan_Reve Sez6a_Félicien_Satan Sez6a_VonKeller_AuCrépuscole Sez6b_Klinger_Rapimento Sez9_Bonazza_LaleggendadiOrfeo XIR18924 Orpheus, 1893 (oil on canvas) by Delville, Jean (1867-1953); 79x99 cm; Private Collection; Belgian,  in copyright

PLEASE NOTE: This image is protected by the artist's copyright which needs to be cleared by you. If you require assistance in clearing permission we will be pleased to help you. Sez10_Lacombe_Lamerjaune CMYK workspace ISO 12647-v2 Sez13_Kupka_Animadelloto Sez13_PuvisDeChavannes_Esperance amore
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Ne deriva il recupero della dimensione onirica, del mondo eroico della mitologia, di temi scabrosi come l’amore erotico, la morte e il peccato.
La mostra presenta per la prima volta in Italia alcuni tra i più significativi capolavori del Simbolismo europe: innanzitutto vedremo alcune delle icone dell’idea simbolista del mondo: Carezze (L’Arte) la straordinaria donna/ghepardo di Fernad Khnopff; la testa di Orfeo galleggiante sull’acqua di Jean Delville, entrambi provenienti da dal Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles; l’enorme, sublime opera di Ferdinand Hodler, intitolata l’Eletto, dall’Osthaus Museum di Hagen e Il silenzio della foresta di Arnold Böcklin, dalla Galleria Nazionale di Poznan. Si tratta di opere mai viste in Italia che già stanno generando una grande aspettativa fra pubblico e critica.
Una delle sezioni più scenografiche della mostra saranno poi le sale dedicate alla Biennale del 1907: una straordinaria vetrina di confronto tra l’arte italiana più evoluta, cresciuta anche dal confronto con le grandi mostre della Secessione di Berlino e di Vienna. Giulio Aristide Sartorio è presente con l’imponente ciclo pittorico Il poema della vita umana, realizzato per la Biennale del 1907, la stessa dove venne allestita la famosa Sala dell’Arte del Sogno che ha rappresentato la consacrazione ufficiale del Simbolismo in Italia. Il ciclo di Sartorio sarà affiancato in mostra dall’istallazione sonora dell’artista vicentino Alberto Tadiello, il cui intervento sonoro – l’incipit di una composizione musicale ripetuto molte volte in modo sfalsato- crea una nuova esperienza di fruizione artistica.
Attraverso 18 sezioni tematiche, il percorso espositivo si svolge poi tra atmosfere e dimensione oniriche: accompagnato dalle poesie di Baudelaire, tratte dalla raccolta ‘I fiori del Male’ il visitatore attraverserà le sale della mostra passando dalle rappresentazioni demoniache di Odillon Redon, alle rappresentazioni dei miti di Gustave Moreau, al vitalismo di Ferdinand Hodler, al colorismo dei Nabis. Le interpretazioni dell’amore di Giovanni Segantini, l’immaginario divisionista di Gaetano Previati e la magia della decorazione di Galileo Chini renderanno conto, tra l’altro, dell’importanza del movimento simbolista in Italia, permettendo così di riscoprire nomi meno conosciuti: Luigi Bonazza, seguace italiano di Klimt, Leo Putz,
Giorgio Kienerk e gli scultori Leonardo Bistolfi e Amleto Cataldi. Il percorso espositivo si chiude immergendo lo spettatore nell’atmosfera fantastica delle Mille e una notte, il ciclo decorativo realizzato da Zecchin alla vigilia della Grande Guerra.

 

INFORMAZIONI

Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra
Palazzo Reale, Milano
3 febbraio – 5 giugno 2016

Orari apertura
lunedì 14,30 – 19,30
martedì – mercoledì – venerdì – Domenica 9,30 – 19,30
giovedì – sabato 9,30 – 22,30
Biglietti:
Intero 12 €
Ridotto 10 €
Ridotto speciale 6 €
Biglietto Famiglia € 10,00 adulto (1 o 2 adulti) € 6,00 per bambino da 6 a 14 anni

Informazioni e prenotazioni:02 54914
www.mostrasimbolismo.it

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Alfons Mucha http://www.italialiberty.it/alfonsmucha/ http://www.italialiberty.it/alfonsmucha/#comments Wed, 16 Mar 2016 12:35:56 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10860 L’artista ceco Alfons Mucha (1860‐1939) è riconosciuto […]

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1925. Mucha publishes his book Svobodné zednářství (Freemasonry), to mark the 333rd anniversary of the birth of Jan Amos Komenský (1592-1670), the spiritual founder of the Czech Lodge of Freemasons.

1925. Mucha publishes his book Svobodné zednářství (Freemasonry), to mark the 333rd anniversary of the birth of Jan Amos Komenský (1592-1670), the spiritual founder of the Czech Lodge of Freemasons.

L’artista ceco Alfons Mucha (1860‐1939) è riconosciuto come uno tra i più rappresentativi interpreti dell’Art Nouveau, “promotore” di un nuovo linguaggio comunicativo, di un’arte visiva innovativa e potente: le immagini femminili dei suoi manifesti erano molto diffuse e popolari in tutti i campi della società del suo tempo e ancora oggi si può facilmente individuare la sua inconfondibile cifra stilistica, che lo ha reso eterno simbolo della Belle Époque.
Figlio di un usciere del tribunale, Ondřej Mucha, e della sua seconda moglie Amálie, Alfons Maria Mucha nasce a Ivančice il 24 luglio 1860. Sin dall’adolescenza, Mucha dimostra uno spiccato interesse per il disegno che lo porta, nel 1879, ad entrare nel laboratorio di pittura della ditta Kautsky‐Brioschi‐Burghardt, che produce scenari per il teatro e sipari.
Nel 1882 incontra il conte Eduard Khuen‐Belasi, che diventa il suo primo mecenate. Nel 1885 il conte gli finanzia gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera e un viaggio a Parigi, dove Mucha giunge nel 1887 e dove rimane per i successivi diciassette anni.
Nel 1889 il conte Khuen smette inaspettatamente di finanziare l’artista che, abbandonata la scuola, inizia a lavorare come illustratore, avviando una serie di collaborazioni con importanti riviste e case editrici francesi. Il primo vero successo come illustratore arriva nel 1894, quando Mucha disegna il primo manifesto per Sarah Bernhardt in occasione dello spettacolo Gismonda di Victorien Sardou. È l’inizio di una lunga collaborazione, che lo decreta come uno dei più ricercati autori di arte applicata, di manifesti pubblicitari e di illustrazioni.
Il 1897 è per Mucha un anno di mostre importanti. La sua prima mostra personale si tiene alla Galerie de la Bodinière di Parigi, una seconda mostra, di cui disegna il manifesto, apre al Salon des Cent e una terza mostra è organizzata alla fine dell’anno presso il Salone Topič di Praga. Nel 1900, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, il progetto di Mucha per la disposizione generale del padiglione della Bosnia‐Erzegovina e il suo manifesto dell’esposizione austriaca sanciscono il suo ruolo di spicco nel panorama artistico europeo di fine secolo. Nel 1902, nel libro Documents décoratifs, Mucha definisce per la prima volta l’essenza dello stile Art Nouveau.
A partire dal 1904 l’artista compie alcuni viaggi negli Stati Uniti, dove le personali del 1920 e del 1921, ospitate rispettivamente presso l’Art Institute of Chicago e il Museo di Brooklyn a New York, riscuotono un successo strepitoso. La mostra di Chicago vede esposti i cinque quadri dell’Epopea Slava, ciclo iniziato nel 1910 in Repubblica Ceca e portato a termine a Praga nel 1928. Alfons Mucha si reca a Parigi per l’ultima volta nel 1936 in occasione dell’ultima retrospettiva organizzata durante la sua vita. Mucha si spegne infatti a Praga nel 1939. In quell’anno la rivista parigina di grafica “Arts et métiers” dedica un numero alla commemorazione dell’artista.

 

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Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau http://www.italialiberty.it/mostramucha/ http://www.italialiberty.it/mostramucha/#comments Wed, 16 Mar 2016 12:29:42 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10858 Con oltre 220 opere la mostra Alfons Mucha e le atmosfe […]

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Con oltre 220 opere la mostra Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau propone al pubblico un percorso originale capace di ricostruire il gusto elegante, prezioso e sensuale dell’epoca attraverso le creazioni di Alfons Mucha, gli arredi e le opere d’arte decorativa di artisti e manifatture europei attivi nello stesso periodo storico.
La mostra è promossa dal Comune di Milano|Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da 24 ORE Cultura ‐ Gruppo 24 Ore, in collaborazione con la Richard Fuxa Foundation e il Centro di Ricerca Rossana Bossaglia, Dipartimento Culture e Civiltà, Università di Verona. Si avvale altresì del patrocinio della città di Praga.

mucha_atmosfere_artnouveauAlfons Mucha e le atmosfere art nouveau, è curata da Karel SRP, già curatore della grande mostra monografica sull’artista tenutasi a Praga nel 2013, per la parte relativa alle opere di Mucha, e da Stefania Cretella, studiosa di arti decorative, per la parte dedicata alle arti decorative del periodo art nouveau.
Innovativa è la formula della curatela: le competenze scientifiche e i materiali di studio forniti per la realizzazione della mostra verranno valorizzati attraverso un significativo contributo per il cofinanziamento di assegni di ricerca e borse di studio per giovani studiosi e per le attività scientifiche del Centro di ricerca “Rossana Bossaglia”, diretto da Valerio Terraroli e fondato nel 2015 presso l’Università di Verona, Dipartimento Culture e Civiltà, in ricordo di una grande studiosa di Liberty, Déco e Novecento. Si tratta di un virtuoso esempio di fattiva e organica collaborazione tra soggetti pubblici e privati promotori di cultura e un centro universitario di ricerca, avente come obiettivo comune la formazione specialistica e la professionalizzazione di giovani storici dell’arte, con una particolare attenzione alla storia del gusto e delle arti decorative.
“La mostra si inserisce nel percorso che Palazzo Reale intraprenderà nel 2016, teso ad approfondire, attraverso i grandi movimenti artistici e i loro protagonisti, quel periodo di transizione e di importanti trasformazioni che si colloca tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento: una riflessione che culminerà nella grande mostra sul Simbolismo, in apertura a febbraio 2016, e nell’importante progetto dedicato a Boccioni durante la prossima primavera”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno. Dopo Milano, la mostra si sposterà a Palazzo Ducale di Genova, dove sarà visitabile da fine aprile a tutto settembre 2016.

Il nucleo principale della mostra è costituito da 120 opere tra affiches e pannelli decorativi di Alfons Mucha (1860‐1939), provenienti dalla Richard Fuxa Foundation. L’artista ceco è stato uno dei più significativi interpreti dell’Art Nouveau, divenendo ben presto il “promotore” di un nuovo linguaggio comunicativo, di un’arte visiva innovativa e potente: le immagini femminili dei suoi manifesti erano molto diffuse e popolari in tutti i campi della società del suo tempo e ancora oggi si può facilmente individuare la sua inconfondibile cifra stilistica, che lo ha reso eterno simbolo dell’Art Nouveau. Lo “Stile Mucha”, unico e riconoscibile, si è dimostrato adatto per essere applicato ad una grande varietà di contesti: poster, decorazione d’interni, pubblicità per qualsiasi tipo di prodotto, illustrazioni e addirittura produzioni teatrali, design di gioielli e opere architettoniche.
Mantenendo come perno centrale la figura di Mucha, le opere dell’artista sono affiancate in mostra da una serie di ceramiche, mobili, ferri battuti, vetri, sculture e disegni di artisti e manifatture europei affini a quella medesima sensibilità squisitamente floreale e sinuosa che caratterizzava un certo filone del modernismo internazionale, tipico soprattutto dell’area francese, belga e, almeno in parte, italiana. Scopo della mostra è dunque quello di restituire appieno l’idea di un’epoca ricca e sfaccettata, facendo dialogare le invenzioni di Mucha con gli ambienti e le decorazioni contemporanee così da ricostruire il clima magico e sfavillante dellaBelle Époque.

 

IL PERCORSO ESPOSITIVO
Le opere sono esposte in mostra seguendo un percorso suddiviso per temi stilistici e iconografici, in modo da evocare atmosfere e suggestioni che possano stupire e coinvolgere anche emotivamente il visitatore. A una sala introduttiva, che presenta al visitatore una selezione di opere grafiche di Alfons Mucha accostate ad alcuni arredi coevi che sintetizzano le diverse anime del gusto moderno, propagatosi a cavallo tra il XIX e il XX secolo, seguono otto sezioni tematiche che affrontano i modelli iconografici più diffusi e amati dagli artisti modernisti.
La prima sezione è dedicata al teatro e da Sarah Bernhardt, una delle più celebri attrici della storia teatrale, vera e propria diva e icona del suo tempo, immortalata da Mucha in una serie straordinaria di poster e manifesti teatrali.
Si prosegue con la vita quotidiana dove sono invece raccolti esempi di manifesti e realizzazioni grafiche di confezioni di prodotti che entravano abitualmente nelle case: dalle scatole dei biscotti Lefevre‐Utile, alle tavolette di cioccolato Idéal passando per i profumi e i prodotti per l’infanzia.

Il tema chiave della terza sezione è l’immancabile figura femminile, che viene sviluppato in due sale contigue. Nel primo ambiente sono esposti arredi e oggetti d’uso in cui l’immagine della donna è al centro dell’invenzione, che spesso mostra forti legami con la cultura figurativa del tempo, come nel caso del salotto di Luigi Fontana, dotato di vetrate policrome con fanciulle che evocano i prototipi femminili di Mucha. Nella sala successiva, i manifesti di Mucha tornano nuovamente a dialogare e a confrontarsi in modo diretto con gli oggetti, in modo da evidenziare la duplice e contrastante concezione che i contemporanei avevano della donna, talvolta idealizzata in una creatura angelica, elegante ed aggraziata, talvolta immaginata come femme fatale, accattivante e seducente, ma sempre capace di incarnare il valore universale della bellezza giovanile, espressa attraverso linee serpentine ed eleganti movenze.
La sezione dedicata al giapponismo affronta il tema dell’influenza dell’arte esotica e orientale sulla produzione europea, riscontrabile soprattutto nella preferenza per il segno grafico e marcato, per l’appiattimento bidimensionale e per gli accostamenti cromatici sgargianti e originali. Questi elementi compaiono con evidenza sia nelle opere di Mucha, il cui stile e le cui invenzioni iconografiche sono esemplificate dalle tavole che compongono l’album Documents Décoratifs, sia nelle opere d’arte decorativa, come nella specchiera di Carlo Bugatti o nelle maioliche di Galileo Chini. Il mondo animale è invece rappresentato nella quinta sezione, dove è raccolto un repertorio di oggetti d’arte decorativa caratterizzati dalla presenza di soggetti animali emblematici, come il pavone, il serpente, la libellula e le creature acquatiche. All’importanza dei materiali preziosi nell’immaginario Art Nouveau è dedicata la sesta sezione, con grafiche di Mucha dedicate al tema delle pietre preziose e delle teste femminili ornate con originali gioielli, un inedito pendente disegnato dall’artista e realizzato in pasta di vetro dalla ditta Daum di Nancy e una piccola selezione di opere di varia tipologia, realizzate con materiali particolari o preziosi.
Il tempo è invece il protagonista della settima sezione, rappresentato simbolicamente attraverso le grafiche dei calendari, le rappresentazioni delle stagioni e delle parti del giorno ideate da Mucha. Chiude la mostra la sezione dedicata all’immaginario floreale, in particolare rose, ninfee, iris e gigli, che letteralmente “invadono” la produzione Liberty e Art Nouveau. Nelle sue grafiche, Mucha associa spesso l’immagine della giovane donna al tema del fiore, che diviene un ornamento capace di esaltarne la bellezza fresca e vitale. Nell’ambito delle arti decorative, lo studio della flora permette agli artisti di sperimentare nuove forme e nuovi decori, giocando anche con l’infinita varietà di colori presenti in natura. L’elemento floreale si ritrova con una certa insistenza nelle ceramiche europee del tempo, così come nei vetri di produzione francese, in particolare di Émile Gallé e della ditta Daum.

 

Informazioni

Schermata 2016-03-16 a 14.15.04Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau
Palazzo Reale‐ Piazza del Duomo 12, Milano
10 dicembre 2015 – 20 marzo 2016
Orari apertura
lunedì 14,30 ‐ 19,30
martedì ‐ mercoledì ‐ venerdì ‐ Domenica 9,30 ‐ 19,30
giovedì ‐ sabato 9,30 ‐ 22,30

Biglietti:
Intero 12 €
Ridotto 10 €
Ridotto speciale 6 €
Biglietto Famiglia € 10,00 adulto (1 o 2 adulti) € 6,00 per bambino da 6 a 14 anni

Informazioni e prenotazioni: +39 02 54915
Informazioni e prenotazioni: tel +39 02 54915
www.ticket24ore.it/mucha
www.mostramucha.it
www.palazzorealemilano.it
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FAI Primavera: Si aprono i cancelli di villa Zanelli a Savona http://www.italialiberty.it/fai-primavera-si-aprono-i-cancelli-di-villa-zanelli-a-savona/ http://www.italialiberty.it/fai-primavera-si-aprono-i-cancelli-di-villa-zanelli-a-savona/#comments Sat, 12 Mar 2016 14:18:31 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10846 24ª EDIZIONE GIORNATE FAI DI PRIMAVERA sabato 19 e dome […]

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fai-1000x100024ª EDIZIONE
GIORNATE FAI DI PRIMAVERA

sabato 19 e domenica 20 marzo 2016

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica

Oltre 900 visite straordinarie a offerta libera
aperture esclusive e corsie preferenziali per iscritti FAI

È un weekend che non somiglia a nessun altro. E si riconosce subito: centinaia di migliaia di persone escono di casa e occupano l’Italia, scoprendone aspetti inediti e insoliti grazie alla possibilità di conoscere luoghi che non si possono visitare e storie che non vengono mai raccontate. E gli oltre 8.500.000 italiani che hanno partecipato negli anni scorsi conoscono bene le emozioni che si provano solo durante le Giornate FAI di Primavera, la cui 24ª edizione è in programma sabato 19 e domenica 20 marzo 2016.

Molte cose non sono le stesse, nei due giorni di aperture eccezionali organizzate dal FAI: gli italiani non si innervosiscono mentre sono in coda in attesa di visitare un luogo, ma ne approfittano per confrontarsi e condividere esperienze; gli adulti non sono coloro che trascinano i giovani, ma al contrario sono i giovani, volontari e Apprendisti Ciceroni del FAI, a guidare gli adulti, accompagnandoli nelle visite e raccontandone le storie. E tanti luoghi si trasformano: da chiusi e invisibili ora si aprono, da ignoti diventano noti e anche quelli che fanno parte della vita di tutti i giorni (stazioni ferroviarie, fabbriche, porti) vengono raccontati e si svelano ricchi di sorprese.

Le Giornate FAI di Primavera sono aperte a tutti, ma un trattamento di favore viene riservato agli iscritti FAI – e a chi si iscrive durante le Giornate – a chi sostiene la Fondazione con partecipazione e concretezza. A loro saranno dedicate visite esclusive, corsie preferenziali ed eventi speciali, perché iscriversi al FAI è un gesto civile e al tempo stesso un beneficio: conviene a se stessi e fa bene all’Italia.

La Delegazione FAI di Savona ha scelto di puntare i riflettori sul LIBERTY nella nostra provincia, un tema ancora poco conosciuto e studiato, nonostante gli alti esiti artistici raggiunti con un contributo sulla vicenda di Villa Zanelli, considerata a buon diritto uno dei capolavori dello stile Liberty in Liguria, che versa da ormai quasi due decenni in totale abbandono, nonostante il clamore delle campagne di stampa e degli appelli sui social network che hanno mobilitato migliaia di followers. Villa Zanelli costituisce, in queste giornate di Primavera, il fulcro intorno al quale riscoprire una stagione che ha prodotto straordinari esiti artistici nei palazzi delle vie nuove di Savona, nelle ville e nei castelli dei principali luoghi di villeggiatura della Riviera e dell’entroterra, con le splendide testimonianze di Altare.

 

PROGRAMMA

Sabato 19 marzo, ore 10.00, partenza presso il punto raccolta FAI – Via Paleocapa, angolo Corso Italia. Percorso per le vie del centro alla scoperta delle testimonianze dello stile Liberty a Savona a cura di Massimo Bianco.

Ore 17.00, presso la sala del Consiglio del Comune di Savona si terrà la dimostrazione di decorazioni floreali in stile Liberty a cura del Garden Club di Savona.

Ore 18.00, presso la sala del Consiglio del Comune di Savona si svolgerà la presentazione del libro “Savona Liberty, Villa Zanelli e altre architetture” a cura di Michele Buzzi in cui saranno presenti i curatori della pubblicazione Andrea Speziali e Massimo Bianco.

Domenica 20 marzo, dalle ore 10.00 alle ore 17.00 apertura di Villa Zanelli, situata in via Nizza a Savona. Villa Zanelli rappresenta una dei più significativi capolavori di stile Liberty in Italia, si attribuisce l’opera a Gottardo Gussoni, allievo del torinese Pietro Fenoglio, uno dei più importanti architetti che interpretarono il Liberty italiano. E’ situata nel comune di Savona, lungo la spiaggia del quartiere di Legino, dopo un periodo di splendore vissuto negli anni successivi la sua edificazione, dal 1933 si susseguirono diversi passaggi di proprietà divenendo prima colonia, poi campo ospedaliero fino alla sua ultima destinazione pubblica come struttura utilizzata dall’USL. Attualmente è in stato di abbandono e malgrado le vicissitudini trascorse conserva ancora intatta la struttura così come tutto il suo grande fascino.

Per motivi di sicurezza non sarà possibile effettuare la visita negli interni della Villa, guide esperte tra cui Andrea Speziali che si è distinto nel panorama artistico con progetti legati al tema, racconteranno la storia e illustreranno la struttura che ha subito varie modifiche e meglio si apprezza dall’esterno, corsie preferenziali per iscritti al FAI, possibilità di iscrizione in loco.

Sabato 19 e domenica 20 marzo, dalle ore 14.00 alle ore 18.00 ad Altare, sarà possibile visitare gratuitamente il Museo dell’Arte Vetraria Altarese Situato in Piazza del Consolato, 4. A pochi chilometri della costa savonese, Altare è un’importante meta per gli appassionati del Liberty e la sua storia è legata anche alla lavorazione del vetro, introdotta probabilmente nel XII secolo ad opera di monaci Benedettini che chiamarono ad Altare, dalla Francia e dalle Fiandre, famiglie di vetrai ad esercitare questa antica arte. Villa Rosa, sede del museo, è uno splendido edificio in stile Liberty, progettata dall’ingegnere savonese Nicolò Campora, formatosi a Torino e attento alle innovazioni tecniche e stilistiche nel campo dell’architettura internazionale, la Villa fa parte di una serie di edifici in stile che si diffusero nel paese all’inizio del 1900, in gran parte ancora esistenti. Di tutte le realizzazioni in stile liberty ad Altare, Villa Rosa è quella che risulta più omogenea e stilisticamente rappresentativa.

Sabato 19 marzo, in orari di apertura del museo, verrà aperta in via straordinaria la Fornace del Museo dell’Arte Vetraria Altarese con dimostrazione di un maestro vetraio.

Domenica 20 marzo, alle ore 15.30, con partenza dal Museo, si svolgerà una visita guidata, a cura della ProLoco di Altare, per le vie della cittadina, alla scoperta delle testimonianze dello stile Liberty. L’evoluzione dell’attività edilizia altarese nel primo Novecento costituisce un fenomeno circoscritto dalla particolare situazione socio-economica legata all’affermazione dell’industria vetraria. Passeggiando per le vie del paese, si possono ammirare numerosi interventi edilizi che ebbero larga diffusione, come ad esempio Villa Agar, commissionata da Mons. Giuseppe Bertolotti, parroco del paese che contribuì alla caratterizzazione urbanistica del luogo.

LOGO-FAI-GIOVANI_arancione

 
In contemporanea, il FAI Giovani Savona proporrà “FAI conoscere Cilea: a 150 anni dalla nascita riaprono le porte della sua dimora varazzina”, con il seguente programma:

Sabato 19 e Domenica 20 marzo, dalle ore 10.00 alle ore 17.00 a Varazze, apertura di Villa Cilea, situata in Via Guglielmo Marconi, 13. Musicista, compositore, colto e raffinato, Francesco Cilea nacque a Palmi di Calabria 150 anni fa, il 23 luglio 1866. All’interno delle sue opere riuscì a fondere l’esperienza del verismo musicale italiano con la tradizione operistica francese, caratterizzandosi per la ricca vena melodica, la maestria di orchestrazione ed il ricco colorismo musicale. Alcune sue opere più famose sono l’Arlesiana e l’Adriana Lecouvreur, uno dei capolavori della lirica del Novecento e cavallo di battaglia delle più importanti cantanti liriche del mondo. Ebbe una grande predilezione per la cittadina di Varazze in cui soggiornò per oltre quarant’anni in vacanza e qui conobbe quella che sarebbe poi diventata la sua futura moglie, Rosa Lavarello, proprietaria di Villa Lavarello, meglio conosciuta successivamente come Villa Cilea. Varazze divenne così la sua seconda patria, gli venne attribuita la cittadinanza onoraria e vi trascorse gli ultimi anni della sua vita. Attualmente l’edificio è di proprietà della SIAE. La prima visita della giornata si svolgerà alle ore 10.00 e sarà svolta dal cantautore, musicista e produttore discografico italiano Oscar Prudente, famoso per aver collaborato con Luigi Tenco, Dario Fo, Lucio Battisti, Mogol, Ivano Fossati e molti altri artisti, scrivendo alcuni tra gli arrangiamenti più significativi della musica leggera italiana, come ‘Pensiero stupendo’ e ‘Jesahel’. Apertura e visite guidate a cura del Gruppo FAI Giovani di Savona che ringraziano per la gentile concessione la SIAE e Franco Mangiarulo con Oscar Prudente per la disponibilità.

Inoltre per gli stranieri: sabato 19 marzo, ore 11.00 visita guidata in inglese a cura di Alessandra Bruno; ore 11.30 visita guidata in spagnolo a cura di Tania De Cicco. Domenica 20, ore 11.00 e ore 14.30: visita guidata in inglese a cura di Alessandra Bruno.

Iniziative speciali all’interno dell’evento: “Villa Cilea in concerto”. Sabato 19 marzo, ore 15.00, concerto a cura degli alunni solisti dell’orchestra dei corsi ad indirizzo musicale dell’Istituto Comprensivo Varazze-Celle Ligure, e domenica 20 marzo, ore 15.00, concerto a cura di L.Orlando, pianista, e L.Guatti, flautista, che eseguiranno brani di L. V. Beethoven, F. Chopin, P. A. Genin, F. Borne e F. Cilea.

 

Programma e aggiornamenti della delegazione di Savona e FAI Giovani Savona anche su FACEBOOK :
https://www.facebook.com/Delegazione-FAI-Savona-196578630370149/
https://www.facebook.com/FAI-Giovani-Savona-1639117972999440/?fref=ts

IN TUTTI I LUOGHI APERTI: CORSIE PREFERENZIALI PER ISCRITTI FAI CON POSSIBILITÀ DI ISCRIVERSI AL FAI IN LOCO.
Per l’elenco completo delle 900 aperture dal 9 marzo sarà possibile consultare il sito www.giornatefai.it o telefonare al numero 02 467615270. Le versioni i-Os e Android dell’APP FAI saranno scaricabili gratuitamente dagli store di Apple e Google. Facile e intuitiva, l’app geolocalizzata riconoscerà la posizione dell’utente e indicherà la mappa dei luoghi più vicini da visitare. Invitiamo tutti a diffondere in rete la notizia di questo evento che permette di scoprire un’Italia diversa utilizzando gli hashtag #giornatefai e #faicambiarelitalia.

 

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Download:
Comunicato stampa GFP16 Savona
PROGRAMMA GFP 2016 Delegazione di Savona
Villa Zanelli di Andre Speziali con Massimo Bianco Giornate FAI di Primavera

Ufficio Stampa FAI Delegazione Savona
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ITALIAN LIBERTY. Il sogno europeo della grande bellezza http://www.italialiberty.it/italianliberty-ilsognoeuropeodellagrandebellezza/ http://www.italialiberty.it/italianliberty-ilsognoeuropeodellagrandebellezza/#comments Sat, 12 Mar 2016 14:12:55 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10668 In corso di pubblicazione CEDOLA scheda Liberty_2016 La […]

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In corso di pubblicazione
CEDOLA scheda Liberty_2016

Italian Liberty 2016 cartacanta - Andrea Speziali - cover 3DLa riscoperta prima e la nuova consacrazione poi del Liberty in Italia, in questi ultimi anni, porta anche il nome di Andrea Speziali. La terza edizione (la seconda per i tipi di CartaCanta Editore) del Volume riassuntivo e celebrativo del grande concorso fotografico “Italian Liberty” prende luce sin dalla copertina con la splendida immagine di Sergio Ramari.
All’interno oltre 500 foto provenienti da 821 partecipanti su 1028 iscritti selezionate tra le circa 30.000 immagini che sono giunte alla segreteria del premio. Il successo della premiazione del 13 dicembre all’Hotel Corallo di Riccione e la sempre maggiore partecipazione di fotografi e appassionati di tutta la Penisola sanciscono la riuscita di quello che è oramai diventato un censimento vero e proprio del Liberty Italiano. 20 vincitori tra foto e video selezionati da una prestigiosa giuria presieduta da Vittorio Sgarbi con Cecilia Casadei, Vera Agosti, Manuela Valentini, Paolo Manazza.

 

Pagina Facebook: www.facebook.com/andreaspeziali.italianliberty.cartacanta

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L’Art Nouveau tra etica ed estetica http://www.italialiberty.it/artnouveau/ http://www.italialiberty.it/artnouveau/#comments Sat, 12 Mar 2016 13:57:01 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=5920 di Fulvio Sguerso L’albero della vita, l’opera ideata e […]

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di Fulvio Sguerso

L’albero della vita, l’opera ideata e realizzata da Gustav Klimt come fregio a mosaico per la sala da pranzo della Casa Stoclet, a Bruxelles, tra il 1905 e il 1909, rappresenta, insieme alla casa stessa, progettata da Josef Hoffmann, con i suoi arredi disegnati da altri artisti-artigiani del laboratorio viennese (Wiener Werkstatte), un elemento di quell’opera d’arte totale (Gesamtkunstwerk), vagheggiata dagli artisti dell’Art Nouveau, soprattutto da quelli che fondarono, con Klimt, la Secessione austriaca, sul finire dell’Ottocento e fino alla tragedia della prima guerra mondiale.
L’albero di Klimt, allegoria dell’eterno ciclo di nascita, morte e rinascita della natura e della vita, affonda le sue radici – oltre che nella storia dell’arte in generale (si pensi solo alle varie raffigurazioni dell’ albero biblico della conoscenza del bene e del male) – nel movimento di rivalutazione del gotico sorto in Inghilterra nella prima metà dell’Ottocento. Quel movimento rappresentò le istanze estetiche, ma soprattutto etiche, sociali e religiose di quegli artisti, architetti e scrittori che reagirono alla meccanizzazione del lavoro, all’asservimento dell’uomo alla macchina anziché della macchina all’uomo, al prevalere della quantità dei manufatti industriali sulla loro qualità, allo sfruttamento delle risorse umane e naturali a danno della bellezza del paesaggio, dei ritmi naturali, della salubrità dell’aria e, quindi, dell’intera comunità. Tra gli architetti impegnati nel Gothic Revival , in particolare nella fase cosiddetta degli “Ecclesiologist”, spicca la complessa e tormentata personalità di August Pugin (1812 – 1852), autore, tra l’altro, di scenografie per il Covent Garden, dei disegni per gli arredi del castello di Windsor e per il palazzo del Parlamento; progettò diverse chiese e alcune abitazioni private, tra cui la propria casa nei pressi di Salisbury; ma più importanti della sua opera di architetto sono i suoi saggi apologetici dello stile gotico, considerato come la massima espressione della spiritualità dell’arte (Pugin si convertì al cattolicesimo nel 1834). Alcuni suoi principi saranno fatti propri da John Ruskin e da William Morris, entrambi persuasi della superiorità dell’etica sull’estetica e della funzione educativa e sociale dell’opera d’arte: ”In un edificio non ci devono essere elementi che non sono richiesti dalla convenienza, dalle esigenze costruttive o dal decoro. Tutti gli ornamenti devono essere un arricchimento della struttura essenziale dell’edificio. Il valore di un edificio dipende dal valore morale dell’artefice. Un edificio ha un valore morale indipendente e superiore a quello estetico”.

Anche John Ruskin (1819 – 1900) è un appassionato apologeta dello stile gotico e considera la società medievale come un modello ideale a cui la società contemporanea dovrebbe ritornare; nel Medioevo, infatti, la moralità e la religiosità erano valori più importanti di quello estetico; la sensibilità estetica può variare nel tempo e nello spazio, ma la moralità, secondo Ruskin, basandosi sull’essenza stessa dell’uomo, rimane inviolata nel mutare delle circostanze e delle mode. Nelle Sette lampade dell’architettura (1849), cioè i sette principi (sacrificio, verità, potenza, bellezza, vita, memoria, obbedienza) sui quali si basa – o si dovrebbe basare – l’architettura, leggiamo, nel capitolo dedicato alla “Lampada del Sacrificio”:

“Tutta l’architettura si propone di influire sullo spirito dell’uomo, non solo di offrire un servizio per il suo corpo. L’architettura è l’arte che acconcia e adorna gli edifici eretti dall’uomo per qualsiasi impiego, in modo tale che il vederli possa contribuire alla sua salute, al suo vigore e al suo piacere di ordine intellettuale”.Quali che siano le funzioni e le finalità pratiche degli edifici (devozionali, celebrative, civili, militari o domestiche) devono – o dovrebbero – comunque rispecchiare la virtù dell’artista interprete della profonda, arcana, divina bellezza della natura; per Ruskin l’opera d’arte ideale è il risultato coerente delle forme di una società organica e armonicamente organizzata. Di qui il vagheggiamento di un impossibile ritorno alle forme di vita della società preindustriale; nelle Pietre di Venezia (1853) il gotico è assunto quale esempio di religiosità e moralità di un’arte in cui la comunità si riconosceva immediatamente.

La decadenza comincia quando l’arte si distacca dalla vita comune, come, secondo Ruskin, avvenne nel Rinascimento; si può ben comprendere quindi la consonanza con la poetica dei Preraffaelliti e con l’opera di Dante Gabriele Rossetti (1828 – 1882), il poeta e pittore più significativo di quel movimento, figlio di un patriota mazziniano esule a Londra; anche i Preraffaelliti pensavano che la decadenza dell’arte cominciasse con il Rinascimento – in particolare con la “Grande Maniera” accademica rappresentata da Raffaello – e che fosse necessario risalire al tempo in cui gli artisti cercavano di imitare la natura a maggior gloria di Dio e non le opere d’arte della classicità a maggior gloria dell’arte (e dell’artefice). Ruskin ha anche scritti un testo didattico per aspiranti artisti (Elementi del Disegno e della Pittura, 1857) nella cui prefazione troviamo questa importante considerazione sul rapporto tra arte e industria: “…mi sembra che da noi si confonda troppo facilmente l’arte applkicata all’industria con l’industria stessa. Per esempio, l’abilità con cui un operaio fornito d’inventiva disegna e modella una bella tazza, è vera abilità artistica, mentre l’abilità con cui altri copia ed in seguito moltiplica per migliaia di volte quella tazza, è abilità di manifattura; le facoltà che dovranno rendere l’operaio capace a disegnare e ad elaborare il suo lavoro originale non si dovrebbero coltivare con lo stesso sistema d’istruzione che dovrebbe adottarsi per rendere capace un altro operaio a riprodurre il massimo numero di copie approssimative di quel lavoro, in un dato tempo. Di più: è principio dannoso quello di limitare l’educazione dell’artista agli esempi diretti dell’industria”.

Gli ideali e l’insegnamento di Ruskin sulla poesia e sulla natura del gotico esercitarono un’ influenza determinante sull’opera artistica e letteraria, nonché ideologica e politico-sociale di William Morris (1834 – 1896). Affascinato dalle cattedrali gotiche si dedicò allo studio dell’architettura, del disegno e della pittura; conobbe a Oxford i pittori Burn-Jones e Dante Gabriele Rossetti ed entrò nella Confraternita preraffaellita, dove si segnalò per il suo impegno sociale e per la sua volontà di restituire al lavoro manuale quella dignità e quel valore artistico che l’uso delle macchine nell’industria aveva vanificato. Tra il 1859 e il 1860, con l’aiuto dell’amico architetto Philip Webb, realizzò la propria abitazione in stile neogotico, la Red House, che può considerarsi come il manifesto della sua concezione dell’architettura e dell’arredamento. Persuaso dell’importanza delle cosiddette “arti minori” o applicate, nel 1861 fondò la “Morris, Marshall, Faulkner and Co”, una ditta che produceva stoffe da arredamento, tappezzerie, ceramiche, vetrate colorate, oggetti d’uso comune di raffinata fattura, come reazione al degrado del gusto estetico corrente dovuto alla produzione su scala industriale e alla conseguente diffusione di manufatti tutti uguali, anonimi e volgari. Tramite l’attività della ditta e poi con le esposizioni del movimento “Arts and Crafts”, Morris potè diffondere le sue idee e le sue innovazioni grafiche ( in cui compaiono quelli che saranno gli stilemi caratteristici dell’ Art Nouveau) e tipografiche (nel 1891fondò la casa editrice Kelsmott Press a Merton Abbey): come editore pubblicò, tra l’altro, le Opere complete di Geoffrey Chaucer, in una elegante edizione con caratteri goticizzanti e pagine incorniciate da decorazioni con motivi ad arabeschi floreali e impreziosite da incisioni. L’opera grafica di Morris e la sua teoria dell’arte integrata con l’ambiente naturale e sociale costituiscono un precedente immediato dell’Art Nouveau, le cui caratteristiche sono già evidenti nei manufatti disegnati e progettati dagli artisti del movimento Arts and Crafts: la linea sinuosa e continua, la ricorsività dei motivi decorativi nei quali domina la stilizzazione di foglie e fiori, la bidimensionalità delle figure, il calligrafismo …Queste caratteristiche le ritroviamo interpretate genialmente nell’opera grafica di un raffinatissimo artista, esteta e “decadente”, quale fu Aubrey Beardsley (Brighton 1872 – Mentone 1898), il quale, nella sua breve vita, riuscì a realizzare mirabili illustrazioni di testi letterari come La morte di Artù di Thomas Malory, Il ricciolo rapito di Alexander Pope, la Lisistrata di Aristofane e, soprattutto, la Salomè del suo amico Oscar Wilde. Con l’opera grafica di Beardsley siamo ormai nella temperie dell’Art Nouveau, come anche con quegli artisti belgi e olandesi che, rifiutati dall’esposizione ufficiale, costituirono nel 1884, un gruppo d’avanguardia chiamato “Les XX”. Questi venti artisti – tra cui emergevano Henry van de Velde, Fernand Khnopff, George Minne, James Ensor, Théo van Rysselberghe, Jan Toorop e Fèlicien Rops – guardavano al Simbolismo post-impressionista della scuola di Pont Aven, a Toulouse –Lautrec, a Gustave Morau e a Odilon Redon. I caratteri comuni ai pittori del gruppo belga-olandese (simbolismo, linearismo di Beardsley e delle stampe giapponesi, sintetismo di Gauguin, divisionismo di Seurat e Signac) sono ancora più evidenti nello svizzero Ferdinand Hodler e nel norvegese Edvard Munch.

Allo scadere del secolo, le speranze di Ruskin e Morris di un ritorno al Medioevo, almeno in campo artistico, si rivelarono per quello che erano: solo speranze; i raffinati manufatti artigianali da loro tanto strenuamente difesi rappresentavano un lusso che pochi potevano permettersi; soprattutto in architettura si avvertiva l’esigenza di sperimentare le possibilità offerte dai nuovi materiali come l’acciaio, il vetro, la ghisa e il ferro che già venivano usati nella costruzione delle stazioni ferroviarie, delle fabbriche, dei padiglioni delle grandi esposizioni internazionali.

Il 1893 può essere indicato come l’anno della nascita ufficiale dell’Art Nouveau; è infatti l’anno in cui l’architetto belga Victor Horta (1861 – 1947) realizza l’Hotel Tassel in rue P. E. Janson a Bruxelles, basandosi sulla lezione di Viollet le Duc che nel suo Dictionnaire raisonné de l’architecture française du XI au XVI siécle (1869), scrive: “Il giorno in cui tutti saranno convinti del fatto che il nuovo stile è soltanto la naturale e non studiata fragranza di un principio, di un’idea che consegue dal logico ordine delle cose di questo mindo; che lo stile si sviluppa come una pianta che cresce secondo una legge ben definita…ebbene quel giorno potremmo esser certi che i posteri ci riconosceranno un certo stile. Lo stile esiste perché il progetto architettonico è soltanto una immediata conseguenza dei fondamentali principi strutturali relativi a: 1- i materiali da utilizzare; 2- il modo di utilizzarli; 3- le operazioni da compiere; 4 – la logica derivazione dei dettagli e dell’insieme”.
In questo edificio confluiscono elementi stilistici e strutturali tipici dell’Art Nouveau in architettura:
La perfetta corrispondenza funzionale tra interno ed esterno, linee lunghe e ininterrotte che uniscono struttura e decorazione in un insieme armonioso evidente in paticolare nello spazio interno reso fluido dalla scala elicoidale e dal linearismo delle decorazioni sui pavimenti e sui soffitti, in cui Horta traspone liberamente anche motivi propri dell’arte giapponese. Ma la diffusione e la fortuna dell’Art Nouveau in Europa e negli Stati Uniti sono dovute a un altro artista belga, l’architetto, pittore, scrittore e designer Henry Van de Velde (1863 – 1957). Negli stessi anni in cui Horta progettava, costruiva e arredava l’Hotel Tassel, Van de Velde, dopo aver fatto parte, come abbiamo visto, del movimento “Les XX”, attratto in particolare dalla pittura di Gauguin e di Van Gogh, in seguito studia i testi di Ruskin e l’opera saggistica e grafica di Morris, queste letture lo persuadono a dedicarsi al design e alla manifattura di oggetti di arredamento e di arte applicata, ma, distaccandosi realisticamente dal verbo dei maestri cantori del neogotico, guardava alle macchine e alla tecnologia quali strumenti utili anche nel campo della ricerca e della sperimentazione di nuove forme d’arte applicata, come, per l’appunto, l’industrial design. Negli anni 1895-96, progettò e realizzò per sé la casa Bloemenwerf a Uccle, presso Bruxelles, intendendola come un’opera d’arte totale, tanto che non si limitò a progettarne gli elementi strutturali e gli arredi, ma disegnò anche la posateria e volle completare l’opera con la foggia fluente degli abiti della moglie; per lui (in questo fedele all’insegnamento di Morris) la bellezza delle abitazioni e degli oggetti d’uso quotidiano era il principale mezzo per l’affinamento del gusto e per la trasformazione della società, dato che “la bruttezza corrompe non solo gli occhi, ma anche il cuore e la mente”. Sempre a quegli anni risale la sua adesione alle teorie estetiche dello storico dell’arte austriaco Alois Riegl e al suo concetto di Kunstwollen, cioè la volontà di portare su un piano artistico anche il più semplice ed umile degli oggetti creati dall’uomo, superando così la tradizionale distinzione accademica tra arti maggiori e minori. Van de Velde condi- vise anche la teoria estetica dell’Einfuhlung o dell’immedesimazione con l’oggetto, di Theodor Vischer, termine che il suo allievo Theodor Lipps definì, nel 1897, come empatia (o simpatia simbolica):”noi sentiamo la nostra anima nelle forme senz’anima”. Con l’esposizione di Parigi del 1896 e di Dresda dell’anno successivo la fama di Van de Velde si diffuse in tutta Europa e le sue idee vennero riprese e discusse a livello internazionale; la nuova corrente artistica, chiamata in Belgio e in Francia “Art Nouveau” – la cui diffusione fu propiziata dalle grandi esposizioni mondiali in concomitanza con l’estendersi della ricchezza e del potere della borghesia industriale – assunse nomi diversi nei vari paesi (Modern Style in Inghilterra e negli Stati Uniti, Jugendstil in Germania, Sezessionstil in Austria, Modernismo in Spagna, Liberty o Stile floreale in Italia…) conservando però alcuni tratti comuni, ad esempio: il dominio della linea curva terminante con un ripiegamento a ricciolo (il cosiddetto “coup de fouet”); la stesura del colore à plat; la stilizzazione e la ricorsività dei motivi ornamentali; il riferimento al mondo vegetale; la ricerca di una nuova bellezza nei manufatti industriali; l’applicazione di questo stile in ogni campo dell’arte (dall’architettura alla pittura, dalla scultura alla grafica, dagli arredi domestici e urbani all’arte funeraria, dai gioielli alla pubblicità…); l’insistenza su figure femminili flessuose ed eleganti, come nell’opera grafica e pittorica di Alphonse Mucha. Tra i vari rami curvilinei dell’albero dell’Art Nouveau – che ormai la critica, seguendo il suggerimento di Rossana Bossaglia, è propensa a sostituire con il termine più comprensivo di “modernismo” – vanno senz’altro ricordati quello scozzese della scuola di Glasgow con il suo maggior esponente: Charles Rennie Mackintosh, designer geniale la cui fama si estese in Europa in seguito alla mostra della Secessione viennese del 1900 e a quella di Dresda del 1901, e poi all’Esposizione internazionale di Torino del 1902; quello francese della scuola di arti e mestieri di Nancy, fondata da Emile Gallé, creatore di vasi, lampade e oggetti in vetro colorato e decorato con arabeschi floreali e figure di zoologia fantastica. Una famosa creazione di Gallé è il lit-papillon, un letto che ha come decorazione una grande falena in madreperla; a Parigi erano attivi gli architetti Eugène Grasset e soprattutto Hector Guimard, che disegnò e realizzò le stazioni della metropolitana. Ma i paesi dove l’albero del Modernismo produsse i suoi frutti più originali e maturi, oltre al Belgio, furono l’Austria, la Spagna e l’Italia. In Austria nacque la Secessione viennese, fondata dal pittore Gustav Klimt, nel 1897, insieme ai giovani architetti Joseph Maria Olbrich e Josef Hoffmann, entrambi allievi di Otto Wagner, e ad altri artisti, tra i quali il pittore Koloman Moser, che si distinse anche come disegnatore di mobili, di vetrate e di caratteri tipografici. Questo gruppo di pittori e architetti, analogamente alle Secessioni di Monaco (1892), e di Berlino (1898), distaccandosi dall’Accademia di Belle Arti, formò un’associazione indipendente con una propria sede, il Palazzo della Secessione, e una propria rivista (Ver Sacrum). Il Palazzo della Secessione fu costruito da Joseph Maria Olbrich, tra il 1897 e il 1898, sulla traccia di un disegno di Gustav Klimt che lo immaginava come un tempio delle arti; sopra il portale d’ingresso tre rilievi di teste femminili simboleggiano la pittura, l’architettura e la scultura; sul frontone dell’edificio, sormontato da una cupola traforata, composta da migliaia di foglie di alloro (l’albero sacro ad Apollo) in rame ricoperto da lamine dorate, si legge l’iscrizione “Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit” (A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà); l’iscrizione, per la cronaca, fu rimossa dai nazisti nel 1938. L’artista di maggior talento del gruppo fu senza dubbio il pittore Gustav Klimt (1862- 1918), a cui dobbiamo opere fondamentali non solo per la Secessione viennese, come il Fregio di Beethoven, realizzato per la XIV mostra al Palazzo della Secessione del 1902, dedicata alla celebrazione di Beethoven; Le tre età della donna del 1905; Il bacio del 1907, e, come sopra abbiamo ricordato, il fregio di Casa Stoclet, a Bruxelles, opere in cui astrazione ed empatia, immagine e simbolo si fondono perfettamente in una mirabile sintesi tra elementi figurali e decorativi.

In quegli stessi anni si sviluppò in Catalogna il movimento dell’architettura modernista, in cui emerge la figura di Antoni Gaudì (1852 -. 1926). Il Modernismo catalano, riprendendo le idee di William Morris, intende ritornare alle forme medievali, considerate le più corrispondenti alla tradizione popolare spagnola; Gaudì, appassionato lettore delle opere di Viollet le Duc, aderisce al movimento modernista a progetta edifici in stle eclettico, neogotico e rinascimentale. In occasione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1878 incontrò il conte Eusebi Guell, ricco imprenditore catalano, uomo di vasta cultura affascinato, tra l’altro, dalle idee di Ruskin e dalla musica di Wagner; grazie al mecenatismo di Guell, Gaudì potè lanciarsi in ardite sperimentazioni con materiali vari e nuove forme di decorazione: Casa Vicens (1878-89), Palazzo Guell (1885-1889), in cui compaiono per la prima volta gli archi a “catenaria” (una curva piana iperbolica, il cui andamento assomiglia a una catenella appesa ai due estremi e lasciata pendere liberamente, soggetta solo al proprio peso), Collegio di Santa Teresa del Gesù (1889-94) a Barcellona. Dopo queste opere, l’architetto catalano ha ormai elaborato un linguaggio del tutto personale che lo distingue nettamente dai colleghi modernisti operanti anch’essi a Barcellona, come, ad esempio, Domènech y Montaner e Puig y Cadafalch. Le opere più originali di Gaudì prendono forma a cominciare dai primi anni del Novecento: il Parco Guell, in cui natura, architettura, scultura e decorazioni si fondono organicamente; e all’architettura organica e fantastica del maestro catalano appartengono la Casa Batllò ((1905-07), la Casa Milà, detta la Pedrera (1905-10).

Alla Sagrada Familia, concepita, più che come un’opera totale, come un’opera aperta in continua costruzione, Gaudì si dedicò dal 1883 fino all’anno della sua morte, lasciandola incompiuta.

In Italia, l’Art Nouveau prende il nome di Liberty – dal nome dei magazzini londinesi di ArthurLasenby Liberty, attivi dal 1895 e specializzati nel commercio di suppellettili, stoffe e arredi prodotti dall’artigianato inglese di qualità, secondo l’insegnamento delle Arts and Crafts – si diffonde soprattutto in seguito all’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902, i cui padiglioni furono disegnati dal friulano Raimondo D’Aronco (1857-1932), e alla quale diedero il loro prezioso contributo gli architetti torinesi Annibale Rigotti (1870-1968), Pietro Fenoglio (1865-1927), Gottardo Gussoni (1869-1951), che con le loro opere fecero di torino la capitale del Liberty italiano. Notevoli sono anche gli edifici in stile Liberty del palermitano Ernesto Basile (1857- 1932), dei milanesi Gaetano Moretti e Giuseppe Sommaruga; molto attivo a Roma, in Toscana e a Genova fu il fiorentino Gino Coppedè. Un ramo dell’albero di Gustav Klimt fiorisce anche in Italia: tra gli artisti “floreali” o Liberty italiani vanno ricordati illustratori, incisori e grafici come Adolfo De Carolis, amico di D’Annunzio, Giorgio Kiernek e Edoardo De Albertis che curarono, tra l’altro, la veste tipografica della rivista “La Riviera Ligure”, e, per certi aspetti, grandi pittori tra divisionismo e simbolismo come Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Pellizza da Volpedo, Plinio Nomellini, il giovane Balla, il giovane Boccioni, il floreale Galileo Chini, il raffinato Vittorio Zecchin; tra i molti altri che andrebbero ricordati citerò soltanto il faentino Domenico Baccarini (1882 – 1907), che attraversò il cielo dell’arte italiana di fine e inizio secolo come una meteora, lasciando però opere che vivranno nei secoli futuri (naturalmente per chi saprà apprezzarne l’inestimabile valore).

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Il Liberty a tavola http://www.italialiberty.it/illibertyatavola/ http://www.italialiberty.it/illibertyatavola/#comments Wed, 09 Mar 2016 20:50:23 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=10810 Presso la Fondazione Arte Nova, in Via Fiume n. 15, a R […]

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flyer.cdrPresso la Fondazione Arte Nova, in Via Fiume n. 15, a Romano Canavese (To), dal 9 aprile al 9 luglio, organizza la mostra “Il Liberty a tavola”, un’esposizione di oggettistica da collezione per la tavola e per il servizio da salotto, con esempi di realizzazione italiana, francese e mitteleuropea, databile tra la fine dell’Ottocento e agli anni ’20 del Novecento.

L’allestimento è curato da Cristina Ariagno, membro del Comitato Scientifico composto anche da Paola Gullino, Giovanni Cordero, Andrea Speziali, Jean-Christophe Etienne e Marilina di Cataldo.

Saranno visibili più di un centinaio di oggetti rari e curiosi, un salotto di Louis Majorelle, un tavolino da caffè di Giacomo Cometti, e la sala da pranzo di Eugenio Quarti esibita nella famosa Esposizione Internazionale d’Arte decorativa moderna di Torino del 1902, quale esempio di arredamento moderno.

“Il Liberty a tavola” parte da uno studio scientifico-naturalistico che sta alla base della rappresentazione della natura per trasformarsi nella stilizzazione artistica floreale che invade il mondo occidentale con lo stile “à la mode”, contagiando architettura, arredamento e stile di vita.

L’oggettistica proposta è realizzata con materiali diversi, quali: peltro, argento, rame, ottone, ceramica, porcellana, vetro. Talvolta è creata da artisti e artigiani, in altri casi dai primi “designers” per essere prodotta industrialmente grazie alla modernizzazione delle fabbriche.
Non mancano le ceramiche di Sarreguemines o la porcellana di Limoges, splendidi oggetti in peltro e cristallo della WMF, Kayserzinn, Juventa. I dettagli sublimi dell’oggettistica in lega d’argento firmata Gallia, i fiori stilizzati della casa olandese Société Céramique Maestricht, i vassoi finemente intarsiati di Emile Gallé.
Alcuni ricami originali di tovagliato d’epoca, accompagnati dai suggerimenti forniti dall’ambita rivista femminile “Journal de Ouvrages de Dames” creano il giusto ambiente per l’atteso momento conviviale. Infine, una serie di Menu floreali tipicamente francesi, che introducono il visitatore in un’atmosfera elegante e delicata, abbondante di fiori e colpi di frusta, di linee stilizzate che spesso si intrecciano con l’esaltazione della donna-fiore, sono utilizzati come mezzo di diffusione per presentare piatti raffinati o d’ uso quotidiano che facevano parte del “gusto” e della modernità del primo ‘900.

La mostra è un progetto istituzionale della Fondazione Arte Nova, realizzata per la diffusione della cultura del ‘900 storico. Molti degli arredi ed oggettistica sono presentati al pubblico per la prima volta, fanno parte della collezione FAN e di collezionisti privati, tra cui Rodolfo Caglia e Alessandro Macrì.
“Il Liberty a tavola” fa parte del progetto ‘900 Carnet Canavese, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo. E’ visitabile dal mercoledì alla domenica dalle 15 alle 19.

 

1 Eugenio Quarti, 1902, sala da pranzo, particolare, foto Alice Godone 1B- Eugenio Quarti, 1902, sala da pranzo, particolare, foto Alice Godone 2 Tazzina con piattini in porcellana francese, decori Art Nouveau, foto Alice Godone 3 Vassoio in metallo decori Jugendstil, JUVENTA, 1900 circa, foto Alice Godone 4 - Vassoio in rame e ottone, decori Liberty, 1900, foto Alice Godone 5 - piatti Société Céramique Maestricht, mod. Morphée, Holland 1900 circa, foto Alice Godone 6 - Vassoio in peltro, Liberty italiano, un particolare, 1905 circa, foto Alice Godone 7 - Caraffa in cristallo molato e decori Jugendstil in metallo argentato, 1900 circa, WMF-G, foto Alice Godone 8 -Caraffa in vetro verde, decori  Art Nouveau, foto Alice Godone 9 - Centrotavola Liberty italiano in cristallo e lega in peltro, foto Alice Godone 11- Cioccolatiera in peltro, con decori Liberty di provenienza inglese, 1900, foto Alice Godone 12 - Caffettiera e Teiera Jugendstil, KAYSERZINN, disegno di Hugo Leven, 1902, foto Alice Godone 13 -Servizio di posate da dolce, in argento con decori Liberty, foto Alice Godone 14 - Piatto in ceramica Grimwades Ltd, modello Nancy, rn 399029, Regno Unito, 1900 circa, foto Alice Godone 15 -Raccoglibriciole con decori floreali, 1900 circa, WMF, mod.218, Old Silver, foto Alice Godone

Le immagini fotografiche sono della fotografa Alice Godone.

 

INGRESSO MOSTRA
IL LIBERTY A TAVOLA

FONDAZIONE ARTE NOVA – ROMANO CANAVESE (TO)
9 aprile – 9 luglio 2016

Apertura mostra sabato 9 aprile alle ore 15.oo
Orari di visita da mercoledì a domenica dalle 15.00 alle 19.00

Biglietto intero € 6,oo
Biglietto ridotto € 4,oo (ragazzi fino a 18 anni, visitatori oltre 65 anni, possessori Tessera Abbonamento Musei Torino Piemonte 2016)

Per informazioni o prenotare e concordare visite di gruppo contattare la Fondazione Arte Nova al numero 0125 711298 o consultare il sito, completamente rinnovato grazie a Ivan Calvo, www.fondazioneartenova.org.

 

Alzatina in vetro iridescente e metallo bronzato, manifattura Loetz, primo '900- Foto Alice Godone Caffettiera e Teiera con vassoio Jugendstil, peltro, KAYSERZINN-mod.nr. 4515, disegno di Hugo Leven, Hermann Fauser, 1902. Foto Alice Godone Caraffa Claret in cristallo molato e  metallo argentato con decori Jugendstil, 1906, WMF-G. Foto Alice Godone Portafrutta in ceramica barbotine, primo '900. Interpretazione botanica tralcio di vite (Vitis vinifera L.), con particolari dei frutti, grappoli, e delle foglie. Foto Alice Godone Raccoglibriciole con decori floreali, 1900 circa, WMF, mod.218, Old Silver, foto Alice Godone Raccoglibriciole con spazzola, primo '900, in rame  e ottone, con decori in rilievo. Interpretazione botanica Tisaniera Jugendstil, in rame e ottone, primo '900, foto Alice Godone 20160429_190855 20160429_190904 20160429_190945 20160429_191121 20160429_191248 20160429_191334 1-IL LIBERTY A TAVOLA-separä dipinto e poltroncina di Majorelle, foto Alice Godone 2-IL  LIBERTY A TAVOLA-salotto Majorelle-tavolinoGauthier, foto Alice Godone 3-IL LIBERTY A TAVOLA-particolare caffettiera inglese e statuetta francese stile Art Nouveau, foto Alice Godone 4-IL  LIBERTY A TAVOLA-separä dipinto e poltroncina di Majorelle, foto Alice Godone 5-IL  LIBERTY A TAVOLA-tazzine da tä inglesi, foto Alice Godone 6-IL  LIBERTY A TAVOLA-Eugenio Monti particolare sedia della sala da pranzo 1902-foto Alice Godone 7-IL  LIBERTY A TAVOLA-Eugenio Monti particolare sala da pranzo 1902, foto Alice Godone 8-IL  LIBERTY A TAVOLA-Oliera Art Nouveau, foto Alice Godone 9-IL  LIBERTY A TAVOLA-Tazzine Limoges, foto Alice Godone 10-IL  LIBERTY A TAVOLA-separä dipinto e poltroncina di Majorelle, foto Alice Godone 20160429_191150 20160429_191211 20160429_191236 Eugenio Quarti, 1902, sala da pranzo, particolare. Presentato all' Esposizione Internazionale  d' arte decorativa moderna di Torino nel 1902. Foto Alice Godone Porta ciliege Art Nouveau, cristallo molato e smaltato, primo '900, foto Alice Godone 222A0107 222A0138 222A0166 222A0171 222A0173 222A0213 222A0220

Segreteria FAN Stefania Lampugnani
Ufficio Stampa Debora Bocchiardo (cell. 338.8256399)

 

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