Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Wed, 15 Nov 2017 14:44:32 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.17 Sommaruga e il Liberty Svelato http://www.italialiberty.it/libertysvelato/ http://www.italialiberty.it/libertysvelato/#comments Sat, 21 Oct 2017 13:50:44 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13038 Percorso aperto alla città per celebrare l’architetto G […]

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Percorso aperto alla città per celebrare l’architetto Giuseppe Sommaruga

 

20-22 ottobre: “Sommaruga e il Liberty Svelato”

la tre-giorni di Confcommercio Milano

per scoprire Palazzo Castiglioni (corso Venezia 47)

 

Domani venerdì 20 ottobre il convegno “Sommaruga e il Liberty Spiegato”

 

Sabato 21 e domenica 22 ottobre “Undiscovered Castiglioni”: con GITEC, l’Associazione delle guide turistiche, due giorni di visite guidate gratuite (registrandosi) di Palazzo Castiglioni: con ambienti, racconto, filmati, oggetti originali, foto d’epoca e una mostra monografica sulle imprese storiche negli edifici Liberty di Milano

Milano, 19 ottobre 2017 – Con la manifestazione “Sommaruga e il Liberty Svelato” Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza – a 100 anni dalla sua scomparsa e a 150 anni dalla nascita – ricorda Giuseppe Sommaruga, il maggiore esponente del Liberty milanese, architetto di Palazzo Castiglioni (corso Venezia 47) sede della Confcommercio milanese. Una tre-giorni aperta alla città per scoprire Palazzo Castiglioni.

L’iniziativa, con la Consulta della Cultura di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, è promossa con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Milano e Promo.Ter Unione, il contributo di Fondazione Fiera Milano e Fondo Est e il patrocinio di Regione Lombardia e Comune di Milano.

 20 ottobre: il convegno “Sommaruga e il Liberty Spiegato”L’evento si apre domani venerdì 20 ottobre alle 14.15 nella sala Colucci di Palazzo Castiglioni con un convegno sul tema del Liberty –  in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Milano – dal titolo “Sommaruga e il Liberty Spiegato”. Il convegno è aperto dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e dai saluti dei rappresentanti degli enti che patrocinano l’iniziativa di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza: Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano; Cristina Cappellini, assessore a Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia; Antonella Ranaldi, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Milano.

Coordina gli interventi del convegno l’archeologa Valeria Gerli, presidente di GITEC, l’Associazione delle Guide turistiche (aderente a Confcommercio Milano). Intervengono: Andrea Speziali, direttore artistico di Italia Liberty; Maria Antonietta Crippa (ordinario di Storia dell’Architettura presso il Politecnico di Milano); Marco Romano (“Estetica della Città”).

21 e 22 ottobre: “Undiscovered Castiglioni” – La manifestazione “Sommaruga e il Liberty Svelato” prosegue sabato 21 e domenica 22 ottobre con “Undiscovered Castiglioni” con Palazzo Castiglioni aperto alla città: due giorni di visite guidate gratuite a cura di GITEC (registrandosi) con partenze ogni 20 minuti dalle 10 alle 18.

Attraverso gli ambienti, il racconto, i filmati, gli oggetti originali, le foto d’epoca della famiglia Castiglioni ed una mostra appositamente realizzata, i visitatori potranno calarsi nell’atmosfera Liberty. Una mostra monografica sulle imprese storiche negli edifici Liberty di Milano permetterà, inoltre, di conoscere e apprezzare ulteriormente il valore che questo stile rappresenta nella storia dell’imprenditoria milanese.

(Sommaruga-CS-segnalazione)

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Xilografia (1924-1926). Un’utopia grafica http://www.italialiberty.it/xilografia1924-1926/ http://www.italialiberty.it/xilografia1924-1926/#comments Tue, 17 Oct 2017 12:32:05 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13012 Tra la seconda (2016) e la terza edizione (2018) della […]

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Tra la seconda (2016) e la terza edizione (2018) della Biennale del Disegno di Rimini, l’Assessorato alle Arti del Comune di Rimini e i Musei Comunali propongono un’ampia esposizione di oltre 140 opere su carta: xilografie, ovvero incisioni da matrici in legno originali tratte dalla prestigiosa rivista “Xilografia”, ideata e curata da Francesco Nonni tra il 1924 e il 1926 e simbolo del Liberty e del Déco italiano ed europeo.

La mostra, dal titolo Xilografia (1924-26). Un’utopia grafica, a cura di Alessandra Bigi Iotti, inaugurerà a Rimini, nella sede della Far, sabato 14 ottobre alle ore 18.00.

Xilografia” fu stampata a Faenza in 300 esemplari presso lo Stabilimento Tipografico dei fratelli Lega ed ebbe uscita mensile. Conservate per lo più in archivi pubblici e privati e in biblioteche storiche, le rare serie complete di “Xilografia” sono per lo più inaccessibili e sconosciute al grande pubblico, che in occasione della mostra riminese potrà ammirare le xilografie esposte come vere e proprie singole opere d’arte, grazie alla disponibilità degli eredi Lega, che sfascicolando una intera serie l’hanno generosamente messa a diposizione del pubblico. Sarà inoltre possibile visionare, accanto alle xilografie, alcune matrici lignee originali provenienti dalla Biblioteca manfrediana di Faenza e in origine di proprietà dei Lega.

Xilografia”, ideata e realizzata da Francesco Nonni, uno degli artisti più rappresentativi del Liberty e del Déco italiano, chiude un’epoca: la fase “eroica” della rinascita della xilografia d’invenzione inaugurata a inizio ‘900 con l’opera di Adolfo De Carolis. Un’utopia grafica di rara bellezza e completezza che è oggi considerata il panorama più completo della xilografia italiana del primo Novecento, con le migliori opere di artisti come Adolfo De Carolis, i romagnoli Domenico Baccarini, Gino Barbieri, Antonello Moroni e Francesco Nonni, inventore di alcune delle immagini più suggestive del gusto Dèco. Importanti incisori e illustratori dell’epoca sono inoltre Giannetto Malmerendi e Gino Carlo Sensani. Non mancano i nomi più significativi del cosiddetto bianco e nero: Benvenuto Disertori, Benito Boccolari, Armando Cermignani e Guido Marussig. Fino alle potentissime immagini xilografiche scavate nel legno del viareggino Lorenzo Viani, rappresentante di punta della linea espressionista italiana.

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Mostra e catalogo a cura di Alessandra Bigi Iotti
Catalogo
Grafica e impaginazione: NFC edizioni Rimini. Stampa: IBC Regione Emilia Romagna
Comitato scientifico e testi in catalogo
Massimo Pulini, Alessandra Bigi Iotti, Gianni Cerasoli, Vittorio Lega, Alberto Mingotti, Antonella Imolesi Pozzi, Umberto Giovannini, Maria Pina Bencivenga

Con il sostegno di: IBC Regione Emilia Romagna
Fabriano Opificio della Rosa RUFA Rome University of Fine Arts e Central Saint Martins

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PUBBLICITÁ! La nascita della comunicazione moderna 1890-1957 http://www.italialiberty.it/pubblicita/ http://www.italialiberty.it/pubblicita/#comments Wed, 30 Aug 2017 12:27:07 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12976 La storia della Pubblicità in Italia 200 opere nella Vi […]

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La storia della Pubblicità in Italia
200 opere nella Villa dei Capolavori

È la Pubblicità la protagonista della grande mostra in programma dal 9 settembre al 10 dicembre 2017 nei saloni della Fondazione Magnani-Rocca – la ‘Villa dei Capolavori’ a Mamiano di Traversetolo presso Parma che fu la sontuosa dimora di Luigi Magnani.

Volete la salute??
Bevete il Ferro China Bisleri

È il 22 giugno 1890 e sulla ‘Tribuna Illustrata’ appare il primo e più antico slogan italiano a cui ne seguirono tanti negli anni successivi come:

Bianchezza dei denti Igiene della Bocca …. La vera Eau de Botot è il solo dentifricio approvato dall’Accademia di Medicina di Parigi.

fino al celebre A dir le mie virtù basta un sorriso per il dentifricio Kaliklor (1919) esito felice di un concorso aperto a tutti divenuto una pietra miliare della storia della comunicazione pubblicitaria.

Da questi primi passi della storia della pubblicità prende avvio la mostra, a cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi, che, attraverso duecento opere dalla fine dell’Ottocento all’era di Carosello, si pone l’obiettivo di raccontare la nascita in Italia della pubblicità dalle sue prime forme di comunicazione semplici e dirette, all’introduzione dell’illustrazione come strumento persuasivo e spiazzante per novità e per fantasia, al rapporto tra illustrazione e messaggio pubblicitario attraverso i diversi media, dal più conosciuto manifesto, alla locandina, alla targa di latta e poi al packaging della confezione, fino all’arrivo della radio come strumento di comunicazione di massa.

La sezione iniziale racconta come i primi illustratori furono principalmente artisti e i loro bozzetti e manifesti venissero realizzati seguendo l’idea dell’illustrazione come elemento di comunicazione, intrinsecamente bella e quindi indipendente dal contenuto promosso, dove la rappresentazione spesso stupisce, altre volte cattura l’attenzione per la sua costruzione e composizione cromatica, altre volte impaurisce, altre ancora attrae con ironia.

La seconda sezione è dedicata al rapporto tra illustrazione e messaggio pubblicitario, dove uno rafforza l’altro, dove il prodotto è rappresentato, o comunque evocato nella rappresentazione, e quindi descritto con il suo nome e la sua marca alcune volte associato a uno slogan che ne rafforza le caratteristiche e la sua distintività. In questa sezione divisa in capitoli, attraverso marchi celeberrimi quali Barilla, Campari, Cinzano, Motta, Pirelli e molti altri, si indaga il mondo del manifesto in un incrocio virtuoso tra temi (la donna, gli animali, l’uomo etc.) i settori merceologici (bevande, moda, trasporti, turismo etc..) le scuole (le grafiche Ricordi, Richter, Chappuis etc..) le prime agenzie pubblicitarie (Maga, Acme Dalmonte etc..) e i grandi maestri (fra i quali, Cappiello, Dudovich, Mauzan, Codognato, Carboni, Nizzoli, Testa).

La terza sezione riguarda tutti gli strumenti di promozione pubblicitaria che si sono sviluppati accanto al più conosciuto manifesto, come locandine, depliant, targhe in latta fino all’illustrazione della confezione.

La quarta e ultima sezione è dedicata ai nuovi strumenti di comunicazione che si affacciano dal 1920 in poi, la radio prima e poi la televisione fino al giorno in cui nacque Carosello, il primo passo verso un’altra storia.

La mostra, fra gli altri contributi, si avvale della collaborazione col prestito di un importante numero di bozzetti originali di Carboni, Nizzoli, Testa, Sepo del Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, e di manifesti d’epoca del Museo nazionale Collezione Salce di Treviso, della Civica Raccolta delle Stampe ‘Achille Bertarelli’ del Comune di Milano, della Collezione Alessandro Bellenda – Galleria L’IMAGE, Alassio (SV).

Il catalogo dell’esposizione, edito da Silvana Editoriale, prevede i saggi di Dario Cimorelli, Nando Fasce, Elio Grazioli, Peppino Ortoleva, Stefano Roffi, Stefano Sbarbaro, Anna Villari oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte.
Principali temi trattati in catalogo:
Anna Villari – la pubblicità dalle origini a Carosello
Elio Grazioli – arte e pubblicità
Nando Fasce – la pubblicità a confronto USA-Italia
Peppino Ortoleva – la pubblicità radiofonica
Stefano Sbarbaro – le Officine Grafiche Ricordi

Bidone-Saiwa-5. Bidone-Saiwa-6. DSC05496. NBARILLA Leonetto-Cappiello-Fernet-Branca-Il-re-degli-amari-1909. Marcello_Dudovich_Liquore_Strega1906_204_x_144_cm Marcello_Dudovich_Mele__C._Napoli_Confezioni_per_Signora_circa_1908_2058_x_1457_cm N001 Plinio-Codognato-Spumanti-Cinzano-1930.

PUBBLICITÁ!
La nascita della comunicazione moderna 1890-1957
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 9 settembre al 10 dicembre 2017. Aperto anche tutti i festivi, compresi 1 novembre e 8 dicembre.
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: Tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30, il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra PUBBLICITÁ! e al focus su Francis Bacon con guida specializzata; è consigliato prenotare via email a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).
Presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione è possibile visitare lo Csac a prezzo scontato www.csacparma.it; in programma iniziative comuni fra Fondazione Magnani-Rocca e Csac.
Sempre presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione, fra il 30 settembre e l’8 ottobre, ingresso a prezzo scontato al Mercanteinfiera presso le Fiere di Parma www.mercanteinfiera.it.
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo Tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo a cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi
il catalogo (Silvana editoriale) presenta interventi di Dario Cimorelli, Ferdinando Fasce, Elio Grazioli, Peppino Ortoleva, Stefano Roffi, Stefano Sbarbaro, Anna Villari.

Info: www.magnanirocca.it

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049 663499
Stefania Bertelli gestione1@studioesseci.net

La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE CARIPARMA.
Media partner: Gazzetta di Parma.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Butterfly Transport, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.
Con la collaborazione di XL Catlin, leader mondiale nell’assicurazione delle opere d’arte, e di AON S.p.A.

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Tra Simbolismo e Liberty: Achille Calzi http://www.italialiberty.it/simbolismoelibertyachillecalzi/ http://www.italialiberty.it/simbolismoelibertyachillecalzi/#comments Tue, 29 Aug 2017 14:59:53 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12940 “Tra Simbolismo e Liberty: Achille Calzi” (Faenza, MIC […]

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“Tra Simbolismo e Liberty: Achille Calzi” (Faenza, MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, dal 4 novembre 2017 al 18 febbraio del 2018) giunge a conclusione di un lungo lavoro di ricerca che la curatrice, Ilaria Piazza, ha avviato dal fondo donato dagli eredi dell’artista nel 2013 al MIC allargandolo poi a numerose raccolte pubbliche e private.

L’esposizione, promossa e organizzata dal MIC Museo Internazionale della Ceramica con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e con il contributo di BCC- Credito Cooperativo ravennate forlivese & imolese, del Gruppo Hera, della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì e di SACMI, rappresenta il punto di arrivo di un importante lavoro antologico, mai prima condotto, su un artista cardine della storia culturale e della produzione simbolista e liberty del nostro paese, purtroppo prematuramente scomparso interrompendo, così, la sua instancabile ricerca stilistica.

 

Achille Calzi (1873 -1919), personalità poliedrica e ricettiva, artista a tutto tondo, portavoce delle nuove istanze della modernità, fu figura importantissima non solo per la vita culturale di Faenza e della corrente Liberty italiana, ma artista attivo nella produzione e innovazione della ceramica applicata all’architettura e all’industria ceramica in Italia.

Discendente da generazioni di artisti e maiolicari, fu pittore, disegnatore, direttore della Pinacoteca, del Museo Civico e della Scuola di Disegno e Plastica di Faenza, storico dell’arte e docente, collaborò con la manifattura faentina Fratelli Minardi nel 1903 e fu direttore per le fabbriche Riunite Ceramiche (1905-09) dove progettò, oltre a ceramiche d’uso, anche ceramiche per l’architettura, camini da salotto, piastrelle per esterni divenuti simbolo di un cambiamento linguistico e artigianale.

“Calzi incarna la moderna figura dell’artista progettista, facendosi interprete del principio modernista dell’arte in tutto, attraverso le numerose collaborazioni con le principali manifatture faentine attive nei settori della ceramica, dell’ebanisteria e dei ferri battuti e nell’impegno profuso nel campo della grafica – spiega la curatrice Ilaria Piazza. – A questo si aggiunge la multiforme ricerca nelle arti figurative, dalla decorazione al “bianco e nero”, dalla pittura da cavalletto alla caricatura, dove recepisce alcune delle più avanzate tendenze artistiche nazionali e internazionali. Se da un lato le visioni macabre, intrise di suggestioni misteriosofiche ed esoteriche, segnano l’adesione al Simbolismo, dall’altro il suo linguaggio pittorico accoglie sperimentazioni d’impronta divisionista. Tra riferimenti locali e influenze internazionali si colloca l’attività di caricaturista e di autore di immagini satiriche, dove Calzi manifesta anche il proprio sentimento patriottico nella serie di cartoni realizzati sul finire della Prima guerra mondiale a sostegno del fronte interno”.

Aggiornato sulla vita culturale del suo tempo, grazie, anche, ai numerosi viaggi all’estero, ebbe molteplici rapporti con artisti, letterati e musicisti importanti come Pellizza da Volpedo, Adolfo de Carolis, Arturo Martini, Giosuè Carducci, Alfredo Oriani, Gabriele D’Annunzio e Riccardo Zandonai.
Intellettuale di spicco dell’ambiente culturale faentino Calzi sostenne fino allo strenuo quella visione polifonica del fare artistico, opponendosi – in una nota querelle – a Gaetano Ballardini, fondatore del MIC di Faenza, che con la nascita prima del Museo poi della Scuola sancisce il ‘primato’ della ceramica.

“La mostra è la prima di un percorso che il MIC ha intrapreso per attribuire il giusto riconoscimento a livello nazionale, a maestri – tutti di nascita faentina – come Giovanni Guerrini, Pietro Melandri, Anselmo Bucci, Domenico Rambelli – sottolinea la direttrice del MIC, Claudia Casali. – Questa scelta curatoriale è stata evidenziata già quest’anno con la mostra dedicata al Déco che ha giustamente messo in luce protagonisti faentini di respiro europeo. Faenza ha infatti espresso, soprattutto nella prima metà del XX secolo, una vivacità culturale ed artistica degna di attenzione; ha saputo elaborare scelte artistiche in linea con i maggiori centri d’avanguardia europei, grazie alla presenza di un attivo Museo e di una Scuola d’Arte, unici al mondo, ma anche ad una tradizione artistica consolidata. Il progetto Calzi è un progetto di rete che riunisce le principali realtà culturali della città come Pinacoteca Comunale, Museo del Risorgimento e Biblioteca Manfrediana”.

 

Achille Calzi, Boccale con figura maschile, 1918-19 Achille Calzi, La Strega, 1904 Achille Calzi, Le Fleurs du Mal (Donna con serpente), 1913 Achille Calzi, Piatto con barbagianni, 1919 Achille Calzi, Vaso con civette, 1918-19 Achille Calzi, Vaso con vittoria, 1918-19

 

La mostra sarà corredata da una pubblicazione che vuole essere, allo stesso tempo, catalogo e guida ragionata all’opera di Achille Calzi.

Scheda tecnica della mostra
TRA SIMBOLISMO E LIBERTY. ACHILLE CALZI
4 novembre 2017 – 18 febbraio 2018
MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza
Orari: martedì-venerdì 10-13,30 e sabato, domenica e festivi 10 – 17,30
Chiuso il lunedì, il 25 dicembre, il 1° gennaio
Ingresso euro 8, ridotto euro 5, studenti euro 3
Info: 0546 697311, www.micfaenza.org

achillecalzimostra

1. 23963fMRossini 2 3 4 5 11 Achille Calzi, Piatto con fenici e chimere, 1918 1919 16 17 18 21 23 24 25 26 29 30 31 Achille Calzi, Bagnante, disegno, 1907 36 Achille Calzi, Le Fleurs du Mal (Donna con serpente), 1913 37 Achille Calzi, La Strega, 1904 39 Achille Calzi, Le Fleurs du mal (La vecchia), 1913 42. Cartone di guerra Achille Calzi, Avevi fatto i conti senza l'oste, 1918 43. Cartone di guerra 44. Cartone di guerra 45. Cartone di guerra 46. Caricatura di Alfredo Oriani e Berti

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SECESSIONE. Monaco Vienna Praga Roma. L’onda della modernità http://www.italialiberty.it/mostrasecessione/ http://www.italialiberty.it/mostrasecessione/#comments Tue, 29 Aug 2017 14:56:14 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12941 Negli ultimi anni in Italia il tema delle Secessioni è […]

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Negli ultimi anni in Italia il tema delle Secessioni è stato indagato e presentato in rassegne prevalentemente dedicate al singolo episodio viennese e a quello romano.
“Secessione. Monaco Vienna Praga Roma. L’onda della modernità”, la mostra a cura di Francesco Parisi in programma a Rovigo a Palazzo Roverella, dal 23 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, propone per la prima volta un panorama complessivo delle vicende storico-artistiche dei quattro principali centri in cui si svilupparono le Secessioni: Monaco, Vienna, Praga e Roma. Evidenziando differenze, affinità e tangenze dei diversi linguaggi espressivi nel primo vero scambio culturale europeo, basti pensare a Gustav Klimt e a Egon Schiele che esposero alle mostre della Secessione Romana o a Segantini che partecipò alle annuali mostre viennesi.
Nella rassegna vengono messi in evidenza gli esiti modernisti della secessione monacense, il trionfo del decorativismo della secessione viennese, il visionario espressionismo del gruppo Sursum praghese fino al crocevia romano e alla sua continua ricerca di una via altra e diversa.

L’esposizione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, si avvale della prestigiosa collaborazione delle principali istituzioni museali europee, dall’Albertina di Vienna alla Klimt Foundation, dal Museo Villa Stuck di Monaco alla Narodni Galerie di Praga e di altre importanti collezioni museali europee.

Scandita per sezioni tematiche dedicate alle singole città europee, la mostra si apre, cronologicamente, con la Secessione di Monaco.
Quando, nel 1892, apparve sulla scena, non presentava una fisionomia ben definita e specifica, ma presto avrebbe assunto quel taglio modernista che sarà definito Jugendstil, titolo derivato dalla rivista «Jugend» che ospitò le illustrazioni della giovane bohème monacense e non solo, arrivando ad includere nel corso degli anni anche artisti italiani. Al movimento aderirono Franz von Stuck, Anders Zorn, Max Klinger, Max Liebermann, Ludwig von Hofmann. Il focus dell’intera sezione della mostra dedicata alla Secessione di Monaco sarà incentrato principalmente su gruppi di opere prodotte tra il 1898 e il 1910.

La Secessione di Vienna si formò nel 1897 e rappresentò, sin dal suo esordio, l’evoluzione e il superamento di tutte le formule allora esistenti, incluso il simbolismo. Sostenuto dallo scrittore Ludwig Hevesi e dal pittore Gustav Klimt, al volgere del secolo il movimento iniziò a rappresentare con i suoi compiacimenti astratto-razionalisti e bizantineggianti una visione diversa dell’arte rispetto al Modernismo europeo, estendendo la sua influenza, come la consorella monacense, verso l’area italiana e slava. Nonostante la Secessione di Vienna sia stata quella con un respiro più internazionale l’attenzione in mostra è posta in particolare sull’aspetto autoctono degli artisti esposti, con particolare rilievo alla pittura, alla grafica e alle arti decorative.

La Secessione di Praga prese forma in una serie di gruppi di artisti più o meno organizzati, che a partire dal 1890 si ritrovarono a manifestare le loro idee in aperto contrasto con l’arte ufficiale boema. Tra i primi movimenti modernisti sicuramente il ruolo di apripista lo ebbe il gruppo Manes, sorto singolarmente nell’accademia di Monaco, ma presto trasferitosi a Praga nel tentativo di riformare l’arte nazionale Ceca. Attorno al 1910 si formò invece il più celebre gruppo Sursum, che manteneva al suo interno diverse anime, da quella più espressionista e Nabis di Josef Vachal a quella più finemente tardo simbolista di Frantisek Kobliha fino allo scultore Frantisek Bilek. Dato il grande sviluppo dell’illustrazione, del disegno e dell’incisione, circa un terzo dell’intera sezione sarà costituito da opere su carta.

A differenza delle secessioni europee, che mostravano tutte una predisposizione all’estetica simbolista, la Secessione di Roma (1913-1916) aveva una formula diversa, quella dell’esposizione libera e “giovane” che permetteva al suo interno, seppur con alcune limitazioni, lo svilupparsi di linguaggi differenti.
Ben distinta dalle avanguardie futuriste la Secessione romana era legata piuttosto a criteri che appartenevano ancora ad un ambito di “aristocrazia dell’arte” che ne limitava le sperimentazioni più ardite, ma altresì aperta a suggestioni internazionali: la Prima Esposizione Internazionale della Secessione fu l’occasione per vedere in mostra per la prima volta opere di Matisse e dei post-impressionisti, mentre l’anno successivo, alla II Esposizione, accanto a Cézanne e Matisse, furono presenti Klimt e Schiele.

 

Carl Strathmann, Maria, 1897, olio su tela, Weimar, KunstsammlungImmagine 11 di 13 Josef Maria Auchentaller, Allegoria 19 ( Donna con maschere) 1904, Archivio Auchentaller Wilhelm List, L’offerta ( il miracolo delle rose) , Collection du musèe des Beaux-Arts de Quimper Jan Konůpek, Salome (Černýplamen), 1910. Oslo, collezione privataImmagine 12 di 13 Gustav Klimt, Manifesto per la prima mostra della Secessione Viennese (26.03.1898-­‐20.06.1898), 1898, litografia a colori su carta © Klimt Foundation, Wien Gustav Klimt, Amiche I (Le sorelle), 1907, olio su tela © Klimt Foundation, Wien Egon Schiele, Manifesto per la 49° mostra della Secessione Viennese (1918), 1918, litografia a colori su carta © Klimt Foundation, Wien Giuseppe Biasi, Mattino in un villaggio sardo, 1912. Sassari, MiBACT, Polo Museale della Sardegna, Pinacoteca Nazionale Giudo Cadorin, Chimono, 1914. Collezione privataImmagine 13 di 13 Jaroslav Horejc, Orfeus, 1908, scultura in gesso policromo, Praga, Arthouse HejtmánekImmagine 9 di 13 Josef Váchal, The Good Fortune of Chance, 1908. Prague, National Museum of Literature Jaroslav Horejc, Cupido inermis, 1908, rilievo in gesso policromo e vetro, Praga, Arthouse HejtmánekImmagine 10 di 13 Thomas Theodor Heine, Die Blumen des Bösen, 1895. Prague, Academy of Fine Arts in Prague (Akademie výtvarnýchumění v Praze)

Mostra promossa da:
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
In collaborazione con
Comune di Rovigo
Accademia dei Concordi

Prodotta da:
Silvana editoriale

Main Sponsor:
Intesa Sanpaolo
Cassa di Risparmio del Veneto

Info: www.palazzoroverella.com

Relazioni con i media:
dott.ssa Alessandra Veronese – Responsabile
dott. Giovanni Cocco
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
Telefono: 049 8234800

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DIVINA CREATURA. La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento http://www.italialiberty.it/mostradivinacreatura/ http://www.italialiberty.it/mostradivinacreatura/#comments Tue, 29 Aug 2017 14:49:52 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12942 Sessanta sculture e dipinti assolutamente affascinati. […]

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Sessanta sculture e dipinti assolutamente affascinati. E, per corredo, una sequenza di ventagli d’autore – dipinti cioè da grandi artisti, spesso i medesimi che ritraevano le “belle Signore” – e un nucleo di preziosi abiti d’epoca.

E’ quanto Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora, Marialuisa Rizzini, con il coordinamento di Alessandra Brambilla e il contributo di diversi studiosi, hanno selezionato da Musei e collezioni private per questa mostra.
Con l’obiettivo di ricreare e testimoniare, nelle sale espositive della Pinacoteca Züst, a Rancate nel vicino Ticino, quello che è stato un vero e proprio cambio di paradigma nella storia del costume femminino in Europa.
Se il tutto si volesse proprio ancorare ad una data, si potrebbe individuarla nel 1858, l’anno in cui a Parigi esplose l’Haute Couture di Worth, subito amplificata e diffusa dai primi Grand Magasins che spopolano nelle principali metropoli europee.
Veicolano offerte molto differenziate per il pubblico femminile e fanno si che l’”essere alla moda” diventi l’imperativo condiviso nella seconda metà dell’Ottocento dalle donne di pressoché tutti i ceti sociali. La circolazione di figurini e di molte riviste illustrate, tra cui la celebre “Margherita”, l’irrompere della fotografia, specie nel formato carte de visite, i celebri affiches di Sartorie e Grandi Magazzini, portano a diffondere la moda, in modo molto capillare.
Sono anni in cui si consolida il ruolo della donna, ora anche protagonista al di fuori delle pareti domestiche. Attentissima al proprio ruolo sociale e alla immagine che contribuiva a veicolarlo.
Pur presentando alcuni favolosi abiti d’epoca e un nucleo di ventagli firmati da Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani e Pietro Fragiacomo, la Pinacoteca Züst sceglie di illustrare questo felice momento storico ricorrendo alle testimonianze che i grandi artisti ci tramandano attraverso le loro magnifiche opere.
Ed è soprattutto attraverso il ritratto su commissione che è possibile seguire le rapide e sorprendenti evoluzioni dell’abbigliamento femminile: i personaggi effigiati, sia che appartengano all’aristocrazia, ancora assai influente anche come esempio di gusto, o alla borghesia, posano per i pittori e gli scultori vestiti e acconciati con attenzione nei confronti dei dettami imposti dalla moda ma anche, assecondando sottili strategie comportamentali, in modo da mostrarsi in sintonia con il proprio preciso ruolo sociale.

Spesso i modelli sono rappresentati da donne simbolo, a cominciare dalla regina d’Italia, Margherita di Savoia, o da figure appartenenti all’aristocrazia internazionale distinte grazie alla propria eleganza, come, per restare nel Cantone Ticino, la contessa Carolina Maraini Sommaruga (1869-1959). Alla sua personalità emblematica verrà dedicata una sezione apposita, ponendo un’attenzione particolare alle attività filantropiche della contessa, che la portarono ad esempio a donare la sua villa romana alla Confederazione, oggi sede dell’Istituto Svizzero, che presterà il suo ritratto realizzato da Vittorio Corcos. E’ la prima volta che la figura di Carolina Maraini viene ampiamente trattata e presentata in una mostra: in questa occasione si ricostruirà anche nei dettagli l’ambiente in cui viveva (abiti, accessori, mobilio, ma anche opere di celebri artisti che la ritrassero come Marino Marini e Giovanni Boldini).

 

Paul Troubetzkoy: Dopo il ballo, 1897, bronzo, cm 50 x 68 x 68. Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano. Collezione Città di Lugano Italo Nunes Vais: Ancora un bacio, 1885 c., olio su tela, cm 105 x 65. Novara, Galleria d'Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni Vittorio Corcos: Ritratto di Carolina Maraini Sommaruga, 1901, olio su tela, cm 224 x 130. Roma, Fondazione per Istituto Svizzero Edoardo Tofano: Il ventaglio, olio su tavola. Collezione privata, courtesy Enrico Gallerie d’arte

Negli anni del realismo, accanto a Bertini – caposcuola il cui ruolo appare oggi non ancora pienamente riconosciuto – tra i ritrattisti più significativi in tal senso si ricordano almeno Domenico e Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano, Mosè Bianchi, Antonio Ciseri, Tranquillo Cremona, Ernesto Fontana, in una mappa che attraversa le regioni d’Italia e travalica il confine elvetico.
Negli anni che scivolano verso la fine del secolo non si parla ormai più di fenomeno di moda solo attraverso l’abbigliamento, ma anche attraverso la gestualità, le movenze, la dizione, in una parola: lo stile. Sono interpreti di questo rinnovato ritratto mondano maestri celebrati anche Oltralpe, come Giovanni Boldini, Paul Troubetzkoy, Vincenzo Vela, Vittorio Corcos, Giacomo Grosso, oltre ai ticinesi Pietro Chiesa, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti.
Accanto al ritratto, negli anni del realismo è la pittura di genere a documentare con efficacia iconografica ed esemplare obbiettività l’evoluzione della moda femminile, ma anche le più diffuse tipizzazioni dei ruoli. Dopo il 1860 in pittura si moltiplicano le scene di ambientazione quotidiana e borghese, ispirate a momenti di vita familiare in cui è protagonista, come si diceva, la donna. Si tratta di composizioni che sullo sfondo di interni domestici o di strade cittadine o di paese rappresentano figure femminili impegnate nei lavori ad ago, nella lettura, nella conversazione, nel passeggio, in riposo, con i figli. Di ciascuna, molto spesso, gli artisti restituiscono l’abbigliamento con dettagliata cura perfino negli accessori, in modo da permettere allo spettatore di seguire, di anno in anno, le minime mutazioni di gusto, trasformando la moda in uno degli elementi che determinano la modernità dell’opera.
Questo filone, che si ispira alla pittura internazionale lanciata dalla Casa d’Arte Goupil e che trova i suoi vertici in maestri quali Ernest Meissonier e Mariano Fortuny, accomuna la sperimentazione degli artisti di tutte le scuole regionalistiche italiane e di quella del Cantone, dai Macchiaioli – tra cui Antonio Puccinelli e Odoardo Borrani – ai cosiddetti italiani a Parigi come Giovanni Boldini.
Come detto, sarà per la prima volta studiato e proposto un genere specifico, quello dei ventagli eseguiti da artisti: accessori femminili di primissimo piano per tutto il diciannovesimo secolo, alcuni dei quali portano firme illustri.

Info: PINACOTECA CANTONALE GIOVANNI ZÜST
CH 6862 Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino, Svizzera
Tel. +41 (0)91 816.47.91
E-mail: decs-pinacoteca.zuest@ti.ch
Web: www.ti.ch/zuest

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Precisazioni sugli interventi in stile liberty dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese http://www.italialiberty.it/giuseppesommarugavarese/ http://www.italialiberty.it/giuseppesommarugavarese/#comments Sat, 29 Jul 2017 12:08:26 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12925   di Piero Mondini – Responsabile dell’Archivio S […]

L'articolo Precisazioni sugli interventi in stile liberty dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese sembra essere il primo su Italia Liberty.

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In memoria del Prof. Avv. Luigi Zanzi (1938-2015) cui Varese deve molti studi, di carattere metodologico, o di approfondimento sulla storia cittadina.

di Piero Mondini – Responsabile dell’Archivio Storico Comunale

 

È indubbio come l’architetto Giuseppe Sommaruga, apparso nel 1894 a Varese per la progettazione della edicola funeraria di Adone Aletti divenga ben presto il principale protagonista di tre tipologie progettuali: esegue i due principali siti a carattere ricettivo-turistico della città di Varese e delle sue montagne, di altre due edicole funerarie nel cimitero monumentale di Giubiano e di un intervento aggiuntivo su un fabbricato preesistente nelle località di Bosto,[1]
Tutti questi interventi, con straordinari progetti stesi con grande abilità di redazione come deducibile dalle planimetrie presentate, sono in chiaro quanto indiscutibile stile liberty.
Giuseppe Sommaruga seppe essere interprete della profonda trasformazione dell’architettura attuata grazie all’Art Nouveau, ma soprattutto divenire, grazie a progettazioni difficilmente soggette a ripetizioni od imitazioni, uno dei maestri dell’arte Liberty più significativi ed importanti.[2]

Il tutto tenendo conto che l’arch, Giuseppe Sommaruga nel 1908, dopo progettazione dell’edicola Comi presso il cimitero di Giubiano, forse grazie all’intervento dello stesso Antonio Comi, stringe intensa collaborazione con l’ing. Giulio Macchi aprendo con lui uno studio professionale in Varese.

In Varese, sia nelle edificazioni del Colle Campigli (Palace Hotel e Kursaal), sia del Campo dei Fiori (Gran Hotel Campo dei Fiori) fu in grado di effettuare un nuovo ed evolutivo carattere urbanistico architettonico lasciando al nostro territorio due complessi, uno dei quali, quello sul colle Campigli assai diminuito per i danni subiti nei bombardamenti della seconda Guerra Mondiale e dalla decisione di abbattimento degli anni Cinquanta del secolo scorso, tuttora facilmente riconoscibili e delineabili a grande distanza data la loro monumentale struttura, ma sicuramente in grado di modificare l’assetto ambientale in maniera assai pesante; spiace dovere affermare che il Gran Hotel del Campo dei Fiori, da molti ritenuto come logicamente inserito nel territorio, appaia in realtà come una enorme struttura posizionata in modo da essere in grado di potere visionare il territorio sottostante, sino alle lontane quanto splendide visioni alpine nelle giornate più limpide: con le stesse maestose visioni di un’aquila dominante, piuttosto che di un albergo ben inserito nelle forme montane prealpine.

Hotel Paradiso, Archivio Storico Comunale di Varese, Fondo Immagini Vecchia Varese

Hotel Paradiso, Archivio Storico Comunale di Varese, Fondo Immagini Vecchia Varese

La colossale struttura liberty del fabbricato aveva preso il posto del minuscolo, quanto primitivo nelle sue strutture, dell’albergo Paradico, attivato sullo steso crinale montano dal Ciotti; la planimetria di tale piccolo sito alberghiero, certamente pensato per godere degli stessi splendidi panorami, è rilevabile nella planimetria generale della dependance, ristorante e stazione d’arrivo della funicolare.

Certo difficile sarebbe dimenticare come, proprio tra ladine del XIC secolo e l’inizio del XX secolo fiorì in Varese una nuova civiltà di ville che seguiva quella del periodo teresiano e che tale innovazione non toccò solamente abitazioni private di grande levatura, purtroppo in parte assurdamente nel tempo demolite, ma anche complessi industriale: il più famoso dei quali è sicuramente la fabbrica di birra della Poretti ad Induno Olona, la cui costruzione fu realizzata tra 1887 e il 1907, con progetto curato da Alfred e Richard Bihl; a tale struttura produttiva si unì in seguito un villino progettato, dopo la morte del Poretti da Ulisse Stacchini.[3]

Sono rimasto alquanto colpito dall’intervento di Luca Rinadi pubblicato su La Prealpina di sabato 27 maggio 2017 intitolato Ma Sommaruga non fu mai “liberty”; prescindendo da quanto organizzato in Varese e Milano da Italia liberty, il sovrintendete per i beni archeologici, Belle Arti e Paesaggio di Milano riesce già a contraddirsi nel suo pur breve intervento, ma segnato da qualche asprezza sia su quanto organizzato, sia sugli attori d tale manifestazione culturale e, con una strana affermazione che annulla la sua strana definizione “Sommaruga un grande architetto modernista e non liberty” è alquanto strana e contraddittoria; i modernisti sono pure gli architetti che progettarono con stilemi utilizzati dall’art-nouveau, ma anche dallo jugendstil in Germania, dall’arte secessionista in Austria e dall’Art and Craft in America e Gran Bretagna e si ritiene che derivi da Arthur Liberty il nome utilizzato in Italia. per definire questa bella corrente stilistica.[4]

Alla fine della orma guerra mondiale terminò di fatto il periodo naturalistico del Liberty e si fece poi largo. con utilizzo di linee più rigide e geometriche lo stile Art-Decò.

In merito alla scalea di Santa Maria Monte riterrei più opportuna una probabile attribuzione al Sommaruga, stante che ciò che particolarmente la distingue è l’utilizzo delle piantane e delle balaustre in ferro, tipiche di tutti gli interventi varesini dello stesso architetto, ma purtroppo mai segnalate nelle varie pratiche edilizie conservate, specie per quanto concerne i nominativi dei vari progettisti ed esecutori che sarebbero state persistenza nella memoria delle varie edificazioni.[5]

Possono ora essere analizzati di seguito i progetti di Giuseppe Sommaruga conservati presso l’Archivio Storico Comunale, suddivisi per tipologia di intervento:

Edilizia cimiteriale

Edicola funerariadella famiglia Adone Aletti

 

Cimitero Monumentale di Giubiano

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga Progetto (sezione trasversale, facciata principale, fianco e pianta), mm 369x273Istanza amministrativa

 

Comune VareseFondo Edilizia Privata ante 1920,

cart. 1001

 

Pratica edilizia

Prot 2084/1897

 

Edicola funerariadella famiglia Comi

 

Cimitero

Monumentale di

Giubiano

 

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga – Fronte principale anteriore:sezione sull’asse delle porte,

mm 585×1070

– Fronte posteriore:

sezione trasversale, mm. 592×1015

– Fronte laterale, progetto II,

mm.530×1060

– Sezione longitudinale, progetto II,

mm. 590×1085

– Piante. progetto II, mm. 602×1066

– Fronte principale, progetto II,

mm.530×893

– Fronte principale:progetto II

(non firmato), mm 530×880

– Istanza amministrativa

 

Comune Varese,Categoria IV,

cart. 155, fasc. 1

 

Pratica edilizia

Prot 378/1908

Edicola funerariadella famiglia Macchi

 

Cimitero Monumentale di

Giubiano

 

Progettoarchitetto Giuseppe Sommaruga,

firmato Ingegnere Giulio Macchi

– Facciata principale A,mm. 550×945

– Facciata B, mm. 550×945

– Sezione A-B, mm. 550×845

– Pianta terrena, mm. 520×660

– Istanza amministrativa

 

(N.B.: tutti i disegni e l’istanza recano la firma unicamente dell’ing. Giulio Macchi, per conto dello studio tecnico arch. Sommaruga & Ing. Macchi Varese)

 

Comune Varese,Edilizia privata,

ante 1920,

cart. 1024

 

Pratica edilizia

Prot 1418/1912

Complessi a carattere ricettivo-turistico

Società AnonimaGrandi Alberghi Varesini

 

Hotel Campo dei Fiori

 

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga – planimetria generaleHotel, dependance e stazione di

arrivo funicolare, mm.600×673

– dependance: prospetto facciata

principale, mm 1200×843

– dependance: pianta del piano

terreno, mm.772×865

– fotografia stazione arrivo della

funicolare

– istanza amministrativa

Ex Comune Santa Maria del Monte, 

Edilizia privata, categ. X, cart. 27

 

Pratica edilizia

Prot. 78/1910

Società AnonimaGrandi Alberghi Varesini

 

Kursaalle

al colle Campigli

 

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga ed

ingegnere Giulio Macchi

– Secondo ingrandimento Teatro,pianta piano platea,

mm.620×1250.

– Secondo ingrandimento Teatro,

sezione   trasversale, mm. 600×450

– Facciata generale Kursaal,

mm. 290×658

Comune Varese,Edilizia Privata,

ante 1920

cart. 1022

 

Pratica edilizia

Prot. 445/1911

 

Società AnonimaGrandi Alberghi Varesini

 

Palace Hotel al colle Campigli

Progetto firmatoarchitetto Giuseppe Sommaruga ed

ingegnere Giulio Macchi

– Planimetria, prospetti e pianta,mm. 1350×2850 Comune Varese,Edilizia Privata,

ante 1920,

cart. 1022

 

Pratica edilizia

Prot. 239/1912

 

 

Riguardo ai complessi sopra specificati si debbono annotare alcune questioni inerenti la loro conservazione e la totale mancanza di altri.

Il grande complesso edificato al Campo dei Fiori si deve purtroppo annotare al totale mancanza degli atti inerenti il Grande Hotel che fu edificato entro la circoscrizione amministrativa del Comune di Velate. aggregato a Varese nel 1927; scarso è infatti l’insieme delle pratiche edilizie pervenute ed ora parte dell’archivio dell’ex Comune di Velate, ma purtroppo completamente mancate qualsiasi atto progettuale della splendida costruzione del Sommaruga.[6]

Non resta che rifarsi alla bibliografia più conosciuta oppure per avere qualche riproduzione dei disegni originali consultare gli articoli pubblicati da una rivista specializzata edita in quel periodo, raccolta con estrema fatica dall’Archivio Storico Comunale evitando improvvisi siddetti riordini degli armadi dell’Ufficio Tecnico, evitando in tal modo fossero eliminate perché ormai, al solito ritenute troppo antiche ed inviate al macero.

Anche il complesso edificato sul colle Campigli presenta alcune stranezze.

Prima che la Società dei Grandi Alberghi Varesini si rivolgesse all’architetto Sommaruga, ormai in stretto connubio con l’ingegnere Giulio Macchi, sul colle Campigli sorse il Kursaal inizailemnete progettato dall’ing. Gaetano Moretti: purtroppo del complesso da lui ideato e denominato “Eliso”, che prevedeva ristirante, teatro, chioschi di ristoro , sale da gioco, impianti sportivi (tiro a volo e tennis) nulla risulta pervenuto al Comune di Varese; l’unico modo per conoscere tale originale ideazione è rifarsi alla pubblicazione di una assonometria su un quotidiano locale.

Il progetto Sommaruga-Macchi sopra presentato certamente modificò il primigenio intento di Moretti ed oggi risulta unicamente conservato per quanto concerne il Palace Hotel, oggi ancora meta di soggiorni alberghieri d’alta elite.

Il Kursaal colpito dai bombardamenti anglo-americani fu completamente abbattuto, con la grave perdita di un teatro che poteva contenere sino a 750 persone, proprio mentre nel centro cittadino fu abbattuto anche l’antico Teatro Sociale.

Veduta generale del Kursaal di Varese sul Colle Campigli; Schizzo dell’ing, Gaetano Moretti. in “La Prealpina Illustrata”del 30 aprile 1906. Lo schizzo è anche riportato nello splendido volume Varese Liberty: Momenti di storia del liberty varesino, fotografie di P Zanzi, testi di S. Colombo, Varese 1976.

Edilizia Privata

Antonio Comi 

Costruzione di

veranda edificio

già esistente in località Bosto

 

Progetto firmatoarch. Giuseppe

Sommaruga

– Progetto veranda, mm. 648×447- Istanza amministrativa Comune Varese,Edilizia privata

ante 1920,

cart. 1012

 

Pratica edilizia

Prot. 549/1910

Antonio Comi 

Cancellata in ferro della villa

Progettoattribuibile

arch. Giuseppe

Sommaruga

Agli atti, allegata all’istanza amministrativa di concessione, non si conserva alcun elaborato tecnico.N.B.: istanza non autografata e nemmeno attribuita ad ideazione dell’Arch. Sommaruga

 

Comune Varese,Edilizia privata

ante 1920,

cart. 1012

 

Pratica edilizia

Prot. 2330/1914

 

Ritengo opportuno allegare un mio articolo pubblicato nel volume di P. Macchione, Varese, Kursaal e Palace Hotel, Varese 2014, ove sono annotate, con estrema precisione gli interventi di restauro conservativo effettuati sulla documentazione dell’Architetto Sommaruga, oltre ad approfondimenti che non ho ritenuto inutile ripetere

Palace Hotel e Kursaal al Colle Campigli.
Note sulla documentazione conservata dall’Archivio storico comunale.

Resta indubbia l’importanza dello sviluppo dell’industria e del turismo come momento di grande valorizzazione per il territorio varesino ed alcune delle realizzazioni effettuate agli inizi del XX secolo hanno tuttora grande rilevanza all’interno del contesto urbani, sia pure ampiamente modificatosi, per la loro rilevanza architettonica, per l’importanza dei progettisti e delle ditte costruttrici che operano a Varese nel periodo liberty.

Varese rinnovava una sua vocazione di ospitalità che l’aveva fatta celebre a metà del Settecento, nell’età di Maria Teresa d’Austria, a ridosso dell’antico borgo mercantile, assai piccolo e come delimitato dal passaggio del torrente Vellone, divenne come una città di ville sorte ad occupare le aree migliori dei colli di Biumo; questa realtà obbligò Francesco III, divenuto feudatario di Varese, a ristrutturare ed ampliare, come propria sede di rappresentanza, il già esistente palazzo Orrigoni, adattando l’area circostante a suo giardino di palazzo, con abbassamento del colle sul quale esistevano resti di una antica costellazione abbandonata e creando in tal modo gli attuali giardini estensi, punto verde centrale della città.

Tali giardini si ampliarono nel secondo dopo guerra grazie all’oculato e saggio acquisto della villa Mirabello già proprietà dei marchesi Litta Modignani da parte della prima giunta cittadina, succeduta a quella nominata dal CLN al termine della seconda Guerra Mondiale, con chiara intenzione di renderla sede museale; ciò avvenne e tale importante edificio divenne prima sede del Museo Patrio, ove furono riunite documentazioni sulla storia cittadina, per diventare in seguito sede del museo archeologico ed esposizione di opere d’arte, sino alle ulteriori recenti modifiche[7].

Tra fine Ottocento ed inizio Novecento Varese riuscì grazie allo sviluppo turistico-industriale a permettere una sorta di rinascita dei passati splendori edilizi grazie all’edificazione in zone assai più periferiche ed addirittura allocando sul Campo dei Fiori strutture edilizie in stile liberty, oggi sono divenute paradigmi di eccellenza architettonica in grado di segnare in maniera indelebile l’immagine nel nostro territorio.

La stagione del Liberty è stata un momento nel quale hanno trovato realizzazione forme di nuova capacità espressiva, tuttora in parte ancora visibili e ben rintracciabili pur nel successivi mutare della realtà architettonico-urbanistica della città di Varese, nel quale si resero ancora preminenti alcuni parametri tipici della realtà socio economica del territorio varesino; rinacque insomma una vocazione turistico residenziale che distingue in modo peculiare Varese dalle altre località prealpine lombarde.

A Varese grande ed unico interprete di tale piccola rivoluzione nell’edilizia residenziale e di quella poi marcatamente nata per valorizzare le potenzialità turistiche locali, quali le valli prealpine, allora ancora encomiabili per l’assetto del territorio, importanti monumenti (Badia di Ganna, Eremo di Santa Caterina, Castelseprio, Isole Borromee) ed unici luoghi di culto resi unici dall’edificazione seicentesca (Via Sacra verso il santuario si Santa Maria del Monte), fu l’architetto Giuseppe Sommaruga.

L’architetto G. Sommaruga giunge a Varese incaricato da Adone Aletti, figlio di imprenditori locali che producevano mattoni, ma fattosi conoscere per suoi interventi di ingegneria ferroviaria in Campagna ed in Calabria, ove operò con i fratelli Giuseppe e Cesare[8], di erigere nel cimitero di Giubiano una cappella per la propria famiglia.[9]

Potrebbe affermarsi che dopo tale intervento non abbandonò più il territorio varesino distinguendosi soprattutto in colossali edificazioni di complessi alberghieri e turistici, ma lasciando segno anche in altre edificazioni di carattere cimiteriale, o di completamenti di altri edifici in Varese tutte sotto il segno di una personalissima, quanto elevata natura liberty, riuscendo ad inserire ovunque ampia collaborazione con locali manifatture in metallo (particolarmente utilizzato il Mazzucotelli), ed abili quanto modernissime soluzioni per la movimentazione di tapparelle in legno completamente invisibili perché splendidamente mascherati dagli ornamenti tipici dell’arte floreale (veranda casa Antonio Comi).

La sua continuativa presenza in Varese è senza dubbio legata alla nascita della Società dei Grandi Alberghi Varesini[10], fondata da abili imprenditori varesini che seppero rendersi conto della mancanza di alberghi di primissimo ordine, in grado di attirare ed accogliere, in luoghi sino ad allora impensati, una ricca clientela facente parte della borghesia e nobiltà milanese e grazie alla quale la città di Varese divenne luogo di turismo e villeggiatura lussuosi.

I due esempi più marcatamente legati a tale ideale di trasformazione della residenzialità in Varese sono i complessi significativamente d’elite del Grand Hotel Campo dei Fiori, eretto sul monte Tre Croci nel territorio di Velate, con dependance ed arrivo della funicolare nel confinante comune di Santa Maria del Monte (oggi completamente dismesso e diventato, tra notevoli polemiche, sito di allocazione di antenne e ripetitori) ed il Palace Grand Hotel, tuttora tra gli alberghi più lussuosi ed impareggiabilmente irraggiungibile dal punto di vista architettonico della città, posto sul Colle Campigli, zona un poco più lontana dal centro dell’antico borgo, poi città di Varese parte dell’ampia cerchia collinare che geologicamente forma il locale territorio; ambedue le costruzioni furono definitivamente progettate da G. Sommaruga. e dall’ing. Giulio Macchi, con il quale l’architetto “sovrano” dello stile liberty aprì uno studio proprio nella nostra città.

Sul Colle Campigli sorse il Kursaal progettato inizialmente dall’ing. Gaetano Moretti che denominò con il nome di “Eliso” un complesso composto da un ristorante, un teatro, un albero, chioschi di ristoro, sale da gioco, impianti sportivi, quali il tiro a volo ed il tennis.

Questo geniale progetto non risulta comunque essere mai pervenuto al comune di Varese per l’approvazione edilizia, ma è conosciuto perché fu edita nel 1906 su “La Prealpina Illustrata” di Varese “veduta generale del Kursaal sul colle Campigli”[11].

Tale idea progettuale sarà pochi anni dopo radicalmente variata proprio grazie all’intervento dell’arch. G: Sommaruga, congiuntamente all’ing. G. Macchi, al quale è affidata la realizzazione del Teatro[12] e del Palace Grand Hotel[13] che diviene il cuore di tutto l’intervento; con regolare presentazione degli atti progettuali al comune di Varese; da sottolineare che l’intero colle venne strutturato ed ornati con edifici di notevolissima fattura, specie per gli ornamenti tipici del liberty, pensando ad un luogo con funzione turistica di lunghi e ricchi soggiorni; per raggiungere tale piccolo “paradiso” si collegò la collina con una breve funicolare dalla quale si partiva da una apposita stazione, posizionata lungo la tramvia proveniente dalla stazione di Varese e diretta alla vicina località di Masnago.

Ai giorni nostri sul Colle Campigli si è conservato solo il Palace Grand Hotel, in tutto il suo splendore architettonico in stile liberty; purtroppo il complesso del Kursaal, entro il quale era compreso l’enorme teatro fu demolito[14] nel secondo dopo guerra perché ripetutamente colpito da bombardamenti alleati volti a colpire l’Aermacchi, famosa e preziosa industria che costruiva aeroplani, ritenuta certamente bersaglio necessariamente da ridurre all’inattività.

Con la demolizione del Kursaal fu abbattuto anche il passaggio coperto che lo collegava alla stazione di arrivo della funicolare ormai dimessa perché Varese aveva abbandonati il complesso sistema di tramvie interne ed esterne, grazie alle quali si era tentato non solo il trasporto urbano, ma anche il collegamento con località esterne (Luino, Angera, ecc) quando Varese era oramai terminale di ferrovie secondarie

 

Se il Kursaal era un enorme edificio in cemento armato che al centro enucleava la torre del teatro, con differenti destinazioni d’usi interne, fabbricato colossale di indubbia eleganza e farcitura costruttiva, come oggi possiamo intendere, purtroppo solamente dalle immagine che ci sono pervenute, tutte particolarmente pervase dell’eleganza forbita tipica dell’epoca e di cui Varese troppo presto ha dimenticato la perdita del teatro, capace si ospitare più di 750 persone, opera di particolare eleganza soprattutto per la volta e per la tipica caratteristica dei fabbricati del periodo liberty sorti in ambito termale con altrettanta splendida risoluzione dei volumi, quasi sempre risolti con maggiore lusso.

 

Di particolarissima entità il palazzo adibito a Palace Gran Hotel; è un imponente parallelepipedo con una torretta a cupola sull’angolo sud-ovest che Sommaruga riuscì a render particolare in molte diverse soluzioni, dai colonnati a doppia colonna (che visti in prospettiva possono evocare ove le colonne sono legate alla base da un fascio a dado, ma hanno capitelli originali con indubbi riferimento al mondo classico, alla forme delle finestre che si differenziano nella loro soluzione sui quattro lati, a seconda del loro utilizzo.

 

Al pianterreno creò una loggia belvedere, aperta nella direzione del lago di Varese, in questo perpetuando il concetto di “Eliso” espresso dall’ing. Moretti: dal Colle Campigli,

pur restando in una situazione “urbanistica cittadina” è possibile dominare con immenso piacere la visione dei laghi ed all’orizzonte potere dominare, a seconda delle stagioni, differenziate vedute panoramiche dei contrafforti alpini, dominati soprattutto dal gruppo del Monte Rosa.

 

L’insieme documentale delle pratiche edilizie commissionate dalla Società Grandi Alberghi Varesini e progettate dall’arch. G. Sommaruga, spesso in collaborazione con l’ing. G. Macchi sono tutte conservate in diversi fondi dell’Archivio Storico Comunale, primaria fonte di conservazione, e studio per tali importanti edificazioni.

 

IL complesso turistico-alberghiero sorto sul Monte Tre Croci si conserva nell’Archivio dell’ex comune di Santa Maria del Monte (aggregato a Varese nel 1927) per quanto concerne la dependance[15], la stazione di arrivo della funicolare ed una planimetria generale del complesso, mentre nell’Archivio dell’ex Comune di Velate, ove sorse l’immenso fabbricato dell’Hotel Campo dei Fiori non risulta conservato alcun atto[16]; questa tragica mancanza documentale è certamente dovuta ai molteplici spostamenti che tale archivio subì in locali di fortuna prima di giungere al deposito presso il locale Archivio di Stato di tutti gli atti comunali nel 1968, grazie anche alla decisi0one e volontà di preservazione di importanti atti per la storia cittadina dell’allora direttore dott. Giuseppe Scarazzini.

 

Regolarmente pervenuta invece la documentazione inerente le fabbricazioni studiate sul Colle Campigli, parte della parte più antica della serie Edilizia Privata conservata nell’Archivio Storico Comunale che dal 1986 (delibera Consiglio Comunale n. 510 del 5 dicembre 1986), a seguito della revoca del deposito volontario di tutti gli atti del Comune di Varese, riunì in una unica idonea sede conservativa l’intero patrimonio archivistico cittadino nella certezza e con l’auspicio che tale decisione potesse divenire un riferimento utile alla formazione ed all’educazione dell’intera comunità.

 

Queste mancanze della totalità delle progettazioni dell’arch. G. Sommaruga hanno chiaramente indotto nell’ottica di una perfetta ed ideale conservazione di tali splendidi, quanto importantissimi documenti di carattere progettuale ad esaminare quali di esse necessitassero di eventuali interventi di restauro conservativo.

 

Tutti gli atti planimetrici allegati alle pratiche edilizie tendono, con il tempo a subire piccoli danni dovuti, per la massima parte al ripiegamento, spesso errato o talvolta anche troppo rapido per assicurare una certa durata del disegno; molte volte poi per riparare piccoli tagli chi lo consulta, particolarmente negli uffici tecnici, tende a raffermare il disegno con l’apposizione di tratti di carta gommata che se per lo meno lascano una parvenza di integrità on il tempo portano danni di peggiore natura, a seguito della penetrazione nelle tavole dei disegni delle colle degli adesivi.

 

Ciò è capitato in quasi tutte del tavole del Sommaruga, con evidenti tagli di rottura lungo le pieghe dei disegni, molte volte peggiorate da nuove e diverse metodiche delle piegature e conseguenti maggiori danni.

 

Gia nel 1999 si è intervenuti sul progetto commissionato dai Grandi Alberghi Varesini per l’Hotel Campo dei Fiori e solo sulle tavole a noi perverte un quanto conservate nell’’archivio dell’ex Comune di Santa Maria del Monte intervenendo con operazione di pulizia e ricollaggio dei tagli alla “planimetria generale” di, mm. 600×673; alla “facciata principale dependance” mm. 1200×843 ed all’istanza amministrativa; i restauri sono stati eseguiti dalla ditta Carlo Valli di Calcinate, scelta tra quelle indicate dalla Regione Lombardia.

 

Pochi anni dopo il Comune di Varese accettò la mia proposta di intervenire sugli altri disegni di G. Sommaruga riguardanti il complesso degli edifici edificati sul colle Campigli.

 

Di particolare difficoltà il ripristino della “planimetria, prospetti e pianta” dello splendido Palace Hotel, tutti contenuti in una immensa tavola da disegno avente le misure di mm. 1350X2850, che proprio per la sua colossale dimensione, per l’indubbio interesse di potere visionare un così preciso e splendido disegno opera del Sommaruga aveva subito notevole strappi e rotture sulle diverse piegature, con apposizione di diverse tipologie di nastri adesivi.

 

L’intervento di restauro effettuato dal Centro Conservazione e Restauro Il Borgo di Foligno, regolare aggiudicataria di apposita gara d’appalto, è riuscito in modo egregio, riunendo tutti gli strappi, ma soprattutto intervenendo per asportare tutti i residui delle diverse tipologie di colla provenenti dai diversi nastri adesivi utilizzati negli anni.

 

Assieme alla tavola del Palace Hotel sono stati restaurati anche due disegni inerenti il Kursaal: la pianta del “piano platea del teatro” (mm. 620X1250) ed una “sezione trasversale del Teatro” (mm. 600X450) e l’istanza amministrativa di tali interventi.

 

Oltre agli splendidi disegni dell’arch. G. Sommaruga l’archivio comunale conserva altre documentazioni inerenti il colle Campigli: la domanda per ottenere l’apertura del Kursaall del 1914,[17] una raccolta di giornali con notizie sul Casinò dal 1921 al 1922 Kursaall. Convenzione Beltramini – Kursaall, [18]

 

Purtroppo mancanti documenti che attestino spettacoli, conferenze od altre manifestazioni tenutesi presso il teatro; non può escludersi che tali atti siano pervenuti al Comune di Varese solamente con richiesta di affissione e siano pertanto in seguito essere state scartate, con notevole perdita della memoria storiografica di quanto avvenuto.

 

Nella lunga, ma proficua ricerca tra gli atti delle varia mostre effettuatesi in Varese si è potuto reperire un fascicolo pubblicitario “Varese Mostre Riunite 1913″, tenutasi da luglio a settembre presso il colle del Kursaal, edito dalle Arti grafiche Varesine di Varese[19]; in tale purtroppo non perfettamente conservato documento si è potuto reperire un’immagine del kursaal davvero splendida, sia perché presenta in modo forse sono ad ora non conosciuto il complesso architettonico, davvero splendido e monumentale, sia perchè tale immagine, grazie all’ambientazione generale, offre l’ambiente davvero elegante e d’elite che doveva essere in questi anni il Colle Campigli.

 

 

Un colpo fortunato che permette certamente di capire a pieno perché sin dall’inizio della sua progettazione il Colle Campigli era definito “Eliso”.

funicolare kursaal Hotel Paradiso Panorama generale mod Ristorante Campo dei Fiori 1912 Ristorante Ciotti 1903 Sommaruga

 

 

 

 

 

 

[1] Di questo inizio delle progettazioni dell’arch. Sommaruga Varese, mi interessai, con un articolo volto a presentare un progetto ritenuto smarrito quando nel riordino degli atti comunali inerenti il cimitero Monumentale di Giubiano lo reperii inserito nella domanda di occupazione dei viali del cimitero; P. Mondini, Un progetto inedito progetto di Giuseppe Sommaruga: l’edicola funeraria Aletti al cimitero di Giubiano, in Tracce, Anno XII, Numero 1, 1991, pp. 27-39.

[2] Cfr. L. Zanzi, L’architettura “Liberty”di G. Sommaruga a Varese: un approccia in chiave di storia ambientale, in Varese provincia Liberty, Gavirate 2000, ove l’autore, oltre ad offrire un puntuale riscontro delle edificazioni cittadine stile liberty, offre spunti d’approccio metodologico per la loro corretta analisi.

[3] Cfr. L. Zanzi, Varese e dintorni nelle terre dell’Alta-Insubria, Problematiche di metodo in prospettiva eco-storica, Insubria University Press, 2013, pp. 550-551

[4] A poco ritengo possa valere la citazione di un suo intervento , con foto e disegni, nel quale attribuiva la “scalea della fermata della funicolare a Santa Maria del Monte come opera certa del Sommaruga; in realtà il progetto definito come originale del Sommaruga da lui edito non può essere assolutamente riferito alla tipologia di redazione di una mano così esperta; trattasi di una copia, tra l’altro presentata a seguito di richiesta del Comune di Santa Maria del Monte per fare modificare la scalinata che invadeva la sede di via del Ceppo; in vero nel breve testo si parla di copia conforme, ma nell’illustrazione è presentata come opera originale del Sommaruga. Cfr L. Rinaldi, Giuseppe Sommaruga a Varese: una testimonianza inedita (e una dolorosa perdita) in Tracce, n.2/1989, pp.139-146.

 

[5] Ritengo opportuno segnalare, riguardo alla famosa scalea di Santa Maria del Monte che un ritardo nella definitiva stesura del mio contributo è dovuto all’analisi dei fondi d’Archivio Storico Comunale di Varese e della bibliografia cad essi connessa. Della scale stranamente non di interessa nemmeno Alba Bernard, studiosa locale, ritenuta in molti approfondimenti da me condotti con l’amico Luigi Zanzi come ancora da identificare quale la più attenta nel ricostruire le vicende del turismo varesino, specie perché in grado di accedere a molti archivi privati; cfr. A. Bernard, Funicolari a Varese, Varese 1991.

Mi pare degno segnalare anche l’intervento di G.Gentile, Grand Hotel, casa nostra, pubblicato il 02/06/2017 sulla rivista on-line di Radio Maria Francescana (www.RMFonline/Cultura), con attente precisazioni sulla vicenda della scalea, ma anche sulla necessità che la città di Varese possa presto ritrovare la passione “di divulgare, di conoscere ciò che la città possiede, Affinché possa diventare bella da vivere”.

[6] Dalla documentazione conservata agli atti comunali si ritiene che l’archivio dell’ex Comune di Velate sia stato traslocato almeno quattro/cinque volte prima di terminare nell’ultima cantina di una scuola comunale presso il palazzo comunale; da quella sede fu trasferita, a titolo di deposito presso il locale Archivio di Stato; allora ero dipendente di tale struttura e ricordo l’immediata ricerca dell’allora direttore Giuseppe Scarazzini , senza risultato alcuno.

[7] La documentazione di acquisizione della villa Mirabello dalla famiglia Litta Modignani , con gli atti di proprietà precedenti si conservano nell’Archivio Storico Comunale di Varese (d’ora in poi A.S.C. Va) nella cart. 5, fasc. 9 della categoria V; nella cart. 256, fasc. 1 della categoria X si conservano invece gli atti relativi ala sistemazione dei locali della stessa villa da adibire a Museo Civico, unitamente a quelli di riordino delle scuderie e portinerie per adibirle a magazzini comunali.

Nel tempo si ampliarono gli spazi dedicati alla sede del museo, che divenne sede espositiva delle quadreria comunale almeno sino a quando non fu attivata una nuova sede espositiva presso il castello di Masnago; nelle stesse sale furono altresì attivate una esposizione di documenti ed oggetti in un mostra dedicata al Risorgimento e successivamente una mostra documentale sulla Resistenza; tali esposizioni furono smantellate negli anni novanta del Novecento ed il materiale documentario trasferito in appositi fondo documentari presso l’Archivio Storico Comunale.

Recentemente è stato riattivato il Museo del Risorgimento, con esposizione di documenti, oggettistica e del prezioso quadro del Pagliano dedicato allo sbarco di Garibaldi a Sesto Calende.

[8] L’archivio della famigli Aletti è in gran parte conservato, a seguito di donazione, presso l’Università degli Studi della Calabria; le carte inerenti i lavori ferroviari (linee Termoli-Campobasso-Benevento; Battipaglia-Reggio Calabria; Cosenza.Pietrafitta; Rocchetta-Melfi-Potenza e altri opere minori su rami collaterali si conservano, a titolo di deposito, presso il Museo Ferroviario di Pietrarsa (Napoli); per una puntuale cronologia di tali lavi si rimanda a R. Guarasci – S, Carrera, Aletti e C. La storia, l’archivio e le immagini di una famiglia di imprenditori, Cosenza 1989.

[9] Il progetto per la tomba Aletti fu la prima progettazione dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese; tale progetto per molti anni fu considerato come perso nel corpus documentario appartenente al Comune di Varese. In realtà fu reperito del riordino di materiale d’archivio accantonato e non ancora definitivamente fascicolato allegato ad una richiesta di occupazione di spazio adibito a viale cimiteriale effettuata dal capomastro incaricato della costruzione dell’edicola funeraria. Il documento è ora conservato presso l’A.S.C. Va, Edilizia Privata, cart. 1001, pratica prot. 2084/1897. Cfr. P.Mondini, Un progetto inedito di Giuseppe Sommaruga: l’edicola funeraria Aletti al Cimitero di Giubiano, in Tracce, n. 1/1991, pagg. 27-40.

[10] La Società Anonima dei Grandi Alberghi Varesini fu costituita con atto del notaio Guglielmo Piatti in data 20 marzo 1907; tale atto sarà certamente reperibile nel Fondo notarile ora presente anche presso il locale Archivio di Stato.

[11] Veduta generale del Kursaal di Varese sul Colle Campigli; Schizzo dell’ing, Gaetano Moretti. in “La Prealpina Illustrata”del 30 aprile 1906. Tale schizzo è riportato nello splendido volume Varese Libery.t:Momenti di storia del liberty varesino, forografie di P Zanzi, testi di S. Colombo, Varese 1976.

[12] A.S.C. Va, Comune di Varese, Edilizia Privata ante 1920, cartella, 1022, pratica prot. 445/1911

[13] A.S.C. Va, Comune di Varese, Edilizia Privata ante 1920, cartella 1022, pratica prot 239/1912

[14] A.S.C. Va, Fondo demolizioni, cartella 2,1, pratica prot. 10671/32 e cartella 4, pratica prot. 29056/1962.

[15] A.S.C. Va, ex Comune di Santa Maria del Monte, Edilizia Privata, cart, 27

[16] Gli unici atti progettuali dello splendido fabbricato sorto sul monte Tre Croci sono oggi reperibili in alcuni articoli tecnici riportati sulla rivista Il Monitore Tecnico, anch’essi reperibili presso l’Archivio Storico Comunale; sono utili fonti secondarie, che offrono alcune delle planimetrie, prospetti e sezioni tratte dagli originali purtroppo perduti.

[17] A.S.C. Va, cart. 66, fasc.1, categoria XV

[18] A.S.C. Va, cart. 113, fasc. 2, categoria XV

[19] A.S.C. Va, Fondo Biblioteca Civica, cart. 9, fasc, 20,4

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La mostra ”Italian Liberty” arriva a Riccione http://www.italialiberty.it/italialibertyriccione/ http://www.italialiberty.it/italialibertyriccione/#comments Sat, 29 Jul 2017 11:43:13 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12920 Domenica 23 luglio, alle ore 21, inaugurazione della mo […]

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Domenica 23 luglio, alle ore 21, inaugurazione della mostra fotografica Italian Liberty. Il sogno europeo della grande bellezza, allestita al Palazzo del Turismo con le suggestive fotografie di autori internazionali che hanno vinto il premio foto e video Italian Liberty. A curare la rassegna è il giovane Andrea Speziali, esperto d’arte Liberty e autore di importanti scoperte nel campo dell’Art Nouveau, come gli affreschi di É. Hurtré e J. Wielhorski realizzati in un casolare di Correggio, oggi in stato di abbandono. Un felice ritrovamento avvenuto grazie alla ricezione di una foto di un concorrente urbex al premio.

La mostra espone al pubblico stampe d’autore delle 33 immagini vincitrici nelle tre edizioni del premio svoltesi dal 2013 al 2015 ed è accompagnata dalla proiezione di quattro importanti video che raccontano l’Art Nouveau a Milano, Viareggio, a Livorno con le Terme del Corallo, a Cervia con villa Righini e in Lombardia con diversi edifici storici.
Un emozionante viaggio a ritroso nel tempo nel quale il fruitore potrà rivivere il fascino della Belle Époque, attraverso l’occhio dei fotografi vincitori che hanno saputo raccontare grazie alla tecnica della fotografia e del video uno tra gli stili più seducenti del Novecento: l’Art Nouveau.

Il percorso espositivo è ampio e rappresenta tutto il Paese: i villini storici di Riccione in stile Liberty e Art Déco come villa Antolini, Pensione Florence, villa Turri e il Casinò di San Pellegrino Terme, il chiosco Ribaudo a Palermo, Villa Ruggeri sul lungomare di Pesaro, le scalinate Liberty dei palazzi milanesi realizzate da Giuseppe Sommaruga (ricordato quest’anno nel centocinquantesimo dalla nascita assieme a Hector Guimard), il teatro Ambra Jovinelli di Roma (tra i pochi edifici Liberty della città eterna), Villa Masini a Montevarchi (location del film ‘‘La vita è bella’’ di Roberto Benigni), Villa Zanelli a Savona, vari palazzi dell’Emilia-Romagna ed altro ancora.
La mostra Italian Liberty. Il sogno europeo della grande bellezza prende il nome dall’omonima monografia edita da Cartacanta Editore ed è curata dal Direttore Artistico del premio, Andrea Speziali con la partecipazione di Cecilia Casadei per la critica fotografica.

L’ingresso è libero, tutti i giorni dalle 9 alle 20.

Invito Locandina ITALIAN LIBERTY Riccione bassa ris

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L’Art Nouveau nel centenario di Giuseppe Sommaruga http://www.italialiberty.it/mostrasommarugavarese/ http://www.italialiberty.it/mostrasommarugavarese/#comments Mon, 24 Jul 2017 07:25:27 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12914 A Varese, località Sacro Monte (dal 2 al 20 settembre), […]

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A Varese, località Sacro Monte (dal 2 al 20 settembre), città notoriamente votata al Liberty, l’istituzione Italia Liberty propone un percorso, a cura del giovane esperto Andrea Speziali, di scoperta e riscoperta delle opere architettoniche e artistiche del sommo architetto Giuseppe Sommaruga nel centenario della nascita.

Giuseppe Sommaruga, personaggio di rilievo nella storia della grande architettura è stato non solo uno dei maggiori esponenti del Liberty italiano,ma anche un innovatore scanzonato e un avanguardista che ha ridefinito lo stile stesso dell’Art Nouveau.

Location Camponovo, con la terrazza che permette di vedere dal basso il Grand Hotel Campo dei Fiori, farà da scenario ad una ampia mostra fotografica con incluse alcune immagini provenienti dalla precedente esposizione ‘‘Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty’’. Sarà possibile ammirare dal vivo una settantina di immagini scattate dal prestigioso fotografo Sergio Ramari (vincitore della terza edizione del premio fotografico internazionale Italian Liberty e Urbex di fama internazionale).

Una nuova occasione per godere della bellezza di un patrimonio storico che il mondo ci invidia.

Il percorso espositivo della mostra ‘’L’Art Nouveau nel centenario di Giuseppe Sommaruga’’ vanta la presenza di opere del maestro francese Hector Guimard, ampliamente valorizzato quest’anno nel centocinquantesimo dalla nascita. Progetti di ville e palazzi, decorazioni e progetti di mobili firmati Guimard saranno fruibili nella suggestiva location varesina ad ingresso libero. Mostra resa possibile grazie alla partecipazione della Polini Group, azienda che produce il rinomato Limoncello Liberty.

Orari: Sabato e domenica 10-13 e 15-18. Per altri giorni su appuntamento 347 2311152.

La mostra sarà corredata dalla pubblicazione ‘Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty’’ che vuole essere, allo stesso tempo, catalogo e guida ragionata all’opera di Giuseppe Sommaruga.

Pernottamenti: Il Grand Hotel Palace propone un soggiorno in stile Liberty.
Tel. 0332 327100 | info@palacevarese.com | www.palacevarese.com

Per informazioni: www.mostrasommaruga.it | info@italialiberty.it | +(39) 3200445798

Catalogo: A. Speziali, ‘‘Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty’’ (Cartacanta editore), pagine 380, formato 21×28 a colori, disponibile presso il bookshop della mostra e in libreria.

#mostrasommaruga

 

L'Art Nouveau nel centenario di Giuseppe Somamruga

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Una passeggiata Liberty nel giorno del 150esimo dalla nascita di Sommaruga http://www.italialiberty.it/un-apasseggiata-liberty-nel-giorno-del-150esimo-dalla-nascita-di-sommaruga/ http://www.italialiberty.it/un-apasseggiata-liberty-nel-giorno-del-150esimo-dalla-nascita-di-sommaruga/#comments Mon, 10 Jul 2017 19:42:46 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=12906 MILANO LIBERTY Una passeggiata nella Milano Art Nouveau […]

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MILANO LIBERTY
Una passeggiata nella Milano Art Nouveau in memoria dell’architetto Giuseppe Sommaruga nel giorno del centocinquantesimo dalla nascita

»Milano, 11 luglio Palazzo Lombardia, ore 15:00

In programma martedì 11 luglio, da Palazzo Castiglioni a villa Faccanoni: un itinerario per conoscere e celebrare un protagonista del Liberty italiano: Giuseppe Sommaruga (1867-1917) nel giorno del centocinquantesimo dalla sua nascita. Un evento proposto e organizzato da ITALIA LIBERTY che permetterà di visitare all’interno e di far conoscere al grande pubblico le meraviglie Liberty presenti a Milano in luoghi di difficile accessibilità. L’attenzione sarà concentrata su Palazzo Castiglioni ‘trifoglio fortunato’ per l’architetto che gli ha reso una fama all’epoca. L’incontro aperto al pubblico e a ingresso libero è previsto, alle ore 15,00 presso il Palazzo Regione Lombardia dove ha sede fino al 25 luglio la mostra ”GIUSEPPE SOMMARUGA. Un protagonista del Liberty” a cura di Andrea Speziali.

La passeggiata e la presentazione della mostra condotta assieme Luigi Matteoni, rientra nella cornice del progetto ‘’100Sommaruga’’ un ciclo di eventi che ruota attorno alla mostra ”GIUSEPPE SOMMARUGA (1817-1917). Un protagonista del Liberty” allestita in tre location tra Varese e Milano – www.mostrasommaruga.it – Lo spazio espositivo del Grand Hotel Campo dei Fiori riaperto a distanza di cinque decenni grazie alla tenacia di Speziali ha registrato un record senza precedenti nella storia del FAI con oltre 240 iscritti nell’arco di 3 minuti al momento dell’apertura delle prenotazioni online.

Ritrovo e partenza del percorso alle ore 15:00 presso lo Spazio Espositivo di Palazzo Lombardia in via Galvani N. 27 al primo piano dove ha sede la mostra.

Da lì si proseguirà a PALAZZO CASTIGLINI in Corso Veenzia 47, Commissionato da Ermenegildo Castiglioni nel 1900, il basamento bugnato dell’edificio riprende la forma naturale della roccia mentre le altre decorazioni sono in stucco riprendendo lo stile settecentesco. Quando nel 1903 furono tolti i ponteggi due grandi statue, ai lati del portone (di Ernesto Bazzaro), i ben pensanti dell’epoca rimasero stupefatti. Le figure femminili, allegorie della pace e dell’industria, erano donne prosperose e seminude. Sarcasticamente, il palazzo venne ribattezzato “Cà di Ciapp” o palazzo delle natiche. Le statue furono poi rimosse, ed ora si trovano sulla facciata di Villa Facanoni, e il portale fu poi modificato con l’aggiunta di un bassorilievo per sopperire alla mancanza di queste due cariatidi.

Si proseguirà poi in direzione di Casa Campanini, Via Vincenzo Bellini, 11, progettata dall’architetto Alfredo Campanini. Di grande impatto sono le due cariatidi all’ingresso realizzate dallo scultore Michele Vedani. Il cancello in ferro battuto con motivi floreali, disegnato dallo stesso architetto, venne  realizzato da Alessandro Mazzucotelli. Questi motivi Liberty in ferro battuto si possono ritrovare anche all’interno del palazzo e nella gabbia dell’ascensore. Il palazzo è ricco di vetri policromi, fregi ed affreschi. Gli arredi interni e le ceramiche sono ancora in stile Liberty. Il portico del cortile presenta un soffitto con disegni di ciliegie rosse a grappolo ed un lampadario in ferro battuto.

Continueremo il percorso verso Casa Guazzoni, Via Marcello Malpighi, 12. Costruita nel 1906 su progetto di Giovan Battista Bossi come Casa Galimberti. I ferri battuti sono probabilmente del Mazzuccotelli. Nell’ingresso davanti alla portineria sono appena stati ritrovati dei dipinti di un lago con piante acquatiche. Il corpo scale è esagonale con ringhiera in ferro battuto e gradini di marmo a sbalzo. Chiunque potrà fotografare gli edifici che si visiteranno.

Infine ci recheremo a Villa Romeo Faccanoni (ora Clinica Columbus), Via Michelangelo Buonarroti, 48.

Durata dell’evento circa tre ore. La partecipazione è gratuita. Confermare la partecipazione a: info@italialiberty.it o SMS (3200445798). Per altre informazioni  www.italialiberty.it  | Social hashtag #150sommaruga 

Ai partecipanti sarà offerto il pregiato Limoncello Liberty prodotto da polini Group, partner dell’evento.

Attraverso il portale www.italialiberty.it è possibile iscriversi alla newsletter per rimanere aggiornati sui prossimi eventi come la visita guidata tra ville e alberghi Liberty a Varese, Sarnico e Trieste ad opera di Giuseppe Sommaruga.

6.Palazzo-Castiglioni

GIUSEPPE SOMMARUGA (Milano 11 luglio 1867 – Milano 27 marzo 1917)
Di famiglia artigiana studiò all’Accademia di Brera sotto la guida di Camillo Boito. Nella sua architettura volle staccarsi dallo storicismo dello stesso Boito e dall’eclettismo provinciale imperante, proponendo una nuova organicità vitalistica che si legò, inevitabilmente, ai modi del Liberty italiano, ma fu aperta alle istanza internazionali, soprattutto dalla scuola viennese, dalla quale egli si differenzia per la plastica matericità delle superfici e per vigore di una decorazione drammaticamente intensa; nel palazzo Castiglioni, a Milano (1903), egli riesce a superare anche l’impiano ottocentesco della costruzione svuotando l’interno e articolandolo nel grande atrio a più volumi nel quale si snoda la scala. Tra le altre opere di Sommaruga la palazzina Salmoiraghi (1906), L’Hotel Tre Croci presso Varese (1909), la Clinica Columbus a Milano (1909)m di una viva articolazione spaziale e dalla decorazione più lineare, il Mausoleo Faccanoni a Sarnico.

 

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