Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Fri, 10 Jan 2020 17:55:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.26 Art Nouveau. Il trionfo della bellezza http://www.italialiberty.it/artnouveauiltrionfodellabellezza/ http://www.italialiberty.it/artnouveauiltrionfodellabellezza/#comments Wed, 08 Jan 2020 18:15:24 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=28893 Viaggio nella Belle Époque alla Reggia di Venaria proge […]

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Viaggio nella Belle Époque alla Reggia di Venaria progettata dall’architetto Amedeo di Casellamonte. A commissionarla nel 1658 fu il duca Carlo Emanuele II che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese. La Mostra Art Nouveau. Il trionfo della bellezza Sale dei Paggi dal 17 aprile 2019 al 26 gennaio 2020 prodotta e organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude con Arthemisia, è curata da Katy Spurrel con testi in catalogo di Victor Arwas.

Una Raccolta di oltre 200 opere tra sculture, oggettistica, mobilio e grafica che riporta la città di Torino indietro nel tempo, all’Expo del 1902. “Prima esposizione internazionale d’arte decorativa moderna”. liberty-foto

Inaugurata grandiosamente presso il parco del Valentino nel 1902, in un clima di attesa febbrile e di intenso fermento culturale, l’esposizione ebbe l’intento di presentare al pubblico italiano ed europeo il meglio della produzione internazionale nell’ambito dell’architettura, dell’arredamento e delle arti applicate, si definì così lo stile Liberty Italiano.

I temi della Mostra sono:

-La natura, da cui l’Art Nouveau prese spunto per la decorazione e progettazione di oggetti.

-La donna moderna, protagonista indiscussa di questo stile “la femme“ sensuale e moderna rappresentata da tutti gli artisti entrando nell’immaginario collettivo. Sarah Bernhardt divenne così l’immagine rappresentativa per le pubblicità di prodotti di uso quotidiano. Ispirò diversi artisti tra Cui Alphonse Mucha, Leonetto Capiello, Paul Berthon.

-Il simbolismo che coniuga l’arte e la letteratura.

-La nascita del design, l’artista divenne designer creando gli oggetti d’uso quotidiano, nacque così la produzione industriale in serie.

Una mostra alla scoperta e riscoperta dell’Art Nouveau, Arte “Nuova”, che si sviluppa in Francia per poi ramificarsi con diverse sfumature in tutta Europa. Consiglio la visita, allestimento curato nei dettagli e pezzi di grandi artisti famosi. Per concludere non può mancare una visita rigenerante nei giardini della Reggia sotto la brina invernale e i colori autunnali della vegetazione.

Di seguito alcune immagini degli oggetti in mostra foto di Luigi Matteoni

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Fotogallery “Parma Liberty” http://www.italialiberty.it/parmaliberty/ http://www.italialiberty.it/parmaliberty/#comments Mon, 06 Jan 2020 13:35:42 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=28820 Un’esperienza all’insegna del liberty nella […]

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Un’esperienza all’insegna del liberty nella Parma capitale della cultura 2020

Foto di Luigi Matteoni

Villino Bonazzi: pregevole villino urbano, è situato all’angolo tra viale Rustici e viale Magenta, nella zona più elegante del quartiere Cittadella. Fu costruito nel 1911 su progetto dell’architetto parmigiano Mario Stocchi Monti per la famiglia Bonazzi; spesso erroneamente conosciuto come “Villino Pernigotti”, è considerato tra gli edifici più tipici del liberty italiano; l’effetto scenografico è sottolineato dall’estrema ricchezza di dettagli decorativi, che caratterizza in particolare le finestre, i balconi, il singolare porticato angolare d’ingresso e soprattutto la torretta.

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Palazzo delle Poste: Via Pisacane edificato tra il 1905 e il 1909 su progetto dell’architetto Moderanno Chiavelli. Paolo Baratta decorazione pittorica vestibolo su via Melloni 4, Cleomene Marini, Alessandro Marzaroli  decorazione del Salone degli sportelli.

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Antica Farmacia San Giovanni

 

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Fotogallery Esposizione Internazionale 1902 http://www.italialiberty.it/fotogalleryesposizioneinternazionale1902/ http://www.italialiberty.it/fotogalleryesposizioneinternazionale1902/#comments Fri, 03 Jan 2020 20:23:37 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=28790 Esposizione Internazionale 1902 d’arte decorativa […]

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Esposizione Internazionale 1902 d’arte decorativa moderna

1280px-Bistolfi_manifesto 15986965694_c4a61882fc_h 15989385103_8d43adb03b_h 15989395483_09d3ba0378_h 15989413353_dd06f4034a_h 16401835367_217ac193ee_h 16401851257_a46ac03e02_h 16401899727_b0ceb85ed2_h 16401978487_a8654d0a26_h 16401989347_395f16e8be_h 16401991897_2afe3ccc75_h 16422051758_f11948a4bf_h 16422077758_1a2b4c6ab6_h 16423384509_8d51869d69_b 16583187496_2b9bf1e047_h 16583241336_750c1add60_h 16608025211_2115851887_h 16609166295_a184d42c7d_h Cartolina_1902_Torino fcf11df71a8ebe3006cb76464c314b94 Furnishing_for_decorative_arts_fair_'la_Prima_Esposizione_Internazionale_d'Arte_Decorativa_Moderna'_by_Victor_Horta Georg_Schöttle,_009 Georg_Schöttle,_010 Griffi_(copertina)_per_fratelli_treves,_torino_e_l'esposizione_int.le_d'arte_decorativa_moderna,_1902 Torino-1902 Turin (pavillon Japon)319
Parco del Valentino
Turin
Italy
Built
1902
Destroyed
1902
Raimondo D’Aronco
architect
Giovanni Battista Alloati
sculptor
Leonardo Bistolfi
painter
Peter Behrens
interiors
Victor Horta
furniture
interiors
Hans Karl Eduard von Berlepsch-Valendas
furniture

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Itinerario Liberty a Vittoria http://www.italialiberty.it/itinerariolibertyvittoria/ http://www.italialiberty.it/itinerariolibertyvittoria/#comments Sat, 21 Dec 2019 16:30:38 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=28366 Data la modernità della città, questa non ha molti monu […]

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Data la modernità della città, questa non ha molti monumenti artistici di grande valore storico. Si distingue, tuttavia, per la varietà degli stili che caratterizzano alcuni edifici. Infatti Vittoriaha assorbito, in modo determinante, le novità artistiche del movimento modernista novecentesco, al punto da poter essere denominata Città del Liberty.
Vittoria è ricca di testimonianze dello stile Liberty e Art Decò, introdotto dal grande architetto palermitano Ernesto Basile. I palazzi e le case in stile Liberty qui presentano strutture sobrie ed eleganti con sporgenti balconate, balaustre dalla ricca e raffinata decorazione, portali sormontati da fregi con motivi floreali, impreziositi di particolari plastico-decorativi di raro equilibrio compositivo.

Scorpi tutti gli edifici Liberty della città aderendo al Tour Liberty in città:

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E’ il Liberty degli scalpellini, dei capimastri, dei decoratori, a volte assistiti da ingegneri e geometri, raramente da qualche architetto. La committenza a Vittoria proviene sia da una ricca e nuova borghesia evoluta che da famiglie del ceto medio, da artigiani e agricoltori benestanti, arricchiti dagli introiti che la produzione della vitivinicoltura offriva, garantendo loro, una significativa crescita economica e una nuova posizione sociale. Il periodo che va dal 1900 al 1940 caratterizzerà Vittoria, conferendole un aspetto tipicamente Liberty. Nascono così opere equilibrate e moderne, il cui ornamento delle facciate è raffinato e incisivo. I prospetti delle case, come dei palazzi, caratterizzati spesso dalla linea flessuosa e ondulata, sono arricchiti da decorazioni floreali che, pur richiamando, alcune volte, il passato, si risolvono in equilibrati ed armonici motivi ornamentali. Fregi, pannelli e architravi, delimitati spesso da elementi sinuosi, ornati da grappoli d’uva, simbolo della ricchezza vittoriese, e da intrecci floreali e geometrici, in cui si annida la figura femminile, ridotta a simbolo, dal volto sognante e dallo sguardo equivoco, caratterizzano, in maniera elegante e raffinata, l’opera architettonica. I prospetti, nell’alternanza dei vuoti e dei pieni e nell’eleganza delle colonne e dei pilastri, appaiono ricercati sia nei fastigi squisitamente decorati, sia nelle estrose inferriate, sia, infine, negli spioventi delle coperture la cui fascia estrema è animata all’interno da un pittoricismo equilibrato nelle varianti tonali. All’interno delle case la composizione, dipinta al soffitto con tecnica a tempera, presenta dinamicità e immediatezza espressiva, caratterizzata dalle leggere pennellate del colore fluido, trasparente e morbido e dall’efficace amalgama cromatico. Si può perciò concludere che ognuna delle strutture architettoniche, pur risentendo di alcune orchestrazioni moderniste, realizzate da grandi architetti e progettisti nelle diverse città italiane, viene riletta, interpretata e inglobata nella tradizione locale, pervenendo a risultati alquanto felici e spesso originali attraverso la straordinaria capacità progettuale, costruttiva, creativa e artigianale degli artefici del nostro Liberty: Salvatore Battaglia, Nicosia Giovanni e Luigi, i fratelli Strazzulla, Emanuele, Francesco e Giovanni Mazza, Vadalà, Nifosì, Emanuele Ingrao, Emanuele Bucchieri, Giovanni Scribano, Carmelo Toma, Giovanni e Salvatore Li Rosi, Scapellato, Galofaro, (grandi scalpellini della pietra, abili cementisti e artisti del ferro battuto e del legno); i tecnici: geom. Salvatore Li Rosi, geom. Giunta, geom. Re, geom. Lo Monaco, arch. Sada, ing. Battaglia, ing. Di Geronimo, ing. Mangione, ing. Mazza, ing. Astuto, ing. Arezzo; e infine i decoratori degli interni: Alessandro Abate, i fratelli Santocono, Corrado Malfa, Di Rosa, Strazzeri, Morganti, Floridia, Pirrone e il nostro Vito Melodia che, plasmando, dipingendo e decorando, ha lasciato un grande patrimonio artistico di particolare bellezza e di indelebile espressività. Si segnalano alcune strutture architettoniche di particolare bellezza:

Architetture e Decorazioni Liberty

Casa Lucchesi – Mangione Via Messina, 36 Scoglitti
Palazzo Azzara-Pinturo 1930 Via Gaeta, 156
Palazzo Battaglia – Mangione – 1913 Via Matteotti, 210, con decorazioni interne di Vito Melodia
Palazzo Battaglia-Garrasi – 1900-1910 Via Garibaldi, 84 ex Hotel Firenze
Palazzo Carfì – 1923 Via Rosario Cancellieri, 71 (Banca Credem )
Palazzo Cassibba-Barrano – 1925 Via Dei Mille, 167
Palazzo Ciancio-Fontana 1926 – 1930 Carlo Alberto, 124
Palazzo D’Andrea – Nicosia Via Siracusa, 25 Scoglitti
Palazzo De Pasquale – Trombatore Via Amalfi, 21 Scoglitti
Palazzo Di Vita-Lo Monaco-Miccoli – 1925 Via Cacciatori delle Alpi, 99
Palazzo Fichera – Lo Monaco via XX Settembre, 41 (Di Rosa)
Palazzo Fulco-Ceci-Cerruto 1924 Via Garibaldi, 178
Palazzo Giudice – Campo 1925 – 1930 Via Cavour, 264
Palazzo Giudice – Gucciardello – Azzaro via Cavour, 27 (Vito Melodia), nella cui abitazione esiste anche un pavimento intarsiato in pece e pietra locale di straordinario interesse artistico
Palazzo Lo Monaco – 1930 Via Cavour 340
Palazzo Maltese – Schifano via San Martino, 45
Palazzo Mandarà Via Matteotti, 209
Palazzo Marangio – Terranova 1927 – 1930 Via Rattazzi, 55
Palazzo Marangio-Di Quattro via Magenta, 163 (Vito Melodia)
Palazzo Mazza Via Cavour, 251
Palazzo Melodia-Piazzese-Busacca 1913 Via Matteotti, 253
Palazzo Pancari, oggi Rizza – 1913 Via Bixio, 31dell’arch. Sada
Palazzo Ricca Via Bixio, 13
Palazzo Samperisi – Amodei – 1918-1920 Via Carlo Alberto, 243
Palazzo Scifo – 1925-33 Via P.pe Umberto n. 3, con decorazioni interne di Antonino Cannì
Palazzo Sciveres-Areddia – 1930 Via Matteotti n. 166
Spinella-Sannino – 1931 Via Magenta n. 83
Palazzo Traina – 1920-33 Via Cavour n. 120, ex Teatro-Cinema Garibaldi (Vito Melodia e Salvatore Pirrone)
Palazzo Trombatore-Lo Monaco – 1924-25 Via Cavour n. 339

Decorazioni Liberty estrose e raffinate, realizzate dagli artisti menzionati, si trovano nei seguenti palazzi eclettici e liberty:
Jacono- Rio-Aurispa (Vito Melodia); Porcelli-Cucuzzella (A. Abate e Vito Melodia); Di Caro-D’Izzia- Caudullo (Alessandro Abate); Scrofani-Contarella (G. Santocono); Mandarà (Vito Melodia); Disca-Traina-Ragona (Corrado Malfa); Lucchesi-CGIL (Vito Melodia); Calì-Calì (Vito Melodia); Re (Vito Melodia); Maltese-Occhipinti (Vito Melodia); Lucchesi-Baglieri (Vito Melodia); Busacca- Mangione (Corrado Malfa); Mauceri-Gallenti (Vito Melodia); Longobardo-Mangione (Vito Melodia e Giovanni Morganti); Frasca-Gallotta (Vito Melodia).

 

Testi tratti da: www.virtualsicily.it

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Novecento Rendez-vous 2019 http://www.italialiberty.it/novecentorendezvous2019/ http://www.italialiberty.it/novecentorendezvous2019/#comments Sun, 15 Dec 2019 21:44:19 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=28113 L’Associazione Italia Liberty organizza, dal 16 n […]

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L’Associazione Italia Liberty organizza, dal 16 novembre all’8 dicembre, NOVECENTO RENDEZ-VOUS, prima edizione di una grande iniziativa nazionale che celebra il XX Secolo, attraversando gli stili che si sono succeduti e le architetture, mode ed eventi cui hanno dato vita.

Il curatore, Andrea Speziali, ha scelto un percorso ideale che inizia dove il Liberty cede il passo all’Art Déco per proseguire fra Razionalismo, Simbolismo, Eclettismo, Futurismo fino ai ruggenti anni Sessanta e, in parte, anni Novanta e ha fortemente voluto che si trattasse di un evento diffuso, con tanti appuntamenti diversi in varie località: visite guidate in prestigiose residenze, mostre e workshop per consentire a un vasto pubblico di vivere un’esperienza originale a ritroso nel tempo.

Un riflettore particolare verrà acceso su uno stile e un personaggio.

Questa prima edizione vede infatti una notevole concentrazione di attività con passeggiate alla scoperta e riscoperta dell’Art Déco perché proprio nel 2019 ricorre il centenario dalla realizzazione dei primi manufatti Déco. PROGRAMMA

Vede inoltre al centro la figura e l’opera di Mario Mirko Vucetich, poliedrica figura di architetto e artista del ‘900. Un personaggio che, tra l’altro, ha portato il nome di Marostica nel mondo con la partita a scacchi con personaggi viventi che ideò, curò e realizzò nel 1955.

I principali centri attorno ai quali si sviluppano percorsi di visita ed esperienze sono Torino, Bari, Catania, Firenze e Roma, ma altri ancora i luoghi coinvolti in giro per l’Italia.

Icona social novecento rendez-vous

Un evento particolarmente innovativo del programma è il tour “Luxury Real Estates“: si visitano le ville e palazzi più belli d’Italia. Un’esperienza unica volta all’avventura del mondo immobiliare di lusso. Dagli anni sessanta in avanti con qualche finestra sul primo Novecento. Si visitano dimore progettate da grandi protagonisti.

Il fine dell’iniziativa è anche quello di avvicinare i giovani sensibilizzandoli alla grande bellezza, fuori dallo schermo di uno smartphone attraverso suggestivi percorsi in sella a una bicicletta. Proprio il velocipede è stato oggetto del logo di questa grande manifestazione. Un ampio programma che tra arte e movimento riconduce a un passato intriso di storia.

Il pubblico attraverso numerosi percorsi organizzati in sinergia con associazioni di categoria e istituzioni pubbliche potrà avere accesso a centinaia di residenze pubbliche e private in cui in diverse occasioni saranno i singoli proprietari a dare testimonianza diretta della storia della propria storia di famiglia e della villa trasmettendo un’emozione unica che ha segnato la nostra storia tutta italiana.

SCARICA QUI IL DEPLIANT CON TUTTI GLI EVENTI » Brochure Novecento Rendez-Vous 2019

Informazioni dirette per i percorsi guidati:
Torino: Alessia 339 3885984
Roma: Paola 349 0675354
Bari: Maria Elena 347 5518150
Sicilia: 338 1441760
Messina: 349 8750493

Andrea: 3200445798 (genrali) info@italialiberty.it
Luigi: 3347746143 (Comunicazione & stampa)

 

Brochure “Novecento Re… by Andrea Speziali on Scribd

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GAUDÌ. Partecipa al tour degli 11 edifici più famosi dell’architetto http://www.italialiberty.it/gaudipartecipaaltour/ http://www.italialiberty.it/gaudipartecipaaltour/#comments Wed, 11 Dec 2019 23:06:22 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=27424 AGENDA: L’associazione Italia Liberty festeggia i […]

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AGENDA: L’associazione Italia Liberty festeggia il suo primo anno di attività con una passeggiata Art Nouveau in Spagna. Perchè ITALIA LIBERTY va oltre lo stile floreale… NON é solo Art Nouveau ! – L’appuntamento è fissato per domenica 29 dicembre alle ore 15:00 di fronte alla Sagrada Familia. Aperto a tutti i soci gratuitamente con una passeggiata guidata condotta dal Presidente Andrea Speziali.

Antoni Gaudì era un architetto spagnolo ed è il migliore interprete del Modernismo catalano, un movimento incentrato sul recupero dell’identità catalana attraverso varie vie dell’arte e della cultura. Lo stile di Gaudì fu influenzato anche dall’arte neo-gotica, dalle tecniche orientali e dallo stile decorativo dell’architettura Art Nouveau, caratterizzata da motivi elaborati e ostentati.

Il lavoro di Gaudì era guidato dalle sue passioni: architettura, natura e religione. Ogni dettaglio dei suoi edifici era attentamente studiato e l’architetto non mancava di includere tecniche quali ceramica, vetro colorato, ferro battuto e carpenteria. Introdusse anche nuove tecniche in termini di utilizzo dei materiali, come il trencadís, per cui si impiegavano pezzi di ceramica di scarto.

La maggior parte dei suoi edifici si trova a Barcellona e sette dei suoi progetti sono stati ora dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il nostro tour visita alcune delle opere più note e uniche di Gaudì, tutte con l’aiuto di Street View.

Sagrada Familia Cathedral in Barcelona, Spain

Sagrada Familia Cathedral in Barcelona, Spain

Sagrada Familia, Barcellona, ​​1882 – oggi

La Sagrada Familia è un’enorme chiesa cattolica incompiuta a Barcellona e probabilmente l’edificio più immediatamente riconoscibile di Gaudì. La costruzione del progetto iniziò nel 1882 sotto l’architetto Francisco de Paula del Villar. L’architetto si dimise nel 1883 e Gaudì prese il posto di capo architetto, trasformando completamente il progetto nel suo stile, che combinava forme gotiche e Art Nouveau. Gaudì dedicò la sua vita al progetto e all’epoca della sua morte, a 73 anni nel 1926, era stato completato meno di un quarto dell’edificio.

Le ragioni del ritardo risiedono principalmente nel fatto che il progetto si è basato esclusivamente su donazioni private. I progressi tecnologici hanno accelerato la costruzione e nel 2010 è stato superato il punto intermedio. La più grande sfida dell’edificio è la costruzione di altre dieci guglie, ciascuna delle quali simboleggia un’importante figura biblica nel Nuovo Testamento. Si dice che l’edificio sarà completato entro il 2026, il centenario della morte di Gaudì.

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Park Güell, Barcellona, 1900-1914

Con sede a Barcellona, il Park Güell è un parco pubblico composto da giardini ed elementi architettonici sul Monte Carmelo. Gaudì fu incaricato di progettare il parco su richiesta del conte Eusebi Güell, che intendeva costruire un parco alla moda per gli aristocratici di Barcellona. Il parco fu costruito tra il 1900 e il 1914 e fu inaugurato ufficialmente nel 1926.

È una dimostrazione dell’eccesso artistico di Gaudì in quell’epoca. Durante il primo decennio del 20° secolo, l’architetto perfezionò il suo stile personale ispirandosi alle forme organiche. Sono state utilizzate colonne di pietra curve, mattoni e pietre locali per preservare la sensazione naturale del paesaggio. Un punto culminante sono le strutture che sorgono dal terreno come alberi e la decorazione a mosaico che copre pareti, panchine e ornamenti.

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Casa Milà, Barcellona, 1906-1912

La Casa Milà fu l’ultima residenza privata progettata da Gaudì e fu costruita tra il 1906 e il 1912. L’edificio è soprannominato “La Pedrera” (la cava di pietra), un riferimento al suo aspetto ruvido e ondulato.

L’edificio è diviso in nove livelli e sul tetto presenta la famosa terrazza di sculture. In pratica, questa struttura ospita lucernari, scale di emergenza, ventilatori e camini, ma ognuna di queste funzioni ha una qualità scultorea che diventa parte dell’edificio. La facciata in pietra non ha funzione portante, che è invece affidata a travi in ​​acciaio con la stessa curvatura collegate alla struttura a sostegno del peso della facciata. Ciò ha consentito a Gaudì di progettare la facciata senza vincoli strutturali e di formare una geometria organica continua.

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Casa Batlló, Barcellona, 1904-1906

Si dice che Casa Batlló sia uno dei capolavori di Gaudì ed è una ristrutturazione di una casa costruita in precedenza. L’architetto riprogettò l’abitazione nel 1904 e il nome locale dell’edificio è “Casa dels Ossos” (casa delle ossa), per via della sua qualità scheletrica e organica.

L’edificio combina forme animali, curve a forma di vite, sentori di ossa e scheletro combinati con luccicanti frammenti colorati di ceramica smaltata e vetro. È un altro esempio di architettura Art Nouveau, una scuola di artisti decorativi francesi influenzati dalle forme sinuose delle piante e della natura, che si sviluppò a partire dagli anni Novanta del 19° secolo. Come in molti dei progetti di Gaudì, sono ricorrenti le immagini religiose. Nell’edificio sono incorporate e semi-nascoste immagini e testi religiosi inseriti nei piani superiori dell’edificio, nonché nei piccoli dettagli intorno alla facciata.

Casa Vicens, Barcellona, 1883-1885

Completata nel 1885, Casa Vicens a Barcellona è la prima proprietà residenziale progettata da Gaudì ed è considerata uno dei primi esempi di architettura Art Nouveau. Ciò che rende unico questo edificio è la combinazione di stili oltre all’Art Nouveau, tra cui quello orientale, neoclassico e soprattutto moresco con le cupole decorate. Anche l’uso di un mix di materiali era importante per Gaudì. Mescolava ferro, vetro, piastrelle di ceramica e calcestruzzo.

In questo edificio Gaudì dimostra la rottura con la tradizione e Casa Vicens rappresenta un nuovo capitolo nell’architettura catalana, nonché l’inizio del successo di Gaudì, che aveva appena 31 anni quando ricevette la commissione dall’agente di cambio Manuel Vicens i Montaner. Per oltre 130 anni è rimasta una residenza privata. Nel 2017, però, il sito Patrimonio mondiale dell’UNESCO fu aperto al pubblico come museo dopo essere stato acquistato da una banca spagnola nel 2015.

Chiesa della cripta di Colònia, Barcellona, 1889

La Chiesa di Colònia Guell è un’opera incompiuta di Gaudì, costruita nel 1889. È stata costruita come luogo di culto per le persone in una periferia manifatturiera vicino a Barcellona. Colònia Güell nacque da un’idea del conte Eusebi de Güell; tuttavia, quando Güell perse i profitti dalla sua attività, il denaro si esaurì e solo la cripta venne completata.

Nel 2000, gli architetti locali hanno iniziato a riparare la cripta. Se da un lato ciò ha rimosso alcuni aspetti della natura incompiuta degli edifici, ha però reso la struttura più turistica e ora i visitatori possono visitare il tetto, che sarebbe stato il pavimento della chiesa.

Collegio Teresiano, Barcellona, 1888-1890

Situato nel quartiere di Sant Gervasi a Barcellona, il Collegio Teresiano fu un progetto realizzato tra il 1888 e il 1890. Come per la Sagrada Familia, Gaudì intraprese questo progetto mentre era già in corso. I limiti di tempo hanno fatto sì che Gaudì dovesse sfruttare la sua immaginazione e creare una nuova visione in soli due anni.

L’edificio consiste in un piano inferiore più tre piani su una pianta rettangolare. Al piano inferiore e al primo piano si trovano aule e uffici, mentre le camere da letto per monache e studenti sono situate sui due piani superiori. L’estetica dell’edificio è ispirata al movimento neo-gotico, in particolare alle idee dell’architetto francese Viollet-le-Duc. Lo stile vedeva una rinascita dell’architettura gotica medievale, inclusi elementi come motivi decorativi, puntali, finestre archiacute, gocciolatoi e modanature.

Portal Miralles, Barcellona, 1901-1902

Sebbene non sia un vero e proprio edificio, questa porta d’ingresso è un’opera minore nel portfolio architettonico di Gaudì, ma sottolinea comunque il suo stile e le soluzioni architettoniche che applicava a ogni progetto intrapreso. Gaudì era stato incaricato di creare l’ingresso che porta a una casa costruita dal collega architetto Domènec Sugrañes.

La caratteristica più notevole è la parete ondulata. Realizzata in pietra e malta, è adornata con mosaico bianco trencadís e in alto presenta una griglia a forma di catena che somiglia a una rete da pesca sormontata da punte. La commessa proveniva dall’industriale Ermenegild Miralles e Gaudì si divertì a sperimentare nel laboratorio di Miralles, che gli consentiva di testare i materiali.

Palazzo episcopale, Léon, 1889-1915

Il palazzo episcopale di Astorga fu costruito tra il 1889 e il 1913 ed è nello stile del modernismo catalano che Gaudì rese popolare. Questo è uno dei soli tre edifici di Gaudì al di fuori della Catalogna. Quando il palazzo episcopale originale fu distrutto da un incendio nel 19° secolo, il vescovo Grau chiese all’amico Gaudì di progettare il nuovo edificio.

L’edificio è costruito in granito grigio da El Bierzo ed è in uno stile neo-medievale che armonizza con la sua posizione vicino alla cattedrale. Tuttavia, gli archi dell’ingresso con i contrafforti e i camini integrati nelle facciate laterali sono più tipici dell’opera successiva di Gaudì. Il palazzo fu completato tra il 1907 e il 1915, nonostante il progetto fosse stato approvato nel 1889. I ritardi derivavano dalle discussioni che Gaudì aveva avuto con il consiglio locale dopo la morte del vescovo Grau nel 1893.

Torre Bellesguard, Barcellona, 1900-1909

La casa Bellesguard, costruita tra il 1900 e il 1909, utilizza forme rettilinee (forme composte da linee rette e angoli acuti), che appaiono raramente nelle altre opere di Gaudì. L’architetto si ispirò al castello medievale di Martin I, noto anche come Martino l’Umano, l’ultimo re della dinastia catalana della Casa di Barcellona, residente a Bellesguard fino al 1410. Il castello di Gaudì è una combinazione di Art Nouveau e stile gotico e ha permesso all’architetto di restaurare le rovine del palazzo medievale, che ora fanno parte dei terreni della tenuta.

Casa Botines, León, 1891-1892

La Casa Botines, costruita dal 1891 al 1892, è un edificio modernista a León, adattato per fungere da quartier generale della Caja España, una cassa di risparmio locale. Mentre Gaudí terminava la costruzione del palazzo episcopale di Astorga, il suo amico e mecenate, Eusebi Güell lo raccomandò per la costruzione di una casa nel centro di León. Simón Fernández e Mariano Andrés, proprietari di un’azienda che acquistava tessuti da Güell, commissionarono a Gaudí la costruzione di un edificio residenziale con un magazzino. Il soprannome della casa deriva dal cognome dell’ex proprietario dell’azienda, Joan Homs i Botinàs.

Con la Casa Botines, Gaudí intendeva rendere omaggio agli edifici emblematici di León. Pertanto, progettò un edificio con un’aria medievale e numerose caratteristiche neogotiche. L’edificio è composto da quattro piani, un seminterrato e un attico. Gaudí scelse un tetto inclinato e dispose torri negli angoli per rafforzare l’aria neogotica del progetto. Per ventilare e illuminare il seminterrato, creò un fossato attorno a due delle facciate, una tecnica che avrebbe ripetuto nella Sagrada Família di Barcellona.

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Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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Risolto il giallo del Klimt. Dipinto ritrovato a Piacenza http://www.italialiberty.it/risoltogiallodelklimt/ http://www.italialiberty.it/risoltogiallodelklimt/#comments Tue, 10 Dec 2019 20:34:09 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=27417 In corso verifiche sull’autenticità. Il quadro, trafuga […]

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quadro klimt ritratto di signora ultime notizie ultima ora_10191237In corso verifiche sull’autenticità. Il quadro, trafugato 23 anni fa, è ora in consegna alla Polizia di Stato

(AGI) Un dipinto di Gustav Klimt rubato nel 1997 dalla galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza, potrebbe essere stato ritrovato. Sono in corso accertamenti per verificare l’autenticità della preziosa opera trafugata quasi 23 anni fa.

La scoperta è avvenuta durante i lavori di ripulitura di una parete esterna della stessa galleria piacentina. All’interno di una sorta di intercapedine è stato trovato un sacco che conteneva il dipinto. La polizia ha avvisato anche i carabinieri per la tutela del patrimonio culturale che si occuperanno della vicenda per svolgere tutte le verifiche del caso. “Non è da escludere che il quadro sia rimasto sempre lì”, in attesa che per i ladri giungesse il momento opportuno per portarlo via. A dirlo, all’AGI, il generale Roberto Riccardi.

★ La storia del furto

Il furto del Ritratto di Donna di Gustav Klimt, che potrebbe essere il quadro trovato oggi alla galleria “Ricci-Oddi” di Piacenza, fu scoperto la sera del 22 febbraio del 1997. La cornice del dipinto fu trovata sui tetti dell’edificio, e ciò fece pensare che i ladri fossero fuggiti (e forse entrati) dai lucernari della galleria.

Gli investigatori lo descrissero quasi subito come un furto “anomalo”. Secondo una delle ipotesi, che lascia intuire una strategia e un committente, i ladri “pescarono” il quadro da un lucernario, come nel film Topkapi. Nella galleria ci sono molte altre opere d’arte importanti, ma i ladri puntarono sul Klimt, in quel momento valutato cinque miliardi di lire.

Le indagini puntarono anche a capire se il sistema d’allarme, definito “obsoleto”, fosse scattato oppure no. L’altra ipotesi è che i ladri siano entrati e usciti dall’ingresso principale. Furono inviati tre avvisi di garanzia nei confronti di alcuni custodi della galleria, ma la loro posizione fu archiviata. L’indagine riprese nel 2016 in base alle tracce di Dna trovate sulla cornice, ma finora non ha dato esiti.

★ Il giallo nel giallo

Il 1 aprile del 1997, poco più di un mese dopo il furto, la polizia di Ventimiglia intercettò alla frontiera tra Italia e Francia un pacco destinato a Bettino Craxi, che allora era andato in auto-esilio ad Hammamet, in Tunisia. Dentro il pacco c’era un Klimt.

“Corremmo a Ventimiglia” – ha raccontato Stefano Fugazza, allora direttore della galleria Ricci-Oddi – “ma l’unica cosa con cui tornammo indietro fu una ricevuta. Il dipinto era convincente, sembrava il Ritratto di Donna, ma la pittura era fresca: era un falso ben fatto.

★ Un quadro dal’esistenza particolare

La vita del quadro di Klimt è stata particolarmente travagliata: dopo una placida permanenza nella galleria piacentina per quasi 60 anni, nel maggio del ’96 una studentessa del liceo artistico “Colombini”, Claudia Maga, scoprì durante una ricerca per l’esame di maturità che il ritratto di Klimt in realtà ne nascondeva un altro, sempre dello stesso artista, che i critici di tutto il mondo davano da decenni per scomparso.

Klimt, che ritrasse una donna di cui era innamorato e che morì prematuramente, aveva ricoperto la prima versione del prezioso ritratto femminile (datata dagli esperti attorno ale 1912) con un velo di colore, forse perché insoddisfatto dall’esito iniziale dell’opera. Della versione originale era rimasta solo un’immagine su un catalogo. Poi più nulla.

In realtaà dal 1926 l’opera giaceva “sotto mentite spoglie” a Piacenza, donata alla città dal mecenate Giuseppe Ricci Oddi. La sua vera identità sarebbe ancora nascosta se durante una ricerca per la maturità artistica l’allora 19enne studentessa di Broni (Pavia) non avesse notato la forte somiglianza tra il quadro esposto e l’opera di Klimt, esposta a Dresda nel primo decennio del ‘900 e data poi per dispersa.

(AGI)

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Visita guidata alla Wolfsoniana http://www.italialiberty.it/visitaguidataallawolfsoniana/ http://www.italialiberty.it/visitaguidataallawolfsoniana/#comments Sat, 07 Dec 2019 23:13:03 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=27584 Domenica 15 dicembre alle ore 16:00 l’associazion […]

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Domenica 15 dicembre alle ore 16:00 l’associazione Italia Liberty organizza una visita guidata alla Wolfsoniana (Genova, Via Serra Gropallo 4). Sono aperte le adesioni ai soli soci iscritti.

Con l’apertura della Wolfsoniana si conclude un percorso iniziato quasi due decenni fa, che ha visto protagonisti, da una parte, Mitchell “Micky” Wolfson Jr., collezionista e filantropo di Miami con la predilezione per l’Italia e, in particolare, per Genova, e le principali istituzioni genovesi e liguri dall’altra, dal Comune di Genova alla Regione Liguria alla Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia.
È dalla metà degli anni Ottanta che la collezione di Micky Wolfson inizia a far parlare di sé, ma è dal 1993 che la sua presenza diventa significativa nella vita culturale non solo cittadina, quando viene aperto il deposito-centro studi di via Asilo Garbarino. Nel 1999 la collezione viene affidata alla Fondazione Regionale Cristoforo Colombo. È di qualche anno fa la decisione di inserirla all’interno del Polo dei Musei e dei Parchi di Nervi che diventano così una realtà sfaccettata ma omogenea nel concentrarsi specificamente sull’arte dell’Ottocento e del Novecento. Il Comune ha messo a disposizione l’edificio e le competenze professionali necessarie al suo restauro e rifunzionalizzazione. Un contributo ad hoc elargito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia e un ulteriore finanziamento della Regione Liguria hanno consentito la realizzazione degli interventi strutturali e tecnici e dell’allestimento museale della Wolfsoniana, inaugurata il 17 dicembre 2005.
Nel 2007 Micky Wolfson dona la collezione alla Fondazione Colombo, che nel 2008 viene trasformata in Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo. Nel frattempo il Centro Studi, in cui sono conservati la biblioteca specializzata, i numerosi archivi e lo sterminato patrimonio documentario, si è trasferito a Palazzo Ducale, dove si trova anche la sede della nuova fondazione.

Ecco alcuni dei pezzi d’arte Liberty:

 

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Due passi in Liberty per Bergamo. Una finestra sulla Bellezza http://www.italialiberty.it/duepassiinlibertyperbergamo/ http://www.italialiberty.it/duepassiinlibertyperbergamo/#comments Fri, 06 Dec 2019 21:47:50 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=27177 Un tuffo nel passato alla scoperta dello stile Liberty […]

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Un tuffo nel passato alla scoperta dello stile Liberty a Bergamo. Questo è ciò che avverrà martedì 10 dicembre a Bergamo grazie alla visita guidata organizzata dall’associazione ITALIA LIBERTY in forma gratuita per celebrare il primo anno di attività e con lo scopo di promuovere la città come meta per l’Art Nouveau.

Come sottolinea la testata “Bergamo Post”, la città offre architetture che spaziano dalle ville agli edifici residenziali, dalle case popolari alle stazioni ferroviarie, in un intreccio di fantasia ed eleganza che è espressione del nuovo gusto nato a cavallo fra Ottocento e Novecento.

Partiamo alla scoperta di trifore curvilinee, decorazioni floreali, cementi modellati, vetrate dai colori accesi, orientandoci, per scelta, verso l’architettura residenziale, che di questo stile fu certamente una delle espressioni privilegiate, in un ipotetico percorso che si snoda dalla stazione dei treni e arriva fino in Città Alta. Con un finale d’eccezione per riscoprire un edificio spesso “visto” ma mai veramente “guardato”.

 

1) Casa Palenti
(via Novelli 4B, angolo viale Papa Giovanni XXIII)

Casa Paleni si affaccia su quella che un tempo si chiamava Strada Ferdinandea (poi Viale Roma, oggi viale Papa Giovanni XIII), l’arteria realizzata nel 1838 in occasione della visita a Bergamo dell’imperatore austriaco, inaugurando il nuovo sviluppo urbanistico della città: il novello visitatore non appena sbarcato a Bergamo dopo la costruzione della “via ferrata” (1857), si trovava così di fronte il maestoso viale alberato che, con una lunga visuale, correva dritto verso porta Sant’Agostino passando per Porta Nuova.

La casa fu commissionata da Enrichetta Zenoni Paleni a Virginio Muzio (1902-1904). Il prolifico architetto bergamasco declina qui il suo eclettismo in una più esplicita adesione alle forme floreali, che si manifestano soprattutto nelle trifore curvilinee, che decorano tutto il primo piano, e negli ornati che donano un movimento vivace alla superficie della facciata. Queste decorazioni sono tutte in cemento – materiale innovativo tanto amato in questo periodo di sperimentazioni – realizzate dalla stessa ditta Paleni che si occupò anche della decorazione della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Il risultato è un intreccio di gusti differenti che, accanto ai dettagli floreali di balconi, finestre e sottogronda, accosta le testine femminili delle lesene d’angolo, tipicamente secessioniste, alle scene con puttini nella fascia centrale che hanno invece reminiscenze cinquecentesche.

 

2) Villa Schubiger
(via Paleocapa 9)

Nei primi decenni del secolo, via Paleocapa presentava molti più villini liberty di quanti ne possiamo immaginare oggi. La villa al numero 9, tradizionalmente conosciuta come Villa Schubiger, è uno degli edifici sopravvissuti, risalente agli 1905-1910: accanto, fino al 1967, sorgeva Villa Tadini (al numero 11) e, poco più lontano, Casa Zanchi, progettata da Ulisse Stacchini, rappresentante di spicco dell’architettura liberty a Milano. Avendo subito vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli, ha perso il suo carattere spiccatamente modernista, ora rintracciabile in alcuni dettagli architettonici (gli archi ribassati delle finestre, la veranda d’angolo sovrastata da una loggetta, la torretta sulla sinistra, i motivi floreali intorno alle finestre, il cancello d’ingresso in ferro battuto). Il pezzo forte, purtroppo visibile soltanto entrando al suo interno, è la vetrata collocata a mezzo piano sullo scalone principale: uno dei pochi esempi rimasti in città, rappresenta una Flora in bilico tra neoclassicismo e liberty, circondata, negli antelli circostanti, da magnolie e ortensie, in un tripudio di fiori, foglie, racemi e nastri che giocano sui toni freddi del verde e dell’azzurro in contrasto con i gialli e i rosa dei petali. L’opera è stata realizzata dal laboratorio Fontana & C.:  fondato a Milano nel 1887 da Luigi Fontana, poi fusosi con la Bottega di Pietro Chiesa nel 1933, la bottega sarà di lì a pochi anni attiva anche al Casinò di San Pellegrino Terme, dove ha realizzato l’altrettanto celebre Primavera.

 

3 e 4) Casa Alessandri e Casa Regazzoni
(via Garibaldi 20 e 19)

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Spostandosi più a est, nel quartiere di Santa Lucia, nato tra il 1905 e il 1906 in una zona prima interamente occupata da orti, la concentrazione di case d’abitazione borghesi assimilabili alla nuova temperie artistica di inizio secolo è decisamente di rilievo. Su via Garibaldi, costruita nel 1908 per unire borgo San Alessandro con via Santa Lucia Vecchia (attuale via Nullo), abbiamo scelto due edifici, quasi uno di fronte all’altro, che bene esprimono le varietà che l’architettura di inizio secolo può esprimere.

Casa Alessandri è riconoscibile per le superfici chiare e i volumi aggettanti, che hanno nelle terrazze laterali la sua idea più innovativa. La suddivisione in tre piani del corpo centrale è scandita in facciata da un piano inferiore marcato da fasce orizzontali e tipiche finestre stondate, e nei piani superiori da trifore centrali e balconi. Ovunque il cemento, lavorato come pizzo bianco, ingentilisce i parapetti, le aperture e le immancabili sottogronda, accentuando l’eleganza leggera dell’edificio. Una delle prime case costruite sulla nuova strada, era stata voluta e progetta dall’ingegnere Alessandri per la sua famiglia (1910).

Sul lato opposto si erge un edificio tradizionalmente chiamato Casa Regazzoni (1908 circa), arretrato rispetto al rettifilo e circondato da un piccolo giardino. Oggi vi si entra superando una cancellata caratterizzata da due ingressi separati, che confermano l’originale funzione di casa d’affitto. Organizzata su tre piani e con una semplice pianta a T, presentava due appartamenti per ogni piano. Tutta la decorazione è concentrata sulla facciata che dava sulla vecchia via Mazzini, tripartita verticalmente con un’accentuazione della parte centrale leggermente rientrante e incorniciata da lesene più chiare: al portico con i quattro pilastrini al piano terra si sovrappongono il terrazzo sovrastante e il balcone con un piccolo loggiato. L’aspetto serioso viene addolcito dagli elaborati capitelli con testine che spuntano da elementi fitomorfi, dalla protome femminile da cui partono nastri e racemi sulla sommità del loggiato e dall’arioso ferro battuto dei balconi e delle piccole rampe di scale che dal piano terra raggiungono il giardino.

 

5) Villa Bracciano
(via Nullo 28)

Imboccando via Nullo, si impone per la sua bellezza Villa Bracciano, probabilmente la prima a essere costruita nel 1905-1906 nel nuovo quartiere di Santa Lucia. Fu commissionata da Carlo Bracciano all’architetto Luigi Bergonzo, padre del più conosciuto Alziro. L’edificio, pur avendo una semplice pianta rettangolare, presenta un aspetto movimentato dalla presenza di due volumi che fuoriescono sul lato ovest: la terrazzina e l’inconfondibile torretta, la cui facciata è abilmente coperta da decorazioni in cemento in contrasto con l’intonaco più scuro. I suoi tre piani sono individuati dalle rispettive aperture (nei piani inferiori le bifore quadrate, in alto la trifora affiancata da lesene sfrangiate e tondi applicati), alle quali si  alternano placche decorative con puttini classici e la scritta LABOR OMNIA VINCIT in tipici caratteri Liberty, motto virgiliano che ben esprimeva l’etica del lavoro tanto caro alla borghesia bergamasca. I motivi morfologici dei tondi con frange si ritrovano a coronamento di tutte le finestre del piano superiore della villa, insieme alla fascia floreale affrescata che corre sotto i cornicioni  aggettanti.

6) Villa La Bassiana
(via Nullo 50)

Procedendo in via Nullo, è un continuo susseguirsi di villini e case d’affitto con caratteri floreali più o meno spiccati: il quartiere divenne velocemente residenza della media e alta borghesia del tempo, desiderosa di rendersi riconoscibile attraverso un gusto e una cultura ben definiti. Ma l’edificio più bizzarro si trova senza dubbio in cima alla strada, occupando l’ampio cuneo tra via Nullo e via Albricci: la villa, detta La Bassiana dal nome del suo proprietario e committente Bassano Gabba, avvocato, uomo politico e senatore del Regno nel 1924. L’opera era stata commissionata ad Angelo Sesti, architetto di grande fascino che ha lasciato in città numerose testimonianze e che lavorò a lungo sulla progettazione di questo edificio, come testimoniano i numerosi disegni e prospetti oggi conservati presso la Biblioteca Angelo Mai.

Terminata nel 1916, data che compare due volte all’esterno, si tratta di una struttura di grande respiro, dalla pianta singolare, che si sviluppa intorno ad un piccolo cortile centrale: dall’alto sembra quasi un castello medievale con quattro bastioni angolari. All’esterno dominano volumi diversi, quadrati, tondeggianti, poligonali (come nella punta di fondo che guarda verso la galleria Conca d’Oro), racchiusi in un lungo muro che come una carena protegge un’alternanza di pieni e di vuoti, fatta di loggiati, terrazze, finestre di ogni genere, colonne binate, pergolati. Il muro è rivestito da una fascia di bugnato rustico e da una di ciottoli bicolori agglomerati, movimentando la superficie esterna insieme alle delicatissime figure femminili che mollemente incorniciano i due portali principali.

7) Villa Rina
(Viale Vittorio Emanuele)

Nel nostro percorso non può di certo mancare la zona collinare che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, è stata oggetto di un notevole sviluppo residenziale prevalentemente a uso delle classi agiate, desiderose di possedere abitazioni di villeggiatura in località gradevoli e immerse nella natura.

Prima di oltrepassare le mura, merita una sosta Villa Rina, situata in viale Vittorio Emanuele sotto al bastione di San Andrea, in posizione sopraelevata. Tra gli esempi più interessanti del modernismo in città, è facilmente riconoscibile dal raffinato portale floreale in cemento modellato e ferro battuto, sul quale è riportato in caratteri liberty il nome della villa, e dall’altrettanto grazioso ingresso dell’autorimessa. Ugualmente felici sono le decorazioni tondeggianti in cemento, che incorniciano le finestre superiori e che trovano la loro migliore espressione nelle aperture a trifore curvilinee.

Il medesimo gusto doveva formare anche la decorazione interna, non solo per la qualità dei dettagli dell’arredamento ma anche per gli affreschi di alcune stanze, realizzati da Rinaldo Agazzi, cugino del committente. La villa era infatti di proprietà di Celso Agazzi, industriale bergamasco allora residente a Milano, che si rivolse a uno studio milanese d’ingegneria e d’architettura per la sua progettazione e realizzazione. Pur avendo subito diversi rimaneggiamenti nel corso degli anni, il carattere articolato dei suoi volumi architettonici rimane il tratto forte dell’edificio, ben visibile osservando la villa dalle mura.

8) Ex ristorante Belvedere
(via Sudorno 22)

Veniamo infine a Città Alta, dove la piacevole passeggiata, che da Colle Aperto procede verso via Sudorno e via Torni, svela interessanti esempi. Anche qui è d’obbligo camminare naso all’insù, dalla scuola materna San Vigilio con il fregio vegetale di Giuseppe Rota che celebra gli uomini illustri bergamaschi fino a casa Maffettini, all’incrocio delle due vie all’altezza del Tempio dei Caduti.

Poco prima si staglia sullo skyline di Bergamo bassa il portale in ferro battuto dell’ex ristorante Belvedere, risalente ai primissimi anni del Novecento. L’architetto Virginio Muzio venne incaricato di ricostruire e ampliare ad uso di ristorante e albergo un edificio preesistente, avendo così l’occasione di sperimentare per la prima volta nella sua città il nuovo gusto, ravvisabile, oltre che nell’elegante arcata dell’ingresso, dalle tettoie vetrate e dalle inferriate di finestre e terrazze.

 

9) Villa Neri
(via Torni 12)

Su via Torni ci soffermiamo su Villa Neri, riconoscibile per le eleganti figure femminili di gusto preraffaelita e le fasce floreali dipinte in facciata, probabilmente opera di Achille Filippini Fantoni, tipologie figurative assai diffuse nella produzione grafica coeva (si pensi a Emporium). L’architettura in sé non ha niente di assimilabile al liberty, confermando come tale stile fosse spesso più una semplice ricezione della moda del tempo che una convinta adesione a moduli realmente innovativi: in questo caso affreschi, cementi decorativi e delicati ferri battuto sono funzionali a infondere un aspetto più moderno e vivace ad un edificio alquanto banale.

 

10) Ex-biblioteca Tiraboschi
(via San Giorgio 19)

Torniamo infine sui nostri passi e terminiamo il nostro itinerario con un edificio che ha ospitato a lungo la biblioteca Tiraboschi: il vecchio mercato ortofrutticolo, il cui inconfondibile profilo è visibile già chi, con il treno, arriva da Milano. Progettato da Ernesto Pirovano nel 1910 e costruito qualche anno dopo (1913-16), presenta una singolare pianta ellittica costituita da più corpi di fabbrica che formano una specie di anfiteatro (una metà è stata demolita nel 1970  e ne sopravvive oggi solo una parte). Il corpo principale, di forma rettangolare – dove, prima della costruzione della nuova biblioteca per opera di Mario Botta, hanno trascorso il loro tempo generazioni di studenti e lettori – ospitava originariamente gli uffici di controllo, i depositi delle merci e un’osteria. Ai lati i due porticati, ariosi e ampli, sostenuti da colonne semplici e binate, sono sopraelevati rispetto al giardino: qui, al coperto, si svolgeva il mercato. Ci piacerebbe che questo edificio, testimone dell’antica vitalità del quartiere, fosse finalmente oggetto di restauro, diventando nuovamente luogo frequentato e vivace.

 

TESTI & FOTO tratti da: www.bergamopost.it

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ULISSE. L’arte e il mito http://www.italialiberty.it/mostraulisse/ http://www.italialiberty.it/mostraulisse/#comments Fri, 06 Dec 2019 14:12:50 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=27160 La mostra che i Musei San Domenico di Forlì propongono […]

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La mostra che i Musei San Domenico di Forlì propongono per il 2020 è di quelle che solo i grandissimi musei internazionali sanno programmare. La sfida è confermare il grande livello espositivo che in 15 anni Forlì ha saputo creare, grazie alla forza propulsiva e culturale della Fondazione Cassa dei Risparmi e alla regia di Gianfranco Brunelli, che dei progetti espositivi della Fondazione è il responsabile.

Waterhouse Circe invidiosa

Il tema affrontato dalla mostra (da febbraio a giugno 2020, ai Musei San Domenico) è quello di Ulisse e del suo mito, che da tremila anni domina la cultura dell’area mediterranea ed è oggi universale.
Mito che si è fatto storia e si è trasmutato in archetipo, idea, immagine. E che oggi, come nei millenni trascorsi, trova declinazioni, visuali, tagli di volta in volta diversi. Specchio delle ansie degli uomini e delle donne di ogni tempo.

ulisseeilmito
La vasta ombra di Ulisse si è distesa sulla cultura d’Occidente. Dal Dante del XXVI° dell’ Inferno allo Stanley Kubrick di “2001 – Odissea nello spazio”, dal capitano Acab di “Moby Dick” alla città degli Immortali di Borges, dal Tasso della “Gerusalemme liberata” alla Ulissiade di Leopold Bloom l’eroe del libro di Joyce che consuma il suo viaggio in un giorno, al Kafavis di “Ritorno ad Itaca” là dove spiega che il senso del viaggio non è l’approdo ma è il viaggio stesso, con i suoi incontri e le sue avventure.

Waterhouse Sirena
Il contributo dell’arte è stato decisivo nel trasformare il mito, nell’adattarlo, illustrarlo, interpretarlo continuamente in relazione al proprio tempo.
Una grande viaggio dell’arte, non solo nell’arte. Una grande storia che gli artisti hanno raccontato in meravigliose opere. La mostra racconta un itinerario senza precedenti, attraverso capolavori di ogni tempo: dall’antichità al Novecento, dal Medioevo al Rinascimento, dal naturalismo al neo-classicismo, dal Romanticismo al Simbolismo, fino alla Film art contemporanea.
Un percorso emozionante, a scandire una vicenda che ci appartiene, che nello specchio di Ulisse mostra il nostro destino. Poiché Ulisse siamo noi, le nostre inquietudini, le nostre sfide, la nostra voglia di rischiare, di conoscere, di andare oltre. Muovendo alla scoperta di un “al di fuori” sconosciuto e complesso che è dentro di noi.

Ulisse-fugge-dalla-grotta-di-Polifemo_oinochoe-a-figure-nere_Pontecagnano-Museo-Archeologico.

Il tema di questa mostra, che già si preannuncia eccezionale per livello dei prestiti e per qualità dell’allestimento, è assolutamente affascinante.
“Una mostra dove la grande arte non appare ancella, per quanto meravigliosa, della storia e del mito e non ne è mera illustrazione”, sottolinea Gianfranco Brunelli.
“Ma evidenzia come dalla diretta relazione tra arte e mito, attraverso la figura paradigmatica di Ulisse, nasca e si rinnovi il racconto. Perché l’arte, figurandolo, ha trasformato il mito. E il mito ha raccontato la forma dell’arte”.

Testa-di-Ulisse-Museo-Archeologico-di-Sperlonga.

Per informazioni:
tel. 0543.1912030-031
email: mostre@fondazionecariforli.it
web: www.mostraulisse.it
fb: @mostraUlisseForli
catalogo: Silvana Editoriale

Ufficio Stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo – Padova
Referente Stefania Bertelli: gestione1@studioesseci.net
Tel. 049.663499

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