Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Tue, 14 Aug 2018 13:39:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.21 Le antiche Terme di Porretta tra storia e leggenda http://www.italialiberty.it/antichetermeporretta/ http://www.italialiberty.it/antichetermeporretta/#comments Wed, 18 Jul 2018 13:02:09 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13530 La storia degli antichi stabilimenti termali di Porrett […]

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La storia degli antichi stabilimenti termali di Porretta, incastonati nei boschi più verdi dell’Appennino Bolognese, si perde nella leggenda. Sembra infatti che un bue abbandonato dal suo padrone perché ammalato, sia tornato a casa nel pieno del suo vigore dopo essersi abbeverato alle fonti di acqua termale. Conosciute fin dai tempi dei Romani e forse già frequentate dagli Etruschi, le Terme di Porretta diventano ben presto una meta ambita per uomini di Stato, illustri letterati e personaggi facoltosi, che oltre a dissetarsi alle fonti miracolose, lasciano importanti testimonianze nei loro scritti. E così, dal devoto Medioevo passando per i fasti rinascimentali, la notorietà di Porretta e delle sue acque cresce sempre più, e arriva fino alle raffinate atmosfere della Belle époque, per conoscere infine il turismo di massa nel Dopoguerra.

Straordinario esempio di Liberty italiano, le antiche terme porrettane custodiscono un vero e proprio gioiello artistico, la “Sala Bibita”, il cui soffitto simula una grotta naturale intarsiata di splendide maioliche policrome. Come testimoniano le foto dei primi del Novecento, la corte antistante il complesso termale non era solo un luogo dove perpetuare il rito millenario dell’accesso alle acque guaritrici, ma rappresentava anche un esclusivo punto d’incontro per gli ospiti più eleganti, che qui venivano per rilassarsi, stare insieme, perfino ballare sulle dolci note di una piccola orchestra. Sono queste le atmosfere da sogno che hanno ispirato molti registi famosi. Da Pupi Avati, che qui ha diretto “Una gita scolastica” (1983), a Cristina Comencini, che negli antichi stabilimenti termali ha trovato uno scenario ideale, oltre che obbligato, per girare il più recente “Va dove ti porta il cuore” (1996), tratto dall’omonimo romanzo di Susanna Tamaro, ambientato proprio nella cittadina termale.

Cultura, arte, cinema. Da Porretta è passata la grande storia, rimasta sedotta dal bel vivere che si respira in questi luoghi, e dalle atmosfere ricche di fascino e raffinata eleganza. Ad ospitare tutto questo, il complesso delle antiche terme e l’ambiente naturale che avvolge gli edifici come la scenografia di un teatro.

Per salvare questo patrimonio dal degrado, alcuni cittadini di Porretta hanno inserito le antiche Terme di Porretta nel censimento nazionale I Luoghi del Cuore, promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italia, fondazione senza scopo di lucro nata nel 1975, con il fine di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano. Per salvare le Terme di Porretta tutti possono votare QUI.

 

Michele Deodati

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Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà http://www.italialiberty.it/mostracambellotti/ http://www.italialiberty.it/mostracambellotti/#comments Fri, 29 Jun 2018 12:15:06 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13509 La mostra dal titolo  “Duilio Cambellotti. Mito, sogno […]

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La mostra dal titolo  “Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà”,  a cura di Daniela Fonti, responsabile scientifico dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti e da Francesco Tetro, ideatore e direttore del Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina, attraverso l’esposizione di oltre 200 opere, rappresenta una straordinaria possibilità di conoscere e approfondire le mille sfaccettare del lavoro dell’artista romano. 

Orafo, ceramista, illustratore, pittore, scenografo teatrale e cinematografico, costumista, infine fotografo e collezionista, Cambellotti fu un artista eclettico e multidisciplinare, ma fu in particolare uno scultore originalissimo, che la più recente storiografia artistica identifica come il vero antagonista del dinamismo plastico boccioniano.

Fedele allo spirito del suo tempo, Cambellotti attinse sempre al patrimonio figurativo di stampo classico, cercando tuttavia di reinterpretarlo e reinventarlo, dando vita a un mondo di immagini del tutto originale attraverso una cifra stilistica molto personale e riconoscibile.

L’esposizione si articola all’interno delle  otto sale del Casino dei Principi.  Una sezione, dedicata alla scenografia e una “galleria” di sculture”,  è invece ospitata nella sede del Casino Nobile. Infine la visita si integra con la collezione permanente di vetrate liberty e déco nella splendida Casina delle Civette.

La mostra mette costantemente a confronto le due direzioni operative dell’artista: il lavoro di ideatore di arredi per le abitazioni private, iniziato con le vetrate artistiche negli anni dieci e portato  avanti  nei  due  decenni  successivi  con  la  progettazione  di  mobili,  stoffe, ceramiche, piccoli bronzi (Tavolo dei timoni, 1912; Le curiose, stipo 1923) e la dimensione pubblica   dell’artista   capace   d’interpretare   nella   grande   scultura   e   nella   pittura monumentale le aspirazioni di autorappresentazione del regime fascista, impegnato in grandi imprese collettive (la bonifica delle Paludi, la progettazione delle città nuove, l’edificazione di palazzi pubblici in tutta Italia).

C’è infine l’amore per il teatro, al quale Cambellotti si è dedicato per tutta la vita (illustrato dalle fotografie e dalle splendide maquette allestite nel Casino Nobile), l’espressione più completa e comunicativa di quell’idea di arte totale – d’ispirazione wagneriana –   sulla quale ha modellato per decenni il suo lavoro.

La mostra, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti di Roma, dal Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina e realizzata con il fondamentale sostegno della “Fondazione Cultura e Arte”, è accompagnata da un catalogo, a  cura  di  Silvana  Editoriale,  con saggi  dei  curatori  Daniela  Fonti  e Francesco Tetro e di Giovanna Alatri, Francesca Maria Bonetti, Alberta Campitelli, Carlo Fabrizio Carli, Monica Centanni, Anna Maria Damigella, Daniela De Angelis, Elena Longo, Nadia Marchioni.

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Vademecum
Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà
Musei di Villa Torlonia, via Nomentana 70, Roma
Apertura al pubblico 6 giugno – 11 novembre 2018

Orario
Da martedì a domenica ore 9.00-19.00
La biglietteria chiude 45 minuti prima
Giorni di chiusura: lunedì
La biglietteria è presso il Casino Nobile

Biglietti
Biglietto Casino Nobile e Mostra presso il Casino dei Principi
€ 8,00 biglietto intero per i residenti a Roma; € 7,00 biglietto ridotto per i residenti a Roma; € 9,00 biglietto intero per i non residenti a Roma; € 8,00 biglietto ridotto per i non residenti a Roma;

Biglietto unico integrato Casina delle Civette, Casino Nobile e
Mostra presso il Casino dei Principi
€ 10,00 biglietto “integrato” intero per i residenti a Roma; € 8,00 biglietto “integrato” ridotto per i residenti a Roma; € 11,00 biglietto “integrato” intero per i non residenti a Roma; € 9,00 biglietto “integrato” ridotto per i non residenti a Roma;

Rimane invariato il costo del biglietto per la Casina delle Civette:
€ 5,00 biglietto intero per i residenti a Roma; € 4,00 biglietto ridotto per i residenti a Roma; € 6,00 biglietto intero per i non residenti a Roma; € 5,00 biglietto ridotto per i non residenti a Roma;

Ingresso con biglietto gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.

Info Mostra:  060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) www.museivillatorlonia.itwww.museiincomune.it

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Anche l’Italia partecipa alla giornata mondiale dedicata all’Art Nouveau http://www.italialiberty.it/artnouveauworldday2018/ http://www.italialiberty.it/artnouveauworldday2018/#comments Sat, 09 Jun 2018 13:01:56 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13505 Il 10 giugno si celebrerà la Giornata mondiale dell’Art […]

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Il 10 giugno si celebrerà la Giornata mondiale dell’Art Nouveau organizzando attività culturali in tutta Europa come annuncia il Réseau Art Nouveau Network.

Quest’anno si celebra il 150° anniversario di Charles Rennie Mackintosh (Regno Unito-Scozia), Peter Behrens (Germania), Marcell Komor (Ungheria-Serbia) Lluis Muncunill i Parellada (Spagna-Catalogna) ma anche i 100 anni della morte di Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser (Austria). Ecco perché l’edizione 2018 del World Art Nouveau Day celebrerà gli artisti e architetti che hanno segnato il movimento Art Nouveau.

In Italia si è reduci delle grandi mostre dedicate all’architetto Giuseppe Sommaruga (1867-1917) che l’anno precedente hanno reso giustizia al protagonista del Liberty italiano nel centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita. Si è riaperto dopo cinque decenni il Grand Hotel Campo dei Fiori a Varese.
Per festeggiare la giornata mondiale dell’Art Nouveau l’associazione di riferimento sul Paese è Italia Liberty che ha organizzato un programma ad hoc aperto a tutti.
Lo comunica il presidente e delegato alla Bellezza al Comune di Sarnico, Andrea Speziali che annuncia il fitto programma di iniziative culturali a ingresso libero per la giornata del e 10 giugno tra visite guidate in ville e palazzi Liberty esclusivi, la mostra “Scoprire il Liberty nell’Italia settentrionale” allestita a villa Arconati-FAR nel milanese e un premio fotografico.

Rispettando la mission di ITALIA LIBERTY volta alla salvaguardia e promozione del patrimonio artistico italiano, sul sito web www.italialiberty.it sono pubblicati una ventina di itinerari sparsi su tutto il paese a partecipazione libera con mezzi propri per chi vuole seguire un proprio tragitto anche in più città vivendo l’esperienza Art Nouveau anche in ristoranti a tema come Le Jardin Fleuri a Romano Canavese.

IL PREMIO “Best LibertyCity“. L’onorificenza sarà consegnata da Italia Liberty entro fine anno per premiare la miglior città Liberty dell’anno 2018.
Chiunque può partecipare con foto (max 10) e video (max 1) dedicati al Liberty della/e città o che si preferisce candidare inviando i materiali a concorso@italialiberty.it.
La partecipazione è libera e tutto è senza fini di lucro.

Per la giornata mondiale dell’Art Nouveau le visite guidate nelle ville e palazzi storici sono a ingresso libero grazie alla collaborazione con alcune sedi FAI (Fondo Ambiente Italiano) e il sostegno della Polini Group che mette a disposizione l’assaggio del pregiato Limoncello Liberty e l’aiuto organizzativo di AitmArt.
Le città coinvolte sono le seguenti: Torino, Milano, Savona, Genova, Lido di Venezia, Varese, Sarnico, Reggio Emilia, Ferrara, Bologna, Firenze, Rimini, Riccione, Pesaro, Cervia, Cesenatico, Giulianova, Ancona, Roma, Napoli, Bari, Catania e Palermo.

Circa trenta edifici esclusivi su tutto il paese apriranno i cancelli al pubblico.

Ad esempio i ragazzi del FAI giovani Catania offre al pubblico un percorso esclusivo che abbraccia anche l’Art Déco. Dalle decorazioni Liberty del Negozio Frigeri al Palazzo delle Poste caratterizzato da balconi ondulati che riecheggiano l’opera del Borromini in chiave moderna, le ville Bellini, De Luca e Del Grado assieme ad altre. Il Palazzo Vucetich che riflette sulle soleggiate strade di largo Dei Vespri è opera dell’ing. Alessandro Vucetich e le decorazioni Déco del fratello Mirko Vucetich. Questo edificio sarà annoverato nella prima monografia dedicata: “Mario Mirko Vucetich (1898-1975). Dal Futurismo al Novecento” per i Tipi di Silvana Editoriale.

Gli interessati possono inviare domanda di adesione alla passeggiata Liberty inviando una mail a info@italialiberty.it indicando le proprie generalità e la città dove desiderano partecipare. Saranno poi fornite tutte le indicazioni in merito.

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Il 10 giugno partecipa alla giornata mondiale dell’Art Nouveau http://www.italialiberty.it/giornatamondialeartnouveau2018/ http://www.italialiberty.it/giornatamondialeartnouveau2018/#comments Sat, 05 May 2018 19:42:46 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13495 Il 10 giugno 2018, la Réseau Art Nouveau Network celebr […]

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WAND2018_Poster_Homepage_SmallIl 10 giugno 2018, la Réseau Art Nouveau Network celebrerà la Giornata mondiale dell’Art Nouveau e siete tutti invitati a partecipare a questo evento internazionale, aperto a tutti!

Questa sesta occasione sarà dedicata al tema My Favorite Art Nouveau Architect! L’anno 2018 celebrerà, tra gli altri, il 150° anniversario di Charles Rennie Mackintosh (Regno Unito-Scozia), Peter Behrens (Germania), Marcell Komor (Ungheria-Serbia) Lluis Muncunill i Parellada (Spagna-Catalogna) ma anche i 100 anni della morte di Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser (Austria). Ecco perché l’edizione 2018 del World Art Nouveau Day celebrerà gli architetti che hanno segnato il movimento Art Nouveau!

Presentaci il tuo architetto preferito attraverso una delle sue opere partecipando al nostro concorso fotografico!

Inviaci le tue più belle fotografie che mostrano movimento in Art Nouveau prima del 6 giugno 2018 a mezzanotte, con il modulo di iscrizione compilato allegato (vedi sotto) all’indirizzo info@artnouveau-net.eu.

Tutte le fotografie ricevute corrispondenti al tema saranno pubblicate il 10 giugno sulla nostra pagina Facebook e sottoposte al voto della comunità Internet. Sarai anche invitato a indovinare quale opera in stile Art Nouveau e a quale architetto si riferiscono le fotografie.

Verranno assegnati tre premi:
– “Il premio della comunità Internet” per la fotografia che avrà ottenuto il maggior numero di “Mi Piace” alle 18:00,
– “Il premio del mistero” per la persona che indovina l’origine (opera, autore) del maggior numero di fotografie;
– “Premio della giuria” assegnato da una giuria composta dal segretariato e dai membri della rete.

Tutte le fotografie saranno poi pubblicate sulla pagina Pinterest della Réseau Art Nouveau Network.

Prepara le tue fotocamere e incontriamoci sulla nostra pagina Facebook il 10 giugno per partecipare a questo giorno e scoprire i grandi vincitori!

 

Download:

Photo contest rules 2018_DEF

Registration form WAND_DEF.docx

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Vincenzo Cadorin http://www.italialiberty.it/vincenzocadorin/ http://www.italialiberty.it/vincenzocadorin/#comments Sun, 11 Mar 2018 14:08:28 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13437 CADORIN VINCENZO (1854 – 1925)   Nacque a Ve […]

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CADORIN VINCENZO
(1854 – 1925)

 

Nacque a Venezia nel 1854 da Fabiano e Paolina Giusti. Come afferma il figlio Ettore nelle Note di un artista veneziano (Venezia 1953, p. 7), la famiglia, originaria del Cadore, vantava un’antica tradizione di architetti e scultori. La sua formazione iniziò presso lo studio veneziano del Benvenuti e si compì con la frequenza dei corsi dell’Accademia. Il primo successo il C. lo conseguì esponendo lavori in bronzo e legno ad una mostra collettiva, a Roma, nel 1883. L’anno seguente (1884) all’Esposizione di Torino vinse la medaglia doro con Flora, statua raffigurante un delicato nudo femminile in atto di spiccare il volo. Nel 1886 ricevette l’incarico di eseguire le boiseries per lo scalone d’onore della villa di Strehlen (presso Dresda) da parte della regina di Sassonia (l’opera è andata distrutta nel corso della seconda guerra mondiale). A Venezia, all’Esposizione del 1887, presentò ancora lavori di intaglio che gli valsero l’attenzione della critica e del pubblico abbiente. Da questo momento nella carriera del B. le commissioni, anche prestigiose, non vennero mai meno.

Nel 1888 la regina d’Italia Margherita gli commissionò una Madonna in avorio. La stessa committente ebbe ad avvalersi spesso in seguito delle sue prestazioni, sia per la decorazione della propria cappella privata a Roma sia per altre minori incombenze.

Intorno al 1895 lavorò al trono in legno dorato che, in occasione delle maggiori feste liturgiche, serve a completare l’altare donatelliano nella basilica di S. Antonio a Padova. Negli stessi anni, per la sua consumata abilità, venne chiamato (insieme con G. Michieli, addetto alle figure) a modellare le ornamentazioni per le porte bronzee della basilica del Santo, su disegno del Boito.

Alla Biennale del 1899 (III) presentò la scultura Primavera (bassorilievo in gesso bronzato) che, esposta in seguito a Monaco (1901), gli ottenne vivo successo e l’acquisto dell’opera da parte della regina Margherita.

Espose ancora alle biennali del 1905 (VI), del 1907 (VII), del 1912 (X) e del 1914 (XI). Particolare risonanza ottennero l’arredo decorativo e il mobilio da lui realizzati per la sala internazionale all’Esposizione veneziana del 1901. Nel 1906 espose ancora a Milano.

Al 1908 risale l’opera più nota del C.: il trono in legno dorato donato dai Veneziani a Pio X in occasione del suo giubileo sacerdotale (firmato e datato, ora in S. Maria, della Salute a Venezia).

I precedenti sono rappresentati sia dal già ricordato tronetto della basilica del Santo sia dal trono eseguito per l’ateneo di Bucarest nel 1897. Il trono per Pio X si presenta come una imponente macchina sovrabbondante di motivi decorativi, sia quantitativamente nelle figure che lo incorniciano (la Fede e la Carità giacenti, S. Pietro e S. Paolo ai lati, il fregio con i putti), sia nel gusto dove il realismo più anonimo si mescola, con eguale facilità, a reminiscenze accademiche ed a tentativi di aggiornamento sulla scia delle più adusate cadenze secessioniste.

Il C. morì a Venezia il 27 novembre del 1925.

L’arco della sua produzione è difficilmente controllabile, sia per la struttura della sua bottega, che vide ben presto attivi, accanto al padre, i figli Romeo ed Ettore, sia per la destinazione a privati dei copiosissimi mobili, intagli e motivi decorativi. Artigiano eclettico, fruì con uguale disinvoltura di motivi rinascimentali e rococò (la cui ripresa peraltro l’ambiente di lavoro poteva facilmente suggerire), non senza prestare attenzione a quanto Secessione e Liberty venivano formulando. L’assunzione, tutta esteriore tuttavia, di cadenze in sintonia con l’arte contemporanea lascia sempre dubbiosi circa una reale aderenza del C. a tematiche nuove, rendendo più plausibile l’idea di affrettati aggiornamenti dettati da motivi di mercato.

 

Vincenzo Cadorin (1854 - 1925) - Pannello in legno intagliato a bassorilievo fb7ec9418e2a5b7a773d4715c21fdbb6--relief-types-of Spechiera cadorin_scrittoio2 Vincenzo-Cadorin-Fiorera-1903-Legno-130x65x65-cm-Collezione-privata-©-Claudio-Franzini-1 236 07. antique_carved_walnut_800_bedroom_set_camera_matrimoniale_rinascimento_MAC18_1_z corner_cabinet_walnut_art_nouveau_angoliera_noce_MAT51_2_l corner_cabinet_walnut_art_nouveau_angoliera_noce_MAT51_4_l Augusto Tivoli, Vincenzo Cadorin nel suo studio, s.d., 128 x 182 mm, Positivo © Claudio Franzini

Fonti e Bibl.: Oltre ai cataloghi delle mostre citate e alla bibl. in U. Thieme-F. Becker Künstlerlexikon, V, pp. 344 s., e in Encicl. Ital., VIII, p. 246, si veda A. De Gubernatis, Diz. degli artisti italiani viventi, Firenze 1889, p. 82; V. Matteucci, Le chiese artistiche del Mantovano, Mantova 1902, p. 225; C. Callari, Storia dell’arte contemporanea italiana, Roma 1909, pp. 412 s.; G. Marchiori, I Cadorin, Firenze 1968, passim; Il Liberty in Italia, Milano 1972, pp. 214 s. (catal. della mostra).

Testo tratto da TRECCANI

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Ernesto Pirovano http://www.italialiberty.it/ernestopirovano/ http://www.italialiberty.it/ernestopirovano/#comments Thu, 08 Mar 2018 22:47:13 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13376 ERNESTO PIROVANO (1866 – 1934)   Nacque a Milano n […]

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ERNESTO PIROVANO
(1866 – 1934)

 

Nacque a Milano nel 1866 da una famiglia con solide basi nel campo delle arti applicate: il padre gestiva una bottega di intaglio del legno mentre la famiglia della madre possedeva un’impresa per la lavorazione del rame. Non sorprende dunque la precoce inclinazione artistica del giovane P., che si distinse fin da giovane per le sue spiccate doti nel disegno.

Si iscrisse a un corso di ornato e architettura all’Accademia di Brera e, terminati gli studi, si associò ad Angelo Colla, un architetto che frequentava la bottega del padre e a quel tempo impegnato nel restauro di alcune chiese milanesi. P. collaborò con lui nella basilica di S. Calimero e nella facciata di S. Maria del Paradiso ricorrendo alla bottega paterna per la realizzazione dei dettagli in legno.

La collaborazione con Colla fu di particolare importanza perché mise in contatto P. con la famiglia Crespi, destinata ad affidargli alcune delle più importanti commissioni della sua carriera. Si trattava di una ricca famiglia di imprenditori tessili per la quale Colla aveva iniziato a progettare una villa a Orta San Giulio. P. subentrò a Colla nel completamento della villa (1892-94) e fu successivamente incaricato di altre commissioni per i Crespi: un’altra villa a Crespi d’Adda (1894), un edificio in via Borgonuovo a Milano (1895-96) e, a partire dal 1894, l’intero villaggio di Crespi d’Adda.

Questo fu probabilmente il progetto più vasto e importante della carriera dell’architetto: si trattava di un intero villaggio industriale costruito intorno al cotonificio Crespi e pensato come una piccola città ideale – e autonoma – sulla base di modelli inglesi e francesi. Oggi il sito è uno dei pochi villaggi industriali al mondo a conservare i tratti architettonici e urbanistici originali e in qualità di esempio di archeologia industriale è considerato patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

  1. lavorò al progetto per Crespi d’Adda accanto a Pietro Brunati e Gaetano Moretti. Non è del tutto chiaro come i tre si siano suddivisi i diversi compiti: P. probabilmente si occupò degli aspetti architettonici e urbanistici, Brunati della parte ingegneristica e Moretti del cimitero e della centrale a Trezzo d’Adda. Il villaggio comprendeva una scuola, un teatro, una chiesa, un cimitero e diversi tipi di abitazioni: case operaie piuttosto semplici e poi le case dei dirigenti, nelle quale P. diede sfoggio di dettagli decorativi medievaleggianti ispirati alla tradizione lombarda e reinterpretati secondo canoni moderni. Gli ultimi edifici – i villini per i caporeparto – vennero realizzati da P. tra il 1921 e il 1925.

A partire dagli inizi del Novecento, P. iniziò ad accostare al suo stile eclettico-medievaleggiante suggestioni Art Nouveau; queste sono particolarmente evidenti nelle realizzazioni di Milano, dove proprio in quegli anni gli vennero commissionati diversi edifici residenziali: casa Verga (via Sebeto, 1899), casa Bogani, (via Filzi, 1904), casa Mazzucchelli, (viale Monte Grappa, 1905), casa de Micheli, (via Torriani, 1908), casa Sormani (corso Lodi, 1909). Le sue realizzazioni più note in questo ambito sono le case Tensi (via Vivaio, 1909) e Ferrario (via Spadari, 1902-03). Casa Ferrario, presenta ancora un’impostazione architettonica classica, con una facciata simmetrica e una planimetria di scarsa originalità; tuttavia include dettagli decisamente innovativi tra cui travature in ferro, un solaio in calcestruzzo armato e – soprattutto – un bellissimo gioco di ferri battuti in facciata. Realizzati da Alessandro Mazzuccotelli, sono proprio i ferri battuti a conferire all’edificio il suo gusto marcatamente Liberty.

La fama di P. si era notevolmente accresciuta dopo il 1897, in seguito alla vittoria per il concorso del cimitero monumentale di Bergamo; la commissione includeva l’illustre Camillo Boito e il progetto di P. superò perfino quello di Giuseppe Sommaruga, all’epoca decisamente più affermato come architetto rispetto a P. La realizzazione però andò incontro ad alcune problematiche e non poté essere ultimata prima del 1915. Le decorazioni per furono affidate inizialmente ad Ernesto Bazzarro, allora uno dei più noti decoratori Liberty di Milano, ma nel giro di pochi anni furono considerate ormai fuori moda e non adeguate ai tempi. Altrettanta sfortuna attendeva la realizzazione del cimitero monumentale di Mantova, il cui progetto fu rivisto ben due volte – prima nel 1915 e poi nel 1934 – a causa del mutato gusto architettonico e della conseguente inadeguatezza del ricco vocabolario eclettico-Art Nouveau proposto originariamente da P. Questo però non sottrasse all’architetto gli apprezzamenti e il Premio Reale all’esposizione del Sempione (Milano, 1906) quando lo stile Liberty era ancora al vertice del suo apprezzamento.

La notorietà e il successo di P. nei primi del Novecento fu legata anche alla Rivista l’Edilizia Moderna, nella quale vennero pubblicati numerosi suoi progetti.

Nell’ultima fase della sua carriera, P. si specializzò soprattutto nell’architettura cimiteriale occupandosi dei cimiteri di Mortara, Cremona e di alcune cappelle nel cimitero di Bergamo. Fu molto attivo a Bergamo, dove rilevò diversi edifici già avviati da altri architetti e li completò secondo l’impostazione lasciata dai predecessori: la casa del Popolo, il teatro Rubini (entrambi del 1906-07), la banca Piccolo Credito, l’altare maggiore per la chiesa di S. Maria delle Grazie (1907), il mercato ortofrutticolo (1910-1916) e la facciata di Palazzo Nuovo. Nel 1922, P. realizzò gli spalti del circuito automobilistico di Monza. Morì a Milano nel 1934.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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Leonardo Paterna Baldizzi http://www.italialiberty.it/leonardopaternabaldizzi/ http://www.italialiberty.it/leonardopaternabaldizzi/#comments Thu, 08 Mar 2018 22:46:51 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13383 LEONARDO PATERNA BALDIZZI (1868 – 1944)   Nacque a […]

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LEONARDO PATERNA BALDIZZI
(1868 – 1944)

 

Nacque a Palermo nel 1868 e si avviò qui alla pratica professionale, combinando studi di matematica e ingegneria presso l’Università di Palermo con corsi presso l’Accademia di Belle Arti.

L’innata dote per il disegno si tradusse fin da subito in numerosi schizzi di architetture locali, una passione che perpetuò anche nei suoi numerosi viaggi e soggiorni in Italia e all’estero e della quale resta testimonianza nei suoi vari diari e quaderni di schizzi.

I primi sviluppi professionali di P.B. furono marcati dalla collaborazione con lo studio di architettura di Giuseppe Damiani Almeyda presso il quale effettuò l’apprendistato. Rimase a Palermo fino al 1894, distinguendosi per alcune commissioni locali e ottenendo qui il primo incarico di insegnamento presso la scuola Domenico Scinà.

A partire dal 1896, dopo aver vinto il concorso per il Pensionato Artistico Nazionale e aver assunto l’incarico per i tre anni successivi, P.B. si trasferì stabilmente a Roma. Qui si avvicinò ad altri artisti e architetti e in particolar modo allo scultore Ettore Ximenes, con il quale instaurò una solida amicizia – nel 1901 Ximenes fu testimone di nozze di P.B. I due collaborarono nel 1900 alla realizzazione del Villino Ximenes (piazza Galeno, Roma) con P.B. ed Ernesto Basile incaricati dell’aspetto architettonico e Ximenes dell’apparato decorativo. L’edificio riprende gli elementi del Liberty siciliano già sperimentati da P.B. e Basile a Palermo e li unisce alle fantasie floreali degli stucchi di Ximenes. P.B. trasferì l’immaginario Liberty anche al suo incarico per il Pensionato, per il quale ideò un campo sportivo in linea con il gusto floreale. Il soggiorno romano di P.B. fu arricchito inoltre da incarichi di insegnamento e alcune commissioni minori.

Nel 1903 P.B. si trasferì a Torino per lavorare presso l’Ufficio regionale per la Conservazione dei monumenti e poi, di nuovo, nel 1905, a Napoli, in qualità di docente di disegno architettonico presso la Regia Università di Napoli. In questi anni si occupò prevalentemente di opere di restauro, e i suoi incarichi compresero numerosi edifici storici in Piemente, Liguria e Campania.

Ritornò alla progettazione con la commissione per la gioielleria Knight (piazza dei Martiri, Napoli, 1906) il cui ricco immaginario Liberty gli valse grande popolarità e gli garantì altre commissioni in stile Liberty nella città.

Anche dopo la guerra, P.B. mantenne la cattedra presso l’Università di Napoli assieme ad altri incarichi editoriali e ministeriali. A livello di progettazione, le ultime grandi opere di P.B. furono il teatro sociale e il grande albergo di Campobasso (1923), dove ad anni di distanza ripropose le forme Liberty che avevano caratterizzato i primi anni della sua carriera.

Morì a Roma il 18 maggio 1942.

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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ALFREDO PREMOLI
(1876 –1967)

 

Figlio di un falegname, nacque a Brescia nel 1876. Frequentò una scuola professionale, apprendendo alcune nozioni rudimentali sull’architettura da uno dei suoi insegnanti. Grazie a una borsa di studio poté iscriversi alla facoltà di architettura all’Accademia di Torino (1898), dove iniziò a dare sfoggio del suo notevole talento per il disegno.

Mentre ancora era studente, i suoi disegni relativi a al restauro del Broletto – un edificio medievale a Brescia – gli valsero il primo e il secondo premio ad un concorso internazionale organizzato a Torino. Alcuni anni dopo, nel 1904, i suoi disegni per i decori della Mole Antonelliana furono esposti a Brescia; l’elemento più significativo era un dettaglio realizzato ad acquerello dove P. sfoggiò il meglio del suo talento artistico. Infatti, accanto alla pratica architettonica, P. si cimentò per tutta la vita anche con la pittura e in particolar modo con paesaggi realizzati ad acquerello.

  1. si laureò nel 1900. Lo stesso anno era già attivo a Torino nella realizzazione di un edificio residenziale in via Donizzetti (oggi albergo Eden) la cui facciata è ricca di dettagli decorativi in stile Liberty. L’esperienza che P. maturò con lo stile floreale gli valse un premio della rivista Memorie di un Architetto, vinto grazie al disegno di una cancellata in ferro.

La fama di P. è legata prevalentemente al suo incarico per la realizzazione della sede della FIAT (corso Dante, angolo via Marocchetti, Torino). I lavori si protrassero dal 1904 al 1906. In questo caso la destinazione dell’edificio si prestava poco alle decorazioni Liberty, ma P. incluse alcuni sobri dettagli floreali nella cornice superiore e si concesse qualche vago riferimento Art Nouveau anche nella stilizzazione delle lettere che formano l’acronimo FIAT sulla facciata. La notorietà di P. crebbe di pari passo con quella dell’azienda torinese, tanto che fu presto chiamato a progettare a Milano la sede dell’automobil club. Tra il 1911 e il 1913, P. fu di nuovo attivo a Torino, prima come dirigente dell’ufficio tecnico comunale e in seguito come responsabile dell’allargamento di via Roma. Continuò a lavorare attivamente fino al 1936.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

 

x-default x-default fiat liberty torino stabilimento x-default Corso Dante Alighieri 102 / via Gabriele Chiabrera 19, sede Ex-Allievi Fiat (Alfredo Premoli 1906) alfredo_premoli_italialiberty_biografia4

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Eugenio Quarti http://www.italialiberty.it/eugenioquarti/ http://www.italialiberty.it/eugenioquarti/#comments Thu, 08 Mar 2018 22:32:27 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13378 EUGENIO QUARTI (1867 – 1926)   Nato a Villa d’Almè […]

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EUGENIO QUARTI
(1867 – 1926)

 

Nato a Villa d’Almè – piccolo paese in provincia di Bergamo – Q. proveniva da una famiglia di mobilieri e fin da ragazzo ebbe occasione di praticare nella bottega del padre.

A soli quattordici anni si trasferì a Parigi per lavorare come apprendista in una bottega di ebanisteria: vi rimase dal 1881 al 1886 entrando in contatto con il vivace ambiente artistico francese. Si trasferì poi a Milano, dove lavorò per Carlo Bugatti, un affermato ebanista noto per la notevole qualità costruttiva dei suoi mobili e per il suo stile esotico riccamente decorato.

Successivamente Q. si mise in proprio aprendo una bottega in via Donizzetti, a Milano. Gli esordi come professionista autonomo furono profondamente marcati dall’apprendistato con Bugatti: all’Esposizione Internazionale di Anversa (1894) e all’Esposizione operaia di Milano i suoi mobili sfoggiavano decorazioni arabeggianti in linea con quelle del maestro. Ma se la solidità e la buona fattura tipiche di Bugatti rimarranno una caratteristica permanente anche della produzione di Q., il suo stile si distaccò presto dalle fantasie moresche del maestro. Esortato da Vittore Gubicy – pittore divisionista e critico d’arte allora attivo a Milano – Q. si avviò verso la definizione di uno stile personale: semplificò progressivamente forme e ornamentazione con suggestioni che già guardavano al Liberty ancor prima che lo stile divenisse popolare in Italia. Q. amava inoltre arricchire le proprie creazioni con intarsi in metallo e madreperla: una peculiarità che gli valse il soprannome di “orafo dei mobilieri”. Nel giro di pochi anni Q. definì in maniera precisa la propria identità artistica ricevendo numerosi apprezzamenti sia da parte della critica sia del pubblico. L’incredibile raffinatezza e qualità costruttiva dei mobili ne faceva prodotti di lusso, destinati a una facoltosa committenza alto borghese. Ciononostante le commissioni si allargarono sempre più nel corso degli anni, tanto che Q. dovette spostare l’officina in uno spazio più ampio; nel periodo di maggior successo arrivò ad avere alle sue dipendenze cinquanta operai. Dal 1904 affiancò alla sua produzione classica anche varianti più economiche. La fama di Q. fu sicuramente accresciuta dai numerosi riconoscimenti ottenuti in esposizioni nazionali e internazionali, in particolar modo la medaglia d’oro all’esposizione di Torino (1898) e il Grand Prix della giuria all’esposizione internazionale di Parigi (1900). Partecipò anche all’esposizione di Torino del 1902 e l’evento lo ispirò ad indirizzare la sua produzione a soluzioni di arredo completo in linea con le tendenze internazionali. Lo stesso anno Q. si imbarcò per un viaggio in Europa assieme con Alessandro Mazzucotelli, con l’intento di aggiornarsi sui metodi didattici in vigore nelle scuole d’arte stranire. L’esperienza all’estero fu alla base dell’insegnamento alle scuole officina della società umanitaria di Milano, dove Q. fu professore di intaglio ed ebanisteria dal 1903 al 1905. Altri importanti incarichi lo videro impegnato con alcuni dei principali protagonisti della stagione liberty italiana: nel 1903-04 lavorò con Giuseppe Sommaruga agli interni di palazzo Castiglioni. I due ebbero occasione di collaborare nuovamente ai lavori per villa Carosio a Baveno (1909). Tra il 1902 e il 1907 Q. fu al fianco di Romolo Squadrelli per la realizzazione degli interni del Grand Hotel e del Kursaal di San Pellegrino. Q. fu attivo anche al fianco di Alfredo Campanini, Luigi Broggi e Luigi Conconi. Nel 1906 Q. ebbe un ruolo di primo piano nell’allestimento dell’Esposizione del Sempione di Milano, impegno per il quale ottenne il Gran Premio Reale. In questa fase, la linearità delle creazioni di Q. venne accentuata dall’introduzione di decorazioni fortemente geometriche di ispirazione viennese. Nei primi anni Venti Q. lavorò agli interni del bar Camparino – oggi Zucca – in Galleria Vittorio Emanuale a Milano, conservatisi intatti fino ai giorni nostri. Q. morì nel 1929. La sua bottega venne rilevata dal figlio Mario, che continuò a lavorare attivamente anche negli anni Trenta.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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Annibale Rigotti http://www.italialiberty.it/annibalerigotti/ http://www.italialiberty.it/annibalerigotti/#comments Thu, 08 Mar 2018 22:25:14 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=13379 ANNIBALE RIGOTTI (1870 – 1968)   Naque a Torino ne […]

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ANNIBALE RIGOTTI
(1870 – 1968)

 

Naque a Torino nel 1870 e studiò architettura all’Accademia Albertina di Belle Arti. Si diplomò nel 1890 e divenne apprendista prima di Crescentino Caselli e poi di Alessandro Antonelli – architetto della Mole Antonelliana che proprio in quegli anni era ancora in cantiere. Fu tra i primi architetti italiani a sentire l’influsso dei modelli d’oltralpe, in particolar modo della Secessione viennese. Il suo precoce gusto internazionale si spiega grazie alle numerose commissioni ricevute dall’estero: a partire dal 1893, R. lavorò fianco a fianco con Raimondo D’Aronco per l’Esposizione di Industria e Agricoltura di Costantinopoli (Turchia) e in seguitò accettò autonomamente commissioni per una stazione ferroviaria e due teatri in Bulgaria (1893-1896). Tornato in Italia, partecipò con Caselli al concorso per il palazzo Comunale di Cagliari (1896). Nel 1902 realizzò villa Falcioni a Domodossola, un progetto nel quale l’architetto curò sia l’architettura sia l’arredo e propose una delle migliori espressioni del suo stile semplice e funzionale, che privilegia l’aspetto costruttivo su quello decorativo. Nello stesso anno ebbe un ruolo di primo piano nella realizzazione dei padiglioni espositivi per l’Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Torino: in qualità di collaboratore di D’Aronco, R. partecipò attivamente alla realizzazione dei disegni esecutivi e, successivamente venne incaricato della direzione dei lavori. La vicinanza di R. ai nuovi modelli artistici fu ribadita dal suo ruolo di editore di L’Artista Moderno (1902). Nel 1907, R. fu tra le maestranze italiane chiamate dal re del Siam a realizzare il nuovo palazzo del trono a Bangkok. In questa occasione R. si occupò solo dell’aspetto architettonico – la decorazione interna è opera di Galileo Chini – proponendo una singolare sintesi di modelli architettonici orientali e occidentali. L’incarico tenne R. a Bangkok per due anni. Altre realizzazioni di R. in Thailandia sono da attribuire al suo soggiorno successivo tra il 1923 e il 1926 (casa di Chao Phraya Ram Rakhop, villa Norasingh, Wat Benchamabophit, villa Phitsanulokc). R. tornò in Italia nel 1909, prima dell’ultimazione del palazzo del trono, ma continuò a seguire gli sviluppi del progetto anche dalla madrepatria coordinando la consegna dei materiali – soprattutto marmo di Carrara. Rimase attivo anche in Italia, col progetto per la Cassa di Risparmio di Torino (1912) e insegnando al Politecnico di Torino a partire dal 1910. Seguì altri progetti minori in Italia, orientandosi sempre più verso un modello razionalista, evidente soprattutto nelle collaborazioni col figlio Giorgio Rigotti (fabbrica Italiana Tubi Metallici, Torino, 1938-1939 e palazzo a Vela, Torino, 1961). Morì a Torino nel 1968.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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