Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Thu, 22 Jan 2015 19:07:14 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1 Garage Touring http://www.italialiberty.it/scheda/garagetouring/ http://www.italialiberty.it/scheda/garagetouring/#comments Mon, 19 Jan 2015 22:05:28 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5880 Il Garage Touring è una struttura storica caratterizzat […]

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Il Garage Touring è una struttura storica caratterizzata da un ingresso in stile Liberty impreziosito da un mosaico.
La sua vicinanza alla Stazione Ferroviaria di Venezia Mestre rende il Garage Touring un punto di riferimento affidabile per chi deve lasciare l’auto vicino alla stazione ferroviaria.

 

ph. Valter Liotto (Concorso Fotografico Italian Liberty)

ph. Valter Liotto (Concorso Fotografico Italian Liberty)

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Villa Rosa http://www.italialiberty.it/scheda/villarosa/ http://www.italialiberty.it/scheda/villarosa/#comments Wed, 14 Jan 2015 23:06:31 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5845 Progettata dall’ingegnere savonese Nicolò Campora, form […]

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Progettata dall’ingegnere savonese Nicolò Campora, formatosi a Torino e attento alle innovazioni tecniche e stilistiche nel campo dell’architettura internazionale, la Villa fa parte di una serie di edifici Liberty che si diffusero nel paese all’inizio del 1900, in gran parte ancora esistenti. Di tutte le realizzazioni in stile liberty ad Altare, Villa Rosa è quella che risulta più omogenea e stilisticamente rappresentativa.

Committente del lavoro fu Monsignor Giuseppe Bertolotti, curato del paese per oltre sessant’anni.

Di origini umili e con una famiglia numerosa, monsignore fece una brillante carriera ecclesiastica, diventando prima monsignore, e rifiutando poi la carica di vescovo vicario in San Giovanni in Laterano per rimanere nel paese ligure. Il Bertolotti viene ricordato, oltre che per i numerosi scritti teologici, per una serie di lavori di restauro e abbellimenti degli edifici ecclesiastici, oltre che per aver commissionato numerose costruzioni ad Altare e dintorni.

Abitata già dal 1906, Villa Rosa fu adibita a dimora estiva della famiglia Saroldi, ma col passare del tempo venne utilizzata per periodi sempre più brevi.

Sottoposta a tutela nel 1986, l’edificio fu acquistato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali nel 1992. Protratti per un decennio i lavori di restauro, nel 2004 Villa Rosa è stata riaperta al pubblico come sede del Museo dell’Arte Vetraria Altarese, acquisendo così un notevole rilievo per la cultura locale e un ruolo attrattivo nell’economia del paese e della Val Bormida.

2014_locandina_pic 14095035089_41f38020d9_h Altare-museo-del-vetro DSCN9237Small filename-stemmi-pic-jpg Il Museo del Vetro di Altare (1) Villa-Rosa_Museo-Arte-Vetraria-altarese aa Il Museo del Vetro di Altare (1) altare_villarosamuseodelvetro_2 aa villa rosa cartolina 1906 panorama altare 1909 esterno villa rosa_museo del vetro Altare_(SV)-IMG_0874 scritta1-1

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Villa Agar http://www.italialiberty.it/scheda/villaagar/ http://www.italialiberty.it/scheda/villaagar/#comments Wed, 14 Jan 2015 22:56:42 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5840 Questa Villa, costruita da Mons. Bertolotti per la sore […]

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villa agar 1904Questa Villa, costruita da Mons. Bertolotti per la sorella Agar, era stata donata a Mons. Pirotto dal Cav. Aleramo Bormioli nel 1951. Dopo lavori di ristrutturazione e di adeguamento Villa Agar è diventata, nel 1962 sede definitiva della Casa di Riposo che ha preso nome dal benefattore Aleramo Bormioli. Cinquant’anni di attività e di servizio alle persone anziane che sono stati il frutto dell’operosità di tante persone che, a partire dal fondatore Mons. Pirotto, ne hanno curato l’Amministrazione, vi hanno lavorato (a partire dalle Suore del Maria Immacolata e dalle Figlie della Carità) e l’hanno sostenuta con donazioni diventandone i benefattori.

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di Luciano Segreto

BORMIOLI, Aleramo. Committente del villino Agar ad Altare (Savona)

Nacque ad Altare (Savona) il 6 dic. 1873 da Roberto e Enrichetta Bertolotti. Compì gli studi laureandosi presso la facoltà di giurisprudenza dell’università di Torino nel 1897. L’anno successivo entrò come praticante presso lo studio legale di uno dei maggiori penalisti di Torino, l’avvocato C. Nasi, di cui divenne ben presto l’allievo prediletto e un fidato collaboratore. Si distinse infatti fin dai primi anni di attività come un professionista molto preparato, la cui serietà venne apprezzata non solo nel foro torinese, ma anche presso altri tribunali dell’Italia settentrionale. I numerosi impegni professionali non gli fecero tuttavia trascurare i legami con il paese d’origine. Pur continuando infatti a svolgere la professione legale, nel 1903 il B. fu eletto sindaco di Altare, carica che mantenne fino al I 920 quando decise di non ripresentarsi alle elezioni amministrative e candidando a quel posto un suo stretto collaboratore. Un atto del genere il B. poté permetterselo soprattutto perché da oltre un decennio si trovava alla guida della Società anonima cooperativa artistico-vetraria di Altare, la principale (se non l’unica) fonte di sostentamento di una buona parte della popolazione del piccolo comune ligure.

Sorta nel 1856 con il nome di Associazione artistico-vetraria (la forma giuridica era quella di una società in partecipazione, poiché il codice civile del tempo non riconosceva le società cooperative, ma di fatto si trattava della prima cooperativa di produzione impiantata in Italia) su iniziativa dell’avvocato Pietro Loci e di altri ottantaquattro soci fondatori, l’azienda costituiva il prolungamento ideale della “università”, la corporazione artigiana costituita nel 1495 che aveva fornito per secoli maestri vetrai (molti dei quali si chiamavano proprio Bormioli) un po’ a tutte le regioni italiane, e che era stata poi chiusa da Carlo Felice all’inizio del terzo decennio dell’Ottocento.

I primi decenni di attività della società furono piuttosto difficili. L’agguerrita concorrenza estera, specialmente francese ed austriaca, non perdonava errori, mentre le deficienze tecnico-produttive e commerciali dell’azienda mettevano inesorabilmente in evidenza una certa approssimazione nelle capacità imprenditoriali del gruppo dei soci fondatori. Sul finire degli anni Settanta vennero comunque apportate importanti modifiche agli impianti. Gli antichi forni a legno furono sostituiti con quelli a carbone; vennero introdotti i forni fusori con crogioli coperti di tipo inglese e, più in generale, si adottarono tutte le innovazioni tecnologiche già in uso nei paesi europei più avanzati sul piano industriale. Non sparirono, ad ogni modo, le difficoltà di ordine finanziario, addebitabili – in un certo senso – al carattere cooperativo dell’azienda. Il suo capitale iniziale di 14.586 lire era salito a 210.664 nel 1867 per poi ridiscendere a 93.700 tre anni più tardi. Con i miglioramenti tecnici apportati nel corso del decennio successivo il capitale salì pian piano fino a superare il milione nel 1901, anno in cui gli occupati avevano raggiunto le 365 unità (contro le 150 di vent’anni prima). Per le occorrenze di capitale circolante la Società artistico-vetraria aveva acceso un fido di 50.000 lire presso la sede di Savona della Banca commerciale, ma nel 1903 accusava un debito nei suoi confronti di quasi 81.000 lire. La crescita dell’attività aveva reso necessario in quell’anno un aumento di tale fido fino a 150.000 lire, concesso dalla banca senza difficoltà. Ma cionondimeno tre anni più tardi la cooperativa risultava ancora debitrice (seppure di poche migliaia di lire) nei riguardi dell’istituto di credito. La situazione si era fatta nel frattempo ancora più pesante, perché oltre a questo piccolo debito se ne erano accumulati altri, presso altre banche e con i soci più facoltosi della cooperativa.

Fu in questo frangente che nei primi mesi del 1907 si decise di rivolgere un appello al sindaco di Altare, perché assumesse anche la carica di direttore della Società artistico-vetraria. Il B. accettò l’invito ed abbandonò contemporaneamente e in maniera definitiva l’attività di penalista.

Annullati in breve tempo i debiti, alla vigilia della prima guerra mondiale l’azienda aveva raggiunto un giro d’affari di circa un milione di lire all’anno. A quel momento divennero evidenti anche i netti miglioramenti apportati a livello commerciale e sul piano organizzativo dal risanamento avviato dal B. nel 1907. Nel 1913 il direttore della Artistico-vetraria fece acquistare alla cooperativa un veliero per il trasporto dei prodotti della vetreria (che nel igi i aveva ottenuto il gran premio all’Esposizione internazionale di Torino) nell’Italia meridionale (a Napoli nel frattempo era stato aperto un deposito), nelle colonie italiane e persino in Grecia. Il salto di qualità a livello di potenzialità produttive venne effettuato l’anno successivo (1914). La circostanza maturò quasi casualmente. Fu tuttavia merito personale del B. saperne approfittare tempestivamente, trasformando una possibile crisi della cooperativa in una nuova occasione di crescita.

La società delle Cristallerie e vetrerie riunite di Milano, il potente trust dei settore vetrario nazionale proprietario di tredici stabilimenti sparsi nel paese, era stata infatti messa in liquidazione dalla Banca commerciale a seguito delle perdite sempre più ingenti accumulatesi tra il 1909 e il 1913. Tra gli azionisti delle Cristallerie figuravano anche molti soci della cooperativa. Per fronteggiare questa difficile situazione il B. assunse personalmente la gestione della fabbrica di Firenze, già M. Bormioli & C. appartenente al trust, dopo essersi fatto prestare denaro e le azioni delle Cristallerie detenute dagli altaresi. L’azienda fiorentina nel giro di pochi anni tornò a produrre utili con i quali il B. poté rifondere completamente i suoi concittadini coinvolti nella vicenda.

Le difficoltà generali che colpirono il settore nel corso della guerra (contrazioni nelle importazioni di combustibili e materie prime) non impedirono alla cooperativa di migliorare ulteriormente la propria posizione sul mercato interno. Accanto alle produzioni artistiche tradizionali e agli articoli da tavola di uso comune, ad Altare si cominciarono a fabbricare prodotti per i quali erano necessarie maggiori cure e precisione (flaconi e vaserie per farmacie, ospedali e laboratori chimici) e che fino ad allora erano generalmente importati in Italia dai maggiori produttori europei. Merito in parte anche del B. (divenuto nel frattempo membro influente della Camera di commercio di Savona), tanto che venne insignito del titolo di cavaliere dei lavoro nel maggio del 1919 (era già cavaliere della Corona dal igo4 e commendatore dal 1909).

Gli anni Venti costituirono il periodo migliore dell’attività della Società artistico-vetraria. Vennero aperti uffici di rappresentanza a Milano, Torino e Chiavari, mentre la produzione annua giunse a toccare un valore di 8 milioni di lire. Furono introdotti anche alcuni macchinari per la lavorazione in serie, che comunque non stravolsero completamente un’organizzazione del lavoro in larga misura ancora artigianale. Al momento del censimento industriale del 1927 risultavano occupati presso la cooperativa circa 670 operai e 216 soci. L’anno prima il B. era stato in qualche modo costretto ad accettare, su pressione dei sindacato fascista, la stipula del primo contratto di lavoro per la maestranza non azionista e per il personale ausiliario.

La crisi che interessò il settore vetrario a partire da quell’anno non risparmiò certo la provincia di Savona, la quinta in Italia per numero di addetti. La produzione subì una forte contrazione che causò anche il netto ridimensionamento dell’occupazione, particolarmente nello stabilimento diretto dal Bormioli. Questi lasciò la carica di direttore nel 1933, quando ancora la situazione restava piuttosto difficile. Tuttavia egli non interruppe completamente i rapporti con l’azienda, poiché ne divenne da quel momento il legale di fiducia. Da questa posizione assistette, senza poter intervenire, alle disavventure successive della cooperativa: lo scioglimento del consiglio d’amministrazione nel 1938 e il conseguente commissariamento ministeriale, la parentesi bellica (che portò un miglioramento passeggero della situazione grazie all’avvio di alcune sofisticate lavorazioni destinate alle industrie chimiche ed ai sottomarini) e l’incerto periodo della ricostruzione.

Il B. morì ad Altare il 10 apr. 1952, lasciando grossa parte delle sue fortune all’asilo infantile, ad enti religiosi e all’ospedale (cui destinò il proprio palazzo), che oggi porta il suo nome.

Fonti e Bibl.: Notizie statistiche sulle società italiane per azioni 1918, s. I. né a., p. 1265; Il dizionario industriale italiano (2ª ediz. promossa dal Comitato pro cultura industriale 1927-1928), Roma 1927, p. 202; Federazione nazionale fascista dell’industria della ceramica e affini di Milano, Federazione nazionale fascista dell’industria del vetro di Milano, Annuario delle industrie della ceramica e dei vetro anno 1930-VI, Pavia 1930, p. 537; Società artistico vetraria cooperativa anonima: Altare MDCCCLVI-MCMXXXI, Savona s. a. [ma 1931], passim; Chi è? Dizionario biografico degli Italiani d’oggi, Roma 1948, p. 131; Artefici del lavoro italino, Roma 1956, pp. 109-111.

 

Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/aleramo-bormioli_%28Dizionario_Biografico%29/

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I misteri di Altare, la ”Rennes” italiana http://www.italialiberty.it/misteri-di-altare-la-rennes-italiana/ http://www.italialiberty.it/misteri-di-altare-la-rennes-italiana/#comments Wed, 14 Jan 2015 22:46:33 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=5834 Non è davvero facile imbattersi in un luogo che, già da […]

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Non è davvero facile imbattersi in un luogo che, già dal nome, offre tutto un programma su quello che nasconde. E’ il caso di Altare, paese dell’entroterra ligure in provincia di Savona; duemila abitanti (una metropoli in confronto a Rennes-le-Château…), luogo piuttosto conosciuto per le sue vetrerie e una produzione specifica di bicchieri e bottiglie che sono presenti sulle tavole di buona parte delle famiglie italiane. Vista la peculiarità, qui è sorto il Museo del Vetro che, in dodici sale, espone il meglio della produzione vetraria dal 1750 alla metà del Novecento. E la grande struttura è ospitata in un edificio particolare che si chiama Villa Rosa, non per il colore dei muri o degli infissi e nemmeno per un particolare tipo di sfumatura del vetro; no, è il nome di una donna ma non pensate a un’ amante o a una favorita. E’ quello di una sorella, perché chi ha fatto costruire questa grandiosa villa poteva avere solo questo tipo di rapporti con le donne. Eh sì, anche in questo caso parliamo di un parroco (è una costante nelle mie ricerche), Giuseppe Giovanni Bertolotti, nato a Cairo Montenotte (Savona) il 4 febbraio 1842, figlio di un maniscalco e di una sarta, quindi, all’interno di una famiglia modesta e con molti figli,

infatti, il primogenito Giuseppe avrà cinque sorelle (Enrichetta, Rosalia, Cesarina, Antonia, Giuseppa) e due fratelli (Giovanni Battista e Alberto).
Avrà, si vedrà dopo, un particolare attaccamento nei confronti di Rosalia, Enrichetta e Cesarina che omaggerà di doni veramente sontuosi. Dopo gli studi ginnasiali e il seminario ad Acqui Terme (Alessandria), il 22 settembre 1866 è nominato sacerdote e tre anni dopo, il 3 ottobre 1869, gli verrà offerta la parrocchia di Altare che non lascerà più. Bertolotti è un parroco che non passa inosservato; a parte l’aspetto fisico, fiero e imponente (e in questo ricorda molto Bérenger Saunière), lega il proprio nome a una nutrita serie di pubblicazioni religiose e alla fondazione di un giornale, il bimestrale L’Avvisatore Ecclesiastico, una specie di Gazzetta Ufficiale a uso dei sacerdoti dove è possibile consultare la normativa e gli atti della Santa Sede e le leggi promulgate dal Regno d’Italia, oltre a pareri del Consiglio di Stato, sentenze della Corte di Cassazione e delle Corti d’Appello se hanno una qualche rilevanza di tipo religioso. Insomma, una bella mole di lavoro che egli conduce con piglio manageriale e che darà presto i suoi frutti, infatti, ben presto il bollettino raggiunge la cifra di 32.900 abbonati in tutta Italia, un vero successo editoriale, soprattutto, se rapportato all’epoca (anche oggi, comunque).

Villa Agar ad Altare

Villa Agar, la facciata
Solo coincidenze?

E’ a partire dal 1885 che questo semplice parroco di campagna comincia a disporre di somme di denaro piuttosto cospicue che gli permettono di iniziare una serie di interventi presso la chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Eugenio. In realtà, però, il paese sente molto più vicino un altro santo, il patrono dei vetrai, che è di casa anche a Rennes-le-Château: Rocco. E, anche qui, la famosa ferita è sulla gamba destra e, anche qui, la Via Crucis è posta al contrario. A San Rocco è dedicata un’antica piccola chiesa posta all’inizio del paese che era particolarmente cara al sacerdote.

Il Natale del 1886 Bertolotti riceve un regalo del tutto inaspettato e di grandissimo valore: re Umberto I, motu proprio, gli conferisce la croce di Commendatore dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro, un titolo ambitissimo e che era concesso, come si dice, col contagocce. Ancora più raro sarà l’attestato che riceverà nove anni dopo, nel 1895, sempre per volontà diretta del sovrano: Grand’Ufficiale del medesimo ordine e Bertolotti avrà il privilegio di essere l’unico sacerdote al mondo a poter vantare tale attributo.
E tutto questo, ricordo, al semplice parroco di un villaggio della sperduta provincia italiana. Come si è detto prima, Bertolotti era molto attaccato a tre delle sue sorelle e, a partire dal 1901 decide che è giunto il momento di fare loro un importante e significativo regalo: una casa. E che case; dei palazzi sontuosi con decine e decine di stanze, come Villa Agar, destinata a Enrichetta che, a partire dal 1951 diviene un ospedale e attualmente è una casa di riposo con molti ospiti. Tra il 1905 e il 1906 fa costruire dallo stesso architetto uno splendido edificio in puro stile Liberty, Villa Rosa, destinata alla sorella Rosalia.
Nel 1992 la struttura è stata destinata a ospitare la sede del Museo dell’arte vetraria, assumendo le caratteristiche di un importante polo culturale. Per Cesarina non fa edificare nulla, ma preferisce far restaurare un intero palazzo sito di fronte alla chiesa (oggi è piazza Bertolotti) in modo veramente originale e artistico con un grande bassorilievo sulla facciata che dà all’intera struttura un aspetto maestoso. A ogni modo, non dimentica del tutto i fratelli e per loro costruisce un osservatorio meteorologico e sismico che avrà poi sede in uno dei due palazzi che il parroco possiede in paese. Questa non sembrava tanto una donazione, quanto un giocattolo con il quale intrattenersi.

Semplice parroco o…

Sul fronte delle spese si segnalano tutta una serie di elargizioni milionarie a enti civili e strutture religiose e la costruzione di due asili infantili, uno ad Altare e l’altro nella vicina cittadina di Cairo Montenotte che sono dotati di una ricca rendita in denaro e in case prestigiose a Savona per proseguire il loro servizio autonomamente. Addirittura, regala un intero palazzo nel cuore della città ligure, affinché sia possibile sopperire alle spese relative alla normale amministrazione dei due asili. E’ un tipo di donazione che, davvero, ben pochi possono permettersi, giusto un principe. E proprio come un principe rinascimentale, Bertolotti trascorre i mesi estivi all’interno di una specie di fattoria con ettari e ettari di terreno e pascoli per cavalli, dove lui e solo lui può dettare legge, attorniato da un esercito di fattori e governanti che lo assistono nel migliore dei modi possibili. Ho avuto la fortuna di conoscere la nipote del collaboratore di fiducia del parroco, una simpatica signora che mi ha mostrato documenti e foto del nonno e raccontato degli aspetti che non conoscevo della vita di Bertolotti. Ad esempio, come Bérenger Saunière, anche lui amava la buona cucina e, soprattutto, amava membri dell’alta società e della cultura. Proprio per questo, mandava quotidianamente una carrozza al porto di Savona per acquistare direttamente dai bastimenti in arrivo le migliori specialità provenienti da tutto il mondo. E questo parroco, ricordo, era il figlio di una sarta e di un maniscalco! Bastano già queste poche informazioni per far comprendere che il paragone con il “Parroco dei miliardi” francese non regge minimamente. Mai, neppure nei momenti più fortunati, Bérenger Saunière ha potuto permettersi un simile tenore di vita, neppure lontanamente, così come per i pubblici riconoscimenti. Ho già scritto delle onorificenze di re Umberto I (restando in campo laico, si segnala la Grande Medaglia d’Oro di benemerito dell’istruzione pubblica che il ministro Nasi in persona gli consegna), ma ancora più eclatanti sono gli attestati di stima che Giuseppe Bertolotti riceve, addirittura, da due pontefici. Papa Leone XIII lo nomina Cappellano d’onore e, in seguito, Protonotario Apostolico, mentre il successore, Pio X, gli concede il titolo di Abate Mitrato e poi, il 12 maggio 1907, quello di Vescovo Vicario della basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, ossia, lo nomina “Vice Papa”!
E Bertolotti che fa? Rifiuta la carica prestigiosissima, ringraziando Sua santità per tale fiducia, ma non può proprio abbandonare il suo gregge per far fortuna nel centro mondiale della cristianità. Se Parigi val bene una messa, Roma non vale Altare! In questa ferrea volontà a non lasciare il proprio paese, ho rivisto Bérenger Saunière che, per motivi opposti, si rifiuta di lasciare Rennes- le-Château quando il proprio vescovo lo destina ad altra sede quale punizione. Questo attaccamento è piuttosto sospetto e fa balenare l’ipotesi che è proprio dal territorio, da qualcosa che è nascosto lì, che i due sacerdoti trovano tanta linfa vitale. Entrambi non potevano assolutamente lasciare il villaggio che aveva trasformato la loro esistenza, perché, probabilmente, se lo avessero fatto avrebbero perduto ogni aspetto della loro specialissima esistenza. Un altro punto di contatto tra i due è rappresentato dal fatto che, sia i predecessori, sia i successori alla guida delle due parrocchie non abbiano lasciato il benché minimo segno del loro passaggio; semplici sacerdoti, semplici uomini. La ricchezza e la stravaganza, Saunière e Bertolotti se le sono portate nella tomba, dove giace anche l’origine della loro straordinaria ricchezza.
Quesiti senza risposta

Giuseppe Bertolotti muore alla 5 di mattina di lunedì 2 marzo 1931 all’età di 89 anni. Le sue esequie, ovviamente, sono grandiose con tanto di carro funebre trainato da quattro cavalli bianchi. La folla che segue il feretro è immensa e tra i tanti amici e conoscenti del parroco c’è un altro parroco, piccolo e dall’aria umile e dimessa: Luigi Orione, il futuro santo e fondatore dell’ordine degli Orionini. Anche a lui, Giuseppe Bertolotti, aveva fatto del bene e donato somme cospicue di denaro. Il denaro, già, ma dove trovava simili somme questo semplice e complicatissimo parroco?

La domanda è una e le risposte sono molte e tra queste ce n’è una che ci riporta con la mente e col corpo in Francia, perché è proprio da lì che, ogni mese, giungeva ad Altare un assegno con molti zeri. Chi lo mandava e il perché sono motivo di ulteriori congetture e future ricerche; quello che ci interessa in questa sede è lo strano collegamento che, ancora una volta, lega strettamente due misteri e due uomini di chiesa, lontanissimi eppure contigui e intersecanti. E che dire di una grande statua della Vergine proveniente da Savona che orna la chiesa di Notre Dame du Cros a Caunes Minervois a 20 chilometri da Carcassonne, legata a filo doppio con i misteri di Rennes-le-Château e presente nello strano libretto “Il Serpente Rosso” e in cui, come se non bastasse, operò Henri Boudet, amico e sodale di Bérenger Saunière? La città ligure non è particolarmente nota per culti mariani; ha sì un santuario ma è piuttosto strano questo collegamento con una sperduta e sconosciuta chiesetta completamente immersa nei boschi del sud della Francia.
E se quel “Savona” si dovesse leggere come “Altare”? Del resto, vista l’esiguità del paese di Bertolotti, chi ha pensato a questa sorta di “gemellaggio” potrebbe aver preferito indicare semplicemente il capoluogo. Come disse qualcuno, il mistero continua… •

 

di Giorgio Baietti

 

aa altare_villarosamuseodelvetro_2 Il Museo del Vetro di Altare (1) Il Museo del Vetro di Altare (4)
I riconoscimenti ufficiali di Bertolotti

– Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro;
– Grand’Ufficiale del medesimo Ordine=auriziano;
– Cappellano d’Onore di papa Leone XIII;
– Protonotario apostolico e Abate Mitrato, titoli concessi da Leone XIII e Pio X;
– Canonico onorario della Cattedrale di Acqui Terme;
– Grande Medaglia d’Oro di benemerito dell’istruzione pubblica, concessa dal ministro Nasi;
–Vescovo vicario della basilica di san Giovanni in Laterano a Roma.

*

I segreti del vetro

Altare e il vetro, sintomatico binomio. Proprio sul vetro ho concentrato la mia attenzione e ne ho trattato nel mio ultimo libro, I guardiani del tempo, alla luce, è il caso di dirlo, di una straordinaria scoperta che lega la nascita delle vetrerie in paese a un contatto avvenuto tra i Benedettini e i Templari che, intorno alla metà del Duecento, hanno deciso di far costruire presso un’antica abbazia, dei laboratori per il vetro, perché lì, solo lì, c’erano le condizioni adatte. Per dar inizio ai lavori, i Templari fanno venire appositamente dei maestri vetrai… dalla Normandia e dalla Bretagna. La “Douce France” ha colpito ancora.
Dimenticavo… nella metà dell’Ottocento, un notaio di Altare fa decifrare a un parroco uno strano manoscritto che trattava proprio di questo legame tra Benedettini, Templari e maestri vetrai francesi. Il sacerdote dopo averlo letto si è ucciso gettandosi dalla finestra. Il manoscritto, ovviamente, è scomparso.

http://www.imisteridihera.it/index.php?option=com_content&task=view&id=49&Itemid=46

– See more at: http://old.apocalisselaica.net/varie/miti-misteri-e-poteri-occulti/i-misteri-di-altare-la-qrennesq-italiana#sthash.hr7zdCDA.dpuf

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Teatro http://www.italialiberty.it/scheda/teatro/ http://www.italialiberty.it/scheda/teatro/#comments Wed, 14 Jan 2015 22:36:05 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5825 L'articolo Teatro sembra essere il primo su Italia Liberty.

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teatro con attrici teatro 1906

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Villa Argenta http://www.italialiberty.it/scheda/villaargenta/ http://www.italialiberty.it/scheda/villaargenta/#comments Wed, 14 Jan 2015 20:39:33 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5564 Villa costruita nel 1907 dal cav. Federico Robotti come […]

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Villa costruita nel 1907 dal cav. Federico Robotti come residenza estiva, da modelli di ville e villine su riviste di architettura del tempo. Venne ampliata nel 1911 con ulteriori locali ad arricchire la facciata Nord.
Di gusto Liberty con dipendenze, sorge sul pendio montano, circondata da un vasto parco.
Organizzata su quattro piani, con zona giorno al piano rialzato e zona notte a quello superiore, seminterrato e mansarda, ha una scala a chiocciola in ghisa lavorata che conduce alla breve torretta e al piano superiore. L’apparato ornamentale di facciata è incentrato sul contrasto tra il paramento murario e le cornici che inquadrano le aperture, arricchite da inserti cromatici stilizzati di forma astratta o di derivazione fitomorfa. Analoga sintesi informa il disegno dei dinamici ferri lavorati. Schiettamente floreale la decorazione pittorica interna ad affresco, anch’essa sottoposta a efficaci stilizzazioni. Le vetrate nei toni azzurro, lilla, giallo e amaranto traducono cromaticamente le presenze del parco-giardino in un’osmosi tra interno ed esterno tipica del lessico Art Nouveau.

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La felice stagione del Liberty in provincia di Torino e nelle Valli di Lanzo, fece seguito all’Esposizione di Arte Decorativa Moderna del 1902, facendo sorgere strutture edilizie che si giovarono del particolare contesto ambientale e paesistico della zona,  esplicitando la caratteristica principale dell’Art Nouveau: l’osmosi tra il costruito e lo spazio giardino circostante. L’ispirazione alla natura, a partire dalla declinazione floreale, fu tratto voluto e caratterizzante delle arti decorative sia all’interno che all’esterno delle costruzioni Liberty,  di cui Villa Argenta è un chiaro esempio.
La villa venne costruita nel 1907 per la committenza del cavalier Federico Robotti, che curò personalmente il progetto originale, redatto su 6 piccoli cartoncini quadrati (attualmente esposti all’ingresso della villa). Successivamente venne ampliata nel 1911 con uno specifico progetto, che prevedeva la realizzazione, in adiacenza alla facciata nord, di quattro locali sovrapposti: una serra , la cucina, una camera da letto e la mansarda, con torretta laterale di collegamento, come caratteristica  usanza dell’epoca.
La villa era stata costruita con vocazione a residenza estiva, data la particolare esposizione dell’edificio e il vasto parco,  e come tale venne utilizzata fino alla seconda guerra mondiale, quando divenne abitazione principale, ospitando la famiglia proprietaria e parenti che erano sfollati a Lanzo  per sfuggire ai bombardamenti di Torino. Fu quello il periodo di maggior affollamento dell’edificio che poi, a guerra terminata, tornò ad essere residenza per le vacanze  in modo sempre più sporadico fino ad essere abbandonata negli anni ‘60.
Nel 1982 la villa venne acquistata dalla famiglia Bogino che ne curò la ristrutturazione  con particolare cura e attenzione per il ripristino di tutti quegli elementi Liberty, sia esterni che interni, che la caratterizzano, dandogli un’impronta particolare e unica nel suo genere.

 

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IL PARCO
La villa si trova al centro di un parco di circa 7000 mq, composto da una parte collinare e da una pianeggiante. La parte collinare si trova  alle spalle di Villa Argenta ed è mantenuta in parte a  bosco,  con piante  anche secolari, e in parte  a frutteto, con sentieri che permettono di immergersi nel verde. Nella zona più vicina all’edificio vi è inoltre una zona coltivata a piccoli frutti  e piante officinali, con appositi percorsi dedicati. La  parte pianeggiante nella zona antistante la villa, è articolata in diverse zone tra cui: un giardino con vasca di ninfee e giuochi d’acqua, pergolato e sedute in pietra, una passeggiata con sentieri che permettono di raggiungere il terrazzamento della villa, un ampio parcheggio pavimentato da stuoie biologiche. L’accesso alla villa avviene attraverso al cancello affacciantesi sulla strada provinciale, con  un percorso in salita completamente pavimentato in cubetti di porfido con  losa centrale; la strada termina nell’ampia zona del terrazzamento balconato, che circonda su tre lati l’edifico, con pavimentazione in porfido a due colori, con  disegni geometrici e floreali in stile Liberty che riprendono i disegni decorativi delle inferriate. Nella zona retrostante la villa, vi è un cortile pavimentato in pietra, a cui si accede direttamente dall’interno della villa,  coperto con vetrate, che permettono di ammirare il contesto verde in cui è inserito. A completamento del complesso vi è inoltre una piscina circolare posta  nell’area sita sul lato sud dell’edificio, completamente interrata e circondata da muretti  con sedute in pietra,  mentre nella zona pianeggiante in adiacenza alla strada interna è ubicato un altro edificio di servizio con sottostante autorimessa che riprende gli elementi architettonici della villa principale.

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Società Mutua Assicurazioni http://www.italialiberty.it/scheda/palazzosocietarealemutuadiassicurazioni/ http://www.italialiberty.it/scheda/palazzosocietarealemutuadiassicurazioni/#comments Tue, 13 Jan 2015 08:43:45 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5804 Il palazzo della Società Reale Mutua di Assicurazioni, […]

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Il palazzo della Società Reale Mutua di Assicurazioni, anche conosciuto come ex Trianon, è un palazzo storico di Milano con una facciata in stile Liberty e situato in piazza Liberty n 8. Questo palazzo è in realtà un edificio moderno che pero’ porta la facciata del demolito Hotel del Corso degli architetti Cattaneo e Santamaria. L’hotel era stato costruito in Corso Vittorio Emanuele 15, ma venne demolito dopo la guerra perchè fortemente danneggiato. La facciata fu salvata ed inglobata nell’attuale palazzo nel 1955.

foto di Lino M

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Dopo 10 anni riapre il Teatro Finocchiaro, gioiello Liberty dimenticato http://www.italialiberty.it/dopo-10-anni-riapre-il-teatro-finocchiaro-gioiello-liberty-dimenticato/ http://www.italialiberty.it/dopo-10-anni-riapre-il-teatro-finocchiaro-gioiello-liberty-dimenticato/#comments Mon, 29 Dec 2014 15:12:09 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=5786 La struttura di via Roma non ripartirà come cinema R […]

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La struttura di via Roma non ripartirà come cinema – al contrario di quello che era stato dagli anni ’50 al 2004, con alterne vicende – ma come teatro di intrattenimento, votato al varietà e al café chantant. Si riparte con un varietà di Capodanno

 

PALERMO – Sprangato da dieci anni, uno dei gioielli liberty di Palermo promette di riaprire le sue porte. E lo farà con un varietà di Capodanno che segna la strada del domani. Il Finocchiaro non ripartirà infatti come cinema – come era stato dagli anni ’50 al 2004, con alterne vicende – ma come teatro di intrattenimento, votato al varietà e al café chantant. Qualcosa che mancava in città, ma che probabilmente segnerà la nuova vita del bel teatro liberty di via Roma (civico 184).

La notte di capodanno – Un “Gran Varietà” di Capodanno, in stile charleston con coreografie, musica anni ‘30, ‘40 e ’50, tra paillettes, pièce di théatre comique, can can e burlesque. degli Anni 30 – 40 – 50, con il travolgente Can Can e suggestivo Bourlesque. Con le soubrette Noemi Cannella, Simona Cannella, Floriana Canino, Adriana Salemi, una piccola orchestra – Benny Amoroso (tromba), Giuseppe Ricotta (pianoforte), Luca De Lorenzo (contrabbasso), Sergio Calì (batteria e percussioni) – i vocalist Federica Amoroso e Nonuccio Cammarata, gli attori Stefania Vitale, Katiuska Falbo e Casimiro Alaimo. Costumi di Amalia Lo Pinto, coreografie di Adriana Salemi, direzione musicale di Benny Amoroso. Regia di Katiuska Falbo e Casimiro Alaimo. Cena preparata dallo chef Carmelo Criscione (Petit Café Nobel). (Info: 331.8799115 – 091334569).

Il cineteatro Finocchiaro –  Venne costruito nel 1922, per volere del cavaliere Emanuele Finocchiaro, industriale del cemento (e infatti il teatro fu usato anche come rifugio antiaereo durante la guerra), su progetto dell’architetto Paolo Bonci, a cui si devono la Galleria delle Vittorie e palazzo Finocchiaro (1926), che era annesso al teatro. Sono gli anni della realizzazione del secondo tronco di via Roma, dato in appalto allo stesso Bonci e a Rutelli, nell’ambito del progetto di risanamento di Felice Giarrusso. Mille posti in tutto tra platea (500) e palchi, e un magnifico tetto lucernario apribile che permetteva persino di svolgere spettacoli “all’aperto”. Il Teatro Finocchiaro ha un prospetto importante su via Firenze, che probabilmente una volta era l’ingresso principale, in vista di un progetto degli anni Trenta che voleva l’abbattimento delle case attorno per costruire una piazzetta di accesso. Ma non se ne fece più nulla e la via laterale fu destinata all’ingresso in anfiteatro, di coloro che non avevano i soldi per pagarsi un palco. Anfiteatro fornito di suoi servizi separati a seconda che si pagasse un posto 2 lire o 50 centesimi.

La ristrutturazione - Oggi la ristrutturazione per riconsegnarlo alla città: a cura di Edoardo de Stefani (impianti e messa in sicurezza) e Maurizio Rotolo (pulitura, restauro e rapporti con la Soprintendenza). Il Teatro Finocchiaro è preso in gestione da un gruppo di giovani artisti raccolti sotto il nome I Bohemiens. Saranno loro a proporre una stagione sin dal 10 gennaio quando Il Finocchiaro aprirà le porte con una visita teatralizzata gratuita che racconterà la storia della sala, dai primi del ‘900 ad oggi. In futuro, sono previsti spettacoli di Monsieur David (Colorado cafè), stage con Gianluca Guidi, formazione per attori, gruppi jazz e musica anni ’30, ’40 e ’50, cene d’autore, Burlesque e visite guidate mattutine. Sempre il Finocchiaro entra nel circuito di teatro per bambini non vedenti.

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Fonte: http://www.palermotoday.it/cronaca/riapre-teatro-finocchiaro.html

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Stazione Tramviaria http://www.italialiberty.it/scheda/stazionetramviaria/ http://www.italialiberty.it/scheda/stazionetramviaria/#comments Mon, 29 Dec 2014 14:39:55 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5781 La stazione tranviaria viene costruita tra il 1909 e il […]

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La stazione tranviaria viene costruita tra il 1909 e il 1911 per volontà dell’on. Paolo Ricci, deputato del Collegio di Recanati, e del sindaco avv. Raffaele Papetti. Il progetto è dell’ing. M. Giamboni di Roma. L’edificio è stato restaurato nel 1979.

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BOLDINI. Lo spettacolo della modernità http://www.italialiberty.it/boldini-lo-spettacolo-della-modernita/ http://www.italialiberty.it/boldini-lo-spettacolo-della-modernita/#comments Wed, 24 Dec 2014 17:54:10 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=5746 “C’est un classique!”. E’ questo il riconoscimento dato […]

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“C’est un classique!”. E’ questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi a pochi mesi dalla morte. “Il classico di un genere di pittura”, ribadì in quella occasione Filippo de Pisis.

Dopo la rassegna dedicata nel 2012 a Wildt (che sarà protagonista nel 2015 di una mostra realizzata dal Musée d’Orsay all’Orangerie di Parigi in collaborazione con la Città di Forlì e la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì), e le due successive sul Novecento ed il Liberty, la Fondazione e i Musei di San Domenico di Forlì proseguono nella esplorazione, attraverso nuovi studi e la riscoperta di opere poco note, della cultura figurativa tra Otto e Novecento, proponendo per la stagione espositiva del 2015 una approfondita rivisitazione della vicenda di Giovanni Boldini certamente il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi. E’ in questo ideale spazio di rapporto tra Forlì e Parigi che si colloca la nostra nuova iniziativa.

Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia della Pima Guerra Mondiale, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica ed il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato  negli anni del maggiore successo dalla Parigi più sofisticata, quella  dei fratelli  Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell’esteta Montesquiou e della eccentrica Colette. Rispetto alle recenti mostre sull’artista, questa rassegna si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, intendendo valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. Le ricerche più recenti di Francesca Dini (curatrice della mostra insieme a Fernando Mazzocca), consentono di arricchire il percorso con la presentazione di nuove opere,  sia sul versante pittorico che, in particolare,  su quello della grafica.

Uno di punti di maggior forza, se non quello decisivo, della mostra sarà la riconsiderazione della prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze a stretto contatto con i Macchiaioli. Questa fase, caratterizzata da una produzione di piccoli dipinti (soprattutto ritratti) davvero straordinari per qualità e originalità, sarà vista in una nuova luce grazie alla possibilità di presentareparte del magnifico ciclo di dipinti murali realizzati tra il 1866 e il 1868 nella Villa detta la “Falconiera”, a Collegigliato presso Pistoia, residenza della  famiglia inglese dei Falconer. Si tratta di vasti paesaggi toscani e di scene di vita agreste che consentono di avere una visione più completa del Boldini macchiaiolo.

Le prime sezioni, nelle sequenza delle sale al piano terra, saranno dedicate all’immagine dell’artista rievocata attraverso autoritratti e ritratti; alla biografia per immagini (persone e luoghi frequentati); all’atelier; alla grafica così rivelatrice della sua incessante creatività.

Le sezioni successive, al primo piano, dopo il ciclo della “Falconiera”, ripercorreranno attraverso i ritratti di amici e collezionisti la grande stagione macchiaiola.

Seguirà la prima fase successiva al definitivo trasferimento a Parigi, caratterizzata dalla produzione degli splendidi paesaggi e di dipinti di piccolo formato con scene di genere, legata al rapporto privilegiato con il celebre e potente mercante Goupil.

Avranno subito dopo un grande rilievo, anche per la possibilità di proporre confronti con gli altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomenenghi, le scene di vita moderna, esterni ed interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell’ arte, della cultura e della mondanità.

Seguiranno infine le sezioni dedicate alla grande ritrattistica che lo vedono diventare il protagonista in un genere, quello del ritratto mondano, destinato ad una straordinaria fortuna internazionale. A questo proposito costituirà una novità la possibilità di accostare per la prima volta ai suoi dipinti le sculture di Paolo Troubetzkoy in un confronto interessante sia sul piano iconografico che formale.

Giovanni Boldini, Autoritratto a Montorsoli, 1892, olio su tela. Firenze, Galleria degli Uffizi Georges Goursat detto Sem, Caricatura di Boldini, 1901 ca., matita su carta. Collezione privata Giovanni Boldini, Dalla soffitta a Ferrara, 1870, olio su tavola. Collezione privata Giovanni Boldini, Ritratto di Diego Martelli, 1865 ca., olio su tela. Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti Giovanni Boldini, Paggio che gioca con un levriero, 1869, olio su tavola. Viareggio, Istituto Matteucci Giovanni Boldini, Portale della chiesa di Saint-Germain ad Amièns, 1883 ca., acquerello su carta. Collezione privata iovanni Boldini, Sulla panchina al Bois, 1872, olio su tavola. Collezione privata Giovanni Boldini, Conversazione al caffè, 1879 ca., olio su tavola. Collezione privata Giovanni Boldini, Scène de fête au Moulin-Rouge, 1889 ca., olio su tela. Parigi, Musée d’Orsay Giovanni Boldini, Alla scuola di ballo, 1880 ca., olio su tavola. Collezione privata Giovanni Boldini, Giovani donne sedute, 1904, olio su tavola. Collezione privata Giovanni Boldini Giovanni Boldini, Ritratto di Elisabeth Drexel Lehr, 1905, olio su tela. Rhode Island, The Preservation Society of Newport County Giovanni Boldini, Ritratto di Marthe Regnier, 1905, olio su tela. Collezione privata Giovanni Boldini, La dame de Biarritz, 1912, olio su tela. Collezione privata 117 100542098-22d85eaa-e531-488e-a10e-0d2d64270a5f 100542195-95101d2d-6737-499d-9f39-b314e6ade648 100542784-0bb52256-e091-4281-ad3f-7794e1d321a0 100542826-8d1c107c-0edc-40f9-b05d-19edbdb1b3d2 100543056-d169a1b0-60fa-4b0e-ba30-f6b5c561826e 100543420-2562a1cf-59f0-465f-a61d-f5a928feac05 100543424-b3b629fd-a7e7-4ff0-8b36-dd998aa0f210 boldini-donna Giovanni_Boldini_-_Beatrice_Susanne_Henriette_van_Bylandt_-_1901 1360057826626_fig BOLDINI-Mme+Gabrielle+Rejane+1886 Giovanni_Boldini_-_Beatrice_Susanne_Henriette_van_Bylandt_-_1901 LadyDecies PIC2788O
CONFERENZE
Per promuovere la mostra Boldini. Lo spettacolo della modernità Paola Cimatti e Silvia Brecciaroli di Formula Servizi Soc. Coop. hanno ideato, per la Fondazione Cassa dei Risparmi, una lezione/conferenza itinerante da tenersi presso alcune Università degli Adulti di varie regioni d’Italia.

La lezione dal titolo “Giovanni Boldini: la scena del colore” è un percorso che parte da Parigi, perché proprio qui, tra fine ‘800 e inizio ‘900, Boldini inventa un nuovo modo di ritrarre le figure del mondo borghese e aristocratico.

La lezione sarà tenuta dal prof. Marco Antonio Bazzocchi docente di Letteratura italiana contemporanea e Letteratura del romanticismo presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna e membro del comitato scientifico della mostra.

Il calendario delle lezioni sarà il seguente:
giovedì 4 dicembre 2014
ore 15:00 Università Adulti e Anziani di Malo
ore 17:00 Università Adulti e Anziani di Thiene
sabato 10 gennaio 2015
ore 16:00 Università AUSER Piacenza
sabato 17 gennaio 2015
ore 16:30 Università Aperta di Imola
mercoledì 18 febbraio 2015
ore 15:00 Università Adulti e Anziani di Vicenza
giovedì 19 febbraio 2015
ore 15:00 Università Adulti e Anziani di Este

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