Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Mon, 20 Oct 2014 10:12:14 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.9.2 Ex Pensione Corno d’Oro http://www.italialiberty.it/scheda/expensionecornodoro/ http://www.italialiberty.it/scheda/expensionecornodoro/#comments Mon, 20 Oct 2014 09:29:09 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5251 L’edificio è costituito da 4 piani coprendo un […]

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L’edificio è costituito da 4 piani coprendo un’altezza complessiva di 12 m. ed una superficie occupata totale di 1046,32 mq.L’area di pertinenza è caratterizzata da un cortile che circonda l’edificio. Presenta accessi sia in via Zulian che in via Sandro Gallo.

L’edificio è caratterizzato da un intonaco color rosso ma alcune parti sono in pietra bianca come gli angoli dell’edificio, il piano terra della torretta e tutta la facciata di una sezione del prospetto principale. Gli stemmi che si trovano sparsi lungo il prospetto principale e le cornici delle finestre sono dello stesso materiale. Sulla parte sporgente dell’edificio, all’angolo su via Zulian, in corrispondenza del piano terra, ci sono due nicchie con cornici ed un bassorilievo raffigurante un volto di donna. Alcune finestre del secondo piano hanno un balcone balaustrato con colonne sagomate, altre sostituiscono la balaustra con una ringhiera in ferro. Su uno dei prospetti laterali è presente una lastra in marmo bianco a memoria del capitano Biagio Zulian, al quale è dedicata anche la via.

* Contenuti tratti dal progetto ”L’architettura del Lido” della Municipalità di Lido-Pellestrina – Comune di Venezia, che hanno gentilmente concesso la pubblicazione su espressa licenza al progetto Italia Liberty senza fini di lucro.

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Villa dei Padri Armeni http://www.italialiberty.it/scheda/villapadriarmeni/ http://www.italialiberty.it/scheda/villapadriarmeni/#comments Mon, 20 Oct 2014 09:20:25 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5249 Edificio del 1907, questa villa presenta interessanti c […]

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Edificio del 1907, questa villa presenta interessanti caratteri romanico modernisti, rielaborati dall’architetto Rupolo che dimostra di non volgere le spalle al Liberty, riuscendo a comporre i corpi e gli avancorpi dell’edificio e le loro altezze in modo vario e sciolto.

Il basamento della villa è costituito da bugnato con piccole finestre per dare luce al sotterraneo. L’accesso al primo piano è costituito da un arco semicircolare con armille in mattoni, su piedritti pure in mattoni. Le varie finestre semplici, bifore e trifore, sono disposte in modo da rendere sempre più leggere e traforate le masse murali man mano che ci si avvicina alla sommità. Alcune finestre circolari, conferiscono all’insieme maggiore varietà. A fianco dell’ingresso principale c’è una loggetta ad arcatine di laterizi modanati semicircolari, su colonne e capitelli.

La cornice di gronda è costituita da modiglioni in legno, sorreggenti la sporgenza del tetto che copre tutta la fabbrica. La decorazione del sottotetto è completamente scomparsa. Gli architravi delle finestre sono ispirati alle forme veneziane, che danno l’idea di arco frastagliato. I contorni delle finestre, le colonne, i capitelli, le mensole, le lastre dei balconi, tutte le parti decorative sono in pietra artificiale; le murature sono in materiale laterizio.

Splendidi i ferri battuti delle scale esterne e degli archi delle porte finestre a motivi di eleganti insetti che disegnano delle raffinatissime decorazioni, con le ali spiegate di libellule e farfalle, o le sottili ragnatele di aggraziati aracnidi.

Descrizione tratta dalla scheda del Corso di Turismo Ambientale della Provincia di Venezia.

* Contenuti tratti dal progetto ”L’architettura del Lido” della Municipalità di Lido-Pellestrina – Comune di Venezia, che hanno gentilmente concesso la pubblicazione su espressa licenza al progetto Italia Liberty senza fini di lucro.

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Il Liberty a Bari http://www.italialiberty.it/liberty-bari/ http://www.italialiberty.it/liberty-bari/#comments Fri, 17 Oct 2014 21:26:32 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=5229 Parlare di Liberty significa parlare di uno stile che h […]

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Parlare di Liberty significa parlare di uno stile che ha assunto una portata internazionale e che ha interessato ogni settore nel campo dell’arte, dalla pittura alla architettura, dalle arti applicate all’arredamento. Esso però, ha rappresentato soprattutto la risposta ad un particolare momento storico in cui si è cercato attraverso l’arte, di educare le masse al gusto del bello e di sopire eventuali focolai di rivoluzione di natura sociale, imperante nelle nuove classi operaie. L’Europa, e in particolare l’Inghilterra, sono state il teatro di questa rivoluzione del gusto, legato anche a motivazioni di tipo economico, ad uno stallo dei mercati soprattutto inglesi, che avevano difficoltà a lanciare i propri prodotti in una competizione internazionale. L’estetica della funzionalità consentì di creare prodotti di qualità che univano la praticità ad una rinnovata estetica, dando vita a figure professionali che possiamo considerare gli antesignani dei moderni designers. La pubblicazione di un recente volume intitolato “Il Liberty a Bari” pone delle profonde riflessioni sul recupero delle architetture Liberty della città e di alcuni centri della provincia, come testimonianza di un momento storico particolare che l’Italia, e soprattutto la Puglia ha vissuto con un ritardo cronologico, e come “fenomeno di importazione”. Il nuovo stile unisce il razionalismo del progetto che si imposta sul rigore della forma geometrica, e la libertà del decoro che esprime invece, il dinamismo del divenire del progresso, nella linea sinuosa, sensuale che si avvolge su se stessa, e che trae ispirazione dalla natura.

L’Europa pullula di nuovi edifici e di grandi architetti, come Otto Wagner, considerato “un pioniere del modernismo”, in quanto la sua progettualità comprende l’impiego delle nuove tecniche e dei nuovi materiali. Otto Loos, l’austriaco Josef Hoffmann, e lo scozzese Charles Renne Mackintosh preferiscono il rigore della linea retta alla curva flessuosa. La nuova architettura sperimenta la fusione tra decorazione e funzione, ma in Italia la cultura ha difficoltà ad inserirsi in una dimensione europea a causa di una tradizione regionale che da poco si è inserita nella “neoformazione” di uno stato unitario, e per la persistenza di una cultura accademica. A Bari il Liberty arriva tra il 1910-1911, in un momento di crescita della città che assorbe un numero notevole di immigrati dall’entroterra, e che si rinnova innestandosi sulla “fisionomia urbana” del “murattiano”. Questa nuova architettura decorata in superficie, con motivi desunti dalla contemporanea architettura europea, si avvale della collaborazione di botteghe artigiane che realizzano gli inserti decorativi. Tra ebanisti, elettricisti, e fabbri, si distinguono un gruppo di scultori e pittori, quali Mario Praier, che ha decorato il vecchio Oriente e il Santalucia; Armenise, autore dell’affresco sulla volta del Petruzzelli; e Colonna. Tra gli scultori: Cifariello, Civera, e De Bellis. I committenti fanno incidere la data di costruzione e il loro nome sulla chiave di volta dell’arco sul portone principale; la presenza di maschere apotropaiche hanno funzione decorativa e scaramantica. Cornucopie, foglie di acanto, conchiglie, sono simbolo di prosperità e di buon auspicio, oltre ad ostentare un certo status sociale. Tra i palazzi in stile tardo Liberty presenti nella città di Bari si fa menzione di: palazzo di via Buozzi 39 commissionato da Nicola Gomes nel 1910, che presenta ornamenti desunti dalla tradizione liberty europea, con fiori stilizzati, che decorano anche il portone in legno suddiviso in quattro ante uguali. Palazzo Diasparro del 1911 è situato al numero 21-27 di Corso Cavour, angolo via Piccinni numero 6, ed è uno dei più importanti in Bari; presenta due facciate uguali, scandite lateralmente da due finte torri che delimitano un registro interno coronato da un cornicione con mensole; particolare è la fascia di piastrelle in ceramica a motivo floreale verde e rosso che corre lungo la parete centrale al di sotto delle bifore dell’ultimo piano. Palazzo Isolato del 1912 è compreso tra via De Giosa, via Cardassi, via Bozzi, e via Imbriani. L’edificio ha quattro piani e il corpo centrale sul prospetto di via De Giosa si caratterizza per la presenza di quattro paraste terminanti con teste di meduse.

La facciata elabora una sintesi di equilibri tra gli elementi verticali delle paraste e delle finestre allungate, e quelli orizzontali del cornicione, delle balconate e dello zoccolo in pietra al piano terra. Il palazzo di via Tanzi numero 26 fu commissionato nel 1912 dal gen. Galati e progettato dall’architetto Saverio Dioguardi. La villa nasceva come residenza di periferia e il progetto originario prevedeva un piano terra e un primo piano. Gli attuali proprietari che lo acquistarono nel 1947 realizzarono la sopraelevazione di due piani; delicati elementi decorativi a volute con soggetti floreali caratterizzano i parapetti in cemento della balconata e le eleganti ringhiere in ferro battuto. Palazzo Clemente in piazza Umberto 21-23 fu commissionato dal dott. cav. Giovanni Clemente nel 1912, su progetto dell’ingegnere Orazio Santalucia. Fasce decorative orizzontali corrono lungo le aperture dei balconi, intervallate da testine femminili al primo piano e da mascheroni al secondo livello. Palazzo Dioguardi fu progettato dall’architetto Saverio Dioguardi nel 1913-14, su commissione di Nicola Dioguardi; è ubicato in via Crisanzio 97, angolo via Visconti. Caratteristiche del prospetto sono l’eleganza del dettaglio e la coerenza formale impostata sull’andamento ritmico degli elementi decorativi in stucco; particolare è il dettaglio del portone inserito all’interno di un semicerchio sormontato in alto dalla testa di un leone. Su commissione di Antonio Radicchio è stato costruito nel 1915-16 il palazzo di via Argiro, su progetto dell’ingegnere Michele De Vincentiis. Gli equilibri formali si impostano sull’incrocio delle paraste del registro centrale, e sulla orizzontalità delle lunghe balconate che si caratterizzano per i disegni fitomorfici del ferro battuto. Palazzo Atti è sito in Corso Cavour n°24 ed è stato progettato dall’ing. Ettore Patrono tra il 1915-16. Si tratta di un edificio piuttosto monumentale; il prospetto si caratterizza per l’eleganza del portone incorniciato da due colonne che poggiano su alti piedistalli; i capitelli compositi sostengono una trabeazione che poggia anche su tre piccole mensole, sulla quale si imposta il balcone centrale del primo livello che segue una leggera curvatura e termina nelle parti laterali con due statue in posizione seduta che non sono presenti nel progetto iniziale. Palazzo Sbisà sempre in Corso Cavour 127, con angolo in via Dante è stato progettato su commissione di Giacomo Sbisà nel 1907 ed è uno dei primi costruiti in Bari. Anche qui la presenza di paraste interrompono la continuità dei marcapiani. Sul prospetto lungo la parete del primo piano corre una fila di piastrelle quadrate in ceramica. Al 1912 risale invece, l’edificio di via Sparano 99, che fu costruito su un preesistente edificio del 1880 con primo piano e piano terra. Oggi il palazzo è di quattro piani e si presenta con un’architettura molto semplice, suddiviso in tre parti con corpo centrale più stretto delimitato dalle lunghe paraste che sporgono dal parapetto e interrompono il ritmo delle mensole. I balconi presentano ringhiere in ghisa molto semplici e trabeazioni elaborate. In via Calafati n°396 angolo via Ravanas si trova il palazzo commissionato da Raffaele e Giuseppe Garibaldi, su progetto di Tommaso Barile del 1916. Al progetto originale su due livelli si aggiunse un terzo piano. Anche in questo caso si tratta di un’architettura molto semplice impostata sulla essenzialità della forma e sul rigore degli elementi decorativi. L’edificio in via Tunisi 7, angolo via Mola fu progettato nel 1915-16 da Tommaso Barile su commissione di Domenico Danese; il portone del prospetto principale è inserito all’interno di un profilo di cemento squadrato, sormontato da un suggestivo mascherone. Due lunghe lesene corrono per tutta l’estensione del prospetto tagliando la superficie in tre e delimitando la zona centrale. In via Imbriani 56, angolo via Bozzi è sito il palazzo costruito tra gli anni 18 e 20 del Novecento, su committenza di Vito Luigi Alberotanza; lunghe paraste suddividono l’edificio in cinque parti, di cui le esterne risultano più piccole.

La facciata si compone di finestre e balconi che si susseguono in un ritmo alternato di sequenze che si combinano nei diversi livelli dell’edificio. Il palazzo di via Tunisi 1, angolo via Emanuele Mola, datato 1920 si caratterizza per il suo portone con volto di donna centrale e margherite laterali e una ghirlanda con fiocchi sostenuta da due piccole figure che sorreggono lo stemma centrale con la datazione in numero romano. In via De Rossi 221, angolo via Crisanzio è ubicato un palazzo monumentale progettato dall’architetto Miraglia nel 1921; imponenti paraste, di cui due angolari, suddividono la facciata in tre parti, sottolineando le dimensioni di quella centrale che alterna un ritmo consecutivo di finestre e balconi. Palazzo Chimienti in via Marchese di Montone 98 è stato progettato nel 1921 dall’ingegnere Pasquale Lo Foco; si sviluppa su tre livelli e presenta una certa sobrietà nell’impianto generale. Il palazzo sito in Corso Vittorio Emanuele 78 si caratterizza per le decorazioni del portone sulle cui ante sono incise ghirlande di fiori e due mascheroni che occhieggiano ostentando una smorfia con la lingua. Villa Ombrosa in via Alcide De Gasperi 389 fu commissionata da Luigi Colonna nei primi anni del 1900; ancora oggi, si conserva un ampio arco ellittico sull’ imponente ingresso che presenta due leoni ai lati. Villa Anelli in via Alcide De Gasperi 354 presenta una importante recinzione la cui cancellata si evidenzia per la presenza di pilastri in cemento sormontati da teste di caprone simbolo del diavolo che custodisce la casa dai malevoli; gli altri pilastri che cadenzano il ritmo della cancellata, presentano capitelli decorati a motivo floreale con foglie e rose. Una menzione particolare va dedicata al Kursaal Santalucia, e al Teatro Margherita. Il Kursaal fu commissionato tra il 1924-27 dalla famiglia Santalucia e progettato dall’ingegnere Orazio Santalucia. Dal 1927 viene adibito a locale per la proiezione cinematografica, teatro, bar, ristorante, sale congressi e abitazioni. Il 15 giugno 1955 fu ampliata la sala cinematografica, mentre al 1988 risale il restauro dell’architetto Paolo Portoghesi. L’impianto presenta un corpo centrale scandito da grandi vetrate e da importanti decorazioni inserite negli spazi tra gli arconi delle vetrate. All’interno si possono ammirare dipinti di Mario Prayer. Infine, il Teatro Margherita sito in Piazza IV novembre fu progettato dall’ingegnere Francesco De Giglio tra il 1912-14, e fu commissionato dalla Società Anonima Pubblici Divertimenti Orfeo di Bari. L’incendio del 22 luglio 1911 distrusse il complesso iniziale del 1893 denominato Eden Margherita, destinato allo svago e alla ristorazione, e collegato da un ponte alla terraferma. Fu inaugurato il 22 agosto 1914 con il nome Kursaal Margherita, in onore della moglie di re Umberto I di Savoia, e alla committenza fu concesso il tratto di costa dove sorgeva appunto, il nuovo teatro. Il teatro fu costruito nel mare poggiato su palafitte e si sviluppava su una superficie di 3500 metri quadrati. Fu salotto della Bari bene, e dal ’43 fu punto di smistamento per le truppe americane; nel ’46 fu ripristinato a seguito dei danni riportati per lo scoppio di una nave americana. Con lo scadere della concessione il Teatro fu acquistato dallo Stato, e ha cessato così, di essere luogo di rappresentazione. La struttura si presenta con un ricco apparato decorativo e si caratterizza per la presenza di un ampio arco a vetrata affiancato da due alti pinnacoli. La cupola è ottagonale con lucernario di chiusura.

 
Antonella Colaninno

(Foto di Gianni Porcellini)

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Società Ceramica Colonnata http://www.italialiberty.it/societa-ceramica-colonnata/ http://www.italialiberty.it/societa-ceramica-colonnata/#comments Fri, 17 Oct 2014 20:50:40 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=5222 La Società Ceramica Colonnata, costituita intorno al 18 […]

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La Società Ceramica Colonnata, costituita intorno al 1891, fu la prima fabbrica di ceramiche impiantata a Sesto Fiorentino dopo la Manifattura Ginori. I fondatori dell’azienda ritennero di poter trovare spazi di mercato producendo maioliche ispirate a modelli rinascimentali. Alcune della maggiori manifatture dell’area fiorentina, dalla Cantagalli alla Salvini, alla Manifattura di Signa, producevano in quegli anni oggetti ispirati ad opere e stili di epoche passate. Il gusto per la riproduzione di opere rinascimentali era una tendenza affermatasi verso la metà dell’800 e la stessa Manifattura Ginori aveva ottenuto fama e successi commerciali in Italia e a livello internazionale, non solo per la raffinatezza delle sue porcellane, ma anche per la bellezza delle riproduzioni di opere robbiane e per la perfezione delle decorazioni a raffaellesche. Negli ultimi anni dell’800 tuttavia la fabbrica di Doccia, in piena espansione industriale, aveva progressivamente ridotto la produzione più squisitamente artigianale, ed in particolare quella di maioliche artistiche, aprendo di fatto spazi di mercato per aziende di piccole dimensioni. La Colonnata si affermò subito per la qualità della sua produzione ottenendo nel 1893 la medaglia d’oro alla World’s Columbian Exposition di Chicago. Il successo d’immagine ebbe immediate ricadute positive sul piano commerciale e produttivo tanto da consentire all’azienda di occupare nel 1896 circa 20 persone. Elemento determinante per lo sviluppo dell’azienda fu la professionalità dei proprietari e dei lavoratori. Nel 1898 risultavano proprietari della Società Ceramica Colonnata: Vittorio Bucherelli, Alfredo Contini e Olimpio Zoppi (tutti e tre ex pittori della Manifattura Ginori), Ugo Ciapini, (scultore e ornatista), Aristodemo Puliti e Ugo Tacconi. I primi due, come del resto alcuni degli operai della fabbrica, avevano frequentato la Scuola di Disegno Industriale e successivamente avevano lavorato per periodi più o meno brevi nella Manifattura Ginori. Negli anni del liberty la Colonnata produsse oggetti di pregio operando una ricerca innovativa nella quale è riconoscibile l’influenza di Galileo Chini, ineludibile punto di riferimento per tutti coloro che in Italia intendevano fabbricare ceramiche ispirandosi all’Art Noveau. Anche in quel periodo tuttavia la Colonnata continuò a produrre opere ispirate a modelli rinascimentali; tale tipo di produzione costituì una costante nella storia della fabbrica, tanto che alcuni modelli rimasero ininterrottamente in catalogo per quasi trent’anni. Dagli inizi del ’900 alla prima guerra mondiale la Colonnata visse un periodo di stabilità e di relativa espansione, testimoniata dagli acquisti avvenuti tra il 1905 e il 1913 prima di “uno stabile ad uso di manifattura” e poi di alcuni terreni confinanti. Nel 1913 la fabbrica occupava 20 operai. Durante la prima guerra mondiale, in un contesto economico di grave crisi, anche la Colonnata fu costretta ad un notevole ridimensionamento; il dopoguerra e gli anni ’20 furono per l’azienda sestese un periodo di lenta ripresa; nel 1930 il numero degli occupati salì a 19 unità. Nella prima metà degli anni ’30, i proprietari della Società Ceramica Colonnata furono costretti, per motivi anagrafici, ad abbandonare il lavoro. Nel 1937 la fabbrica fu acquistata dall’appena costituita Arte Ceramica Italiana, ribattezzata poi nel 1939 “Arte Ceramica Italiana – La Colonnata” per sottolineare la continuità con una storia produttiva che era diventata ormai parte della tradizione ceramica sestese.
Fonte:

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Manifattura Egisto Fantechi http://www.italialiberty.it/manifattura-egisto-fantechi/ http://www.italialiberty.it/manifattura-egisto-fantechi/#comments Fri, 17 Oct 2014 20:40:18 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=5218 Nel 1905 Egisto Fantechi acquistò tutte le quote della […]

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Nel 1905 Egisto Fantechi acquistò tutte le quote della proprietà di un’azienda che aveva contribuito a costituire verso la fine dell’800: la Società Industriale per la Fabbricazione delle Maioliche Artistiche. Subito dopo l’acquisto Fantechi trasformò la ragione sociale della fabbrica dandole il proprio nome.

La Società Industriale per la Fabbricazione delle Maioliche Artistiche aveva iniziato l’attività verso la fine del 1896. Fu fondata da sette soci: Egisto Fantechi, Luigi Ceccherini, Francesco Grassi, Paolo Banchelli, Giuseppe Conti, Ugo Zaccagnini e Augusto [detto Agostino] Fantini. I sette soci fondatori avevano alle spalle un percorso di formazione professionale e di lavoro molto simile. Con l’unica eccezione di Fantini tutti avevano frequentato la Scuola di Disegno Industriale di Sesto Fiorentino, e tutti, Fantini compreso, avevano lavorato nella Manifattura Ginori. La Società Industriale si caratterizzò fino dagli inizi della sua attività per la qualità della produzione tanto da ottenere nel 1902 una medaglia d’argento alla Esposizione Internazionale di Lille. L’azienda poteva usufruire della professionalità dei suoi proprietari le cui singole competenze coprivano le più importanti fasi del processo di lavorazione: Zaccagnini era un modellatore, Conti un formatore, Fantini un fornaciaio, Banchelli, Ceccherini e Grassi erano pittori di maioliche, Fantechi un decoratore di porcellana. Se i primi sei misero a disposizione della fabbrica probabilmente soprattutto la loro professionalità, Fantechi vi aggiunse le risorse economiche. Suo padre era infatti quello che oggi definiremmo un piccolo imprenditore edile; i locali dove la Società Industriale svolgeva la sua attività erano di proprietà di Egisto Fantechi.

La produzione della Società Industriale, improntata alle caratteristiche professionali dei proprietari, era costituita principalmente da riproduzioni in maiolica e in terraglia di ceramiche e di opere d’arte rinascimentali. Fonte costante d’ispirazione fu la produzione di maioliche artistiche della Manifattura Ginori che proprio in quegli anni la fabbrica di Doccia, in piena espansione industriale, stava fortemente riducendo. Alla produzione in stile rinascimentale la Società Industriale affiancò oggetti in stile liberty in un momento in cui l’Art Noveau stava furoreggiando in ogni settore artistico e artigianale; e proprio nella produzione in stile liberty è visibile un notevole impegno di creatività originale.

I primi anni di attività della Società Industriale furono particolarmente felici, tanto che agli inizi del ’900 nella fabbrica lavoravano 27 persone, ivi compresi i proprietari. Ma nel giro di poco tempo la situazione cambiò; alla fine del 1905 il personale era sceso a 12 unità. Fu in questa situazione di crisi che s’inserì probabilmente la proposta di Egisto Fantechi di acquisire tutte le quote della proprietà della fabbrica. Nel corso di quello stesso 1905 Fantechi divenne proprietario unico della fabbrica dandole il proprio nome. In pochi anni riuscì a risollevare le sorti della manifattura; il personale della fabbrica fu continuamente incrementato: nel 1911 raggiunse le 26 unità.

La fabbricazione di oggetti in stile liberty era stata ormai abbandonata; il campionario era ora composto in gran parte da oggetti con forme e decori che si ispiravano alla produzione artistica rinascimentale. E questo tipo di produzione non sarebbe stata abbandonata nei due decenni successivi. Una suggestiva testimonianza del repertorio stilistico e delle tecniche di lavorazione adottati in quegli anni dalla Manifattura Fantechi è costituita dalla collezione di bozzetti, modelli e forme in gesso conservati nell’Archivio della Ceramica Sestese.

I buoni risultati ottenuti con la fabbrica consentirono a Fantechi di allargare il campo delle sue attività economiche. Intorno al 1910 inaugurò un negozio in via della Vigna Nuova a Firenze, dove veniva prevalentemente venduta la produzione della manifattura, e un esercizio commerciale a Prato, il Gran Bazar della città di Prato, dove come in un moderno grande magazzino, veniva venduto un po’ di tutto, compresi ovviamente oggetti in ceramica. Lo scoppio della prima guerra mondiale, e il tragico protrarsi del conflitto, incisero in maniera fortemente negativa anche sulla vita dell’azienda sestese. Occorse del tempo dopo la guerra per superare le difficoltà, ma nel corso degli anni ’20 la fabbrica riprese il cammino interrotto incrementando anche le capacità produttive. Nel 1927 lavoravano nell’azienda 40 operai, tutti come in passato, di sesso maschile.

Egisto Fantechi Sesto Fiorentino Grande vaso in terracotta maiolic

Intanto le attività imprenditoriali di Egisto Fantechi si estendevano ancora a Sesto Fiorentino; già proprietario di un bar, il Caffè Tebe, nel 1920 fece edificare una sala teatrale e cinematografica, il Cinema Teatro Verdi, che fu attrezzato anche per allestire opere liriche. L’accoglienza del pubblico fu probabilmente molto favorevole, tanto da convincere Fantechi a far costruire nel 1924, un’altra sala. Nel 1931 le sale Verdi furono dotate di impianti di proiezione per il cinema sonoro. Due anni dopo, nel 1933, moriva Egisto Fantechi. La sua attività imprenditoriale fu continuata dai figli Mario e Renato che già da diversi anni lo coadiuvavano nella gestione degli affari. Negli anni ’30 la manifattura continuò a fabbricare oggetti che riproducevano più o meno fedelmente opere di epoca passata, tentando tuttavia non poche innovazioni nelle forme e nei decori.

Nel secondo dopoguerra, la manifattura continuò la propria attività per poi chiuderla definitivamente all’inizio degli anni ’60 quando fu posta in liquidazione.

 

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Bibliografia

F. CAPETTA, G. CEFARIELLO GROSSO, S. GENTILI, M. P. MANNINI, La ceramica sestese. In occasione della Mostra storica della ceramica sestese. Sesto Fiorentino, Villa Corsi Salviati, 31 marzo-29 aprile 1990, Introduzione di G. CONTI, Firenze, Opus Libri, 1990.
G. CONTI, G. CEFARIELLO GROSSO, La maiolica Cantagalli e le manifatture ceramiche fiorentine, Introduzione di R. MONTI, Roma, De Luca 1990.
La Manifattura Egisto Fantechi. Modelli, materiali e documenti di una ceramica sestese (1896-1940). Sesto Fiorentino, Villa San Lorenzo, 10 settembre – 9 ottobre 1994, Firenze, Arti Grafiche Giorgi & Gambi, 1994.
Antonio Malavolti Renato Bertelli Modelli originali in gesso di due scultori toscani del Novecento. Firenze, Galleria Brancolini-Desramaux, Settembre 1996, a cura di G. BADINO, I. BRANCOLINI, V. DESRAMAUX, Firenze, Tipo Lito Tannini, 1996.
P. MALDINI, R. TACCHELLA, Ceramica liberty in Italia, Introduzione di R. BOSSAGLIA, Torino, Umberto Allemandi e C., 1999.
ASSOCIAZIONE TERRE DI TOSCANA, Terre fiorentine. Le città toscane di antica tradizione ceramica, Roma, Tip. Città Nuova della P.A.M.O.M., 2002.

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Fonte: www.sestopromuove.it/node/14

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Manifattura Liberty Ginori, dal 1896 Manifattura Richard-Ginori http://www.italialiberty.it/manifattura-liberty-ginori-dal-1896-manifattura-richard-ginori/ http://www.italialiberty.it/manifattura-liberty-ginori-dal-1896-manifattura-richard-ginori/#comments Fri, 17 Oct 2014 20:30:34 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=5215 La storia della ceramica sestese in epoca moderna ebbe […]

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La storia della ceramica sestese in epoca moderna ebbe inizio con la fondazione della Manifattura Ginori avvenuta intorno al 1737. La fabbrica sestese fu una delle prime manifatture europee a produrre porcellane in un’epoca in cui la fabbricazione di porcellana, diffusa da secoli in estremo oriente, era in Europa ad uno stadio ancora quasi sperimentale. Proprio per questo il progetto del marchese Carlo Ginori, esponente di rilievo dell’aristocrazia toscana, di creare una manifattura di porcellane in un paese in cui gli abitanti erano da sempre dediti all’agricoltura, non fu di facile attuazione. Non era facile reperire le materie prime utili ad ottenere impasti e decorazioni di qualità; mancavano riferimenti produttivi e culturali. Fu quindi necessario ingaggiare pittori e tecnici stranieri e formare professionalmente come ceramisti alcuni contadini delle molte proprietà terriere dei Ginori. Oltre alle difficoltà tecniche la fabbrica di Doccia doveva affrontare problemi stilistici. Cosicché per consentire agli artisti che lavoravano nella manifattura di avere modelli iconografici a cui ispirarsi, Carlo Ginori acquistò calchi di opere d’arte, cammei, terrecotte, libri di storia dell’arte e di architettura, cere e bronzetti di Massimiliano Soldani Benzi e Giovan Battista Foggini, due scultori fiorentini tardo-barocchi di notevole valore.

ginori liberty donne trio

Durante i primi due pionieristici decenni di attività, la Ginori produsse comunque opere di grande pregio artistico: statue e gruppi plastici in porcellana bianca di notevoli dimensioni, serviti da tavola e da caffè decorati assai spesso con motivi ispirati alle porcellane prodotte in estremo oriente; i decori del tulipano e del galletto, in particolare, ottennero consensi tali da avere largo spazio nella produzione della manifattura di Doccia lungo tutto l’arco del ’700.
Nello spazio di pochi decenni la manifattura divenne un’azienda di notevoli dimensioni; nel 1774 occupava già oltre 100 operai. Fabbricava maioliche e porcellane di grande pregio artistico, per le quali era conosciuta in tutta Europa. La porcellana stava diventando ormai un comune oggetto d’arredamento nei palazzi dell’aristocrazia e la sua fabbricazione, come quella di ogni altro prodotto dell’artigianato artistico, era influenzata dalle mode, dall’affermarsi di nuovi canoni stilistici nel panorama dell’arte.
Verso la fine del ’700 si affermò in Europa il gusto neoclassico e la produzione della manifattura ne subì fortemente l’influenza; molte decorazioni furono ispirate al repertorio archeologico. Caratteristici di tale epoca furono i vasi e i serviti decorati con soggetti tratti dai volumi dell’opera Antichità di Ercolano che illustravano le scoperte archeologiche effettuate proprio in quegli anni. Nello stesso periodo, a seguito delle conquiste napoleoniche si diffuse lo stile impero che imponeva forme più lineari e severe; la fabbrica di Doccia recepì, rielaborandola, anche questa nuova tendenza del gusto.
Le caratteristiche artigianali della produzione non cambiarono per molto tempo. Nella prima metà dell’800 la manifattura fabbricava mediamente 500.000 pezzi in maiolica e 100.000 in porcellana all’anno occupando ancora circa 100 operai, tutti di sesso maschile.
Solo negli ultimi quattro decenni dell’800 nella manifattura avvenne una trasformazione in senso industriale. Per favorire questo processo di sviluppo, nel 1873 venne istituita a Sesto Fiorentino la Scuola di Disegno Industriale dando a tale istituto il ruolo di centro di formazione professionale per i lavoratori più qualificati in un momento in cui, nel settore ceramico, la realizzazione di una forte espansione della produzione era possibile quasi esclusivamente con un altrettanto consistente incremento della mano d’opera e solo in minima parte con la meccanizzazione delle lavorazioni. Nel 1893, anno che costituì una sorta di punto d’arrivo di questo lungo processo di trasformazione produttiva, la fabbrica si estendeva su una superficie di circa 70.000 metri quadrati, occupava quasi 1.400 persone di cui oltre 300 erano donne, e fabbricava una enorme quantità di oggetti: quasi 4.000.000 di pezzi all’anno. La produzione seriale di porcellane di uso comune, fabbricate in una vasta gamma di tipologie, dalle più raffinate e più costose a quelle di minor prezzo con decorazioni molto semplici, aveva acquistato col passare degli anni uno spazio preponderante nell’attività produttiva della manifattura. Accanto a questa si era sviluppata la fabbricazione di oggetti di uso industriale ed in particolare di isolatori telegrafici ed elettrici. La manifattura continuò comunque anche in quel periodo a produrre oggetti di grande pregio artistico ottenendo successi in molte esposizioni internazionali presentando il meglio della propria produzione: dal vasellame in finissima pocellaa ai grandi vasi decorati con paesaggi di gusto naturalistico dal pittore Giuseppe Benassai.
Dopo l’acquisto dell’azienda da parte del gruppo Richard (avvenuto nel 1896) l’espansione industriale venne ancora accentuata. La produzione artistica continuò comunque ad avere uno spazio importante nell’attività della manifattura. Nella stagione del liberty la Richard-Ginori fabbricò opere di grande pregio. Esili vasi, brocche, basi per lampade dalle linee sinuose in porcellana bianca, impreziosite da decori in rilievo costituirono una nuova raffinata linea produttiva che trovò larghi consensi in particolare alla Esposizione Universale di Torino del 1902.
Negli anni ’20 Gio Ponti progettò per la Richard-Ginori, linee produttive fortemente innovative che sarebbero ben presto diventate un punto di riferimento per l’intero settore dell’artigianato artistico. Utilizzando forme del repertorio classico, Ponti progettò decorazioni caratterizzate da sfondi geometrici ed elementi architettonici (colonne, archi, piedistalli) e da figure, isolate o in gruppo, collocate su sfondi a ripartizioni geometriche. Negli anni ’30 iniziò a collaborare con la Richard-Ginori Giovanni Gariboldi, allievo di Ponti. Garboldi continuò a progettare forme e modelli per la manifattura sestese fino all’inizio degli anni ’70. Lontano da qualunque sontuosità decorativa, l’impianto estetico delle opere create da Gariboldi, era basato sull’essenzialità della struttura, sull’efficienza funzionale degli oggetti. Verso la fine degli anni ’50 fu definitivamente abbandonata l’antica sede di Doccia della manifattura; negli anni precedenti l’attività produttiva era stata progressivamente trasferita in un nuovo stabilimento costruito in un’altra zona di Sesto Fiorentino. I nuovi locali, inaugurati nel 1949, costituiscono tuttora la sede della Richard-Ginori.

 

Fonte: www.sestopromuove.it

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La manifattura Ernesto Conti http://www.italialiberty.it/manifattura-ernesto-conti/ http://www.italialiberty.it/manifattura-ernesto-conti/#comments Fri, 17 Oct 2014 20:26:15 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=5212 Come altri ceramisti sestesi che tra la fine dell’ […]

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Come altri ceramisti sestesi che tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900 impiantarono aziende artigianali, anche Ernesto Conti fondatore della manifattura omonima, aveva frequentato la Scuola di Disegno Industriale e successivamente era stato assunto dalla Manifattura Ginori. Negli ultimi anni dell’800 Conti iniziò a lavorare in proprio come pittore, e solo intorno al 1908 allargò la sua attività dando vita ad una piccola manifattura artigianale. Il campionario dell’azienda fu fortemente caratterizzato, fino dagli inizi, da riproduzioni di ceramiche di epoche passate, in particolare rinascimentali: le opere robbiane e i repertori di antichi centri ceramici quali Urbino e Cafaggiolo, costituivano le più importanti fonti di ispirazione. E tuttavia non mancarono riusciti tentativi di produrre oggetti che si richiamavano alle tendenze innovative del gusto affermatesi agli inizi del ’900. Ne è un esempio il vaso di ispirazione liberty riprodotto in una delle pagine seguenti.

All’inizio degli anni ’20 l’azienda abbandonò la sua prima sede, situata in via Cavallotti, per trasferirsi nei locali ubicati nell’attuale via Barducci, dove a numeri 3 e 5, è ancora oggi visibile l’antica facciata della fabbrica. Il trasferimento fu reso probabilmente necessario dall’esigenza di incrementare l’attività produttiva. Nel corso degli anni ’20 l’edificio fu più volte ampliato; tra il 1926 e il 1931 il numero dei dipendenti passò da 12 a 33 unità. La manifattura Conti ebbe un importante riconoscimento della qualità della sua produzione nel 1923, all’Esposizione Risveglio industriale e commerciale di Milano, dove l’azienda ottenne la medaglia d’oro per la realizzazione di un vaso in maiolica di grandi dimensioni decorato in stile Urbino dal pittore Ennio Pozzi; il decoro raffigurava Ettore trascinato da Achille. Anche di questo vaso è visibile una riproduzione alle pagine successive. Nel corso degli anni ’20 Ernesto Conti venne affiancato nella conduzione dell’azienda dai figli Fosco e Contino che ne continuarono l’attività dopo la sua morte avvenuta nel 1930.

Nel secondo dopoguerra la produzione della fabbrica si orientò quasi esclusivamente su soggetti sacri di stile robbiano. L’azienda cessò definitivamente la sua attività nel corso degli anni ’70.

 

Carta intestata Man. Conti

 

 

 

 

 

 

Bibliografia    
F. CAPETTA, G. CEFARIELLO GROSSO, S. GENTILI, M. P. MANNINI, La ceramica sestese. In occasione della Mostra storica della ceramica sestese. Sesto Fiorentino, Villa Corsi Salviati, 31 marzo-29 aprile 1990, Introduzione di G. CONTI, Firenze, Opus Libri, 1990. P. MALDINI, R. TACCHELLA, Ceramica liberty in Italia, Introduzione di R. BOSSAGLIA, Torino, Umberto Allemandi e C., 1999. ASSOCIAZIONE TERRE DI TOSCANA, Terre fiorentine. Le città toscane di antica tradizione ceramica, Roma, Tip. Città Nuova della P.A.M.O.M., 2002.
www.sestopromuove.it/node/260

 

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Hotel Villa delle Palme http://www.italialiberty.it/scheda/hotelvilladellepalme/ http://www.italialiberty.it/scheda/hotelvilladellepalme/#comments Fri, 17 Oct 2014 14:10:29 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5210 L’edificio si erge su quattro piani: seminterrato […]

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L’edificio si erge su quattro piani: seminterrato, piano terra, primo e secondo piano, al di sopra dei quali ci sono le terrazze e una torre a due ordini. L’altezza dell’edificio è di circa 9 m. esclusa la torre. La pianta è irregolare. La copertura è costituita da terrazze cui è possibile accedere tramite la scala della torre. In origine una fascia decorativa a fresco, con un nastro viola e un ramo fogliato, correva sotto la grondaia e i muri del secondo piano. L’ingresso ha una scala laterale rettilinea. La torre ha una pianta poligonale ed è posta in modo angolare e prende avvio da un balconcino semicircolare al primo piano. La torre termina con una sorta di lanterna che ricorda un faro.

La torre è decorata da un ordine di medaglioni di colore celeste che corrono al di sotto della balaustra del lucernario realizzata con un motivo a croci di Sant’Andrea, intervallata dalle colonne che sostengono la copertura ottagonale come la torre. Tali medaglioni vanno a sostituire le originarie finestre ad oblò. Lo stesso motivo a croci di Sant’Andrea è ripetuto sulle balaustre delle terrazze. Il parapetto del balconcino semicircolre al primo piano e i due battenti del cancello sono in ferro battuto. La parte inferiore dei battenti è a ringhiera, quella superiore è simmetrica a valva di conchiglia con volute esterne, mentre internamente presentano un semplice reticolo a piccoli rombi.

L’edificio fu realizzato come residenza estiva nel 1906 dall’ing. Daniele Donghi, in collaborazione, per le parti in calcestruzzo, con l’ing. Porcheddu di Milano. Si tratta della residenza estiva dello stesso Donghi e della sua famiglia. Nel 1914 la villa fu venduta ed è attualmente sede dell’Hotel Villa delle Palme.

* Contenuti tratti dal progetto ”L’architettura del Lido” della Municipalità di Lido-Pellestrina – Comune di Venezia, che hanno gentilmente concesso la pubblicazione su espressa licenza al progetto Italia Liberty senza fini di lucro.

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Villino Camuzzoni http://www.italialiberty.it/scheda/villinocamuzzoni/ http://www.italialiberty.it/scheda/villinocamuzzoni/#comments Fri, 17 Oct 2014 13:58:40 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5208 La villa è a pianta quadrata ed è costituita da 2 piani […]

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La villa è a pianta quadrata ed è costituita da 2 piani coprendo un’altezza complessiva di 6 m ed una superficie occupata totale di 186,1 mq. L’area di pertinenza è adibita a giardino. La villa ha un’unica entrata principale in via Dandolo. Il tetto a tenda è costituito da tegole in laterizio.Una piccola scala in cemento porta all’entrata principale.

L’edificio non presenta particolari elementi decorativi. I pilastri su cui poggia il cancello sono caratterizzati da due statue a tutto tondo rappresentanti dei leoni e da decorazioni geometriche ricorrenti in molte ville dell’isola edificate nei primi del Novecento: cerchi e motivi lineari. Il prospetto principale si distingue per un balcone, al primo piano, in cemento con balaustrata a colonne con capitello di ordine ionico. Alle due estremità del parapetto vi sono due sculture a forma di pigna. Le finestre del piano terra sono rettangolari ed hanno una cornice bianca dipinta. Le finestre del primo piano hanno forma ad arco a tutto sesto, il centro dell’estradosso è a punta. L’arco ha una cornice in marmo bianco. L’imposta dell’arco si congiunge alla linea del marcapiano. Sul sottotetto, sorretto da mensole sagomate in legno, sono presenti tre piccole finestre ovali con cornice in pietra bianca.

* Contenuti tratti dal progetto ”L’architettura del Lido” della Municipalità di Lido-Pellestrina – Comune di Venezia, che hanno gentilmente concesso la pubblicazione su espressa licenza al progetto Italia Liberty senza fini di lucro.

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Hotel Villa Atlanta http://www.italialiberty.it/scheda/hotelvillaatlanta/ http://www.italialiberty.it/scheda/hotelvillaatlanta/#comments Fri, 17 Oct 2014 12:26:06 +0000 http://www.italialiberty.it/?post_type=scheda&p=5196 L’edificio è alto 13,5 m si sviluppa su 4 piani p […]

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L’edificio è alto 13,5 m si sviluppa su 4 piani più seminterrato ed occupa una superficie di 245 mq.

L’intero edificio è caratterizzato per la ripetitività di motivi floreali, sia in ferro nelle ringhiere dei balconi sia in cemento nella facciata principale nelle finestre e nella porta d’entrata, tra la parte alta degli stipiti e in tutta l’architrave.

L’edificio venne progettato da Corrado Rubens nel 1908. Noto inizialmente come villa Margherita, assunse poi la denominazione di Villa Zanga ed attualmente è divenuto la sede dell’hotel Atlanta Augustus.
Corrado Rubens, autore di altre ville al Lido, scelse per questo edificio un apparato decorativo “Liberty fiorito”.

* Contenuti tratti dal progetto ”L’architettura del Lido” della Municipalità di Lido-Pellestrina – Comune di Venezia, che hanno gentilmente concesso la pubblicazione su espressa licenza al progetto Italia Liberty senza fini di lucro.

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