Italia Liberty http://www.italialiberty.it a cura di Andrea Speziali Fri, 31 Jul 2015 12:49:34 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.3 155° Compleanno di Mucha all’insegna dell’Art Nouveau http://www.italialiberty.it/155compleanno-alfonsmucha/ http://www.italialiberty.it/155compleanno-alfonsmucha/#comments Fri, 24 Jul 2015 18:52:09 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=9000 ALFONS MUCHA (Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 lugl […]

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ALFONS MUCHA
(Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939)

Google porge gli auguri...

Google porge gli auguri…

A 77 anni dalla morte di Mucha, il 14 luglio a Vienna nasceva Gustav Klimt, un altro grande artista, protagonista della Secessione Viennese.

Alfons Maria Mucha, uno dei più importanti artisti dell’Art Nouveau, nasce a Ivancice, in Moravia (una regione dell’odierna Repubblica Ceca, che allora faceva parte dell’impero Austro-Ungarico). Mucha proviene da una famiglia numerosa della piccola borghesia e da bambino disegna molto bene e prende l’abitudine di fare la caricatura dei suoi compagni. Il suo talento come cantante gli permise di mantenersi gli studi fino al liceo, che frequenta a Brno (allora capitale della Moravia) e dopo il liceo diventa violinista alla Cattedrale di Brno. Buon calligrafo e disegnatore, Alphonse Mucha viene assunto come cancelliere nel tribunale dove il padre è ufficiale giudiziario, ma il lavoro da scribacchino non gli piace e il futuro pittore si trasferisce a Vienna, dove lavora per un’importante compagnia di design teatrale, accrescendo le sue conoscenze tecniche e artistiche (1879).

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Nel 1881, ritorna in Moravia e si stabilisce a Mikulov dove lavora in proprio, dipingendo paesaggi, ritratti e realizzando iscrizioni su pietre tombali.

E’ in questo ambiente che il conte Karl Khuen of Mikulov si interessa al suo lavoro e lo assume per decorare con degli affreschi i suoi castelli di Emmahof (in Moravia) e di Gandegg (in Tirolo).

Autoritratto di Alphonse MuchaIl conte Kluen, il signore del luogo, lo incarica di effettuare delle pitture murali nel suo castello e questo lavoro, che riscontra successo, lo fa accogliere dalla nobiltà locale che gli commissiona lavori, mentre il conte decide di sostenerlo economicamente perché il giovane pittori segua dei corsi.
Grazie a questo sussidio Alphonse Mucha può iscriversi all’Accademia delle Belle Arti di Monaco di Baviera dove resta per due anni dal 1885 al 1887.

A 27 anni, l’artista parte per Parigi dove si iscrive all’Accademia Julian e presso l’Académie Colarossi; Mucha vive a Montmartre dove incontra numerosi artisti e dove si dedica alla fotografia.

Il pittore affronta qualche anno di difficoltà economiche, producendo, per vivere, illustrazioni per riviste e manifesti pubblicitari molto belli, tanto che viene assunto dall’importante casa editrice Armand Colin.

Nel 1894 viene incaricato di realizzare un poster per pubblicizzare “Gismonda”, un’opera teatrale di Victor Sardou con protagonista Sarah Bernhardt. La finezza del disegno convince l’attrice a proporre a Mucha un contratto della durata di 6 anni.

La produzione di Mucha comprende moltissime opere, divise principalmente in dipinti, grafiche e manifesti pubblicitari, tutti permeati dagli elementi caratteristici dell’Art Nouveau.

I lavori di Mucha spesso raffigurano giovani donne in abiti dal taglio neoclassico, circondate da motivi floreali che formano cornici geometriche attorno alla figura.

Dopo la famosa Sarah Bernhard, anche i produttori di profumi, di champagne e di qualsiasi altra cosa fanno la coda davanti alla porta di Mucha.
Le sue opere sono ormai su tutti i muri e quotidianamente si incrociano le sue creazioni (sigarette Job, biscotti Lu, champagne Ruinart, etc.).

Illustrazione di Alphonse Mucha Poco alla volta si dà il nome di Art Nouveau allo stile di Mucha e le commesse affluiscono da tutte le parti, ciò che farà invitare l’artista all’Esposizione Universale del 1900.

Comincia ad insegnare nel 1896 e nel 1897, la Galleria la Bodinière, organizza una mostra per l’artista, la prefazione del catalogo è di Sarah Bernhardt.

Seguiranno altre esposizioni, sempre più prestigiose.
Verso la fine del 1905 Mucha parte per New York dove il suo arrivo è un vero e proprio avvenimento.

Mucha vive negli Stati Uniti dal 1906 al 1910 e quando ritorna in Europa, si stabilisce a Praga.
Cura le decorazioni del Teatro delle Belle Arti e di altri importanti palazzi praghesi.

Quando la Cecoslovacchia, dopo la Prima Guerra Mondiale, ottiene l’indipendenza Mucha disegna francobolli, banconote e altri documenti governativi per la neonata nazione, lavori per i quali l’artista non vuole essere rimunerato.

Nel 1919, le prime sette tele dell’Epopea slava, vengono esposte a Praga facendo grande sensazione.
Quello stesso anno il pittore si porta in America dove Mucha va a vivere per due anni, le grandi tele alle quali si dedica totalmente.

Nel 1921, ritorna in Europa e non la lascerà mai più.

Alphonse Mucha lavora per anni al completamento di quello che è considerato il suo capolavoro, l’Epopea slava, venti quadri di grandi dimensioni che rappresentano un’epopea simbolica del popolo slavo fin dall’Antichità, che viene completata e presentata a Praga il 14 luglio 1928.

Il pittore muore a Praga il 14 luglio 1939 e viene sepolto nel cimitero di Vysehrad, a Praga e la città gli dedica un museo.

 

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Tratto da: Settemuse.it

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Silvio Gambini http://www.italialiberty.it/silviogambini/ http://www.italialiberty.it/silviogambini/#comments Tue, 21 Jul 2015 21:25:28 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=8884 Figlio di Luigi, nacque a Teramo da una famiglia di mod […]

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Figlio di Luigi, nacque a Teramo da una famiglia di modeste origini il 18 ag. 1877. Studiò dapprima nella sua città natale, dove si diplomò nel 1897 come perito agrimensore presso l’istituto tecnico V. Comi. Stabilitosi in seguito a Busto Arsizio, dal 1899 il G. iniziò a collaborare come disegnatore per l’Ufficio tecnico comunale, dove contribuì alla progettazione dell’acquedotto e del macello civico di via Pepe. A partire dal 1900 entrò a far parte dell’Ufficio per il piano regolatore di Busto come applicato tecnico e contemporaneamente, come assistente dell’architetto C. Crespi Balbi, seguì il cantiere di costruzione della scuola G. Carducci.

Villa La Plancola  (1909-1913).  Via Boccaccio, 70. Demolita negli anni 50

Villa La Plancola (1909-1913). Via Boccaccio, 70. Demolita negli anni 50

Nel frattempo sempre a Busto si dedicò alla realizzazione dei portici del nuovo cimitero e alla progettazione delle edicole funebri per le famiglie Bossi, Milani e Decio. Dal 1901 il G. frequentò lo studio dell’ingegner G. Guazzoni con il quale collaborò fino al 1915 (Bairati – Pacciarotti). Dal 1903 diede inizio a una parallela attività indipendente, costruendo il villino, lo stabilimento di tessitura e la tintoria di A. Castiglioni in via G. Mameli (ora in parte demoliti) e il complesso edilizio della ditta Garavaglia in via M. d’Azeglio nei quali sono evidenti motivi derivanti dalla cultura liberty-secessionista.

Seguì quindi per il G. un’intensa attività professionale con i disegni per il mattatoio di Carmagnola (Torino), del 1903, con il villino Paris a Giulianova, progettato nel 1904 e portato a compimento nel 1918, con la villa Bossi a Fagnano Olona (Varese), con la villa Gagliardi a Sacconago (entrambe del 1905) e con una lunga serie di costruzioni a Busto, culminata nella realizzazione della villa Ferrario in via Palestro, che segnò l’inizio del suo successo e della sua concreta influenza sull’ambiente architettonico cittadino.

Torretta con decorazioni in finta pietra e ringhiere in ferro battuto

Torretta con decorazioni in finta pietra e ringhiere in ferro battuto

Le ragioni di tale successo vanno ricercate in due direzioni distinte ma complementari: nella sostanziale novità della sua vena stilistica, risultato di una mediazione tra Jugendstil ed evidenti riferimenti ad alcuni progetti di E. Basile, L. Paterna Baldizzi e R. D’Aronco, e nell’operosità delle industrie tessili bustesi, le quali avevano determinato l’ascesa di una nuova e ambiziosa classe imprenditoriale, capace di promuovere nei suoi edifici di rappresentanza una rinnovata caratterizzazione estetica.

Sempre nei medesimi anni il G. intrecciò rapporti di collaborazione con il maestro di ferro battuto A. Mazzuccotelli, con il quale realizzò tra gli altri i motivi floreali dell’edificio per la Società elettrica Vizzola, della tintoria Garavaglia, della casa Rena, della cappella Gagliardi nel cimitero di Sacconago e, principalmente, i Molini Marzoli Massari e il “palazzino” di G. Castiglioni in piazza G. Garibaldi ancora a Busto.

Proprio nel progetto eseguito per la residenza di G. Castiglioni, il G. mostrò un’interessante capacità di mediazione dei molteplici elementi che si erano andati agitando nella cultura nazionale, tra cui quelli del linguaggio “mediterraneo” di Basile, e quelli di G. Sommaruga, estrapolati dall’omonimo palazzo in corso Venezia a Milano.

In coincidenza con queste ultime realizzazioni, databili al 1906, il G. iniziò una collaborazione con la scuola dell’Umanitaria di Milano e contemporaneamente avviò un’attiva frequentazione – durata sino al 1908 – dello studio

Particolare del bowindow . Decorazioni ceramiche Cantagalli

Particolare del bowindow . Decorazioni ceramiche Cantagalli

Sommaruga (Nicoletti, p. 208). Nel corso di questi anni il G. si dedicò alla realizzazione della villa bustese di R. Bossi (demolita), nella quale attraverso rivisitazioni bizantineggianti, diede vita a una nuova sensibilizzazione delle superfici murarie. Nel 1907 realizzò numerose costruzioni a Busto (case Bottigelli e Colombo, albergo dei Tre Re) e in alcuni centri limitrofi come Parapiago (villa Gajo, edifici della Società unione manifatture) o Samarate (villa Guicciardi). Nella successiva villa Avanzini in Busto (1908-09), il G. ribadì, sia pure con minore audacia, alcune coordinate di Sommaruga, ravvisabili sia nella struttura volumetrica che nell’ornato.

Durante questo periodo, il G. ottenne il primo premio all’Esposizione agricola artistica e industriale del 1906 di Oleggio, presentando disegni e fotografie di costruzioni realizzate o in corso di esecuzione, e vinse il concorso bandito nel 1908 per la copertina dell’Artista moderno; nel 1911 fu premiato all’Esposizione di schizzi architettonici nel negozio Rossi di Teramo, per la progettazione dei ferri battuti eseguiti dalla ditta Bertolini e Perrone di Borgosesia. In questi anni, inoltre, collaborò con scritti e disegni a numerose riviste d’arte, tra cui Memorie di un architetto (dal 1904), L’Architettura pratica (1904), L’Artista moderno (dal 1908), La Casa (1909), Per l’arte (dal 1911), L’Architettura italiana (1915).

Del 1909 è la villa Leone a Busto, opera che riassume la sua prima stagione di progettista e apre un nuovo e autonomo sperimentalismo formale dimostrando una particolare attenzione per gli apparati decorativi e per i rapporti dimensionali. Anche nelle numerose case d’abitazione costruite negli anni 1909-12 a Busto il G. mantenne sempre un alto livello qualitativo. Nondimeno interessanti sono anche due sue realizzazioni eseguite presso il Sacro Monte di Varese: il villino Petazzi (del 1909) e la villa di S. Armiraglio (1911-13). In ambedue le realizzazioni, accanto a un impianto stilistico ancora ricco di reminiscenze sommarughiane, si può notare l’estrema cura con la quale è stato mediato il contesto ambientale. Sempre di questo periodo (1909-13) l’opera più significativa dell’attività del G. è la villa Angeletti detta La Palancola, a Firenze (poi demolita).

Prospetto laterale

Prospetto laterale

In questo imponente edificio il G. sviluppa movimenti volumetrici tesi a espandersi nello spazio, trattenuti da fasce orizzontali, fregi ed elementi naturalistici eseguiti con una maniacale cura artigiana. Non mancano le citazioni-omaggio sia al Basile (scala d’ingresso) sia al Sommaruga (torretta e terrazzo).

Una revisione critica dei lavori precedenti si può notare dopo il 1913, quando ormai anche le tematiche liberty stavano declinando in tutta Europa: altri riferimenti cominciarono a guidare il G., che iniziò a interessarsi ai modi di progettare di G.U. Arata. Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, il G. continuò a progettare e a realizzare opere che testimoniano un recupero del neomedievalismo di diretta influenza aratiana, accompagnato da un decorativismo lineare e asciutto, dove le concessioni al floreale vengono mediate attraverso una stilizzazione già preludio al déco.

Tipici, a tal riguardo, il progetto, non realizzzato, per la palazzina Di Martire a Teramo (1913), ma anche altre numerose opere destinate al territorio bustese: le case Gabardi (1913) e Rabolini (1913) e l’ambizioso progetto per un palazzo degli studi, il quale però si distingue dai precedenti per più evidenti assonanze (quale l’uso dell’ordine gigante) con le idee di U. Stacchini.

Particolare dello scala d'ingresso

Particolare dello scala d’ingresso

Il G. produsse, inoltre tra il 1913 e il 1915, diversi schizzi fantastici sulla scia del futurismo e finalizzati probabilmente a una pubblicazione della sua opera architettonica (Bairati – Pacciarotti). Questo corpus dimostra l’attenzione del G. ai fermenti innovativi europei; in gran parte acquerellati, i disegni, dai titoli molto esplicativi (Visione, Patria, Castello, Padiglione, ecc.), sembrano legarsi in maniera diretta sia alle matrici d’Oltralpe (in modo particolare a J.M. Olbrich e a O. Wagner), sia alle nostrane allegorie futuriste di A. Sant’Elia e agli “storicismi fantastici” di G. Mancini. Nel 1915 il G. progettò la sua casa a Busto (1915-21), dedicandola alla moglie Dircea e al contempo avviò il proprio studio professionale attiguo all’abitazione. Nel suo palazzo al n. 29 di via Mameli il G. realizzò un’opera che fa da tramite fra il periodo liberty e déco, sia per la razionalità dei volumi che per l’uso di ornamenti più sobri e geometrizzanti.

Dopo la parentesi degli anni di guerra il G. progettò lo stadio a Busto (1918-19, demolito), realizzò una serie di monumenti funebri di impronta déco fra cui quello della famiglia Radice nel cimitero locale (1919) e curò la ristrutturazione del teatro Gerolamo a Milano (1919). Al G. si devono anche gli alloggi IACP a Busto, che vennero inaugurati nel 1919. Dopo aver realizzato la villa Boriolo a Celle Ligure (1920-21), opera dai contenuti eclettici, tra il 1919 e il 1922 costruì le ville Masera e Tenconi a Busto, che segnano un’importante conferma delle sue predilezioni déco: a questa tendenza si legano anche altre opere successive, segnatamente l’albergo Pavone (1922-24), i villini Castiglioni (1924), Sommaruga (1924) e Armiraglio (1924).

La scelta della nuova borghesia comasca e varesina di edificare la propria dimora unifamiliare accanto allo stabilimento industriale offrì al G. la possibilità di trasferire alcuni elementi compositivi tipici delle abitazioni anche nei complessi industriali; si ricordano in particolare: le Fonderie Tovaglieri di Busto (1921-26), il complesso Musarra e Meraviglia di Canegrate (1926), la villa, lo stabilimento e le case degli operai della Tessitura Piantanida a Inveruno (1926). Tale processo provocava una ricerca estetica anche per le fabbriche come nel caso delle Officine meccaniche Pensotti (1924) o nella Manifattura Tosi (1926) entrambe di Busto.

Facciata verso Fiesole

Facciata verso Fiesole

Le opere della maturità rispecchiano l’adesione del G. al déco italiano, a questo proposito si ricordano il rifugio “Città di Busto Arsizio” in alta Val Formazza (1923-26), la casa del fascio e il municipio di Canegrate (1927), il campo sportivo e il circolo dell’Unione ancora a Canegrate (1928), la villa Solbiati a Busto (1928-30) e la “chiesetta” nella villa Gasbarrini alla Marina di Giulianova (1929-35). A testimonianza del suo impegno nel campo della progettazione nel 1928 ottenne dal ministro della Pubblica Istruzione la promozione da geometra ad architetto (Bairati – Pacciarotti).

Nel ricco materiale iconografico proveniente dal Fondo Gambini conservato nella Biblioteca civica di Busto Arsizio relativo alla produzione del G. negli anni Trenta, si possono scorgere molteplici riferimenti a G. Muzio e a R. Fagnoni, che spiegano come l’artista, attratto dall’uso dei volumi in quanto forme geometriche, venne eliminando progressivamente le decorazioni. Tra le opere di questi anni che testimoniano tale cambiamento stilistico si annoverano le case bustesi di E. Pensotti (1928) e di C. Piantanida (1928-30), gli studi per lo stabilimento Marcora ancora di Busto (1929-30) e la tomba Pedrazzini del cimitero di Arona (1930).

Un linguaggio assai diverso venne adoperato nel progetto per un edificio polifunzionale per il Lido di Arona (1931), in cui il G. eliminò totalmente la decorazione, tentando un razionalismo elementare proprio delle coeve esperienze italiane.

Arch. Silvio Gambini progetto per Villa  La Palancola

Arch. Silvio Gambini progetto per Villa La Palancola

L’opera successiva del G. è caratterizzata da una sostanziale duttilità: dopo una parentesi novecentista che trova compimento nella controllata libertà inventiva delle case Pellegatta (1931) e Piantanida (1934) a Busto, si assiste a una progressiva perdita di mordente, fatta eccezione per il climax razionalista raggiunto con la casa Sant’Elia a Busto del 1934. Delle numerose opere realizzate dopo il 1931 si ricordano: l’ampliamento della sua abitazione (1936) e il deposito merci Genellina (1938) a Busto, la casetta Colombo a Olgiate Olona (1932), l’albergo S. Antonio a Inveruno (1934), la villa Riva a Favria Canavese (1936) e l’edificio a uffici dell’ACNA (Aziende colori nazionali e affini) di Cesano Maderno (1937-38).

Nell’ultima fase della sua attività si dedicò con sempre maggiore interesse alla progettazione urbanistica: tra il 1933 e il 1934 partecipò insieme con P. Mezzanotte, G. Minoletti, M. Castiglioni e G. Granelli al concorso nazionale per il progetto del piano regolatore di Busto. La proposta del gruppo, denominato “Pentagono”, che vinse il primo premio, si qualificava per l’attenzione posta alla viabilità alla quale si coniugava una ricerca spaziale non priva di soluzioni originali. Il G. poté passare alla fase esecutiva del piano solo nel 1947 con professionisti locali. Sempre nel 1933-34 partecipò con Mezzanotte, Minoletti, Castiglioni e Gnocchi al concorso per il nuovo piano regolatore della città di Gallarate (secondo premio), adottando una soluzione comunque priva di retorica che intendeva dare unità stilistica alla località lombarda. Ancora in quel periodo insieme con Mezzanotte e Minoletti partecipò anche al concorso per il piano regolatore di Como, classificandosi al quinto posto, con una proposta incentrata sul diradamento edilizio dell’area centrale della città.

Fra le sue ultime opere si ricordano il progetto per un monumento ai caduti della libertà di Sacconago (1945), la tomba Menotti Paracchi (1945) e la casa di abitazione di via Luini (1947) a Busto.

Il G. morì nella sua casa di Busto Arsizio il 17 ott. 1948.

 

TESTO di Giuseppe Bonaccorso

 

rTra i numerosi scritti del G., oltre ai brevi commenti che illustravano i suoi progetti, si annoverano: Ferri moderni. Idee e schizzi, Milano 1914; Per il nuovo palazzo del Convitto nazionale, in Il Popolo abruzzese, 7 sett. 1914; Ferri decorativi moderni, in L’Artista moderno, 10 sett. 1914, pp. 270-275.

Fonti e Bibl.: R. Bossaglia, Il liberty in Italia, Milano 1968, p. 115; D. Riva, Sulla mostra del liberty e sulla figura di S. G., in Almanacco della Famiglia bustocca, 1972, pp. 150-157; G. Pacciarotti, Codicillo al liberty bustese, ibid., pp. 158-160; Architettura liberty a Milano (catal.), a cura di R. Bossaglia, Milano 1972, pp. 56, 98-100, 118; R. Bossaglia, Il decò italiano, Milano 1975, pp. 64 s., tav. 84; S. G. Opere: 1903/1915 (catal.), a cura di E. Bairati – G. Pacciarotti, Busto Arsizio 1976; S. Colombo – S. Zanzi, Varese liberty…, Malnate 1976, p. 10; G. Pacciarotti, Una personalità recuperata del modernismo italiano, S. G., in Situazione degli studi sul liberty. Atti del Convegno… Salsomaggiore Terme, 1974, a cura di R. Bossaglia – C. Cresti – V. Savi, Firenze 1977, pp. 237-243; M. Nicoletti, L’architettura liberty in Italia, Roma-Bari 1978, ad indicem; C. Cresti, Firenze 1896-1915. La stagione del liberty, Firenze 1978, pp. 143-145, 284; G. Marzocchi Mirioni, Saggio sull’edilizia liberty a Varese ed a Induno Olona, in Rivista della Società storica varesina, XV (1981), pp. 117-138; G. Pacciarotti, S. G.: cinquant’anni di architettura nell’alto Milanese, in Lombardia Nord/Ovest, LXII (1981), 3, pp. 15-23; F. Robecchi, Il liberty e Brescia, Brescia 1981, p. 504; G. Pacciarotti, Il liberty a Legnano e nell’alto Milanese, in Quaderni del Ticino, 1984, n. 21, pp. 45 s.; E. Bairati – D. Riva, Guide all’architettura moderna. Il liberty in Italia, Roma-Bari 1985, ad indicem; S. Leoni – E. Pavia – C. Valentini, S. G.: un artigiano dell’architettura, tesi di laurea, Politecnico di Milano, Facoltà di architettura, a.a. 1985-86; Archivi del liberty italiano. Architettura, a cura di R. Bossaglia, Milano 1987, ad indicem; G. Gambassi Pensa, S. G., in Rassegna di vita bustese. 1920-1940 (catal.), Busto Arsizio 1989, pp. 74 s.; S. G. La carriera di un architetto tra liberty e razionalismo (catal.), Busto Arsizio 1992.

Silvio Gambini

 

Prospettiva della Villa Angeletti della ‘La Palancola’ Silvio Gambini architetto, Firenze, 1909-1913 Demolita nel 1950 Acquerello Ritratto di Silvio Gambini

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Aldo Mazza http://www.italialiberty.it/aldomazza/ http://www.italialiberty.it/aldomazza/#comments Tue, 21 Jul 2015 12:35:38 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=8785 ALDO MAZZA (1880-1964)   (…) Aldo Mazza sape […]

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ALDO MAZZA
(1880-1964)

 

(…) Aldo Mazza sapeva far scattare il suo stupore nel vedere le cose, nel provare emozioni, saper giocare col disegno per eseguire una caricatura o preparare un cartellone pubblicitario. Non cercava la spettacolarità, ma la semplicità!
L’arte non è una forma di sapere, ma di stupore!
In pittura trovava il giusto taglio per eseguire un paesaggio o per ritrarre una figura.
Specialmente nei fiori si nota il suo spiccato senso del colore (…) Le signore della borghesia milanese ci tenevano ad essere ritratte da lui per la sua penetrazione psicologica, proprio come lo erano stati Cesare e Guido Tallone (…) Alda Garavaglia, 2000

 

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Nasce a Milano nel 1880. Nipote e pronipote di pittori insigni – il padre ottimo ritrattista e lo zio famoso animalista e caricaturista – si dedica alla pittura a diciassettene anni dopo il giudizio favorevole di Mosè Bianchi. E’ allievo all’Accademia di Brera di Cesare Tallone e, ancor giovane ed ignoto, illustra i libri per i fanciulli della Vallardi, illustratore di libri per linfanzia, o di romanzi come La partenza del crociato. Caricaturista geniale, dal 1904 diventaprincipale caricaturista del Guerin Meschino, per cui lavorò circa ventanni. Lavora anche per Il Secolo, Il Numero e Il Pasquino e per altri giornali; circa duecento sue vignette sono raccolte nel volume edito nel 1928 a favore dell’istituto Cesare Beccaria di Milano.
Numerose aziende gli commissionano manifesti murali, tra queste Birra Italia, Lubrificanti Shell, Articoli per la Fotografia Ganzini, Biciclette Bianchi, La Rinascente, Credito Italiano, Magazzini Vittoria, e tanti altri ancora. Oltre sessanta manifesti e quaranta cartoline da lui realizzate sono conservati presso la Civica Raccolta delle Stampe Bertarelli di Milano.
Come pittore, tra le sue prime esperienze è la presenza all’esposizione di Torino del 1911 in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, dove espone un raffinato ritratto di sua moglie. Una sua opera Del vespero, riecheggiante la maniera divisonista, viene esposta alla Biennale di Venezia del 1906. Nel 1924 presso la Villa Reale di Monza è presente nella Mostra del ritratto femminile contemporaneo, un genere che, unitamente al ritratto dei bambini, era particolarmente da lui praticato.  decenni successivi allestisce un’importante mostra alla Galleria Pesaro a Milano, del 1935, di nuovo con una galleria suggestiva di ritratti femminili. Muore nel 1964, a Gavirate, località dove in vita trascorre molto del suo tempo.  Nel 1978 la Galleria Internazionale di Varese allestice la mostra Amore di terra varesina; dove erano esposte alcuni lavori ritrattistici di Mazza. Nel 1983, a Milano è stata allestita la mostra La satira politica nei disegni di Aldo Mazza. Nel 2000 il comune di Gavirate ha dedicato a lui e alla sua famiglia di artisti un significativo ricordo.

Aldo Mazza - Vov Zabaione, 1910  poster ad for Vov egg liqueur, G.B. Pezziol, Padova. Aldo Mazza - Dawis bicycles, 1904 Aldo Mazza - Scienza per tutti, 1909

AA.VV., I Mazza 1817-1964. Arte, poesia, costume: storia di una famiglia, 2000

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Alla scoperta del Liberty http://www.italialiberty.it/alla-scoperta-del-liberty/ http://www.italialiberty.it/alla-scoperta-del-liberty/#comments Mon, 20 Jul 2015 12:00:42 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=8769   Mostra fotografica “Alla scoperta del Liberty” a […]

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locandina mostra il sileno

 

Mostra fotografica “Alla scoperta del Liberty”

a cura di Valeria Dattilo

Mensa di Economia, Centro Residenziale – Università della Calabria

22 luglio: 15-22; 23 luglio 9-20

 

L’Associazione Culturale “Il Sileno” in collaborazione con “Italian Liberty”, organizza nei giorni 22 e 23 luglio una mostra fotografica dal titolo “Alla scoperta del Liberty” a cura di Valeria Dattilo, pittrice e dottore di ricerca in Filosofia del linguaggio. La manifestazione, che si terrà presso la Mensa di Economia del Centro Residenziale UniCal, partirà alle 15 del 22 luglio e si concluderà il 23 luglio alle 20. Alcune fotografie esposte nella mostra sono state premiate in occasione del concorso nazionale “Italian Liberty” e pubblicate nel catalogo “Italian Liberty. Una nuova stagione dell’Art Nouveau”, curato dall’esperto della corrente artistico-filosofica Liberty, Andrea Speziali. “La Dott.ssa Dattilo ha ricercato interessanti soggetti Liberty e ne ha immortalato l’anima di ciascuno con effetti, cromie e tagli piacevoli e scenografici. La foto con cui si è classificata con menzione d’onore riguarda un soggetto unico in tutto il concorso, espressamente Liberty e uno dei pochi interni visti tra tutte le foto. La sua premiazione non è riferita solo per quell’immagine – continua Speziali -, ma anche per l’insieme di immagini presentate che raccontano una storia, un’emozione fatta di luci, colori e forme felici, sinonimo di eleganza e racconto della corrente artistica Art Nouveau”.

“La Mensa di Economia – dichiara la dott.ssa Dattilo -, nei giorni della mostra si trasformerà in un percorso di segni e simboli Liberty, come sintesi, come luogo d’incontro di “spirito” e “natura”, connubio imprescindibile di questo stile artistico. La serie di opere presentate durante la mostra – continua l’artista – mira ad immortalare l’anima Liberty di ciascun soggetto fotografato, riproducendo in ciascuna foto le sensazioni e le percezioni visive che gli edifici Liberty evocano. L’utilizzo di fiori, frutta e disegni geometrici, rivela il fulcro più intimo di questa corrente: i palazzi assumono forme biologiche, naturali e ramificate per contrastare quella riproducibilità senza aura, di cui aveva parlato Walter Benjamin, uno dei massimi esempi della Scuola di Francoforte”.

“Si tratta della prima mostra di fotografia Liberty in Calabria – conclude il presidente dell’Associazione Il Sileno, Dott. Francesco De Pascale – . In Calabria, difatti, sono presenti numerose costruzioni in stile Liberty, soprattutto nella città di Reggio Calabria, che dopo il terremoto del 1908 venne ricostruita seguendo lo stile dell’Art Nouveau, rivisitato nella mostra”.

 

Comunicato Mostra Liberty Il Sileno – CR UniCal

 

 

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Pier Augusto Tagliaferri http://www.italialiberty.it/pieraugustotagliaferri/ http://www.italialiberty.it/pieraugustotagliaferri/#comments Thu, 16 Jul 2015 19:08:48 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=8687 PIER AUGUSTO TAGLIAFERRI (1872-1909) Pier Augusto Tagli […]

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PIER AUGUSTO TAGLIAFERRI
(1872-1909)

Pier Augusto Tagliaferri nasce a Porotto il 28 marzo 1872 e frequenta i corsi della civica scuola d’arte “Dosso Dossi”. Collabora alla decorazione interna della cattedrale di Ferrara con il pittore romano Virginio Monti, seguendolo poi, appena diciassettenne, a Roma. Negli ambienti artistici della capitale si lega al pittore umbro Gino Piccioni e conosce la baronessa Maria Von Milkau di Dresda. Con lei visiterà la Francia, la Svizzera, l’Inghilterra e la Germania, entrando in contatto diretto con i protagonisti delle correnti artistiche dell’epoca. Il rapporto con la Milkau si interrompe nel 1900 e l’ artista rientra a Ferrara. Da quel momento partecipa alle rassegne allestite dalla società locale “Benvenuto Tisi da Garofalo” oltre ad importanti esposizioni a Firenze, Roma e Torino; alterna l’attività decorativa – da segnalare le ornamentazioni in collaborazione con Ippolito Medini nelle sale del rettorato dell’Università di Ferrara – alla produzione di piccole opere.

Di seguito alcune opere. La prima è stata esposta nel 2014 alla mostra ”Romagna Liberty” a Riccione. L’animo dell’artista è da ricercare nella suggestione dei suoi notturni, piccoli di formato, ma veri capolavori; ne è un esempio significativo la preziosa opera “Chiaro di luna” (foto di seguito): una tecnica mista di 23 x 6 cm – proveniente dalla collezione della famiglia Zajna – oggi esposta al Museo dell’Ottocento di Palazzo Massari.

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Materiale tratto da: cronacacomune.it/notizie/12242/nella-notte-simbolista-con-pier-augusto-tagliaferri.html#sthash.4AX2AnvU.dpuf

 

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Italian Liberty sbarca all’EXPO http://www.italialiberty.it/italianliberty-sbarca-a-expo/ http://www.italialiberty.it/italianliberty-sbarca-a-expo/#comments Tue, 14 Jul 2015 18:42:15 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=8666 Il libro Italian Liberty, Una nuova stagione dell’Art N […]

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Il libro Italian Liberty, Una nuova stagione dell’Art Nouveau curato da Andrea Speziali, tra i più giovani esperti e cultori dell’Art Nouveau in Italia, ed edito da CartaCanta, sbarca a Milano ed entra nel circuito degli eventi legati a EXPO 2015.

ITALIAN LIBERTYDomenica 19 luglio alle ore 11 si terrà la presentazione del libro presso ExpoGate, sede ufficiale degli eventi Expo nel centro di Milano. Saranno presenti all’evento Pierfrancesco Sacerdoti, che ha contribuito al libro con un saggio sul Liberty milanese, e Dario Biello, coordinatore dell’evento.

Come riporta Sacerdoti nel suo saggio, Milano è forse il luogo in cui lo stile Liberty ha avuto maggiore sviluppo e diffusione, ed è stata la città ideale per l’affermazione di questo stile raffinato ed elegante. Oltre che per i suoi stilemi ispirati al mondo naturale, il Liberty milanese si caratterizza per l’uso di alcuni materiali privilegiati, ma non mancano nemmeno le innovazioni tecniche, come l’impiego di strutture metalliche e in calcestruzzo armato, anche se queste ultime restano il più delle volte celate alla vista. La città si configura quindi come il posto ideale per presentare Italian Liberty, e lo è ancora di più se l’opera viene presentata nell’ambito del progetto Expostory a cura di Dario Biello.

Expostory, che vede il patrocinio ufficiale di Expo oltre che di Expo in città e Regione Lombardia, Urban Center e Consiglio Nazionale Architetti, nasce con EXPO 2015 dalla volontà di raccontare la storia, il presente ma soprattutto il futuro dell’Esposizione Universale. Un percorso di contenuti che parte dal 1851 a Londra e si proietta nel 2020 a Dubai, ponendosi come principale obiettivo quello di declinare contenuti divulgativi e storici in contenitori innovativi, interattivi e soprattutto emozionali. Il progetto si configura come una mostra con eventi e conferenze in tour, e la prossima tappa, appunto, sarà ExpoGate, nella cornice del quale sarà presentato Italian Liberty, Una nuova stagione dell’Art Nouveau.

Il libro si inserisce appieno nel contesto di iniziative che mirano a divulgare contenuti di carattere storico con forme innovative e dalla forte carica emozionale. L’opera, infatti, nasce come monografia fotografica e sfrutta appunto le potenzialità espressive di un’arte come la fotografia per veicolare la bellezza dello stile Liberty. Il libro è frutto del concorso fotografico ITALIAN LIBERTY, organizzato da Andrea Speziali con l’obiettivo di riportare alla luce e valorizzare meravigliosi esempi di Liberty italiano. Una carrellata di immagini di oltre 100 fotografi di tutta Italia che hanno voluto cogliere scorci inediti di architetture Liberty presenti in tutta la penisola e hanno portato così a compimento uno straordinario percorso volto alla conoscenza di una corrente artistica affascinante e maestra d’eleganza quale è lo stile Liberty. Il volume, lontano dai normali canoni descrittivi dei testi universitari, permette di compiere un viaggio attraverso opere sconosciute o, peggio, dimenticate, e sfrutta le potenzialità espressive delle immagini, del colore per rappresentare uno stile sinonimo di Grande Bellezza.

L’appuntamento è domenica 19 luglio alle 11 presso ExpoGate, via Luca Beltrami con Dario Biello e Piefrancesco Sacerdoti.

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Dal Liberty al Design. Arti decorative in Italia 1900-1940 http://www.italialiberty.it/dallibertyaldesign/ http://www.italialiberty.it/dallibertyaldesign/#comments Mon, 13 Jul 2015 12:45:00 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=8654 Nell’Italia di inizio Novecento, le arti decorati […]

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Nell’Italia di inizio Novecento, le arti decorative, già eredi di un’importante tradizione artigianale e artistica, si fanno interpreti del desiderio di progresso di una Nazione che ha da poco conosciuto l’unità. Ceramisti, ebanisti e maestri vetrai lavorano spesso in collaborazione con i maggiori artisti del tempo dando vita a un vero e proprio stile italiano destinato a influenzare la nascita stessa del design moderno. Si tratta di un periodo di ottimismo paradossale, di intensa creatività con, sullo sfondo, una società in profonda trasformazione, alimentata all’inizio dalle speranze del governo Giolitti, ma presto costretta a subire il trauma della Prima guerra mondiale e il tragico esito del regime mussoliniano. La mostra è organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con il Musée d’Orsay, Parigi.

Per esplorare un simile contesto, l’esposizione ”Dal Liberty al Design” procede attraverso un percorso cronologico composto da un centinaio di opere e basato su un dialogo continuo tra arti decorative e arti plastiche. L’inizio del Novecento è caratterizzato dall’affermazione dell’Art Nouveau, noto in Italia come Liberty o stile floreale.
A partire dall’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Torino nel 1902, il Liberty acquista via via una particolare originalità nelle opere di artisti come Carlo Bugatti, Galileo Chini, Eugenio Quarti, Ernesto Basile, Carlo Zen. La loro propensione per le linee curve ispirate alle forme della natura, con accenti talvolta esotici, si ricollega all’opera dei pittori divisionisti, vicini alle tendenze simboliste diffuse in tutta Europa e rappresentate in mostra da importanti quadri di Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo.

Al Liberty, divenuto lo stile dominante della nuova classe borghese, si opporrà con la sua volontà “antipassatista” il Futurismo. Questo movimento d’avanguardia, nato nel 1909 dalla mente di Tommaso Marinetti, si estenderà tuttavia alla arti decorative solo dopo la Prima guerra mondiale, durante il cosiddetto “Secondo Futurismo”. Ricordiamo anche la figura di Mirko Vucetich cofondatore del Movimento Futurista Giuliano assieme a Marinetti.

Nel 1915, Giacomo Balla e Fortunato Depero firmano un manifesto intitolato “Ricostruzione futurista dell’universo”, in cui si annuncia l’intento di estendere l’estetica futurista a tutti gli aspetti dell’arte e della vita. Questi due artisti, che dichiarano di voler ricostruire l’universo “rallegrandolo”, daranno vita a numerosi oggetti di arte decorativa e di uso quotidiano, dai mobili ai vestiti, dagli arazzi ai giocattoli.

Durante gli anni del “Ritorno all’ordine” – che seguono, in tutta Europa, la stagione delle avanguardie – il recupero della cultura classica assume in Italia diverse declinazioni nell’ambito delle arti plastiche e decorative. Tra le versioni più interessanti ricordiamo la Metafisica di De Chirico e di Savinio, e il Realismo magico il cui maggiore rappresentante fu Felice Casorati.

In maniera analoga, una visione incantata, sospesa tra ispirazione classica e gusto déco, caratterizza le ceramiche di Giò Ponti, o ancora le prime creazioni in vetro di Carlo Scarpa. Per quanto riguarda la produzione architettonica e l’arredo, lo stile monumentale di Giovanni Muzio e Piero Portaluppi coincide con il ritorno al classicismo celebrato dal “Novecento”, il movimento sostenuto da Margherita Sarfatti e destinato a diventare il mezzo di espressione ufficiale del regime fascista. Negli stessi anni, il regime seppe tuttavia aprirsi agli esperimenti modernisti di artisti quali Giuseppe Terragni e Mario Radice (gli autori della famosa Casa del Fascio di Como), a cui si avvicinano le opere astratte di Fontana, Melotti o ancora Licini.

Infine, nel campo delle arti applicate, lo stile razionalista – conformemente alle tendenze europee artisti come Albini, Baldessari, Figini e Pollini, segnano il passaggio verso la produzione industriale e il design nella sua accezione moderna.

Da Ottobre 2015 a Gennaio 2016
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale 194
Roma

 

Giovanni Segantini L’amore alla fonte della vita, 1896 Milano, Galleria d’Arte Moderna © Galleria d’Arte Moderna Milano

Giovanni Segantini
L’amore alla fonte della vita, 1896
Milano, Galleria d’Arte Moderna
© Galleria d’Arte Moderna Milano

Giovanni Segantini
L’amore alla fonte della vita, 1896
Milano, Galleria d’Arte Moderna
© Galleria d’Arte Moderna Milano

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Protetto: Fotogallery di edifici a Salsomaggiore Terme http://www.italialiberty.it/fotogallery-salsomaggioreterme/ http://www.italialiberty.it/fotogallery-salsomaggioreterme/#comments Wed, 01 Jul 2015 18:13:16 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=7661 Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.

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Alla scoperta del Casinò Liberty a San Pellegrino http://www.italialiberty.it/alla-scoperta-del-casino-liberty-a-san-pellegrino/ http://www.italialiberty.it/alla-scoperta-del-casino-liberty-a-san-pellegrino/#comments Mon, 29 Jun 2015 19:48:54 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=7655   Dowload programma: A5

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Giugno-Luglio

 


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Alla prima Biennale della Fotografia curata da Sgarbi partecipia anche Italian Liberty http://www.italialiberty.it/primabiennalefotografia-sgarbi-italianliberty/ http://www.italialiberty.it/primabiennalefotografia-sgarbi-italianliberty/#comments Sat, 20 Jun 2015 09:12:53 +0000 http://www.italialiberty.it/?p=7456 Domenica 5 Luglio 2015 si inaugurerà la “Biennale […]

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Domenica 5 Luglio 2015 si inaugurerà la “Biennale della Fotografia Italiana, anno 0″ a cura di Vittorio Sgarbi con la direzione artistica di Giorgio Grasso. Il luogo che ospiterà questa importante iniziativa è la Centrale Idroelettrica Taccani di Trezzo sull’Adda nell’ambito dell’evento “International Contemporary Art” in occasione delle iniziative Expo in collaborazione con lʼOfficial Global partner Enel Green Power.
«Lo spirito è quello del Padiglione Italia della 54.Biennale d’Arte: raccontare “lo stato della fotografia” in Italia – dichiara Vittorio Sgarbi – la fotografia deve riprendere la sua identità non come arte ancillare sostituta ma come espressione autonoma in cui vi è tutta la creatività possibile».
«Se non fosse per la fotografia – aggiunge Giorgio Grasso – avremmo ben altri ricordi della storia culturale politico sociale che ha portato il nostro paese a svolgere nel dopo guerra un importante ruolo nello scacchiere geopolitico mondiale» «Sarà un evento di respiro internazionale – dice il direttore organizzativo Luca Fabbri – che vuole in concomitanza ad Expo porre l’attenzione sulla forza e genialità della fotografia Italiana nel terzo millennio. Vi parteciperanno 120 autori i quali hanno potuto presentare in assoluta libertà stilistica e senza vincoli tematici le loro opere per la selezione.» La manifestazione vanta di essere l’ultimo evento ad aver ottenuto il patrocinio di quasi tutte le provincie d’Italia poco prima della loro soppressione. Allʼinaugurazione che si terrà alle ore 16:00 saranno presenti inoltre importanti autorità regionali e cittadine.

La Biennale in collaborazione con EXPO e il patrocinio della città di Trezzo sull’Adda rientra tra gli eventi di CITTAEXPO. I mediaparter che sostengono la prima biennale della fotografia italiana sono il Corriere Della Sera, FIAF (Federazione Italiana Associazioi Fotografiche), NIKON, Italian Liberty, Galleria Wikiarte, Fondazione Petrini.

INAUGURAZIONE: Domenica 5 Luglio 2015 ORE 16:00
Periodo: 20 Giugno – 31 Luglio 2015 – INGRESSO LIBERO
Orari: Giovedì e Venerdì dalle 16:00 alle 19:00
Sabato e Domenica dalle 10:00 alle 19:00
Per informazioni: +39 348 2710663 – http://www.biennaledellafotografia.org
CENTRALE TACCANI Via Bernabò Visconti, 14
20056 Trezzo sull’Adda ‐ Milano Città Metropolitana

Curatore: Vittorio Sgarbi
Direttore artistico: Giorgio Grasso
Direttore organizzativo: Luca Fabbri
20 giugno – 31 luglio 2015
CENTRALE TACCANI ‐ Trezzo sull’Adda ‐ Milano Città Metropolitana

AUTORI:
Giammarco Amici,
Carina Aprile,
Simone Arena,
Elena Armanino,
Fabrizio Asdente,
ASSOCIAZIONE SPAZIO LIBERO ONLUS,
Silvio Balestra,
Gian Paolo Barbieri,
Roberto Barbieri,
Luca Beltrame,
Virginia Bettoja,
Carlo Bianco,
Beppe Bolchi,
Leopoldo Bon,
Andrea Bonfanti,
Andrea Brera,
Diego Buono,
Martina Buzio,
Annamaria Capicchioni,
Nino Carè,
Amelia Caruso,
Mariuccia Catania,
Martin Charlemont,
Ugo Maria Cionfrini,
Annalisa Codignola,
Massimiliano Coi,
Francesco Colomela,
Giovanni Coppola,
Antonio Curti,
Stefania D’Elia,
Sergio Del Rosso,
Viki Ders,
Daniele Di Blasi,
Cleto Di Giustino,
Clorinda Di Leo,
Michela Fabbrocino,
Angelo Facchini,
Salvatore Falco,
Daniele Ferrero,
Franco Ferro,
Lisa Ferro,
Fabio Fidone,
Angelo Aldo Filippin,
Luca Fiorio,
FONDAZIONE PETRINI,
Marco Gallo,
Luigi Gattinara,
Silvia Gelli,
Stefano Germi,
Antonio Gibotta,
Maria Luigia Gioffrè,
Rossella Gori,
Albano Guatti,
Daniele Gussago,
Inte Jag,
ITALIA LIBERTY,
Mario Lisi,
Vittoria Lorenzetti,
Antonio Lori,
Lori B,
Elisa Lovati,
Nico Malvaldi,
Francesco Mangiaracina,
Mauro Martin,
Matilde Martino,
Maria Masieri Nider,
Adriano Mauri,
Fausto Meli,
Massimo Melis,
Lauretta Michelutti,
Lorenzo Milani,
Giordano Morganti,
Matteo Nanni,
Stefano Niccolini,
OFFICINA 21F,
George Ottathycal,
Simone Padovani,
Pierluigi Palazzi,
Alexander Panzeri,
Tiziana Parolini,
Fabio Pasini,
Michele Pero,
Danilo Piccini,
Marco Piersanti,
Antonella Pizzamiglio,
Alberto Polonara,
Francesca Pompei,
Simona Poncia,
Massimo Possanza,
Claudia Profeta,
Alberto Quoco,
Mariangela Raponi,
Marco Ristuccia,
Alessandro Risuleo,
Antonio Rossi,
Giovanni Ruggeri e Giusy Demma,
Alessandro Sakoff,
Maurizio Sapia,
Gino Scatta,
Emanuele Scilleri,
Enrica Senini,
Cristina Sensi,
Piotr Spalek,
Andrea Speziali,
Danilo Susi,
Rosario Tedesco,
Igor Todisco,
Elvira Tonelli,
Marco Travan,
Francesco Ussia,
Salvatore Valente,
Ivo Vassallo,
Oskar Verant,
Alessandro Villa,
Riccardo Villa,
Ivana Vio,
Alessandra Volpi,
Ignazio Emilio Ximenes,
Michele Ziri.

 

BIENNALEdellaFOTOGRAFIALocandina

BiennaledellaFotografia2015_CSelenco-autoridef-1

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