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Eugenio Quarti

Eugenio Quarti

Di on mar 8, 2018 in Artisti | 0 commenti

EUGENIO QUARTI
(1867 – 1926)

 

Nato a Villa d’Almè – piccolo paese in provincia di Bergamo – Q. proveniva da una famiglia di mobilieri e fin da ragazzo ebbe occasione di praticare nella bottega del padre.

A soli quattordici anni si trasferì a Parigi per lavorare come apprendista in una bottega di ebanisteria: vi rimase dal 1881 al 1886 entrando in contatto con il vivace ambiente artistico francese. Si trasferì poi a Milano, dove lavorò per Carlo Bugatti, un affermato ebanista noto per la notevole qualità costruttiva dei suoi mobili e per il suo stile esotico riccamente decorato.

Successivamente Q. si mise in proprio aprendo una bottega in via Donizzetti, a Milano. Gli esordi come professionista autonomo furono profondamente marcati dall’apprendistato con Bugatti: all’Esposizione Internazionale di Anversa (1894) e all’Esposizione operaia di Milano i suoi mobili sfoggiavano decorazioni arabeggianti in linea con quelle del maestro. Ma se la solidità e la buona fattura tipiche di Bugatti rimarranno una caratteristica permanente anche della produzione di Q., il suo stile si distaccò presto dalle fantasie moresche del maestro. Esortato da Vittore Gubicy – pittore divisionista e critico d’arte allora attivo a Milano – Q. si avviò verso la definizione di uno stile personale: semplificò progressivamente forme e ornamentazione con suggestioni che già guardavano al Liberty ancor prima che lo stile divenisse popolare in Italia. Q. amava inoltre arricchire le proprie creazioni con intarsi in metallo e madreperla: una peculiarità che gli valse il soprannome di “orafo dei mobilieri”. Nel giro di pochi anni Q. definì in maniera precisa la propria identità artistica ricevendo numerosi apprezzamenti sia da parte della critica sia del pubblico. L’incredibile raffinatezza e qualità costruttiva dei mobili ne faceva prodotti di lusso, destinati a una facoltosa committenza alto borghese. Ciononostante le commissioni si allargarono sempre più nel corso degli anni, tanto che Q. dovette spostare l’officina in uno spazio più ampio; nel periodo di maggior successo arrivò ad avere alle sue dipendenze cinquanta operai. Dal 1904 affiancò alla sua produzione classica anche varianti più economiche. La fama di Q. fu sicuramente accresciuta dai numerosi riconoscimenti ottenuti in esposizioni nazionali e internazionali, in particolar modo la medaglia d’oro all’esposizione di Torino (1898) e il Grand Prix della giuria all’esposizione internazionale di Parigi (1900). Partecipò anche all’esposizione di Torino del 1902 e l’evento lo ispirò ad indirizzare la sua produzione a soluzioni di arredo completo in linea con le tendenze internazionali. Lo stesso anno Q. si imbarcò per un viaggio in Europa assieme con Alessandro Mazzucotelli, con l’intento di aggiornarsi sui metodi didattici in vigore nelle scuole d’arte stranire. L’esperienza all’estero fu alla base dell’insegnamento alle scuole officina della società umanitaria di Milano, dove Q. fu professore di intaglio ed ebanisteria dal 1903 al 1905. Altri importanti incarichi lo videro impegnato con alcuni dei principali protagonisti della stagione liberty italiana: nel 1903-04 lavorò con Giuseppe Sommaruga agli interni di palazzo Castiglioni. I due ebbero occasione di collaborare nuovamente ai lavori per villa Carosio a Baveno (1909). Tra il 1902 e il 1907 Q. fu al fianco di Romolo Squadrelli per la realizzazione degli interni del Grand Hotel e del Kursaal di San Pellegrino. Q. fu attivo anche al fianco di Alfredo Campanini, Luigi Broggi e Luigi Conconi. Nel 1906 Q. ebbe un ruolo di primo piano nell’allestimento dell’Esposizione del Sempione di Milano, impegno per il quale ottenne il Gran Premio Reale. In questa fase, la linearità delle creazioni di Q. venne accentuata dall’introduzione di decorazioni fortemente geometriche di ispirazione viennese. Nei primi anni Venti Q. lavorò agli interni del bar Camparino – oggi Zucca – in Galleria Vittorio Emanuale a Milano, conservatisi intatti fino ai giorni nostri. Q. morì nel 1929. La sua bottega venne rilevata dal figlio Mario, che continuò a lavorare attivamente anche negli anni Trenta.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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