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Ettore Tito

Ettore Tito

ETTORE TITO
(1859 – 1941)

La formazione di Ettore Tito si compie a Ve­nezia, dove all’età di otto anni si trasferisce con la famiglia. Dal 1871 al 1876, ammesso giovanissimo grazie alla sua maestria nel di­segno, frequenta l’Accademia di Belle Arti, allievo di Pompeo Molmenti e ottiene nume­rosi premi e riconoscimenti. La sua opera d’esordio Pescheria vecchia a Venezia (1887), che denota l’influenza della pittura di Giacomo Favretto, è presentata all’Esposizione Nazionale di Venezia: ottiene grande successo di pubblico, vince il primo premio ed entra nelle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Viaggia molto, anche in occasione della par­tecipazione a mostre internazionali: a Vien­na, Monaco, Berlino, Londra e Parigi. Nel 1893 aderisce alla Secessione di Monaco e partecipa alla prima esposizione. Nel 1895, alla prima edizione dell’Esposizione Interna­zionale d’Arte di Venezia, espone Fortuna e Processione, e in quella successiva conquista il primo premio con il dipinto Sulla laguna. Sarà presente a quasi tutte le edizioni della Biennale veneziana, in particolare, con mo­stre personali, nel 1912 e nel 1922. Dai primi dipinti di chiara impronta favrettia­na, che rappresentano scene di vita popo­lare veneziana (La chiromante, 1886; Dopo la pioggia, 1905), dove il suo stile realistico emerge e si distingue per il virtuosismo nella resa luministica, Tito passa a tematiche più varie e allarga le sue fonti d’ispirazione alla pittura veneta cinquecentesca e settecen­tesca. Spazia dalla pittura di paesaggio, alle scene allegoriche e ai soggetti mitologici, dove raffigura leggiadre figure femminile come ondine, ninfe, veneri e amorini. Il di­pinto Amore e le Parche (cat. 184), del 1909, è messo qui a confronto con quello di Alois Delug che raffigura Le Norne (1895; cat. 185): le dee della mitologia romana che presiedo­no il destino dell’uomo raffrontate alle dee del Fato della tradizione nordica. Pittore eclettico, si è molto dedicato anche alla ritrattistica. Nel suo ritratto della moglie, noto come L’amazzone (1906-1916; cat. 256), si intuisce la derivazione da modelli boldiniani. Ha dipinto inoltre numerosi affreschi allegori­ci, tra cui quelli per villa Berlinghieri a Roma, e religiosi, come quello per la chiesa degli Scalzi a Venezia (1933), in sostituzione dei dipinti di Giovan Battista Tiepolo distrutti nel 1915. Nel 1929 è nominato Accademico d’Italia e l’anno dopo ha un’altra personale alla XVII Biennale di Venezia e ancora nel 1936. Vi partecipa per l’ultima volta nel 1940 con il dipinto celebrati­vo I maestri veneziani.

Ettore Tito (1859-1941) - Amore e le Parche

BIBLIOGRAFIA: A. Mazzanti, Biografia, in Ettore Tito 1895-1941, a cura di A. Bettagno, catalogo della mostra (Venezia, Fondazione Giorgio Cini. Isola di San Giorgio Maggiore), Electa, Milano 1998. Testo tratto da: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Serena Ferrari

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