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Ernesto Pirovano

Ernesto Pirovano

Di on mar 8, 2018 in Progettisti | 0 commenti

ERNESTO PIROVANO
(1866 – 1934)

 

Nacque a Milano nel 1866 da una famiglia con solide basi nel campo delle arti applicate: il padre gestiva una bottega di intaglio del legno mentre la famiglia della madre possedeva un’impresa per la lavorazione del rame. Non sorprende dunque la precoce inclinazione artistica del giovane P., che si distinse fin da giovane per le sue spiccate doti nel disegno.

Si iscrisse a un corso di ornato e architettura all’Accademia di Brera e, terminati gli studi, si associò ad Angelo Colla, un architetto che frequentava la bottega del padre e a quel tempo impegnato nel restauro di alcune chiese milanesi. P. collaborò con lui nella basilica di S. Calimero e nella facciata di S. Maria del Paradiso ricorrendo alla bottega paterna per la realizzazione dei dettagli in legno.

La collaborazione con Colla fu di particolare importanza perché mise in contatto P. con la famiglia Crespi, destinata ad affidargli alcune delle più importanti commissioni della sua carriera. Si trattava di una ricca famiglia di imprenditori tessili per la quale Colla aveva iniziato a progettare una villa a Orta San Giulio. P. subentrò a Colla nel completamento della villa (1892-94) e fu successivamente incaricato di altre commissioni per i Crespi: un’altra villa a Crespi d’Adda (1894), un edificio in via Borgonuovo a Milano (1895-96) e, a partire dal 1894, l’intero villaggio di Crespi d’Adda.

Questo fu probabilmente il progetto più vasto e importante della carriera dell’architetto: si trattava di un intero villaggio industriale costruito intorno al cotonificio Crespi e pensato come una piccola città ideale – e autonoma – sulla base di modelli inglesi e francesi. Oggi il sito è uno dei pochi villaggi industriali al mondo a conservare i tratti architettonici e urbanistici originali e in qualità di esempio di archeologia industriale è considerato patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

  1. lavorò al progetto per Crespi d’Adda accanto a Pietro Brunati e Gaetano Moretti. Non è del tutto chiaro come i tre si siano suddivisi i diversi compiti: P. probabilmente si occupò degli aspetti architettonici e urbanistici, Brunati della parte ingegneristica e Moretti del cimitero e della centrale a Trezzo d’Adda. Il villaggio comprendeva una scuola, un teatro, una chiesa, un cimitero e diversi tipi di abitazioni: case operaie piuttosto semplici e poi le case dei dirigenti, nelle quale P. diede sfoggio di dettagli decorativi medievaleggianti ispirati alla tradizione lombarda e reinterpretati secondo canoni moderni. Gli ultimi edifici – i villini per i caporeparto – vennero realizzati da P. tra il 1921 e il 1925.

A partire dagli inizi del Novecento, P. iniziò ad accostare al suo stile eclettico-medievaleggiante suggestioni Art Nouveau; queste sono particolarmente evidenti nelle realizzazioni di Milano, dove proprio in quegli anni gli vennero commissionati diversi edifici residenziali: casa Verga (via Sebeto, 1899), casa Bogani, (via Filzi, 1904), casa Mazzucchelli, (viale Monte Grappa, 1905), casa de Micheli, (via Torriani, 1908), casa Sormani (corso Lodi, 1909). Le sue realizzazioni più note in questo ambito sono le case Tensi (via Vivaio, 1909) e Ferrario (via Spadari, 1902-03). Casa Ferrario, presenta ancora un’impostazione architettonica classica, con una facciata simmetrica e una planimetria di scarsa originalità; tuttavia include dettagli decisamente innovativi tra cui travature in ferro, un solaio in calcestruzzo armato e – soprattutto – un bellissimo gioco di ferri battuti in facciata. Realizzati da Alessandro Mazzuccotelli, sono proprio i ferri battuti a conferire all’edificio il suo gusto marcatamente Liberty.

La fama di P. si era notevolmente accresciuta dopo il 1897, in seguito alla vittoria per il concorso del cimitero monumentale di Bergamo; la commissione includeva l’illustre Camillo Boito e il progetto di P. superò perfino quello di Giuseppe Sommaruga, all’epoca decisamente più affermato come architetto rispetto a P. La realizzazione però andò incontro ad alcune problematiche e non poté essere ultimata prima del 1915. Le decorazioni per furono affidate inizialmente ad Ernesto Bazzarro, allora uno dei più noti decoratori Liberty di Milano, ma nel giro di pochi anni furono considerate ormai fuori moda e non adeguate ai tempi. Altrettanta sfortuna attendeva la realizzazione del cimitero monumentale di Mantova, il cui progetto fu rivisto ben due volte – prima nel 1915 e poi nel 1934 – a causa del mutato gusto architettonico e della conseguente inadeguatezza del ricco vocabolario eclettico-Art Nouveau proposto originariamente da P. Questo però non sottrasse all’architetto gli apprezzamenti e il Premio Reale all’esposizione del Sempione (Milano, 1906) quando lo stile Liberty era ancora al vertice del suo apprezzamento.

La notorietà e il successo di P. nei primi del Novecento fu legata anche alla Rivista l’Edilizia Moderna, nella quale vennero pubblicati numerosi suoi progetti.

Nell’ultima fase della sua carriera, P. si specializzò soprattutto nell’architettura cimiteriale occupandosi dei cimiteri di Mortara, Cremona e di alcune cappelle nel cimitero di Bergamo. Fu molto attivo a Bergamo, dove rilevò diversi edifici già avviati da altri architetti e li completò secondo l’impostazione lasciata dai predecessori: la casa del Popolo, il teatro Rubini (entrambi del 1906-07), la banca Piccolo Credito, l’altare maggiore per la chiesa di S. Maria delle Grazie (1907), il mercato ortofrutticolo (1910-1916) e la facciata di Palazzo Nuovo. Nel 1922, P. realizzò gli spalti del circuito automobilistico di Monza. Morì a Milano nel 1934.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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