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Enzo Bifoli

Enzo Bifoli

Di on ott 19, 2018 in Artisti, Progettisti | 0 commenti

ENZO BIFOLI
(1882 – 1965)

Nato a Firenze il 21 aprile 1882, ben presto segue i corsi della Scuola di Arti Decorative diplomandosi nel 1900, e, successivamente, a completamento dei suoi studi, quelli della Scuola di Nudo dell’Acca-demia di Belle Arti. Le sue prime prove artistiche avrebbero avuto come punto di riferimento la manifattura “Arte della Ceramica” di Galileo Chini: un momento fondamentale nella formazione del giovane che tratterrà sempre “atteggiamenti” e “tic” stilistici legati alla forte personalità di Chini e al suo avvicinarsi al linguaggio klimtiano con gusto sintetico e risultati essenziali. Chiamato a Genova dal pittore Riccardo Cavallari, attivo collaboratore dell’architetto Gino Coppedè, Bifoli vi si stabilisce appunto nel 1904, entrando proprio nello studio dell’architetto in qualità di collaboratore e disegnatore fino al 1918. Non trascura tuttavia i suoi studi, che prosegue a Bologna, dove nel 1912 riesce a conseguire la licenza di architetto all’Istituto di Belle Arti con un disegno di grande forza grafica, “Arco di Trionfo in onore della guerra libica”, e di altrettanto respiro: siamo nel pieno degli Anni Dieci e Bifoli, che può contare sul costante aggiornamento che gli proviene dallo studio Coppedè e dai materiali grafici (riviste italiane soprattutto e straniere) che, come si è accertato, vi circolavano, è affascinato dal quel filone di architettura fantastica e “immaginifica” che attrae numerosi architetti del tempo, da G.U. Arata a G. Mancini, allo stesso Coppedè (proprio mentre scultori e pittori propongono versioni monumentali e grandiosamente retoriche di un classicismo filtrato attraverso il gusto della Secessione). L’ “Arco di Trionfo” viene pubblicato nel 1914 in un opuscolo monografico stampato a cura del padre Arturo, tipografo. Sono anni d’intensa attività per Bifoli: tra il 1908 ed il 1916 espone alle mostre della Società Promotrice di Belle Arti presentando olii e disegni a penna per gli scritti teatrali di. Sem Benelli, “La Cena delle Beffe” (1910), “Fiora” per “L’amore dei tre Re (1911), “Rosmunda”, “La Maschera di Bruto” (1912), nonché progetti architettonici.     E’ figura centrale dell’Esposizione Internazionale di Marina e Igiene Marinara del 1914 non solo per la vice-direzione dei lavori che gli viene affidata da Gino Coppedè, ma, proprio per l’impegno personale che vi profonde ideando buona parte delle decorazioni della rutilante manifestazione, cui peraltro collaborarono numerosi altri artisti (da Aurelio Craffonara a Ottavio Papini, a Giuseppe Sacheri). Un suo acquerello, completo di cornice ideata con ogni probabilità dallo stesso artista che intende ribadire la scelta di secche decorazioni geometriche evidenti in molte sue realizzazioni grafiche per giornali, riviste e libri, viene acquistato nel 1916 alla Promotrice dal Municipio di Genova per la sua collezione d’arte moderna (inv. GAM n. 85), programmaticamente ispirato ai “Poemi di Buddha Pramdvara” di Giovanni Costanzi. Il poeta, suo fraterno amico, introduce nel 1915 una raccolta di tavole di Bifoli che, pubblicate da Crudo e Lattuada di Torino, propongono attraverso molteplici titoli opere esposte alle mostre annuali delle Promotrici, progetti per tombe e per fantastici edifici che non sono mai stati realizzati. Ma lo scambio di “cortesie” tra Bifoli e Costanzi non finisce con quel lavoro: nel numero 10 del 15 maggio 1918 della rivista “Il Secolo Illustrato”, compare quale ultimo omaggio ad un poeta morto, “nel cielo della patria” il 16 aprile di quello stesso anno, un disegno di grande suggestione simbolista (anche se sostanziato da un robusto classicismo che deforma i corpi e, al contempo, denuncia tutto il retroterra culturale di Bifoli che non riesce a dimenticare: Bistolfi, ma anche Previati, Wildt, Alberto Martini, lo stesso De Carolis e pure gli illustratori dell”‘Eroica”). Significative del suo impegno di grafico sono anche alcune tavole che vengono pubblicate nei volumi de’ “Gli adornatori del libro in Italia” nel 1927 a cura di Cesare Ratta, direttore della scuola d’arte tipografica del Comune di Bologna. Si tratta di alcune allegorie della prima guerra mondiale e di una copertina tutta genovese col portale di san Lorenzo e un San Giorgio per il VII Congresso Eucaristico Nazionale del 1922, una illustrazione tratta ancora dai “Poemi di Buddha di Costanzi, un “trittico decorativo per il prof. Camillo Poli, insigne medico chirurgo” rielaborato da un acquerello. Nel 1933 vince il concorso per il cartellone del I° Congresso Eucaristico genovese. Più sfuggente la sua attività di architetto: per certo esiste una tomba da lui progettata al Cimitero Monumentale di Milano per la famiglia Morgagni (RIVA, 1989, di prossima pubblicazione), forse qualcosa a Padova, al cimitero di Staglieno a Genova (le tombe Grasso e Bersaglio, per esempio, realizzate nel 1933 con la figlia scultrice Elsa Bifoli nel porticato Montino). Una villetta da lui decorata è a Borgo Fornari (Ge) ed altre ancora potrebbero essere nel capoluogo ligure, mentre è certo (MIGLIORE, 1937) che abbia progettato alcune facciate per edifici della società Edison, a Milano, ed una facciata decorata a graffito, per la villa Lertora-Durante . Nel 1915 diventa sostituto al corso di Architettura dell’Accademia Ligustica (la cattedra è retta da R. Haupt) e appartengono a questo momento le soluzioni grafiche per pubblicizzare, con la collaborazione dell’artista Amos Nattini, una sottoscrizione del prestito nazionale (1915). Allo stesso anno si debbono le decorazioni del palazzo di via Montevideo 2, progettato dall’architetto Angelo Crippa; Bifoli distende sul prospetto principale un’allegoria della guerra—l’intento propagandistico è evidente—affascinante e di forte segno: il rimando a Klimt è immediato. Al 1919-20 appartengono poi una serie di fantastiche illustrazioni e testate per la rivista genovese mensile o bimestrale, “La vita marittima e commerciale”: i riferimenti culturali, peraltro già enucleati, di tanta “imagerie” grafica che si muove tra sogni, miti ed esotismi, paiono complicarsi di cadenze alla Beardsley e di suggerimenti che Bifoli recepisce dalla cartellonistica del primo Novecento, dai vari Metlicovitz, Hohenstein e dallo stesso Boccioni pre­futurista. Prende parte alla I^ Biennale di Belle Arti di Roma, nel 1921, quando è presente anche alla I^ Esposizione di Belle Arti di Verona. Nel 1923 (in quest’anno vince il concorso per il progetto di una “Sala Ligure” alla I Triennale monzese), 1935, 1937, 1938 Bifoli partecipa alle mostre del Sindacato Regionale Fascista e prosegue la sua attività di decoratore: singolare è la decorazione che appronta per parte degli interni della dimora privata dell’architetto Luigi Angelini di Bergamo, con cui intraprende un folto carteggio (1920). Ormai distrutto è invece il suo intervento nel Palazzo Pennè di via Ausonia a Genova, sempre progettato dall’architetto Crippa. Al 1928-31 appartengono i dipinti del catino absidale e della volta di N.S. della Scorza a La Spezia; ancora a Genova propone alcune soluzioni architettoniche per la chiesa del Corpus Domini. Del ’31-’32 è la partecipazione alla I^ Esposizione Internazionale d’Arte Sacra di Padova. Nel ’33 si classifica sesto al concorso per il monumento ai caduti fascisti genovesi (quarto nella gara di secondo grado). Sono proprio gli anni in cui il suo nome ricorre nella documentazione d’archivio relativa ai restauri del Duomo di S. Lorenzo: tra il 1931 e il 1934 egli compare come disegnatore sotto la direzione di Orlando Grosso nei “Lavori di ripristino della facciata” (DI FABIO, 1984). Percepisce ulteriori compensi per i rilievi della torre di Palazzo Ducale (delib n 1723 del 13/7/1932); del vico Dighieri (delib. n. 1514 del 19/6/1933); per un “disegno dimostrativo” relativo alla sistemazione della chiesa di S. Matteo e per “due motivi” di inferriata per il chiostro di S. Andrea (delib. n. 2241 del 10/12/1934); per disegni di un nuovo stemmadi Genova per la Consulta Araldica (delib. n. 564 del 31/3/1935); per disegni delle demolizioni di Ponticello e altri due dello stemma di Genova (delib. n. 1668 del 19/8/1935, n. 1218 del 28/7/1937 e n. 1941 del 21/9/1941). Secondo il Migliore (1937), “progettò e decorò i “Grandi Magazzini Missaglia” in una costruzione dichiarata Monumento Nazionale (primo ripristino; Vico Casana, Genova)”. Docente di ornato al liceo artistico comunale “N. Barabino” tra gli anni ’30 e ’50, disegnatore personale del Duca d’Aosta, con la seconda guerra è costretto da problemi famigliari a rallentare l’attività: durante un bombardamento, poi, perde tutte le testimonianze creative e documentarie della sua carriera d’artista sensibile ed aggiornato. Poche le opere elaborate dopo la guerra. Muore a Genova il 1° luglio del 1965.

di Maria Flora Giubilei (dal volume “Genova demolita”)

 

Tavole tratte da AMS Historica, Digitalizzazione del Fondo Storico di Architettura conservato presso la Biblioteca del Dipartimento di Architettura e Pianificazione Territoriale, Università di Bologna.

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