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Edward Burne-Jones

Edward Burne-Jones

EDWARD BURNE-JONES
(1833 – 1898)

Il pittore Sir Edward Coley Burne-Jones, tra i più noti esponenti del gruppo inglese dei Preraffaelliti, acquisisce i primi rudimenti tecnici grazie all’aiuto del padre, intagliatore, che gli trasmette anche le prime nozioni di disegno. Frequenta dal 1848 al 1852 la Bir­mingham School of Art e in seguito studia teologia presso il collegio Exeter di Oxford deciso a intraprendere la carriera sacerdota­le. A Oxford incontra William Morris e, com­plice la comune passione per la poesia, i due fondano la società letteraria The Brotherho­od. Collabora alla rivista “Oxford and Cam­bridge Magazine” fondata da Morris nel 1856. In questo stesso anno, Burne-Jones abban­dona gli studi di teologia a favore dell’atti­vità artistica. Compie numerosi viaggi: in Francia con Morris e poi in Italia, a Firenze, Pisa, Siena, Venezia nel 1862 insieme a John Ruskin che molto influisce sulla sua cultura. Ritorna in Italia tra il 1871 e il 1873. Subisce inizialmente l’ascendenza di Dante Gabriel Rossetti, che ha modo di conoscere diretta­mente, e il suo stile si arricchisce in seguito all’influsso dell’arte quattrocentesca italiana di Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Andrea Mantegna e Michengelo Buonarro­ti, combinata con un gusto romantico. Fonti principali per i soggetti dei suoi dipinti sono la mitologia classica, nordica e medievale, e la storia del cristianesimo. Illustra numerosi libri e disegna progetti per vetrate, arazzi, carte da parati e maioliche, in collaborazione con l’amico William Morris, progetti nei quali anticipa soluzioni e stilemi tipici dell’Art Nou­veau. Eletto membro della Royal Watercolour So­ciety nel 1864, inizia a esporre le sue opere anche se sarà sempre molto restio a esibire il proprio lavoro in pubblico. Tra le sue opere più note, si ricordano: Il ciclo di Perseo (1870-1898), La bella addormen­tata (1872-1894), L’incantesimo di Merlino (1874), La ruota della fortuna (1883), La scala d’oro (1884), Lo specchio di Venere (1898). Nel 1885 viene nominato membro della Royal Academy, dove l’anno dopo espone The Depths of the Sea; nel 1887, la serie de­dicata a Perseo e tre anni dopo la serie The Legend of Briar Rose. Il dipinto Princesse Sabra (1865, cat. 1) ap­partiene a un ciclo decorativo, dedicato alla leggenda di San Giorgio e il drago, richiesto a Burne-Jones da Miles Birket Foster, celebre illustratore e acquarellista. La vicenda di San Giorgio, nobile cristiano e ufficiale dell’eserci­to romano che salva la principessa Sabra of­ferta in sacrificio al drago, era molto diffusa sia nel Medioevo, che fra i soggetti amati dai Preraffaelliti. Nella cultura anglosassone la fi­gura di San Giorgio è molto importante non sono perché rappresenta l’ideale cavallere­sco, ma poiché il santo, che diviene patro­no dell’Inghilterra dal 1348, è l’incarnazione di uno spirito sommo dai valori intatti e di­fensore della fede. Nel quadro Burne-Jones mette in evidenza la principessa raffigurata mentre legge un libro, in piedi, in una posa aggraziata: la sua figura si staglia su uno sfondo vegetale più scuro, illuminato solo dal chiarore dei fiori.

BIBLIOGRAFIA: Edward Coley Burne-Jones. The paintings, graphic and decorative work of Sir Edward Burne-Jones, 1833-98, catalogo del­la mostra (Londra, Hayward Gallery, 1975-1976; Southampton Art Gallery, 1976; Birmingham, City Museum and Art Gallery, 1976), The Arts Council of Great Britain, London 1975; R. Ash (a cura di), Sir Edward Burne-Jones, Pavilion, London 1993; Edward Burne-Jones: das Irdische Paradies, cata­logo della mostra (Stoccarda, Staatsgalerie Stut­tgart, 2009-2010; Berna, Kunstmuseum Bern, 2010), Hatje Cantz, Ostfildern 2009. Testo tratto da: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Serena Ferrari

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