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Domenico Gatti

Domenico Gatti

DOMENICO GATTI
(1892 – 1916)

Molto scarse sono le notizie su questo pitto­re torinese e la sua brevissima carriera. Nel 1907, appena quindicenne, presentò alcune opere alla rassegna annuale della Società Promotrice delle Belle Arti in Torino, fondata nel 1842 nella dimora del conte di Benevello e ubicata all’epoca nel palazzo dell’architetto Carlo Ceppi (solo nel 1914 fu costruito l’ap­posito edificio di Enrico Bonicelli e Davide Calandra nel parco del Valentino, in seguito decorato in stile liberty). L’anno successivo Gatti partecipò nuovamente all’esposizione della Società con sei studi di natura morta e nel 1913 con sette vedute dei dintorni di Torino. L’opera presente in mostra, Puri­tà (Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, cat. 214), non è databi­le con certezza, come molte altre opere di Gatti. Acquistata dalla Galleria nel 1917 all’e­sposizione del Circolo degli Artisti di Torino, essa sembrerebbe appartenere all’ultima fase della vita del suo autore – a giudicare dalla buona qualità dei diversi elementi e dei particolari, e dall’acconciatura della protago­nista. Completamente nuda e accovacciata in un campo di fiori, la donna regge tra le mani, giunte come in preghiera, alcuni fiori di tarassaco comune (“dente di leone” o “sof­fione”). Per dimensioni e quantità, questo spicca sugli altri fiori gialli, rossi e azzurri, che costellano il manto erboso. La trasparenza e la forma cilindrica rendono i tarassaci simili a bolle di sapone che conferiscono un’aura incantata alla scena, quasi un sogno o un’ap­parizione. Il nudo, insieme accademico e mi­stico, ricorda nella posa l’atteggiamento di certe figure femminili oranti e risulta perfet­tamente inserito nell’ambiente naturale, evo­cando un rapporto idilliaco tra l’essere uma­no e la natura. Quest’ultima risponde alla morbidezza dell’incarnato della donna con le sue tinte delicate, anche nello sfondo degli alberi e nel cielo azzurro dalle grandi nuvole. Nella tela, forse la più riuscita delle opere di Gatti, è sapientemente distillata la fusione di un simbolismo trasognato con certi accen­ti preraffaelliti e lo stupore per le meraviglie floreali, tipico del Liberty e italiano.

domenico gatti purita

BIBLIOGRAFIA: L. Mallé, I dipinti della Galleria d’arte moderna. Catalogo, Torino 1968, p. 180. Testo tratto dalla monografia: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Alessandro Malinverni

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