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Diego Sarti

Diego Sarti

DIEGO SARTI

(1859 – 1914)

 

Diego Sarti compie il percorso artistico presso l’Accademia bolognese tra 1871 e 1876, cui segue l’apprendistato presso Salvino Salvini e Augusto Rivalta. Ad appena ventidue anni lo vediamo calcare prepotentemente le scene nazionali: in occasione dell’Esposizione nazionale di Milano del 1881, nell’atrio di accesso sono collocati Bacio africano e il Gladiatore e la Tigre, quest’ultimo intitolato anche I favoriti dei romani, ambedue gruppi colossali in gesso. Due opere che non poterono lasciare indifferenti i passanti, anche perché si doveva girare intorno al Bacio, lungo ben sette metri. Il Gladiatore viene poi acquistato dallo stato e collocato in palazzo Montpensier a Bologna, mentre l’immagine del Bacio verrà utilizzata per una campagna pubblicitaria nazionale. Tre anni dopo a Torino i suoi Affini gorilla homini (venduto poi all’estero) e Schiavitù d’America, confermano le sue capacità di gestire sculture di grandi dimensioni, mentre la fontana in cemento eseguita nel 1888 per l’Esposizione Emiliana conferma le doti e le capacità nel rendere le lotte tra animali. Il successo ottenuto nel secondo caso è tale che rimane l’unico gruppo scultoreo che si chiede di salvare al termine della manifestazione. Riportiamo alcune considerazioni apparse sui giornali dell’epoca: …Altre volte abbiamo tenuto parola di questa pregevolissima opera del prof. Diego Sarti, ed ora pubblicandone una vista d’insieme, rendiamo pubblico un desiderio nostro, che è pure di moltissimi, che cioè la bella mole non cada sotto il piccone demolitore, ma resti quale ricordo dell’Esposizione ed insieme quale ornamento della città. …Il quarto gruppo, (…) raffigurante la tigre e il boa, riunisce in un complesso gradevole le due espressioni di forza e di pieghevolezza che sono proprie dell’uno e dell’altro animale modellati dal Sarti, e nonostante i pregi reali dell’intera fontana, vuoi per la stessa natura del soggetto, questo gruppo ha dato maggiore agio all’artista di spiegare tutte le sue buone qualità. Il Fantino a cavallo (impressione delle corse) viene esposto poco dopo, nuovamente a Milano, nel 1891. Nel Pantheon di Roma viene collocato, di fianco alla tomba di Umberto I, una sua targa in bronzo con simboli allegorici e due leoni. Il suo studio a queste date è situato a Bologna, prima in via Barberia 22 e poi in via Farini 2. Rivani nel 1928 indica una donazione all’Accademia di Belle Arti bolognese da parte di Antonio Bonora di tre gruppi: Moro con cani, Moro con staffile (dal gruppo Schiavitù d’America) e Lotta per Amore: presso l’istituto sono ancora esposti due mastini, più grandi del vero, e la Lotta, di non grandi dimensioni.

Nel 1891 il suo gesso grande al vero, dal titolo Venere, ebbe un clamoroso successo all’esposizione di Barcellona nel 1891, tale da essere acquistato per il Museo d’arte moderna della città. Il gesso esprime una sensualità non troppo esibita e soprattutto morbidezze e curve ormai di gusto Liberty, che ancora oggi ne fanno un oggetto di grande attrattiva estetica. La vittoria della medaglia d’oro si proporrà ancora nel 1898 con Mater (leonessa africana), che oggi si conserva nei depositi del Museo Nazionale d’arte della Catalogna insieme alla Venere e che mostra al meglio le doti di Sarti nel genere “animalier”. Il 28 giugno 1896 viene inaugurata a Bologna, alla presenza dei sovrani, la Scalea della Montagnola, che pone fine alla sistemazione di via Indipendenza, larga arteria di collegamento tra la stazione ferroviaria e Piazza Maggiore. Al centro della struttura architettonica progettata da Tito Azzolini e Attilio Muggia si colloca la colossale fontana della Ninfa, opera di Diego Sarti ed eseguita col supporto di Pietro Veronesi. Il marmo fa parte di una più vasta ornamentazione eseguita da Arturo Colombarini, Tullo Golfarelli, Arturo Orsoni, Ettore Sabbioni e Pietro Veronesi. Il nostro scultore, pur svolgendo un tema classico, non lascia percepire nulla di moralmente nobile, e tutta la scena è incentrata sull’esibita sensualità della Ninfa che tenta di salvarsi dalla spire del polipo. Questa opera, memore delle Sirene di Monari per il Ponte sul Reno, è il compimento ideale di cento anni di scuola locale, passata dal lavorar di gesso e terra, al marmo e al bronzo, rappresentando senza retorica i progressi di Bologna e dell’Italia unificata. Sarti colloca in luogo pubblico un’immagine sfacciatamente sensuale, fatto che non si vedeva dai tempi delle prosperose sirene della cinquecentesca fontana del Nettuno. Giosue Carducci dedica alla Ninfa un sonetto, in cui questa dialoga con il bronzo del Giambologna: …Ahi mio re! la tua carezza / Chiedo in van, son tratta giù: / E fu in van la mia bellezza / Com’è in van la tua virtù. I bolognesi fanno proprio il titolo del sonetto e la rinominano “La moglie del gigante”. Per la Certosa di Bologna, il cimitero monumentale, esegue un buon numero di opere, di ogni dimensione e impegno per le famiglie Medini , Trouvéc, Bonino, Benfenati e Cloetta (1898). Su progetto di Attilio Muggia si data al 1891 l’intervento per il grande sepolcro della famiglia Montanari e la Dolente diventerà una delle icone del Cimitero. Qui l’artista mostra di essere al passo coi tempi e capace, in considerazione del tema, di stemperare la foga vitale e sensuale delle sue figure femminili. Un perfetto equilibrio viene raggiunto nel 1900 con la dolente della tomba Osti: la figura femminile, avvolta classicamente dal velo, è resa moderna dal movimento fluente e avvolgente del panno e dall’espressione turbata del volto, quest’ultima memore degli esempi in Certosa della Desolazione di Vela e della Felsina di Giovan Battista Lombardi. La cappella Bonora, collocata nel Chiostro VI e completata nel 1906, è progettata da Sarti anche per le parti architettoniche. Nel Pantheon degli uomini illustri bolognesi gli sono richiesti, tra 1884 e 1891, i ritratti in marmo di Giambattista Martini, Giovan Battista Ercolani, Giovanni Vicini e Carlo Pepoli.

Così viene segnalato da Angelo De Gubernatis in ‘Dizionario degli artisti italiani viventi’, ed Gonnelli, 1906: scultore emiliano, nato a Bologna, ove ha fatto i suoi studi e dove risiede. Espose a Milano, nel 1881, un bel gruppo di animali in gesso, dal titolo: Un bacio africano, ed un altro gruppo, pure in gesso: I favoriti dei Romani, che piacquero; e a Torino, nel 1884, il colossale gruppo in gesso, di cui tanto parlò la stampa: Schiavitù; e l’altro: Affinis Gorilla homini, che destò l’ammirazione di tutti. Eseguì inoltre dei busti degni di nota, e fra questi commendevole quello di Marco Minghetti, esposto a Venezia e a Bologna. Ultimamente, alla Esposizione triennale di Brera, aveva un Fantino a cavallo, piccolo gesso bronzato, nel quale l’autore aveva voluto sorprendere le mosse di un cavallo da corsa lanciato al galoppo, con il fantino che s’abbandona alla cravache. L’impressione fuggevolissima era ben resa e il gruppetto piacque assai.

Roberto Martorelli

Testo con integrazioni tratto da: Roberto Martorelli, Cento anni di scultura bolognese. L’album fotografico Belluzzi e le sculture del Museo civico del Risorgimento, numero monografico de “Bollettino del Museo del Risorgimento”, LIII, 2008

13538643204_7704b63052_oFontana della Ninfa e del cavallo mari­ no, 1896 -Marmo di Carrara – Firmato – Bologna, Scalea della

 

Non più cemento, ma bianco marmo di Carrara per l’opera che Diego Sarti eseguì su commissione del Comune di Bologna per la Scalea della Montagnola nel 1896. Le for­ me potenti, ma insieme morbide e sinuose, già presenti nella fontana per l’Esposizione Emiliana, l’intrecciarsi e confondersi degli elementi naturali con quelli figurativi, nel- l’avvilupparsi dei tentacoli della piovra alle membra femminili tra le rocce e i flutti, l’esangue espressione di sensualità e di morte sul volto della ninfa, sono i segni di una temperie culturale non più accademica, inquieta, premonitrice di nuovi fervori estetici.

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Fontana delle Sirene, 1888 – Cemento, cm. 300 x 500 x 180 per gruppo -Bologna, Parco della Montagnola.

I quattro gr-upfii se-ultorei in cemento (due sono qui riprodotti in dettaglio), che ora si trovano nel Parco . della Montagnola, furono progettati ed eseguiti da Diego Sarti nel 1888 per la fontana dell’Esposizione Emiliana ai Giardini Margherita, e sono l’uni­ ca testimonianza superstite di quell’avvenimento, visivamente documentato dalle im­ magini fotografiche di Paolo Poppi (Collezioni d’Arte della Cassa di Rispar

mio in Bo­ logna) e dalle incisioni dell’ “Illustrazione Italiana” e del “Giornale dell’Esposizione” . Di forma elissoidale con cornice modanata, la fontana presentava al centro il gruppo del leone vincitore sul bufalo, ai bordi due gruppi di sirene, la tigre in lotta con il boa, e, distanti l’una dall’altra, quattro testuggini marine: il tutto a formare una “complessa macchina scultorea, ove figura umana, rocce e animali si integrano vicendevolmente, legati da un’idea di base che raccorda i vari elementi con andamenti fessuosi e larghi” (E. Contini).

Quando, conclusasi l’Esposizione, tutti ipadiglioni vennero abbattuti, la fontana fu smembrata e relegata nei magazzini comunali, dove venne recuperata per ornare il rin­ novato Parco della Montagnola nel 1896. L’assetto attuale dei gruppi, dovuto alla risi­ stemazione del Parco avvenuta nel 1934, in occasione dei f esteggiamenti per la conclu­ sione dei lavori della Direttissima, non restituisce alla fontana la monumentalità origi­ naria . Il vigore e lesuberanza inventiva di queste sculture rivelano nel Sarti la precoce intuizione di un’estetica liberty.

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