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Un angolo Liberty a Palermo si scopre con Girolamo Cusa

Un angolo Liberty a Palermo si scopre con Girolamo Cusa

Di on gen 31, 2015 in Regione Sicilia | 0 commenti

Villa Di Giorgi rivive nelle fotografie e memorie

 

Di Andrea Speziali
www.andreaspeziali.it

 

Anche l’Italia agli inizi del Novecento attraversava quella crisi che sfociò poi nella grande guerra. Se è vero che ‘‘La bellezza salverà il mondo’’, come diceva F.M.Dostoevski, nel 1915 ci pensarono gli artisti del tempo a risollevarlo; ispirandosi infatti alla corrente artistica Art Nouveau, diedero vita al nuovo stile per l’Italia moderna: Il Liberty.

Il termine ‘‘Liberty’’ deriva dai magazzini di Arthur Liberty con cui si definiva una linea di oggetti artistici considerati moderni per allora. In verità lo stile caratterizzato da una linea a ‘‘colpo di frusta’’ si identifica nella penisola italiana con il nome di ‘‘stile floreale’’ o ‘‘modernismo’’ e tuttora la parola ‘’Liberty’’ definisce complessivamente l’arte a cavallo tra fine ‘800 e inizi ‘900, caratterizzata con colori e linee movimentate e sinuose[1].

Artigiani e artisti colsero l’occasione, in un momento di crisi pre-guerra mondiale, di rianimare l’animo delle persone adottando un nuovo stile capace di rallegrare case e palazzi con opere ricche di colori e linee così sinuose da emozionare il fruitore[2]. Per i grafici dell’epoca il maestro ceco Alfons Mucha si rivelò una feconda musa ispiratrice, per la sua abilità di esaltare l’eleganza e la sensualità attraverso figure femminili come Sarah Bernardt. Difatti l’architetto Ernesto Basile non perdette tempo per rallegrare gli interni di villa Igea a Palermo con affreschi Liberty, che rappresentano scene di vita quotidiana con figure femminili dipinte da Ettore De Maria Bergler. L’affresco che si sviluppa su tutta la sala principale fu iniziato nel 1899 e terminato nel 1900. Nella città di Palermo questa nuova arte vede la luce proprio grazie al progettista Basile e ancora oggi di essa conserva molte fulgide testimonianze.

Una recente mostra tenutasi al Complesso Monumentale dello Steri a Palermo, “Girolamo Manetti Cusa. Architetto, Ingegnere, Fotografo dal liberty alla Ricostruzione’’[3] riscopre una figura di artista poliedrico, che contribuì già allora a censire il patrimonio architettonico palermitano, con una grande raccolta di scatti fotografici dei villini, e a progettare edifici sia di impronta Liberty che Art Decò.

L’esposizione dà risalto a foto e progetti di edifici Liberty oggi scomparsi[4]. Tra questi ricordiamo il villino Di Giorgi, realizzato nel 1914 e demolito nel 1967 per fare spazio a più moderni edifici.

La palazzina era sita in via Notarbartolo e il prospetto principale si affacciava sulla via Sciuti. La progettazione del maestoso villino fu realizzata da Cusa in collaborazione con Giovan Battista Santangelo e la costruzione fu opera dell’impresa Utveggio.

Noto editorialista e commediografo palermitano, Ferdinando Di Giorgi (1869-1929), che aveva sposato la marchesa Raffaella Ballesteros di Bongiordano, per il tramite di M. Utveggio, diede incarico ai due pofessionisti di progettare la sua abitazione.

La via Notarbartolo, come è noto, venne prolungata a seguito di un piano di lottizzazione approvato dal Consiglio comunale di Palermo nel 1904 con la destinazione esclusiva di villette ad uso residenziale. La progressiva fuga aristocratico-borghese dai vecchi quartieri all’interno della città murata determinò, ad inizio Novecento, lo sviluppo progressivo di una nuova organizzazione residenziale di carattere lineare, che, iniziata lungo viale della Libertà, proseguiva poi per altri assi, come via Notarbartolo, caratterizzando così interi quartieri di nuova espansione. Quest’ultima via finì col rappresentare non tanto il simbolo della belle époque di fine secolo (che si identificava con viale della Libertà), ma la strada della Palermo borghese, della città nuova.

Nel 1913 Di Giorgi acquistò da Michele Utveggio un lotto di terreno di 1500 mq. della concessione enfiteutica che Utveggio, a sua volta, aveva acquisito dalla ditta Ingham & Whitaker, e in esso venne costruita la sua abitazione privata. Alla sua morte, avvenuta nel 1929, la villa passò nella disponibilità della vedova Raffaella Ballesteros ed ai figli Michela e Giuseppe Alberto. Durante il secondo conflitto mondiale la villa ospitò il Comando Militare americano. Infine negli anni ’50 fu sede dell’ ERAS, l’Ente per la riforma agraria in Sicilia (un tempo, prima del secondo conflitto mondiale, noto come Ente di colonizzazione del Latifondo siciliano). Nel 1958 la marchesa Raffaella e la figlia Michela (Giuseppe Alberto era deceduto in guerra nel 1943), vendettero la villa con l’annesso terreno all’Istituto Figlie di S. Paolo. Nel 1964 fu acquistata dai costruttori Ferrarella e Coraci, che la demolirono per costruire un nuovo palazzo.

E’ da evidenziare, considerati i risultati pregevoli ottenuti, malgrado la complessa elaborazione del manufatto, quale appare dalle fotografie storiche e dai progetti, che l’incarico di progettare la villa era stato conferito a Manetti Cusa nello stesso anno della sua laurea, conseguita nel 1913.

La villa si distingueva per la complessità stilistica dei prospetti che, sebbene ispirata al manierismo classico, non disdegnava riferimenti ad altri stili come il Liberty. La composizione era animata dal gioco degli sporti e delle rientranze in cui erano ricavate logge e portici. Particolarmente elaborata era la soluzione dove il piccolo portico ionico era sormontato da terrazza. I prospetti erano distribuiti in partiti separati da lesene bugnate; le aperture erano incorniciate da edicole classiche con timpani, circolari al piano terra e triangolari al primo piano. L’ingresso era evidenziato da un portico ionico sormontato da un balcone con inferriata neo barocca e mensola sagomata. Sull’apertura era posto un medaglione in bassorilievo. Il muretto d’attico, infine, era decorato da vasotti.

Il progetto originario prevedeva anche la realizzazione di un garage, il cui progetto si conserva nell’ Archivio Manetti Cusa.

Palermo, come tante altre città italiane negli anni del boom economico, ha visto demolire tante ville Liberty, di cui il villino Di Giorgi è un illustre esempio, a cui si sono sostituiti palazzi più alla moda. Nel novero delle diverse demolizioni di edifici a firma del progettista Cusa va ricordato anche il villino Villaura, allora sito in via Notarbartolo, angolo via Lo Iacono. Ricorre ancora una volta l’impresa di costruzione Utveggio con cui Giorolamo Cusa realizzava pregiate costruzioni. Nel 1965 le tendenze dell’economia palermitana e gli interessi privati dei proprietari del villino hanno fatto sì che prevalessero le ragioni della demolizione su quelle della salvaguardia, perciò anche questo villino tra arte Liberty e Art Dèco venne inesorabilmente raso al suolo.

Grazie alla recente mostra, però, si è potuto visionare il panorama della Palermo dei primi ‘900, che altrimenti sarebbe rimasto a noi sconosciuto.

 

 

[1] Cfr. Le opere di Victor Horta.

[2] In verità, dagli studi di Andrea Speziali risulta che in molte città italiane il Liberty prende vita soprattutto attraverso l’arte funebre, per la quale la committenza borghese richiedeva un’edicola o decori nell’arte in voga: l’Art Nouveau. I marmisti reinterpretarono questo stile floreale in una chiave che tra il 1900 e 1920 consideriamo Liberty o Art Dèco. Si notino in particolare le sculture.

[3] Mostra curata da Girolamo e Sveva Alagna, che espone una cinquantina di immagini e un centinaio di progetti e di disegni. (dal 28 gennaio 2014 al 6 gennaio 2015).

[4] Il progetto ‘‘ITALIA LIBERTY’’ ideato e diretto da Andrea Speziali con il sostegno di Archivi di Stato. Pubbliche amministrazioni e privati ha inteso e intende censire il patrimonio sia Liberty che Art Dèco in Italia. Sul sito www.italialiberty.it si può prendere visione delle opere già censite.

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