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Cesare Bazzani

Cesare Bazzani

CESARE BAZZANI
(1873 – 1939)

Nacque a Roma il 5 marzo 1873 da Luigi, bolognese, professore in Roma di disegno architettonico e scenografo, e da Elena FracassiniSerafini, sorella del pittore Cesare. Frequentò la scuola di applicazione di Roma, si laureò in ingegneria civile nel 1896 e nel 1899 vinse il concorso per il pensionato artistico internazionale con un progetto di cattedrale in stile gotico italiano, di evidente ispirazione maitaniana, e del premio godé sino al 1902.

I primi anni di professione lo vedono impegnato in una serie di progetti e di studi di vario genere tra cui, soprattutto, saggi di restituzione di edifici medievali di Roma: il cosiddetto Albergo dell’Orso, il palazzeno della Fornarina ed alcune casette di S. Paolino alla Regola. Nel 1905 vinse il concorso per la facciata di S. Lorenzo in Firenze e nello stesso periodo organizzò a Roma una mostra nel suo, studio di via in Arcione, esponendo tali lavori, insieme con altri progetti di piccole costruzioni, tra cui quello del circolo “Canottieri Aniene” alla passeggiata di Ripetta, che presenta un certo interesse e che fu stigmatizzato dal Giovannoni per alcune “evidenti concessioni alla moda liberty”. I primi incarichi ptofessionali sono relativi a una chiesa in Treia (Macerata), un villino a Taranto e ima palazzina a Terni.

Nel 1906 partecipa al concorso per la Biblioteca nazionale di Firenze, riuscendo ad imporsi; due anni dopo affronta e vince anche il concorso per il Palazzo delle belle arti (inaugurato nel 1911) che diventerà poi la Galleria d’arte moderna di Roma. Questi due successi saranno decisivi per la sua fama: nei progetti, la sua personalità forte e autoritaria, lontana da preoccupazioni ideologiche e da raffinatezze critiche, ma perfettamente consona alla cultura ufficiale dell’epoca, si manifesta pienamente.

cesare_bazzaniNella relazione illustrativa della Biblioteca nazionale di Firenze (Roma 1906)la definizione del carattere architettonico dimostra evidente l’intento di trovare il più accetto compromesso tra “modemismo” e “tradizione”: “Non cercai di fare cosa archeologica.Manifestare l’epoca in cui l’opera viene fatta, traendo tale manifestazione dagli elementi d’ambiente, e ispirarsi ai ricordi ed alle tradizioni della storia, mi sembrò la migliore divisa…”; “E senza asservire il sentimento mio e le risorse della nostra epoca oltremisura alle tradizioni, cercai di essere d’ambiente.

La stessa cura nell’affrontare i problemi tecnici e distributivi nell’ambito di un gusto accademico si manifesta nel progetto per la Galleria d’arte moderna di Valle Giulia. Egli stesso nella relazione (ms. a Roma, Bibl. di archeol. e storia dell’arte) definisce la pianta: “facile, squadrata, dal tipo classico”; della sala centrale dice: “inondata di luce” e definisce le gallerie dei quadri: “ariose, luminosissime, spaziose, che nel loro complesso vengono a costituire il circuito del movimento”. Le indicazioni dimensionali e quantitative sono sempre estremamente precise, tali da dare il massimo affidamento al committente: “Per il preventivo, in L. 985.704,15 tutto è previsto, dato lo scrupolo con cui tutto fu misurato”.

Dopo la vittoria in questi due concorsi, il B. ricevette a Roma altri importanti incarichi: realizzò nel 1907 l’altare di S. Gaetano in S. Andrea della Valle, e dal 1913 pose allo studio il progetto per il ministero della Pubblica Istruzione in Trastevere, lavoro che lo impegnerà per molti anni (compiuto nel 1928) e gli darà modo di manifestare la sua ambizione di grandezza e monumentalità, attuata con un indirizzo formale e metodologico tipico della cultura ecletticaromana.

Il riferimento in quest’opera al Kock, al Piacentini senior, al Carimini, al Podesti, al Calderini è evidente; la sua adesione a questa scuola è spontanea e sincera: basti leggere quanto ebbe a dire nel discorso di Perugia (Perugia 1916)in occasione della commemorazione di G. Calderini. Con la massima enfasi egli parla del palazzo di Giustizia di Roma paragonandolo a S. Pietro: “poderose masse,… immaginoso dettaglio… poderoso chiaroscuro”.

Ormai la sua attività è molto intensa; secondo un elenco riportato dal Giovannoni le opere principali di questo periodo, oltre a quelle già menzionate, sono le seguenti: il monumento ai Caduti nella presa della Rocca, a Spoleto (1909); la prefettura e il restauro della chiesa di S. Giovanni, a Messina (1913-1919); la Cassa di Risparmio, ad Ascoli Piceno (1912-1914); la chiesa del Crocefisso, in Treia; la scalea monumentale avanti alla chiesa di S. Fortunato, a Todi.

Dal 1922 in poi, il suo fervore creativo aumenta e trova nel fascismo un ambiente favorevole: realizza i monumenti ai Caduti di molte località, tra cui Frascati, Bosa, Forlì, Macerata; gli uffici di Poste e Telegrafi di Ascoli, Macerata, Rieti, Temi, Imperia, Forlì, Pescara, Sanremo, Viterbo, Taranto; a Terni, il restauro della chiesa di S. Alò (1923), una centrale idroelettrica (1927), la chiesa di S. Antonio (1929-1935), il palazzo del governo (1930-1935), il palazzo della previdenza sociale (1934-1936); ad Assisi, la facciata di S. Maria degli Angeli (1924-1928); a S. Severo il Teatro Comunale (1925-1936); Macerata, la casa del Fascio e il palazzo degli studi e poi la sede dell’educandato di S. Giuseppe (1928-1934); a Foggia, il palazzo del governo (1929); a Foligno, il campo sportivo (1929); a Roma (1930-1935), l’ospedale Fatebenefratelli e la chiesa della Grande Madre di Dio a ponte Milvio (ove il B. ebbe le esequie); a Spello, villa Costanzi (1931); a Pollenza, la facciata della chiesa di S. Antonio (1931); a Viterbo (1931-1933), il palazzo del Consiglio provinciale dell’Economia; a Predappio (1931-1934), la chiesa madre; a Pisa, un ponte sull’Arno (1932); a Forlì (1932), la loggia del Credito romagnolo, i restauri della chiesa del Suffragio e di palazzo Paolucci, la casa del mutilato e il palazzo degli uffici statali; a Bari (1932-1935), la caserma dei carabinieri; a Pescara, il ponte monumentale e la chiesa abbaziale di S. Cetteo (1932-1934) e, dal 1936 in poi, il Tempio della Conciliazione; a Faenza (dal 1933 in poi), un palazzo per uffici e la Torre Oriani;, ad Aquila (1934-1936), l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale; a Napoli (1934-1936), la stazione marittima; a Messina, la chiesa di S. Lorenzo e S. Caterina; a Taranto, la casa del “fascismo ionico” e la chiesa del Carmine; ad Addis Abeba, la cattedrale.

Un’immensa mole di lavoro è la forza di Bazzani. Altri, insoddisfatti dell’orientamento ideologico e dell’indirizzo politico di quegli anni, preferirono restare ai margini della cultura ufficiale; ma tra i tanti che aderirono, per opportunismo o per convinzione, egli si fece largo energicamente. Purtroppo il suo atteggiamento nei riguardi dei problemi di fondo dell’architettura non gli ha consentito di maturare il concetto di “ambiente storico” che Giovannoni veniva sviluppando. Il suo concetto di “ambientamento” non va oltre l’idea di conferire agli edifici il senso di “romanità” intesa come adesione ad un, mondo classico imperiale, imbarocchito e idealizzato, completamente avulso dalla realtà storica e dai problemi pressanti della vita pratica. Questo lo induce ad eliminare senza alcuna remora ambienti antichi particolarmente delicati e caratteristici, come quello dell’Isola Tiberina, per inserire le sue costruzioni.

Brillantissimo professionista, il B. era assurto, già prima del fascismo, alle posizioni più importanti ed autorevoli: consigliere comunale dal 1913 al 1920, membro straordinario del Consiglio sup. dei Lavori Pubblici dal 1915 al 1923; membro di diverse accademie, tra cui quella di Brera di Milano” e accademico d’Italia dal 1929; professore al Museo artistico industriale di Roma (1903-1920); membro della Commissione per il concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II e per il monumento a re Umberto, nel Pantheon. Alle esposizioni internazionali di Venezia (1908) e di Roma (1911) riportò la “grande medaglia d’oro”; a Milano, nel 1906, riuscì vincitore del “gran premio reale”.

Morì a Roma il 30 marzo 1939.

di Mario Manieri Elia
(Tratto dalla Treccani)

Bibl.: M. Piacentini, C.B., in. Architettura, XVIII (1939), pp. 331-338; G. Giovannoni, C.B.(commemorazione), in Annuario della R. Accademia d’Italia, X-XII(1937-1940), pp. 233-253; C. Maltese, Storia dell’arte in Italia, 1785-1943, Torino 1960, pp. 276 s., 401, 402, 410; C. L. V. Meeks, The real Liberty of Italy…in The Art. Bull., XLIII (1961), pp. 126 s.; Encicl. Ital., VI, pp. 349 s.; H. Vollmer, Künstler-Lexikon des XX Jahrhs, I, p. 142.

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