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Recupero dei Bagni Pubblici «Tesoro nascosto e meraviglia in stile Liberty»

Recupero dei Bagni Pubblici «Tesoro nascosto e meraviglia in stile Liberty»

Rinascono i bagni pubblici di piazza Oberdan, meraviglia in stile Liberty dimenticata e in sfacelo da anni. Il sogno dell’assessore ai Lavori pubblici, Carmela Rozza, è quello di sostituire il cartello «Pericolo di crollo» con l’invito a entrare nel più monumentale Hammam di Milano, ma si procederà verso il traguardo a piccoli passi, cominciando con la pulizia e la sistemazione del salone centrale che sarà riaperto al pubblico in attesa del progetto definitivo per il quale saranno necessari finanziamenti privati. GUERRA LEGALE – Il «Diurno» di Porta Venezia, gemello di quello di piazza Duomo e aperto nel ’25 sul modello dei bagni pubblici di Victoria Station a Londra, è stato oggetto prima di una guerra legale tra il Comune e il barbiere che ne occupava una parte e poi di una trattativa per il restauro finita nel nulla tra Palazzo Marino, che ne è proprietario, e la Provincia, che pensava di collegarlo alla cineteca Oberdan. Dal 2004 è sbarrato e l’area superiore, attorno alla pensilina Liberty e ai due obelischi sulla piazza, è diventata terreno di bivacco. Ma l’amministrazione ora ha deciso di intervenire per riportare a nuova vita i 900 metri quadrati sotterranei ricchi di arredi e maioliche originali e sottoposti al vincolo della Soprintendenza ai Beni Architettonici. «Il progetto preliminare è pronto e il nostro obiettivo è restituire ai milanesi un tesoro nascosto – spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Carmela Rozza -. Dopo aver mandato via il barbiere al termine di una battaglia legale, l’ex amministrazione ha sigillato gli spazi e murato i lucernari. Da allora sta andando tutto in malora, ma è un delitto perché si tratta di uno spazio di grandissimo valore storico e architettonico». RECUPERO GRADUALE – L’assessore non nasconde l’impossibilità del Comune di farsi carico dell’intera ristrutturazione (alcune stime fatte in passato parlano di interventi per quasi 10 milioni di euro). «Quello che è possibile fare subito è ripulire il salone centrale, metterlo in sicurezza e sistemarlo per poi aprirlo al pubblico – dice Carmela Rozza – L’idea è di far tornare i milanesi e di riavviare il dibattito sul futuro della struttura, per poi arrivare a un bando per il recupero completo e la gestione dei locali. MODERNO HAMMAM – I bagni...

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Una caccia ai tesori Liberty

Una caccia ai tesori Liberty

A “CACCIA AI TESORI LIBERTY” è il primo dei premi che Palace propone alle classi quinte delle scuole superiori della provincia. Si tratta di un’iniziativa con un obiettivo didattico ben preciso, cioè “approfondire arte, storia, cultura, usi e costumi dei primi del ‘900in modo non convenzionale e con un lavoro di squadra, mettendo a frutto la capacità di collaborare e creare collegamenti tra argomenti, oggetti e persone”. I ragazzi potranno sottoporre alla giuria materiali come foto, abiti, gioielli, video, strumenti musicali, artistici dell’epoca e oggetti vari che siano inerenti al periodo Art Nouveau e creare collegamenti, storie o sottoporre documenti e prove, in formato cartaceo o multimediale (dvd-cd). Le classi, con l’appoggio di un professore, dovranno PREISCRIVERSI entro giovedì 28 febbraio, compilando e inviando un apposito form e consegnare i materiali della ricerca, corredati da presentazione, tra l’ 1 e il 30 APRILE 2013 al Palace Grand Hotel di Varese. Il regolamento e le modalità di partecipazione al premio “Caccia ai tesori Liberty”, sono scaricabili dal sito. Regolamento_CacciaiTesoriLiberty_nov2012   Il Palace Grand Hotel Varese festeggia 100 anni Il  Palace Grand Hotel Varese  festeggia nel 2013 lo storico compleanno con una serie di eventi culturali, enogastronomici, turistici e ludici, tutti rigorosamente a tema Liberty e ‘900. Il Palace Grand Hotel sorge sul Colle Campigli della città di Varese e fu progettato e costruito da Giuseppe Sommaruga. Il complesso,   inizialmente collegato alla città da una funicolare,   comprendeva il Kursaal (con casinò, teatro, ristorante e sala da ballo) un tiro al piattello e campi da tennis ed era punto di riferimento per il turismo di un’elevata aristocrazia che a Varese decideva di trascorrere i propri soggiorni. Il successo del Palace Grand Hotel Varese venne raggiunto anche grazie al Cavaliere Severo Lonati, Direttore della struttura fino ai primi anni della Guerra. Il Palace continuò a svolgere il suo ruolo di protagonista anche nel secondo conflitto mondiale quando venne trasformato in ospedale militare. Il complesso fu irreparabilmente mutilato nell’aprile 1944 quando alcune bombe destinate alla vicina Aermacchi,  distrussero il Kursaal e la funicolare, ma risparmiarono l’edificio dell’Hotel. Nel periodo post bellico – anni ’50 – il Palace Grand Hotel riprese la sua funzione originaria quale punto di riferimento per l’accoglienza di lusso della Città. Ospiti illustri hanno soggiornato...

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Il Palace Grand Hotel Varese new entry dei locali storici d’Italia

Il Palace Grand Hotel Varese new entry dei locali storici d’Italia

Oltre 70 locali stile Liberty tra alberghi, ristoranti e caffè letterari segnalati dalla Guida 2013 Locali storici d’Italia. 7 i nuovi ingressi, più un omaggio alla piazzetta di Portofino, salotto di cultura e mondanità Specchi decorati a mano e sontuosi pannelli in legno nella saletta Liberty del Caffè Florian di Venezia. 800 metri quadrati di facciata in maiolica del Grande Albergo Ausonia e Hungaria del Lido, che conserva anche l’intero piano con gli arredi del 1905 dell’ebanista milanese Eugenio Quarti. Ancora Quarti artefice del bancone-capolavoro del Caffè Camparino di Milano, sotto i lampadari dell’artista-fabbro Mazzucotelli e i mosaici di D’Andrea. Jugendstil tutto originale per il Caffè Roma di Borgo Valsugana e il Parkhotel Laurin di Bolzano, con la saga di Re Laurino affrescata da Goldschmitt nel 1910. A Torino, i fregi bronzo-e-cuoio del Caffè Mulassano, dove sostavano i Savoia dietro spesse tende rosse; marmi, stucchi, lacche, stoffe e bassorilievi dello scultore Rubino del Caffè Baratti & Milano, complici delle rime di Gozzano. L’elegante linearità della facciata bianca e affrescata dell’Hotel Miramare di Santa Margherita e i banconi floreali della Pasticceria Vigoni di Pavia; il salone con le colonne del Vittoria di Pesaro dove sostava Pirandello e gli arredi tutti originali del Caffè Meletti di Ascoli Piceno dove sedevano Mascagni e Hemingway; arredi e suppellettili dannunziani del Ristorante Al Gallo di Ravenna. La maestosa sala Michelangelo del Grand Hotel & La Pace di Montecatini, affrescata dal pioniere del Liberty Galileo Chini, testimone delle soste a tavola di Puccini, Toscanini e D’Annunzio. I saloni parquet-stucchi-e-vetrate dell’Hotel Principe di Piemonte, animati dalle polemiche di Leonida Rèpaci alle prime riunioni informali della giuria del Premio Viareggio. Il calice alzato di Carlo d’Inghilterra tra i divani in velluto rosso, specchi, tavolini in marmo giallo fine Ottocento del Caffè Fiaschetteria Italiana di Montalcino. Le soste di Carducci e Fellini nello stile inizio Novecento “eclettico” del Caffè Poliziano di Montepulciano. A Firenze, la saletta con le vetrate liberty alle Giubbe Rosse, dove litigavano i Futuristi; la boiserie e gli archi di Gilli ch’erano cornice alle riunioni volanti di Prezzolini con i suoi redattori de La Voce. Le sale affrescate del Gran Caffè Gambrinus e la sala tutta originale del Ristorante La Bersagliera di Napoli; il Grand...

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Il Liberty varesino

Il Liberty varesino

Il Liberty, ispirato al nuovo, al moderno, allo slancio giovanile, non mancò di colpire anche Varese, cogliendola nel suo periodo di massimo splendore; approdò in città e sul territorio varesino, il Liberty, italianizzato in Stile Floreale, che fu il segnale di una scelta rivolta a progettare per i tempi nuovi, senza più rielaborare le forme del passato. Per il territorio varesino, che sarà provincia solo nel 1927, l’inizio del nuovo secolo segna un profondo cambiamento nel modo di vivere e di pensare, a causa dello sviluppo industriale. Malgrado gli squilibri territoriali ed i forti problemi sociali, si assiste ad un grande incremento del benessere e alla progressiva affermazione del ceto borghese. Una nuova classe dominante, dinamica, affascinata dal progresso con il pallino di un equilibrio accettabile tra modus vivendi industriale e salvaguardia dei valori estetici. Con il miglioramento progressivo del tenore di vita e delle possibilità di trasporto, iniziarono gli spostamenti per scopo di svago un po’ ovunque, siano essi giornalieri o stagionali. Quindi, sulla scia di una tradizione che riconosceva Varese quale località di villeggiatura aristocratica già dalla metà del ‘700, tutto il versante che dal Borgo Medievale del Sacro Monte scende fino al Lago, fu presto una costellazione di ville e villini privati, seguiti da grandi e confortevoli alberghi. La prima apparizione del nuovo stile fu proprio l’edificio industriale della fabbrica della Birra Poretti a Induno Olona. La stessa villa padronale, villa Magnani, progettata nel 1903 in posizione dominante rispetto alla fabbrica, fu un importante intervento di Ulisse Stracchini, futuro progettista della Stazione Centrale di Milano, che in questa villa ripose il meglio della sua produzione. Sempre a capitale privato, alla fine dell’800, comparvero l’ippodromo delle Bettole, la tramvia elettrica del Campo dei Fiori e della Valganna , decine e decine di Ville, grandi e piccole, lussuose e modeste, tutte nello stile che identificava ormai inequivocabilmente una società ed un modo di vivere. Tutto ciò contribuì a fare di Varese un rinomato centro turistico. Nel 1905 venne fondata la Società Grandi Alberghi con l’intento di costruire una sorta di “acropoli” turistica sul Colle Campigli: il piazzale del Kursaal, il teatro, il Palace Grand Hotel si sviluppa come una cittadella sopraelevata, collegata agevolmente con funicolare, per l’ospitalità, l’intrattenimento,...

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Il Teatro Sperimentale degli Indipendenti festeggia 100 anni

Il Teatro Sperimentale degli Indipendenti festeggia 100 anni

Quest’anno si festeggia il centenario dalla nascita del Teatro Sperimentale degli Indipendenti. I fondatori furono Anton Giulio Bragaglia e Mirko Vucetich che nel 1923 nella città di Roma misero in piedi questo teatro, che fu attivo fino al 1931, mettendo in scena, oltre a un repertorio sperimentale, pantomime e spettacoli di danza. Maggiori informazioni sugli eventi collaterali si possono trovare alla seguente pagina: www.facebook.com/TeatroSperimentaleIndipendenti dove chiunque abbia interesse può partecipare la progetto inserendo documenti e testimonianze non solo sul T.S.I. ma anche su altri teatri del periodo che hanno caratterizzato la Belle Epoque tra fine ‘800 e inizi ‘900. Il 1923 è anche l’anno in cui predomina l’Art Decò e spuntano come funghi anche villini Liberty. Roma è ricca di edifici di questo tipo e anche i teatri fanno la loro parte, come ad esempio il teatro Ambra Jovinelli del 1906. Un anno prima nasceva a Treviglio il teatro Filodrammatici, all’insegna dello stesso stile. Pochi anni dopo,tra il 1913-14, Palermo vede nascere il maestoso Teatro Kursaal Biondo a firma dell’architetto Liberty Ernesto Basile. In questo edificio il noto progettista con il suo intuito fine, con il suo gusto eletto, con le sue spiccate qualità di artista originale ha saputo assimilare le pure forme dell’arte classica e regionale, rivestendo poi tali forme con bassorilievi e decorazioni che si abbracciano tra il Liberty e l’Art Decò. Se ci spostiamo in Emilia Romagna, possiamo conoscere l’opera decorativa di Arturo Prati presso il Teatro Comunale di San Felice sul Panaro del 1905, rivale del teatro trevigiano, che supera in dimensioni e in estetica con affreschi Liberty di rara bellezza. Spostandoci infine nella Provincia di Rimini, a Novafeltria troviamo il teatro Sociale che pare esistesse già nel ‘700, amministrato da un circolo di nobili e probabilmente più piccolo rispetto a oggi, con meno sale di spettacolo e più locali attigui per il gioco, la lettura, la conversazione. Purtroppo la documentazione è andata persa quasi completamente, i pochi documenti salvatisi e conservati nell’archivio comunale, illustrano la ristrutturazione compiuta nel primo decennio del XX secolo, con pavimenti di legno ed un ampio rifacimento dei palchi resi più luminosi e spaziosi in base al progetto realizzato dall’ingegner Francesco Aurelio Tosi di Mercatino Marecchia. L’esterno presenta una scansione...

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Casa Guazzoni, Liberty a Milano

Casa Guazzoni, Liberty a Milano

Fu progettato dall’architetto Giovanni Battista Bossi (1864-1924) nel 1904-1906 su incarico del Cav. Giacomo Guazzoni, prima residente in piazza Leonardo da Vinci 49/a, di professione capomastro. Guazzoni fu anche l’esecutore delle opere. L’edificio fu costruito in una parte dell’area occupata dalla Società Anonima degli Omnibus (S.A.O), fondata nel 1861 per gestire il trasporto pubblico di Milano con tram a cavallo e che ebbe la concessione anche dell’ippovia Milano-Monza, inaugurata l’8 luglio 1876 dal futuro re Umberto. Nel 1900 il Comune decise di indire una gara per un servizio di tram elettrici, vinta dalla Edison, la S.A.O. arrivò seconda con la tecnologia Westinghouse. La rimessa di via Sirtori che ospitava 280 cavalli, fu dismessa, il terreno venduto a privati e gli edifici demoliti tranne 3 scuderie da 54 cavalli, ancora visibili in via Sirtori 32 (società Roland Berger) e 24 (negozio di abbigliamento Nervesa). Fu aperta via Malpighi e furono costruiti nuovi edifici lungo la via. L’edificio è stato sottoposto a vincolo monumentale il 3 maggio 1965 mentre tutto il quartiere è sottoposto a vincolo ambientale dal 6 febbraio 2003. La facciata è stata pulita e restaurata nel 1982 sotto la direzione dell’architetto Hybsch dalla Ditta Alvini Restauri. Le decorazioni dell’androne e delle scale sotto state restaurate dalla Ditta R.A. dell’architetto Piero Arosio nel 1997. In seguito a restauri effettuati a parziale carico dello Stato l’appartamento di angolo al secondo piano è visitabile la prima domenica del mese dalle 9 alle 13 previo appuntamento telefonico al n. 348-7306402. Sono stati restaurate tutte le decorazione dei soffitti. L’edificio si compone di un corpo doppio a forma di “L” su un lotto trapezoidale ed è situato all’angolo tra via Malpighi e via Melzo. La struttura è composta da murature portanti in mattoni. Il solaio tra cantina e piano terra è in cemento armato. La motivazione del vincolo monumentale è la seguente: “Importante esempio del liberty milanese. È caratterizzato da libero trattamento di materiale cementizio e dalla applicazione di pregevoli ferri battuti uniti con vivo senso figurativo. L’edificio con gronda molto aggettante ha sull’angolo due balconi sovrapposti e collegati. La plastica decorativa si svolge soprattutto nella parte basamentale emergendo con putti che sorreggono i balconi e con parapetti variamente ornati. Altri sovrastanti balconi...

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