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Carlo Grossi

Carlo Grossi

CARLO GROSSI

(1857 – 1931)

 

Nacque a Carpi nel 1857. Morì a Modena nel 1931. Partecipa alla Esposizione Nazionale d’Arte a Brera nel 1916 esponendovi il dipinto Notturno – Chiesa di S. Giacomo in Busto Arsizio.

ninfeo

I quattro grandi pannelli parietali di Palazzo Foresti vennero realizzati dal carpigiano Carlo Grossi (1857-193 1) nel 1894, ovvero nel periodo che precedette ilsoggiorno por­ toghese dell’artista ( 1895), chiamato a Lisbona dal concittadino Claudio Rossi, sceno­ grafo e decoratore, per attendere alla prestigiosa impresa ornamentale per ilTeatro Re­ gio di Donna Amelia . Allievo dell’Istituto di Belle Arti di Modena e successivamente trasferitosi a Milano, ilGrossi non tardò ad affermarsi anche in ambito internazionale, emergendo come pittore di cavalletto in occasione di diverse esposizioni a Brera e alla Permanente, nonché in qualità di autore di garbati cicli a fresco, eseguiti per i palazzi della buona società milanese e per numerose chiese della provincia lombarda . Tuttavia, nonostante il prolungato distacco dal paese natale, fu operoso anche in patria, dove ebbe frequenti contatti con ilconte Pietro Foresti, suo committente e grande estima­ tore, cui lo associava del resto la comune adesione alla Commissione di Storia Patria e Belle Arti di Carpi.
Celebre collezionista di opere d’arte, in gran parte devolute al Museo Civico locale (1913) , il Foresti aveva affidato ali’artista, sovente suo ospite, la prestigiosa impresa decorati­ va per il salone della propria eclettica dimora, fatta erigere nel 1892 su progetto di
Achille Sammarini nello stile antiquariale fin de siècle, esteso dall’architettura al deco­ ro interno . Mentre infatti le grottesche del soff itto ripercorrono i più consueti avvolgi­ menti neo rinascimentali d’area padana, riproposti da Lelio Rossi, caposcuola della tra­ dizione ornamentale carpigiana , le sinuose figure femminili raffigurate dal Grossi sui grandi teleri alle pareti del salotto risentono di quei fermenti simbolisti e di art nou­ veau (Garuti) , cui si aggiunge, a quelle date, la sapiente ricerca estetizzante dei pom ­ piers parigini: la perfect ion vide, secondo il polemico giudizio della cultura anti accade­ mica francese, densa, al contrario, di raff inate e decadenti suggestioni.
La si ravvisa assai bene nel levigato idealismo delle forme, che consegna alla più “bel­ la” tra le soluzioni figurative possibili la notazione naturalistica offerta dal modello: nel caso del Tramonto, la celebre capigliatura di Emilia Pederzoli, moglie del commit­ tent , -o, nel ritratto del putto in sovrapporta, le paff ute sembianze del terzogenito di questi, Giorgio Foresti. ·

 

 

Schermata 2019-04-30 a 01.28.12Tela dipinta, priva di cornice, contornata semplicemente da un listello dorato. Su di un fondo quasi nero e raccolti soprattutto nella parte inferiore della tela, si stagliano fiori racchiusi a mazzo: sono, rose, rami fioriti, resi nelle calde tonalità del giallo, del rosso, del rosa e del bianco, tra il verde delle foglie.

Il dipinto, realizzato dal valente pittore carpigiano Carlo Grossi (1857/ 1931) è stato donato al Museo Civico nel 1966 dal figlio Giannino. Noto soprattutto come valente decoratore di interni, scenografo, costumista e bozzettista, Carlo Grossi dimostra tutta la sua abilità anche nella pittura da cavalletto, nella quale sa esprimere interiorità e fantasia, in una scelta raffinata ed elegante dei soggetti. Il dipinto viene pubblicato in seguito alla mostra monografica dell’artista nel 1966 e in questa sede datato al 1899 (F. Passoni, 1966, p. 3).
Il Museo Civico conserva due ritratti dell’artista in età giovanile, eseguiti dall’amico Albano Lugli (si rimanda quindi alle schede con numero di inventario A/14 e A/21, anche per approfondimenti sull’attività artistica di Carlo Grossi).

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