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Carlo Bugatti

Carlo Bugatti

CARLO BUGATTI
(1855 – 1940)

 

Nacque a Milano nel 1855 da una famiglia con una ricca tradizione in ambito artistico. Dal padre, architetto e scultore, ereditò l’interesse per l’architettura. Tuttavia dopo l’iscrizione all’Accademia di Brera (1875) B. si orientò esclusivamente verso le arti applicate e in particolar modo verso la produzione di mobili. Negli anni di studio conobbe il pittore Giovanni Segantini, al quale B. affidò la decorazione di molti dei suoi primi mobili. I due divennero parenti nel 1880 in seguito al matrimonio di Segantini con Luigia “Bice” Bugatti, sorella di Carlo.

  1. completò la propria formazione all’Ecole des Beaux Arts di Parigi. Rientrato a Milano alla fine degli anni Settanta, lavorò per un periodo nella bottega dell’ebanista Mentasti per poi aprire un proprio laboratorio a partire dal 1888. Quello stesso anno ottenne i primi riconoscimenti vincendo un premio all’Esposizione italiana di Londra.

I pezzi presentati si distinsero per la loro incredibile originalità: B. infatti utilizzava una grande varietà di materiali e riferimenti stilistici, con una particolare predilezione per il gusto moresco e giapponese. Tendeva inoltre a integrare materiali particolarmete inconsueti come per esempio la pergamena. I riferimenti stilistici risultavano completamente trasformati in una sintesi del tutto personale: nel 1902 B. arrivò a rifiutare i complimenti della regina d’Italia per il suo stile “moresco” rispondendo che si trattava in realtà del suo stile personale.

I mobili di B. erano pezzi unici, caratterizzati da un’incredibile qualità costruttiva e da inserti in materiali preziosi quali avorio, rame e madreperla. Si trattava di una produzione interamente artigianale – e quindi estremamente costosa – destinata a una ristretta élite di facoltosi committenti. Pur rifiutando di allinearsi ai principi di produzione industriale, B. seppe costruire attorno ai suoi mobili un tipo di mercato e di progettazione che per molti aspetti anticipava il moderno concetto di design.

L’affermazione professionale di B. avvenne soprattutto negli anni Novanta dell’Ottocento, durante i quali vantò tra i propri collaboratori anche il pittore divisionista Emilio Longoni e l’ebanista Eugenio Quarti, affermatosi in seguito tra i principali esponenti del Liberty nel campo delle arti applicate. A questi anni appartengono alcuni pezzi di punta della produzione di B.

Il vero e proprio riconoscimento arrivò con la partecipazione alle grandi esposizioni internazionali diinizio Novecento: vinse la medaglia d’argento all’Esposizione di Parigi (1900) e un diploma d’onore all’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino (1902). A Torino propose delle sale dal carattere assolutamente visionario come per esempio la sala a chiocciola, un intero ambiente costruito come un guscio di lumaca e le cui suppellettili rappresentavano l’animale in forme scultoree tendenti all’astratto.

Nonostante la grande fama e apprezzamento internazionale raggiunti, nel 1904 B. decise di cedere il proprio laboratorio di Milano – probabilmente a causa delle gravi difficoltà commerciali derivate dai costi esorbitanti dei mobili.

Si trasferì a Parigi, dove già dal 1890 aveva aperto un altro laboratorio. Nella capitale francese si occupò non solo di mobili ma anche di oreficeria e altri oggetti ornamentali; in particolare B. si avvicinò al mercante d’arte Adrien A. Hèbrard, per il quale realizzò prevalentemente sculture e piccoli soprammobili.

Nel 1910 B. si trasferì a Pierrerfonds, un piccolo paese nella campagna francese a nord di Parigi e del quale fu sindaco negli anni della prima guerra mondiale. Da un punto di vista artistico abbandonò le arti applicate ma continuò a dedicarsi alla pittura e compì diverse ricerche sulla forma ideale, da lui individuata in un tipo di forma ovoidale. Sarà questa la forma di molte automobili della famosa casa automobilistica Bugatti, fondata dal figlio Ettore. In seguito a diversi lutti famigliari, B. si trasferì a Molsheim, in Alsazia, dove aveva sede la fabbrica automobilistica del figlio. Morì qui nel 1940.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

 

 

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