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Camillo Innocenti

Camillo Innocenti

CAMILLO INNOCENTI
(1871 – 1961)

Si accostò all’arte affiancando il pittore Lu­dovico Seltz, amico di famiglia, impegnato nell’esecuzione degli affreschi delle chiese di Santa Maria dell’Anima e di San Giovanni a Roma e frequentando i pittori Domenico Morelli e Antonio Mancini. Al contatto con questi artisti meridionali, dalla pittura resa con colori densi e materici e con una tavo­lozza scura, sono legate le opere giovani­.
Nel 1893 esordì alla mostra della Società degli Amatori e Cultori con la Maschera di Carnevale, e l’anno seguente venne premiato dalla Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon per un Cristo nel deserto, omaggio a Mancini, mentre nel 1895 presentò alla Galleria Sapo­retti di Venezia tre paesaggi veneziani. Tornò in laguna nel 1898, quando conobbe Ettore Tito, e accanto a lui dipinse le Buranelle, un omaggio alle tradizioni e al colore locale nel quale si avvertono i suggerimenti del pittore stabiese per un colorito più leggero e vivace. Nel 1901 con il quadro storico Il giuramento di Pontida vinse il Pensionato artistico che lo portò in Spagna, dove studiò la pittura di Velázquez ma anche il paesaggio e il folclore andaluso. Al ritorno, attratto tanto dai temi sociali quanto dal genere pittoresco, aderì al Gruppo dei XXV della Campagna Roma­na: agli anni seguenti risalgono opere quali Canzone ciociara (1903), medaglia d’oro alla Louisiana Purchase Exposition di Saint Louis; Bambina che ascolta le favole (1904), meda­glia d’argento del Ministero della Pubblica Istruzione. Un svolta è segnata dalle opere esposte nel 1907 alla Biennale di Venezia, Il gioiello, Alla toeletta, Zampetta malata, alle quali si accosta Montmartre del 1900 (cat. 252), espressioni di una pittura aggiornata ed elegante, che affronta soggetti mondani e frivoli, resi con raffinati accordi cromatici e con accenti sentimentali, sensuali o più espli­citamente erotici, che avrebbe consentito al pittore un ampio successo. Non abbandonò, però, i temi pittoreschi, con opere come Il buttero del 1909 e Sui monti d’Abruzzo, premiato con medaglia d’oro alla Biennale veneziana dello stesso anno.

BIBLIOGRAFIA: T. Fiori, Camillo Innocenti, Roma 1968; L. Djokic Titonel, M. Fagiolo Dell’Arco, Camillo Innocenti : 1871 – 1961, Roma 1993; Il Liberty in Ita­lia, a cura di F. Benzi, catalogo della mostra (Roma, Chiostro del Bramante), Motta, Milano 2001. Testo tratto dalla monografia: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Giulio Sommariva

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