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Augusto Majani

Augusto Majani

AUGUSTO MAJANI

(1867 – 1959)

 

Nacque il 30 genn. 1867 a Budrio, presso Bologna, da Antonio e Clementina Sgarzi, produttori e rivenditori in un negozio al dettaglio di paste alimentari. Dopo aver seguito studi di matematica, per i quali dimostrò di non essere portato, nel 1883 il M. si iscrisse all’Accademia di belle arti di Bologna, dove, fino al 1887, seguì i corsi di E. Panzacchi, A. Sezanne e A. Muzzi (Boriani – Cinti, p. 9). Negli anni 1887-89, sotto lo pseudonimo di Nasica, collaborò come illustratore e caricaturista al settimanale Ehi ch’al scusa. Dal 1889 al 1894 visse a Roma completando gli studi presso l’Accademia di belle arti e frequentando l’Associazione artistica internazionale di via Margutta. Divenne amico del poeta Giovanni Cena, dello scultore Carlo Fontana e fu a stretto contatto con i pittori dell’Associazione In arte libertas (N. Costa, G.A. Sartorio, E. Coleman, O. Carlandi), oltre che con l’artista Adolfo De Carolis, con il quale aveva frequentato l’Accademia a Bologna.

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Animato da una profonda ammirazione per G. Garibaldi, alimentata fin da giovanissimo dai racconti di Quirico Filopanti (pseudonimo di Giuseppe Barilli, di cui eseguì il ritratto nel 1894), il M. ripercorse i luoghi delle vicende garibaldine nei dintorni della capitale, dipingendo scene notturne e soggetti agresti esposti alla Mostra della Società degli amatori e cultori di belle arti di Roma del 1894, tra i quali Paesaggio con la luna e Effetto di luna nella campagna romana (entrambi in collezioni private a Bologna come molti dei dipinti del M.). A Roma cominciò a lavorare al grande trittico garibaldino (L’assalto dei mille, Lo scoglio di Quarto e Caprera, 1893: Budrio, collezione privata).

Lo stile, sempre attento alla composizione e alle corrispondenze cromatiche, modulato in relazione ai soggetti trattati, è aperto ai multiformi influssi dell’ambiente romano risultando, nel complesso, variegato e versatile. In esso si rilevano pennellate sfumate e morbide velature, ma anche colori forti trattati a tocchi filamentosi di tarda eco divisionista.

Alla fine del 1893, colpito da febbri malariche, il M. tornò suo malgrado a Budrio. In quell’anno si fidanzò con la pittrice e modella Olga Lugaresi e realizzò, sotto lo pseudonimo Pastrucchioni, le illustrazioni per la Gazzetta budriese illustrata. Oltre ai soggetti paesistici, il M. aveva iniziato a Roma una serie di studi sul tema della storia antica, probabilmente destinata al concorso del 1894, nella quale si ravvisa una cultura vasta e insolita per l’epoca, aggiornata sulle ricerche di A. Böcklin, H. Von Marées e P. Puvis de Chavannes (I funerali di Cesare, 1895; Budrio, collezione privata: Storelli, in A. M. Nasìca, p. 14). A Bologna, nel 1896, eseguì una pala d’altare con la Sacra Famiglia e s. Francesco per la chiesa dei Cappuccini. Sempre in quell’anno, al concorso Baruzzi, espose il dipinto I disoccupati. Ama il prossimo tuo come te stesso (Bologna, Galleria d’arte moderna) e, all’Esposizione Francesco Francia, Vittime, lasciate che i fanciulli vengano a me (Budrio, Comune). In queste, come in molte altre opere, il M. intervenne più volte, anche a distanza di anni, per modificare particolari determinanti e, talvolta, perfino il formato dei dipinti aggiungendo o tagliando il supporto. Il dipinto L’ombra della Croce reca infatti la datazione 1897-1947 e rivela variazioni apportate nelle dimensioni della tela (Bologna, collezione privata).

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Grazie alle critiche favorevoli di N. Cannicci e T. Signorini, relative ai dipinti presentati dall’artista alla Mostra dell’arte dei fiori di Firenze del 1896, il M. fu invitato, l’anno seguente, alla Biennale di Venezia, manifestazione alla quale partecipò frequentemente fino al 1924.

Dagli ultimi anni dell’Ottocento, e durante i primi due decenni del Novecento, il M. alternò tematiche simboliste a quelle sociali, queste ultime trattate con particolare impegno civile, e affrontate con tecniche pittoriche che spaziano dal tocco divisionista alla pennellata verista. Nel 1897 partecipò alla Mostra internazionale di Bruxelles e iniziò a lavorare al grande dipinto Mentana (Como, Museo storico G. Garibaldi). L’opera fu presentata una prima volta all’Esposizione nazionale di Torino nel 1898, dove fu elogiata da U. Ojetti e ancora, nel 1903, alla mostra Francesco Francia, dove fu apprezzata da G. D’Annunzio.

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Dal 1898, anno in cui espose anche alla Triennale di Milano, il M., per sostenere la propria famiglia economicamente in difficoltà, fu costretto a impiegarsi stabilmente a Il Resto del carlino e a dedicarsi alle professioni di giornalista, grafico, pubblicitario, illustratore e caricaturista. Dal dicembre 1898 al dicembre 1899, insieme con L. Bompard e A. Baruffi, diede vita all’almanacco Il Natale de la lira, strenna curata dall’Accademia de la lira della quale furono membri G. Carducci, A. Murri, G. Pascoli, Panzacchi, O. Guerrini, A. Sorbelli, A. Testoni. Queste attività gli permisero di allacciare solide relazioni con le personalità che animavano il mondo editoriale e culturale italiano del periodo, alcune delle quali ritratte dal M. in schizzi realistici e acute vignette. Sempre insieme con Baruffi lavorò al settimanale Italia ride (di cui fu primo direttore artistico), rivista umoristica che vide la partecipazione di molti artisti tra cui G. Chini, M. Dudovich e G. Kienerk. Inoltre, fino al 1899 collaborò al settimanale Bologna che dorme. L’anno seguente prese parte al concorso Alinari per la prima edizione illustrata della Divina Commedia.

Nella grafica a cavallo tra i due secoli il M. occupa un posto di rilievo; il suo è un tratto che rimanda a H. Daumier, aspro, vibrante e immediato, con il quale elabora numerosi cartelloni per opere teatrali di Testoni, copertine di libri o vignette, come le Note politiche illustrate pubblicate su Il Resto del carlino (tra le molte si citano quella del 26 ag. 1900 sulla dura vertenza bracciantile a Molinella e quelle sul divorzio del 26 e 27 genn. 1902), manifesti, locandine e moltissime cartoline (si ricordano il manifesto per il VII Congresso socialista italiano, 1902, la locandina per la giornata del giocattolo italiano, 1932, e le numerose cartoline per le campagne di abbonamenti a Il Resto del carlino). Sempre in ambito editoriale il M. ideò, con spirito creativo, originale e brillante, molte delle réclame per i prodotti di alcune delle grandi ditte bolognesi (per l’acqua di Barbianello, la Coca Buton, l’Idrolitina Gazzoni, lo Stabilimento farmaceutico Dupré, la Pasticceria Viscardi). Le tipologie adottate dal M. furono principalmente due: il classico annuncio composto da un’immagine di impronta liberty accompagnata dallo slogan, e le storie umoristiche a puntate, sorta di veri e propri feuilletons a sfondo promozionale di cui lui stesso era autore e sceneggiatore (Roversi, in A. M. Nasìca, p. 200).

Il M. comunque non abbandonò la pittura continuando a esporre non solo alle biennali veneziane, ma anche alle annuali mostre bolognesi Francesco Francia (dal 1898 al 1922) e a partecipare a eventi romani quali, tra gli altri, l’Esposizione di belle arti (1902) e la Mostra degli amatori e cultori (1905).

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A partire dal 1905, con l’ottenimento della cattedra di disegno di figura, cui seguì l’incarico per l’insegnamento di pittura all’Accademia di belle arti di Bologna (dal 1924 al 1937), il M. poté dedicare maggiori spazi all’attività pittorica. Lasciò allora la redazione de Il Resto del carlino e sposò Olga Lugaresi. I solidi contatti con il mondo dell’editoria furono comunque mantenuti: fino alla metà degli anni Trenta collaborò con Zanichelli, Cappelli, Formiggini e Mondadori e per molte testate tra le quali Novissima, l’Avanti della domenica, Il Secolo XX, il Corriere dei piccoli, oltre che per riviste umoristiche come Il Fittone, Il Giornale delle beffe e il settimanale satirico-politico Il Punto. Nel 1908 iniziò la lunga collaborazione del M. con lo scrittore di prose e poesie in dialetto A.F. Formiggini. Questi, in concomitanza con le manifestazioni tassoniane, avviò la collana dei Classici per ridere e coinvolse l’artista nella realizzazione delle illustrazioni del poema di A. Tassoni La Secchia rapita (i disegni sono conservati alla Biblioteca Estense universitaria di Modena). Per l’occasione fu realizzato un grande trittico presentato alla Francesco Francia. Il tema ironico del testo fornì al M. la possibilità (praticata quest’unica volta) di associare alla pittura il genere “basso” della caricatura. Il progetto ebbe una lunga gestazione e vide la luce solo nel 1918 (la collaborazione con l’amico Formiggini si protrasse fino al 1938, anno in cui l’editore si suicidò).

Nel corso degli anni Venti il M. continuò a esercitare le diverse professioni di grafico, letterato, pittore e docente. A Bologna fu promotore di conferenze a tema gastronomico nelle quali erano coinvolti molti protagonisti della cultura bolognese quali Testoni, L. Stecchetti (pseudonimo di Guerrini), G. Lipparini, A. Rubbiani e O. Trebbi, curandone tutti gli aspetti: dagli inviti, alle locandine e dai volantini ai menù, fino a pubblicare sulla stessa materia, con lo pseudonimo Nasica, il volume Nei regni della gastronomia. Spigolature storiche e considerazioni filosofiche di un malnutrito (Bologna, 1925). Dal 1914 al 1943 insegnò storia del costume alla Scuola professionale femminile Regina Margherita di Bologna, mentre a Budrio gestì alcuni corsi serali per ebanisti ed edili (Ugolini, in A. M. Nasìca, p. 232). Tra le due guerre moltissimi artisti, tra i quali A. Cervellati, G. Foresi, G. Morandi, G. Lambertini, O. Licini, A. Protti, G. Romagnoli, B. Saetti, G. Vespignani, seguirono i suoi corsi all’Accademia. Privo di atteggiamenti dogmatici e costrittivi, ebbe nei confronti degli allievi una grande apertura di idee che consentì la definizione delle inclinazioni individuali e il libero sviluppo delle diverse tematiche artistiche dei suoi studenti. Con questi condivise uno spirito antiaccademico, e la sua linea poetico-stilistica, fondata su “un idealismo obiettivo” a “sostegno del vero” (Boriani – Cinti, p. 50), si mantenne indipendente dai diversi movimenti artistici che si susseguirono in Italia nei primi decenni del Novecento.

Con il dipinto Casa mia, 1921 (Bologna, Pinacoteca nazionale) si chiude una ricerca pittorica orientata allo studio delle variazioni della luce e si aprono nuove aree tematiche che diverranno predominanti nella successiva produzione del M., rivolta agli affetti e all’osservazione di un quotidiano intenso e colmo di significati. Alcuni dipinti, come Sulla diga di Viserba (1925; Rimini, collezione privata) o Mare benefico (1932; Bologna, collezione privata) rivelano nell’organizzazione spaziale, nei tagli e nelle riduzioni cromatiche, la partecipazione del M. al clima novecentista. Tra il 1935 e il 1936, per la Strenna annuale delle colonie scolastiche bolognesi, pubblicò due saggi sulla Vita bolognese nella caricatura, genere bistrattato dalla critica cui il M. si era dedicato per molti anni e al quale volle dare lustro rivendicando la memoria di grandi artisti del passato (come P.L. Ghezzi o i Carracci) che vi si erano applicati. Nel 1937 ottenne il pensionamento e risiedette a Casalecchio di Reno per trasferirsi poi, nel 1950, a Buttrio, in Friuli, presso la residenza della figlia Franca (sposa del conte G. D’Attimis Maniago).

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L’ultima produzione del M. riprende il tema del paesaggio privo però delle implicazioni simboliche o storiche che ne avevano caratterizzato la stagione romana: proprio per l’assenza di nuovi contenuti, le composizioni non sono più lungamente meditate e modificate e il segno, rapido e brillante, torna a essere di tipo impressionistico.

A Budrio, nel 1947, fu organizzata una sua antologica dal Circolo artistico e dalla Famèja Bulgnèisa. Nel 1950 il M. pubblicò un’autobiografia intitolata Ricordi fra due secoli. Memorie illustrate di un caricaturista bolognese (Milano).

L’8 genn. 1959, a poco più di un mese dalla morte della moglie Olga (29 nov. 1958), il M. morì a Buttrio e, per suo volere, fu sepolto insieme con la moglie a Budrio.

Fonti e Bibl.: A. Morelli – I. Cinti, A. M. nella vita e nell’arte, Bologna 1947; A. Boriani – I. Cinti, A. M. pittore, Bologna 1960; R. Bossaglia, Il liberty in Italia, Milano 1968, pp. 110, 179, 180; P. Pallottino, Storia dell’illustrazione italiana, Bologna 1988, ad indicem; L. Selleri, in La pittura in Italia. Il Novecento/I, II, Milano 1991, p. 945; U. Cavezzali, A. M. (Nasica) e il suo tempo: 1867-1959, Bologna 1997; A. M. Nasìca 1867-1959: pittore, illustratore e uomo di spirito (catal., Budrio), a cura di A. Molinari Pradelli – G. Roversi – A. Storelli, Modena 2002 (con ripr. e ampia bibl.); A.M. Comanducci, Diz. illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, III, Bologna 1975, p. 115; G. Fanelli – E. Godoli, Diz. degli illustratori simbolisti e art nouveau, II, Firenze 1990, p. 31.

R. Canuti | biografia_majani
FONTE: TESTO PRESO DA TRECCANI

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