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Attilio Muggia

Attilio Muggia

ATTILIO MUGGIA

(1859 – 1936)

 

Attilio Muggia nacque a Venezia nel 1859; in giovane età si trasferì con la famiglia a Bologna dove si laureò nel 1885 in ingegneria civile alla Scuola d’Applicazione e si diplomò architetto all’Accademia di Belle Arti. All’attività scientifica accademica -dapprima come assistente alle cattedre di statistica grafica, stili architettonici, meccanica applicata alle costruzioni stradali, ponti e costruzioni idrauliche, poi dal 1912 come professore ordinario alla cattedra di architettura tecnica a Bologna – affiancò un’intensa attività professionale. Oltre ad eseguire perizie, stime e collaudi, progettò importanti opere civili, impianti industriali e lavori in ferro (in massima parte ponti) ricevendo riconoscimenti e premi in concorsi pubblici a livello nazionale e internazionale.1 Sin dal 1896 realizzò opere in cemento armato, introducendo poi il sistema razionale, Hennebique, che, tra i primi in Italia, applicò anche nelle costruzioni marittime, nei ponti ferroviari e stradali, nelle fondazioni e nei consolidamenti per dighe subalvee. Tra le sue opere più significative: il ponte sul Magra, i moli di Porto Corsini, di Pescara e di La Spezia, la diga sul Tagliamento e, a Bologna, il Banco di Napoli, la scalea della Montagnola, il palazzo Bacigalupo in via Indipendenza e la Poliambulanza Felsinea. Un gran numero di lavori furono progettati e costruiti in tutta Italia dalla Società Costruzioni Cementizie con sedi a Bologna e Firenze, una delle più attive in tutto il paese, di cui Muggia fu Direttore tecnico generale per il ventennio dal 1905 al 1925. Rivestì prestigiose cariche e, tra le altre, venne nominato presidente della Commissione per la riforma del regolamento delle costruzioni in cemento armato, membro della Commissione nazionale per le invenzioni di guerra durante il primo conflitto mondiale, membro del Comitato per l’ingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche, vice presidente della Commissione per la facciata di S. Petronio di Bologna, unico membro per l’Italia della Commissione internazionale per il concorso per il palazzo della Società delle Nazioni a Ginevra, presidente dell’Associazione Ingegneri di Bologna, membro effettivo di Bologna storico artistica. Nominato professore emerito dopo cinquant’anni d’insegnamento e quattro di direttorato, morì a Bologna nel 1936.

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Fonte: relazionemuggia. PAOLO LIPPARINI, Attilio Muggia tra tecnicità, tradizione e architettura, «Architetti Emilia Romagna. Giornale della Federazione degli Ordini degli Architetti dell’Emilia Romagna», VII, 1996, pp. 7-8. PAOLO LIPPARINI, Attilio Muggia: tecnica e didattica nell’architettura, «Strenna Storica Bolognese», XLVIII, 1998, pp. 259-279. NICODEMO MELE, L’archivio Muggia un nuovo importante recupero, «Architetti Emilia Romagna. Giornale della Federazione degli Ordini degli Architetti dell’Emilia Romagna», VII, 1996, pp. 6-7. GUIDO MUGGIA, Prof. Ing. Attilio Muggia dell’Università di Bologna. Note biografiche, Bologna, 1951. GUIDO MUGGIA, Attilio Muggia, «Notiziario Associazione Laureati della Facoltà di Ingegneria di Bologna», 6, 1960, pp. 8-12. MARIO GERARDO MUROLO, Architettura eclettica a Bologna tra Ottocento e Novecento. L’opera di Attilio Muggia, «Strenna Storica Bolognese», LI, 2001, pp. 259-276.

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La costruzione di via dell’Indipendenza, nuovo asse viario che dalla stazione avrebbe condotto al centro della città, decretata già dal 1862, ebbe termine solo alla fine del secolo e la scalinata monumentale di accesso alla Montagnola doveva costituirne il feli­ ce epilogo, immagine e simbolo del decoro urbano post-unitario. Il concorso, vinto da Muggia e Azzolini, venne bandito dal Comune di Bologna , ma i lavori iniziarono solo nel 1893 e si conclusero tre anni dopo, solennemente inaugurati da Umberto I e dalla regina Margherita. La bicromia dei materiali usati, tufo calcare e rrìarmo di Botticino, i grandi lampioni in ghisa a sei e quattro luci (fusi dalla ditta Barbieri di Castelmaggiore), le sculture marmoree, tra cui spicca la fontana centrale di Diego Sarti, contribuirono a off rire quella “nota grandiosa e gaia” all’ingresso della città, che era fra gli intenti degli autori e della committenza.

(g.p.)

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