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Arturo Prati

Arturo Prati

ARTURO PRATI

(1871 – 1944)

 

Al momento non vi è una biografia sull’autore. Puoi contribuire al progetto scientifico contattandoci via mail all’indirizzo info@italialiberty.it
Di seguito è riportato l’eleco e una breve descrizione delle opere del modenese Arturo Prati.

7Fig2

Garege “Gatti”

 

Autogarage Gatti (demolito), 1907 – Foto d’epoca dall’album Prati -Modena, Museo Civico Medioevale e Moderno.
Le autorimesse sono tra le nuove tipologie edilizie che maggiormente si svilupparono con il liberty. Il successo e la “rapida” diffusione dell’automobile avevano infatti de­ terminato la assunzione di ql1el mezzo a status-symbol della borghesia più progressista. Fuori Barriera Garibaldi, sulla via Emilia ad est, in direzione Bologna, venne costruita da Emidio Gatti la prima autorimessa modenese. Il progetto presentato dal professor Prati sul finire del 1906, non trovò larghi consensi presso i membri della Commissione Consultiva d’Ornato che lo qualificò, come riporta il verbale di seduta, “poco grade­ vole”. Per tal motivo vennero consigliate ampie modifiche estetiche in parte accettate dal progettista come dimostra ilconfronto fra il progetto e l’immagine fotografica del­ l’epoca, dove comunque le suggestioni monumentali d ell ‘art nouveau permangono ad enfatizzare l’edificio. Influenze riconoscibili nel corpo che contrassegna l’ingresso ve­ ro e proprio del garage il cui motivo ad ali di farfalla previsto nel progetto, viene atte­ nuato coll’esecuzione ed applicato su di un im12ianto assai tradizionale ma caro all’ar­ chitetto modenese (la pianta rettangolare con alzato coperto a due falde o a capanna) . Inoltre ben studiata si present ava la reclamizzazione della stessa destinazione d’uso cam­ peggiante a grandi lettere dipinte sui fronti o nei medaglioni laterali in cemento deco­ rati con la ruota alata e lo stemma del Touring Club.

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Progetto di restauro pel fabbricato Pietri Carpi Prospetto via Berengario, 1911 – Copia eliografica, cm. 51 x 99 -Carpi, Archivio Storico Comunale, Archivio Lavori Pubblici, fase. 2 protocol­ lo 864.

Prospetto dell’Albergo “Dorando” ora Cassa di Risparmio di Carpi Par­ ticolari, 1911 – Carpi, via Berengario.
Il grande albergo voluto dai fratelli Ulpiano e Dotando Pietri sulla centralissima via Berengario, finanziato con le off erte e i premi giunti al maratoneta Dorando dopo la clamorosa esclusione dalla vittoria olimpica, venne affidato all’architetto Prati proprio in quegli anni intensamente impegnato con amministrazioni pubbliche e con .privati nel processo di rinnovo urbano di Carpi. Sulla stessa via, frontalmente e col comune intento di ammodernare l’importante asse stradale, nel 1912 venne avviata dallo stesso Prati anche la ristrutturazione della f acciata della Banca Popolare Cooperativa (Carpi, Archivio Storico Comunale, Archivio Lavori Pubblici, cat . 10, classe 11, fase. 2).

Veduta generale della facciata del­ l’albergo “Dorando ora Cassa di Risparmio , 1911 – Carpi, via Berengario.
L’attento assemblaggio di alcuni dei motivi ornamentali cari al Prati, compone l’impa­ ginato della nuova facciata articolata ancora secondo schemi ottocenteschi.

Albergo ”Dorando” ora Cassa di Risparmio: decorazioni di soffitto, 1911 -Car­pi (Modena).

L’interno dell’ex Albergo Dorando, eretto dal Prati nel 1911, è stato completamente ristrutturato. Le uniche tracce della coeva decorazione sono visibili nei soffitti di due salette del pri­ mo piano, ora adibite ad uff ici, che ripropongono un identico motivo: fasce geometri­ che che in corrispondenza degli angoli si allargano in quadrilateri decorati con pavoni affrontati fra ornati naturalistici. Motivo ormai ricorrente del repertorio liberty, qui riproposto come formulario più volte replicabile.

Casa Dorando Pietri ora Vandelli, 1911 circa – Carpi, via S. Maria in Castello 2/4.
Impegnato nella costruzione dell’albergo “Dorando”, il Prati ebbe l’incarico dal pro­ prietario, il maratoneta Dorando Pietri, di progettare, come ha di recente segnalato Alfonso Garuti, anche la propria abitazione posta sulla prima fascia d’espansione urba­ na avviata dopo la demolizione della mura. Inquesto caso l’architetto sfora la tradizio­ nalissima parete muraria con un doppio motivo di porte e finestre binate e sovrapposte sullo stesso asse centrale. Centralità marcata anche dal motivo del mascherone, dagli avviluppanti racemi infiorati e dai putti allegorici. Soluzione assai prossima alla sette­ centesca decorazione della facciata principale di villa Cougnet a Reggio Emilia.

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Villino Ferrari , 1911 -Carpi, via­ le Carducci
Dopo la demolizione delle mura e l’interramento delle fosse antistanti, l’Amministra­ zione Comunale diede il via alla costruzione del nuovo viale di circonvallazione oggi corrispondente al viale Carducci. Inizia cosl la lottizzazione delle aree antistanti con villini in genere ad uno o due piani. Assieme al villino Lugli, casa Ferrari è l’edificio più interessante e meglio conservato dell’intero intervento d’ ampliamento urbano. In questo caso ilPrati aff ida la caratterizzazione del villino proprio al serrato motivo della fascia orizzontale a bugnato liscio che rives te l’intero prospetto dallo zoccolo del piano terra alla fascia di sottogronda. Soluzione unitaria interrotta solo da una sottile fascia decorativa e dal ben orchestrato disegno della bucatura. Su queste, il motivo dell’ar­ chitrave arcuato delle finestre si contrappone alla soluzione squadrata e possente di gusto secessionista data ai prospet ti. Sono state comunque le costanti del progettista modenese, quali il motivo d’aggancio dei pluviali alla parete e le soluzioni decorative in cemento e ferro dei balconcini, al di là del documento d’archivio, a riconoscere la paternità dell’opera che rivela ancora una volta una personalità di spicco. Il Prati nel villino Ferrati propone un edificio che si distingue proprio perché non propone gli or­ mai classici repertori floreali : la sua è qui un’architet tura di masse di rilievo.

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Casa Magnanini (già Montecchi): decorazione di un soffitto – Carpi (Modena).
L’edificio, databile al secondo decennio del Novecento, è caratterizzato all’esterno dalla presenza di. fasce decorative in ceramica con motivi floreali. Le decorazioni pittoriche degli ambienti interni declinano piacevolmente ornati di ma­ trice liberty con motivi di gusto tradizionale, come i riquadri raffiguranti paesaggi o, nel caso della sala da pranzo, nature morte, secondo tipologie diffuse dal carpigiano Lelio Rossi (1844-1907) e dalla sua bottega.

Vetrina del negozio Gustavo Pinzi & C. – Modena, piazza Mazzini – (Foto d’epoca, Modena, Museo Civico Me­ dioevale e Moderno, Album Prati).
Le fotografie ritrovate nell’Album Prati del Museo civico di Modena, relative ad alcu­ ni negozi della città, realizzati tra il 1905 e il 1910 (ora non più esistenti), ci testimo­ niano un ulteriore aspetto dell’attività di Arturo Prati, la progettazione e risistemazio­ ne “alla moderna” delle “mostre”, nell’ambito di quel rinnovamento che al volgere del secolo coinvolse, con gli sventramenti e le ricostruzioni, tutte le città non solo del­ l’Emilia. La nuova vetrina del Negozio Mortara (1905), situato sotto il portico ottocentesco del fabbricato tra vicolo Squallore e piazza Mazzini, ne rinnova solo parzialmente l’assetto tradizionale: le cornici superiori azzardano una timida espansione a orecchie curvili­ nee, mantenendo tuttavia la decorazione interna a festoni neorinascimentali.
Nastri e volute floreali mossi e di gusto liberty, anche se rigorosamente simmetrici, sono presenti nelle vetrine della Sartoria Ville de Paris (1907) e del Negozio Gustavo Pinzi (1907), arricchite dalle tende interne in candido pizzo e dai lampadari in ferro battuto, entrambi parti integranti dei progetti, come appare dal disegno firmato e da­ tato della sartoria (” N uova vetrina da porsi in via Emilia, Antico Caffè della Secchia” ).

 

Vetrina del negozio Pietro Mes­sori, – Modena, via Emilia – (Foto d’epoca, Modena, Aedes Muratoriana).

Progetto per “Vetrina del negozio Erminio Pinzi” , -Disegno a china su lucido cm. 42 x 29 -Modena, Archivio Storico Comunale, Ornato, 1910 pratica 131/5.
Più svincolato dai modelli ottocenteschi il Prati appare nella realizzazione della vetrina di Pietro M essori, che trasf erita dai portici del Collegio sotto il portico di Palazzo Co­ munale, è, anche se mutilata, l’unica superstite di queste opere del Prati. La linearità misurata delle mostre laterali e dell’insegna solo apparentemente si contrappone alla ricchezza esecutiva del lampadario, in cui il corpo illuminante a bulbo, spesse;» nel Prati, è sorretto da un intreccio di fiori aperti e di eleganti steli ricurvi, evidenti aperture alle innovazioni europee. Probabilmente di poco posteriore la semplice vetrina del Negoz fo Erminio Finzi (1910), sotto il portico del palazzo dell’Archivio notarile in Co’rso Duomo, di cui si conserva solo il disegno, nella quale le specchiature laterali costituiscono l’unica concessione allo stile “moderno”.

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Progetto di restauro della Villa del Signor Duò in San Felice” – Disegno a china e acquarello, 46 x 65 – Firmato – S. Felice sul Panaro, Collezione A. Duò.

Teatro Comunale, 1905-1907 – San Felice sul Panato – (Foto d’epoca, 1910 circa, Modena, Museo civico, Album Prati, dono prof. Magelli).
Progettato nel 1905 da Arturo Prati, allora docente all’Istituto di Belle Arti a Modena, fu inaugurato nel 1907. Le fotografie rinvenute nell’Album Prati presso il Museo civi­ co di Modena ci restituiscono le immagini dell’interno del teatro quale rimase solo per poco più di quindici anni: un solo ordine di palchi, più altri tre centrali nell ‘ordine superiore affiancati da semplici gradinate, e più in alto ancora, un loggione centrale con colonne e ringhiere in ferro. Si trattava di una struttura teatrale molto semplifica­ ta e moderna, “alla francese”, in sintonia con le teorie secessioniste espresse proprio nel 1905 da Hoff man e Moser: ” … oggi si è inclini a rinfacciar allo stile moderno man­ canza di eleganza e povertà, mentre potrebbe forse raggiungere l’eff etto più inatteso se ci fosse l’incarico necessario . I surrogati di imitazioni eclettiche possono bastare al parvenu. Sia il borghese di oggi sia l’operaio debbono avere l’orgoglio di essere piena­ mente coscienti del proprio valore e non debbono rivaleggiare con gli altri ceti, i cui compiti culturali sono già stati assolti… La nostra borghesia è ancora ben lontana dal- 1’aver soddisfatto i suoi compiti in campo artistico. Adesso è il turno di mostrarsi pie­ namente all’altezza dello sviluppo storico”.
La borghesia agraria di San Felice non fu all’altezza, né forse poteva esserlo, e ilteatro venne completamente trasformato negli anni 1923-1924 su progetto di Emilio Giorgi (che pure aveva realizzato un teatro moderno, a tipologia mista, palchet ti e balconate, a Finale Emilia) riproponendo i tre tradizionali ordini di palchi e la balconata di log­ gione. Fu ampliato anche ilboccascena , e della struttura originaria rimase solo la volta decorata a motivi floreali di ascendenza secessionista, e l’atrio, caratterizzato da un balconcino e da due brevi rampe di scale di accesso ai palchi, la cui curva leggera evoca attacchi e snodi di matrice hortiana.

 

Vetrina del negozio Gustavo Pinzi & C. – Modena, piazza Mazzini – (Foto d’epoca, Modena, Museo Civico Me­ dioevale e Moderno, Album Prati).
Le fotografie ritrovate nell’Album Prati del Museo civico di Modena, relative ad alcu­ ni negozi della città, realizzati tra il 1905 e il 1910 (ora non più esistenti), ci testimo­ niano un ulteriore aspetto dell’attività di Arturo Prati, la progettazione e risistemazio­ ne “alla moderna” delle “mostre”, nell’ambito di quel rinnovamento che al volgere del secolo coinvolse, con gli sventramenti e le ricostruzioni, tutte le città non solo del­ l’Emilia.La nuova vetrina del Negozio Mortara (1905), situato sotto il portico ottocentesco del fabbricato tra vicolo Squallore e piazza Mazzini, ne rinnova solo parzialmente l’assetto tradizionale: le cornici superiori azzardano una timida espansione a orecchie curvili­ nee, mantenendo tuttavia la decorazione interna a festoni neorinascimentali. Nastri e volute floreali mossi e di gusto liberty, anche se rigorosamente simmetrici, sono presenti nelle vetrine della Sartoria Ville de Paris (1907) e del Negozio Gustavo Pinzi (1907), arricchite dalle tende interne in candido pizzo e dai lampadari in ferro battuto, entrambi parti integranti dei progetti, come appare dal disegno firmato e da­ tato della sartoria (” N uova vetrina da porsi in via Emilia, Antico Caffè della Secchia” ).

 

Contenuto tratto da: M. Pace Marzocchi, G. pesci, V. Vancelli, “Liberty in Emilia”, Artioli stampatore, 1988.; A. Speziali, “Romagna Liberty”, Maggioli editore, 2012.

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