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Arturo Noci

Arturo Noci

ARTURO NOCI
(1874 – 1953)

Arturo Noci nasce a Roma il 23 aprile del 1874 da una famiglia di artisti: la madre, Tecla Monacelli, era pittrice specializzata nella copia di dipinti antichi, mentre il padre, Ercole, aveva uno studio di arti decorative e arredamento attivo per le più importanti corti europee. Per le precoci inclinazioni artistiche manifestate fin da piccolo, il tredicenne Arturo viene iscritto all’Istituto di Belle Arti di Roma, sotto la direzione del pittore Filippo Prosperi. Dopo aver vinto il pensionato quadriennale del Pio Istituto Catel nel 1897, Noci comincia a partecipare ad importanti esposizioni di richiamo internazionale come la Biennale di Venezia, dove entra in contatto con i maggiori pittori europei. In questa prima fase, l’artista risente fortemente dell’influenza dei maestri Antonio Mancini, Domenico Morelli e Giulio Aristide Sartorio, con il quale collabora per la realizzazione di un importante fregio (Biennale di Venezia del 1903).
Il suo iniziale interesse per il paesaggio, caratterizzato da una sensibilità simbolista, si concretizza nel 1904 con l’adesione al gruppo dei  “XXV della Campagna romana”. Parallelamente, tuttavia, l’artista comincia a concentrarsi sullo studio della figura, in particolare quella muliebre, ottenendo i primi importanti successi di vendita: nel 1905 la regina Elena acquista un suo pastello, e l’anno successivo la Galleria nazionale d’arte moderna acquisisce per le proprie collezioni il nudo femminile Riflessi d’oro. Il suo nome comincia così a circolare nei salotti aristocratici più raffinati, anche all’estero: nel 1907 viene infatti invitato dal Re del Siam a Baden Baden per eseguire il suo ritratto. In questi anni, l’artista ottiene un gran numero di commissioni dall’alta società e il critico Ugo Ojetti lo definisce «il maggiore, se non l’unico, ritrattista romano».
arturo noci Autoritratto-1909Ormai pittore affermato e apprezzato dalla critica per il suo stile marcatamente internazionale, Arturo Noci è nel 1912 tra i fondatori della “Secessione” romana, nata dall’iniziativa di un gruppo di artisti che intendeva svincolarsi dalle scelte attardate delle esposizioni ufficiali. Nel periodo secessionista l’artista realizza i suoi capolavori, tra scene di vita domestica ed eleganti ritratti, come il Ritratto di Lyda Borelli, diva del cinema muto, e L’arancio, testimonianza della sua interpretazione personale della tecnica divisionista, adottata durante gli anni Dieci. I successi internazionali e il forte legame con la committenza anglo-americana portano l’artista a trasferirsi nel 1923 a New York, dove svolge per trent’anni una feconda attività di ritrattista dell’alta borghesia. Muore il 23 agosto del 1953, dopo una lunga degenza causata da un incidente stradale.

Testo di Manuel Carrera

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