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Appunti sull’ingegnere ferrarese Giovanni Maffei

Appunti sull’ingegnere ferrarese Giovanni Maffei

Romagna Liberty” è il titolo di una mostra itinerante, il cui catalogo (Maggioli editore. 2012) è stato recensito sull’ultimo numero della “Pianura” e che è stato curato dal giovanissimo Andrea Speziali, con la collaborazione di vari specialisti, fra i quali il riminese Alessandro Catrani (1).
Scorrendo il volume con attenzione ci si accorge che numerosi sono stati gli agganci tra la contigua regione e gli artisti di provenienza ferrarese. Difatti, nel periodo della fioritura dello stile Liberty (compreso all’incirca tra il 1895 e il 1920), l’architetto argentano Adolfo Magrini eresse interessanti edifici di gusto floreale a Cesenatico, mentre a Rimini Ferruccio Luppis, scrittore, pittore ed editore ferrarese promuoveva importanti mostre d’arte (come quella del 1912, con bellissimi diplomi rilasciati ai partecipanti su disegno di Carlo Parmeggiani) e la contessa Bianca Aventi Roverella (ex attrice, morta a Ferrara nel 1944) animava salotti mondano-culturali e si faceva costruire un villino dai fratelli Somazzi, i medesimi architetti del celeberrimo Grand Hotel.
L’edificio della nobildonna è ricordato – forse non in modo del tutto obiettivo – anche da Luppis nelle sue memorie, allorchè scrive che ella “si affannava per far trionfare il suo cottage di stile esotico”, mentre la villa costruito per l’erudito ferrarese dall’architetto Gaspare Rastelli era semplicemente riuscita “la più felice manifestazione dell’architettura toscoemiliana sul litorale riminese” (2).
Nel testo introduttivo al catalogo curato da Speziali compare poi un testo incentrato sul Liberty emiliano, in cui fanno spicco le citazioni (e le immagini) delle ville erette dall’ingegner Ciro Contini nel viale Cavour di Ferrara (e non soltanto), delle decorazioni murali dei fratelli Ippolito e Giulio Medini (operanti anche a Ravenna e a Comacchio), della villa Lonardi, costruita e decorata nei pressi di Modena dal centese Aroldo Bonzagni.
Ma dalle nebbie del passato è ora riemerso il nome di un ingegnere ferrarese, Giovanni Maffei, che progettò palazzi e ville nei medesimi anni, ossia poco dopo il matrimonio con la riminese Margherita Gasparri, sposata il 10 febbraio 1912 proprio a Rimini.
Per questo motivo Speziali, nell’ambito di una conferenza incentrata sul Liberty in Romagna e tenuta a Riccione nel piazzale antistante il Palazzo del Turismo lo scorso 2 agosto, lo ha brevemente ricordato, anche se i rapporti tra Maffei e la Romagna debbono essere ancora focalizzati.
Infatti, mentre l’ingegnere ferrarese ebbe vari legami – familiari soprattutto – con l’ambiente del centro malatestiano, è invece da pensare ad un semplice caso di omonimia e non di parentela con Giacomo e Pietro Maffei, gli ideatori (insieme con l’eclettico Giuseppe Palanti, scenografo alla Scala) un centinaio di anni fa della città-giardino cervese di Milano Marittima, i quali, per l’appunto, erano originari del capoluogo lombardo (3).
Giovanni Maffei apparteneva invece ad una aristocratica famiglia ferrarese (collegata al ramo dei celebri nobili veronesi, ma proveniente in realtà dalla provincia bergamasca) (4) e nacque in una villa di Cocomaro di Focomorto il 24 giugno 1885: i genitori erano Giuseppe e Iole Boldrini.
Il padre aveva sposato in prima nozze la contessa Eugenia Bonacossi, ma era stato un matrimonio sfortunato: la nobildonna era morta a soli 38 anni, preceduta in questa tragica sorte dai figli Maffeo, Marco e Maria, scomparsi ancora in fasce.
Giuseppe (Ferrara 1842-1906) si era quindi risposato nel 1882 con Iole Boldrini, nata nel 1859 e che invece gli sopravviverà a lungo: scomparve infatti a Ferrara durante il periodo della seconda guerra mondiale, precisamente il 27 ottobre 1941.
La famiglia Maffei abitava in un sontuoso palazzo rinascimentale, posto in via delle Vecchie 13, nei pressi della basilica di San Francesco: qui il futuro ingegnere, assieme ai fratelliminori Giuseppe e Filippo, visse gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza.
I fratelli accentueranno il cotè aristocratico della famiglia, sposando rispettivamente la contessa Cella Quirini e la contessa Giglioli.
Giovanni dovette laurearsi in Ingegneria, presumibilmente presso la facoltà universitaria di Bologna, attorno al 1910, ovvero qualche tempo prima di sposare la borghese di Rimini Margherita Amalia Gasparri (1889-1957). La giovane coppia scelse di abitare nel quartiere “modernista” della città (indizio significativo!): nel 1914 la loro residenza risulta in viale Cavour 32 e un paio d’anni dopo nella contigua via Aldighieri 18.
Ai coniugi Maffei nacquero tre figli: Carolina (1912), poi emigrata a Roma, Giovanni (1915), futuro medico, Giorgio (1921), destinato a prendere i voti e che si è trasferito in tarda età in una comunità religiosa a Spadarolo di Rimini (5).
Quest’arido elenco di dati anagrafici, ottenuto grazie alla cortesia della direzione dei Musei Civici d’Arte Antica, è servito ad inquadrare il misconosciuto Giovanni Maffei nell’ambito sociale della Ferrara della prima metà del Novecento, ma la figura dell’ingegnere sarebbe rimasta senza alcuna caratterizzazione di tipo professionale se non fosse stato scoperto di recente un taccuino contenente vari suoi progetti architettonici.
Il carnet fu lasciato dal dottor Giovanni Maffei, medico condotto a Mizzana scomparso nel 1988, alla parrocchia del paese assieme a tutta la sua biblioteca e ad alcuni cimeli familiari.
Qualche tempo dopo il dottor Silio Italico Sarpi, erudito ferrarese particolarmente interessato a vicende locali di storia religiosa, compì uno spoglio sistematico dei documenti dell’archivio parrocchiale di Mizzana per ricavarne un “regesto” e ritrovò il taccuino Maffei in un faldone, completamente avulso dagli altri manoscritti. Consigliò allora al parroco don Terzi di alienarlo e il sacerdote seguì di buon grado il suo parere.
Pervenuto ad una collezione privata ferrarese, il carnet di disegni è rimasto sino ad oggi inedito ma meriterebbe di essere completamente pubblicato, costituendo un raro documento sull’architettura liberty ferrarese (ma anche di quella “eclettica”)(6), sulla scia dell’attività dei più famosi ingegneri Ciro Contini e Sesto Boari, entrambi studiati dallo scrivente negli scorsi decenni (7). Si tratta di un quaderno di cm 18×26, composto da 40 facciate a fogli quadrettati (più 4 di risguardo, di carta più leggera) e dalla copertina telata, in color grigio: le pagine in prevalenza risultano occupate da progetti a carattere architettonico. La firma dell’autore (“Ing. Giovanni Maffei”) risulta inscritta a penna nella seconda di copertina, mentre tutti i disegni dell’album sono eseguiti a matita.
Circa la datazione del taccuino, l’unica data, 10.V.1920, compare in una pagina che riporta il progetto per la”Villa Rag. A. Levi”, con due prospetti ed una pianta: il committente, di presumibile origine ebraica, potrebbe essere sia ferrarese che di Riccione (8), a causa della frequenza di questo cognome in tutta la regione (e non soltanto).
Sicuramente legato a Ferrara è invece un disegno raffigurante il prospetto d’un villino eclettico con scalinata, loggiato e sovrastante balcone: vi si legge infatti in alto a destra la dicitura “lotti dello Spagnarone”, assieme ad un paio di numeri. Si tratta infatti della denominazione popolare del quartiere che stava allora sorgendo sull’area dell’ex Fortezza pontificia, poi Piazza d’Armi, oggi conosciuto come “Rione Giardino”. Non a caso sul suo asse centrale di corso Vittorio Veneto (che conduce al monumentale serbatoio dell’Acquedotto) e nelle strade laterali sorgono varie ville e palazzine non lontane nel loro gusto stilistico da quello che contraddistingue il progetto del taccuino Maffei.
Un paio di disegni fanno quindi riferimento alla Barriera di Porta Po, segnatamente all’isolato compreso fra via Porta Catena e viale Po: si tratta di un rilievo delle case che si stavano allora costruendo e non è da escludere che qualcuna di esse sia stata progettata dallo stesso Maffei, come quella per Augusto Piccinini in via Catena (personaggio del quale viene nel contempo indicato un secondo indirizzo, in via Argine Ducale, altro quartiere “modernista” ferrarese).
Alcune planimetrie di strade e di case fanno quindi riferimento al forese, nella fattispecie alle campagne attorno a Vigarano e a Bondeno: vengono difatti riportati i nomi della frazione di Pontisette, nonché quello del canal Burana. Si legge inoltre l’indirizzo di una donna di Milano (Antonietta Martelli?), forse la committente del rilievo, a ipotizzare che la clientela dell’ingegnere non fosse unicamente limitata all’ambiente di Ferrara.
In effetti, la difficoltà oggettiva di ricostruire l’attività professionale dell’ingegner Maffei (almeno seguendo le tracce del “taccuino di Mizzana”) consiste nella identificazione degli edifici che compaiono nelle pagine iniziali, alcuni dei quali dall’intelligente taglio volumetrico e dagli eleganti apparati decorativi, di un gusto liberty che non sfigura – ad esempiocon quelli progettati nei medesimi anni dall’ingegner Sesto Boari per alcune ville di viale Cesare Battisti.
Il progetto più documentato graficamente (e con il quale si apre l’album) è quello per un villino dall’ubicazione sconosciuta e di cui vengono presentati prospetti, piante (su scala 1/100), rilievi con indicati i confini, fiancate, sezioni e vari particolari ornamentali non dissimili nel taglio dalle eclettiche decorazioni in cotto progettate dall’ingegner Gatti per il palazzo di corso Porta Mare dove oggi ha sede il “poliambulatorio Osti”.
Gli elementi decorativi costituiscono un interessante repertorio degli ornati accademici in voga nel primo Novecento, con accentuata attenzione per lo stile “composito”.
Maggiormente definiti in senso liberty sono altri progetti che seguono al primo, anche se essi sono meno documentati in senso grafico. Sia il villino per il ragionier Levi che quello destinato al quartiere dello “Spagnarone” nel gioco delle finestre binate, degli ornati sottotetto e nell’articolata planimetria propongono una rilettura vernacolare degli stilemi Art Nouveau diffusi nelle capitali europee e che da noi ebbero fortuna soprattutto sulla direttrice del nuovo viale Cavour.
Ma esempi architettonici in quello stile si trovano altresì nel Rione Giardino, in via Argine Ducale, nelle strade adiacenti al viale Belvedere o in quelle contigue a via Piangipane, verso il sottomura.
Difficile (ma alquanto verosimile) è stabilire se abbia operato in queste arterie stradali anche l’ingegner Maffei, il cui taccuino ingenera vari altri dubbi, sia a causa della diversa calligrafia nelle notazioni a matita, soprattutto nei rilievi a carattere “catastale” che a proposito di una non costante qualità nel tratto disegnativo: si trattò di frettolosità esecutiva per alcuni schizzi veloci oppure dell’apporto di una seconda mano?
Misteri destinati a restare irrisolti, che Giovanni Maffei, scomparso a Ferrara il 19 settembre 1958, ha portato con sé nella tomba. Negli ultimi anni l’ingegnere rivestì un importante incarico a livello amministrativo: leggendo i suoi necrologi (9) si apprende infatti che egli dal 1946 fu Presidente del “Consorzio di Bonifica di Terre Vecchie” e sarebbe interessante compiere una ricerca dei documenti che lo riguardano presso l’Archivio Consorziale, ora depositato presso Palazzo Naselli Crispi a Ferrara.
Qui è bastato semplicemente evocarne la figura, in attesa che qualche altro studioso – magari della “Romagna Liberty” – possa (e voglia) approfondirne l’operato.

 

Testo di Lucio Scardino
(La Pianura, anno 2013, n°3)

Note
(1) Di professione avvocato, Catrani ha pubblicato, tra le altri titoli, i volumi Anni 20… che passione: accadimenti e vita quotidiana a Rimini nel primo dopoguerra (2004) e Kursaal e dintorni: immagini di Rimini mondana e balneare fra le due guerre (2010).
(2) F. LUPPIS, Così divenni console. Note autobiografiche, Ferrara, 1988, pp. 63-64 (libro ripubblicato nel 1990 con il nuovo titolo La diga, prefazione di Vittorio Sgarbi e post-fazione dello scrivente). Sulla presenza di Luppis a Rimini rimando ai miei contributi apparsi sulla rivista “Romagna Arte e Storia” nn. 31 e 38 (1991 e 1993).
(3) L. MAGNANI, Milano al Mare, Ravenna, 2011, p. 28.
(4) F. PASINI FRASSONI, Dizionario storico-araldico dell’antico Ducato di Ferrara, Roma, 1914, p. 295. Su alcuni letterati della famiglia Maffei si veda inoltre L.UGHI, Dizionario storico degli uomini illustri ferraresi, Ferrara, 1804, p. 45.
(5) A lungo rettore del tempio della Certosa a Ferrara, don Maffei ha pubblicato alcuni testi a carattere integralista, tra i quali “Il sacrilegio della comunione sulla mano”, “I vignaioli perfidi”, “Il popolo deicida”.
(6) Di più recente datazione risulta infatti il fondo grafico dell’ingegner Carlo Savonuzzi, pervenuto nel 2006 al Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara.
(7) L. SCARDINO, Ciro Contini ingegnere e urbanista, Ferrara, 1987; Adamo e Sesto Boari, architetti ferraresi del primo Novecento, a cura di Alessandra Farinelli Toselli e Lucio Scardino, Ferrara, 1995. Per un inquadramento generale mi permetto di rimandare a L. SCARDINO, Itinerari di Ferrara moderna, Firenze, 1995.
(8) Per la famiglia Levi venne per l’appunto costruita la villa “Conte Rosso” di Riccione (cfr. Romagna Liberty, a cura di Andrea Speziali, Santarcangelo 2012, p. 91).
(9) Pubblicati sulla quarta pagina della “Gazzetta Padana” in data 20 settembre 1958. 43

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