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Antonio Rizzi

Antonio Rizzi

Di on ott 5, 2018 in Artisti | 0 commenti

ANTONIO RIZZI
(1869 – 1940)

Di nobili origini, Antonio Rizzi abbandona gli studi classici per seguire la sua inclinazione naturale e iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, nel 1886, grazie al sug­gerimento del pittore Giovanni Bergamaschi, cremonese come lui. Frequenta l’Accademia fino al 1899 come allievo di Giuseppe Bertini. Fin dagli esordi realizza opere a tema storico di grandi dimensioni: per Cremona dipinge, nel 1891, il sipario del Teatro Ponchielli e in se­guito, dal 1928 al 1930, le decorazioni del Pa­lazzo Comunale. La sua pittura risente di evi­denti influssi preraffaelliti, da Dante Gabriele Rossetti a Edward Burne-Jones, assorbiti attraverso la mediazione dello stile di Giulio Aristide Sartorio e di Adolfo De Carolis. Il gu­sto liberty che si respira nella sua produzione trova maggior compimento nei temi allegori­ci e classici. Nel 1894, la sua opera L’impera­tore Nerone osserva il cadavere della madre Agrippina per suo comando uccisa gli vale il premio Fumagalli, grazie all’apprezzamen­to di Mosè Bianchi e Giuseppe Bertini. Con l’affresco Ritratto di Donatello, per il loggiato dell’Accademia di Belle Arti di Brera vince in­vece il premio Mylius. Trasferitosi a fine secolo a Venezia, partecipa assiduamente alle Biennali e dal 1906 inse­gna all’Accademia di Perugia dove incon­trerà il giovane Umberto Moggioli. Dal 1912 si trasferisce a Firenze per insegnare pittura e figura all’Accademia. Nel 1913 vince ex ae­quo con Giulio Bargellini il concorso per la realizzazione delle quattro grandi lunette a mosaico per i propilei del Monumento a Vit­torio Emanuele II (oggi Altare della Patria), opera del piemontese Giuseppe Sacconi. I bozzetti per le quattro lunette, rappresen­tanti la Pace, la Legge, l’Unione e il Valore, sono oggi conservati presso il Museo Civico di Cremona, che ha ricevuto in dono dall’arti­sta, tra il 1920 e il 1938, un nucleo importante dei suoi lavori. Dipinge, nel 1928, la decorazione in stile e tema settecentesco dell’atrio del nuovo te­atro di Cavalese. Rizzi non si dedica solo a grandi apparati ornamentali, ma anche all’il­lustrazione, come dimostrano le sue tavole per la rivista “Novissima” (cat. 72), e al ritrat­to. Questo esposto, del 1912, raffigura Benve­nuto Disertori (cat. 152) nella posa di un au­tentico dandy, vestito di nero, dallo sguardo misterioso e assorto, che osserva lontano, in posa stante sullo sfondo di una carta da pa­rati decorata da un motivo a code di pavone. Fu donato al Museo d’arte di Trento nel 1941 da Emilia Gorra, vedova dell’artista.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Rizzi (1869-1940). Dal verismo alla pittura celebrativa, a cura di E. Betti­nelli, R. Bossaglia, catalogo della mostra (Cremo­na, Centro Culturale “Città di Cremona” in Santa Maria della Pietà), Salami, Robecco d’Oglio 1996. Testo tratto da: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Daniela Ferrari

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