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Antonello Moroni

Antonello Moroni

ANTONELLO MORONI
(1889 – 1929)

Antonello Moroni, pittore e xilografo, studia a Firenze e a Bologna all’Accademia di Belle Arti, come allievo di Adolfo De Carolis con il quale collabora dal 1912 al periodico “L’Eroica. Rassegna d’ogni poesia”, pubblicato a La Spe­zia e diretto da Ettore Cozzani. Dal 1913 al 1918, sempre con De Carolis, è impegnato negli af­freschi dell’aula magna dell’Università di Pisa e in quelli per il Palazzo del Podestà di Bologna. Lavora per la casa editrice Zanichelli di Bo­logna per copertine di libri, fregi e illustra­zioni di classici greci e latini come l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, le tragedie di Euripide e i poemi di Esiodo. In seguito collaborerà an­che per le case editrici Le Monnier, Unitas e Giannini. Incisore dalla tecnica raffinata ed estremamente abile nella sintesi e nella cre­atività grafica, Moroni ottiene grande suc­cesso come autore di ex libris xilografici o immagini di piccole dimensioni (cat. 89, 90, 114, 115). Quello che Moroni realizza per se stesso che reca il motto “Ma se casco non casco in ginocchio”, posto sopra l’immagine di un cavallo impennato che causa la caduta di un cavaliere armato, si riferisce alla malat­tia che lo obbliga all’immobilità per un lungo periodo. Nel 1914 espone alla Biennale di Venezia (e ancora nel 1922), all’Esposizione Interna­zionale Bianco e Nero di Firenze e nel 1921 alle Esposizioni romagnole riunite di Forlì, meritandosi la medaglia d’argento. Nel 1922 pubblica per Zanichelli, una raccolta di ex libris realizzati fra il 1910 e il 1921. Nel 1923 partecipa alla Biennale d’Arte Moderna di Roma, viene premiato all’Esposizione degli Amici dell’Arte a Torino e, nel 1925, vince una medaglia d’oro all’Esposizione Interna­zionale di Parigi. Nel 1924 riceve l’incarico di professore di xilografia nell’Istituto d’arte per la decorazione e illustrazione del libro di Urbino ma, a causa delle sue precarie con­dizioni di salute, interrompe l’insegnamento nel 1926. Illustra i Racconti mitologici ai bambini di Paola Fumagalli (1922) e I canti di Melitta di Giuseppe Lipparini (1925). Nelle sue compo­sizioni si riconosce un solido legate alla tra­dizione dell’arte classica, rinnovato da stilemi tipici del Liberty: il motivo a rabesco, l’orna­mentazione con decori floreali, l’uso delle forme a spirale e della linea a colpo di frusta, o serpentinata. Il suo virtuosismo si esprime soprattutto nell’equilibrio che sa creare tra bianco e nero e nel ritmo di chiari e scuri, ot­tenuto anche grazie alla sua maestria nella tecnica xilografica. Moroni sceglie per le sue matrici legni molto duri che gli permettono di ottenere una linea sottile, ma soprattutto un’invariabilità di riproduzione anche dopo numerosi processi di stampa. Nel 1928 partecipa con dipinti e xilografie alla Mostra del Sindacato regionale fascista La Toscana. Nel 1930, l’anno dopo la morte dell’artista, la Biennale di Venezia gli dedica una mostra re­trospettiva. La raccolta completa di incisioni, disegni e matrici conservate nello studio di Moroni è oggi presso la Pinacoteca Comu­nale di Forlì come dono della vedova dell’ar­tista, Paola Moroni Fumagalli.

 

BIBLIOGRAFIA: Ex-libris di Antonello Moroni, XXXVI xilografie con uno scritto di Francesco Sa­pori, Zanichelli, Bologna 1922; L. Servolini (a cura di), Mostra di disegni, xilografie e legni di Anto­nello Moroni da Savignano sul Rubicone 1889­1929, catalogo della mostra (Forlì, Pinacoteca, sezione d’arte moderna e contemporanea), Forlì 1952; Antonello Moroni nel centenario della nasci­ta 1889-1989, a cura di Italia Nostra, Savignano sul Rubicone 1989. Romagna Liberty, a cura di Andrea Speziali, Maggioli, Santarcangelo 2012. Testo tratto da: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Serena Ferrari

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