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Ambrogio Alciati

Ambrogio Alciati

AMBROGIO ALCIATI
(1878 – 1929)

Dopo un’infanzia segnata dalla povertà, studia all’Istituto di Belle Arti di Vercelli con Carlo Costa. Nel 1897, grazie a una borsa di studio del Municipio di Vercelli, si trasferisce a Milano e frequenta l’Accademia di Brera sotto la guida di Cesare Tallone, Vespasiano Bignami e Giuseppe Mentessi. Stringe amici­zia con Giannino Castiglioni, Prassitele Bar­zaghi e Giuseppe Palanti e riceve i primi rico­noscimenti: nel 1899 ottiene il premio Baruffi, nel 1901 il premio Girotti, nel 1906 il premio Gavazzi, per il discusso Annunciazione, in­viato all’Esposizione del Sempione a Milano. Nel 1905 espone alla Permanente il Ritratto della madre, prima di una serie di immagini dedicate agli affetti familiari. Ispirati all’opera di Tranquillo Cremona e di Eugene Carrière, i dipinti del primo decennio del secolo sono caratterizzati da una pennellata larga e da toni scuri e cupi e si concentrano su temi di ascendenza veristico-sentimentale, mentre un avvicinamento alla pittura sociale si ha con I minatori, con cui concorre al Pensiona­to Artistico Nazionale di Roma nel 1907. Lo stesso anno inizia a esporre alla Biennale di Venezia – a cui parteciperà fino al 1920 – con Spasimo, incentrato sul tema del rapporto tra musica e pittura caro alla Scapigliatura. A un genere sentimentale risolto con venature di estenuato languore appartengono anche La pace perduta, del 1914, e

Ambrogio Alciati liberty

Il bacio, del 1918. A partire dal 1910 circa, parallelamente a un deciso schiarimento della tavolozza, si dedi­ca di preferenza al ritratto femminile, diven­tando richiestissimo dalla ricca borghesia lombarda e ottenendo premi alle principali esposizioni nazionali: nel 1910 l’intenso Ri­tratto della madre (Milano, Museo del Nove­cento) vince la medaglia d’oro del Ministe­ro della Pubblica Istruzione all’Esposizione Nazionale di Brera, nel 1911 espone a Roma il Ritratto di Maria Luisa Pirotta e quello del­la signora Guscetti, nel 1914 ottiene il Premio Principe Umberto per il Ritratto della signo­rina Ada Luisa Binda, nel 1918 espone a Brera il Ritratto della signora Miani. Alciati mette a punto un modello di ritrattistica mondana, accentuando l’eleganza femminile in effigi di consumato mestiere, spesso venate di deli­cato intimismo, circondate dai segni del loro status sociale o immerse in paesaggi e giar­dini: nascono così Il nastro rosa, Il nastro az­zurro, Signora con cappello, i più tardi Dama in rosa, Henriette e Donna Lisa, o i ritratti di Rosina Storichio e di Javotte Bocconi di Vil­lahermosa del 1917, di Amelia Solimena del 1919 o di Ellade Crespi Colombo del 1918 (cat. 255), ritratta anche in un celebre dipinto di Cesare Tallone (Milano, Quadreria dell’Ospe­dale Maggiore). E proprio dal maestro Tallo­ne e dalla ritrattistica di Sargent Alciati mu­tua la noncurante naturalezza delle pose, la rapidità di esecuzione e la libertà di pennel­lata, che si fa sempre più morbida e rapida, sempre meno naturalistica e descrittiva, sfal­dando le solidità del maestro in forme lumi­nose e in accostamenti cromatici evocativi. Dal 1920, chiamato da Luca Beltrami, ricopre all’Accademia di Brera la cattedra di Pittura e Disegno del Nudo, che già era stata di Tal­lone. Si dedicò anche alle decorazioni (villa Pirotta a Brunate sul lago di Como, del 1910­1914) e all’affresco sacro nelle chiese di Sove­re e Venegono Inferiore (distrutti), di Lonate Ceppino e di Tradate.

BIBLIOGRAFIA: R. Bossaglia, M. Melotti, Ambro­gio Alciati, Cassa di Risparmio di Vercelli, Vercelli 1988; Ambrogio Alciati. Eleganza e lirismo di un pittore vercellese, catalogo della mostra (Vercelli, Museo Leone), Gallo Artigrafiche, Vercelli 2006; Ambrogio Alciati (1878-1929). Lezioni di pittura, a cura di A.-P. Quinsac, A. Ghinzani, catalogo della mostra (Milano, Museo della Permanente, 2010­2011), Silvia, Cologno Monzese 2010. Testo tratto in: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Omar Cucciniello

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