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Alessandro Scorzoni

Alessandro Scorzoni

Di on gen 24, 2019 in Artisti | 0 commenti

ALESSANDRO SCORZONI
(1858 – 1933)

autoritratto_alessandroscorzoniLa vita di Alessandro Scorzoni (Calcara di Crespellano, 1858 – Bologna, 1933), pur trascorrendo senza note clamorose, restò segnata da una povertà che fu spesso indigenza e da una solitudine che, dopo l’abbandono della moglie e dei due figli, non fu, come per altri artisti, solo intellettuale. Nativo di Calcara, nelle vicinanze di Bologna, frequentò la bolognese Accademia di Belle Arti dal 1872 al 1879, allievo di Muzzi e Puccinelli; ne uscì pronto a tutte le tecniche pittoriche, dalla tempera, al pastello, all’olio. Fu richiesto come decoratore, disegnatore, freschista. Della sua pittura fu particolarmente apprezzata la ritrattistica, anche se fu il paesaggio ad essergli nel cuore, stimolandolo alle più varie e originali interpretazioni. Ottenne il primo successo nel 1884, quando venne insignito, insieme al pittore Giacomo Lelli, del Premio Bevilacqua. Nello stesso anno aveva partecipato ad una esposizione del Circolo Artistico; dal 1895 al 1906 partecipò ripetutamente alle mostre organizzate dalla Associazione per le Arti “Francesco Francia”. Indice della stima che seppe guadagnarsi la sua arte – nonostante le immancabili incomprensioni -sono sia la nomina (1898) ad Accademico d’onore dell’Accademia delle Belle Arti (ribadita nel 1905 con la nomina ad Accademico residente della medesima), sia le numerose commissioni per importanti affreschi; il famoso episodio dell’elemosina di San Martino al Castello dei Manzoli nel 1886 (cantiere con Tito Azzolini, Alfonso Rubbiani, Achille Casanova ndr), amorini che giocano al Palazzo Malvezzi nel 1887, ed altri nella villa Calari a Cento di Ferrara e infine nell’oratorio di San Michele in Bosco e nella cappella del Collegio di Spagna. Il Savena, l’Idice, la Cremonina e San Rufillo, tramutati in paesaggi spumosi, in lunghe distese oblique o suggestive geometrie di fondo, furono i compagni degli ultimi anni, che Scorzoni chiuse in solitudine e malattia nel 1933, all’Ospedale Maggiore della sua città.

ANTOLOGIA CRITICA

“… non amò i facili richiami obbedendo a un certo pudore segreto, e però rimase ignorato dalla folla e trascurato, spesso, pur da coloro che amano l’arte o almeno pretendono di essere intenditori” (G. Lipparini, 1934). “Alessandro Scorzoni non seguì clamorosamente nessuna scuola, né partecipò a cenacoli, né seguì programmi determinati; ma vigile e attento a ciò che vedeva e a ciò che accadeva intorno a lui, risentì anch’egli i vari indirizzi artistici che si susseguirono in tanti anni” (ivi). “…un’anima candida e vergine davanti ai fascini del vero” (Carlo Corsi,1958). “il tema veramente congeniale a Scorzoni è il paesaggio, a patto di ricordare subito che egli lo tratta con saldezza strutturale” ( R. Barilli, 1981). “Scorzoni infatti è abile nelle stesure cagliate e omogenee, intrise di luce; dunque, una sorta di à plat spontaneo, che esalta i valori di superficie, e che si dimostra particolarmente adatto all’ingrandimento, al bow up” (ivi). “Questo dunque il curioso en plein di Scorzoni; riuscire a trarre tutto il bene possibile, e contemporaneamente, dalle larghe stesure dell’à plat e dai bombardamenti atmosferici della divisione “(ivi). “C’è dunque in genere una diarchia, nella pittura di Scorzoni, fra un trattamento a scaglie, a larghe stesure, e un’animazione inquieta che le picchietta, le macula, attenta purtuttavia a non scardinarne l’intelligente ordito” (ivi). “… ondeggiò per un certo tempo fra i continuatori di Sisley e Serrault e gli estimatori di Silvestro Lega, per seguire infine la strada che gli era più congeniale, e che preparava l’avvento di nuove grosse personalità, come per esempio Carlo Corsi, che fu suo allievo” (G. Ruffini, 1982). “C’è una sorta di calma immobile in quei suoi paesaggi pacati, sempre completamente deserti, che furono dipinti in un clima di totale isolamento” (G.V., 1982). “Tutto è in Scorzoni “matematicamente” meditato e filtrato in forma lirica; la sua anima, propensa ad accettare il classicismo di certi intendimenti, divaga poi in tocchi svirgolati, di sorprendente modernismo che richiamano certe note di più recente fattura” (P. Zauli,1982).

Ritratti e opere sacre

È interprete di opere sacre come Il Purgatorio della cappella del Suffragio nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna.
Allo stesso filone appartiene il San Martino che fa l’elemosina al povero, nel Castello dei Manzoli. All’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Bologna del 1888 presenta una copia a pastello della Santa Cecilia di Raffaello. Per quanto riguarda invece la produzione di ritratti, ne abbiamo diversi esempi, tutti di piccole dimensioni. Nel Ritratto della moglie del 1888, conservato in una collezione privata, l’attenta ricerca cromatica si sposa con toni delicati e trasognati. Così come avviene anche nel dipinti La mia famiglia, in cui la serena atmosfera familiare e domestica va a coniugarsi ad un impasto pittorico pastoso e ricco di luce. Il paesaggio, suo genere prediletto, si riempie di note liriche e nostalgiche, sempre nel rispetto di un realismo personale e sincero. I luoghi preferiti di Alessandro Scorzoni per lo studio dal vero sono le zone limitrofe di Bologna: San Ruffillo, Savena e i territori attraversati dall’Idice, piccolo torrente dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Alessandro Scorzoni (Calcara di Crespellano, 1858 - Bologna, 1933), Il Castello di Ponte Poledrano a Bentivoglio, 1900 ca. Collezioni Fondazione CaRisBo.Testo tratto da “Artisti allo specchio”, catalogo della mostra, Bologna, Associazione per le arti Francesco Francia, stampa 1990. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti.
Approfondimenti

Alessandro Scorzoni, mostra antologica organizzata con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura del Comune di Bologna, Bologna, Museo civico, 13 dicembre-24 gennaio 1982, a cura di Renato Barilli, Bologna, La Fotocromo emiliana, stampa 1981; Alessandro Scorzoni, 1858-1933, mostra antologica organizzata con il patrocinio del Comune di Bologna, Bologna, Re Enzo editrice, stampa 1999; Alfonso Rubbiani: i veri e i falsi storici, Bologna, febbraio-marzo 1981, a cura di Franco Solmi e Marco Dezzi Bardeschi, Casalecchio di Reno, Grafis, 1981, pp. 397-398 (scheda a cura di M. Pasquali, data di morte cit.: 1936); Artisti allo specchio, Bologna, Associazione per le arti Francesco Francia, stampa 1990, pp. 23-32; Gli artisti crespellanesi fra ‘800 e ‘900, Crespellano, s.e., 1995

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