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Alessandro Mazzuccotelli

Alessandro Mazzuccotelli

ALESSANDRO MAZZUCOTELLI
(1865 – 1938)

 

Artigiano del ferro, è conosciuto soprattutto per i ferri battuti in stile liberty che arricchiscono gli edifici di molti importanti architetti del primo Novecento.

Nacque a Lodi nel 1865. Dato che la famiglia non aveva i mezzi per finanziargli gli studi, M. si trasferì a Milano per lavorare come apprendista fabbro nella bottega Defendente Oriani. La sua vena artistica lo spinse fin da subito a dedicarsi all’aspetto ornamentale del ferro – si definiva “fabbro ornamentalista” – e le sue qualità gli procurarono preziosi contatti con importanti artisti e architetti del suo tempo.

Ispirato dal pittore Giovanni Beltrami, M. iniziò ad avvicinarsi ai motivi ornamentali prediletti dalle avanguardie artistiche; la sua maestria nel trattare i soggetti vegetali e zoomorfi tanto apprezzati all’epoca gli valse fruttuose collaborazioni con gli architetti che in quello stesso periodo sperimentavano lo stile floreale nella realizzazione dei loro edifici. Infatti in questa prima fase, M. era solito ispirarsi direttamente alle forme della natura per le sue creazioni. M. rilevò la bottega dove lavorava nel 1891 cambiandone il nome in Mazzucotelli-Engelmann.

Durante viaggi a Roma e Firenze, M. conobbe alcune personalità di spicco dell’architettura Liberty, tra cui Alfredo Campanini, Ulisse Stacchini, Ernesto Pirovano e Giuseppe Sommaruga. M. realizzò per loro numerosi ferri battuti in perfetta continuità con le scelte stilistiche proposte nei loro edifici.

L’impronta molto personale delle creazioni di M. si risolveva spesso in un valore aggiunto per l’architettura stessa – esemplare il caso dei balconi di Casa Ferrario a Milano. Tuttavia fu proprio la sua esuberanza creativa ad allontanarlo da progettisti come Sommaruga: recenti studi hanno sottolineato come la continuità stilistica tra architettura e ferri battuti di creazioni come Palazzo Castiglioni sia attribuibile solo a una supervisione diretta da parte dell’architetto. Di conseguenza il ruolo di M. nelle creazioni sommarughiane fu piuttosto marginale e limitato ad alcuni dettagli mentre la fluidità dell’articolazione complessiva è da ricondurre all’architetto stesso. Ricevette grandi apprezzamenti in occasione dell’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa moderna di Torino (1902). Lo spessore internazionale dell’evento gli valse numerose nuove commissioni sia in Italia che all’estero. Tra le realizzazioni in Italia si ricordano la Nuova Borsa di Milano (1901-02), villa Ottolini di Busto Arsizio (1903-04) e le ville Fabbro e Antonini di Treviso (1904-05).

Tra il 1903 e il 1904, M. viaggiò in Europa allo scopo di approfondire la sua conoscenza di artisti come Henry Van de Velde e William Morris; l’esperienza all’estero influenzò profondamente lo stile di M., che al ritorno si distaccò dalle fantasie floreali in favore di motivi sempre più astratti. E in questi anni che prese forma per esempio il motivo “a nastro” che caratterizza moltissime delle realizzazioni industriali di M. I ferri battuti per casa Maffei (arch. A. Vandone, Torino, 1906) o il cancello dei Gladioli (Esposizione internazionale del Sempione, Milano, 1906) mostrano chiaramente questa transizione, con motivi vegetali geometrizzati e accostati a linee e disegni completamente astratti.

Dal 1909 M. aprì una nuova sede della ditta in zona Bicocca, a Milano, e da qui prese in carico numerose realizzazioni per i progetti residenziali allora in realizzazione nella città. Nel 1906 si era già occupato dei ferri battuti per casa Campanini (arch. A. Campanini, via Vincenzo Bellini, Milano). Negli anni successivi contribuì ai progetti per villa Faccanoni-Romeo (arch. G. Sommaruga, via Buonarroti, Milano, 1911), casa Tensi (arch. Pirovano, via Vivaio, Milano, 1909), palazzo Berri Mergalli (arch. Arata, via Cappuccini, Milano, 1911). Nella nuova bottega pervennero commissioni anche da Buenos Aires, Città del Messico e Bangkok. Dopo la guerra, col declino dello stile Liberty, vennero meno le collaborazioni con gli architetti ma M., ormai circondato da un’ottima fama e apprezzato a livello nazionale e internazionale, non risentì troppo del cambiamento sebbene da questo momento in avanti lasciò sempre più lavoro ai suoi allievi in bottega. La sua celebrità è esemplificata dalla commissione per alcune delle decorazioni del Vittoriale di Gardone Rivera di Gabriele D’Annunzio (1925).

Da un punto di vista stilistico, i temi storicisti e classicheggianti della seconda metà degli anni Dieci riflettono il mutato clima culturale in Italia e le ascendenti tendenze nazionaliste del paese; negli anni Venti invece, la bottega virò di nuovo verso uno stile grafico con reminescenze Art Decò. M. rimase attivo anche al di fuori della bottega con la fondazione dell’Università delle Arti Decorative (villa Reale, Monza, 1922). Partecipò inoltre a numerose esposizioni nazionali e internazionali tra cui Exposition Universelle et Internationale di Bruxelles (1910), l’Exposition Internationale Des Arts Décoratifs et Industriels Modernes (Parigi, 1925) e la II e III Biennale di Monza (1925 e 1927). Morì a Milano nel 1938.

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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