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Alessandro Martinengo

Alessandro Martinengo

Di on ott 14, 2018 in Progettisti | 0 commenti

ALESSANDRO MARTINENGO
(1856-1933)

Tra la fine del diciannovesimo secolo e gli inizi del ventesimo, Savona conobbe una grande crescita demografica e di conseguenza un’intensa fioritura edilizia, estesa anche alla provincia, che ci ha lasciato testimonianze architettoniche Liberty significative. E il principale protagonista di questa stagione creativa fu l’ingegner architetto Alessandro Martinengo.
Di lui sono noti soprattutto il Palazzo dei pavoni, il Palazzo Delle Piane e la Casa dei gatti,

Palazzo delle Piane

Palazzo delle Piane

ma l’attività di Martinengo, che ha attraversato, senza bruschi passaggi, tre diverse fasi stilistiche, l’Eclettismo, il Liberty e l’Art Déco, merita di essere conosciuta in maniera assai più approfondita, anche perché, pur senza voler azzardare paragoni irriguardosi, sia per la varietà e lo spessore delle realizzazioni, sia per l’indelebile profondità dell’impronta lasciata localmente, a modesto parere di chi scrive nel suo piccolo la si può avvicinare a quella di coevi giganti dell’architettura come Gaudì o Horta.
Professionista serio e preparato, fu teso a riprendere tematiche realizzate da altri autori, piuttosto che a inventare ex novo. Manca quindi di originalità assoluta, ma benché ciò possa apparire un limite, va considerato che egli seppe rielaborare gli spunti in maniera personale, plasmandosi nel tempo uno stile talvolta anche ben riconoscibile e offrendo di regola soluzioni creative, a riprova della maestria che lo caratterizzava, che ci paiono renderlo degno d’attenzione anche a livello internazionale.
Alessandro Martinengo (1856-1933) nacque a Torino da Giuseppe, funzionario del regno Sabaudo nell’ambito dei lavori pubblici fino all’emanazione della bolla papale che invitava i cattolici a non ricoprire incarichi statali.

Alessandro Martinengo

Alessandro Martinengo

Alessandro svolse i primi studi scolastici in Liguria per poi proseguirli a Torino: nel 1876 si iscrisse alla locale “Regia scuola di applicazione per gli ingegneri”, dove si laureò in ingegneria civile nel dicembre del 1879, scelta quasi obbligata per chi allora si interessava di architettura, godendo all’epoca tale figura professionale di maggior credito. Lavorò quindi presso lo studio del Conte Carlo Ceppi, uno dei più rinomati dell’epoca, tra i principali esponenti dell’eclettismo torinese, con le cui realizzazioni vanno a confondersi le sue attività dell’intero periodo. Nel 1888, potendo approfittare di appoggi familiari, decise di trasferirsi a Savona, città natale del padre, dove da allora in poi svolse principalmente la propria opera.
È quindi della sua attività nel savonese che ci occuperemo, peraltro senza alcuna pretesa di esaustività. D’altronde Alessandro Martinengo, sposatosi sempre nel 1888 con Maria Massone, che gli diede cinque figli, tra cui Angelo, destinato a ereditarne lo studio, fu figura centrale per la vita sociale e culturale cittadina dell’epoca. Egli non si dedicò, infatti, soltanto all’architettura. Personaggio a tutto tondo, fu anche presidente della giunta diocesana e attivo esponente di Azione cattolica, inoltre ricoprì numerose cariche civili, politiche e amministrative, tra cui quella di consigliere comunale e di membro del consiglio di amministrazione dell’ospedale San Paolo. Per giunta, durante una delle tante crisi economiche che imperversarono in Italia, fu perfino banchiere, avendo diretto il “Banco dei fratelli Massone”.
La prima ma già significativa realizzazione della sua nuova vita ligure fu il Seminario Vescovile di Savona (1887-1891). Lo stile eclettico con cui si era formato lo portò a produrre un elegante e proporzionato edificio di stampo prettamente neoclassico, privo di ostentazioni, dalla facciata centrale a due piani più pianterreno con una sopraelevazione caratterizzata da finestre a trifore delineate da colonnine ioniche. Il corpo centrale è rientrante rispetto alle più massicce ali laterali, a bifore (tipiche del gotico, rispetto al cui stile qui però le arcate sono a tutto sesto) correnti in esse lungo l’intero ultimo piano.
La sua attività edilizia si fece da subito intensa e prestigiosa, a dimostrazione dell’immediata considerazione di cui godette. In quegli anni si stava realizzando la direttiva di Via Paleocapa, destinata a collegare la stazione ferroviaria col porto e a divenire la principale strada cittadina. Oltre al Palazzo dei Pavoni (civici 3-5), con cui la completerà nel decennio successivo, all’incirca tra il 1893 e il 1899 realizzò in essa diversi altri edifici, il civico 1 – caratterizzato da uno spettacolare bovindo stondante, già in spirito prettamente Liberty –  dove trasferì il proprio studio, come una targa infissa di fianco al portone ancor oggi attesta, il civico 4, arricchito da eleganti affreschi interni e il civico 11. Sono inoltre sue la neogotica Villa Rossa (1890), la Casa dei Canonici (1890-1894) e la vicina Casa delle suore della neve (1896-1897).
A descrizione delle sue opere dell’epoca, riportiamo un passo tratto dalla relazione storico artistica redatta nel settembre 2015 dalla Soprintendenza belle arti e paesaggio della Liguria del ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo: la produzione del primo periodo “risente profondamente della formazione eclettica di Martinengo che si esprime sia nell’impostazione generale architettonica sia nell’apparato decorativo”.
Con l’esposizione internazionale di Torino del 1902, in Italia si scoprì l’Art Nouveau, che qui da noi s’impose col nome di Stile Liberty o Floreale. Martinengo fu immediatamente attratto dalla novità, della cui produzione internazionale si tenne aggiornato per poi cominciare a elaborarne una propria visione.
Le prime realizzazioni sono ville extra cittadine, come Villa Bordoni ad Altare (1901-1903), dalla suggestiva facciata ad anfiteatro in cui nuovi elementi Liberty si fondono ad altri precedenti, specialmente barocchi, costruzione purtroppo in grave stato di abbandono, e Villa Tiscornia a Noli (1904), caratterizzata da austere forme di semplicità classica e da elementi Art Nouveau, a partire dalle fitte decorazioni floreali dipinte a colori vivaci sotto la pantalera.

Villa Tiscornia a Noli

Villa Tiscornia a Noli

A ogni modo sull’argomento ville torneremo più avanti con altre tre pregiate realizzazioni, perché nel frattempo l’ingegnere cominciava a ottenere importanti commesse dirette anche per le cosiddette Case signorili da pigione, cioè i condomini borghesi.
I lavori degni di nota nel decennio 1906-1915, il suo più attivo, sono parecchi. Per motivi di spazio offriamo un elenco conciso e per approfondimenti si rinviano i lettori al libro, scritto dal sottoscritto, Massimo Bianco, insieme allo specialista Andrea Speziali, intitolato “Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture” (2016, edizioni Risguardi).
Del 1908 è Palazzo Maffiotti in Via Boselli 4, stabile ancora caratterizzato dallo stile eclettico giovanile, su cui s’innestano elementi di chiara impostazione Liberty, specie sull’imponente bovindo e sui balconcini. Magari meno riuscito e significativo di altre sue opere, può tuttavia essere considerato una valida prova generale in previsione di edifici successivi, in particolare del più compiuto e fantasioso Palazzo Delle Piane, a cui può essere accostato.
Il magnifico Palazzo dei Pavoni, progettato tra il 1905 e il 1906 e terminato entro il 1908, si distingue dalla restante produzione per la misurata ispirazione alla Secessione Viennese, che lo rende più lineare di altre sue opere, nonostante la spettacolarità dei magnifici mosaici raffiguranti, tra gli altri, gli animali che gli danno il nome. Luminoso esempio Art Nouveau, da molti è considerato il suo massimo capolavoro.

Particolare decorazioni Palazzo dei Pavoni

Particolare decorazioni Palazzo dei Pavoni

Il sobrio Palazzo Molinari Rosselli (1909) in Corso Colombo 10, la cui semplice ed elegantissima facciata classicheggiante, a tre moduli balconati intervallati da due bovindi, con delicati disegni di fiori al secondo piano, anticipa in modo evidente le successive tematiche dell’Art Déco, rendendolo a sua volta uno dei massimi capolavori dell’artista.
La raffinata e riuscita Casa Piccardo (1911) dell’appartata Via Mattiauda, dalla facciata in puro ma moderato ed equilibrato stile Floreale, la cui caratteristica di maggior spicco sono peraltro due artigliuti mostri in cemento, affacciati al terrazzo al di sopra degli angoli stondati, in spirito baroccheggiante, ricorrente nell’autore.
Lo splendido Palazzo Viglienzoni, di recente ben restaurato da uno specialista, meglio noto come Casa dei gatti (1910-1911), di Via Luigi Corsi 5, dagli eleganti bovindi, avviluppati da decorazioni di cemento in aggetto raffiguranti vegetali, e dalle facciate con elaborazioni in graffito fitomorfe e zoomorfe, tre le quali quelle dei vezzosi felini che gli donano il soprannome.

Particolare decorazioni Casa dei gatti

Particolare decorazioni Casa dei gatti

A sua volta appena restaurato è il Palazzo Delle Piane, meglio noto come Palazzo delle Palle  (vedasi foto a inizio articolo) per via delle sei sfere in rame del tetto, poggianti su strutture a bracere, realizzato col contributo secondario dell’allievo Adolfo Ravinetti in Corso Italia 31. Decorato in cemento con figure talvolta fantastiche, presenta chiare reminiscenze della formazione eclettica dell’autore, tuttavia a predominare sono le forme Liberty e la stilizzazione di soggetti naturali. L’edificio si caratterizza anche per gli interventi interni, dal gabbiotto dell’ascensore in ferro battuto agli stessi appartamenti, due dei quali presentano ancora oggi gli addobbi originari. Come riporta la succitata relazione storico artistica:
“…Complessivamente si può notare l’abilità del progettista nel creare forti contrasti materici e luminosi, con elevata valenza estetica e potenzialità espressiva…” In sunto, un opera d’arte.
All’angolo tra Via Famagosta e Via Santorre Santarosa sorge infine un edificio la cui elegante smussatura angolare crea un efficace raccordo tra le due vie. Il palazzo ha decorazioni anche d’ordine gigante e una graziosa pensilina in vetro e ferro, mentre nell’accesso al vano scale spiccano due spettacolari sculture a forma di pesce o forse delfino. Le similitudini con altri edifici di Martinengo indurrebbero ad attribuirglielo, mancando però dati ufficiali che ne permettano l’assegnazione certa, va valutata pure l’ipotesi che sia opera d’un allievo, forse Giuseppe Noberasco, come suggerisce Giuseppe Martinengo, l’architetto nipote di Alessandro.
La sua fede profonda e l’impegno religioso contribuirono a fargli ottenere commesse anche dalla diocesi, per la quale realizzò la cappella centrale del cimitero cittadino, neoclassica con grande cupola centrale, e la facciata d’una chiesa con minime decorazioni floreali, riproposte in maniera più accentuata e apprezzabile nei capitelli inferiori. Inoltre nel 1912 fu chiamato a progettare, in Via Torino a Savona, la nuova facciata dell’antica chiesa di San Lazzaro, ristrutturata e re-intitolata nel ‘600 a San Francesco da Paola. Sostituita, però, nel 1951, da una più grande e anonima basilica, all’inizio degli anni sessanta fu demolita per lasciar spazio a immobili condominiali. Oggi sopravvivono, inglobati esternamente a uno dei nuovi edifici, solo una parte della facciata di Martinengo e alcuni affreschi, rovinati e sbiaditi, realizzati in una navata laterale dall’artista locale Raffaello Resio.
Inoltre Martinengo curò l’installazione savonese all’esposizione internazionale di Torino del 1911.
Torniamo dunque al tema delle ville. Forse di nuovo in collaborazione con Adolfo Ravinetti, nel 1909 l’Ingengere realizzò a Legino, quartiere periferico e collinare di Savona, la Villa dei Fratelli Roggero, una classica e riccamente decorata dimora Liberty con tanto di massiccia torre, che ricorda la vicina e prestigiosa Villa Zanelli, assegnata da Speziali al duo Fenoglio-Gussoni. In base all’immagine disponibile, scovata nell’archivio Martinengo e che vi presentiamo,

Villa dei Fratelli Roggero

Villa dei Fratelli Roggero

sembrerebbe in effetti trarre ispirazione dal torinese Villino Raby di Corso Francia, appunto delle archistar Fenoglio e Gussoni. La villa fu realizzata per gli omonimi fratelli, proprietari di una ditta di applicazioni litocementizie e decorazioni in stucco, importante per aver fornito il materiale per decorare Casa Piccardo, Palazzo Maffiotti e Palazzo Delle Piane. Purtroppo la pregevole costruzione fu demolita durante la selvaggia speculazione edilizia che procurò irrimediabili danni ai litorali liguri. Un vero peccato, per non dire criminale, che oggi non esista più, sarebbe stato magnifico poterla ancora ammirare dal vivo.
Un’altra villa interessante sorge tutt’ora a Spotorno nella Via Aurelia, civici 75-75a (1911?). Decorata con ferri d’aspetto floreale sia nel portoncino d’ingresso sia nel vano scale, esibisce, particolarmente meritevole d’attenzione, un bovindo circolare di gusto squisitamente Liberty che, sopraelevando ulteriormente la torretta angolare in avancorpo, cui s’innesta lateralmente, dà la sensazione d’innalzare l’edificio verso il cielo, donandogli un afflato in certo qual modo gotico.

Villa di Spotorno in Via Aurelia 75

Villa di Spotorno in Via Aurelia 75

Inoltre, tra il 1912 e il 1915 realizzò una palazzina a Carcare, a venti chilometri da Savona: Villa Fiumi, ancora ben conservata dentro un vasto parco e caratterizzata da una torre talmente slanciata da sembrare quasi un campanile. Essa risulta particolarmente importante anche, se non soprattutto, per la presenza di quello che potrebbe essere l’unico intervento mai eseguito in Liguria, benché esistano sue attribuzioni a Sanremo (Villa Gioiello, ferri peraltro poco d’effetto) e Bordighera, da Alessandro Mazzucotelli (1865-1938), l’eccelso fabbro ornamentista Art Nouveau milanese. Il suo intervento non è ufficialmente documentato, benché lo testimoni da sempre la vox populi paesana, quindi almeno per ora si può solo parlare d’attribuzione. Tuttavia, sia lo stupendo cancello istoriato d’ingresso, raffigurante rose mature e boccioli tra le foglie, sia la cancellata posta sopra il muro di cinta anteriore, realizzati in ferro battuto e di straordinaria bellezza, al cui confronto ogni analoga realizzazione ligure impallidisce, parrebbero di sua mano, come si può notare confrontandolo ad esempio con le decorazioni presenti nel cancello d’ingresso, ormai attribuitogli con certezza, in Via Bellini 11 a Milano.

Foto 8 Cancello Villa Fiumi

Particolare del cancello di Villa Fiumi a Carcare

A partire dagli anni all’incirca intorno alla prima guerra mondiale, per poi svilupparsi appieno dagli anni ’20, un nuovo stile, l’Art Déco, prese a sostituire l’Art Nouveau pur ispirandosene. E un edificio condominiale meritevole d’attenzione, progettato da Martinengo, da ritenersi Art Déco è il Palazzo dei Fratelli Rosso (1915-1916) in Corso Vittorio Veneto 20-22, sul lungomare cittadino, a un tempo bella e imponente costruzione dalle decorazioni d’ordine gigantesco, in prevalenza marinare, ispirata a una serie, temporalmente appena precedente, di immobili francesi della Costa Azzurra, tra Nizza e Cannes.
In pieno centro, in Corso Italia angolo Via Pertinace, sorse poi l’affascinante Palazzo Molinari (1923), elegante e imponente elaborazione composita, riccamente decorata, dagli angoli smussati e inconfondibilmente caratterizzata dalla spettacolare presenza della più grande cupola a destinazione civile realizzata nel savonese.
L’ultima realizzazione in ordine cronologico da segnalare è la palazzina degli storici Bagni Umberto, lì ancora ospitati e di apprezzabile semplicità e leggerezza (1928), in puro Art Déco, con graziosi balconcini a forma di valva di conchiglia, autoispirati perché derivanti dai poggiolini presenti al primo piano del Palazzo dei fratelli Rosso.

di Massimo Bianco, autore anche di tutte le foto.

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