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Alberto Martini

Alberto Martini

ALBERTO MARTINI
(1876 – 1954)

Nella poetica di Alberto Martini la critica ha spesso riconosciuto un surrealista ante lit­teram. Nelle sue illustrazioni visionarie largo spazio è lasciato a temi onirici ed erotici. L’i­deazione compositiva, la precisione del se­gno e la sua tecnica magistrale tradiscono un diretto riferimento alla grande tradizione grafica nordica, Dürer in particolare, e mol­ti studiosi hanno individuato nel suo lavoro uno dei momenti cruciali dell’arte fantastica. Martini, avviato al disegno grazie agli inse­gnamenti del padre Giorgio, pittore naturali­sta, si dedica inizialmente alla pittura e a temi rurali dalla vocazione sociale in sintonia con la tradizione tardo ottocentesca. Dal 1895 realizza una serie di cicli grafici che denotano un chiaro interesse per il Simboli­smo. Nel 1898 incontra Vittorio Pica che sarà grande sostenitore dell’artista, assicurando­gli fama internazionale: Martini espone a Lon­dra, soggiorna per un breve periodo a Parigi e cattura l’attenzione di critici e intellettuali. Collabora con “Emporium” e ai fascicoli At­traverso gli Albi e le Cartelle, crea “ex libris” e prosegue la sua ricerca nel campo grafico con il ciclo La lotta per l’amore (1904). Nel 1905 realizza i disegni de La parabola dei ce­libi presentati (cat. 49, 50) alla VI Biennale di Venezia e le illustrazioni dei racconti di Edgar Allan Poe, che lo impegneranno fino al 1909. Lo studio della letteratura straniera, tra il 1910 e il 1920, lo ispira per le illustrazioni dell’Amleto e del Macbeth di Shakespeare e per opere di Verlain, Rimbaud e Mallarmé. Nella produzione pittorica si dedica a temi affini alla poetica decadentista e negli anni venti il suo linguaggio fantastico diviene sempre più surreale, come nella serie delle Donne-Farfalla (1915-1920) le cui forme com­binano caratteri stilistici liberty con riferi­menti simbolisti. Allo scoppio del primo conflitto mondiale raffigura la tragedia della guerra in cartoline litografate intitolate Danza macabra euro­pea, strumento di propaganda contro il ne­mico tedesco. La sua attività espositiva prosegue a Bolo­gna, Londra e Milano. Qui frequenta il grup­po di Bottega di Poesia e si dedica a ritratti su commissione di aristocratici e nobildonne. Tra i suoi ritratti più affascinanti si segnalano quelli della moglie Maria Petringa – A Vene­zia, del 1924, e Parrucca bianca, del 1927 – quello di Wally Toscanini (1925) e quelli della marchesa Casati, eseguiti tra il 1925 e il 1927. Nel 1928 si stabilisce a Parigi, a Montparnas­se, dove frequenta critici, letterati e artisti: il suo lavoro è qui profondamente influenzato della corrente surrealista. Costretto a rien­trare a Milano nel 1934 a causa di difficoltà economiche, lavora ai cicli grafici La vita di Cristo (1943) e La vita della Vergine (1943­1944). Nel 1952, due anni prima di morire, presenta alla XXVI Biennale di Venezia il qua­dro La finestra di Psiche nella casa del Poeta, che testimonia un ritorno al simbolismo delle origini.

BIBLIOGRAFIA: G. Marchiori, Alberto Martini, catalogo della mostra (Torino, Galleria Narciso, 15-31 gennaio 1968), Torino 1968; F. Passoni, Al­berto Martini, catalogo della mostra (Milano, Cen­tro Annunciata), Milano 1970; F. Meloni, L’opera grafica di Alberto Martini, SugarCo, Milano 1975; Alberto Martini. Mostra antologica, a cura di M. Lorandi, catalogo della mostra (Milano, Palazzo della Permanente 1985-1986; Treviso, Museo Civi­co “L. Bailo”, 1986) Electa, Milano 1985. Testo tratto dalla monografia: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Serena Ferrari

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