Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!
Menu Navigazione
Alberto Issel

Alberto Issel

ALBERTO ISSEL
(1848- 1926)

Nacque a Genova da Raffaele e da Elisa Sonsino il 3 giugno 1848. Favorito nelle sue inclinazioni artistiche dal padre, fu avviato allo studio del disegno dal maestro D.P. Cambiaso. Nel 1866 iniziò a frequentare i corsi di incisione tenuti presso l’Accademia ligustica da R. Granara, il quale sostenne la sua inclinazione per la pittura di paesaggio, in quegli anni avversata dagli insegnamenti accademici. Nell’estate del 1866 interruppe gli studi per arruolarsi volontario con le truppe garibaldine: partì per il Trentino, ma a causa di una ferita fece precocemente ritorno a Genova. L’esperienza della guerra, se pur breve, lasciò in lui una traccia profonda rilevabile nei dipinti, dove scene di vita militare e soldati sarebbero diventati da allora temi ricorrenti. L’interesse per la pittura dal vero lo condusse a Firenze nel 1867, per partecipare alle lezioni che K. Markò teneva all’aperto nella campagna toscana. Qui entrò in rapporto con i macchiaioli, frequentando gli incontri al caffè Michelangelo. Fu l’opera di G. Fattori a interessarlo particolarmente: la sua influenza, presente in diversi dipinti dell’I., tra i quali Bivacco del 1871 (Galleria civica d’arte moderna di Genova-Nervi), non si riscontra solo nella comune passione per i soggetti militari, ma anche nella predilezione per composizioni orizzontali e nella ricerca del contrasto tra nitide macchie chiare e scure, giustapposte in modo da potenziare la luminosità del quadro.
Contemporaneo all’esperienza fiorentina fu l’inizio del rapporto dell’I. con i pittori della cosiddetta Scuola grigia, durato fino al 1878. Con gli amici T. Luxoro, E. Rayper, A. D’Andrade frequentò i raduni estivi a Carcare, dove il circolo di pittori si riuniva per dipingere dal vero nella campagna ligure e per dibattere d’arte al caffè Omnibus (ne è memoria il romanzo di A.G. Barrili, Amori della macchia, Milano 1884). Sullo sfondo dei paesaggi rappresentati l’I. ritrasse gli amici intenti a dipingere, a testimonianza che il suo interesse non risiedeva primariamente nella natura in sé quanto nel desiderio di elaborare un linguaggio che, traducendo la visione del reale in macchia, colore e luce, ne catturasse l’immediatezza.

Le posizioni antiaccademiche dell’I. e dei suoi compagni ebbero modo di manifestarsi grazie alle esposizioni organizzate dalla Società promotrice di belle arti di Genova (i cui cataloghi documentano, con oltre 52 lavori, il percorso pittorico compiuto dall’I. dal 1866 al 1880: un loro regesto, in L’alba del vero…, pp. 286 s.).

A partire dal 1869 fino al 1884 soggiornò ripetutamente a Rivara, dove, insieme con i pittori della Scuola grigia, frequentò i paesaggisti piemontesi, mettendo a confronto le esperienze che i due gruppi andavano compiendo sul tema della pittura en plein air.

Tra il 1870 e il 1876 l’I. si recò spesso anche a Roma, dove fu in contatto con i pittori spagnoli M. Fortuny (morto nel 1874) e J. Villegas. L’esigenza di confrontarsi con diversi gruppi di artisti emerge come tratto distintivo della sua personalità: egli ebbe il ruolo di collegare ricerche e dibattiti che animavano i circoli artistici toscani, piemontesi, romani e liguri.

Nel 1880 fu colpito da una malattia agli occhi, a causa della quale smise di dedicarsi con continuità alla pittura. Il suo interesse si rivolse allora alle arti applicate. Il 5 novembre di quell’anno aprì a Genova, in via Roma, un negozio di oggetti d’arte industriale, inizialmente indirizzato alla commercializzazione dei manufatti ceramici, poi affiancato da un laboratorio per la produzione di mobili, settore quest’ultimo che gli avrebbe assicurato un duraturo consenso di pubblico e critica. L’apertura del negozio fu seguita dalla partecipazione all’Esposizione di Torino del 1884.

Qui l’amico D’Andrade aveva ricostruito un borgo medievale al Valentino, all’interno del quale erano riprodotte diverse fabbriche antiche: tra queste la “bottega del vasaio”, affidata all’I. e al ceramista L. Farina, dove si realizzavano manufatti d’uso domestico praticando le tecniche del tardo Medioevo. L’operazione intendeva fornire un orientamento all’industria artistica, attraverso il richiamo a quell’unità tra stile e forma che aveva distinto i manufatti medievali, e trovava affinità con le coeve esperienze inglesi e con l’attività di W. Morris.

Nel frattempo, al negozio venne accostata una fabbrica, provvista di macchinari perfezionati e adeguati a realizzare ogni tipo di prodotto d’arte applicata: oltre ai laboratori di ebanisteria e tessitura, c’erano un’officina da fabbro e un opificio.

Dagli anni Ottanta l’I. assunse come collaboratore A. Olgiati, professore di plastica presso la Civica Scuola di arti e mestieri dell’Accademia ligustica. Nel 1892 egli stesso fu chiamato a dirigere la sezione “stipettai e intagliatori” della stessa scuola. Sempre nel 1892, all’Esposizione Colombiana di Genova, vennero presentati gli arredi di una camera da letto di gusto barocchetto e quelli di un padiglione arabo, che gli valsero la medaglia d’oro.

A fine secolo la ditta Issel contava 70 operai. A partire dagli anni Novanta la produzione si indirizzò allo stile “moderno”. Nei mobili di gusto floreale trovò piena espressione la vocazione di pittore dell’Issel.

Il colore divenne caratteristica delle sue creazioni. I mobili erano abitati da molteplici elementi figurati dipinti: fiori, cigni, lumache, insetti. Ai decori dipinti si accordavano le stoffe, che ne riproducevano i motivi figurati, e diversi materiali: il corallo, lo smalto, il vetro e i metalli sbalzati. Tra i più rappresentativi ebanisti del liberty italiano l’I. vide decretare il proprio successo all’Esposizione di Torino del 1902. Alla sua manifattura fu affidata la ricostruzione dell’arredo di un intero appartamento, dove poter disporre i diversi oggetti prodotti dalla ditta (oltre ai mobili, tappeti, coperte e bronzi). In quegli anni iniziò a collaborare con l’impresa anche il figlio avuto da Giulia Nunes Vais, Arturo, ingegnere e dal 1908 socio del padre.

Nei primi decenni del Novecento, grazie al brevetto per l’invenzione di un trattamento del legno, atto a renderlo ignifugo, l’attività dell’I. si estese all’arredo navale: realizzò gli alloggi per lo stato maggiore degli incrociatori “Cristóbal” e “Pueyrredón”, ordinati dai governi spagnolo e argentino, quelli della real corazzata “Carlo Alberto” e quelli dei piroscafi della marina mercantile italiana.

Nel frattempo l’I. non aveva abbandonato completamente la pittura: ancora tra gli anni 1920 e 1923 andava dipingendo paesaggi carichi di poesia tonale.

L’I. morì a Genova il 20 maggio 1926. La sua fabbrica, sotto la gestione del figlio Arturo, rimase attiva fino al 1942, quando venne distrutta da un bombardamento.

Tra i dipinti e le incisioni dell’I., molti dei quali in collezioni private e sul mercato antiquario, alcuni sono noti solo attraverso riproduzioni, altri risultano attualmente conservati a Genova, presso la Galleria civica d’arte moderna, la Quadreria della Camera di commercio, la Civica Collezione di disegni di Palazzo Rosso, e uno a Roma, nel Museo storico dell’Arma dei carabinieri. Presso la sede genovese della Mitchell Wolfson jr. Collection (custodita dalla Fondazione regionale Cristoforo Colombo), si conserva la preziosa scrivania per signora pubblicata nel periodico Arte italiana decorativa e industriale del 1901 (n. 11, pp. 85, 87); un esemplare analogo, ma datato 1902, appartenente alla collezione D. Martelli (Firenze), è stato esposto nella mostra Il liberty in Italia (Roma 2001). Per il resto dei suoi oggetti d’arte applicata non è nota la collocazione.

Fonti e Bibl.: W. Fred, The International Exhibition of decorative art of Turin. The Italian section, in The Studio, XXVII (1903), 118, pp. 274, 277; V. Rocchiero, A. I., in Liguria, XXIV (1957), 3, pp. 11-14; I. de Guttry – M.P. Maino, Il mobile liberty italiano, Roma-Bari 1983, pp. 160-163; La Scuola grigia a Carcare (catal., Carcare), a cura di G. Bruno – L. Perissinotti, Genova 1989, pp. 21 s., 94-107, 112 s.; C. Olcese Spingardi, in La pittura in Italia. L’Ottocento, II, Milano 1991, p. 873 (con bibl.); L’alba del vero. Pittura del secondo ‘800 in Liguria (catal.), a cura di G. Bruno, Genova 1993, pp. 182-196, 271 s., 286 s.; C. Chilosi – L. Ughetto, La ceramica del Novecento in Liguria, Genova 1995, pp. 15-18, 31, 301 s.; P. Dragone, Pittori dell’Ottocento in Piemonte. Arte e cultura figurativa 1865-1895, Torino 2000, pp. 18, 109; Genova e il collezionismo del Novecento, a cura di A. Orlando, Torino 2001, pp. 54, 57 s., 120, 314; Il liberty in Italia (catal., Roma), a cura di F. Benzi, Milano 2001, pp. 186, 216, 222-224, 372, 381; U. Thieme – F. Becker, Künstlerlexikon, XIX, pp. 263 s.; G. Costa, Pittori liguri dell’800 e del primo ‘900. Dizionario e valori, Genova 1994, pp. 21, 75 s.; Diz. degli artisti liguri, a cura di G. Beringheli, Genova 1991, pp. 166 s.; G.L. Marini, Il valore dei dipinti italiani dell’Ottocento e del primo Novecento, Torino 2001, p. 440; Le Società promotrici di belle arti: Genova (1850-1955), cd-rom a cura di ARES Multimedia, Allemandi, Torino s.d. Testo tratto da Treccani.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Scrivi Risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>