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Albergo Diurno Venezia: un gioiello sotterraneo

Albergo Diurno Venezia: un gioiello sotterraneo

Di on ago 15, 2013 in Regione Lombardia | 2 commenti

Le testimonianze del Liberty in zona 3 (rimandiamo agli articoli apparsi sul numero precedente) sono numerose e ben evidenti girovagando per le strade di zona, ma vivono anche sotto i nostri piedi.
Chi infatti scende le scale per entrare in metropolitana dall’ingresso a lato dello spazio Oberdan incontra, a metà scala, una porta a vetri, oltrepassata la quale ci si trova immersi in un ambiente d’altri tempi, in un’atmosfera che riporta agli anni Venti, alla Belle Epoque.

diurnoIl Diurno di piazza Oberdan: ecco la meta del nostro viaggio. Qui resiste ancora un parrucchiere, il signor Carmelo Ajello, che potrebbe anche gestire, avendone rilevato dalla defunta proprietà le licenze, tutte le attività che una volta vi si svolgevano e delle quali utilizza solo quella per parrucchiere da uomo.
Scendere pochi gradini è come andare a ritroso nel tempo. Tanti piccoli separée, ognuno ancora con l’insegna del tipo di servizio offerto, si aprono ai due lati del vasto salone una volta affrescato come si nota in alcune vecchie foto, e ora miseramente tirato a “ducotone”. Soffermandoci all’ingresso sui due lati ci sono ancora i banconi delle Ferrovie dello Stato, quello di un’agenzia di viaggi e del fotografo. Questa parte del Diurno è stata scioccamente deturpata dai lavori per la metropolitana eliminando una colonna, o perlomeno inglobandola nel muro, e soprattutto sostituendo una magnifica porta di legno e vetri con due anonimi battenti in vetro e relativa maniglia d’alluminio. Sarebbe stato sufficiente spostare la scala che porta in metropolitana di due/tre metri e nulla sarebbe stato distrutto, invece….

La pavimentazione interna è originale con tanto di firma fatta a mosaico della ditta che ne ha eseguito la posa.Mancano, purtroppo, nella mediana del salone, due sedili in pietra ricoperti da mosaici, come mostrano le vecchie foto che il signor Ajello espone in una vetrinetta, e al loro posto sono stati realizzati due rattoppi, sì a mosaico ma solo triste palliativo.
Le condizioni dei separèe sono pessime: muri scrostati, segni di muffa, arredi, esclusi quelli salvati, in totale abbandono. Tutti aspetti che se fossero recuperati, come tutta la struttura del resto, potrebbero offrire uno spaccato di vita alle nuove generazioni. Si recupererebbe un pezzo di Milano da far conoscere anche ai visitatori stranieri.
Che dire poi delle condizioni ancor più disastrose in cui versano i bagni del Diurno? Non si possono visitare perché pericolanti ma sbirciando al di là di una bellissima porta di legno, gemella di quella sparita all’ingresso, e sovrastata da un pannello con la scritta “Belle Epoque”, si vede un corridoio sui cui lati si aprono diverse stanze e in fondo una nicchia con una statuetta dalle graziose fattezze femminili.

Così com’era, il Diurno Oberdan rappresentava un ristoro per i viaggiatori in transito a Milano offrendo un servizio di classe per quei tempi: vasche, docce, servizi igienici che erano a disposizione di tutti (negli anni ’20 ancora molte famiglie utilizzavano i bagni pubblici).

bagni pubbliciPossiamo continuare elencando le cadute di stile compiute durante la costruzione della metropolitana: tra le volte a botte si aprivano dei lucernari tondi dai quali la luce non filtra più perché occlusi dall’asfalto che ricopre la piazzetta sovrastante. E all’esterno, proprio di fronte alle vetrine dello Spazio Oberdan, che dire delle scale che portavano ai bagni coperte da una grata e della gradevole struttura, sempre in stile Liberty che le sovrasta, lasciata in abbandono e palestra per “writers” dalla bomboletta facile?Dispiace, ci permettiamo di dirlo, che il Comune non si sia fatto parte diligente per restituire ai milanesi un gioiello architettonico non comune. La buona volontà potrebbe trasformare questo luogo, pervaso dall’odore di muffa, in qualcosa di fruibile. Potrebbe contenere al suo interno un museo o sede di incontri, mostre, vernissage. Pensate che in un angolo c’è persino un bancone bar, con tanto d’insegna e di scaffali malinconicamente vuoti di bottiglie. E che dire della cassa con un pannello dove sono rimasti i prezzi dei servizi prima che la struttura fosse chiusa?

Oggi la abita solo Ajello il “coiffeur” che tiene in ordine il suo angolino di parrucchiere aspettando frettolosi clienti. E intanto le belle boiserie, le decorazioni rimaste e tutto quanto fa parte di questo angolo dimenticato rischiano di andare in malora. Se passate in piazza Oberdan scendete a vedere.

Sergio Biagini

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    2 Commenti

  1. il liberty e l’espressione del lusso

  2. il liberty è uno degli stili architettonici più belli che siano stati inventati: è espressione di ricchezza,lusso e allegria

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